due passi (fare)

12 agosto 2009
Pubblicato da

Mariasole

funebre
I raccoglitori di fiori
si atteggiano
all’alba dei vecchi
con carri mascherati,
e cavità
poco profonde.
Celeri messaggeri
dei semi
e delle donne,
ridono
discutono all’infinito
sull’esistenza
dell’acqua.

E il cielo in ombra
e il tempo stretto
e la vertigine
non hanno tempo
per aspettare il peggio.
La terra
è un canto adulto.

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Andrea

Gli anni passati si chiudono qui.
Gli anni iniziati non trovano posto
nel conto di vita che c’è.
Di quanto ho vissuto ridico:
un ago piantato nel piede,
una chiazza di sperma,
una mano sul capo.
Di quanto non vivo vivrò ricontando
ritrovo paure, un abisso, una specie
pietosa di scambio di voglie.
Anima sola, lasciarmi,
ti chiedo e ti dico: non torna.
Passando, passavi, sarà.

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12 Responses to due passi (fare)

  1. marthagraham il 12 agosto 2009 alle 21:34

    Bello, un carillon alla Pessoa

  2. Fabio Teti il 13 agosto 2009 alle 10:27

    Una domanda per Andrea Raos, se non disturba: questo testo precede/è parallelo/o segue le (gli) Api?

    Con complimenti. Splendido.

  3. véronique vergé il 13 agosto 2009 alle 11:32

    E’ una tristezza
    di fado
    non c’è porto
    per l’anima
    assillo del tempo.

    Tu sei li, Andrea,
    in una magnifica poesia.

    La poesia di Maria Sole
    svela l’alba morta dei vecchi
    dedicata alla terra
    che assorbisce.

    L’immagine di Effeffe ha la malinconia
    di una spiaggia
    dove una scarpa annega nell’arena.

  4. Andrea Raos il 13 agosto 2009 alle 14:48

    Ciao Fabio, l’ho scritta tra mercoledì e venerdì scorsi, in tram. Rileggendola mi sembra che tiri troppo sul patetico (l’anima…), ma ormai è fatta. Comunque grazie.

  5. natàlia castaldi il 13 agosto 2009 alle 14:57

    due bei lavori.
    quella di Raos è cruda e vera, forse patetico non è corretto come aggettivo, almeno per me.

  6. Fabio Teti il 13 agosto 2009 alle 15:41

    Grazie per la risposta, Andrea (e: li conosco quei tram…).

    Avevo letto l’intervista di Inglese sul penultimo verri, e per quello mi incuriosiva la questione cronologica, insomma il ”dopo-api”. Ergo apprendo con piacere.

    Un caro saluto,

    Fabio

  7. effeffe il 13 agosto 2009 alle 17:05

    un tram nommè dèsir
    merci Raos
    effeffe

  8. metello il 15 agosto 2009 alle 20:40

    nella poesia di Andrea non ci trovo niente di patetico, ma la tristezza lirica e esistenziale del no mans land che può essere un tram, con l’anima (che se è vero come dicono alcuni, circonda il corpo) alle strette, e tanta voglia di sbagliare fermata, e la sonorità dei versi meravigliosa e triste. bellissima.

  9. Nina Maroccolo il 16 agosto 2009 alle 01:15

    Tristezza e Bellezza. Altro passo a due d’incomparabile “fare” poetico umanissimo.

    @ Mariasol: “La terra
    è un canto adulto.”

    Quanta verità in questa chiusa che avrei voluto scrivere io!
    E tu, Andrea, la segui in questo canto vulnerabile, mentre “Gli anni passati si chiudono qui.” Qui e ora.

  10. gianni biondillo il 16 agosto 2009 alle 02:13

    Piu’ Raos per tutti!

  11. teqnofobico il 16 agosto 2009 alle 12:13

    “E che sarà?”
    “E che sarà mai?”
    “Sarà mai?”
    “Sarà ora.”

  12. aitan il 19 agosto 2009 alle 09:59

    Un applauso e un abbracio più forte dell’applauso alla mia nipotina mariasole elos.



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