Amore à crédit

6 luglio 2009
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Il sonno condiviso
di
Pasquale Vitagliano

E pensare che ci siamo spartiti il sonno
sopra un plaid a scacchi,
senza che l’arrocco riuscisse a salvarmi.
Lasciami andare come vai tu, in tutte le direzioni.

Quante volte me lo sono detto,
come un rubinetto che perde acqua;
Quante volte ho cercato di risparmiarmi,
mentre invece conto i centesimi della mia insistenza.

E tu, comunque, sei ancora qui,
mentre io mi trovo via, dall’altra parte
della strada; a specchiarmi dietro le vetrine
ed a guardami in tasca, se ho ancora da vivere.

Qualche cosa avanza sempre alla fine della spesa

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11 Responses to Amore à crédit

  1. natàlia castaldi il 6 luglio 2009 alle 11:58

    la poesia ha il coraggio di guardare negli occhi la verità, nello scavarsi in tasca gli avanzi per vivere.

    rinnovo ancora un abbraccio, con parole tue che amo:

    Me stesso ancora

    “Me stesso ancora”
    stava scritto sull’insegna
    che hai strappato dal muro,
    come un lampione fulminato in un
    quartiere dissolto e bianco di desolazione.

    Me la sono ripresa,
    staccandola dalla tua bocca,
    tesa e lucente come una lama sul fianco.
    E l’ho stirata nel corpo di un’altra, e poi
    me la sono cucita sulla pelle come due labbra.

    Tirato come una lamina, rimetto a posto la via,
    non più sperduta come un latrato, ma vociante
    come lo stormo di passi che accorrono certi.

  2. transit il 6 luglio 2009 alle 13:47

    Nuje,
    ‘e dduie ‘nammurate,
    comme ‘a ggente
    ce chiammava
    dint’o vico,

    cchiù d’o suonno

    ce simmo spartute
    ‘a famme,
    ll’ombra

    e,

    ‘a morte.

    – Accideme – me dicette essa.
    E, i'(io) ‘n ponta mezanotte,

    comme ‘nu lupo mannaro,
    ‘a sbranaie,

    facennela piezzo a piezzo.

    – ‘O core,
    magnete ‘o core,

    primma ‘e murì
    doppo ‘e me.

    si passate
    p’e strade
    chin’e pòvere(polvere)

    e sentite ddoje voce
    ca rideno e pazzeano

    nun ve spaventate

    anze,
    auniteve a nnuje:

    simmo nuje,
    e dduje ‘nammurate,
    comme ce chiammaveno
    dint’e viche d’o centro antico.

    Transit Scarpantibus

  3. véronique vergé il 6 luglio 2009 alle 16:22

    Ho sentito la linea che fa la distanza nella poesia.
    Che rifletta le vitrine? La solitudine del poeta verso
    la vita ridotta al centisimo.

    Si parla di una vera solitudine, scarna.
    Essere d’altra parte della strade, uno sbaglio,
    senza speranza di incontro.

    E’ una poesia dolce e triste.

  4. lambertibocconi il 6 luglio 2009 alle 20:25

    Bravo!

  5. pasquale vitagliano il 6 luglio 2009 alle 22:20

    Grazie a Natàlia e a Vèronique per i loro giudizi ormai attesi e sempre appassionati. Sto cominciando ad affezionarmi a voi.
    Grazie anche alla bravissima Anna LB. Spero le siano piaciute anche le poesie di Amnesia. Mi auguro che questo dialogo con voi possa continuare, alimentato da continua passione poetica.
    Bello anche il controcanto anonimo di transit.
    PS: Che dire a FF… ? A presto.

  6. transit il 6 luglio 2009 alle 22:45

    Pasquale,
    grazie.

    ll’anonimato però,
    è ll’urdema cosa:
    s’adda leggere cioè sentì
    chello ca se scrive; chesto
    è a cosa ‘mportante.
    Tutt’o riesto, bene o malr,
    è pubblicità

    ciao.

    Transit Scarpantibus

  7. véronique vergé il 7 luglio 2009 alle 11:08

    Grazie a te, Pasquale: il dialogo continua…

  8. franz krauspenhaar il 8 luglio 2009 alle 09:37

    sempre bravo, raffinato, incisivo. ciao pasquale.

  9. pasquale vitagliano il 8 luglio 2009 alle 18:06

    Grazie, Franz. Quando ci rivediamo.

  10. medicina cattiva il 18 agosto 2009 alle 10:49

    Le prime lettere che mi vengono in mente…vediamo un pò…ah ecco:
    N-A-R-C-I-S-O!

  11. Ares il 18 agosto 2009 alle 11:03

    Chi ha pensato di associare il lettore di bancomat e carte di credito a questo testo… e perchè?



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