Franzwolf. Un’autobiografia in versi

9 ottobre 2009
Pubblicato da

di Franz Krauspenhaar

DALLA CLINICA PSICHIATRICA

Scriverò un’altra sfilza
edificante, l’assaggio sale su
chiodato per la gola. Ensor lo vidi
persino al museo, tra
le sue maschere, come
il salumiere tra i clienti fissi.
Vino e birra. Lo sbronzo non
sapeva dov’era. La poesia
è muta come la scala B, calva
come la follia che hai fatto,
sporge in giù come un suicida.
E un operaio sghignazzava.
“Non è valido! Non è valido!
Non è valido! La scrivo meglio io
la lista della spesa! Siete bravi
a mangiare senza muovervi dalla
sedia, io sui tubi grondanti piscio
le rime dell’edilizia franca!”
Sono diventato moralista al cubo,
intubo sentenze e massime
giù nella gola, cibo liquido,
fino alla fine della composizione.
In alto perciò i cuori di pietra!
In alto i calici del grande sbronzo!
In alto i camici delle infermiere!
E se non conosci Ensor affrettati,
delirio puro made in Belgium,
un cantore di corte vuota, solo spettri
che rodono, che pisciano nei vasi
del disumano. Io, qui all’asylum
per prestatori tumefatti, con l’anima
gonfia di preservativi, vado avanti
a cadaverilene malmostato, 100 mg.
Quattro signori pazzi guardano l’aria
cadere, una donna è sdentata, una
volta era bella, e sapeva di confettura
di ciliegia, me l’ha detto il marito
in visita. Il professore è tutto bianco
forse per via del camice, e Sonia,
l’infermiera dalle tette lunghe, con
labbra Gran Riserva, mi suscita
erezioni di tenerezza splendida.
Ma qui non si sta male. Ricordo di nuovo
l’operaio, lui sghignazzava dal ponteggio
mentre nevicava pelle bianca, e gli alberi
simulavano un pestaggio. Erano ridotti
all’osso, come ciminiere smangiate
dal fumo, che lento ritornava indietro.
Ricordo che scrivevo molto, le sere
soprattutto d’estate, il notes
sulle ginocchia color malva, i testicoli
introflessi dall’angoscia, le murene a sgusciare
sulla mia schiena con un fischio di treno
sgozzato da coltelli di lamenti.
Poi mi spensi come un sigaro rubato,
venni portato qui da una Citroen bianca,
familiare, ardimentosa a scantonare
nel traffico topesco della sera.
Dai polsi sudavo stigmate di nonsense
aperto, a liquidare il mio sangue
di santo apposito, di santo curioso
non ufficiale, fustigato dal male.
Qui si sta bene. Il ronzio della mente
fa buon brodo sullo sciacquio dei sensi
sedati. Fissato alla parete, prendo la dose
elettrica e mi scuoto come un cane
sotto la pioggia, le gocce sparano dal bianco
della camicia, nell’ombra lieve separata dal corpo.

POLLOCK IL SEMINATORE

In una giornata di semi caduti, il seminatore
sparge il colore, frattali a balzi, scalpelli di luce
scura.
L’uomo calvo in un fienile si muove come se fosse
quello il mondo, tela a terra, accampamento Sioux
e danza propiziatoria. Intanto prende a piovere
rossi, blu, verdi, a strati puri, da bastoni e altre sonde,
coltelli, pennelli induriti. Pollock è il capo indiano.
Minuti, ore. Pollock cena con l’aria attorno,
nel fienile spande humus a tinte, a vita, attorno,
around around. E’ dentro e fuori, muove e si legge
nella tela. La tela non è mai stata così dipinta,
nonè mai stata così tanto il pittore.

SVIZZERA INTERNA

Verso montagne blu, contro cieli colore
del mio unico compagno, l’orologio d’acciaio.

Incespicando betulle al passaggio contorto
di piaghe. Venute dal nord. Eccole ai rami,
restano attaccate come foglie dalle nervature
di mascara, per occhi di bosco.

Nel cuoio gettato al vento, di sera, la Svizzera,
addomesticata dal foehn, tra tornanti elettrici
guidati dal torcersi dei monti, supera se stessa.
A valle. In crinali superbi e brutali, e il verde mela-
– bellezza di laghi a venire, nel getto delle nubi.

Le tane delle volpi, tessute di calma. Come finestre
al covo delle buche. Mille stelle raschiano l’aria fedele
della Svizzera interna, da cantone a cantone, metri.
L’ uno lontano dall’ altro. Si spogliano di canzoni e
di pascoli di mucche gravide. La città pungerà. Ago.
Enorme, nel giro di chilometri. Trifoglio e muro di cinta.

Testi da: Franzwolf. Un’autobiografia in versi (Edizioni Torino Poesia, 2009).

Il libro sarà presentato sabato 10 ottobre alle ore 17 nella nuova sede della Casa della Poesia presso Santa Chiara, in corso Libertà 300 a Vercelli.

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24 Responses to Franzwolf. Un’autobiografia in versi

  1. AMA il 9 ottobre 2009 alle 11:20

    Devo assolutamente avere questo libro!

  2. Giovanni Catalano il 9 ottobre 2009 alle 12:28

    Ciao Franz,
    leggere questi testi, soprattutto al mattino, è inebriante :)

  3. Ivan il 9 ottobre 2009 alle 14:53

    Complimenti davvero! Una lettura che s’incolla ai sensi, un’originalità dei ritmi notevole!

    Ivan

  4. andrea inglese il 9 ottobre 2009 alle 15:00

    Ach mein Gott! Un romanziere che si mette a fare poesia? Ma con che diritto? Quale patente? Quali titoli? Ognuno al suo posto prego!

    ah ah

    caro franzone è bello leggerti, e ti si legge con notevole godimento; d’altra parte tu sempre – e qui sei caso raro – hai frequentato i bassifondi dei poeti e della poesia

    salute a te

  5. francesco t. il 9 ottobre 2009 alle 15:58

    Anche io vorrò leggere il libro, se queste sono le premesse.

    Francesco t.

  6. paolo cacciolati il 9 ottobre 2009 alle 17:37

    versi inebrianti anche di pomeriggio,
    ma moderiamo l’entusiasmo,
    che presto arriverà qualcuno a dire che quello che scrive Franz fa schifo…

    paolo

  7. sergio garufi il 9 ottobre 2009 alle 19:35

    quello che scrive franz fa schifo…solo se a leggerlo è un cretino :-)

  8. véronique vergé il 9 ottobre 2009 alle 19:36

    Franz, fai parte dei miei poeti preferiti, perché la tua scrittura è una ferita, un scosso eletrico, una pulsazione del corpo e della mente.
    Voragine.
    La linea tra follia e scrittura orgasmica.
    Quando leggo sento la vibrazione, l’angoscia mettalica.
    Vorrei ti volare la parola per osare nominare la sessualità o la follia.

    Allora Franz complimenti, e aspetta un ritorno mio in Italia per una lettura.

  9. giovanni cossu il 9 ottobre 2009 alle 20:00

    Caro Franz

    chissà davvero
    se, lassù in cima, dove ti trovi
    il clima risulta sopportabile.

    Per quanto tenti,
    non riesco a vedere
    da quali altezze
    lanci verso di noi
    i tuoi preziosi doni.

  10. véronique vergé il 9 ottobre 2009 alle 20:12

    Faccio correzioni di lingua:

    Una scossa elettrica
    metallica

  11. luce il 9 ottobre 2009 alle 20:56

    un’esperienza di sensi più che una lettura. una ruvida abrasione della pelle dell’anima. chi ama rischiare con emozioni forti legge franz krauspenhaar e pochi altri.

  12. effeffe il 10 ottobre 2009 alle 00:43

    sciapò franz!
    effeffe

  13. Lucio Angelini il 10 ottobre 2009 alle 08:36

    “La vita nelle lettere è un progetto futile; e non lo se lo porterò a termine. L’idea è: scrivere un’autobiografia editorial-letteraria in versi semplici e sciocchi. Ogni strofetta, o serie di strofette, dovrebbe avere un titolo, ossia l’anno, e una breve didascalia. L’idea è venuta ieri, assieme alle prime cantilene, alle 17 e 54, mentre stavo a bordo dell’autobus numero 15. Forse leggerete dell’altro, forse mi fermerò qui. [giuliomozzi]” qui:
    http://vibrisse.wordpress.com/2009/09/29/la-vita-nelle-lettere/

  14. franz krauspenhaar il 10 ottobre 2009 alle 11:04

    un grazie di cuore a tutti per le belle parole. chi puo’ venire a vercelli oggi pomeriggio assicuro una presentazione di lusso e grandi momenti:-)

    franz

    • véronique vergé il 10 ottobre 2009 alle 12:18

      Franz, tu me remues le couteau dans la plaie ;-)

    • véronique vergé il 10 ottobre 2009 alle 12:48

      Franz non è venuto il mio commento. E’ sparito.
      Dicevo: ne remue pas le couteau dans la plaie ;-)

  15. franz krauspenhaar il 10 ottobre 2009 alle 11:04

    per chi puo’ venire, sorry

  16. Salvatore D'Angelo il 10 ottobre 2009 alle 11:06

    Tosto, duro, ruvido, arcigno,antiretorico – e dunque tenero e virile- tutto nel ritmo e nelle sequenze, un concentrato di forza e di suoni, uno “sturm und drang” come progetto di scrittura poetica. Hai detto che sei scrittore e non poeta? Ti sbagli, sei un poetico narratore. Anzi no, un cineasta della poesia, nel senso che usi le parole come carrelli, primipiani, dettagli, campilunghi, e le spari con ritmo compresso, concentrato al massimo. Si capisce che ti leggerò… e spero averti qui, alla Casa delle Arti.

    • véronique vergé il 10 ottobre 2009 alle 12:21

      L’ho penso come te, Saldan.
      Credo che nella poesia di Franz amo la percezione virila del mondo.

  17. carmine vitale il 10 ottobre 2009 alle 14:20

    strano che iannozzi ancora non sia giunto qui
    magari avrà letto e convenuto che qui c’è poesia,
    arcigna fortissima grande
    grandi momenti di poesia
    c.

  18. italo testa il 10 ottobre 2009 alle 17:55

    che potenza, franz, scolpita dal foehn

    it

  19. fuoco fatuo il 10 ottobre 2009 alle 19:53

    non è il genere che prediligo ma…Belle. dure e poi non c’è autocompiacimento. alcuni passaggi mi ricordano le poesie di Raymond Carver.

  20. pasquale vitagliano il 11 ottobre 2009 alle 16:05

    lHei Franz, mi avevi parlato di romanzi, non di poesie. Beh, sei proprio elettrico. Sei modernissimo, anzi post-modernissimo. Spero di leggere presto tutta la tua auto-biografia in versi. Carver? Che complimento…. Intanto, di fronte a te alzo il calice delle mie parole.
    A presto, mio amico Franz.

    PVita

  21. franz krauspenhaar il 11 ottobre 2009 alle 19:51

    grazie ancora! salvatore, vengo quando vuoi!

    baci.



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