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	Commenti a: Ci salveranno i piedi, non le radici &#8211; Intervista a Marco Aime	</title>
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		<title>
		Di: jan reister		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/07/17/ci-salveranno-i-piedi-non-le-radici-intervista-a-marco-aime/#comment-115597</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 16:26:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2009/07/17/ci-salveranno-i-piedi-non-le-radici-intervista-a-marco-aime/#comment-115516&quot;&gt;andrea inglese&lt;/a&gt;.

andrea inglese scrive: 
&lt;blockquote&gt;Anche su NI ci siamo spesi nell’analisi e nella denuncia della mentalità razzista e dell’uso politico del razzismo. Ma ora anche queste analisi hanno fatto il loro tempo. Ciò che si deve pensare oggi sono forme concrete di opposizione che sappiano saldare tra loro diversi motivi di lotta: da quello per il reddito a quello per i diritti delle minoranze&lt;/blockquote&gt;
Analisi e denunce oramai danno pochi frutti e bisogna inventarsi altro. Atti concreti che spostino la realtà di singole persone.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/07/17/ci-salveranno-i-piedi-non-le-radici-intervista-a-marco-aime/#comment-115516">andrea inglese</a>.</p>
<p>andrea inglese scrive: </p>
<blockquote><p>Anche su NI ci siamo spesi nell’analisi e nella denuncia della mentalità razzista e dell’uso politico del razzismo. Ma ora anche queste analisi hanno fatto il loro tempo. Ciò che si deve pensare oggi sono forme concrete di opposizione che sappiano saldare tra loro diversi motivi di lotta: da quello per il reddito a quello per i diritti delle minoranze</p></blockquote>
<p>Analisi e denunce oramai danno pochi frutti e bisogna inventarsi altro. Atti concreti che spostino la realtà di singole persone.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/07/17/ci-salveranno-i-piedi-non-le-radici-intervista-a-marco-aime/#comment-115540</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 13:45:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[io credo sia di fondo la maledizione di Babele che è ancora presente nella memoria ancestrale di ognuno: l&#039;&lt;i&gt;altro&lt;/i&gt; è tale perché ha diversa pelle, lingua, cultura, religione, diverse tradizioni famigliari, e diverso modo di atteggiarsi nelle sue relazioni con gli altri. Questo ha reso l&#039;&lt;i&gt;altro&lt;/i&gt; sempre  meno comprensibile, strano-estraneo, potenzialmente pericoloso perché portatore di nuovo e dunque di ignoto.

L&#039;umanità questo non lo ha ancora superato, anche se molto lavoro è stato fatto e si sono create società, o strati sociali all&#039;interno dei quali si è sviluppata una coscienza più alta dell&#039;appartenenza a un&#039;unica specie umana. Ma, come per altri casi pure assai importanti, a questo residuo di memoria ancestrale si sono, in modo, importante, sovrapposti ragioni di altro tipo, tipicamente economiche, che su quella memoria hanno fatto aggio e che quella memoria si sforzano di mantenere viva e vigorosa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>io credo sia di fondo la maledizione di Babele che è ancora presente nella memoria ancestrale di ognuno: l&#8217;<i>altro</i> è tale perché ha diversa pelle, lingua, cultura, religione, diverse tradizioni famigliari, e diverso modo di atteggiarsi nelle sue relazioni con gli altri. Questo ha reso l&#8217;<i>altro</i> sempre  meno comprensibile, strano-estraneo, potenzialmente pericoloso perché portatore di nuovo e dunque di ignoto.</p>
<p>L&#8217;umanità questo non lo ha ancora superato, anche se molto lavoro è stato fatto e si sono create società, o strati sociali all&#8217;interno dei quali si è sviluppata una coscienza più alta dell&#8217;appartenenza a un&#8217;unica specie umana. Ma, come per altri casi pure assai importanti, a questo residuo di memoria ancestrale si sono, in modo, importante, sovrapposti ragioni di altro tipo, tipicamente economiche, che su quella memoria hanno fatto aggio e che quella memoria si sforzano di mantenere viva e vigorosa.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: M. Orfeo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/07/17/ci-salveranno-i-piedi-non-le-radici-intervista-a-marco-aime/#comment-115517</link>

		<dc:creator><![CDATA[M. Orfeo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 16:54:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sottoscrivo a.i. parola per parola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sottoscrivo a.i. parola per parola</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/07/17/ci-salveranno-i-piedi-non-le-radici-intervista-a-marco-aime/#comment-115516</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 16:46:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il razzismo italiano è diventato legge con l&#039;introduzione del reato di clandestinità. Adesso, nessuno può fingere di non sapere che vive in un paese dove il razzismo ha trovato sua piena espressione politica. Tutto ciò avviene in una situazione di inerzia, che suscita in me che scrivo vergogna per il mio paese, vergogna nei confronti della cultura che storicamente ha difeso i valori dell&#039;uguaglianza e vergogna di me, in quanto individuo, perché ancora incapace di trovare una forma di reazione minimamente adeguata alla circostanza. Anche su NI ci siamo spesi nell&#039;analisi e nella denuncia della mentalità razzista e dell&#039;uso politico del razzismo. Ma ora anche queste analisi hanno fatto il loro tempo. Ciò che si deve pensare oggi sono forme concrete di opposizione che sappiano saldare tra loro diversi motivi di lotta: da quello per il reddito a quello per i diritti delle minoranze. Non abbiamo un soggetto politico di riferimento credibile per questo progetto. Non abbiamo neanche veri e spregiudicati dibattiti sulle alternative possibili. Grazie comunque a chi come Rovelli e Aime non sono passati a pensare &quot;ad altro&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il razzismo italiano è diventato legge con l&#8217;introduzione del reato di clandestinità. Adesso, nessuno può fingere di non sapere che vive in un paese dove il razzismo ha trovato sua piena espressione politica. Tutto ciò avviene in una situazione di inerzia, che suscita in me che scrivo vergogna per il mio paese, vergogna nei confronti della cultura che storicamente ha difeso i valori dell&#8217;uguaglianza e vergogna di me, in quanto individuo, perché ancora incapace di trovare una forma di reazione minimamente adeguata alla circostanza. Anche su NI ci siamo spesi nell&#8217;analisi e nella denuncia della mentalità razzista e dell&#8217;uso politico del razzismo. Ma ora anche queste analisi hanno fatto il loro tempo. Ciò che si deve pensare oggi sono forme concrete di opposizione che sappiano saldare tra loro diversi motivi di lotta: da quello per il reddito a quello per i diritti delle minoranze. Non abbiamo un soggetto politico di riferimento credibile per questo progetto. Non abbiamo neanche veri e spregiudicati dibattiti sulle alternative possibili. Grazie comunque a chi come Rovelli e Aime non sono passati a pensare &#8220;ad altro&#8221;.</p>
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		<title>
		Di: l. tedoldi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/07/17/ci-salveranno-i-piedi-non-le-radici-intervista-a-marco-aime/#comment-115464</link>

		<dc:creator><![CDATA[l. tedoldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 18:37:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il bisogno d’identità è indispensabile, la sua reificazione narcisistica una prigione ed un pericolo. Perché un islamico non può continuare a professare il suo credo pur rivedendo alcune rigide norme stabilite millequattrocento anni fa? Perché un occidentale democratico non può riconoscere nella propria storia il contributo fecondo della cultura islamica? Non tutti sono in grado di mettere in discussione se stessi. Sappiamo bene che nell’incontro e nella comprensione dell’altro c’è in gioco anche la possibilità della rinuncia a sé. La sovrabbondanza delle esperienze e delle influenze di rado è contenuta dentro gli angusti limiti di una singola mente, che ha bisogno di semplificare ed unificare e per questo giunge a rifiutare ciò che non conosce bene, preferendo il noto, il familiare, il sicuro. Tuttavia poche menti lucide avrebbero la sfrontatezza e l’egomania di asserire la superiorità della propria tradizione, unica depositaria della verità. Il mondo sempre più si sta aprendo alla verità del molteplice, sta apprendendo piano piano la difficoltà, ma anche la splendida opportunità di ascoltare insieme le voci di Buddha, Gesù, Maometto, Mosè, Socrate, Kant, Nietzsche. La strada è lunga e tortuosa, ed a molti, forse la maggior parte, pare ancora più agevole rinchiudersi nel culto delle radici immutabili e dei padri incontestabili, come nella comodità di piccole comunità in cui si ripeta continuamente il coro tranquillizzante del “Siamo tutti uguali”. E’ inevitabile anche che molte categorie di persone che hanno subito a lungo la persecuzione o l’emarginazione, si sentano in diritto di rivendicare la loro diversità e protestino contro l’uniformazione. Questi soggetti minori e svantaggiati hanno la ragione dalla loro parte quando combattono per il riconoscimento della loro storia e per la cancellazione di tutte le oppressioni subite. Donne, omosessuali, immigrati, anziani, disabili soffrono ed hanno sempre sofferto la sventura di non essere quel naturale soggetto di diritti che è l’uomo bianco lavoratore occidentale. Loro sanno, non perché ierofanti della religione delle radici, ma perché lo vivono direttamente, che giusta è la rivolta delle differenti minoranze, tutte le volte che ottenga il potere un pensiero unico omologante. Per fare un esempio tra tanti: le storie delle badanti straniere vanno raccontate e ascoltate, questo è un dovere morale e politico. A loro gli europei agiati stanno delegando dei sentimenti che sempre più sembrano dei rifiuti inutili per la nostra produttività indaffarata: la cura amorevole, quella dei nostri cari, gli infanti in età prescolare e gli anziani negli ultimi anni di vita. Quante donne europee, colte ed emancipate, durante la discussione con le amiche sui diritti delle donne, dimenticano di immedesimarsi nella vita di quelle, ucraine o rumene, che magari proprio in quel momento stanno portando loro il vassoio col caffè? E, per uscire dalla stereotipia delle facili accuse, quanti pensano alla mancanza di mezzi, occasioni, parole, insegnamenti, di quegli incolti che si gettano nelle braccia della xenofobia più rozza? L’umanità non si vede ad occhio nudo, pochi la scorgono; ed appena vista, fugge via.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il bisogno d’identità è indispensabile, la sua reificazione narcisistica una prigione ed un pericolo. Perché un islamico non può continuare a professare il suo credo pur rivedendo alcune rigide norme stabilite millequattrocento anni fa? Perché un occidentale democratico non può riconoscere nella propria storia il contributo fecondo della cultura islamica? Non tutti sono in grado di mettere in discussione se stessi. Sappiamo bene che nell’incontro e nella comprensione dell’altro c’è in gioco anche la possibilità della rinuncia a sé. La sovrabbondanza delle esperienze e delle influenze di rado è contenuta dentro gli angusti limiti di una singola mente, che ha bisogno di semplificare ed unificare e per questo giunge a rifiutare ciò che non conosce bene, preferendo il noto, il familiare, il sicuro. Tuttavia poche menti lucide avrebbero la sfrontatezza e l’egomania di asserire la superiorità della propria tradizione, unica depositaria della verità. Il mondo sempre più si sta aprendo alla verità del molteplice, sta apprendendo piano piano la difficoltà, ma anche la splendida opportunità di ascoltare insieme le voci di Buddha, Gesù, Maometto, Mosè, Socrate, Kant, Nietzsche. La strada è lunga e tortuosa, ed a molti, forse la maggior parte, pare ancora più agevole rinchiudersi nel culto delle radici immutabili e dei padri incontestabili, come nella comodità di piccole comunità in cui si ripeta continuamente il coro tranquillizzante del “Siamo tutti uguali”. E’ inevitabile anche che molte categorie di persone che hanno subito a lungo la persecuzione o l’emarginazione, si sentano in diritto di rivendicare la loro diversità e protestino contro l’uniformazione. Questi soggetti minori e svantaggiati hanno la ragione dalla loro parte quando combattono per il riconoscimento della loro storia e per la cancellazione di tutte le oppressioni subite. Donne, omosessuali, immigrati, anziani, disabili soffrono ed hanno sempre sofferto la sventura di non essere quel naturale soggetto di diritti che è l’uomo bianco lavoratore occidentale. Loro sanno, non perché ierofanti della religione delle radici, ma perché lo vivono direttamente, che giusta è la rivolta delle differenti minoranze, tutte le volte che ottenga il potere un pensiero unico omologante. Per fare un esempio tra tanti: le storie delle badanti straniere vanno raccontate e ascoltate, questo è un dovere morale e politico. A loro gli europei agiati stanno delegando dei sentimenti che sempre più sembrano dei rifiuti inutili per la nostra produttività indaffarata: la cura amorevole, quella dei nostri cari, gli infanti in età prescolare e gli anziani negli ultimi anni di vita. Quante donne europee, colte ed emancipate, durante la discussione con le amiche sui diritti delle donne, dimenticano di immedesimarsi nella vita di quelle, ucraine o rumene, che magari proprio in quel momento stanno portando loro il vassoio col caffè? E, per uscire dalla stereotipia delle facili accuse, quanti pensano alla mancanza di mezzi, occasioni, parole, insegnamenti, di quegli incolti che si gettano nelle braccia della xenofobia più rozza? L’umanità non si vede ad occhio nudo, pochi la scorgono; ed appena vista, fugge via.</p>
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