SIGUR ROS Glósóli

12 agosto 2009
Pubblicato da

 

 
Sigur Ros

Glósóli

Nú vaknar þú
Allt virðist vera breytt
Eg gægist út
En er svo ekki neitt
Ur-skóna finn svo
A náttfötum hún
I draumi fann svo
Eg hékk á koðnun?

Með sólinni er hún
Og er hún, inni hér

En hvar ert þú….

Legg upp í göngu
Og tölti götuna
Sé ekk(ert) út
Og nota stjörnurnar
Sit(ur) endalaust hún
Og klifrar svo út.

Glósóli-leg hún
Komdu út

Mig vaknar draum-haf
Mitt hjartað, slá
Ufið hár.

Sturlun við fjar-óð
Sem skyldu-skrá.

Og hér ert þú…

Fannst mér…..

Og hér ert þú
Glósóli…..

Og hér ert þú
Glósóli…..

Og hér ert þú
Glósóli…..

Og hér ert þú
 
 
 
Raggio di Sole

Ora che sono sveglio
tutto sembra diverso.
Guardo intorno
ma non vedo nulla di strano.

Mi infilo le scarpe e scopro che
lei è ancora in quel pigiama
trovato in sogno.
Sono nell’antitesi dell’estasi.

Lei è con il sole
ed è qui fuori da qualche parte…

Dove sei?

Viaggio
e vagabondo
senza trovare la via…
… allora mi oriento con le stelle.
Lei è seduta dall’inizio dei tempi
e ora si alza.

Lei è il sole che brilla
ed esce.

Mi sveglio da un incubo.
Il mio cuore batte
fuori controllo…

Mi sono cosi abituato a questa follia
che ora non ne posso fare a meno

Eccoti…
Sento…
Eccoti…
Raggio di sole…
Eccoti…
Raggio di sole…
Eccoti…
Raggio di sole…

Tag: , ,

30 Responses to SIGUR ROS Glósóli

  1. Wn il 12 agosto 2009 alle 23:05

    Un saluto, sempre ottimi i Sigur Ros.
    Ghiaccio caldo o Soli Islandesi?

    Mah.

  2. natàlia castaldi il 13 agosto 2009 alle 02:43

    delicato, una magia.

  3. Fabio Teti il 13 agosto 2009 alle 10:16

    (grazie) e: Ágætis byrjun

  4. orsola puecher il 13 agosto 2009 alle 11:06

    [ oh prego ] e:

    .\\’

  5. orsola puecher il 13 agosto 2009 alle 11:10

    Hoppípolla

    Brosandi
    Hendumst í hringi
    Höldumst í hendur
    Allur heimurinn óskýr
    Nema þú stendur

    Rennblautur
    Allur rennvotur
    Engin gúmmístígvél
    Hlaupandi inn í okkur
    Vill springa út úr skel

    Vindurinn
    Og útilykt af hárinu þínu
    Eg lamdi eins fast og ég get
    Með nefinu mínu

    Hoppípolla
    I engum stígvélum
    Allur rennvotur (rennblautur)
    I engum stígvélum

    Og ég fæ blóðnasir
    En ég stend alltaf upp
    (Hopelandic)

    Og ég fæ blóðnasir
    Og ég stend alltaf upp

    Saltando Le Pozzanghere

    Sorridente
    girando in cerchio
    tenendo le mani
    l’intero mondo è confusione
    ma tu resti in piedi

    Zuppo
    completamente fradicio
    senza stivali di gomma
    sentendoci vivi dentro di noi
    voglio uscire dal guscio

    Il vento entra
    con l’odore dei tuoi capelli all’aperto
    lo raggiungo il più velocemente possibile
    con il mio naso

    Saltando dentro le pozzanghere
    completamente fradicio
    zuppo
    senza gli stivali addosso

    E inizio a sanguinare dal naso
    ma mi alzo sempre

  6. franz krauspenhaar il 13 agosto 2009 alle 12:10

    mi dispiace essere contro, ma ritengo i sugur ros la più grande bufala degli ultimi anni. ottimo il lavoro puecheresco, ma questi infingardi islandesi andrebbero messi a pane e acqua per tutto l’inverno (loro.)

  7. orsola puecher il 13 agosto 2009 alle 14:04

    [ altra versione di Hoppípolla – presa dal DVD Heima – dal vivo – l’emozione riflessa negli occhi del pubblico – il luogo – la ripresa dall’alto – luminosa semplicità primaria ]

    .\\’

  8. natàlia castaldi il 13 agosto 2009 alle 14:17

    sarà… ma a me comunicano pace e gioia, sarà anche poco e poco “intellettuale”, ma ce n’è un gran bisogno a volte.

  9. isak il 13 agosto 2009 alle 15:45

    Bravi i Sigur Ros.
    Ma la semplicità – luminosa o no – può non essere primaria?

  10. Fabio Teti il 13 agosto 2009 alle 15:47

    Franz non ha tutti i torti. Bufala è a mio avviso l’intero ultimo disco e la gran parte del penultimo, Takk, da cui i due estratti. Ma il primo Lp, Ágætis byrjun, 1999, il successivo ( ), li trovo assai importanti, oltre che splendidi.

  11. isak il 13 agosto 2009 alle 16:16

    *Bufala è a mio avviso l’intero ultimo disco*. E perché? Perché più pop? (è l’unico innesto che mi pare di riconoscere rispetto i primi dischi). A me anche solo il primo brano, che fu anche il primo singolo, pare ritmicamente geniale, sorta di minimalismo pop.
    (e il primo lp non è Ágætis byrjun)

  12. Fabio Teti il 13 agosto 2009 alle 16:34

    Certo, c’è Von – (molto notevole per altro): pardon. Non lo so, Isak, l’ultimo lavoro mi è sembrato uno di quei ”finti” rinnovamenti, con poche reali idee sotto. Insomma: un disco non necessario. Naturalmente espongo in questo caso pura idiosincrasia personale, e un inservibile ”de gustibus”: ascolto molta musica ma non sono un musicista; sono esposto a topiche, insomma.

  13. francesca matteoni il 13 agosto 2009 alle 16:44

    Premesso che questo video è meraviglioso, sta tra Peter Pan ed un tamburino magico senza però aspetti demoniaci, solo quella totale capacità di immedesimazione che si ha da bambini, la sete di sogno e libertà che si trasforma dopo in nostalgia acuta, e che Glosoli insieme a Saeglopur è per me la canzone più bella di Takk, certo è che i Sigur Ròs sebbene possano non piacere non sono una bufala, come non lo sono i Mogwai o i Cocteau Twins (che però non mi piacciono altrettanto), e tutti quei gruppi tra post-rock e dream-pop, con cui sono più o meno imparentati. Per non dire dei Radiohead, con cui hanno più di un legame. Si tratta sempre di riconoscersi o meno in un certo lavoro: la musica dei Sigur è assolutamente emotiva, intrisa del paesaggio dove nasce e di un paesaggio più remoto per alcuni che è quello dell’infanzia con la sua solitudine, il suo essere fatata – senza abbellimenti -, irreale, presente e irraggiungibile proprio come lo sono certi ‘luoghi’ nei quali siamo immersi, ma che ci sembra mai di non afferrare fino in fondo e che vorremmo perpetuare per ancora qualche momento, qualche ora. Del resto i Sigur cantano in Vonlenska, la lingua della speranza, una lingua inventata dove il suono è più importante del senso e la parola tende alla musica, alla lingua degli elfi, dei segreti, dell’acqua o della foglia. Fabio, l’ultimo album vale la pena anche solo per Ara Bàtur (che ho ascoltato quasi ossessivamente l’anno scorso nella tundra norvegese, sulla riva di un lago)e Fljòtavik. Mentre è molto bello il doppio Hvarf/Heim, dove c’è la mia versione preferita di Von, canzone omonima del primo album – se non lo hai sentito recuperalo, merita molto. Anche se di sicuro la cosa migliore dei Sigur è il doppio dvd Heima, dove musica e paesaggio naturale e umano si fondono completamente.

  14. Fabio Teti il 13 agosto 2009 alle 17:12

    E’ vero, Francesca – Heima è il loro capolavoro. E non credo affatto che i Sigur siano una bufala (e men che meno i Radiohead – cui però non riesco ad accostarli – o i Mogwai). Credo però che anche nelle ”carriere” migliori possano esserci dei lavori con poca motivazione, o blanda riuscita: e per me due casi esemplari gli stessi In rainbows (Radiohead) e The Hawk Is Howling (Mogwai). Vero è anche: non si può sfornare sempre capolavori. E: considerata l’area, conosci i canadesi Godspeed you! black emperor ? Io li trovo – de gustibus, sempre e comunque – inarrivabili.

  15. orsola puecher il 13 agosto 2009 alle 18:18

    …sapevo di far cosa gradita a Francesca…

    [ la semplicità può essere frutto di meccanismi creativi molto complessi nell’arte – nella musica – nella letteratura – anche – di percorsi secondari e di complicate sottrazioni – e non sempre è luminosa – ovviamente – come in questo caso – e primaria – come in questo caso ]

    .\\’

  16. isak il 13 agosto 2009 alle 18:49

    Ho sentito molte persone dire di In rainbows che è un album mezzo riuscito, o addirittura riuscito per niente. Non riesco a capire. L’album è buonissimo, secondo me, non tanto perché rappresenta un perfetto punto di equilibrio tra i tentativi elettronici, inaugurati con Kid A, e il rock “aperto” che li contraddistingue dall’inizio. L’album è buonissimo perché, oltre a suonare di per sé, fa suonare chiaramente il lavoro che lo ha formato. Un lavoro di lima, di sottrazione. Così abbiamo un’opera essenziale, dove i pochi tasselli valgono come piattaforme intere. La forma canzone si coniuga perfettamente con le complessità di composizione e esecuzione. Ne risulta un album semplice, densissimo, tutto “in verticale”, dove la profondità non è prolissa (come in Hail to the thief, o in Kid A), ma contratta, complicata.

  17. franz krauspenhaar il 13 agosto 2009 alle 19:01

    è roba incostistente che si spaccia per profonda. questo intendo per bufala. ci sono pezzi di piacevole ascolto, certo – ma allora ascoltiamoci un pop onesto senza sentenze… no, credetemi, questo furbi islandesi vendono fuffa; nessuna emozione vera, spatolate di suoni che avrebbe potuto concepire anche un bambino delle elementari.

  18. franz krauspenhaar il 13 agosto 2009 alle 19:02

    questi furbi

  19. franz krauspenhaar il 13 agosto 2009 alle 19:03

    inconsistente

  20. orsola puecher il 13 agosto 2009 alle 21:29

  21. franz krauspenhaar il 14 agosto 2009 alle 09:45

    penosissimo…

  22. orsola puecher il 14 agosto 2009 alle 11:47

    [ per la guerra dei bottoni in rete non ho tempra – temperie – e neppure temperanza – né men che meno tempo – trovo la ricerca musicale dei SR molto interessante – e basta là ]

  23. Salvatore D'Angelo il 14 agosto 2009 alle 13:26

    Il primo e l’ultimo video qui presentati mi fanno pensare a certe atmosfere musicali dei Popul Vuh dei primi anni Settanta. I Popul Vuh collaborarono anche alle musiche del Nosferatu di Werner Herzog (quello con Klaus Kinski , remake di quello di Murnau). Comunque, per chi ne avesse voglia, rimando tutti ai Popul Vuh primi anni settanta.

  24. gianni biondillo il 14 agosto 2009 alle 18:43

    Ho fatto partire il video, poi a un certo punto, circa a metá, mi sono detto: “ma quando comincia il pezzo?”
    ;-)

  25. franz krauspenhaar il 14 agosto 2009 alle 18:46

    nessuna guerra dei bottoni. come ha scritto d’angelo, il richiamo ai tedeschi popol vuh è netto. ma questo è un complimento, più o meno (supersopravvalutati i popol vuh rispetto a formazioni tedesche coeve, come i neu! – che vi invito ad ascoltare-). non voglio polemizzare, puo’ darsi che io non abbia capito nulla e che questi folletti siano dei geni. continuo a non pensarlo, soprattutto perchè questo tipo di musica – con le opportune variazioni – è stata fatta 40 anni fa. poi è bello pensare agli elfi, ai folletti, all’islanda, alle magie, ma questi secondo me rimangono dei ciurlandari (o bufalari) di prima categoria. penso non sia questione di gusto, ma di attenzione vera all’ascolto. ma, ripeto, lungi da me la voglia di “guerra dei bottoni”, puecher tu sai che semmai sono per le cannonate…

  26. Salvatore D'Angelo il 14 agosto 2009 alle 22:37

    Franz è sincero e va apprezzato per questo, anche se la sua irruenza può sembrare disprezzo per l’altrui opinione, ma non è così, secondo me.
    Confesso che non conoscevo affatto questi islandesi e, se debbo dirla tutta, mentre li ascoltavo, mi sono venuti a mente i Popui Vuh, come dire , per il ritmo rarefatto e andante, non certo per la consistenza; quanto agli altri pezzi, è venuto anche a me di pensare a ciò che ha affermato Biondillo. Però, come dire, pop per pop, ma sì, si possono ascoltare..tuttavia non è che mi entusiasmino molto; il guaio è che ho un “difetto di origine”: ho avuto la sventura” di nascere” alla cultura musicale negli anni 1965-1977, (palando di pop, rock e sperimentale) e vi assicuro, per chi è più giovane, che quel che dice Franz (questa musica è stata fatta 40 anni fa) è vero : magari si tratta di una “citazione” o “rilettura” in chiave pop di quella musica…ma allora, beh, meglio ascoltare l’originale ( sapeste certi polacchi dell’epoca, che so Jan Kazmarek*i orchiestra ozmiego dnia e simili, tanto per citare musicisti tuttora ignoti in occidente). Ma per carità! non mi si fraintenda, non sono un passatista o un “fissato” deli anni settanta, lo giuro..infatti non conosco i neu citati da franz.

    * per la verità Kazmarek nei primi cinque anni del duemila ha vinto l’oscar per le musiche al film sullo scrittore inglese autore di Peter Pan, ma fino ad allora non lo conosceva nessuno, eppure ha scritto e intepretato musiche sublimi, quanto ad “atmosfere”.

    Ad ogni modo, grazie a Orsola Puecher per averci dato l’opportunità di conoscere anche i Sigur Ròs.

  27. franz krauspenhaar il 15 agosto 2009 alle 00:22

    grazie salvatore, sei una persona squisita. tuttavia gli amici di NI mi conoscono bene e sanno che non c’è disprezzo, ma solo irruenza e passione, anche al negativo.

    un grazie a orsola puecher per il suo lavoro di arricchimento (anche se dei sigur ros:-)))

  28. unexscafista il 16 agosto 2009 alle 05:10

    La matrice
    circumnavigabile
    da perforare
    è
    Radiohead.
    Il Krautrock
    è
    da cazzari
    in andropausa.
    Rileggere Sterne.

  29. isak il 16 agosto 2009 alle 13:39
  30. Demetrio il 18 agosto 2009 alle 11:07

    Adoro i Sigur Ròs, li ho visti a Firenze lo scorso anno e quel concerto resta uno dei miei ricordi più magici.
    Complimenti, bellissimo blog, l’ho scoperto solo oggi, certamente continuerò a leggervi con attenzione.
    A presto,
    Demetrio



indiani