Catalunya #2

10 agosto 2009
Pubblicato da

di Antonio Sparzani

Montpellier - gare Saint Roch

Montpellier - gare Saint Roch

Già quando sali in treno a Montpellier sul Talgo che va dritto a Barcellona cominci a sentire l’odore di questa città mi ricordo che lo sentivo già quando nei ruggenti settanta andavo a Cuixà appostata nei Pirenei appena si arrivava nella foresteria del monastero di quegli antifranchisti benedettini fuori linea estroflessi da Montserrat si sentiva l’odore caratteristico dei barcellonesi che affollavano l’estate di quella Catalunya “compresa nel territorio dello stato francese” così bisogna dire è un odore buono dev’essere il sapone che usano i giovani e le giovani ormai lo distinguo a distanza il Talgo ne è impregnato è un treno speciale che riesce ad allargare la distanza tra le sue ruote in automatico e ad entrare così senza cambiare in Spagna dove il ferrocarril viaggia con uno scartamento più largo che da noi come in Russia del resto idea di Franco l’orrido generalísimo sembra per impedire facili invasioni via binari di tutto il paese che sarebbe stato bello invece cacciare lui e la sua banda di delinquenti non parliamo delle lotte e degli ammazzamenti di allora all’interno della sinistra repubblicana comintern contro anarchici no per carità no

Appena salito e seduto nel posto assegnato mi si siede davanti una ragazzotta con calzoncini risparmiosi che legge avidamente con vaghi sorrisi e che si siede in un modo non so se lo sa ma certo che lo sa provocante assai va bene toccherà leggere e guardare altrove mi dico così leggo ovvero rileggo il Preludio alla Fondazione che placa le ansie e per il treno è perfetto poi a Narbonne arriva il controllore a distrarre tutti quanti la ragazzotta scende a Perpignan e infine le guardie di frontiera francesi a Cerbère e poi quelle spagnole a Port Bou ma non siamo tutti nel mondo di Schengen mi domando invece passaporti e documenti e dogana non con la grinta minacciosa degli anni settanta tuttavia belli seri anche oggi mah proprio non capisco forse cercano terroristi che si mascherano da ragazzotti girovaghi e provocanti di cui son pieni i treni di questa stagione che meraviglia il mio sogno anche sarebbe un bel biglietto interrail paneuropeo illimitato ogni giorno un nuovo viaggio Basel Strasbourg Amsterdam Lubecca Varsavia e Praga con quel castello di Hradčany che non si andrebbe mai via e il Ring della Vienna imperialregia e via via un po’ come dice il mio amico skipper in barca che ogni mattina puoi drizzare la prua dove ti pare e il mare ti abbraccia e ti porta l’aliseo lui l’aliseo

talgo1

Sul Talgo ti sembra anche di essere ritornato un po’ in Italia la puntualità sparisce tutto un po’ slandro lontani dall’efficienza e lindore dei francesi tgv, ah oui ah c’est bien la grande vitesse ah che neanche ti accorgi che corrono e se sono diononvoglia con qualche minuto di ritardo invece dell’ipocrita e inutile ci scusiamo del disagio arrecato ti chiedono che coincidenze devi prendere e ti dicono se la tua è garantita o no e se no ti propongono alternative come dire una civiltà ferroviaria sconosciuta è così familiare però il dondolio del Talgo ha la sua piacevolezza lascia andare la mente per i fatti suoi e l’accompagna in tutti i sentieri dei sogni che sempre non c’è verso si biforcano finché non si arriva a Barcelona Estaciò de França ancora un po’ decadente genere monumentale vecchia Europa lunghe file agli sportelli ecco gli amici che attendono fedeli abbracci domande sguardi subito interessanti tutte storie complicate anche le loro finalmente insieme però contenti con una bella casa accogliente con due terrazzi da usare uno la mattina e uno la sera a seconda del sole lei lo chiama ehi maco un po’ cantilenante molto tenero insomma si sta bene anche quando ci si vede una volta all’anno o anche ogni due anni come in questo caso c’è un livello di confidenza che si riacquista così rapidamente le battute di cui ridere gli scherzi catalani vecchi e risaputi ma sempre apprezzati l’ammiccare comune quando arriva una parola chiave nella nostra passata amicizia cos’è poi lo stare bene assieme se non questa complicità di affetti nei quali mai viene in mente di equivocare le parole dell’altro o di pensar male sia pure vagamente la parola scorre intrecciata col sorriso le novità degli ultimi due anni sono importanti sì ma non poi tantissimo mi sgridano ma tanto lo sanno che sono fatto così per le mie ingenuità e le mie mal riposte generosità chissà forse invece dettate da complessi di colpa o da timori inconfessati

Tutte le volte che vado a Barcellona mi accorgo di amarla istintivamente per quella sua aria aperta per il mare là in fondo che comunque c’è anche se sei in alto al Parc Güell a vagare inebriato dalle deliranti delizie di Gaudí anche lì lo senti qualche volta arriva perfino una zaffata di quell’odore inconfondibile che lega tutti i mari del mondo da Trieste al bituminoso Pacifico di Santa Barbara sì anche lì si insinua malgrado il lezzo dei pozzi di petrolio al largo della californiana costa a Isla Vista borgo ghetto degli studenti della University of California at Santa Barbara UCSB per i locali che lì almeno possono fare le loro pratiche illecite di fumo e sesso orrore orrore senza dar noia ai bravi e pacifici cittadini wasp della California di Terminator però al Parc Güell voglio tornare sempre a vedere quel dragone incredibile con cui ti verrebbe voglia di giocare e di mettergli a cavalcioni i bambini perché li porti a spasso lui meglio di chiunque altro come dice El Paff quella canzone tradotta anche in catalano Paff era un drac màgic que vivia al fons del mar il mare anche qui è una presenza colorata in tutte le gradazioni dell’azzurro e del blu, quel blu del Mediterraneo che non è di nessun mare del nord posso ben dirlo ho visto il Mare del Nord quando ci sono andato anni ’80 in pellegrinaggio da fisico perché nell’isoletta di Helgoland era andato Heisenberg nel giugno 1925 per curarsi la febbre da fieno e fu lì che disse di aver avuto finalmente l’idea nuova decisiva per la meccanica quantistica ma quando lo vedi al crepuscolo nero ti viene voglia di dire atro con Dante che usa l’aggettivo per la morte oltre che per la barba di Cerbero unta e atra dio che ribrezzo e però in barba al nero Cerbero questo ricordo del Mare del Nord mi è caro assai perché quello è stato soprattutto un viaggio con un glorioso air-camping di conoscenza e di amore con una mia amica molto cara di allora e che ancora passati i decenni molto cara mi è a dispetto dei dispetti della vita

barcellona-antica

Barcellona bisogna passeggiarla di lungo e di traverso non solo sulle ramblas luogo mitico ormai più che reale dove centinaia di personaggi si esibiscono nei costumi integrali più vari e con i sotterfugi più diversi per attirare il pubblico soprattutto dei più giovani o dei turisti giapponesi che si fanno fotografare in cambio di poche monete con un angelo dorato dalle enormi ali piuttosto che con un diavolo spaventoso dal ghigno satanico dipende dalle propensioni di ognuno naturalmente non tanto ormai nelle ramblas il cuore della città batte ma nel barrio gótico delle stradette e delle piccole piazze come nella plaça del pi che prende il nome da un bel pino al suo centro e con i tavolini dove si possono prendere tres bitter-kas amb olives farcides d’anxoves bevande analcoliche ma con le olive inzeppate di acciughe che andresti avanti per ore è davanti a questi modi di impiegare le mani e di farcire la bocca che saltano poi fuori i non detti di tanti momenti comuni e i ricordi che servono a ricapire la complicità del presente sono stato testimone alle loro nozze testimone della sposa e sono arrivato là quella volta con i calzoni adorni di un vistoso sbrego sul dietro correva l’anno si sa e ho dovuto farmi prestare un paio di calzoni dello sposo inedita e ridicola circostanza che non ha turbato o corrotto di un pelo tutta l’operazione al contrario e son poi tornato in Italia con il mio sbrego regolamentare e tanta contentezza in più

Tag: , , , , ,

3 Responses to Catalunya #2

  1. bill (sì, proprio io) il 10 agosto 2009 alle 15:06

    Davvero, non se ne può più, per pietà basta.

  2. tina nastasi il 10 agosto 2009 alle 17:08

    Che scrittura audace, Antonello! Me la sono letta tutta d’una scorsa veloce d’occhi, ma nella mia mente era come un’ascoltarla da una voce umana indefinita che ne interpretava le pause, come se parlassi tu … Straordinaria esperienza!

  3. véronique vergé il 11 agosto 2009 alle 11:23

    Continuo il viaggio di lettrice con memoria viva di Barcellona.
    Antonio Sparzani ha una scrittura poetica in presente sensualità della vita: il profumo assorbito nel treno, il cibo come tela ricordo a un gusto
    che non mi ha mai lasciato: olives farcides e bebita fresca.
    Amo la manera di considerare il blu mare del Meditarraneo, il colore
    di riposo alle montagne, al calore che fa vapore al cielo.

    Barcellona è come Napoli si ama come dice Sparz con l’instinto del sangue, il tuo corpo è immerso nella città, la tua anima danza con
    l’anima dei voci e dei volti.

    E’ un amore senza lentezza. Un bacio diretto.



indiani