quattuor (passi) fare!

9 settembre 2009
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Quest’estate, per chi l’ha visto e per chi non c’era, ho proposto una rubrica, questa. Alcuni contributi sono giunti fuori tempo massimo ( ah le poste d’un tempo!) così, sperando di fare cosa gradita ai più, ve le propongo con il segreto sogno di portare un giorno in giro per l’Italia tutta la compagnia di ballo. effeffe

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Isabella
Neanche quest’anno è stato l’addio al suo mare
Trascurare radici e lidi di quel giovane amore
Puntare verso sud e scoprire altre maree
Per ricordare non occorre restare ancòra

L(e)i non sapeva accompagnare il suo Amico
Verso Antichi acciottolati, forse d’età romana,
come stordita da una salita e da un belvedere
che sono anni di bouganville senza profumo

Sarà così, è stato così, nel pomeriggio
Si è incantata digitale sulla panoramica
Da lì la vista della villa di famiglia
E della madre – gli occhi acqua marina

Tra sorrisi umidi e néi di vita in terra
O silenzi, o un amore sopravvissuto
Salvato, nella città che richiama l’eterno –
L’alba dà luce a un nuovo incontro

Il loro sussurrato anche delicato adagio
Il piede di lei involontario su di lui
Presa da un rossore abbassa lo sguardo-
Salva gli amori quando sembrano estinti.

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Enrico
Incerti passi nel paesaggio

Neanche quest’anno è stata la ventura
D’oltrepassare il mondo della vecchia
Strada provinciale e andare all’alto
Sconfessando il cimitero panoramico

Io e l’amico dovevamo andare verso
Antichi acciottolati, forse d’età romana,
Sul crinale dei piccoli dorsi montani
Da decenni divenuti terre ignote

Sarà forse, non è stato, all’alba
Mi sono limitato a incerti passi
Della vista nel paesaggio dei padri
E delle madri – i volti incastonati

Tra gole e macchie di bagolari
O querce, o, a proprio sopravvissuto
Sfarzo, nelle isole argentee degli ulivi –
L’alba posseduta in via esclusiva

Con un mito di luce è stata danza
Della visione e vi ho tracciato volti
Presi da un ergastolo ignoto, da un esilio –
Con le piene essiccate il tempo estinto.

#

Monica
Notte fango a Addis Abeba

Scendono strade dalla collina, portano all’occidentale albergo come bolo spinto nel digerente.
Buio e freddo, la macchina inciampa lenta su dossi e fratture. Piogge inondano svergognate.

Luci poche da qualche baracca, fari fendono, fischiano il buio.
Sbattono in faccia bambine e bambini soli per strada come branchi di cani; intenti nel buio su qualcosa: mangiare?
Laceri e stinti come cani nel buio bagnato; soli di notte, lune di notte, il faro dell’ingiusto li abbaglia. Solo bolo da spingere, nel digerente.

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Beppe
Notte Roma impromptu

“Niente è più intatto di una rovina”, dici attraversando, coi pini marittimi disposti come funghi,
il parco archeologico del tardo capitalismo industriale impiegatizio,
hai fame e caldo, puoi mangiare all’ombra e a Ferragosto pulirti con lo stuzzicadenti e
sdraiato guardare la festa dell’Assunta che dal Tevere prende il mare,
uomini & donne tatuati, guardie di finanza, carabinieri, parroci & Santi, insieme barcollano nelle
barche ubriache e i fuochi non solo d’artificio esplodono fuori tempo
come rutti.
La sera i neon e i karaoke, i fili delle baracche attaccati ai pali della luce. Ci divertiamo molto.
Poi torni a casa e guardi le puttane in viale Marconi. La notte ci si dà da fare
la notte.
Eiaculare stanca.

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9 Responses to quattuor (passi) fare!

  1. natàlia castaldi il 9 settembre 2009 alle 13:10

    due splendidi passi a due… si annodano perfettamente tra loro: geometrie musicalmente syn-cromatiche in entrambe le danze.

    ad Enrico un siculo abbraccio speciale.

  2. isabella il 9 settembre 2009 alle 15:10

    è stato un vero piacere e una sorpresa scrivere ‘a quattro mani’ seguendo il passo di enrico. i.b.

  3. véronique vergé il 9 settembre 2009 alle 15:23

    Isabella e Enrico

    Due passi sulla soglia dell’alba, in un paesaggio intima,
    con il ricordo dagli occhi acqua marina, l’impossibilità
    di oltrepassare la vista, essere assorto nella villa di famiglia,
    nel passato antico, nel campo degli ulivi.
    Un fremito nel cuore, qualcosa accade, solo tradito da un rossore
    e una carezza del piede, involontario o no…

    Due notti strappate

    Monica

    La luce violente scocca. Sono i bambini della notte fredda che la poesia
    fa vivere. In una solitudine animale. Si sente dolore e abbandono. la verità fa male. Monica dice come di notte la disperazione è più grande.

    Beppe

    Festa della solitudine, del corpo esaurito, festa dell’ebbrezza senza gioia,
    poesia assunzione del corpo moderno.

    Fa piacere leggere queste poesie, come portato dall’ultimo raggio di sole.
    E’ come ascoltare ancora un po’ la musica dell’estate.

    Grazie a effeffe :-)

  4. enrico de lea il 9 settembre 2009 alle 15:38

    un grazie a Francesco
    ed un saluto ai tre “compagni/e di ballo”

    un ciao a Natalia e Veronique

  5. Mario Schiavone il 9 settembre 2009 alle 15:42

    E’ bello leggere i ritardatari. Come quando ricevi vecchie cartoline estive…magari in autunno!
    :)
    grazie a tutti quelli che hanno scritto.
    grazie al furlan che ha “coccolato” questa bella idea ;)

  6. beppe sebaste il 9 settembre 2009 alle 23:19

    grazie. è l’idea e l’energia dell’idea di effeffe che è bella.

  7. monica mazzitelli il 10 settembre 2009 alle 10:16

    Precisamente Beppe. Grazie a tutt@ per i commenti, intanto.

  8. carmine vitale il 10 settembre 2009 alle 11:38

    il ritardo consegna bellezza
    e poesie che seguono la strada del vento
    tutto molto bello
    c.



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