le rire 4°: Marx nel senso di fratelli [ 1°]

20 settembre 2009
Pubblicato da


 

di Groucho Marx

 
Cari Fratelli Warner,

evidentemente ci sono molti modi di conquistare una città e di conservarne il dominio. Per esempio, quando questo film era ancora in fase di progetto non avevo idea che la città di Casablanca appartenesse esclusivamente alla Warner Brothers. E invece, solo pochi giorni dopo aver pubblicato il nostro annuncio, riceviamo la vostra lunga, ominosa missiva che ci intima di non usare il nome Casablanca. Sembra che nel 1471 Ferdinando Balboa Warner, il vostro bis-bis-bisavolo, mentre cercava una scorciatoia per la città di Burbank capitasse per caso sulle coste dell’Africa e, levando in aria il suo Alpenstock (barattato poi con un centinaio di acri di terra), battezzasse quel luogo Casablanca.
Non riesco proprio a capire il vostro comportamento. Anche se intendete rispolverare il vostro film, sono sicuro che col tempo lo spettatore medio imparerà a distinguere Ingrid Bergman da Harpo. Io non so se ci riuscirei ma di sicuro mi piacerebbe provarci.
Voi sostenete di essere i proprietari di Casablanca e vietate a chiunque di usare questo nome senza il vostro permesso. Ma come la mettiamo con “Warner Brothers”?
E’ vostro anche questo?
Probabilmente avete il diritto di usare il nome Warner, ma Fratelli? Professionalmente, noi siamo fratelli da molto più tempo di voi. I Marx Brothers se la sgambettavano in giro per i teatri quando il Vitaphone era ancora un sogno proibito nella mente del suo inventore, e del resto prima di noi ci sono stati altri fratelli: i Fratelli Lumière, i Fratelli Karamazov, Dan Fratelli, un esterno che giocava nel Detroit, e la canzone “Fratello, ti avanza un nichelino?” ma siccome un nichelino era da pidocchi hanno buttato fuori un fratello e dato tutto all’altro.
E tu, Jack? Credi che il tuo nome sia un nome originale? Ebbene, non lo è.
Si usava molto prima che tu nascessi. Lì per lì mi vengono in mente due Jack: quello di Jack e la pianta di fagioli e Jack lo squartatore, una figura di portata storica veramente incisiva.
Quanto a te, Harry, probabilmente firmi i tuoi assegni nella ferma convinzione di essere il primo Harry di tutti i tempi; gli altri sarebbero impostori. Ma io ricordo due Harry che ti hanno preceduto. C’era Harry del faro, di rivoluzionaria memoria, e un Harry Appelbaum che abitava all’angolo tra la Novantatreesima strada e Lexington Avenue.L’ultima volta che ho sentito parlare di lui vendeva cravatte da Weber & Heilbroner.
E veniamo allo studio Burbank. E’ così che voi fratelli chiamate la vostra sede, mi pare.
Il vecchio Burbank non c’è più, forse vi ricordate di lui. Era un asso del giardinaggio; sua moglie soleva ripetere che Luther aveva dieci pollici verdi. Che donna spiritosa doveva essere! Burbank era il mago che a forza di incrociare frutti e verdure li rendeva talmente scombinati e nevrotici che non sapevano mai se entrare in sala da pranzo sul piatto dei contorni o su quello del dessert.
E’ solo una congettura, s’intende, ma chissà, forse i discendenti di Burbank non vedono di buon occhio quella fabbrica che si è messa a sfornare pellicole cinematografiche nel territorio della loro città, appropriandosi del nome Burbank e usandolo come copertura. E’ perfino possibile che la famiglia Burbank vada più orgogliosa della patata prodotta dal vecchio che non dei vostri Casablanca o magari Gold Diggers of 1931.
A quanto pare mi è venuta fuori una bella filippica, ma vi assicuro che non ne avevo l’intenzione. Io adoro la Warner. Alcuni dei miei migliori amici sono nella Warner Brothers. E’ perfino possibile che io stia commettendo un’ingiustizia nei vostri confronti e che voi, poverini, siate estranei a questo comportamento da botoli ringhiosi. Non mi sorprenderebbe affatto scoprire che i capi del vostro ufficio legale sono all’oscuro di questa assurda diatriba, giacchè io sono in buoni rapporti con molti di loro e si tratta di brave persone con i ricci neri, i completi doppiopetto e un amore per il prossimo che è più saroyaniano di Saroyan.
Ho la sensazione che questo tentativo di impedirci di usare il titolo sia stato partorito dalla mente di qualche azzeccagarbugli dal musetto aguzzo, che sta svolgendo un breve apprendistato nel vostro ufficio legale. Lo conosco bene, quel genere: fresco fresco di università, affamato di successo e troppo ambizioso per seguire le naturali leggi della promozione. Questo scellerato causomane ha probabilmente istigato i vostri avvocati (che sono perlopiù brave persone con i ricci neri, i completi doppiopetto ecc.ecc.) a tentare la diffida.
Ebbene, non la passerà liscia! Gli daremo battaglia fino all’ultimo appello! Nessun esangue avventuriero legale riuscirà a spargere zizzania fra i Warner e i Marx! Dentro di noi siamo tutti fratelli e rimarremo in armonia fino a che l’ultima bobina di “Una notte a Casablanca” avrà terminato di svolgersi sul suo rullo.

Ossequi,
Groucho Marx

 
Per qualche strana ragione questa lettera parve sconcertare l’ufficio legale della Warner Brothers, che, in tutta serietà, rispose ai fratelli Marx chiedendo lumi sulla trama del loro film. La lettera lasciava intendere che si poteva arrivare ad un accordo. Perciò Groucho replicò:
 
Cari Warner,

sulla trama del film non posso dirvi molto. Io faccio la parte di un Dottore in Teologia che somministra conforti spirituali agli indigeni e, nel part-time, piazza apriscatole e giacche marinare ai selvaggi della Costa D’Oro africana.
Quando incontro Chico per la prima volta lui lavora in un saloon dove vende spugne ai beoni che non reggono l’alcool. Harpo è un caddie arabo che abita dentro una piccola urna greca un po’ fuori mano.
All’inizio del film Porridge, zuccherosa indigena, affila un po’ di frecce per la caccia. Paul Sbevazza, il nostro eroe, continua ad accendersi due sigarette alla volta. Evidentemente non sa che le sigarette scarseggiano qui.
Ci sono Molti Millimetri di Magnificenza, Acerrimi Contrasti in un’Orgia Lussureggiante di Colore, Colore è un fattorino abissino. L’Orgia, non so se ci siete mai stati, è un piccolo night club appena fuori città.
Potrei dirvi ben altro, ma non voglio guastarvi la sorpresa. Il tutto ha ricevuto l’approvazione del Hays Office, di “Tuttouncinetto” e dei superstiti dei moti di Haymarket; e se i tempi sono maturi, questo film potrebbe essere la scintilla che farà scoppiare un nuovo disastro mondiale.

Cordialmente
Groucho Marx

 
Invece di rabbonire gli avvocati, questa lettera pare sconcertarli ancorq di più; risposero che continuavano a non capire il succo della vicenda, e che sarebbero stati grati al signor Marx se questi avesse voluto diffondersi maggiormente in particolari. Groucho si disimpegnò come segue:
 
Cari Fratelli,

mi spiace dirlo, ma dall’ultima volta che vi ho scritto nella trama del nostro ultimo film Una notte a Casablanca sono sopraggiunti alcuni cambiamenti. Nella nuova versione io sono Bordello,la fiamma di Humphrey Bogart, Harpo e Chico sono venditori ambulanti di tappeti i quali stufi di srotolarli, entrano in un monastero così per sport. Ma sono loro a rimanere giocati, perché in quel luogo non si pratica nessuno sport, solo ritiri.
Sul porto a un tiro di sasso dal monastero c’è un albergo straripante di rubiconde donzelle; molte di loro sono state censurate dallo Hays Office per adescamento, Nella quinta bobina Gladstone pronuncia un discorso che mette in subbuglio la Camera dei Comuni e il re chiede le sue dimissioni seduta stante. Harpo sposa il detective di un albergo; Chico gestisce un allevamento di struzzi. La ragazza di Humphrey Bogart, Bordello, finisce per diventare una bacall-girl, e morta lì.
Come vedete si tratta proprio di un sunto a grandi linee. Potremo salvarci dall’estinzione soltanto se la pellicola continuerà a scarseggiare.

Vostro affezionatissimo
Groucho Marx

 
Dopo questa lettera, i fratelli Marx non ebbero più notizie dall’ufficio legale della Warner Brothers.
 
 
Groucho Marx
[ New York, 2 ottobre 1890 – Los Angeles, 19 agosto 1977 ]
da Le lettere di Groucho Marx
Traduttore: D. Tortorella
1997
Adelphi

 
 
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13 Responses to le rire 4°: Marx nel senso di fratelli [ 1°]

  1. Franti il 20 settembre 2009 alle 15:22

    Da qualche parte forse ci sono ancora i Grouchomarxisti.

    Un saluto Orsola.

  2. franz krauspenhaar il 20 settembre 2009 alle 17:03

    evviva!

  3. alcor il 20 settembre 2009 alle 17:08

    E i Warnerbros cosa gli hanno risposto?

  4. viola il 20 settembre 2009 alle 17:18

    incommensurabile..e geniale, la conoscevo già ma ogni volta mi fa ridere daccapo…vostra da sempre e ancora grouchomarxista..V.

  5. orsola puecher il 20 settembre 2009 alle 17:30

    Per qualche strana ragione questa lettera parve sconcertare l’ufficio legale della Warner Brothers, che, in tutta serietà, rispose ai fratelli Marx chiedendo lumi sulla trama del loro film. La lettera lasciava intendere che si poteva arrivare ad un accordo.

    Groucho replicò con due altre missive con descrizioni della trama talmente deliranti e disorientanti che non ebbe più notizie dall’ufficio legale della Warner Bros.

    ,\\’

  6. alcor il 20 settembre 2009 alle 17:35

    bravo, spiazzare sempre:-)

  7. iskah il 20 settembre 2009 alle 20:15

    geniale…

  8. harzie il 20 settembre 2009 alle 20:43

    Che immensa libertà. Che goduria.

  9. gianni biondillo il 20 settembre 2009 alle 21:33

    Un Genio A S S O L U T O ! ! !

  10. orsola puecher il 20 settembre 2009 alle 22:30

    Bien, visto l’entusiasmo, ho aggiunto anche le altre lettere di Groucho.

    ,\\’

  11. chengoboro il 21 settembre 2009 alle 10:31

    Figure insensate davanti allo specchio

    “Ti offrirò un ottimo spettacolo” mi assicurò. “Le figure davanti allo specchio sono solo i preliminari, non appena ti senti caldo e pronto dimmi pure di fermarmi.”
    Entrammo in una stanza scura e lugubre, con le finestre aperte da tende pesanti. Le lampadine a basso voltaggio delle applique fissate alle pareti erano a forma di tubo e sporgevano ad angolo retto. La stanza era piena di oggetti: cassettiere di dimensioni ridotte, sedie e tavoli antichi, una scrivania appoggiata al muro e ricoperta di carte, righelli e almeno una decina di forbici. Madame Ludmilla mi fece sedere su una vecchia poltrona imbottita.
    “Il letto è nell’altra stanza, tesoro” mi informò, indicandomi l’altro lato della stanza. “Questa è la mia anticamera, dove ti mostrerò lo spettacolo che ti farà diventare caldo e pronto.”
    Lasciò poi cadere la vestaglia rossa, fece volare via le ciabatte e spalancò le ante doppie dei due armadi, che stavano uno di fianco all’altro. All’interno c’erano due specchi in grado di riflettere tutta la sua persona.
    “Musica, ragazzo mio” esclamò, piroettando in accordo con la melodia. Aveva la pelle del corpo tesa e incredibilmente bianca, sebbene non fosse più giovane: anche se ben conservata, doveva aver raggiunto la cinquantina. Il suo ventre era leggermente cascante, al pari del seno voluminoso. Anche la pelle del viso ricadeva, allentando in maniera vistosa la linea della mascella. Aveva il naso piccolo e le labbra pesantemente truccate di rosso. Gli occhi erano segnati da un mascara nero e spesso. Mi fece venire in mente il prototipo della prostituta invecchiata, anche se, al tempo stesso, c’era in lei qualcosa di infantile, una fiducia e un abbandono fanciulleschi uniti a una dolcezza che mi turbarono.
    “Ora, ‘figure davanti allo specchio!’” annunciò la donna mentre la musica continuava.
    “Gamba, gamba, gamba” gridò, lanciando in aria prima una gamba poi l’altra, seguendo il ritmo della musica. Teneva la mano destra sopra la testa, come una bambina che non è sicura di saper eseguire i movimenti giusti.
    “Giro, giro, giro” continuò, vorticando come una trottola.
    “Sedere, sedere, sedere” aggiunse, mostrandomi il culo nudo come se fosse stata una ballerina di can−can.
    Ripeté più volte l’intera sequenza, finché la musica cominciò a svanire e la carica del Victrola si esaurì. Ebbi la sensazione che Madame Ludmilla stesse roteando e svanendo in lontananza, diventando sempre più piccola. Dal profondo del mio essere affiorarono una disperazione e una solitudine che non sapevo nemmeno potessero esistere e che mi spinsero ad alzarmi e uscire di corsa dalla stanza, precipitandomi giù per le scale come un matto, fuori dall’edificio e giù in strada.
    Eddie era fermo davanti all’entrata e stava chiacchierando con i due uomini vestiti d’azzurro. Vedendomi correre in quel modo scoppiò in una ristata fragorosa.
    “Non è stato incredibile?” mi chiese, ostentando ancora l’accento americano. “Le ‘figure davanti allo specchio’ sono solo i preliminari… Che spettacolo! Che spettacolo!”
    La prima volta che avevo raccontato quell’episodio a don Juan gli avevo confidato di essere stato profondamente toccato dalla melodia ossessionante della musica e dall’anziana prostituta che roteava maldestra seguendone il ritmo. Anche l’essermi reso conto di quanto fosse insensibile il mio amico, mi aveva colpito.
    Quando finii di raccontare la storia a don Juan, eravamo seduti tra le colline antistanti una catena di montagne nei pressi di Sonora e mi misi a tremare, misteriosamente scosso da qualcosa di indefinito.
    “Questo racconto dovrebbe essere incluso nel tuo album di eventi memorabili” mi disse. “Senza rendersi conto di quello che stava facendo, il tuo amico ti ha fatto un regalo che ti durerà per tutta la vita, proprio come aveva detto lui stesso.”
    “A me sembra solo una storia triste, nient’altro” dissi.
    “E lo è davvero, come tutte le storie. Ma ciò che la rende a mio giudizio diversa e memorabile è il fatto che riguarda ogni essere umano e non solo te, come accadeva invece con gli altri tuoi racconti. Vedi, come Madame Ludmilla, tutti noi, vecchi e giovani, in un modo o nell’altro eseguiamo figure davanti allo specchio. Esamina con cura quello che sai sul conto della gente.. prova a pensare a ogni singolo essere umano che esiste sulla faccia della terra e, senza ombra di dubbio, scoprirai che chiunque sia, qualunque cosa pensi di se stesso o possa mai fare, il risultato delle sue azioni è sempre lo stesso: figure insensate davanti a uno specchio.”

    Da “Il lato attivo dell’infinito” di Carlo Castaneda, Rizzoli Superbur, pagg. 34,35,36.

  12. teqnofobico il 21 settembre 2009 alle 10:49

    “Il signore era dinnanzi a uno specchio: guardava, ed era guardato. Ma forse lo specchio non era che una porta, al di là della quale c’era un altro signore dinnanzi a uno specchio, che guardava, ed era guardato.”

  13. […] con un pezzo fantastico che quelli di Nazione indiana hanno tirato fuori chissà da quali scaffali. La fantastica lettera di Groucho Marx alla Warner in relazione all’uso del nome Casablanca in un film dei Fratelli […]



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