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	Commenti a: AntiLars [cinema sho(r)t #1]	</title>
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		Di: lucia cossu		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lucia cossu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 17:20:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[alla fine dopo tanto parlare mi son sentita di doverlo vedere. Trovo giuste e equilibrate le critiche del pezzo su tutto il film fatta eccezione per il Prologo con la musica di Haendel (il famosissimo Lascia ch&#039;io pianga in una versione che ho trovato ultraterrena  come il buio tra le stelle e giustissima per le immmagini tanto da diventare indivisibili). Il Prologo per me era bellissimo, perfetto e straziante e di un linguaggio di immagini efficace e mi ha lasciato un dolore fisico che persiste e credo persistera&#039;. Peccato per tutto il resto che cercava di demolire quanto di possobile ci sarebbe stato, mi e&#039; sembrata una occasione mancata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>alla fine dopo tanto parlare mi son sentita di doverlo vedere. Trovo giuste e equilibrate le critiche del pezzo su tutto il film fatta eccezione per il Prologo con la musica di Haendel (il famosissimo Lascia ch&#8217;io pianga in una versione che ho trovato ultraterrena  come il buio tra le stelle e giustissima per le immmagini tanto da diventare indivisibili). Il Prologo per me era bellissimo, perfetto e straziante e di un linguaggio di immagini efficace e mi ha lasciato un dolore fisico che persiste e credo persistera&#8217;. Peccato per tutto il resto che cercava di demolire quanto di possobile ci sarebbe stato, mi e&#8217; sembrata una occasione mancata.</p>
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		Di: angelo petrelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/07/11/antilars/#comment-115587</link>

		<dc:creator><![CDATA[angelo petrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 13:51:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Intervengo ancora una volta a sproposito, come feci in merito all&#039;altro articolo postato su NI su L&#039;anticristo, quello di Mauro Baldrati.

La mia opinione, in sintesi, è che Lars Von Trier sia un grande paraculo e un grande regista. Oggi ho anche assodato che Von Trier faccia indignare il genere femminile, e che Tarkovskij non possa essere citato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervengo ancora una volta a sproposito, come feci in merito all&#8217;altro articolo postato su NI su L&#8217;anticristo, quello di Mauro Baldrati.</p>
<p>La mia opinione, in sintesi, è che Lars Von Trier sia un grande paraculo e un grande regista. Oggi ho anche assodato che Von Trier faccia indignare il genere femminile, e che Tarkovskij non possa essere citato.</p>
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		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/07/11/antilars/#comment-115286</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 08:22:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[von trier è unico. ha cambiato la storia del cinema. sottoscrivo l&#039;intervento di zucco, infastidito da questo pezzo, scritto pure male.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>von trier è unico. ha cambiato la storia del cinema. sottoscrivo l&#8217;intervento di zucco, infastidito da questo pezzo, scritto pure male.</p>
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		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/07/11/antilars/#comment-115276</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 19:00:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ciao a tutti,

è strano quanto clamore abbia suscitato questo film. è strano soprattutto quando i recensori, anche a distanza di mesi dall&#039;apparizione nelle sale, ritornino sull&#039;argomento per sottolineare ancora una volta quanto il film sia ridicolo, e privo di fondamento, e tutto sconclusionato. 

ma già questo lascia capire che il film e il suo autore hanno lasciato un segno, anzi un graffio, sui modi compiti ed eleganti, a tratti moralistici, di fare critica cinematografica. in un modo o nell&#039;altro, si è impresso nell&#039;immaginario di chi lo ha visto. e questo è dovuto a scelte molto coraggiose e alla maestria dispiegata nel girare e montare il film.

intendiamoci, non è il suo film migliore, non è tra quelli più riusciti, nè è esente da errori, specie nell&#039;introduzione in bianco e nero, ma se volete davvero sapere come la penso su questo, basta andare a rintracciare il mio commento lasciato sempre su nazione indiana ad un post intitolato &quot;antichrist&quot; e scritto da mauro baldrati:

https://www.nazioneindiana.com/2009/06/07/antichrist/

ma qui di un&#039;altra cosa mi piacerebbe parlare, soprattutto mettere in discussione quanto scrive carlo mazza galanti nel suo post, cioè:

&quot;L’ossessione del martirio femminile che dalle Onde del destino fino a Dancer in the Dark e a Dogville ha riempito di eroine incredibilmente infelici i film del regista danese dovrebbe trovare, in Antichrist, la sua formulazione più radicale [...]&quot;

per capire i film, e il cinema, ma anche e soprattutto lars von trier, non basta sottolineare il genere dei personaggi, e la fine che fanno nel corso della storia. non basta sottolineare per stroncare i film il modo in cui i personaggi femminili sono trattati nel corso delle narrazioni. se così fosse, non solo faremmo torto ai film, ma nemmeno capiremmo cosa davvero ci stanno raccontando. 

se fosse così, interi capitoli della storia del cinema potremmo rubricarli come pessimi e ripungnanti. non potremmo più spalancare gli occhi di fronte a &quot;toro scatenato&quot; di scorsese, nè ricordare &quot;l&#039;accattone&quot; di pasolini, nè rimanere stregati di fronte all&#039;&quot;isola&quot; e quasi tutti i film di kim ki-duk, nè potremmo apprezzare quel capolavoro assoluto che è &quot;apocalypse now&quot;, soprattutto nella sua versione estesa, &quot;apocalypse now redux&quot;, dove davvero veniamo a conoscenza di che fine fanno le conigliette di play boy nel corso della guerra. 

oppure, per riportarla in letteratura, dopo le prime pagine, dovremmo buttare via &quot;i canti del caos&quot; di antonio moresco, visto che neanche lì molti personaggi femminili fanno una bella fine.

cioè, la domanda da porsi è: cambiarebbe qualcosa per noi, se le peggiori sorti all&#039;interno di una narrazione - sia questa cinematografica, letteraria o musicale - toccassero ad un personaggio maschile o femminile, oppure ad un bambino/a o anziano/a? cioè, il genere e l&#039;età del personaggio suscitano in noi più commozione, ci muovono di più nell&#039;interno, scatenano in noi forme diverse di condivisione e immedesimazione? vogliamo dire che tra le vittime, perfino le vittime del mondo reale, possiamo fare una sorta di hit-parade suscitata dall&#039;età e dal genere della vittima di una storia o della realtà? vogliamo dire che ci sono vittime di serie a e vittime di serie b? e non è anche questa una forma di scelta moralistica e di discriminazione a priori?

questo per dire che guardare il cinema analizzando soprattutto il genere dei personaggi, non porta da nessuna parte. del resto, è stato lo stesso lars von trier a ingrippare questo meccanismo ermeneutico riguardante generi e vittime di una storia. 

a guardare bene &quot;dogville, vediamo che alla fine il genere non conta più di tanto, poichè la protagonista nel corso della storia è capace di attirare a sè tutta la dolcezza e tutta la mostruosità possibile. per non parlare di &quot;antichrist&quot;, dove il finale a sorpresa inverte ancora una volta i ruoli, e questa volta è il protagonista maschile ad essere circondato e minacciato da donne, anche se il finale sospeso ci impedisce di sapere come andrà a finire la storia.

comunque, non è che sto dicendo che quello del genere non sia un tema eticamente da dibattere. credo soprattutto che bisognerebbe prestare attenzione ai &quot;media live&quot;, quelli che fanno della diretta la loro caratteristica principale, e mi riferisco soprattutto a certa televisione, e alla pubblicità, dove non c&#039;è niente di nascosto da questo punto di vista, ma è tutto riportato ed esibito, anche arrivando a toccare le forme della pornografia.

per il resto, è tutto più complesso rispetto a quanto è stato riportato in questo post, e mi andava proprio di ribadirlo.

a presto

giuseppe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao a tutti,</p>
<p>è strano quanto clamore abbia suscitato questo film. è strano soprattutto quando i recensori, anche a distanza di mesi dall&#8217;apparizione nelle sale, ritornino sull&#8217;argomento per sottolineare ancora una volta quanto il film sia ridicolo, e privo di fondamento, e tutto sconclusionato. </p>
<p>ma già questo lascia capire che il film e il suo autore hanno lasciato un segno, anzi un graffio, sui modi compiti ed eleganti, a tratti moralistici, di fare critica cinematografica. in un modo o nell&#8217;altro, si è impresso nell&#8217;immaginario di chi lo ha visto. e questo è dovuto a scelte molto coraggiose e alla maestria dispiegata nel girare e montare il film.</p>
<p>intendiamoci, non è il suo film migliore, non è tra quelli più riusciti, nè è esente da errori, specie nell&#8217;introduzione in bianco e nero, ma se volete davvero sapere come la penso su questo, basta andare a rintracciare il mio commento lasciato sempre su nazione indiana ad un post intitolato &#8220;antichrist&#8221; e scritto da mauro baldrati:</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/06/07/antichrist/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2009/06/07/antichrist/</a></p>
<p>ma qui di un&#8217;altra cosa mi piacerebbe parlare, soprattutto mettere in discussione quanto scrive carlo mazza galanti nel suo post, cioè:</p>
<p>&#8220;L’ossessione del martirio femminile che dalle Onde del destino fino a Dancer in the Dark e a Dogville ha riempito di eroine incredibilmente infelici i film del regista danese dovrebbe trovare, in Antichrist, la sua formulazione più radicale [&#8230;]&#8221;</p>
<p>per capire i film, e il cinema, ma anche e soprattutto lars von trier, non basta sottolineare il genere dei personaggi, e la fine che fanno nel corso della storia. non basta sottolineare per stroncare i film il modo in cui i personaggi femminili sono trattati nel corso delle narrazioni. se così fosse, non solo faremmo torto ai film, ma nemmeno capiremmo cosa davvero ci stanno raccontando. </p>
<p>se fosse così, interi capitoli della storia del cinema potremmo rubricarli come pessimi e ripungnanti. non potremmo più spalancare gli occhi di fronte a &#8220;toro scatenato&#8221; di scorsese, nè ricordare &#8220;l&#8217;accattone&#8221; di pasolini, nè rimanere stregati di fronte all'&#8221;isola&#8221; e quasi tutti i film di kim ki-duk, nè potremmo apprezzare quel capolavoro assoluto che è &#8220;apocalypse now&#8221;, soprattutto nella sua versione estesa, &#8220;apocalypse now redux&#8221;, dove davvero veniamo a conoscenza di che fine fanno le conigliette di play boy nel corso della guerra. </p>
<p>oppure, per riportarla in letteratura, dopo le prime pagine, dovremmo buttare via &#8220;i canti del caos&#8221; di antonio moresco, visto che neanche lì molti personaggi femminili fanno una bella fine.</p>
<p>cioè, la domanda da porsi è: cambiarebbe qualcosa per noi, se le peggiori sorti all&#8217;interno di una narrazione &#8211; sia questa cinematografica, letteraria o musicale &#8211; toccassero ad un personaggio maschile o femminile, oppure ad un bambino/a o anziano/a? cioè, il genere e l&#8217;età del personaggio suscitano in noi più commozione, ci muovono di più nell&#8217;interno, scatenano in noi forme diverse di condivisione e immedesimazione? vogliamo dire che tra le vittime, perfino le vittime del mondo reale, possiamo fare una sorta di hit-parade suscitata dall&#8217;età e dal genere della vittima di una storia o della realtà? vogliamo dire che ci sono vittime di serie a e vittime di serie b? e non è anche questa una forma di scelta moralistica e di discriminazione a priori?</p>
<p>questo per dire che guardare il cinema analizzando soprattutto il genere dei personaggi, non porta da nessuna parte. del resto, è stato lo stesso lars von trier a ingrippare questo meccanismo ermeneutico riguardante generi e vittime di una storia. </p>
<p>a guardare bene &#8220;dogville, vediamo che alla fine il genere non conta più di tanto, poichè la protagonista nel corso della storia è capace di attirare a sè tutta la dolcezza e tutta la mostruosità possibile. per non parlare di &#8220;antichrist&#8221;, dove il finale a sorpresa inverte ancora una volta i ruoli, e questa volta è il protagonista maschile ad essere circondato e minacciato da donne, anche se il finale sospeso ci impedisce di sapere come andrà a finire la storia.</p>
<p>comunque, non è che sto dicendo che quello del genere non sia un tema eticamente da dibattere. credo soprattutto che bisognerebbe prestare attenzione ai &#8220;media live&#8221;, quelli che fanno della diretta la loro caratteristica principale, e mi riferisco soprattutto a certa televisione, e alla pubblicità, dove non c&#8217;è niente di nascosto da questo punto di vista, ma è tutto riportato ed esibito, anche arrivando a toccare le forme della pornografia.</p>
<p>per il resto, è tutto più complesso rispetto a quanto è stato riportato in questo post, e mi andava proprio di ribadirlo.</p>
<p>a presto</p>
<p>giuseppe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Isak		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/07/11/antilars/#comment-115269</link>

		<dc:creator><![CDATA[Isak]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 07:14:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E poi, la citazione del tuo professore diceva già tutto: «Leggi i romanzi belli, e leggi anche i brutti. Guai a leggere soltanto capolavori, e piuttosto rinuncia ai mediocri, ma mai ai disastri». A parte il fatto che non capisco come si possa dire di leggere i romanzi belli e anche quelli brutti: è forse un dato acquisito e tramandabile? Il mio professore mi direbbe di leggere tutto quello che stimola la mia curiosità e il mio interesse, a patto che siano onnivori (curiosità e interesse), insomma, direbbe di leggere tutto.
In ogni caso, la distinzione tra capolavori/mediocri/disastri mi pare illuminante. Il primo e il terzo tipo valgono l&#039;interesse del fruitore, il secondo no. E&#039; chiaro perché il secondo tipo non lo valga. Più chiaro ancora (sembrerebbe) perché lo valga il primo. Ma il terzo, a me rimane proprio un mistero bell&#039;e fatto.
[mi scusino il parziale OT]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E poi, la citazione del tuo professore diceva già tutto: «Leggi i romanzi belli, e leggi anche i brutti. Guai a leggere soltanto capolavori, e piuttosto rinuncia ai mediocri, ma mai ai disastri». A parte il fatto che non capisco come si possa dire di leggere i romanzi belli e anche quelli brutti: è forse un dato acquisito e tramandabile? Il mio professore mi direbbe di leggere tutto quello che stimola la mia curiosità e il mio interesse, a patto che siano onnivori (curiosità e interesse), insomma, direbbe di leggere tutto.<br />
In ogni caso, la distinzione tra capolavori/mediocri/disastri mi pare illuminante. Il primo e il terzo tipo valgono l&#8217;interesse del fruitore, il secondo no. E&#8217; chiaro perché il secondo tipo non lo valga. Più chiaro ancora (sembrerebbe) perché lo valga il primo. Ma il terzo, a me rimane proprio un mistero bell&#8217;e fatto.<br />
[mi scusino il parziale OT]</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Isak		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/07/11/antilars/#comment-115268</link>

		<dc:creator><![CDATA[Isak]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 07:08:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@marco v. mi sa che hai capito &#039;na mazza. Provo a riformulare: qual è il movente di una recensione a un film non gradito? La domanda è proprio a buon cuore, e in buona fede: ci sono opere che lasciano indifferenti, e che non fruttano dunque scrittura, altre che entusiasmano e dunque portano a scriverne, altre ancora che provocano un contrasto (si dice che non piacciono) ma che come le precedenti fanno scrivere. Il caso di cui sopra mi pare il terzo, e siccome è un caso &lt;em&gt;tipico&lt;/em&gt; (è accaduto anche a me con &lt;em&gt;Inland Empire&lt;/em&gt; di Linch, ché ne ho parlato per una settimana intera) mi interessa realmente capirne la natura. Diciamo che era una domanda filosofica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@marco v. mi sa che hai capito &#8216;na mazza. Provo a riformulare: qual è il movente di una recensione a un film non gradito? La domanda è proprio a buon cuore, e in buona fede: ci sono opere che lasciano indifferenti, e che non fruttano dunque scrittura, altre che entusiasmano e dunque portano a scriverne, altre ancora che provocano un contrasto (si dice che non piacciono) ma che come le precedenti fanno scrivere. Il caso di cui sopra mi pare il terzo, e siccome è un caso <em>tipico</em> (è accaduto anche a me con <em>Inland Empire</em> di Linch, ché ne ho parlato per una settimana intera) mi interessa realmente capirne la natura. Diciamo che era una domanda filosofica.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco v		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/07/11/antilars/#comment-115266</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco v]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 04:41:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[... francamente, l&#039;affermazione di Isak («se un regista non piace, e con lui i suoi film, cosa spinge a scriverne?») mi lascia sconcertato. Che qualcuno finisca su N.I. , un lit-blog così importante, e poi dica una cosa del genere mi fa un po&#039; cadere le braccia.
La ragione per cui si scrive criticando un&#039;opera che si valuta come erronea, malfatta, sbagliata, è la stessa - e della medesima importanza - che può portare un critico a parlare bene di quella stessa opera, o di un&#039;altra.
Il mio professore all&#039;Università diceva sempre: «Leggi i romanzi belli, e leggi anche i brutti. Guai a leggere soltanto capolavori, e piuttosto rinuncia ai mediocri, ma mai ai disastri: ti insegneranno a scrivere e ti faranno capire la letteratura almeno quanto i libri riusciti».
Lo stesso per i film: una simpatica commedia, di mestiere, può intrattenerci, sollevarsi dalle ansie quotidiane per un&#039;ora e mezza. Ma un film autoriale riuscito male, può insegnarci molto delle insidie del cinema stesso, e contribuire a farci riconoscere la prossima volta un capolavoro (o comunque un bel film) quando lo vedremo.
Non mi pare poco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; francamente, l&#8217;affermazione di Isak («se un regista non piace, e con lui i suoi film, cosa spinge a scriverne?») mi lascia sconcertato. Che qualcuno finisca su N.I. , un lit-blog così importante, e poi dica una cosa del genere mi fa un po&#8217; cadere le braccia.<br />
La ragione per cui si scrive criticando un&#8217;opera che si valuta come erronea, malfatta, sbagliata, è la stessa &#8211; e della medesima importanza &#8211; che può portare un critico a parlare bene di quella stessa opera, o di un&#8217;altra.<br />
Il mio professore all&#8217;Università diceva sempre: «Leggi i romanzi belli, e leggi anche i brutti. Guai a leggere soltanto capolavori, e piuttosto rinuncia ai mediocri, ma mai ai disastri: ti insegneranno a scrivere e ti faranno capire la letteratura almeno quanto i libri riusciti».<br />
Lo stesso per i film: una simpatica commedia, di mestiere, può intrattenerci, sollevarsi dalle ansie quotidiane per un&#8217;ora e mezza. Ma un film autoriale riuscito male, può insegnarci molto delle insidie del cinema stesso, e contribuire a farci riconoscere la prossima volta un capolavoro (o comunque un bel film) quando lo vedremo.<br />
Non mi pare poco.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Isak		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/07/11/antilars/#comment-115262</link>

		<dc:creator><![CDATA[Isak]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 19:55:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=18736#comment-115262</guid>

					<description><![CDATA[E poi, dico io, se un regista non piace, e con lui i suoi film, cosa spinge a scriverne? Con questa domanda non voglio certo delegittimare Mazza Galanti, solo supporre che Von Trier, anche con lui, ha colto nel segno. Poi si sa, da &lt;em&gt;segno&lt;/em&gt; nasce segno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E poi, dico io, se un regista non piace, e con lui i suoi film, cosa spinge a scriverne? Con questa domanda non voglio certo delegittimare Mazza Galanti, solo supporre che Von Trier, anche con lui, ha colto nel segno. Poi si sa, da <em>segno</em> nasce segno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Isak		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/07/11/antilars/#comment-115261</link>

		<dc:creator><![CDATA[Isak]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 19:50:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=18736#comment-115261</guid>

					<description><![CDATA[Non capisco molto questo genere di recensione. Insomma, non è &lt;em&gt;riduttivo&lt;/em&gt; affermare che *la lunga depressione da cui l’autore sarebbe da poco uscito [...] ha tutta l’aria di una giustificazione preventiva [...], di un tentativo di valorizzare autobiograficamente la sua discutibile impresa di terrorismo psichico*?
Insomma, di cosa dovrebbe giustificarsi Von Trier? Di aver girato un film &lt;em&gt;forte&lt;/em&gt; e che in quanto tale pone di fronte a una scelta (di gusto e anche di pensiero)? E l&#039;autobiografismo valorizza veramente un&#039;opera? Non si dà piuttosto il caso che l&#039;autobiografismo sia, di lato o di fronte, &lt;em&gt;sempre&lt;/em&gt; presente in un&#039;opera dell&#039;ingegno? E se un film ottiene di fungere da atto di *terrorismo psichico*, non si può forse dire che esso ha ottenuto già &lt;em&gt;molto&lt;/em&gt;?
Leggendo le dichiarazioni ai giornalisti, a me è parso di capire non tanto che il film &lt;em&gt;in sé&lt;/em&gt; ha permesso al suo regista di uscire dalla profonda depressione in cui era caduto, ma che, più generalmente parlando, girare &lt;em&gt;un&lt;/em&gt; film - in altri termini &quot;lavorare&quot; - gli abbia giovato. Il fatto che &lt;em&gt;quel&lt;/em&gt; film sia stato proprio &lt;em&gt;Antichrist&lt;/em&gt; può quindi dare da riflettere, e permettere di far luce sul genio del regista, sui suoi moventi e le sue dinamiche. Non certo affossare il senso e l&#039;autonomia del film medesimo, né tantomeno quella del regista con la sua lunga depressione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non capisco molto questo genere di recensione. Insomma, non è <em>riduttivo</em> affermare che *la lunga depressione da cui l’autore sarebbe da poco uscito [&#8230;] ha tutta l’aria di una giustificazione preventiva [&#8230;], di un tentativo di valorizzare autobiograficamente la sua discutibile impresa di terrorismo psichico*?<br />
Insomma, di cosa dovrebbe giustificarsi Von Trier? Di aver girato un film <em>forte</em> e che in quanto tale pone di fronte a una scelta (di gusto e anche di pensiero)? E l&#8217;autobiografismo valorizza veramente un&#8217;opera? Non si dà piuttosto il caso che l&#8217;autobiografismo sia, di lato o di fronte, <em>sempre</em> presente in un&#8217;opera dell&#8217;ingegno? E se un film ottiene di fungere da atto di *terrorismo psichico*, non si può forse dire che esso ha ottenuto già <em>molto</em>?<br />
Leggendo le dichiarazioni ai giornalisti, a me è parso di capire non tanto che il film <em>in sé</em> ha permesso al suo regista di uscire dalla profonda depressione in cui era caduto, ma che, più generalmente parlando, girare <em>un</em> film &#8211; in altri termini &#8220;lavorare&#8221; &#8211; gli abbia giovato. Il fatto che <em>quel</em> film sia stato proprio <em>Antichrist</em> può quindi dare da riflettere, e permettere di far luce sul genio del regista, sui suoi moventi e le sue dinamiche. Non certo affossare il senso e l&#8217;autonomia del film medesimo, né tantomeno quella del regista con la sua lunga depressione.</p>
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		Di: chi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/07/11/antilars/#comment-115258</link>

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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 17:21:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ehi valentina,
grazie per i complimenti, ma il pezzo è di carlo mazza galanti.
invece crepi il lupo per il romanzo!
chi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ehi valentina,<br />
grazie per i complimenti, ma il pezzo è di carlo mazza galanti.<br />
invece crepi il lupo per il romanzo!<br />
chi</p>
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