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	Commenti a: Il male minore	</title>
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		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/03/il-male-minore/#comment-118949</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 09:51:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Elena. 
Belpoliti mi stava mandando la citazione esatta ma tu m&#039;hai anticipato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Elena.<br />
Belpoliti mi stava mandando la citazione esatta ma tu m&#8217;hai anticipato.</p>
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		<title>
		Di: elena		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/03/il-male-minore/#comment-118919</link>

		<dc:creator><![CDATA[elena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 19:38:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Lenin 

&quot;Egli (Stalin, ndr) trasformò la vecchia convinzione politica, e in special modo rivoluzionaria, espressa dal detto popolare che &quot;non si può fare una frittata senza rompere le uova&quot; nel dogma vero e proprio: &quot;non puoi rompere le uova senza fare una frittata&quot;. Questo, di fatto, è il risultato pratico del solo contributo originale fornito da Stalin alla teoria socialista. Reinterpretando la dottrina marxista, egli proclamò che lo &quot;stato socialista&quot; deve anzitutto diventare sempre più forte per poi &quot;scomparire&quot; improvvisamente, in un lontano futuro - come se a furia di rompere uova su uova dovesse improvvisamente e automaticamente prodursi la frittata desiderata&quot; (Hannah Arendt, Le uova alzano la voce)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Lenin </p>
<p>&#8220;Egli (Stalin, ndr) trasformò la vecchia convinzione politica, e in special modo rivoluzionaria, espressa dal detto popolare che &#8220;non si può fare una frittata senza rompere le uova&#8221; nel dogma vero e proprio: &#8220;non puoi rompere le uova senza fare una frittata&#8221;. Questo, di fatto, è il risultato pratico del solo contributo originale fornito da Stalin alla teoria socialista. Reinterpretando la dottrina marxista, egli proclamò che lo &#8220;stato socialista&#8221; deve anzitutto diventare sempre più forte per poi &#8220;scomparire&#8221; improvvisamente, in un lontano futuro &#8211; come se a furia di rompere uova su uova dovesse improvvisamente e automaticamente prodursi la frittata desiderata&#8221; (Hannah Arendt, Le uova alzano la voce)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Improduttivo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/03/il-male-minore/#comment-118880</link>

		<dc:creator><![CDATA[Improduttivo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 10:13:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[... mi sembra di avere letto un testo di dan diner in cui l&#039;autore imputa alla arendt di non aver compreso la particolare logica del ghetto (una logica che è paradigmatica dello sterminio, anche più del meccanismo del lager) e di comportarsi poco lucidamente come i nazionalisti israeliani sul punto della collaborazione dei consigli ebraici. il testo, molto denso ma anche un po&#039; confuso è nella &quot;storia della shoah&quot; della utet, volume 1 ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; mi sembra di avere letto un testo di dan diner in cui l&#8217;autore imputa alla arendt di non aver compreso la particolare logica del ghetto (una logica che è paradigmatica dello sterminio, anche più del meccanismo del lager) e di comportarsi poco lucidamente come i nazionalisti israeliani sul punto della collaborazione dei consigli ebraici. il testo, molto denso ma anche un po&#8217; confuso è nella &#8220;storia della shoah&#8221; della utet, volume 1 &#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Lenin		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/03/il-male-minore/#comment-118800</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lenin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 17:08:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Sig. Belpoliti è, come sempre, molto frettoloso nello scrivere, producendo strafalcioni non piccoli. “Non puoi rompere le uova senza fare una frittata” va corretto, infatti, così: “Non puoi fare una frittata senza rompere le uova&quot;. Ah, se Peppino lo sentiva... altro che uova, gli rompeva sulla testa a Belpoliti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Sig. Belpoliti è, come sempre, molto frettoloso nello scrivere, producendo strafalcioni non piccoli. “Non puoi rompere le uova senza fare una frittata” va corretto, infatti, così: “Non puoi fare una frittata senza rompere le uova&#8221;. Ah, se Peppino lo sentiva&#8230; altro che uova, gli rompeva sulla testa a Belpoliti&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Sallas		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/03/il-male-minore/#comment-118751</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sallas]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 13:29:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@l. tedoldi
ritengo che non possa esistere un&#039;organizzazione generale delle nostre esistenze senza un adattamento all&#039;organizzazione generale delle nostre esistenze. L&#039;adattamento dunque non (solo) come effetto ma (anche) come causa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@l. tedoldi<br />
ritengo che non possa esistere un&#8217;organizzazione generale delle nostre esistenze senza un adattamento all&#8217;organizzazione generale delle nostre esistenze. L&#8217;adattamento dunque non (solo) come effetto ma (anche) come causa.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: l. tedoldi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/03/il-male-minore/#comment-118745</link>

		<dc:creator><![CDATA[l. tedoldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 13:03:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il tema è profondo e denso. Per ora due o tre note. 

Innanzitutto non è imprevedibile che un uomo tenti di massimizzare i piaceri e minimizzare i dolori. Non è il caso certo di naturalizzare la psicologia utilitaristica, ma è un fatto noto e indubitabile che la maggior parte ragiona così. Nella vita quotidiana ognuno di noi si trova spesso a dover decidere tra due opzioni e la logica del male minore non è un espediente furbo di cinici e disinvolti, ma un’abitudine mentale di chi non fa che ridurre gli svantaggi possibili. Se non è agevole gettarsi nelle braccia di ciò che evidentemente ci conviene, pare ovvio propendere per l’opzione che presenta la minore quantità di ostacoli. Nella vita professionale, in famiglia o nella gestione del tempo libero, spesso altrettanto amministrato di quello di lavoro, tendiamo a distinguere nettamente bene e male, danni e utili, come se vedessimo il mondo colorato semplicemente di due colori. Che sia la natura umana o no non lo so. Mi pare che sia la nostra storia. 

Questa storia ci spinge a considerare un altro elemento. Le condizioni all’interno delle quali si esercita la nostra libertà ci consentono spesso uno spazio d’azione limitato, nel quale le scelte possibili non sono svariate e molteplici. L’organizzazione generale delle nostre esistenze, che spesso ci sfugge, ci incastona dentro contesti che chiedono non creatività e intraprendenza, ma adattamento e sacrificio. Ed il principio del male minore risulta allora un percorso inevitabile. 

E’ vero poi che questo principio viene adoperato nei contesti più differenti, sovente come copertura legittimatrice di abusi, violenze, crimini. Ma le uova rotte hanno il diritto di alzare la loro voce di protesta (rilevo tra l’altro che Belpoliti inverte il senso della frase: la rottura delle uova è il male minore che la produzione della frittata esige). Una voce di protesta simile a quella di Giobbe, che contesta la logica retribuzionista di chi associa peccato e sventura. Una voce analoga a quella di Kant, che dichiara il fallimento delle teodicee. Il male minore sarebbe uno strumento del bene universale, la macchia che fa risaltare la luce. Da qui la supposta necessità degli stermini del Dio veterotestamentario, delle guerre, dei martirii, delle alleanze con i poteri più laidi e barbari, mascherati nelle diverse fogge. Si tratta di un ragionamento che è servito, da Agostino a Leibniz, dalla Bibbia a Ratzinger, per legittimare il diluvio di male che inonda questo mondo opaco. E il nostro disgusto sa quante volte è stato trasformato nell’argomento delle mele marce, che salvaguardano l’interezza del frutteto. Il connubio tra la teodicea religiosa e  l’utilitarismo economico produce mostri. 

Ora la nostra coscienza respinge risolutamente l’idea secondo cui un sopruso, una violenza o una morte possano SERVIRE a qualcosa. Ancora una volta saremo costretti a combattere contro chi accetta che la giustizia sia l’utile del più forte. E contro chi ritiene impossibile, come diceva Gustav Herling “restare umani nel disumano”. Socrate, prima di Cristo, disse che è meglio subire un’ingiustizia che commetterla.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tema è profondo e denso. Per ora due o tre note. </p>
<p>Innanzitutto non è imprevedibile che un uomo tenti di massimizzare i piaceri e minimizzare i dolori. Non è il caso certo di naturalizzare la psicologia utilitaristica, ma è un fatto noto e indubitabile che la maggior parte ragiona così. Nella vita quotidiana ognuno di noi si trova spesso a dover decidere tra due opzioni e la logica del male minore non è un espediente furbo di cinici e disinvolti, ma un’abitudine mentale di chi non fa che ridurre gli svantaggi possibili. Se non è agevole gettarsi nelle braccia di ciò che evidentemente ci conviene, pare ovvio propendere per l’opzione che presenta la minore quantità di ostacoli. Nella vita professionale, in famiglia o nella gestione del tempo libero, spesso altrettanto amministrato di quello di lavoro, tendiamo a distinguere nettamente bene e male, danni e utili, come se vedessimo il mondo colorato semplicemente di due colori. Che sia la natura umana o no non lo so. Mi pare che sia la nostra storia. </p>
<p>Questa storia ci spinge a considerare un altro elemento. Le condizioni all’interno delle quali si esercita la nostra libertà ci consentono spesso uno spazio d’azione limitato, nel quale le scelte possibili non sono svariate e molteplici. L’organizzazione generale delle nostre esistenze, che spesso ci sfugge, ci incastona dentro contesti che chiedono non creatività e intraprendenza, ma adattamento e sacrificio. Ed il principio del male minore risulta allora un percorso inevitabile. </p>
<p>E’ vero poi che questo principio viene adoperato nei contesti più differenti, sovente come copertura legittimatrice di abusi, violenze, crimini. Ma le uova rotte hanno il diritto di alzare la loro voce di protesta (rilevo tra l’altro che Belpoliti inverte il senso della frase: la rottura delle uova è il male minore che la produzione della frittata esige). Una voce di protesta simile a quella di Giobbe, che contesta la logica retribuzionista di chi associa peccato e sventura. Una voce analoga a quella di Kant, che dichiara il fallimento delle teodicee. Il male minore sarebbe uno strumento del bene universale, la macchia che fa risaltare la luce. Da qui la supposta necessità degli stermini del Dio veterotestamentario, delle guerre, dei martirii, delle alleanze con i poteri più laidi e barbari, mascherati nelle diverse fogge. Si tratta di un ragionamento che è servito, da Agostino a Leibniz, dalla Bibbia a Ratzinger, per legittimare il diluvio di male che inonda questo mondo opaco. E il nostro disgusto sa quante volte è stato trasformato nell’argomento delle mele marce, che salvaguardano l’interezza del frutteto. Il connubio tra la teodicea religiosa e  l’utilitarismo economico produce mostri. </p>
<p>Ora la nostra coscienza respinge risolutamente l’idea secondo cui un sopruso, una violenza o una morte possano SERVIRE a qualcosa. Ancora una volta saremo costretti a combattere contro chi accetta che la giustizia sia l’utile del più forte. E contro chi ritiene impossibile, come diceva Gustav Herling “restare umani nel disumano”. Socrate, prima di Cristo, disse che è meglio subire un’ingiustizia che commetterla.</p>
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		<title>
		Di: francesco pecoraro		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/03/il-male-minore/#comment-118743</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco pecoraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 12:49:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non so.
l&#039;articolo è interessante.
attenzione alla questione male/maleminore/bene: se la demarcazione bene/male fosse sempre chiara non esisterebbe dilemma etico.
questo è almeno quello che mi è sembrato di evincere leggendo il lavoro di Marc Hauser. 
il dilemma etico e forse l&#039;etica stessa si genera proprio nell&#039;incertezza della scelta, nelle sfumature che si accompagnano sempre al percepire e all&#039;agire. 
quindi se è vero che in epoca di &quot;politica post-utopica&quot; la scelta del male minore (a vantaggio dei dominanti) tende a farsi ideologia, è vero che l&#039;abolizione delle sfumature porta al manicheismo, che forse è peggio.
insomma.
ecco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non so.<br />
l&#8217;articolo è interessante.<br />
attenzione alla questione male/maleminore/bene: se la demarcazione bene/male fosse sempre chiara non esisterebbe dilemma etico.<br />
questo è almeno quello che mi è sembrato di evincere leggendo il lavoro di Marc Hauser.<br />
il dilemma etico e forse l&#8217;etica stessa si genera proprio nell&#8217;incertezza della scelta, nelle sfumature che si accompagnano sempre al percepire e all&#8217;agire.<br />
quindi se è vero che in epoca di &#8220;politica post-utopica&#8221; la scelta del male minore (a vantaggio dei dominanti) tende a farsi ideologia, è vero che l&#8217;abolizione delle sfumature porta al manicheismo, che forse è peggio.<br />
insomma.<br />
ecco.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Benito Cereno		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/03/il-male-minore/#comment-118704</link>

		<dc:creator><![CDATA[Benito Cereno]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 07:26:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La logica del male minore sfugge anche alle domande, la responsabilità in che rapporto è con la sensibilità? Qualcuno potrà non rispondere alle proprie responsabilità, ma molti altri rispondendo potranno sempre dire non c&#039;ero e non sapevo, non mi è stato detto o non avevo capito. In fondo Speer si è salvato sostenendo tesi simili (non sapevo). Non ci resta che convivere ognuno con le proprie responsabilità, ma basterà?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La logica del male minore sfugge anche alle domande, la responsabilità in che rapporto è con la sensibilità? Qualcuno potrà non rispondere alle proprie responsabilità, ma molti altri rispondendo potranno sempre dire non c&#8217;ero e non sapevo, non mi è stato detto o non avevo capito. In fondo Speer si è salvato sostenendo tesi simili (non sapevo). Non ci resta che convivere ognuno con le proprie responsabilità, ma basterà?</p>
]]></content:encoded>
		
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