Pasolini, il posto delle lucciole

17 ottobre 2009
Pubblicato da

pppasolinidi Marco Belpoliti

Santa Sabina di Ramuscello (Pordenone). Una grande casa di color rosso mattone, dalla forma irregolare e gli infissi in legno chiaro, occupa il posto dove un tempo c’era il prato. L’hanno terminata da poco, e con la sua mole impegna tutto lo spazio visivo lungo la piccola via asfaltata che dalla chiesetta di Santa Sabina arriva qui incrociando la strada verso San Vito in Tagliamento. Una ragazza uscita dall’edificio dispone la biancheria su uno stenditoio pieghevole e traguarda più in là, oltre gli alberi. Dietro l’edificio, composto di due corpi asimmetrici, incastrati l’uno nell’altro, un Lego banale, c’è il resto di quel campo: erbacce che crescono dappertutto e i segni di un vivaio di piante abbandonate. Tra l’erba alta c’è anche un trattore dimesso, rovina della civiltà contadina nell’età della sua motorizzazione, anch’essa tramontata da un pezzo.
In questo prato nel settembre di sessant’anni fa veniva ad infrattarsi un giovane maestro di scuola, figlio di una friulana e di un romagnolo, domiciliato a Casarsa, poeta quasi laureato e militante comunista. Non è solo, ma in compagnia di quattro ragazzi, uno di 15, gli altri di 16. Li ha incontrati a una festa che si svolge vicino alla chiesetta, dove hanno montato una piattaforma in legno e si balla. Pier Paolo Pasolini, è il nome del maestro, le frequenta con assiduità; ha anche vinto una gara, danzando con una ragazza di San Giovanni, un paese del circondario. Le feste sull’aia, le sagre, le ricorrenze religiose, scatenano un’allegria che il prefetto di Udine definisce perniciosa. C’è molta voglia di divertirsi e odore di sesso nell’aria. Pier Paolo ne è inebriato, anche se i suoi gusti non s’orientano, come per gli altri, verso l’altro sesso, ma il proprio. Gli piacciano i ragazzi. Se ne innamora subito. Ne ha anche scritto in uno scartafaccio che tiene chiuso nel baule, a casa, e da cui, molti anni dopo, postumi, usciranno due libri: Atti impuri e Amado mio. Quella sera, mentre percorre la strada dalla chiesetta di Santa Sabina alla cascina dei Centis, famiglia del luogo, ancora non sa che sta per dare una svolta decisiva alla sua vita, per determinare il destino che farà di lui il più famoso e discusso intellettuale italiano della seconda metà del XX secolo. Pier Paolo insegna a Valvasone, scrive moltissimo; è iscritto al partito Comunista: segretario della cellula di San Giovanni. Ha 27 anni ed è già un intellettuale noto nella zona. Sul suo conto circola anche una voce: gli piacciono i ragazzini. Giuseppe Zengarli di 15 anni e i suoi tre amici, Pietro, Renato e Ottorino Sovran, cugini tra loro, lo hanno già incontrato. E con ogni probabilità sanno cosa vuole.
Pier Paolo offre dei dolci e propone a Giuseppe di andare nel prato lì vicino. Percorrono oltre un centinaio di metri e, all’altezza della casa dei Centis, oggi ristrutturata per essere abitazione di una giovane coppia con bimbo, vanno tra l’erba, vicino agli arbusti d’acacie. Lì bacia Pietro sulla bocca; gli palpa il sedere e il membro sotto la stoffa dei calzoni. Quindi estrae il pene e si fa masturbare. Non raggiunge l’orgasmo: vuole che un altro ragazzo, Giuseppe, lo aiuti ad eiaculare. Bacia anche Ottorino sulla bocca, mentre gli altri stanno a guardare. Alla fine dà loro 100 lire e se ne torna alla festa. Da qualche tempo Pier Paolo non fa più mistero della sua omosessualità. Ne ha scritto ai carissimi amici di Bologna, la città dove ha studiato. A Franco Farolfi ha scritto che l’omosessualità non è più un Altro dentro di lui; pensa di aver “salvato capre e cavoli, cioè l’eros e l’onestà”. I due poli del dilemma li descrive anche all’amica più cara, Silvana Mauri: “Ho perso scrupoli e molte timidezze; ho imparato a far l’amore senza amore e senza rimorsi”. In effetti, sei anni prima, nel bel mezzo della guerra, a Casarsa della Delizia, paese natale della madre, dove si è rifugiato, in una stagione bellissima, ha avuto la sua tanto sospirata iniziazione sessuale.
Ma la vicenda del prato di Ramuscello non è senza conseguenze. I ragazzi litigano e s’accusano l’un l’altro di “aver menato l’uccello a vicenda al Pasolini”. La voce arriva ai carabinieri della Stazione di Cordovado che svolgono un’indagine. Il primo rapporto reca la data del 15 ottobre 1949. Due militi interrogano i ragazzi; poi chiamano in caserma Pasolini stesso, il 17 ottobre, che ammette “di aver commesso gli atti immorali a danno dei minori”, e subito aggiunge “che quella sera ha voluto tentare una esperienza erotica di carattere e origine letteraria”. Il riferimento è Gide. Nessuno dei ragazzi sporge denuncia. La famiglia di Pasolini è intervenuta, e l’avvocato Bruno Brusin ha pagato 100 mila a testa alle famiglie dei ragazzi per il danno subito. Ma la denuncia va avanti. Pier Paolo e il cugino Nico Naldini hanno saputo che esponenti democristiani gliel’hanno giurata: o Pasolini smette con l’attività politica oppure rendono nota la sua “anomalia sessuale”. L’imputazione è di atti osceni in luogo pubblico e si prospetta anche il reato di corruzione di minore. Subito il Partito Comunista lo espelle con infamia; lo fa Ferdinando Maurino, l’eroe partigiano Carlino, cui immediatamente Pier Paolo scrive un’accorata lettera: resterà in un cassetto del dirigente comunista 28 anni. La stampa PCI della regione pochi mesi prima ha attaccato un ex presidente d’Azione Cattolica perché pederasta. In dicembre inizia il processo a porte chiuse e la sentenza arriva nel gennaio del 1950. Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Zengarli e Pietro Sovran vengono ritenuti colpevoli di atti osceni in luogo pubblico, reato previsto dall’articolo 527 del codice penale e condannati a tre mesi di reclusione ciascuno e al pagamento delle spese processuali; la pena viene interamente condonata per effetto dell’indulto.
Il 28 dello stesso mese, alle 5 del mattino, accompagnato dalla madre, il poeta parte dalla stazione di Casarsa verso Roma. In quei mesi per lo scandalo si è consumata la tragedia famigliare: l’impazzimento del padre Carlo Alberto, militare di carriera, la perdita del posto a scuola, la depressione della madre, la sua profonda angoscia. Così abbandona l’Eden, il Friuli cattolico e rurale, per le periferie romane, la Città Pagana e orgiastica, anche se, sia in Friuli come a Roma, i ragazzi li paga e li pagherà. Nel 1951 a Pordenone c’è l’Appello. L’esito e favorevole. Cade l’imputazione di corruzione di minori e al centro della discussione, e delle verifiche logistiche dei giudici, c’è il prato di Ramuscello: è o no un luogo pubblico, visibile da chi passa? La perizia dei tecnici e il sopralluogo dimostrano che non è visibile dalla strada. I membri del tribunale non lo possono certo sapere, ma il prato è e resterà un luogo pasoliniano per eccellenza: spazio aperto all’esperienza amorosa nei romanzi, nei film, nelle vicende della sua vita vissuta; è lo spazio erotico. Lì vagano o giocano a calcio le “lucciole” del celebre articolo, ovvero i ragazzi a cui si accompagna per dare due calci al pallone, per consumare un atto sessuale o semplicemente per parlare con loro. E’ il pratone della Casilina di Petrolio, con venti ragazzi che possiedono Carlo, e sono i prati quelli in cui camminano verso il fallace Progresso Totò e Ninetto in Uccellacci e uccellini. “Nei salotti/ non si può fare l’amore, e neanche nei letti./ Occorre un prato di periferia”, recitano i tre suoi versi del 1968.

[pubblicato su La Stampa, 11 ottobre 2009]

allego qui sotto la succitata lettera a “Carlino” spedita da Casarsa il 31.10.1949

Caro Carlino,
circa tre mesi fa, come forse sai, sono stato ricattato da un prete: o io la smettevo col comunismo o la mia carriera scolastica sarebbe stata rovinata. Ho fatto rispondere a questo prete come si meritava dalla intelligente signora che aveva fatto da intermediaria. Un mese fa un onorevole democristiano amico di Nico mi avvertiva molto indirettamente che i democristiani stavano preparando la mia rovina: per puro odium theologicum – sono le sue parole –essi attendevano come iene lo scandalo che alcune dicerie facevano presagire. Infatti appena la manovra di Ramuscello, sempre per odium theologicum, è riuscita (altrimenti si sarebbe trattato di un fatterello senza importanza, una qualsiasi esperienza che chiunque può avere nel senso di una vicenda tutta interiore), probabilmente il Maresciallo dei Carab. di Casarsa ha eseguito gli ordini impartitigli dalla DC, mettendo subito al corrente i dirigenti, che a loro volta hanno fatto scoppiare lo scandalo in Provveditorato e nella stampa. Mia madre ieri mattina è stata per impazzire, mio padre è in condizioni indescrivibili: l’ho sentito piangere e gemere tutta la notte. Io sono senza posto, cioè ridotto all’accattonaggio. Tutto questo semplicemente perché sono comunista. Non mi meraviglio della diabolica perfidia democristiana; mi meraviglio invece della vostra disumanità; capisci bene che parlare di deviazione ideologica è una cretineria. Malgrado voi, resto e resterò comunista, nel senso più autentico di questa parola. Ma di che cosa parlo, io in questo momento non ho avvenire. Fino a stamattina mi sosteneva il pensiero di aver sacrificato la mia persona e la mia carriera alla fedeltà a un ideale; ora non ho più niente a cui appoggiarmi. Un altro al mio posto si ammazzerebbe; disgraziatamente devo vivere per mia madre. Vi auguro di lavorare con chiarezza e passione; io ho cercato di farlo. Per questo ho tradito la mia classe e quella che voi chiamate la mia educazione borghese; ora i traditi si sono vendicati nel modo più spietato e spaventoso. E io sono rimasto solo col mio dolore mortale di mio padre e di mia madre.

Ti abbraccio
Pier Paolo

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22 Responses to Pasolini, il posto delle lucciole

  1. Antonello Cassano il 17 ottobre 2009 alle 18:51

    non conoscevo la lettera.
    questa storia farebbe più scandalo oggi di quanto ne abbia fatto negli anni Cinquanta. non che la settimana incom non abbia fatto il suo ‘dovere’ ma il linciaggio mediatico dei nostri tempi sarebbe, in confronto, devastante

  2. Salvatore D'Angelo il 17 ottobre 2009 alle 22:25

    Ben detto Cassano e un grazie a Biondillo per aver qui rilanciato l’articolo di Belpoliti: asciutto, efficacemente cronachistico, con l’accoratissima e lucidissima lettera di Pasolini , che non avevo mai letto, pur conoscendo l’episodio. Belpoliti ci restituisce con destrezza – e con felice scelta rispetto all’attuale contesto – uno spaccato di quella Italietta infame cui non era estraneo il pci vile e codino sui fatti della “diversità” sessuale (si sarebbe dovuto aspettare il pci post sessantotto perchè si cambiasse. L’articolo d Belpoliti e la lettera acclusa restituiscono maggiore statura e dignità a Pasolini, più di quanta ne abbia da solo dimostrato nella lunga lotta degli anni successivi e nella durissima battaglia delle idee da li sostenuta con spirito magnificamente corsaro. Un ‘ ultima annotazione: a proposito di prato, mi pare efficace la sottolineatura di Belpoliti che coglie un “luogo” tipico dell’immaginario artistico di Pasolini, che lo avrebbe definito un “archètipo”, ed infatti esso ha un corso lunghissimo e un valore simbolico fortissismo come riferimento a vita-innocenza – eros- nella tradizione religiosa…dai “campi elisi” della tradizione greco romana, al “prato fiorito” della tradizione cristiano- giudaica. E si sa quanto gli archètipi sono importanti nella poetica di Pasolini.
    Comunque, grazie a Belpoliti e a Biondillo per averlo postato.

  3. anton il 18 ottobre 2009 alle 14:23

    O Madonna del Pilar, ancora con il super-corrotto e super-corruttore pasolini.
    Basta. Fiondate il mostro nella discarica della storia.

  4. lambertibocconi il 18 ottobre 2009 alle 15:20

    Caro Gianni, pur nel suo indubbio interesse (come tutto ciò che riguarda P.P.P.), non mi pare scritto bene nemmeno questo articolo… Sto forse diventando un’extraterrestre?
    “traguarda più in là, oltre gli alberi” = pretenzioso.
    “odore di sesso nell’aria” = da rivista rosa, “Vera”, “Confidenze”, ecc., o da Harmony.
    “Gli piacciano i ragazzi” = un refuso.
    “cugini tra loro” = e tra chi altri?
    “s’accusano l’un l’altro di ” = a logica, l’ “a vicenda” mi pare di troppo, perché se dicono di averlo fatto “a vicenda” vuol dire che dichiarano di averlo fatto tutti uno dopo l’altro, e quindi non si stanno accusando l’un l’altro.
    La maestrina Anna vi saluta così. E chi ce lo fa fare!

  5. gianni biondillo il 18 ottobre 2009 alle 16:22

    Adoro le maestrine! ;-)

  6. Antonello Cassano il 18 ottobre 2009 alle 16:46

    scusami anton ma per capire la monnezza del presente bisogna entrare nella discarica della storia. e mi sembra che lo scrittore di cui parliamo e che effettivamente ossessiona, a ragione, la letteratura italiana da trent’anni anni, sia stato già sbattuto da un pezzo nella discarica. per essere precisi, in un ridicolo momumento su una spiaggetta di ostia

    la morte di pasolini è la morte della letteratura impegnata nel nostro paese
    http://www.youtube.com/watch?v=AIBeQ7ddgXw

  7. anton il 18 ottobre 2009 alle 16:47

    maestrina Anna, stai a guardare il capello. Ti concentri sugli strafalcioni di quel ***** di belpoliti e…. [Anton, nei miei post vige una regola: mi puoi insultare come ti pare e piace, ho le spalle larghe, ma se insulti un mio ospite vieni bannato. Sono certo che non si ripeterà, vero? G.B.]

  8. Antonello Cassano il 18 ottobre 2009 alle 16:55

    aah…ho capito…fa’ come se non avessi detto niente

  9. gianni biondillo il 19 ottobre 2009 alle 17:19

    Anton mi ha testé scritto:

    “G.B., io non ti conosco. So solo che hai cancellato un intervento (il mio) di grandissimo spessore letterario e civile.
    Restauralo immediatamente.”

    Anton caro, come ho già detto: a casa mia, nei miei post, chi insulta viene bannato. Anche se è un genio della letteratura che scrive cose di grandissimo spessore letterario e civile. O mi vuoi far credere che Polansky poteva stuprare le minorenni perché è un grande regista?

  10. alcor il 19 ottobre 2009 alle 17:41

    però, se non si può più nemmeno scrivere “traguarda”, è dura:-)

  11. Ares il 19 ottobre 2009 alle 18:49

    .. hem..come si misura lo spessore di un intervento?

  12. Giacomo Giossi il 20 ottobre 2009 alle 10:14

    @ Gianni Biondillo: Sono d’accordo nella risposta ad Anton, però devo dire che Polansky non ha stuprato nessuno. Al momento non ho sottomano il libro, ma volevo intervenire per segnalare un testo di Pasolini inedito in vita ma che si trova nel volume dei Meridiani/Saggi politici in cui prende posizione su un presunto “stupratore per bambini” è una lettera al direttore dell’Unità o di Paese sera, ed è a mio parere una lucida critica al conformismo della stampa progressista di allora. (perdona la cafonaggine di non aver dato riferimenti più precisi)

  13. Logani il 22 ottobre 2009 alle 14:33

    Io avevo12 anni, era il 1962. Pasolini scendeva, con la propria splendente di bianco Giulietta Alfa Romeo, da via dei Gelsi proveniente da Centocelle. Via Lucera a quei tempi era un’isola calma dove l’unico rumore era quello del tram 14, il quele girava in una piazzola per rimettere il muso verso Via Prenestina. La giulietta sdi fermó a qualche metro da me e mio fratello e…cosí ebbi la conoscenza di questo signore che, per due lire, amava prendere bambini affamati ancora lontani anni luce che la “cosa” non era altro che una efferratezza, un abuso, una violenza dell’adulto verso l’innocente ignoranza du chi non aveva ancora raggiunto la pubertá.

    A quesi tempi, all’etá di 12 anni, in bambini erano veramente bambini.

    Mettete sugli altari anche Polansky. Fatene un monumento all’Idroscalo a fianco di quello di PPP, e sotto una targhetta; “In onore di due grandi registi…anche se pedofili”.

  14. Antonio Maria Logani il 23 ottobre 2009 alle 12:25

    Signor Biondillo, lei é un ipocrita! !! A casa sua é bannato chi dice la veritá. Per questo ha tolto il mio post.

    Lei ha paura, una paura assurda, di ritrovarsi in un mare in tempesta quando invece il meteo assicurava mare calmo e soleggiato.

    Sicuramente nun mi pubblicherá. ma sicuramente leggerá questi “insulti” a Lei diretti, cosí come a tutti gli adepti di circoli pedofili.

  15. Antonio Maria Logani il 23 ottobre 2009 alle 20:08

    Dovreste cambiare il titolo lá sopra con “Il posto degli uccellini”. Si addice, no?!

  16. gianni biondillo il 24 ottobre 2009 alle 10:18

    Logani, si dia una calmata. Semplicemente i suoi commenti sono rimasti impigliati nella rete dell’antispam. Appena li ho visti li ho liberati.
    Tutta questa dietrologia mi indispone. Si tenga il suo nervosismo per sé. Se vuole discutere io sono qui, se vuole lagnarsi come l’ennesimo paranoico lo faccia a casa sua.

  17. Logani il 24 ottobre 2009 alle 15:17

    Lei chiama la mia onestá letteraria dietroligia!? Eppoi non sono affatto un paranoico. No, Signor Biondillo.
    Ho conosciuto Pasolini uomo e non poeta, me lo ricordo uomo e non poeta un’ora prima che venisse ucciso. Ecco cosa mi disturba; che si perdonano le azioni dell’uomo reputandole irrisorie di fronte al suo “pensiero”, pensiero al di sopra di ogni azione.

    Vede, Signor Biondillo, ammettere le proprie colpe e pagarne le conseguenze fa in modo che qualcuno ti tenda una mano e ti faccia uscire dal fango in cui ti sei tuffato. Ma nascondere le proprie malefatte con una “buona scrittura” e filosofie pro-proletari, significa non tener in considerazione che ció che conta nella nostra societá omologata, é l’azione, non il pensiero. Anche se…

  18. gianni biondillo il 25 ottobre 2009 alle 15:34

    Ha scritto: “Signor Biondillo, lei é un ipocrita! !! A casa sua é bannato chi dice la veritá. Per questo ha tolto il mio post.”

    Questa “è” paranoia. Su questo livello non c’è possibilità di dialogo.

  19. gianni biondillo il 26 ottobre 2009 alle 00:00

    Anton,
    la mia email è pubblica, se hai voglia di insultarmi non c’è bisogno di insistere a mandare commenti qui su NI, che tanto non te li pubblichiamo.
    Comunque sia, dato che hai scritto (di me, dato che il resto del commento manco lo metto, tanto è inutile):
    “Per biondillo e gli altri capoccioni scrittori (per lo piu autoreferenziali) di nazioneindiana la violenza sul popolaccio e’ secondaria, anzi, terziaria.”
    Poi hai aggiunto:
    “E poi Logani, cazzo, non infastidisca i fascistacci a casa loro. Nazioneindiana mica e’ stata messa su con i soldi di suo papa’.”
    Neppure coi soldi di mio padre, poveretto.
    Mio padre è morto da tre anni. Tumore ai polmoni. Ha iniziato a fumare a 6 anni, quando viveva al Giambellino, quartiere popolare di Milano. Io sono cresciuto a Quarto Oggiaro, quartiere ultrapopolare della periferia nord. Smettila con questo mantra degli intellettuali di sinistra figli di papà, che davvero con me non attacca.

  20. Logani il 29 ottobre 2009 alle 19:49

    Scusi Biondillo, qualcosa non quadra nei commenti. Ma chi ha scritto questa frase;
    “Per biondillo e gli altri capoccioni scrittori (per lo piu autoreferenziali) di nazioneindiana la violenza sul popolaccio e’ secondaria, anzi, terziaria.”
    Poi hai aggiunto; “E poi Logani, cazzo, non infastidisca i fascistacci a casa loro. Nazioneindiana mica e’ stata messa su con i soldi di suo papa’”? Ma di chi é questo scritto, Signor Biondillo?!
    ———
    Riguardo bannare e paranoia chiudo anche io il discorso. Ma si, Le chiedo scusa anche per l’ipocrita, perché il discorso anche in questo caso si presenta molto combattivo. Riguardo alla mai dietrologia (che di questa, comunque, non si tratta), lasciamola anche stare a idee personali.
    C’é un intruder nel postare?

  21. […] pagata e continuano a pagarla cara, bersagliati, altra coincidenza, dalla medesima accusa: “atti immorali a danno di minore”. Ne siamo certi, se fosse vivo Pasolini difenderebbe il Cav. come a suo tempo fece con Braibanti. […]

  22. Dario Gallo il 13 novembre 2009 alle 16:57

    Data la mia giovane età non ho conosciuto di persona Pier Paolo Pasolini, quello che ho potuto capire sul poeta, mi è arrviato direttamente dai suoi scritti e dalla critica. In Pasolini più che in ogni altro uomo e poeta del Novecento la dimensione intellettuale e umana sono più che mai intrecciate, perciò non si può giudicare solo l’uomo o solo il poeta. Sì può dire che Pasolini era pedofilio senza perciò negare che esso fosse un grande uomo e poeta, del resto la contraddizione non era la sua più grande essenza? Tuttavia vorrei sottilineare come ancor oggi vengano usati parametri di gudizio di morale borghese, assolutamente inadeguati per rappresentarne la personalità. Dal 1975 a oggi non sembra poi passato molto tempo, perché c’è ancora quella voglia di esibire i presunti “peccati” dell’uomo per infangare la grande forza del poeta, non si è perso dunque il tipico gusto italiano della gogna. L’articolo credo ricostruisca con efficacia il contento, le pulsioni e gli eventi dell’ultimo periodo friulano, restando lontano, come capita a molti, dal giudizio morale e dall’ideologia.



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