Morte Occidentale di un Anarchico

18 agosto 2009
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Ero nella regione quando è accaduto il fatto. Abbiamo appreso la notizia in una mattinata di sole, di cielo azzurro. Alcune delle persone che erano con noi lo conoscevano bene. Quel dolore ti appartiene perché non riesci a credere che si possa morire così. In una giornata insopportabilmente di sole e di cielo azzurro.
effeffe

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Giustizia per Franco, l’ultimo irrequieto
di Antonio Manzo
(pubblicato su Il Mattino, edizione Salerno , giovedì 13 agosto

«A Vallo no, perché là mi uccidono»: Licia Musto Materazzi è l’ultima persona che ha udito le parole di un uomo che sarebbe entrato vivo all’ospedale di Vallo della Lucania e ne sarebbe uscito morto. Si chiamava Franco Mastrogiovanni “noto anarchico” per le carte della giustizia, “ottimo maestro” per i i suoi alunni e per i dirigenti della scuole dove ha insegnato. E pensare che per quell’uomo, la cui vita cambiò in un pomeriggio di luglio trentasette anni, su via Velia a Salerno, nei tragici attimi dell’omicidio di Carlo Falvella, ora piangono davvero tutti.

I suoi alunni di Pollica, la titolare del campeggio che lo ha avuto ospite per circa un mese «e senza dare alcun fastidio, perfino accudendo i bambini di mia sorella», i familiari, naturalmente, che chiedono «verità e giustizia» secondo un canovaccio apparentemente rituale ma stavolta tragicamente pesante per tutte le coscienze. Perché sia stato firmato, venerdì 31 luglio scorso, un trattamento sanitario obbligatorio per Franco Mastrogiovanni, nessuno lo sa. Franco non era un assassino. Fu arrestato nel ’99, processato per oltraggio a pubblico ufficiale, mesi in galera, poi assolto e perfino risarcito per ingiusta detenzione. Perché doveva finire in un reparto di psichiatria? Dovrà accertarlo uno scrupoloso pm, Francesco Rotondo. Il motivo? «La notte precedente – dice Licia Musto Materazzi – avrebbe tamponato quattro autovetture». L’auto di Franco è parcheggiata sotto la sua abitazione di Castelnuovo Cilento, senza alcun danno. Venerdì scorso, intorno alle sette, forze dell’ordine circondano il bungalow del campeggio dove Franco sta riposando. Capisce che lo vogliono fermare. Scappa sul lido, prende un caffè e fuma una sigaretta. Ma per lui è il giorno del destino mortale: a mare vedette della guardia costiera, a terra carabinieri e polizia municipale di Pollica. Franco è un uomo braccato, c’è uno spiegamento di forze che neppure per un latitante della camorra (e nel Cilento di questi tempi ce ne sono) sarebbe stato messo in campo. Ma lui «deve» essere trasferito in un reparto psichiatrico. È pericoloso. Cosa ha compiuto di tanto irreparabile, sconvolgente? Per lui ci sono le aggravanti: «noto anarchico», personaggio «pericoloso socialmente, intollerante ai carabinieri», ribelle alla regola. I ragazzi di Franco a scuola lo consideravano un maestro. Non un pazzo da legare da far morire su un letto di contenzione, mani e piedi legati per quattro giorni da fili di ferro, nella disumanità di un reparto-lager di un ospedale pubblico che ora nessun consigliere o assessore regionale si preoccupa di far mettere sotto inchiesta amministrativa. «Hanno ucciso un uomo in un letto di contenzione» dice il pm nel suo atto di accusa. Certo, tutto da provare. Non c’è dubbio. Ma Franco è morto, e fatto ancor più grave senza conoscere ancora il motivo per il quale sia stato trascinato sulla strada della morte. Verso Vallo, dove ora potrà avere almeno giustizia.

MUORE IN REPARTO PSICHIATRICO, AVEVA POLSI E CAVIGLIE LEGATI

(Liberazione, 13 agosto 2009)

di Daniele Nalbone

Francesco Mastrogiovanni è morto legato al letto del reparto psichiatrico dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania alle 7.20 di martedì 4 agosto. Cinquantotto anni, insegnante elementare originario di Castelnuovo Cilento, era, per tutti i suoi alunni, semplicemente “il maestro più alto del mondo”. Il suo metro e novanta non passava inosservato. Inusuale fra la gente cilentana. Così come erano fuori dal comune i suoi comportamenti, «dolci, gentili, premurosi, soprattutto verso i bambini» ci racconta la signora Licia, proprietaria del campeggio Club Costa Cilento. E’ proprio lì che la mattina del 31 luglio decine di carabinieri e vigili urbani, «alcuni in borghese, altri armati fino ai denti, hanno circondato la casa in cui alloggiava dall’inizio di luglio per le vacanze estive». Uno spiegamento degno dell’arresto di un boss della camorra per dar seguito a un’ordinanza di Trattamento Sanitario Obbligatorio (competenza, per legge, solo dei vigili urbani) proveniente dalla giunta comunale di Pollica Acciaroli. Oscuri i motivi della decisione: si dice per disturbo della quiete pubblica. Fonti interne alle forze dell’ordine raccontano di un incidente in cui, guidando contromano, alcune sere prima, avrebbe tamponato quattro autovetture parcheggiate, «ma nessun agente, né vigile, ha mai contestato qualche infrazione e nessuno ha sporto denuncia verso l’assicurazione» ci racconta Vincenzo, il cognato di Francesco. Mistero fitto, quindi, sui motivi dell’“assedio”, che getta ovviamente nel panico Francesco. Scappa dalla finestra e inizia a correre per il villaggio turistico, finendo per gettarsi in acqua. Come non bastassero carabinieri e vigili urbani «è intervenuta una motovedetta della Guardia Costiera che dall’altoparlante avvertiva i bagnanti: “Caccia all’uomo in corso”» racconta, ancora incredula, Licia. Per oltre tre ore, dalla riva e dall’acqua, le forze dell’ordine cercano di bloccare Francesco che, ormai, è fuori controllo. «Inevitabile» commenta suo cognato «dopo quanto gli è accaduto dieci anni fa». Il riferimento è a due brutti episodi del passato «che hanno distrutto Francesco psicologicamente» spiega il professor Giuseppe Galzerano, suo concittadino e carissimo amico, come lui anarchico. Il 7 luglio 1972 Mastrogiovanni rimase coinvolto nella morte di Carlo Falvella, vicepresidente del Fronte universitario d’unione nazionale di Salerno: Francesco stava passeggiando con due compagni, Giovanni Marini e Gennaro Scariati, sul lungomare di Salerno quando furono aggrediti, coltello alla mano, da un gruppo di fascisti, tra cui Falvella. Il motivo dell’aggressione ce lo spiega il professor Galzerano: «Marini stava raccogliendo notizie per far luce sull’omicidio di Giovanni, Annalisa, Angelo, Francesco e Luigi, cinque anarchici calabresi morti in quello che dicono essere stato un incidente stradale nei pressi di Ferentino (Frosinone) dove i ragazzi si stavano recando per consegnare i risultati di un’inchiesta condotta sulle stragi fasciste del tempo». Carte e documenti provenienti da Reggio Calabria non furono mai ritrovati e nell’incidente, avvenuto all’altezza di una villa di proprietà di Valerio Borghese, era coinvolto un autotreno guidato da un salernitano con simpatie fasciste. Sul lungomare di Salerno, però, Giovanni Marini anziché morire, uccise Falvella con lo stesso coltello che questi aveva in mano. Francesco Mastrogiovanni fu ferito alla gamba. Nel processo che seguì, Francesco venne assolto dall’accusa di rissa mentre Marini fu condannato a nove anni. Nel 1999 il secondo trauma. Mastrogiovanni venne arrestato «duramente, con ricorso alla forza, manganellate e calci» spiega il cognato Vincenzo, per resistenza a pubblico ufficiale. Il motivo? Protestava per una multa. In primo grado venne condannato a tre anni di reclusione dal Tribunale di Vallo della Lucania «grazie a prove inesistenti e accuse costruite ad arte dai carabinieri». In appello, dalla corte di Salerno, pienamente prosciolto. Ma le botte prese, i mesi passati ai domiciliari e le angherie subite dalle forze dell’ordine lasciano il segno nella testa di Francesco.«Da allora viveva in un incubo»racconta Vincenzo fra le lacrime.«Una volta, alla vista dei vigili urbani che canalizzavano il traffico per una processione, abbandonò l’auto ancora accesa sulla strada e fuggì per le campagne. Un’altra volta lo ritrovammo sanguinante per essersi nascosto fra i rovi alla vista di una pattuglia della polizia». Eppure da quei fatti Mastrogiovanni si era ripreso alla grande,«tanto da essere diventato un ottimo insegnante elementare», sottolinea l’amico Galzerano, «come dimostra il fatto che quest’anno avrebbe finalmente ottenuto un posto di ruolo, essendo diciottesimo nella graduatoria provinciale». Era in cura psichiatrica ma si stava lasciando tutto alle spalle. Fino al 31 luglio. Giorno in cui salì «di sua volontà» sottolinea Licia del campeggio Club Costa Cilento «su un’ambulanza chiamata solo dopo averlo lasciato sdraiato in terra per oltre quaranta minuti una volta uscito dall’acqua». Licia non potrà mai dimenticare la frase che pronunciò Francesco in quel momento: guardandola, le disse: «Se mi portano all’ospedale di Vallo della Lucania, non ne esco vivo». E così è stato. Entrò nel pomeriggio di venerdì 31 luglio per il Trattamento Sanitario Obbligatorio. Dalle analisi risultò positivo alla cannabis. La sera stessa venne legato al letto e rimase così quattro giorni. La misura non risulta dalla cartella clinica, ma è stata riferita ai parenti da testimoni oculari. E confermata dal medico legale Adamo Maiese, che ha riscontrato segni di lacci su polsi e caviglie della salma durante l’autopsia. Legato al letto per quattro giorni, quindi. Fino alla morte sopravvenuta secondo l’autopsia per edema polmonare. Sulla vicenda la procura di Vallo della Lucania ha aperto un’inchiesta e iscritto nel registro degli indagati i sette medici del reparto psichiatrico campano che hanno avuto in cura Mastrogiovanni. Intanto oggi alle 18, nel suo Castelnuovo Cilento, familiari, amici e alunni porgeranno l’ultimo saluto al “maestro più alto del mondo”.

Nota
In rete esiste un dossier a cura di Doriana Goracci e di Sergio Falcone

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19 Responses to Morte Occidentale di un Anarchico

  1. véronique vergé il 18 agosto 2009 alle 17:36

    Leggendo, sono rimasta, senza fiato.

  2. andrea inglese il 18 agosto 2009 alle 18:38

    Ricordo un’altra storia recente di “orrore poliziesco” all’italiana, quella di Federico Aldovrandi. E quello che leggerete è l’esito del processo ai responsabili della sua morte.

    http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

  3. Carlo Bertani il 18 agosto 2009 alle 19:37

    Vorrei portare un piccolo contributo, a fronte della paura e dello schifo che provo: il primo pensiero è stato “perché, chi può andarsene, non va via dall’Italia?”
    Ecco il contributo.
    Lo scontro nel quale si cita la morte del fascista, non è un episodio di secondo piano.
    Se ne trova già traccia (se ben ricordo, vado a braccio) ne “La strage di Stato”. Le testimonianze che i compagni calabresi portavano a Milano avrebbero probabilmente fatto saltare il “teorema Valpreda” anni prima, e fatto emergere le responsabilità degli ambienti eversivi legati alla destra ed ai governi allora in carica. Se si crede che quell’incidente fu casuale, possiamo anche credere a Babbo Natale.
    E cosa ti vado a leggere nel 2009, a 40 anni da Piazza Fontana? Che un insegnante pugliese – guarda a caso – viene condotto a morire in ospedale psichiatrico, roba da Argentina dei “Condor”, e che è in qualche modo collegato a quell’evento?
    Possibile che in questo maledetto Paese non “transiti” mai nulla, e che il potere esiga sempre il sangue di chi si oppone?
    Sconfortante paleodemocrazia.
    Carlo Bertani

  4. mauro il 18 agosto 2009 alle 19:51

    Caro Carlo Bertani,
    forse hai ragione le cose stanno andando così (non far sospettare al disonesto (cioè l’enotria) , che la pensi in modo diverso da costui!! Farebbe di tutto per farti tacere.
    La cultura collettiva e una forza ben disciplinata saranno le uniche possibili attività per migliorarci, per me.
    Condoglianze ai familiari di Franco Mastrogiovanni
    Fascismo = comunismo = malattie neurologiche .

  5. nadia agustoni il 18 agosto 2009 alle 19:59

    “prende un caffè e fuma una sigaretta. Ma per lui è il giorno del destino mortale: a mare vedette della guardia costiera, a terra carabinieri e polizia municipale di Pollica.”

  6. carmine vitale il 18 agosto 2009 alle 20:15

    *torture

    nulla è cambiato.

    il corpo è suscettibile al dolore

    deve mangiare respirare e dormire

    ha pelle sottile e subito sotto sangue

    ha una buona riserva di denti e di unghie

    ossa rompibili e giunture estensibili

    nelle torture di tutto ciò si tiene conto.

    nulla è cambiato.

    i! corpo trema come tremava

    prima della fondazione di roma e dopo

    nel ventesimo secolo prima e dopo cristo

    le torture sono così da sempre

    solo la terra è cresciuta di meno

    e qualunque cosa accade

    sembra giusta dall’altra parte del muro.

    nulla è cambiato c’è soltanto più gente

    oltre le vecchie offese ne compaiono di nuove

    reali immaginarie temporanee e inesistenti

    ma il grido con cui il corpo risponde loro

    era è e sarà un grido di innocenza

    secondo eterni registri e misure

    nulla è cambiato

    se non forse i modi le cerimonie le danze

    anche se !l gesto delle mani

    che proteggono il capo

    è rimasto lo stesso.

    il corpo si torce dimena e divincola

    le gambe cedono cade le ginocchia in aria

    livido gonfio sbava e sanguina.

    nulla è cambiato tranne i confini

    la linea dei boschi litorali deserti e ghiacciai.

    tra questi scenari l’anima (animula vagula blandula) vaga

    sparisce ritorna si fa più vicina si allontana

    estranea a sè stessa elusiva

    ora certa ora incerta del proprio esistere

    mentre il corpo c’è e c’è e c’è

    e non ha un posto suo

    wislawa szymborska (da “gente sul ponte” 1986)

    @effeffe
    è vero che crudeltà l’azzurro del cielo e il silenzio della morte in un giorno caldo di estate
    per questo un poesia
    per questo la semplicità del ricordo
    c.

  7. viola il 18 agosto 2009 alle 20:37

    Non se ne può più..qualcuno potrà spiegarci le *motivazioni* del TSO e l’ *organizzazione* di un reparto così delicato come psichiatria ? O si pensa che l’incuria, la stupidaggine e il menefreghismo possano continuare ad libitum e all’infinito…

  8. sergio falcone il 18 agosto 2009 alle 23:07

    Ti ringrazio per aver segnalato il mio blog. Faccio quel che posso, rubando spesso il tempo prezioso che mi resta per riposare.
    Sono ancora sotto l’effetto, per me dolorosissimo, della notizia.
    Un altro omicidio di Stato. Che viene consumato, guarda caso, contro un compagno di vecchia data.
    Sulla situazione della psichiatria in Italia, ci sarebbe tanto da dire. E da indagare.
    Quando si tratta di un compagno, comunque, scattano tutti i meccanismi della criminalizzazione e dell’emarginazione.
    Mi piacerebbe cnoscere qualcosa sulle reali condizioni di salute di Francesco.
    Con la certezza che, anche in questo caso, non sapremo mai la verità. Quella vera.
    Ieri sera, mi è capitato di rivedere Sacco e Vanzetti, il film di Giuliano Montaldo. Film ammirevole, perché fuori da ogni retorica.
    E devo concludere che, da quei tempi, non è cambiato assolutamente nulla.
    Ancora lager per migranti, ancora campagne forsennate contro il cosiddetto sovversivo.
    Tutto questo mi riempie il cuore di tristezza.
    Aveva ragione Elsa Morante, quando diceva che il disonore del genere umano è il Potere. E l’onore, la libertà dello spirito.
    La psichiatria in Italia è agonizzante. Franco Basaglia non avrebbe mai voluto che la chiusura, giusta e sacrosanta, dei manicomi-lager si tramutasse in quello che è avvenuto. Nella pratica dell’esclusione e dell’abbandono.
    Questa situazione è diventata uno dei cavalli di battaglia della Destra contro la Sinistra. E la Sinistra, per contro, con grande senso d’umanità ed acume politico (mi si consenta l’uso dell’ironia), non ha mai fatto nulla per costruire quelle strutture umane che Basaglia auspicava.
    E qui mi fermo. Non desidero andare troppo lontano.
    Attendiamo la verità su Francesco. Una verità che, ripeto, non arriverà mai.
    Siamo troppo abituati alle menzogne di Stato.

  9. MARLENE il 18 agosto 2009 alle 23:31

    Grazie a Francesco Forlani per aver segnalato questo episodio raCcapricciante.Purtropo non isolato in un paese come l’italia dove il malato con “disturbi psichiatrici”è costretto ad affrontare oltre al disagio della malattia la discriminazione della stessa malattia.No, la legge Basaglia è rimasta solo una teorizzazione e purtroppo i casi di malasanità in questi reparti che vengono in modo incongruo definiti” SERVIZI PSICHIATRICI” sono dei veri Lager.I ricoveri COATTI sono frequenti, i letti di contenzione ed i trattamenti..mi fermo qui.Ma non possiamo restare annichiliti ed inerti difronte alla morte di un uomo.Lo stato non c’è?Ma noi ci siamo.E per quanto poco si possa fare tuttavia qualcosa si deve fare.Anche semplicemente richiamare all’attenzione di chi non sa, di chi non ha mai visto come vanno le cose nei SERVIZI con servizi inefficienti o addirittura come in questo caso,quello del Maestro più alto de mondo,SERVIZI FATALI.Vergogna! Marlene

  10. effeffe il 18 agosto 2009 alle 23:49

    Vorrei ringraziare Antonio Manzo ( e la redazione del Mattino di Salerno) per la disponibilità a fornirci quante più indicazioni e la passione civile con cui sta seguendo il caso di Franco Mastrogiovanni. il secondo articolo uscito il 15 agosto dal titolo, eloquente, Sconfitta l’umanità della parola, potrete leggerlo domani su NI
    effeffe

  11. laura venier il 19 agosto 2009 alle 00:50

    HOMO HOMINI LUPUS

  12. laura venier il 19 agosto 2009 alle 01:02

    CARCERE PREVENTIVO A MEDICI E INFERMIERI? BASTONATE AI FUNZIONARI GOVERNATIVI? O PIU’ SEMPLICEMENTE FAR DIVENTARE L’EPISODIO UNO SCANDALO A LIVELLO NAZIONALE,PER CUI COLPEVOLI O SEMICOLPEVOLI CONDANNATI A PENE TOTALI. MAGARI IN FUTURO CHI DI DOVERE CI PENSA 2 VOLTE. E BASTA AI GIORNALISTI DEL PERBENISMO CORAGGIOSO,AI VENDUTI LETTERATI CHE AMANO PIU’ LE PAROLE CHE I FATTI.E ALLA BORGHESIA CANCRENOSA ED ORRENDA CHE AMMANTA TUTTO DALLA RAZIONALITA’ DEL POTERE.A PARTIRE DALLA VIGLIACCHERIA DEI MAGISTRATI.

  13. laura venier il 19 agosto 2009 alle 01:19

    IL TSO E’ UNA MINACCIA COSTANTE IN TANTI ALTRI SETTORI.UNO STATO DOVE LA COERCIZIONE E’ LA NORMA E DOVE LA SUPINA ACCETTAZIONE DELLE COERCIZIONI GIORNALIERE E’ IN POLE POSITION.I BENPENSANTI ITALICI CHE SI SENTONO CIVILI PER LE LORO RADICI CULTURALI.DOVE ” IL BUON SENSO DEL PADRE DI FAMIGLIA” E’ UNA FRASE ADOTTATA COMUNEMENTE NEI DOCUMENTI LEGALI.DOVE SI CONFONDE ANCORA NEL COSCENZIARIO COLLETTIVO IL PERBENISMO CON LA FORMA.UNO STATO CHE PERMETTE CHE LE PARROCCHIE SCHEDINO GLI ABITANTI DEL LORO CIRCONDARIO.UNO STATO DOVE IL ” FACITE A FACCIA FEROCE” FA PARTE DELLA GEOGRAFIA QUOTIDIANA.MERAVIGLIARSI DI SALERNO 4 AGOSTO? DAVVERO VI MERAVIGLIATE?.

  14. laura venier il 19 agosto 2009 alle 01:28

    QUANTI TSO SONO SCATTATI PER QUALCHE PAPAVERINO POLITICO O PER LA ZONA NERA DELLA VIOLENZA? QUANTI TSO PER I DEMENTI AL POTERE? COME MAI LE FORZE DELL’ORDINE SONO COSI IMPACCIATE DA TROVARE SEMPRE QUALCUNO CHE GLI FA RESISTENZA? AH PAESE DI EROI SANTI E NAVIGATORI…

  15. Gioctore d'Azzardo il 19 agosto 2009 alle 01:37

    Una piccola nota, forse fuori tema, ma non credo: l’Italia è uno dei pochi (forse l’unico?) paese della UE (devo controllare gli ultimi entrati) che demanda il controllo del territorio e dei cittadini anche a polizie militari: Carabinieri e Guardia di Finanza. Dal 1° Gennaio 2010, a fronte di una normativa della UE (la vado a cercare se interessa) non sarà più possibile in nessuno stato. Chi non rispetterà i termini dovrà pagare una multa che dovrebbe aggirarsi intorno ai 350.000 euro al giorno. Moltiplicati per 365 fanno una discreta cifretta che, se non passerà la regolamentazione, e allo stato attuale non passerà, pagheremo noi, come al solito.

    Perché nessuno si occupa di questa notizia? Iniziare a demilitarizzare la polizia è un primo passaggio, eppure tutti zitti e la notizia non circola.

    Blackjack

  16. sergio falcone il 19 agosto 2009 alle 05:13

    http://sergiofalcone.blogspot.com/2009/08/compagni-e-compagne-di-salerno-morte.html

    ***

    Morte accidentale di un anarchico?

    E’ dagli inizi degli anni ’70 che intorno agli anarchici e al Movimento Anarchico Italiano, si sono prefabbricate e costruite varie strategie politiche e determinate vicende, che fanno dell’Italia la nazione dei misteri, dei depistaggi e delle verità secretate negli Archivi di Stato del Ministero degli Interni.

    Lo testimoniano, non a caso, le vicende Italiane ancora irrisolte, nonostante si sappia tutto, dai mandanti a coloro che coprivano e finanziavano gli esecutori delle varie stragi (Piazza Fontana – Brescia – Italicus – Bologna) e drammatici accadimenti ed accanimenti verso persone, Valpreda, Pinelli e Giovanni Marini negli anni ’70, così come le decine di militanti del Movimento Anarchico dei giorni nostri, da sempre accompagnate da vicende a dir poco Kafkiane, dove si evidenzia il senso della vendetta persecutoria che accompagna la vita e l’esistenza umana/esistenziale, solo perché anarchici.

    La triste vicenda di Franco Mastrogiovanni la cui morte, per i modi e per come si è determinata, ci fa ricordare la morte del compagno ferroviere Pinelli, molto ben rappresentata da Dario Fo nello spettacolo “Morte accidentale di un Anarchico”, che diede un grande contributo alla campagna di controinformazione alla nota ufficiale della Questura di Milano, che disegnava Pinelli come un esagitato, che di sua sponte saltò dalla finestra della questura milanese, che riuscì a fare uscire la verità: Pinelli fu ucciso poiché scaraventato volutamente dalla finestra.

    Infatti non solo si smantellò una delle tante forme di depistaggio, caratteristiche di quegli anni da parte del Ministero degli Interni e Servizi Segreti degli Stati Uniti, ma fece luce su uno dei tantissimi avvenimenti drammatici della strategia della tensione, di chiara matrice Golpista e Fascista, ben diretta e gestita dai Servizi Segreti degli Stati Uniti d’America, Israeliani, Greci e Spagnoli, che,all’epoca, erano in piena dittatura.

    Sarà pura fatalità, sarà un’ordinanza Sindacale con un rispolvero di teorie Lombrosiane e del periodo del Ventennio Fascista , dove nei manicomi si muravano ed eliminavano gli oppositori al regime, perché solo sedicenti anarchici, che esseri umani poco conformi alle regole?

    Rimane un dato di fatto, che la vicenda umana di Mastrogiovanni è stata sempre accompagnata da strane ed ambigue vicende, poiché lo stesso aveva più volte affermato ad amici della Federazione Anarchica Italiana, che si sentiva “perennemente perseguitato dalla Compagnia dei Carabinieri di Vallo della Lucania”. La sua morte, allo stato, rappresenta la concretizzazione dei suoi fantasmi, quasi come in una gara di atletica, in uno sprint finale di una staffetta, partita nella tragica estate del 1972, in cui i suoi persecutori si passano il testimone, cioè Mastrogiovanni, terminata nell’agosto del 2009.

    Compagni e Compagne di Salerno

    http://napoli.indymedia.org/node/9719

    ***

  17. Francesco Setti il 19 agosto 2009 alle 14:34

    Terribile…

    Ne hanno parlato al telegiornale?

  18. speranza c. il 19 agosto 2009 alle 18:43

    Grazie della contro informazione.

  19. MARLENE il 21 agosto 2009 alle 00:06

    No caro Francesco,ai Tele-giornali non ne hanno parlato.E non hanno intenzione di farlo.I malati che appartengono a quella categoria,vanno ghettizzati anche nella tomba.Io non ci sto! Ho parecchie cose da raccontare, per esperienze di persone che operavano in quel Settore e di cui sentivo parlare quasi quotidianamente.Prima con amarezza e poi per abitudine..Non farò mai l’abitudine “giusta” che mi veniva richiesta da GLI ADDETTI AI LAVORI.Non sono un’elefante ma voi sapete quanto fastidio possono procurare le zanzare!!! Marlene



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