due passi ( fare )

16 agosto 2009
Pubblicato da

Luigia

sono ora al tuo cespuglio
in quella tinta cresciuta
dalla nostra sostanza immensa
la voce staccata dal corpo
segna l’opera il taglio della carne
nel frammento
tutto l’occhio avanza
fino a te che ascolti
il gocciare, piccole macchie
sulla tela,
quel lampo
che ferisce il sogno colpendolo
in pieno viso
la mutilazione,
la sagoma del tronco diviso
il ricovero della carne
nella separazione
con i mattini ventosi sull’acqua
tutta colma
la materia del giardino colpita
così illuminata e sola la luce
da sé sparsa

scorporata

il cespuglio, il cespuglio caro

yves-saint-laurent-chaussures-2

Franco

Siamo pronti all’amore quando gli altri se ne vanno. L’amore è un sentimento che nasce sulle rovine, non dentro le case arredate. L’amore nasce quando ci tagliano le mani e noi proviamo ad accarezzare l’altro con l’arto fantasma. Non c’è mai l’amore quando siamo reciprocamente gentili e disponibili, quando capiamo gli altri e noi stessi. L’amore, come la poesia, è dentro fessure in cui cadiamo, è una storta della nostra vita, è una rottura dei legamenti, non una cosa che ci unisce. L’amore ci fa più soli e perduti, non ci mette in pace con niente e con nessuno, ci rende indisponibili alla saggezza, ci fa vedere che la vita è sempre piccola e ottusa quando non è squarciata dalla morte, dal desiderio inappagato. L’amore ci prende per toglierci dalle manfrine di quello che facciamo e diciamo ogni giorno. L’amore non è una faccenda che riguarda il nostro corpo o quello degli altri, ma il vuoto di cui siamo composti, è una faccenda che riguarda le stelle che luccicano nel buio delle ossa.

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25 Responses to due passi ( fare )

  1. natàlia castaldi il 16 agosto 2009 alle 17:59

    non conoscevo Luigia, ne sono rimasta affascinata, colpita ed affondata.

    e la prosa poetica o poesia, che dir si voglia, di Arminio è splendida.

    per me qui si è toccato il cielo graffiandosi gli occhi di stelle.

    :-) happy

  2. franz krauspenhaar il 16 agosto 2009 alle 18:52

    dai arminio, l’amore è l’amore, ma quali rovine.

  3. torino-milano il 16 agosto 2009 alle 20:41

    Fa molto “personaggi precari” (quando sono in poesia). Ma gli originali sono più efficaci.

  4. effeffe il 16 agosto 2009 alle 20:50

    caro tomino
    secondo me sei molto “locale”
    tenta la Grande Vitesse
    prova la gioia dell’alta velocità

    effeffe

  5. luigia sorrentino il 17 agosto 2009 alle 00:22

    Cara Natàlia, grazie.
    Il merito di questo nuovo passo è di Francesco Forlani. E’ sua l’idea di far camminare su una sorta di rullo – il blog – le voci dei poeti.
    Ringrazio Franco Arminio per il suo testo.
    Nel passo le voci si incontrano. In entrambi i testi si parla di un amore che genera mutilazione, divisione, vuoto, sperdimento. Un amore che nella sua massima estensione ti fa “toccare il cielo graffiandosi gli occhi di stelle”.

    P.S.
    Il nome tuo, Natàlia, è bellissimo, è un piacere pronunciarlo…
    Ciao, L.

  6. Fabrizio Fantoni il 17 agosto 2009 alle 02:06

    Mediante un susseguirsi ininterotto di immagini che sembrano riemergere dal fondo di un sogno, Luigia Sorrentino attua una scomposizione per così dire cubistica della realtà, rivelandoci il non detto.
    L’amore di cui si parla nella poesia di Luigia Sorrentino acquista grazie ad una sequenza verticale di figure, un significato altro divenendo un’intuizione artistica. Perchè che cos’è l’opera segnata dal “taglio della carne” da cui gocciano “piccole macchie sulla tela” se non la poesia stessa che nasce dalla ferita divenendo “voce staccata dal corpo”, “scorporata”?
    La poesia è infatti un amore che nasce dallo sperdimento, da “quel il vuoto”, come dice Franco Arminio, di cui siamo composti.
    Fabrizio Fantoni

  7. carmine vitale il 17 agosto 2009 alle 09:35

    altissima questa coppia e questi passi di danza
    e Luigia ha il dono del verso inondato di luce
    grazie ,davvero
    c.

  8. Diamante il 17 agosto 2009 alle 12:25

    Bella la poesia di Luigia. Arminio dice in gran parte cose vere, ma dov’è la poesia o la prosa poetica?

  9. natàlia castaldi il 17 agosto 2009 alle 12:37

    Diamante, è dove la si vuole vedere, diversamente, è inutile insistere, non si vedrà mai niente.
    sono stanca, chiudo qui.
    buon lavoro a tutti.

  10. Fabrizio Fantoni il 17 agosto 2009 alle 14:59

    Carmine, grazie.
    immediato e forte. Illuminato dalla luce della coscienza, della ragione.
    L.

  11. luigia sorrentino il 17 agosto 2009 alle 15:01

    Carmine, grazie.
    immediato e forte. Illuminato dalla luce della coscienza, della ragione.
    L.

  12. luigia sorrentino il 17 agosto 2009 alle 15:27

    Cara Diamante,
    la prosa poetica in questo caso, nasce dall’accostamento visivo dei due testi, uno scritto in forma poetica – sugli stessi contenuti – l’altro in forma prosastica. Franco Arminio ha reso nella sua prosa una visione dell’amore, non l’unica. E lo stesso ho fatto io. Parlando di un amore vissuto come uno sperdimento, o una mutilazione.
    La voce di Arminio arriva, inoltre, da un luogo bellissimo – e maledetto – l’Irpinia, terra contaminata, che nel 1980 ha contato molti morti e patito, tanto tanto dolore. Credo che sia anche questo l’amore di cui lui ci parla, un amore che nasce dalle rovine e dalla distruzione.
    Ciao.
    Grazie a te e a Natàlia per la lettura e l’attenzione nella lettura.
    L.

  13. luigia sorrentino il 17 agosto 2009 alle 15:29

    Fabrizio Fantoni
    E’ uno di quei rari critici che davvero amano la poesia.
    E’ un medium eccezionale.
    E’ colui che fa da ponte – non pontifica – e si fa egli stesso, poeta.

  14. véronique vergé il 17 agosto 2009 alle 16:29

    Sublime,
    la poesia è dentro l’amore
    spezzata in due
    con la disperazione
    del luogo commune a tutti
    la solitudine
    il campo infecondo
    le rovine o il cespuglio
    Luigia e Franco danno una figura
    all’intuizione dell’amore
    vissuta come intimità chiusa;
    in poesia aperta.

    Come Effeffe trova il disegno artistico
    delle scarpe?

  15. sarmizegetusa il 17 agosto 2009 alle 17:47

    Visto che mi si chiama in causa…

    Ti ringrazio per l´implicito complimento, to-mi, ma non vedo poi tutta questa somiglianza tra questo lavoro e il mio (è la seconda volta dopo quella sparata di qualcuno su Santoni/Pasolini che “corri in mio aiuto”… grazie di nuovo ma non c´è bisogno ^_^).
    Due passi (fare) è costruito a coppie ed è decisamente un lavoro poetico, mentre in Personaggi precari le puntate nella poesia sono, appunto, puntate (sai bene che mi trovo più a mio agio con la prosa). È vero, ci sono dei nomi propri di uomo e di donna, e delle brevi storie sotto di essi, ma le somiglianze si fermano qui. Tra l´altro il mio “punto di vista emotivo” è quasi sempre esterno/sociale oppure intimo, psicologico (psichiatrico?), mentre qui io vedo dei dialoghi. Se poi anche ci fossero delle somiglianze, il succo della letteratura non è forse un continuo gioco di rimandi e riferimenti? Del resto anche l´idea alla base di Personaggi precari viene dalle Città invisibili.

  16. francesco forlani il 17 agosto 2009 alle 19:54

    scusate cos’è personaggi precari? ditemi giusto di cosa si tratta perché io possa capire. qui ci sono degli autori che ho deliberatamente chiamato due a due per tentare una danza poetico letteraria. I nomi e cognomi sono nei tag, mentre nel post figurano solo i nomi con le scarpe. non c’è niente di precario insomma, diciamo qualcosa di effimero, una danza, e delle sensibilità in SPE (servizio permanente effettivo)
    effeffe

  17. Andrea Raos il 17 agosto 2009 alle 20:26
  18. Diamante il 17 agosto 2009 alle 22:00

    @natàlia
    La tua affermazione, che la poesia è dovunque la si vuol vedere, la trovo inquietante.
    @ luigia
    Non capisco: cosa dovrebbe significare l’accostamento visivo? Io leggo il brano di Arminio, e non vi ravviso tracce di poesia (so che Arminio è un poeta, ma in questo caso la sua è una riflessione). La prosa poetica pure è decisamente altro: per restare ad es. su NI ne ho letta di buona, autore Catelli.

  19. natàlia castaldi il 17 agosto 2009 alle 22:14

    depas sublinguale, bastano 5 gocce.
    e non ho detto quello che hai riportato, ho detto che se non la vuoi vedere, anche avessi sotto gli occhi un sonetto della browning non te ne ravvedresti.
    uff…

  20. Diamante il 17 agosto 2009 alle 23:10

    “Diamante, è dove la si vuole vedere, diversamente, è inutile insistere, non si vedrà mai niente.” Cara Natàlia, questo è precisamente quello che avevi scritto nel tuo precedente post. A me pare un po’ defilippesco (nel senso di Maria, ahimé, e non di Eduardo). Come dire: se non vedi quanto è bello, cavatela tu, non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, eccetera eccetera. Che poi è il medesimo atteggiamento che riscontro le rare volte che m’avventuro ad ascoltare i dibattiti politici. Non c’è più nessuna verità tangibile, c’è la mia opinione, la tua, la sua, e così via. Senza attaccare in alcun modo Arminio (il quale, ripeto di saperlo, è poeta), ribadisco che il suo pezzo appartiene al campo della riflessione, del diario, della sapienzialità al limite, ma non alla poesia né alla prosa poetica. Mentre tu affermavi che la sua “prosa poetica o poesia che dir si voglia è splendida.” Poiché per me le parole hanno ancora un senso e un potere, ti ho replicato. Se tu però pensi che la parola sia innocua, e che si possa dire tutto di tutto, ti consiglio robuste dosi di Karl Kraus. Per concludere: se avessi avuto davanti un sonetto di Browning l’avrei preso per quello che è: un sonetto di Browning, appunto.
    ps: se invece intendi insinuare che io ce l’abbia con Arminio a prescindere, ti sbagli; non è un poeta che prediligo ma quando ha scritto poesia, di poesia ho parlato.

  21. natàlia castaldi il 17 agosto 2009 alle 23:42

    sai una cosa? mi scoccio di risponderti, non per male, mi sei anche simpatico, ma proprio mi scoccia rispondere dopo aver letto de filippi, lo trovo così stupido che non vale la pena collegare i neuroni – per altro pochi – che mi rimangono.
    g/n

  22. effeffe il 18 agosto 2009 alle 11:34
  23. effeffe il 18 agosto 2009 alle 13:06

    ringrazio vanni per essere intervenuto e mi riprometto di leggere il suo libro. il link qui sopra evidemment più che ad andrea indirizzato al mio co pendolare tomi, cosa potrà mai significare? che seppure spinti da amore per un’opera non bisogna commettere l’errore di restare sulla prima impressione e attribuire a un’opera, un progetto filiazioni o riferimenti che non ci sono. come sottolineato da me e dallo stesso autore non ci sono punti di contatto, desolé e quindi ogni nota sulla originalità o copia è campata in aria. chiedo scusa se sono qui ogni volta a “seguire ” questi thread, talvolta in modo invadente ma è il minimo che devo ad ognuno degli autori che con entusiasmo e prontezza hanno aderito a questo progetto che nel fondo cerca di tracciare una cartografia possibile di quella che coppia dopo coppia appare come una comunità invisibile.
    effeffe

  24. Diamante il 18 agosto 2009 alle 19:18

    @natàlia
    Non devi rispondermi per forza, sai. Ma se mi rispondi, rispondi!

  25. Nina Maroccolo il 19 agosto 2009 alle 18:37

    Trovo Luigia e Arminio una coppia perfetta. Hanno saputo completarsi: la poesia di Luigia è come il prologo del testo di Franco.
    Non si rimane indifferenti. Qui c’è Bellezza… Quoto il grande Carmine Vitale.
    Bravi, bravi e intensi:-)



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