Quanto costa la crisi

22 settembre 2009
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1euro di Severino Colombo

Un giornale, un caffè, un gratta e vinci, un pacchetto di gomme, mezzo litro di latte, un chilo di pasta (in promozione)… Mi vengono in mente cose così quando penso a cosa si può fare con un euro. Ma come mi dicono molti (ultimamente sempre più spesso), sono un ingenuo. E in effetti è davvero probabile che lo sia. Perché nonostante il lavoro che faccio, il giornalista, non avrei mai pensato che con un euro ci si potesse portare a casa un pezzo di multinazionale.

Il gruppo Munters Italy S.p.A., filiale italiana della multinazionale svedese Munters AB ha venduto il ramo d’azienda con sede in Assago (Milano) alla Saccomandi S.r.l. di Teramo al prezzo di €1,00”.

Rileggo il comunicato che ho appena ricevuto e rimango senza parole. Sarà che ho appena comprato il giornale, bevuto un caffè al bar, acquistato un gratta e vinci e un pacchetto di gomme in tabaccheria, e rientrando ho fatto la spesa al supermercato.

La nuova proprietà mette da subito in cassa integrazione il 75% dei dipendenti, avvia la disdetta dei contratti di affitto della sede centrale e di quelle periferiche”.

In quella ditta lavoravano una quarantina persone. In quella ditta lavora ancora mia moglie.
Sarà un caso ma l’azienda compratrice è specialista in demolizioni e smaltimenti. Nessuna ironia ma cosa è quest’operazione se non la “demolizione” mirata di una struttura aziendale e il conseguente “smaltimento” di impiegati ed operai?

Oggi, a tre mesi dall’acquisto, viene prospettato il trasferimento dei dipendenti a Teramo per mancanza di lavoro. L’alternativa per i dipendenti è quindi quella di trasferirsi a 700 km da case e famiglie oppure dare le dimissioni”.

Tre mesi (agosto compreso) sono niente per un’azienda che vuole testare il mercato. Ripenso ai miei ultimi tre mesi, novanta lunghissimi giorni, vissuti di riflesso tra sbattimenti, amarezze, tensioni, soprusi, arrabbiature, cattivi umori. Che effetto fa sapere che la propria carriera professionale vale un euro? L’ho visto davanti ai miei occhi: è qualcosa di simile a un annullamento della forza di volontà. Senza contare gli effetti collaterali: con la stessa cifra – un euro – si compra (e si demolisce) anche la serenità, le certezze, la tranquillità e la spensieratezza di una famiglia. Il finale non è ancora scritto ma l’alternativa somiglia tanto a quella offerta da una moneta tirata in aria. Su qualsiasi delle due facce cada il valore non cambia: sempre un euro.

[I virgolettati sono tratti dal comunicato stampa redatto il 21 settembre 2009, dalle Rappresentanze Sindacali Unite di Munters Italy]

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5 Responses to Quanto costa la crisi

  1. Ares il 22 settembre 2009 alle 14:38

    Mi pare che ci siano delle leggi che permettono tutto questo..

  2. Ares il 22 settembre 2009 alle 14:55

    Il “contratto di solidarietà” e’ un altro stumento infame per spingere le persone al licenziamento, perchè si permette alle aziende di utilizzarlo ad personam.

    Questo e’ il frutto di accordi sindacali. Ricordo come se fosse ieri quando il rappresentante sindacale è venuto a convincerci che era una cosa buona e giusta.

    Il sistema e’ da riformare tutto

  3. jan reister il 22 settembre 2009 alle 18:55

    Ne ho sentito alla radio tra ieri ed oggi. Sarebbe interessante fare delle visure camerali incrociate tra Munters Italia e Saccomandi Srl, estrarre i CF dei soci, reiterare la ricerca con chiave CF soci, per due tre livelli. Si potrebbero scoprire cose interessanti.

    Su un altro piano: oggi un dipendente di Elettrodata.it (negozio di forniture informatiche), presso cui avevo fatto un ordine a inizio mese pagato ma mai consegnato, mi ha confessato che l’azienda è in liquidazione e che non sapeva quale sarebbe stato il destino dei miei soldi.

  4. Ares il 23 settembre 2009 alle 11:59

    Ma cosa dici, non ci sono aziende in crisi in Italia.. no, no.. sei il solito sinistroide!!.

  5. Alex Miozzi il 29 settembre 2009 alle 12:05

    Mi fa piacere che abbiato ripreso questa notizia, che ieri ho contribuito a diffondere.
    VEDI QUI SOTTO IL COMUNICATO ORIGINALE
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    VENDITA DI UN’AZIENDA A UN EURO E POI TUTTI A TERAMO

    Munters MCS di Assago ceduta dalla casa madre svedese alla Saccomandi Srl di Teramo, che dopo tre mesi propone un licenziamento mascherato da trasferimento coatto. Da lunedì 21 settembre presidio davanti allo stabilimento.

    ASSAGO (MILANO), 28 settembre 2009. Un euro per un’azienda. Questo è quello che ha pagato la Saccomandi Srl di Teramo nell’acquisto della Munters MCS con sede ad Assago, e che solo a tre mesi dall’acquisto ha annunciato il trasferimento di tutti i dipendenti a Teramo o, in alternativa, il più probabile licenziamento.

    Si tratta appunto del cosiddetto licenziamento mascherato, ossia dopo l’acquisto di ramo d’azienda, a seguito di un periodo in cui si annunciano vaghe prospettive di rilancio, si dismette la produzione dal luogo in un cui ha sede lo stabilimento, senza specificare nuovi ruoli e mansioni viene proposta come unica opzione il trasferimento in blocco nella località della casa madre, di fatto impraticabile per i dipendenti, così costretti al licenziamento.

    Per la cronaca, già nel gennaio del 2009 la Munters Italy SpA, multinazionale nel settore del controllo del clima, del recupero dell’energia, nella bonifica e risanamento post-sinistro con casa madre in Svezia, con attività produttive e di vendita in trenta paesi, 4.000 dipendenti e un fatturato annuo di 620 milioni di euro, decide di disfarsi del ramo d’azienda Munters MCS di Assago, mediante vendita o chiusura.

    Lo scorso 16 giugno viene comunicata la vendita della Munters MCS di Assago, con 42 dipendenti e un fatturato annuo di circa 10 milioni di euro, alla Saccomandi Srl di Teramo, azienda di demolizioni, smaltimenti e bonifica amianto, con 11 dipendenti e fatturato annuo di circa 5 milioni di euro.

    La nuova proprietà anziché procedere al logico rilancio dell’azienda, ha aperto immediatamente la procedura di cassa integrazione per la maggior parte dei dipendenti, avviato la chiusura delle sedi e, a nemmeno tre mesi dall’acquisizione, prospettato il trasferimento di tutti i dipendenti, impiegati e operai, a Teramo.

    Da lunedì 21 i lavoratori hanno organizzato un presidio davanti allo stabilimento.



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