Biondo ferro

18 giugno 2009
Pubblicato da

di Franz Krauspenhaar
blazzurro2

Alici, e spaghetti con le vongole, veraci. Soleado al cartoccio, mele d’ordinanza, scampate al diluvio universale. Il suo culo è una mela originaria. Filetti scoscesi di roccia, sorpassata da una spider, nel cucciolo cuore cremoso del pomeriggio addormentato. Mineralwasser. Un timballo di speranza di essere amati, una lasagna al forno nel caldo della passione sfrenata. L’accensione libidinosa delle trofie al pesto, la menta fredda nella gola come fosse uno scaricare l’orgasmo da lui a lei. Il sole che dà illusione ottica di solarità, Ostia nel caldo torrenziale, gli anni Sessanta in melamina, cupole di spaghetti al sugo controvento, in una sola folata, nel sudore di canottiere traforate, stavo guardando cent’anni dopo un film del ‘67, Colpo di sole. Bambini che ascoltano Luglio, e uno di questi sono io. La mamma mi deterge il sudore, dolce madre mia che guarda da sotto lo statuario mio padre, l’omone. Io biondo come il grano maturato, sorrido d’azzurro sulla pineta ammantata di cielo. Come un piccolo morto vago per le nuvole basse e tese in una versione stralunata della mia vita, un’alternativa di paradiso. Oso pensare alla sensibilità della pelle, scatola dei sentimenti e del profondo, incavato da inverni e primavere grigie e nere. L’ingegner Kunz ci porta sul motoscafo: mia madre, radiosa, aspetta in pancia mio fratello, io sono contro l’aria, mio padre ha i capelli scompigliati e muove il volante. Spaghetti all’arrabbiata, birra Spluegen, ne bevve quattro litri, salì sull’auto e guidò fino a casa come se niente fosse. Ora scrivo le memorie di un bambino. Spaghetti aglio olio e peperoncino, mille anni dopo, in una terrazza estiva, assieme a spinterogeni umani a cavaolio di cervella stantie, mugolano il piacere del normale, a rucola dessertati, spumanti volitivi, modaioli, crassi. Sono sopravvissuto a tutto questo. E poi a tragedie, e ad assedi del mio cuore. E a battaglie quasi perse in partenza. Ma io sono biondo ferro battuto e mai vinto.

Tag: , ,

17 Responses to Biondo ferro

  1. natàlia castaldi il 18 giugno 2009 alle 11:58

    come già ti dissi lì (per intenderci “fb”), un bel pezzo d’infanzia e ricordi, di cui fai vivere odori e sapori in ogni parola intrisa di Calabria, affetti e sensazioni che si sovrappongono come immagini una sull’altra e dietro l’altra come fossero sequenze e spezzoni di vecchi filmati fissati su pellicola e nel tempo.
    come tu stesso suggerisci, ma già è chiaro a chi ti abbia letto, è come un prolungamento infinito di “Era mio padre”.
    grande Franz, sempre.

    p.s.: molto bella l’immagine della gita in motoscafo con tua madre, radiosa, “in attesa” …

    p.s.2: Franz è anche un grande poeta che non si prende troppo sul serio come poeta, eppure !!! … consiglio la lettura di “Come sono”.

  2. Salvatore D'Angelo il 18 giugno 2009 alle 12:21

    …e che sia poeta lo si sente dalla forza e dal ritmo di questo bel pezzo.
    Ha fatto bene ad omaggiare – altrove- Henry Miller (Era mio padre), ma ora lo dimentichi al più presto, cammini sulle sue gambe che sono forti e solide.

  3. jan reister il 18 giugno 2009 alle 13:22

    Bello!

  4. francesco t. il 18 giugno 2009 alle 14:51

    Sembra anche a me, come dice Natàlia, il prolungamento di uno dei libri che ho amato di più nell’ultimo periodo, per la sua sincerità spietata e la sua profondità.
    Come quando nei cd trovi la bonus track, e ormai non te la aspettavi più.
    Una bella sorpresa.

    Francesco t.

  5. giuseppe catozzella il 18 giugno 2009 alle 16:08

    Ecco il Franz a cui siamo abituati!

  6. véronique vergé il 18 giugno 2009 alle 16:31

    Bellissimo Franz, con la tua lingua poetica, dolce, cruda, cucinata;
    sempre tra la crepa interiore; il ricordo dei sensi, la risposta giusta,
    l’estiva crudeltà, l’erotica significazione della vita, la sensualità dolce, le due ombre girasoli ( il padre/ la madre), la lingua straniera, intima, il vigore, la parola raggiante, l’energia vitale.

    Una magnifica esplorazione della lingua
    poetica e vitale.

  7. diamonds il 18 giugno 2009 alle 19:07

    Franz,benchè per motivi non del tutto chiari tu mi intimorisca un po,non posso fare a meno di dirti che hai cucinato un bel pezzo saltando le parole in padella e non scolandole come fanno molti

  8. Maria Luisa il 19 giugno 2009 alle 00:32

    Ogni volta che lo rileggo dice qualcosa di nuovo, come i vini di grande pregio e sfumature. Bello, Franz.

  9. francesco forlani il 19 giugno 2009 alle 00:58

    franz posso dirlo?
    grandissimi momenti!
    effeffe

  10. marta campi il 19 giugno 2009 alle 01:59

    non leggo rimandi, espliciti, al romanzo “Era mio Padre”, il sostrato biografico dello scrittore è noto, e suppongo attraverserà, più o meno fortemente, tutta la sua incandescente materia narrativa. e questo non deve essere la principale prospettiva di lettura del racconto. a mio avviso, questo scritto possiede vita propria: come un bozzetto, un affresco, in cui, però, i personaggi, una volta messi su tela, non restano fissi ma avanzano, ciechi, verso mete sconosciute. e non sarà la polarità evolutiva o involutiva a segnarne il risultato: ma lo spostamento. “Io biondo come il grano maturato, sorrido d’azzurro” — “Come un piccolo morto vago per le nuvole basse” — “Sono sopravvissuto” — “io sono biondo ferro battuto e mai vinto.” lo spostamento di un IO disarmato che ha trovato, sulla propria pelle, i punti cardinali, a lui, più conformi: le sue eclissi.

  11. mauro baldrati il 19 giugno 2009 alle 08:56

    bello, elegante e con quel giusto pizzico di nostalgia indispensabile:-)

  12. sergio garufi il 19 giugno 2009 alle 14:14

    bravo franz, molto bello ed evocativo, te lo dice un biondo burro fuso e sconfitto.

  13. Gena il 20 giugno 2009 alle 00:35

    Condivido con f/f.

  14. franz krauspenhaar il 20 giugno 2009 alle 22:59

    mille grazie a tutti.

  15. Diamante il 21 giugno 2009 alle 10:05

    Stile che colpisce fin dalle primissime parole, vedi le mele “scampate al diluvio universale”. Evocatività materica di spazio, paesaggio, corpi scolpiti come in un dipinto rinascimentale; ma tempo stesso un’aura spettrale, quella del ricordo ove anche i contorni più netti sfumano. Scultura sognante, insomma. E’ questo contrasto soprattutto che mi è piaciuto, oltre al lirismo del brano, davvero notevole. Complimenti.

  16. franz krauspenhaar il 22 giugno 2009 alle 00:13

    grazie diamante:-)

  17. stefania m. il 24 giugno 2009 alle 23:52

    In una serata confusa e sfumata come questa, di emozioni e spirito traballanti, è pazzesco leggere un pezzo come il tuo, dove il tutto viene sentito con una passione decisa e nostalgica, ma proprio perchè nostalgica, anche più passionale, ed erotica, e sensuale…come solo il sentimento della malinconia e del ricordo a volte possono suscitare.
    Vedo come diapositive colorate da tinte intense le immagini di ciò che racconti, quasi si sentono gli odori, i profumi, i rumori, nonostante l’aspetto volutamente convulsivo e a tratti surreale della composizione linguistica.
    E poi….una chicca che mi ha colpito in particolare.”Gli anni sessanta in melamina”. Fantastica sintesi materica (stilistica??forse no…) di quegli anni.
    Un vero piacere leggerti.



indiani