<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Registro dei fragili	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2009/09/22/registro-dei-fragili/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/22/registro-dei-fragili/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 14 Oct 2013 14:15:22 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>
		Di: Fabiano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/22/registro-dei-fragili/#comment-120682</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 07:37:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=22240#comment-120682</guid>

					<description><![CDATA[Ancora e ancora, grazie per l&#039;attenzione e per le parole di apprezzamento. Non è stato un lavoro semplice (come fu per L&#039;opposta riva, molto è stato vissuto sul campo e di persona) ma l&#039;apprezzamento -qui ed altrove- mi fortifica e spinge avanti.
Grazie, grazie a voi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora e ancora, grazie per l&#8217;attenzione e per le parole di apprezzamento. Non è stato un lavoro semplice (come fu per L&#8217;opposta riva, molto è stato vissuto sul campo e di persona) ma l&#8217;apprezzamento -qui ed altrove- mi fortifica e spinge avanti.<br />
Grazie, grazie a voi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: GIANFRANCO FABBRI		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/22/registro-dei-fragili/#comment-120653</link>

		<dc:creator><![CDATA[GIANFRANCO FABBRI]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 18:17:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=22240#comment-120653</guid>

					<description><![CDATA[Gli apparentamenti suggeriti da Enrico De Lea mi sembrano molto appropriati. Raboni però usava un ritmo meno puntuale e più disteso a un colloquiare più avvertito e talvolta ironico-mortifero. Ma le tematiche di Alborghetti sono comunque quelle lombarde, milanesi e novecentesche. Qui Fabiano alza di molto il senso della musica-nenia, che non perde mai la chiusa identica, ad ogni fine canto. Dal poco che ho letto, ne traggo un&#039;impressione di immarciscente miseria umana. Questa coloritura, forse, è la cifra maggiore dell&#039;opera.
Ciao, Fabiano.
Complimenti.

Gianfranco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli apparentamenti suggeriti da Enrico De Lea mi sembrano molto appropriati. Raboni però usava un ritmo meno puntuale e più disteso a un colloquiare più avvertito e talvolta ironico-mortifero. Ma le tematiche di Alborghetti sono comunque quelle lombarde, milanesi e novecentesche. Qui Fabiano alza di molto il senso della musica-nenia, che non perde mai la chiusa identica, ad ogni fine canto. Dal poco che ho letto, ne traggo un&#8217;impressione di immarciscente miseria umana. Questa coloritura, forse, è la cifra maggiore dell&#8217;opera.<br />
Ciao, Fabiano.<br />
Complimenti.</p>
<p>Gianfranco</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: antonio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/22/registro-dei-fragili/#comment-120507</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 21:45:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=22240#comment-120507</guid>

					<description><![CDATA[Quello che colpisce è lo spessore umano, la volontà, la capacità di raccontare, di far poesia, di mettere le mani nella realtà qualunque essa sia senza preconcetti.
E a questa attitudine, a questo bisogno e necessità, Fabiano riesce a dare voce, più voci.  Costruisce col tempo una poesia puntuale ed efficace al progetto che ha in mente. Dote che ammiro molto!
La sua poesia mi arriva concreta, ritmica, quasi stereofonica. Un verso complesso, stratificato, denso che restituisce però piena musicalità. Un “pieno” per parlare di vuoti, di mancanze, di identità deprivate.
La ricerca di paragoni, di influenze è da prendere come gioco in attesa di leggere per intero il libro? Non so, fare nomi, gettare dadi, dire Whitman per il verso…c’è da dire che ne L’opposta riva per il progetto,  per “l’oggetto indagato” mi hai ricordato Ben Jelloun e i suoi emigrati sradicati, alle pareti della solitudine dove veniva violentata l’identità in toto: le radici, il passato e il futuro, la sessualità.
antonio b.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che colpisce è lo spessore umano, la volontà, la capacità di raccontare, di far poesia, di mettere le mani nella realtà qualunque essa sia senza preconcetti.<br />
E a questa attitudine, a questo bisogno e necessità, Fabiano riesce a dare voce, più voci.  Costruisce col tempo una poesia puntuale ed efficace al progetto che ha in mente. Dote che ammiro molto!<br />
La sua poesia mi arriva concreta, ritmica, quasi stereofonica. Un verso complesso, stratificato, denso che restituisce però piena musicalità. Un “pieno” per parlare di vuoti, di mancanze, di identità deprivate.<br />
La ricerca di paragoni, di influenze è da prendere come gioco in attesa di leggere per intero il libro? Non so, fare nomi, gettare dadi, dire Whitman per il verso…c’è da dire che ne L’opposta riva per il progetto,  per “l’oggetto indagato” mi hai ricordato Ben Jelloun e i suoi emigrati sradicati, alle pareti della solitudine dove veniva violentata l’identità in toto: le radici, il passato e il futuro, la sessualità.<br />
antonio b.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: no/made		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/22/registro-dei-fragili/#comment-120455</link>

		<dc:creator><![CDATA[no/made]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 18:08:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=22240#comment-120455</guid>

					<description><![CDATA[quasi tutti ottonari... infatti tra le righe si possono notare variazioni ritmiche come senari ed endecasillabi, che appaiono a scatti durante la lettura e che fugano il rischio della monotonia dovuta al profluvio del doppio ottonario per tutta la raccolta.
Poi, più che al &quot;andamento rap&quot; preferisco pensare al melodramma.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>quasi tutti ottonari&#8230; infatti tra le righe si possono notare variazioni ritmiche come senari ed endecasillabi, che appaiono a scatti durante la lettura e che fugano il rischio della monotonia dovuta al profluvio del doppio ottonario per tutta la raccolta.<br />
Poi, più che al &#8220;andamento rap&#8221; preferisco pensare al melodramma.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Fabiano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/22/registro-dei-fragili/#comment-120437</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 11:21:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=22240#comment-120437</guid>

					<description><![CDATA[confermo che ho usato quasi sempre doppi ottonari, a volte franti, per quasi tutta la raccolta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>confermo che ho usato quasi sempre doppi ottonari, a volte franti, per quasi tutta la raccolta.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: baer		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/22/registro-dei-fragili/#comment-120423</link>

		<dc:creator><![CDATA[baer]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 06:11:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=22240#comment-120423</guid>

					<description><![CDATA[Ottonari sì, che danno / al testo un andamento rap, / come bene dice France&#039;. / Eppure io non capisco: / perché sminuzzare i versi, / no/made, per poi farli tutti / sghembi? / [piuttosto: stare attenti ad ogni gesto / cancellare la memoria al / cellulare era questo / che premeva poco prima / di rientrare // poco prima di rimette- / re le chiavi nel portone / risalire per le scale / ritornare col sorriso / alla recita serale.]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ottonari sì, che danno / al testo un andamento rap, / come bene dice France&#8217;. / Eppure io non capisco: / perché sminuzzare i versi, / no/made, per poi farli tutti / sghembi? / [piuttosto: stare attenti ad ogni gesto / cancellare la memoria al / cellulare era questo / che premeva poco prima / di rientrare // poco prima di rimette- / re le chiavi nel portone / risalire per le scale / ritornare col sorriso / alla recita serale.]</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: no/made		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/22/registro-dei-fragili/#comment-120419</link>

		<dc:creator><![CDATA[no/made]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 02:05:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=22240#comment-120419</guid>

					<description><![CDATA[Stare attenti ad ogni gesto
cancellare la memoria al cellulare
era questo che premeva poco prima di rientrare

poco prima di rimettere le chiavi nel portone
risalire per le scale
ritornare col sorriso alla recita serale.

due terzine &quot;facili&quot; ( nel senso di apparentemente chiare ) che dipingono una scena abbastanza familiare e, ugualmente, carica di presagi non chiariti, ambigui. Resta come un senso di mistero intorno a questi versi, che potrebbero raccontare per ognuno un unica storia, metafora della assurdità del nostro quotidiano. Pochi versi che raccontando qualcosa altro si fanno allo stesso tempo emblema per noi stessi di una verità.

 L incipit è un lampo, arriva quasi come un ordine, un consiglio, o un rimprovero, un memorandum sulle piccole cose da fare nel giocarsi la vita, anche se in maniera cosi amara , restando incompresi, incomunicabili, assorbiti dentro ogni sè.

 La scelta dei verbi all infinito aumenta questo disagio nella comprensione. Il lettore è sempre soggiogato a tendere l orecchio a un discorso altro, metaforico, che l autore sta rivolgendo a lui. Se per un verso sembra di seguire sulla scena un personaggio, preso in media res, in una storia il cui inizio si è già svolto nel passato ( è stato l autore di un delitto, ha commesso un peccato, una colpa?) e che sta per proseguire nel racconto delle sue azioni, dall altro è come se stesse confessando al lettore le sue oscure colpe. Quali sono queste colpe se non le colpe stesse che ognuno di noi commette verso l altro, prima tra tutte il tradimento? Il tradimento di per se, verso se stessi e verso gli altri, il tradimento di una vita incompiuta, vissuta senza coraggio, un peccato di vita ridotta a scarto, a recita. Quello che dice questa poesia è insieme il racconto di una banale commedia vissuta nella quotidianità e, sotteraneamente, l emblema drammaticamente comune di una colpa.
 
Che sia presente questa ambiguità sotteranea, come un secondo discorso che ronza dietro quello apparente riportato sulla pagina, è da rinvenire, ad esempio, oltre che nella scelta dell infinito, cosi efficace, a mio parere, nel lasciare il lettore sospeso in questo stato di ambiguità,  nell uso del ritmo. La stessa musicalità dei versi rende al meglio la possibilità di imbastire un altro discorso taciuto, sotterraneo e metaforico. Il ritmo piacevole, quasi melodrammatico (  quasi tutti ottonari ?) duplica il contenuto rappresentato. Lo sdoppia, lo rende ridondante. L intreccio &quot;facile&quot; delle rime esterne ed interne, la leggerezza del ritmo sono tutti meccanismi volti a realizzare questo effetto. In fondo un discorso cosi semplice quale la descrizione di un azione si sarebbe potuta ottenere in maniera piu lineare. Il ritmo invece costringe a riconsiderare ciò che si è appena letto. Parole come gesto, memoria, premeva diventano come azioni ripetute eternamente. 

Quasi si prendesse gioco delle vite rappresentate, le canzonasse, le umiliasse, è segno che in realtà vorrebbe raccontarci un altra storia a noi più prossima, ma non possa farlo, se non nascondendosi . Meglio usare una musica carezzevole per raccontarci ancora ciò che di rado siamo disposti ad ascoltare.        

stare attenti ad ogni gesto
cancellare la memoria
al cellulare era questo
che premeva poco prima
di rientrare

poco prima di rimettere
le chiavi nel portone
risalire per le scale
ritornare col sorriso
alla recita serale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stare attenti ad ogni gesto<br />
cancellare la memoria al cellulare<br />
era questo che premeva poco prima di rientrare</p>
<p>poco prima di rimettere le chiavi nel portone<br />
risalire per le scale<br />
ritornare col sorriso alla recita serale.</p>
<p>due terzine &#8220;facili&#8221; ( nel senso di apparentemente chiare ) che dipingono una scena abbastanza familiare e, ugualmente, carica di presagi non chiariti, ambigui. Resta come un senso di mistero intorno a questi versi, che potrebbero raccontare per ognuno un unica storia, metafora della assurdità del nostro quotidiano. Pochi versi che raccontando qualcosa altro si fanno allo stesso tempo emblema per noi stessi di una verità.</p>
<p> L incipit è un lampo, arriva quasi come un ordine, un consiglio, o un rimprovero, un memorandum sulle piccole cose da fare nel giocarsi la vita, anche se in maniera cosi amara , restando incompresi, incomunicabili, assorbiti dentro ogni sè.</p>
<p> La scelta dei verbi all infinito aumenta questo disagio nella comprensione. Il lettore è sempre soggiogato a tendere l orecchio a un discorso altro, metaforico, che l autore sta rivolgendo a lui. Se per un verso sembra di seguire sulla scena un personaggio, preso in media res, in una storia il cui inizio si è già svolto nel passato ( è stato l autore di un delitto, ha commesso un peccato, una colpa?) e che sta per proseguire nel racconto delle sue azioni, dall altro è come se stesse confessando al lettore le sue oscure colpe. Quali sono queste colpe se non le colpe stesse che ognuno di noi commette verso l altro, prima tra tutte il tradimento? Il tradimento di per se, verso se stessi e verso gli altri, il tradimento di una vita incompiuta, vissuta senza coraggio, un peccato di vita ridotta a scarto, a recita. Quello che dice questa poesia è insieme il racconto di una banale commedia vissuta nella quotidianità e, sotteraneamente, l emblema drammaticamente comune di una colpa.</p>
<p>Che sia presente questa ambiguità sotteranea, come un secondo discorso che ronza dietro quello apparente riportato sulla pagina, è da rinvenire, ad esempio, oltre che nella scelta dell infinito, cosi efficace, a mio parere, nel lasciare il lettore sospeso in questo stato di ambiguità,  nell uso del ritmo. La stessa musicalità dei versi rende al meglio la possibilità di imbastire un altro discorso taciuto, sotterraneo e metaforico. Il ritmo piacevole, quasi melodrammatico (  quasi tutti ottonari ?) duplica il contenuto rappresentato. Lo sdoppia, lo rende ridondante. L intreccio &#8220;facile&#8221; delle rime esterne ed interne, la leggerezza del ritmo sono tutti meccanismi volti a realizzare questo effetto. In fondo un discorso cosi semplice quale la descrizione di un azione si sarebbe potuta ottenere in maniera piu lineare. Il ritmo invece costringe a riconsiderare ciò che si è appena letto. Parole come gesto, memoria, premeva diventano come azioni ripetute eternamente. </p>
<p>Quasi si prendesse gioco delle vite rappresentate, le canzonasse, le umiliasse, è segno che in realtà vorrebbe raccontarci un altra storia a noi più prossima, ma non possa farlo, se non nascondendosi . Meglio usare una musica carezzevole per raccontarci ancora ciò che di rado siamo disposti ad ascoltare.        </p>
<p>stare attenti ad ogni gesto<br />
cancellare la memoria<br />
al cellulare era questo<br />
che premeva poco prima<br />
di rientrare</p>
<p>poco prima di rimettere<br />
le chiavi nel portone<br />
risalire per le scale<br />
ritornare col sorriso<br />
alla recita serale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco t.		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/22/registro-dei-fragili/#comment-120396</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco t.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 13:35:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=22240#comment-120396</guid>

					<description><![CDATA[&quot;preso&quot; l&#039;immagine della scrittura
ft]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;preso&#8221; l&#8217;immagine della scrittura<br />
ft</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco t.		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/22/registro-dei-fragili/#comment-120395</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco t.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 13:33:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=22240#comment-120395</guid>

					<description><![CDATA[Come sottolinea Fabio Franzin, Fabiano è prima di tutto una persona non comune per disponibilità e profondità, e mi riesce dunque più difficile essere obbiettivo nei confronti del suo lavoro. Ho avuto la fortuna di leggere Il Registro dei Fragili nella sua quasi totalità, e proverò comunque a dire ciò che penso.

Come già accadeva nel lavoro precedente di Fabiano, L’Opposta Riva, si tratta di una raccolta che ricorda i concept album musicali di moda più in passato che oggi: scegliere un tema che è un tema importante e svilupparlo nella sua interezza, seguendo un percorso emotivo e razionale insieme. L’attenzione si sposta sul privato, su una famiglia ma potrebbero essere tante famiglie, la famiglia in generale. Fabiano va oltre all’interesse emotivo, ma studia, scava, cerca, in qualche modo impara i suoi soggetti. E poi, solo poi ne scrive. Lo fa come un documentarista attento per certi versi, ma un documentarista che utilizza immagini e forme della poesia. E’ vero, dunque, che non si tratta di poesia lirica, ma il rischio del documentarismo (appunto) viene evitato perché ci sono gli squarci e le aperture improvvise che capovolgono la prospettiva, anche in una realtà che è estremamente (terribilmente?) vicina a quella che molti di noi vivono come quotidiana. Mi sembra un equilibrio difficile da raggiungere e difficilissimo da sostenere per tutto il lavoro, e invece Fabiano lo fa.

Della forma mi colpisce la ricerca ritmica che trasforma il testo in una sorta di rap recitato. Questo no, non antipoetico perchè presenta riferimenti nella tradizione, ma anche qui continuamente in bilico tra una ricerca lessicale e metrica molto rigida e la libertà di espressione necessaria per lo scrivere poetico. Anche in questo senso mi sembra che Fabiano abbia lavorato tanto nel tempo, e sia giunto a scavarsi una sua lingua, che ha presto l’immagine della scrittura, fino a farla diventare naturale.

E’ chiaro che amo molto il Registro, ma in poesia non vale e non basta dire &quot;bello&quot;. Allora dico che secondo me, per ciò che esprime e per come lo esprime, questo è un lavoro importante, che magari alcuni apprezzeranno (spero molti) e altri meno (spero pochi), ma che anche per questi ultimi si pone come termine di paragone e confronto e giustifica il tempo necessario per affrontarlo. 
Francesco t.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come sottolinea Fabio Franzin, Fabiano è prima di tutto una persona non comune per disponibilità e profondità, e mi riesce dunque più difficile essere obbiettivo nei confronti del suo lavoro. Ho avuto la fortuna di leggere Il Registro dei Fragili nella sua quasi totalità, e proverò comunque a dire ciò che penso.</p>
<p>Come già accadeva nel lavoro precedente di Fabiano, L’Opposta Riva, si tratta di una raccolta che ricorda i concept album musicali di moda più in passato che oggi: scegliere un tema che è un tema importante e svilupparlo nella sua interezza, seguendo un percorso emotivo e razionale insieme. L’attenzione si sposta sul privato, su una famiglia ma potrebbero essere tante famiglie, la famiglia in generale. Fabiano va oltre all’interesse emotivo, ma studia, scava, cerca, in qualche modo impara i suoi soggetti. E poi, solo poi ne scrive. Lo fa come un documentarista attento per certi versi, ma un documentarista che utilizza immagini e forme della poesia. E’ vero, dunque, che non si tratta di poesia lirica, ma il rischio del documentarismo (appunto) viene evitato perché ci sono gli squarci e le aperture improvvise che capovolgono la prospettiva, anche in una realtà che è estremamente (terribilmente?) vicina a quella che molti di noi vivono come quotidiana. Mi sembra un equilibrio difficile da raggiungere e difficilissimo da sostenere per tutto il lavoro, e invece Fabiano lo fa.</p>
<p>Della forma mi colpisce la ricerca ritmica che trasforma il testo in una sorta di rap recitato. Questo no, non antipoetico perchè presenta riferimenti nella tradizione, ma anche qui continuamente in bilico tra una ricerca lessicale e metrica molto rigida e la libertà di espressione necessaria per lo scrivere poetico. Anche in questo senso mi sembra che Fabiano abbia lavorato tanto nel tempo, e sia giunto a scavarsi una sua lingua, che ha presto l’immagine della scrittura, fino a farla diventare naturale.</p>
<p>E’ chiaro che amo molto il Registro, ma in poesia non vale e non basta dire &#8220;bello&#8221;. Allora dico che secondo me, per ciò che esprime e per come lo esprime, questo è un lavoro importante, che magari alcuni apprezzeranno (spero molti) e altri meno (spero pochi), ma che anche per questi ultimi si pone come termine di paragone e confronto e giustifica il tempo necessario per affrontarlo.<br />
Francesco t.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Fabiano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/09/22/registro-dei-fragili/#comment-120394</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 12:40:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=22240#comment-120394</guid>

					<description><![CDATA[ringrazio tutti per la splendida attenzione. Sono quasi in imbarazzo e dico (scrivo) sul serio. 
Grazie anche per la ricerca di paragoni/epigoni che possono ravvisarsi nella mia poesia, come anche annota il Pusterla nella sua prefazione (ora dovete scoprire chi annota....)

Una richiesta a &quot;temptative&quot; . Puoi definire meglio, per cortesia, darmi/darci una tua analisi che a me farebbe piacere? Però firmati, che l&#039;anonimato non permette un buon dialogo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ringrazio tutti per la splendida attenzione. Sono quasi in imbarazzo e dico (scrivo) sul serio.<br />
Grazie anche per la ricerca di paragoni/epigoni che possono ravvisarsi nella mia poesia, come anche annota il Pusterla nella sua prefazione (ora dovete scoprire chi annota&#8230;.)</p>
<p>Una richiesta a &#8220;temptative&#8221; . Puoi definire meglio, per cortesia, darmi/darci una tua analisi che a me farebbe piacere? Però firmati, che l&#8217;anonimato non permette un buon dialogo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-05-05 17:13:11 by W3 Total Cache
-->