Un nastro verde al polso per la causa iraniana. Appello dello scrittore Hamid Ziarati.

23 luglio 2009
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Cari amici,
non mi dilungherò sulle motivazioni per non annoiarvi, confidando nella vostra conoscenza di quanto è avvenuto in quest’ultimo mese nel mio Paese d’origine, Iran, e VI INVITO E VI PREGO, IN SEGNO DI SOLIDARIETÁ verso un popolo che lotta da più di cent’anni per la democrazia e per la libertà, e verso i suoi scrittori, giornalisti, registi, attori, intellettuali e studenti continuamente censurati, imprigionati e uccisi, DI INDOSSARE IN OGNI OCCASIONE PUBBLICA UN NASTRO DI COLORE VERDE AL POLSO. Il costo del nastro è irrisorio, meno di 1 euro al metro in qualsiasi merceria sotto casa, ma ciò che rappresenta non ha prezzo, in Iran la popolazione civile lo sta pagando ogni giorno con il proprio sangue.
La storia di ieri e di oggi dimostra che laddove la politica è sorda e i politicanti sono legati da interessi molto meno nobili che lottare per la democrazia e la libertà, solo tu puoi!

UN NASTRO VERDE AL POLSO. SE NON ORA QUANDO?

Con eterna gratitudine,
Hamid Ziarati
(hamidziarati@yahoo.it)

Se poi, per caso, sabato 25 luglio 2009, ore 17, siete a Roma dalle parti di Via Nomentana, 361, dove c’è l’ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran, c’è una manifestazione «Verde» in contemporanea in tutto il mondo, in difesa della Democrazia e per un Futuro migliore:
Global Day of Action.

APPELLO DEGLI STUDENTI IRANIANI IN ITALIA PER IL GLOBAL DAY OF ACTION
هبستگی دانشجویان ایرانی در ایتالیا

IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA. PER UN FUTURO MIGLIORE.
Noi, studenti iraniani, liberi da ogni legame partitico, manifestiamo contro la manipolazione dei risultati elettorali nel nostro Paese.
Il 25 luglio si terrà il discorso di insediamento di Ahmadinejad, che non riconosciamo come presidente legittimo della Repubblica islamica dell’Iran. Da settimane stiamo manifestando in tutta Italia, come i nostri connazionali nel resto del mondo, per condannare ogni violenza perpetrata contro i civili e gli studenti che manifestano nel nostro Paese.
Gli eventi delle ultime settimane hanno visto una violenta repressione nei confronti di chi pacificamente è sceso in piazza in segno di protesta contro quelli che ormai appaiono evidenti brogli elettorali. Neda, Sohorab e centinaia di altri nostri fratelli sono stati uccisi. Migliaia di cittadini, studenti, esponenti politici, giornalisti e bloggers iraniani sono stati arrestati. Il governo di Ahmadinejad sta praticando una forte censura sulla stampa e la televisione, blocca i siti internet e l’invio di sms, ledendo così la libertà di espressione e di informazione. Le città di tutto il Paese sono ormai militarizzate.
Tutto ciò è in evidente contraddizione con le più elementari forme di democrazia e di libertà, oltre a essere in palese contrasto con i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e con la stessa Costituzione (Ghanoon-e-assassi) della Repubblica islamica dell’Iran.
Indiciamo quindi, in occasione del discorso di insediamento di Ahmadinejad, una manifestazione nazionale a Roma davanti l’ambasciata della Repubblica islamica dell’Iran che si svolgerà a partire dalle ore 17.00.
Invitiamo tutti i cittadini italiani, le associazioni, i movimenti e i partiti politici a sostenerci partecipando alla manifestazione.
Chiediamo, tuttavia, che non siano presenti segni distintivi dei singoli partiti politici affinché la manifestazione possa avere un carattere il più inclusivo possibile.
Chiediamo invece che ogni partecipante porti con sé qualcosa di verde, simbolo del movimento.

Noi andremo avanti! Fatelo con noi!

Studenti iraniani in Italia

Roma – Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran
Indirizzo: Via Nomentana, 361
sabato 25 luglio 2009
ore 17.00 – 20.00
E-mail: studenti.iraniani@gmail.com

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30 Responses to Un nastro verde al polso per la causa iraniana. Appello dello scrittore Hamid Ziarati.

  1. jp il 23 luglio 2009 alle 10:29

    Non è vero che in Iran è il «popolo» che sta lottando contro il regime, ma solo una parte, per altro minoritaria, della società civile … Forse un po’ di verità e uno sguardo più ampio gioverebbe alla stessa necessità di liberarsi – spererei in senso socialista – di Ahmadinejad …

    «Accade di rado che le elezioni in cui la Casa Bianca ha un interesse e che vedono la sconfitta elettorale del candidato filostatunitense, non vengano denunciate come illegittime da parte di tutta l’elite politica e mediatica. Di recente, la Casa Bianca e il campo alleato hanno inveito contro le libere (e monitorate) elezioni in Venezuela e Gaza, mentre costruiscono bellamente il “successo elettorale” in Libano, nonostante la coalizione guidata da Hezbollah abbia conseguito oltre il 53% dei voti.

    Le elezioni in Iran del 12 giugno 2009 costituiscono un esempio paradigmatico: il presidente uscente, il nazional-populista Mahmoud Ahmadinejad (MA) ha ricevuto il 63,3% dei consensi (24,5 milioni di voti), mentre il candidato dell’opposizione liberale sostenuto dall’occidente Hossein Mousavi (HM) ha ricevuto il 34,2% dei consensi (13,2 milioni di voti, metà del 63%). Le elezioni presidenziali in Iran hanno registrato un record di affluenza alle urne superiore all’80% degli elettori, tra cui l’inedita partecipazione al voto di 234.812 iraniani all’estero, ripartiti tra 111.792 sostenitori di HM e 78.300 di MA. L’opposizione guidata da HM non ha accettato la sconfitta e ha organizzato una serie di dimostrazioni di massa che hanno assunto risvolti violenti: dall’incendio e la distruzione di automobili, banche, edifici pubblici e scontri armati con la polizia e altre autorità. Quasi l’intero spettro degli opinion makers occidentali, compresi tutti i principali media tradizionali ed elettronici, i principali siti web liberali, radicali, libertari e conservatori, sono stati portavoce della denuncia di brogli elettorali rivendicata dall’opposizione. (…)

    La cosa più sorprendente nella condanna unanime dell’Occidente rispetto alla denuncia di brogli è che a distanza di una settimana dallo spoglio dei voti, non sia stato prodotto un solo straccio di prova, documentato o anche frutto di osservazioni. Durante tutta la campagna elettorale, non è stata sollevata alcuna accusa credibile (ma nemmeno dubbia) di manipolazione degli elettori. (…)
    (…) un rigoroso sondaggio d’opinione condotto da due esperti degli Stati Uniti solo tre settimane prima delle elezioni, che dimostrava il vantaggio di Ahmadinejad con un margine di 2 a 1, addirittura superiore a quello della vittoria elettorale del 12 giugno. Questo sondaggio ha rivelato che tra gli azeri, Ahmadinejad era favorito con un margine di 2 a 1 su Mousavi, dimostrando come gli interessi di classe rappresentati da un candidato possano superare l’identità etnica degli altri candidati (Washington Post, 15 giugno 2009). Il sondaggio ha anche dimostrato come le questioni di classe, in ogni fascia di età, sono più influenti nel plasmare le preferenze politiche degli “stili di vita generazionali”. Secondo questo sondaggio, oltre i due terzi dei giovani iraniani sono troppo poveri per avere accesso a un computer e la fascia d’età compresa tra 18 e 24 anni “costituisce il blocco da cui Ahmadinejad ha tratto più voti” (Washington Post 15 giugno 2009). L’unico gruppo che ha sempre favorito Mousavi, è quello degli studenti universitari e laureati, titolari di imprese e la media e alta borghesia. Il “voto giovanile”, che i media occidentali elogiavano come “riformista”, costituisce una netta minoranza di meno del 30%, ma è di estrazione privilegiata; un gruppo che utilizza ampiamente la lingua inglese e ha relazioni in esclusiva con i media occidentali. La loro presenza rilevante tra i giornali occidentali ha creato la “sindrome di Teheran del Nord”, in riferimento all’enclave in cui vivono gli studenti delle classi agiate. Fini oratori, ben vestiti e con un inglese fluente, sono stati sonoramente battuti nel segreto dell’urna.

    Quello che i commentatori occidentali e i loro protetti iraniani hanno ignorato è il forte impatto che le devastanti guerre degli Stati Uniti e l’occupazione in Iraq e in Afghanistan hanno sull’opinione pubblica iraniana: la forte posizione di Ahmadinejad sulle questioni della difesa contrasta le deboli posizioni in materia dell’opposizione filo-occidentale.

    La grande maggioranza degli elettori hanno sostenuto il presidente uscente probabilmente perché ritengono che gli interessi di sicurezza nazionale, l’integrità del paese e il sistema di sicurezza sociale, con tutti i suoi difetti e gli eccessi, possano essere difesi e migliorati con Ahmadinejad anziché dai tecnocrati del ceto alto appoggiati dai giovani privilegiati che guardano all’Occidente (…)

    James Petras

  2. Hamid Ziarati il 23 luglio 2009 alle 12:14

    Chiunque abbia tradotto e inserito questo articolo apparso su Financial Times Editorial (troverete il testo integrale su internet passando per la pagina personale di James Petras su wikipedia e vi consiglierei di dare un’occhiata anche ai precedenti articolo da lui scritti per comprendere la sua posizione politica e il suo pensiero personale) oltre ad aver aggiunto commenti personali non presenti nel pezzo originale (vedi l’introduzione e i riferimenti temporali), ha omesso di precisare la cosa più importante: quest’articolo è stato pubblicato il 15 giugno 2009, esattamente 3 giorni dopo le elezioni avvenute il 12 giugno 2009.
    Detto questo mi sembra superfluo precisare che a partire da quella data in Iran non ci sono giornalisti stranieri, espulsi tutti in blocco, e che le prove sui brogli sono numerose e tutte perfettamente documentate. Inoltre, le prigioni piene e le immagini che giungono ogni giorno dalla società civile iraniana (25 % il tasso d’inflazione dichiarato dallo stesso governo fallimentare di Ahmadinejad e 60% di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà) lasciano a voi lettori la libertà di poter giudicare quanto il suddetto articolo introdotto quale commento al mio appello sia fazioso, non veritiero e sopratutto subdolamente non datata.
    Lascio quindi a voi il compito d’informarvi su quanto stia accadendo in Iran e a giudicare secondo la vostra libera coscienza.
    Ringraziandovi anticipatamente,
    Hamid Ziarati

  3. Carlo Cannella il 23 luglio 2009 alle 12:52

    La mia libera coscienza mi suggerisce che in Iran e’ in atto uno scontro ai vertici della Repubblica Islamica. Sulla distribuzione della ricchezza e sull’attacco ai privilegi di classe si sta giocando la partita del potere a Teheran. Ahmadinejad e’ persona odiosa per molti aspetti, ma ha teso a redistribuire con coraggiose misure egualitarie la ricchezza a favore della povera gente. Mousavi e’ invece la bandiera del capitalismo e della borghesia persiana. Brogli ce ne sono in tutte le elezioni, in Iran, in Italia o negli Usa. Il problema e’ sapere chi ha diritto a governare. Spostamenti attraverso brogli del 30% dei voti non sarebbero possibili nemmeno in una dittatura bulgara. Se così non fosse Mousavi non avrebbe potuto svolgere del tutto liberamente la propria campagna elettorale, con cortei, manifestazioni di piazza e tutto quanto occorre per cercare il consenso.Chi afferma che ha vinto le elezioni e che i brogli sono documentati ci fornisca le prove.

  4. jp il 23 luglio 2009 alle 13:14

    Ho la coscienza libera e proprio per questo mi pongo tante domande:

    1) Dove e quali sarebbero le prove dei brogli? Tutte quelle reperibili su Internet sono deboli, molto deboli … In uno dei siti dove se ne da conto (non filo-regime, ma indipendente e occidentale) si legge: «È degno di nota che Mousavi non è riuscito a portare alcuna prova sui presunti brogli al Consiglio dei Guardiani iraniano, e nonostante ciò il riconteggio del 10% dei voti scelti a caso ha riconfermato l’esito delle elezioni precedenti». Insomma: potrebbe darsi semplicemente che la rielezione del presidente Ahmadinejad sia quello che voleva il popolo iraniano … (info da washingtonpost.com, noto sito-giornale socialista) …

    2) Mussavi non è smaccatamente filo-americano? Gli slogan degli studenti che manifestano contro Ahmadinejad non sono esplicitamente pro-Usa e contro la Cina?
    3) Gli USA sono imparziali nei confronti dell’Iran e del legame economico dello stesso Iran con Russia e Cina? Quanto pesa l’avversità degli USA allo SCO (Shanghai Cooperation Organization)?

    e tante altre …

  5. helena il 23 luglio 2009 alle 13:42

    Scusate. Sarà anche tutto molto complesso, e si tratta di capire i giochi geopolitici, gli interessi ecc. Ma la gente che in Iran muore, sparisce nelle carceri, viene torturata, dove la mettete? O non ve ne frega un tubo perché potrebbe rappresentare qualcosa in odor di borghesia filoamericana? E quindi il loro sangue è meno rosso degli altri, le loro ossa meno friabili ecc…

  6. Ares il 23 luglio 2009 alle 13:45

    C’e’ una parte della popolazione iraniana, anche se minoritaria (siamo sicuri?) che Ahmadinejad non lo vuole proprio al punto da essere disposta alla rivolta. D’altro canto Ahmadinejad ha dimostrato di non essere un leader maturo e credibile per guidare un intero popolo, vedi i numerosissimi proclami antisemiti e le provocatorie prese di posizione sul nucleare e le incitazioni anti occidentali; mio nonno direbbe che e’ una testa calda e le teste calde e’ bene, per il loro precario equilibrio, che nella vita non si occupino di politica. Che si presenti un nuovo candidato e si indicano nuove libere elezioni.

  7. Hamid Ziarati il 23 luglio 2009 alle 13:51

    Carissimo Carlo Cannella,
    oggi come ieri, una parte della sinistra italiana affascinata dallo statalismo e dal populismo becero, e altri, per nulla di sinistra, ma accomunati a quest’ultimi dall’antisemitismo e anticapitalismo in cui comunque sguazzano liberamente, vedono in Ahmadinejad il loro baluardo, e quindi insorgono a suo favore a spada tratta.
    Per comprendere appieno a cosa ha portato il populismo di Ahmadinejad in questi ultimi 4 anni e “la redistribuzione con coraggiose misure egualitarie la ricchezza a favore della povera gente” a cui Lei accenna, Le consiglio di leggere attentamente l’articolo di Roger Stern pubblicato su l’Unità del 1° febbraio 2007 (lo trova online), che preannunciava il disastro economico e sociale a cui avrebbe portato e a cui siamo giunti oggi (25% d’inflazione nel secondo paese produttore di petrolio nell’Opec).
    Inoltre la richiesta della popolazione in Iran, ora come un mese fa, non è come Lei afferma quella di sostituire signor Ahmadinejad con signor Mussavi e quindi la bandiera del socialismo (???) con quella del capitalismo, anzi, chiedono semplicemente la ripetizione delle elezioni con la presenza di osservatori internazionali per confermare una volta per tutte, la validità dei risultati. È forse chiedere troppo? Basterebbe svolgere il tutto in una giornata, oggi come un mese fa.
    Se essere dalla parte della povera gente, come Lei sostiene d’essere, è impiccare e lapidare le persone in pubblica piazza, sparare sui manifestanti disarmati, chiudere i giornali, arrestare intellettuali, censurare libri, film e la libera informazione, cacciare giornalisti stranieri, bloccare servizi sms e i cellulari,… beh, non me ne voglia, non sono dalla sua parte.
    La invito pertanto a procurarsi un visto d’ingresso per l’Iran, semmai riuscirà, e constatare di persona come sta la povera gente e l’operato di Ahmadinejad e del suo populismo!
    Con stima,
    Hamid Ziarati

  8. italo il 23 luglio 2009 alle 13:58

    un nastro al polso anche per la causa italiana.
    Però non verde, per favore

  9. Ares il 23 luglio 2009 alle 14:06

    A noi evidente l’attuale governo piace, altrimenti insorgeremmo, non facciamo petulanti ironie.

    Il 34,2% della popolazione Iraniana e’ in rivolta ed e’ per le strade a costo della vita, evidentemente la non soportazione per una certa politica da quelle parti ha raggiunto tassi di esasperazione da portare alla rivolta.

    Qui, ancora non avvertiamo lo sfacelo culturale ed economico che si stà intessendo.

    Sogni d’oro..

  10. jp il 23 luglio 2009 alle 14:10

    Comunque vada, Helena, il sangue è sempre sangue: lo è quello dei messicani al pari di quello dei ruandesi o dei somali, così come sangue è quello che scorre in Afganistan o in Perù … Sta di fatto che c’è un sangue che è sempre più pulito degli altri e che ottiene sempre più solidarietà internazionale, sia si tratti di quello israeliano che, nel caso di specie, di quello degli oppositori iraniani (o come, pochi mesi addietro, quello tibetano) …

    La cosiddetta “rivoluzione verde” iraniana ha molti elementi di verità, ma anche molti di ambiguità; perché se è vero che il regime degli Ayatollah andrebbe sconfitto a favore di una democrazia più sostanziale e, soprattutto, non confessionale, è altrettanto vero che l’opposizione è stata elevata agli onori della cronaca dai media occidentali proprio grazie alle spinte geopolitiche che reggono, in quella zona, il conflitto economico tra gli USA e la Cina, così come è vero che la campagna elettorale di Mussavi sia stata finanziata direttamente dagli States (da Bush in particolare, tant’è che Obama parrebbe intenzionato a rompere questo legame; e infatti sta spingendo, malgrado la repressione!, a intensificare i rapporti diplomatici) … Sottolineare questo fatto – facilmente verificabile – non vuol dire approvare la repressione del regime; vuol dire, molto semplicemente, osservare le cose con più distacco e cercare di capire – razionalmente! – cosa si nasconde dietro gli eventi per come ci vengono presentati …

  11. Carlo Cannella il 23 luglio 2009 alle 14:23

    Ahmadinejad non ha mai manifestato pregiudizi o odio nei confronti degli ebrei in quanto tali, ha invece denunciato l’efferatezza dello stato di Israele in Palestina. Con il benestare degli Stati Uniti e delle potenze europee, egli dice, e col pretesto delle sofferenze patite in passato dal popolo ebreo, si è giustificata l’instaurazione in Palestina di uno stato razzista. Non e’ antisemita, ma antisionista. Se e’ la stessa cosa allora sono antisemita anch’io. Ad ogni modo bisognerebbe distinguere fra quello che egli realmente dice e quello che invece riportano i giornali e le tv occidentali. A parte qualche strafalcione sull’olocausto le sue dichiarazioni mi sono sembrate sempre ineccepibili.
    Sugli arresti e la violenza, scusate. Davvero non capisco. Se all’indomani della sconfitta elettorale Veltroni avesse fatto il facinoroso e invitato gli studenti a scendere in piazza a distruggere automobili, banche e quant’altro, come credete che avrebbero reagito il governo legittimamente eletto e le forze di polizia? E chi avrebbe mai potuto obiettare sulle buone ragioni della repressione? La democrazia funziona in un certo modo, il responso delle urne va sempre accettato. Se non siamo d’accordo per me va benissimo, ma c’e’ un prezzo da pagare, e questo e’ fin troppo ovvio.

  12. Ares il 23 luglio 2009 alle 14:51

    Carlo guarda che in Iran non sono scesi in piazza solo gli studenti, in piazza e’ scesa 1/3 della popolazione.. c’era di tutto studenti e no!.

    Quelli che tu chiami strafalcioni a me sembrano attacchi antisemiti.. i proclami sul nucleare erano abbastanza chiari a tutti.

    Veltroni.. non avrebbe avuto nessun seguito in Italia.. e poi gli italiani non sono sufficientemente esasperati..

    Se si rivolta in questo modo 1/3 del mio popolo, io mi farei da parte; non stiamo parlando del 2..3 %

  13. Carlo Cannella il 23 luglio 2009 alle 14:53

    Altrettanto caro Hamid Ziarati,
    penso di essere abbastanza informato sull’Iran, dunque non mi permettero’ di obiettare alle sue osservazioni sulle impiccagioni o lapidazioni in pubblica piazza, censure, violenze eccetera. Non sto incensando Ahmadinejad, (egli e’ un populista allo stesso modo di Obama, Berlusconi o Sarkozy) ne’ io sono un uomo di sinistra, semmai un libertario. Come tale ho vissuto sulla mia pelle la repressione della polizia italiana, e posso assicurarle (ma penso lo sappia gia’) che la sua ferocia non e’ dissimile da quella iraniana. Il mio discorso verteva sull’evidenza dei risultati elettorali. La differenza nel numero dei voti e’ troppo ampia per lasciar adito a dubbi su chi effettivamente il popolo abbia scelto. La sua insistenza sugli osservatori internazionali non rende giustizia al grado di civilta’ del suo paese, dove si può abortire fino al 45° giorno, l’operazione per cambiare sesso è pagata dalla mutua, la prostituzione è legale, il numero dei laureati è superiore al nostro, le donne votano e, benché portino il velo (il gran chiodo fisso dell’Occidente), possono accedere a tutti i mestieri. Ritornare alle urne, sono d’accordo con lei, favorirebbe forse un risultato diverso, non foss’altro per la campagna di propaganda pro-Moussavi andata in onda ininterrottamente dal giorno delle elezioni scorse e l’accento continuamente posto sulle violenze della polizia. Probabilmente tutto questo ha spostato nel frattempo molti voti e lei lo sa. Come sa anche che il popolo e’ facilmente suggestionabile. Non mi auguro una simile prospettiva, perche’ se e’ vero che il 60% della popolazione iraniana vive oggi sotto la soglia di poverta’ e’ altrettanto vero che ai tempi di Soraya o Farah Diba solo il 2% faceva vita da nababbi e il resto pativa la fame.

  14. fabiandirosa il 23 luglio 2009 alle 15:11

    Con il cuore, è bene che lo dica subito, sono vicino a chi manifesta per un Iran laico e più libero (dall’abolizione del chador in su). Ho un figlio che per metà è di sangue iraniano, ho conosciuto i miei parenti in vari viaggi in Persia, ho parlato (in inglese ma anche in farsi) con amici e gente per la strada. La mia compagna, oggi anche cittadina italiana – da noi dal 1984, ha commentato laconicamente le morti del dopo elezione così: in ogni rivoluzione si versa del sangue, altrimenti sarebbe solo un movimento o una manifestazione . Non so se condividere a pieno questa affermazione – che per me suona piuttosto cinica – anche perchè significherebbe potenzialmente sacrificare nostro figlio, ma di una cosa sono certo avendo visto coi miei occhi: le strade sono invase di pegeaut e kia, si beve cocacola, interi centri commerciali vendono abiti italianstyle o scarpe puma prodotte in Cina, si beve vino e birra alcoolica di contrabbando e chi vuole trova anche marjuana , per non parlare dei computer con schermo piatto presenti in qualsiasi ufficio . Quello che voglio dire è che lo stile di vita alla ‘occidentale’ non ha mai abbandonato l’Iran da quando negli anni ’60 si studiava francese a scuola e le ragazze uscivano con la gonna al ginocchio (visto le foto in bianco e nero di mia suocera e delle maestre d’asilo di mio cognato) ciononostante oggi non vi è ancora una massa critica per rovesciare – che brutta parola – l’attuale maggioranza. Tutto qui. E non è affatto detto che la cosa non stia bene anche agli USA (sarà forse per questo che Obama pare voglia smettere di finanziare Mussavi?)
    Hamadinejad garantisce una continuità nell’ammodernare il paese, sull’Olocausto dica ciò che vuole ai suoi concittadini – questo credo pensi l’amministrazione americana – e comunque a livello internazionale sta facendo marcia indietro su questo argomento. Certo che non mi piace, a parte l’aspetto estetico, ma caro Hamid: l’inflazione al 25% è voluta e monitorata al fine di portare lo stipendio medio iraniano allo stesso livello di quello di un impiegato europeo.
    Per favore leviamoci dalla mente che esiste un conflitto USA – Cina in quella zona come altrove nel mondo: dove si è mai visto che il creditore (Cina) picchi in testa al suo debitore (USA)? – fonte: Banca mondiale
    Così come non sono sicuro che Mousavi sia la bandiera della borghesia persiana: i bazarì e i commercianti del mercato domestico, e con loro i propri figli a bottega, non hanno alcun interesse a votare per Moussavi (permettete un parallelo: in Italia si votava DC come oggi si vota Berlusconi con la medesima semplicità).
    Infine ritengo che i brogli ci siano stati, sebbene da nessuna parte sia possibile sapere di quel 10% di schede controllate quante siano da annullare o passare a Moussavi, e posso anche credere che il broglio sia stato pesante.
    Quindi Si al braccialetto di solidarietà, magari non tutto verde, con debito affettivo per l’amato e sofferente Iran..

  15. Carlo Cannella il 23 luglio 2009 alle 16:30

    @ Ares
    se ti riferisci alla presunta intenzione di cancellare Israele dalla carta geografica, le cose che in persiano ha veramente detto Ahmadinejad sono queste: Imam ghoft een rezhim-e ishghalgar-e qods bayad az safheh-ye ruzgar mahv shavad. La parola chiave e’ rezhim-e, significa regime. Ahmedinejad non si riferiva ne’ al paese Israele ne’ al territorio- Isreale ma al regime israeliano. Da nessuna parte nella frase compare la parola naghseh, che significa carta geografica, e nemmeno egli ha nominato Israele. Una traduzione realmente fedele al testo, parola per parola, risulterebbe cosi’: Imam (Khomeini) ghoft (diceva) een (questo = il) rezhim-e (regime) ishghalgar-e (occupante = che occupa) qods (Gerusalemme) bayad (deve) az safheh-ye ruzgar (dalla pagina del tempo) mahv shavad (sparire). L’Imam diceva che il regime che occupa Gerusalemme deve sparire dalla pagina del tempo.

  16. Hamid Ziarati il 23 luglio 2009 alle 16:54

    Cara/o JP
    l’onestà intellettuale vorrebbe che:
    Obama si sia insediato ufficialmente il 20 gennaio 2009
    e che:
    la candidatura di Mussiavi e di altri 3 candidati, tra oltre 140 candidature, sia stata accettata e ammessa dal Consiglio dei Guardiani e quindi dalla Guida Suprema solo il 20 maggio 2009.
    Quindi, prima di tirare in ballo Bush, finanziamenti diretti o indiretti a Mussavi o a chicchessia, e altre analisi geopolitiche campate per aria e senza nessuna validità politica e storica s’informi meglio, magari ascoltando tutte le campane e senza pregiudizi, simpatie cieche o interessi personali!

    Caro Carlo Cannella,
    sul discorso se Ahmadinejad sia antisemita o antisionista non sto neanche a replicare, mi bastano ascoltare i suoi discorsi, che sento direttamente in persiano e quindi non filtrati dalla media come Lei, per comprendere appieno la sua posizione… e Le garantisco che non corrispondono affato con ciò che lei afferma e ritiene corretta.

    Con affetto per entambi e per un futuro migliore in cui anche gli iraniani possano confrontarsi liberamente e civilmente come noi ora,
    Hamid Ziarati

  17. Hamid Ziarati il 23 luglio 2009 alle 17:36

    Ci terrei a precisare ancora che la mia famiglia proviene da quel 98% del ceto sociale che nel periodo della monarchia faceva la fame o quasi, quindi, leggendo anche i miei due libri, si comprende il mio disgusto per la monarchia e quindi certi discorsi mi tangono.
    Inoltre, come dice il proverbio, un male non giustifica un altro.

    Mi sento anche di dovere precisare, dopo avere lette “imam ha detto questo o quell’altro e che lui ha ripetuto…”, che gli ultraconservatori e Khamenei in persona hanno fatto dimettere il vice e consuocero di Ahmadinejad perché aveva affermato, un paio d’anni fa, che “noi iraniani siamo amici del popolo israiliano” e malgrado la rettifica “non del suo regime”. Notizia di un paio di giorni fa… s’informi!

    Sempre,
    Hamid ziarati

  18. Carlo Cannella il 23 luglio 2009 alle 18:04

    Il fatto che Rahim-Mashahi fosse stato nominato da Ahmadinejad non dimostra forse che una dichiarazione di amicizia per il popolo israeliano venga ritenuta dal presidente compatibile con l’assunzione di incarichi di governo? E non e’ forse vero che per questa nomina le stesse dure critiche sono state rivolte dai fondamentalisti ad Ahmadinejad? Che antisemita sarebbe insomma, sto presidente?

  19. jp il 23 luglio 2009 alle 18:16

    Caro Hamid Ziarati,
    anch’io sono contento di poter discutere con lei.
    Non posso però fare a meno di notare il fatto che lei non abbia ancora prodotto dati capaci di smentire ciò che io e altri abbiamo detto, a partire dalle famose “prove” dei brogli.
    Vede, io sono uno curioso e senza pregiudizi di sorta; quando non conosco qualcosa cerco di informarmi. Leggo, per di più, molto bene l’inglese, e dunque posso ricorrere a una serie innumerevole di fonti, certamente molte di più di quelle che circolano nell’ottuso mondo mediatico italiano.
    Che l’Amministrazione Bush abbia finanziato la propaganda anti-Iran o sostenuto gruppi di dissidenti è un fatto che ognuno può verificare facilmente, facendosi solo una mezzora di ricerca su Internet. Basterebbe, ad esempio, farsi un giro nel sito dell’Agenzia NED (il cui scopo è sostenere organizzazioni in terra straniera solidali con la politica estera usa-americana) per rendersene conto. O basterebbe chiedersi come mai alcuni membri del Congresso USA abbia fatto richiesta di cancellare dall’elenco delle organizzazioni terroristiche il “mujahideen-e-Khalq” (MEK), con cui la CIA e l’esercito collaborano dal 2003 in Iraq (fonte: Scott Ritter, ispettore ONU) … Non a caso, come credo sappia, nei recenti attentati in Iran sembra ci sia implicato proprio il MEK.
    Tanto per citare un caso: la NED ha finanziato la fondazione ABF, gruppo che ha concorso a far nascere il NAMIR (movimento nazionale di resistenza iraniano); lo si può leggere direttamente sul loro sito.
    Credo, inoltre, conosca il famigerato Ufficio d’affari iraniano (OIA), sponsorizzato niente meno che dalla Condy Rice: in un’ultima delle sue “richieste d’emergenza” al Congresso riuscì a far scucire agli americani oltre 75 milioni di dollari per una grande azione di propaganda contro l’Iran (fonte: The Guardian).
    Potrà reperire informazioni di questo tipo anche sul sito del Los Angeles Times …
    Se ne avrà voglia, inoltre, tra gli archivi del New York Times Magazine troverà notizia di una rete, chiamata “khaneh ankaboot” (“il nido di ragno”), sponsorizzata da personaggi del calibro di Soros, Bush padre, Fukuyama, che ha agevolato la presa di parola di diversi dissidenti iraniani. Qui ho anche trovato menzione del rapporto tra Moussavi e Brzezinski …

    Insomma, caro Hamid Ziarati, per quanto io possa essere benevolo nei confronti di quanti si oppongono a un regime che certo non gode della mia simpatia, tutto questo agitarsi nordstatunitense mi lascia per lo meno perplesso … A meno che lei non creda alla sincerità democratica degli Stati Uniti …
    Sulla Cina (e la Russia) come vero sfondo geopolitico della politica anti-Iran degli USA, be’, si chieda chi ha impedito che, nelle sedi internazionali, fossero comminate sanzioni a Ahmadinejad …

    Anch’io auguro un futuro migliore agli iraniani (e al mondo intero, palestinesi compresi).

  20. véronique vergé il 23 luglio 2009 alle 18:38

    Sogno un paese libero per le donne buttate nelle prigioni,
    le donne con la voglia di leggere, di imparare, di creare.
    Il cinema in Iran è molto bello, poetico, crea uno spazio per le donne.

    Ho paura per le donne che hanno sfidato il potere,
    hanno osato manifestare, mostrare nel cinema donne nel desiderio,
    nella vita, nel cammino di libertà.
    Consiglio un film bellissimo che racconta tre storie di ragazze in Iran:
    Le jour où je suis devenue femme…

    E’ possibile avere una speranza?

  21. helena il 23 luglio 2009 alle 20:28

    D’accordo, jp, ci sono da molte parti del mondo spargimenti di sangue degli innocenti per i quali non si leva nessun grido di dolore pubblico. Ma non mi piace pensare che il silenzio sul Congo (per esempio) renda automaticamente pelosa la considerazione di quel che sta accadendo in Iran. Di fatto, poi mi pare che col tuo criterio si ottenga in realtà che allora tanto vale abbozzare e star zitti su tutto. In più, nello specifico del caso iraniano ho la sensazione che la capacità di entrare almeno un tanto nell’attenzione pubblica, sia dovuta anche al fatto che si tratta di un paese consapevole della propria cultura antica e al tempo stesso con una maggiore diffusione di tecnologie di comunicazione contemporanee. Insomma non credo che dietro ogni videocamera, telefonino o computer usato in Iran ci sia la longa manu degli Stati Uniti

  22. roberto bugliani il 24 luglio 2009 alle 01:00

    Cara Helena (et aliis),
    mi pare che il diverso interesse manifestato per i diversi sangui dei diseredati, degli impoveriti, dei dannati della terra, sia un fatto assodato anche in Italia, e anche qui, su NI. Parto, per dimostrarlo, da una quisquiglia, un fatterello: tempo fa avevo scritto un pezzetto sul golpe in Honduras, postato da effeffe su NI, dove, oltre che a destituire e “esiliare” il legittimo presidente, la repressione golpista si era scatenata sui manifestanti e aveva provocato due morti. Di uno, un ragazzo diciannovenne, circolava anche tanto di foto di lui ammazzato, forse meno dubbiosa (la foto) di quella della ragazza iraniana uccisa (almeno da quanto lessi all’epoca). Ebbene, quella notizia ha suscitato 1 commento, scivolato poi, anche per mia colpa, nel parlare del film del Che.
    Scusa l’autocitazione, ma mi serviva per la dimostrazione di quanto sopra.
    PS.: Magari la prossima volta, se mi se ne darà l’occasione, potrei fare un post sul programma L’Isola dei Famosi che ha lasciato l’Honduras. O sull’ultimo premio letterario (Strega o Dedalus a scelta). Sono convinto che l’audience andrà alle stelle.

  23. Hamid Ziarati il 24 luglio 2009 alle 13:11

    Caro e affezionato Carlo Cannella,
    la nomina di Rahim-Mashahi come vice (il quale si è rimangiato più volte la frase sull’amicizia con il popolo israeliano e ha fatto pubblicamente mea culpa dopo averla pronunciato) non dimostra affatto il non antisemitismo di Ahmadinejad bensì la sua mancanza totale di fiducia verso chiunque non appartenga alla sua cerchia familiare o ai suoi amici fedelissimi. Inoltre, chi in questi 4 anni ha dimostrato di non rispettare nemmeno gli stessi iraniani appartenenti alle minoranze etniche, vedi gli ebrei iraniani, gli armeni, i bahai, i zoroastriani, i mussulmani sunniti, ecc. e tanto meno gli iraniani sciiti praticanti del sufismo o vicini ai dervisci o seguaci degli ayatollah che non condividono il suo pensiero, per non parlare dell’assenza totale di riconoscere il benché minimo dei diritti umani e nulla riguardo alla dignità dell’uomo, mi creda, se potesse raderebbe prima al suolo l’intero stato d’Israele (per la sua gioia e quella di JP) e poi il resto mondo, tanto più che è convinto di vedere i coni di luce e sentirsi avvolto dalla luce divina (si faccia un giro su Youtube visto che mastica il persiano e lo ascolti per esempio dopo il suo intervento all’Onu di un paio di anni fa quando diceva d’essere stato unto da Dio).

    Cara/o JP,
    per quanto riguarda le prove dei brogli non sto a citarle le dichiarazioni del regime stesso di avere pubblicato 10 milioni di schede elettorali in più del dovuto, delle schede senza il numero seriale, delle schede convalidate con il nome di Ahmadinejad senza nessuna piegatura presenti nelle urne, ecc. perché sono sicuro che lei ne è perfettamente a conoscenza e vorrebbe quelle prove cartacee che al momento, per ovvi motivi, non posseggo di persona per mostrargliele (visto che dimostra di saperla lunga sui quotidiani in lingua inglese dia un’occhiata a quelli) e comunque lei mi accuserebbe di divulgare foto e filmati falsi o ritoccati e vorrei evitare. Quindi le riferisco di una cosa che ho constatato con i miei stessi occhi. Ho seguito attentamente e ossessivamente la nomina delle candidature e le elezioni in Iran minuto per minuto anche attraverso i canali televisivi del regime in lingua persiana via satellite (IRIB), e dopo poco più di 50 minuti dalla chiusura dei seggi erano stati già conteggiati secondo la tivù dello stato oltre 19 milioni di schede (di per sé un record assoluto nella storia dell’umanità democratica e un esempio d’efficienza per l’occidente), le percentuali ottenute dai vari candidati sono rimasti pressoché gli stessi fino al termine del conteggio finale dei circa 46 milioni di voti, cambiando solo la seconda cifra dopo la virgola per i due candidati minori, Karubi e Rezai, e di un punto solo per Ahmadinejad e Mussavi. Avendo un Ph.D. in materie scientifiche e suppongo che lei ce l’abbia in politiche internazionali, Le posso garantire che chiunque abbia masticato almeno una sola volta la statistica Le può affermare che può trattarsi solo di un miracolo! Non so Lei, ma personalmente credo che Dio abbia ben altro da fare che occuparsi dell’Iran e delle elezioni di Ahmadinejad).
    Riguardo invece la sua “curiosità senza pregiudizi di sorta e il suo perfetto inglese che va oltre le notizie italiane”, ho apprezzato molto il suo bignami sulle spese extra dell’amministrazione Bush. Se lei mi avesse mai letto o sentito parlare, saprebbe benissimo che non ho mai, e dico mai, simpatizzato per gruppi di ogni sorta che nel loro statuto abbiano avuto qualche riferimento alla lotta armata o alla violenza, essendo io un convinto non violento, e quindi degli aiuti finanziari ai gruppi MEK o NAMIR o altre sigle da parte degli americani non posso fare a meno che indignarmi, perché sono soldi spesi per spargere il sangue e non la vita e la democrazia. Mi permetta però di dirLe che l’assenza totale riguardanti agli aiuti del regime di Ahmadinejad ad altrettanti gruppi terroristici, quali Hamas, oltretutto sunniti, (vedi le navi piene di armi) o a Hezbollah sciita in Libano (i quali sono presenti in Iran per addestramento e in questi giorni sparano sulla mia gente e non sulla sua) o quelli economici e militari al future presidente a vita Chavez in Venezuela (l’amico intimo di Ahmadinejad e il suo modello da emulare), questa Sua mancanza totale nell’accennare a questi argomenti, mi dimostrano la Sua faziosità nel vedere solo un lato della moneta o campana che sia e non mostrare mai l’altro.
    Lei ragiona da “il nemico del mio nemico…, e nel suo caso l’amico del mio amico è mio amico”, ed è convinta che la causa palestinese si vinca solo per via di minacce di morte e di bombe atomiche su Israele. Io invece sono per il popolo palestinese, che grazie ad Ahmadinejad e a persone come Lei, paga il prezzo e il tributo più alto non avendo nessun riferimento certo e nessun rifugio come i terroristi di Hamas, o gli altri capi delle mille fazioni soggiogati dalle dittature lì intorno, Iran compreso, che li massacrano per i loro sporchi affari interni ed esterni.
    Per finire le vorrei riportare quanto ha rilasciato ieri il nipote di Khomeini, Hossein Khomeini, figlio di Ahmad, in un’intervista audio rilasciato in Iraq dove si è rifugiato, pensi un po’ come siamo ridotti, per i concreti rischio che correva la sua vita e la sua persona se fosse rimasto in Iran di Ahmadinejad. Ha dichiarato lui, e io mi dissocio perché voglio un Iran indipendente e libera e finalmente ricostruita sulle ceneri di questi cent’anni di lotta continua per la democrazia, che:
    “se gli americani, con il loro aiuto di ogni sorta, possono ripristinare in Iran la democrazia e la libertà presenti nei primi discorsi di suo Nonno, intervengano immediatamente”.
    Da sempre e mai senza pseudonimi,
    Hamid Ziarati
    Vassalam!

  24. helena il 24 luglio 2009 alle 14:14

    @ roberto bugliani,

    che devo dirti. Il fatto che le querelle sullo Strega/Scurati persino qui facciano più audience non solo del tuo pezzo sull’Honduras ma pure di tutti quelli sulla rivolta “fighetta” iraniana, provoca un senso di profondo dispiacere/frustrazione pure a me. Poi c’è da dire anche questo: dire qualcosa sullo Strega è assai più facile che dirla sull’Honduras. Speriamo che il tuo sia uno di quei pezzi che la gente legge senza sentirsi chiamata in causa a sparare le sue (con rispetto) cazzate

  25. Alcor il 24 luglio 2009 alle 14:45

    @helena

    è così, almeno per quanto mi riguarda:-)

  26. lucia cossu il 25 luglio 2009 alle 09:53

    @ roberto bugliani, helena

    non sempre si commenta e cosa avrei potuto dire di quel post oltre che leggerlo e rileggerlo?

  27. lucia cossu il 25 luglio 2009 alle 10:54

    @roberto bugliani, helena
    anche qui non avevo commentato, non avendo nulla da dire se non da informarmi e leggere e questo pomeriggio sarò a Roma in Via Nomentana

  28. lucia cossu il 26 luglio 2009 alle 01:45

    La manifestazione in contemporanea è stata la prima notizia del telegiornale di TV5 Monde Europe di sabato alle 01.30, molti a Parigi, New York, Amsterdam e Stoccolma. Non ne ho trovato notizia su vari giornali italiani. A Roma non eravamo tantissimi.

  29. Hamid Ziarati il 26 luglio 2009 alle 15:44

    Ringrazio di cuore tutti gli italiani che hanno partecipato alla manifestazione!
    é stato commovente, anche se non eravamo così tanti da far notizia su tutti i giornali nazionali, vedere i miei compatrioti iraniani insieme a quelli dei miei figli italiani, credere ancora che ognuno di noi conta ancora qualcosa e che noi possiamo cambiare il mondo e il nostro futuro in modo pacifico.
    Grazie anche a tutti quelli che non c’erano ma che ci hanno sostenuto e ci sono stati vicini, per rispetto verso chi, nelle stesse ore a Tehran, è stato picchiato, arrestato e ucciso perché manifestava pacificatamente per le stesse ragioni.
    A presto,
    vivendo nell’eterna speranza di un Iran libero e democratico,
    Hamid Ziarati

  30. hokapet sohrabian il 31 agosto 2009 alle 23:26

    CARLO CANNELLA,I COMMENTI RIPORTATI DA TE SULL’ARGOMENTO IRAN NON HANNO DEFINIZIONI,QUELLO CHE MI CONFORTA E CHE POCHI LA PENSANO COME TE.



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