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	Commenti a: Frontiere erranti della letteratura	</title>
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		<title>
		Di: lettrice		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/14/frontiere-erranti-della-letteratura/#comment-120251</link>

		<dc:creator><![CDATA[lettrice]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 12:58:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[se tutte le recensioni fossero così saremmo a cavallo.
da una parte uno è già a posto, se si impigrisce e non ce la fa qualcosina lo ha ritenuto.
dall&#039;altra nasce il desiderio di leggere rizzante.
e anche di leggere il libro di celati dal titolo frontiere erranti della letteratura, che vorrei eleggere a mio temporaneo titolo di libro preferito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>se tutte le recensioni fossero così saremmo a cavallo.<br />
da una parte uno è già a posto, se si impigrisce e non ce la fa qualcosina lo ha ritenuto.<br />
dall&#8217;altra nasce il desiderio di leggere rizzante.<br />
e anche di leggere il libro di celati dal titolo frontiere erranti della letteratura, che vorrei eleggere a mio temporaneo titolo di libro preferito.</p>
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		Di: walter nardon		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/14/frontiere-erranti-della-letteratura/#comment-120158</link>

		<dc:creator><![CDATA[walter nardon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 15:10:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ancor più che affrontare il fenomeno della caduta della trasmissione del sapere, mi pare che il libro di Massimo Rizzante esprima in maniera esemplare una ricerca che è sempre stata a cuore al gruppo eterogeneo di autori che si muovono nel suo discorso. Una ricerca sempre estremamente difficile da definire, quella della possibilità conoscitiva che continuiamo a riservare alla letteratura e in particolar modo al romanzo. Questa possibilità – che si esprime nell’invenzione di una scrittura estemporanea, ma sorvegliata e moderata poi da una grande sapienza compositiva – si gioca sulla scommessa di una forma che possa restituire un angolo inedito della nostra esistenza. Certo, questa scommessa non è l’unica di chi scrive, ma gli autori citati nel libro, e lo stesso discorso di Rizzante sembrano ribadire che non si può procedere, in mezzo a tutti i problemi (alle difficoltà o all’affetto) che ci tengono legati alla letteratura, senza prendere posizione di fronte ad essa. In fondo, non è affatto un anacronismo, quello di capire come prendere la parola, né un interrogativo che coinvolge chi si impegna nella pratica letteraria come in un passatempo: al contrario, leggendo il libro, sembra che quando si passa la vita a pensare a queste cose, sia la vita stessa a riprendersi e a pretendere un po’ di serietà, davanti a certe domande. Poi si può tornare a scrivere in modo erratico, nella piena libertà che forse solo la narrativa conosce e che in questo libro viene restituita alla sua pratica di arte quotidiana (nel suo farsi), vicina agli sforzi di ogni giorno, ma lontana dalle grida del presente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancor più che affrontare il fenomeno della caduta della trasmissione del sapere, mi pare che il libro di Massimo Rizzante esprima in maniera esemplare una ricerca che è sempre stata a cuore al gruppo eterogeneo di autori che si muovono nel suo discorso. Una ricerca sempre estremamente difficile da definire, quella della possibilità conoscitiva che continuiamo a riservare alla letteratura e in particolar modo al romanzo. Questa possibilità – che si esprime nell’invenzione di una scrittura estemporanea, ma sorvegliata e moderata poi da una grande sapienza compositiva – si gioca sulla scommessa di una forma che possa restituire un angolo inedito della nostra esistenza. Certo, questa scommessa non è l’unica di chi scrive, ma gli autori citati nel libro, e lo stesso discorso di Rizzante sembrano ribadire che non si può procedere, in mezzo a tutti i problemi (alle difficoltà o all’affetto) che ci tengono legati alla letteratura, senza prendere posizione di fronte ad essa. In fondo, non è affatto un anacronismo, quello di capire come prendere la parola, né un interrogativo che coinvolge chi si impegna nella pratica letteraria come in un passatempo: al contrario, leggendo il libro, sembra che quando si passa la vita a pensare a queste cose, sia la vita stessa a riprendersi e a pretendere un po’ di serietà, davanti a certe domande. Poi si può tornare a scrivere in modo erratico, nella piena libertà che forse solo la narrativa conosce e che in questo libro viene restituita alla sua pratica di arte quotidiana (nel suo farsi), vicina agli sforzi di ogni giorno, ma lontana dalle grida del presente.</p>
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		<title>
		Di: Benito Cereno		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/14/frontiere-erranti-della-letteratura/#comment-120032</link>

		<dc:creator><![CDATA[Benito Cereno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 19:58:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non vedo ne morte ne malattia, solo falsificazione. La letteratura, chi la legge e chi la scrive va in esilio, ma non fa altro che seguire il suo solito percorso appresso all&#039;umano e all&#039;esperienza. Questo mondo non è brutto o sbagliato, semplicemente non esiste, gli autori esordienti e Latranti alla luna sono solo cani e non poeti, lasciamo loro la pace e l&#039;ordine. Finiamola di dedicarci a quello che non c&#039;è. L&#039;&quot;Einaudi della gioventù&quot; è oggi sotto altre spoglie, vive con altri nomi (ed in un certo senso più fortemente di prima con gli stessi). La letteratura segue le vite invisibili dei profughi senza diritti e senza documenti, senza ideologia, solo con la semplicità dello sguardo che ti obbliga a vedere solo quello che c&#039;è. Il primo in esilio fu Dante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non vedo ne morte ne malattia, solo falsificazione. La letteratura, chi la legge e chi la scrive va in esilio, ma non fa altro che seguire il suo solito percorso appresso all&#8217;umano e all&#8217;esperienza. Questo mondo non è brutto o sbagliato, semplicemente non esiste, gli autori esordienti e Latranti alla luna sono solo cani e non poeti, lasciamo loro la pace e l&#8217;ordine. Finiamola di dedicarci a quello che non c&#8217;è. L'&#8221;Einaudi della gioventù&#8221; è oggi sotto altre spoglie, vive con altri nomi (ed in un certo senso più fortemente di prima con gli stessi). La letteratura segue le vite invisibili dei profughi senza diritti e senza documenti, senza ideologia, solo con la semplicità dello sguardo che ti obbliga a vedere solo quello che c&#8217;è. Il primo in esilio fu Dante.</p>
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		<title>
		Di: harzie		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/14/frontiere-erranti-della-letteratura/#comment-120016</link>

		<dc:creator><![CDATA[harzie]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 17:13:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scambiare una &lt;i&gt;Kulturkritik&lt;/i&gt; animata dal demone di Polemos per un giudizio che fa di tutta l&#039;erba un fascio significa, né più né meno, non saper leggere. E rientrare pertanto, a pieno titolo, nel multiforme bersaglio della critica medesima.
Ma Rizzante è così, proprio come Celati: o ne accogli la visione come un punto di riferimento al di sopra di altri contemporanei, perché ne avverti il respiro sul tempo lungo della storia letteraria, oppure lo eludi, perché quella superiorità che pur subodori suscita in te, nemico giurato delle gerarchie, una sgradevole perplessità, che in fondo non è che un miscuglio di invidia e incomprensione. Se invece ti rimane indifferente, è perché sei dentro fino al collo in quello che lui ha visto, e dunque non puoi vederlo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scambiare una <i>Kulturkritik</i> animata dal demone di Polemos per un giudizio che fa di tutta l&#8217;erba un fascio significa, né più né meno, non saper leggere. E rientrare pertanto, a pieno titolo, nel multiforme bersaglio della critica medesima.<br />
Ma Rizzante è così, proprio come Celati: o ne accogli la visione come un punto di riferimento al di sopra di altri contemporanei, perché ne avverti il respiro sul tempo lungo della storia letteraria, oppure lo eludi, perché quella superiorità che pur subodori suscita in te, nemico giurato delle gerarchie, una sgradevole perplessità, che in fondo non è che un miscuglio di invidia e incomprensione. Se invece ti rimane indifferente, è perché sei dentro fino al collo in quello che lui ha visto, e dunque non puoi vederlo.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: nino		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/14/frontiere-erranti-della-letteratura/#comment-119991</link>

		<dc:creator><![CDATA[nino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 11:40:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ma non tutti gli autori di oggi sono merda. anzi, ce ne sono alcuni straordinari. celati li conosce benissimo e forse farebbe bene a segnalarli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ma non tutti gli autori di oggi sono merda. anzi, ce ne sono alcuni straordinari. celati li conosce benissimo e forse farebbe bene a segnalarli.</p>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/14/frontiere-erranti-della-letteratura/#comment-119969</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 07:51:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivido quando dice Celati e mi leggerò con molto piacere Rizzante. Leggere quanto scrive Celati mi conforta, mi fa sentire meno solo su certe idee]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido quando dice Celati e mi leggerò con molto piacere Rizzante. Leggere quanto scrive Celati mi conforta, mi fa sentire meno solo su certe idee</p>
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		Di: stalker		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/14/frontiere-erranti-della-letteratura/#comment-119959</link>

		<dc:creator><![CDATA[stalker]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 22:36:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[passata
letto testo
grazie
stop]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>passata<br />
letto testo<br />
grazie<br />
stop</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Frontiere erranti della letteratura – Nazione Indiana &#124; Riviste.com		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/14/frontiere-erranti-della-letteratura/#comment-119952</link>

		<dc:creator><![CDATA[Frontiere erranti della letteratura – Nazione Indiana &#124; Riviste.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 20:17:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Original post: Frontiere erranti della letteratura – Nazione Indiana [...]]]></description>
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		<title>
		Di: carmine vitale		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/14/frontiere-erranti-della-letteratura/#comment-119950</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmine vitale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 19:23:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[rizzante si eleva a vetta irragiungibile
troppo avanti con i tempi rispetto a quello che si vive oggi
è davvero il dimenticarsi della memoria il solco tra la proliferazione del prodotto e le lettere
la vita è altrove
in questi testi
ed è enormemente vera.
grazie
c.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>rizzante si eleva a vetta irragiungibile<br />
troppo avanti con i tempi rispetto a quello che si vive oggi<br />
è davvero il dimenticarsi della memoria il solco tra la proliferazione del prodotto e le lettere<br />
la vita è altrove<br />
in questi testi<br />
ed è enormemente vera.<br />
grazie<br />
c.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Enrico De Vivo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/14/frontiere-erranti-della-letteratura/#comment-119943</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enrico De Vivo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 18:11:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C’è da chiedersi quanti “professionisti della letteratura”, leggendo queste parole, riusciranno veramente a sopportarle – perché queste sono parole precise contro di loro, che sono niente altro che il braccio armato dei manager di cui qui si argomenta. La chiacchiera attuale dei giornali, dei siti letterari, delle radio, delle tv, delle librerie, delle case editrici è tutta fondata sulla cancellazione del passato e della tradizione, per un fatto connaturato all’essenza attuale del libro (non del SAPERE o della CULTURA – quindi di un OGGETTO!), ridotto a prodotto e a niente altro. Di questo nessuno vuol parlare, eppure è esattamente su questo che si regge l’ipocrito, indefesso lavorio degli attuali “professionisti della letteratura”. Nessun affetto, nessun amore, nessun trasporto per niente – solo intrattenimento e calcolo becero. La voce di Massimo Rizzante fa eccezione, in questo panorama, perché, nascendo al di fuori dei giri professionali più o meno mercantili, può ancora permettersi di vagare e cercare, quindi di dire apertis verbis anche quello che nessuno vuole dire. Quando scrive (o cita): “Io affermo la fine della Repubblica delle Lettere e dell’opera letteraria come luogo di apprendimento per la vita”, vuol dire forse che il mondo della letteratura andrebbe semplicemente chiuso o ricoverato – o almeno bisognerebbe cominciare a parlare chiaramente della sua malattia, della sua fine, dei suoi vuoti di memoria, molto prima che dei suoi successi. Questo fa Rizzante, io credo: una diagnosi impietosa al nostro attuale modo di leggere e di scrivere, indicando al contempo molte strade percorribili.  Forse tutto sta a seguirlo, o a seguire libri come il suo, con grande attenzione, avendo immensa fiducia nell’erranza e nella lontananza, piuttosto che nei propri pascoli e nelle tombe di famiglia, come si dice con coraggio in chiusura di questo articolo. Nessuno – voglio dire in conclusione – dovrebbe far finta di capire queste parole di Celati senza trarne conseguenze terribili.
- Enrico De Vivo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è da chiedersi quanti “professionisti della letteratura”, leggendo queste parole, riusciranno veramente a sopportarle – perché queste sono parole precise contro di loro, che sono niente altro che il braccio armato dei manager di cui qui si argomenta. La chiacchiera attuale dei giornali, dei siti letterari, delle radio, delle tv, delle librerie, delle case editrici è tutta fondata sulla cancellazione del passato e della tradizione, per un fatto connaturato all’essenza attuale del libro (non del SAPERE o della CULTURA – quindi di un OGGETTO!), ridotto a prodotto e a niente altro. Di questo nessuno vuol parlare, eppure è esattamente su questo che si regge l’ipocrito, indefesso lavorio degli attuali “professionisti della letteratura”. Nessun affetto, nessun amore, nessun trasporto per niente – solo intrattenimento e calcolo becero. La voce di Massimo Rizzante fa eccezione, in questo panorama, perché, nascendo al di fuori dei giri professionali più o meno mercantili, può ancora permettersi di vagare e cercare, quindi di dire apertis verbis anche quello che nessuno vuole dire. Quando scrive (o cita): “Io affermo la fine della Repubblica delle Lettere e dell’opera letteraria come luogo di apprendimento per la vita”, vuol dire forse che il mondo della letteratura andrebbe semplicemente chiuso o ricoverato – o almeno bisognerebbe cominciare a parlare chiaramente della sua malattia, della sua fine, dei suoi vuoti di memoria, molto prima che dei suoi successi. Questo fa Rizzante, io credo: una diagnosi impietosa al nostro attuale modo di leggere e di scrivere, indicando al contempo molte strade percorribili.  Forse tutto sta a seguirlo, o a seguire libri come il suo, con grande attenzione, avendo immensa fiducia nell’erranza e nella lontananza, piuttosto che nei propri pascoli e nelle tombe di famiglia, come si dice con coraggio in chiusura di questo articolo. Nessuno – voglio dire in conclusione – dovrebbe far finta di capire queste parole di Celati senza trarne conseguenze terribili.<br />
&#8211; Enrico De Vivo</p>
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