da Decreation / Decreazione

26 ottobre 2009
Pubblicato da

Anne Carson

traduzione di Gian Maria Annovi

SLEEPCHAINS

Who can sleep when she—
hundreds of miles away I feel that vast breath
fan her restless decks.
Cicatrice by cicatrice
all the links
rattle once.
Here we go mother on the shipless ocean.
Pity us, pity the ocean, here we go.

 
 

CATENE DI SONNO

Chi può dormire mentre lei—
lontana centinaia di chilometri sento quel vasto respiro
sventaglia le sue inquiete carte da gioco.
Di cicatrice in cicatrice
ciascun anello
tintinna una volta.
Eccoci madre sull’oceano senza navi.
Pietà di noi, pietà dell’oceano, eccoci.


 
 
 
LINES

While talking to my mother I neaten things. Spine of books by the phone.
Paperclips
in a china dish. Fragments of eraser that dot the desk. She speaks
longingly
of death. I begin tilting all the paperclips in the other direction.
Out
the window snow is falling straight down in lines. Tom y mother,
love
of my life, I describe what I had for brunch. The lines are falling
faster
now. Fate has put little weights on the ends (to speed us up) I
want
to tell her—sign of God’s pity. She won’t keep me
she says, she
won’t run up my bill. Miracles slip past us. The
paperclips
are immortally aligned. God’s pity! How long
will
it feel like burning, said the child trying to be
kind.
 
 
LINEE

Mentre parlo a mia madre riordino le cose. I dorsi dei libri accanto al telefono.
Le graffette
in un piatto di ceramica. Residui di gomma da cancellare che punteggiano la scrivania. Parla
con trasporto
della morte. Mi metto a girare le graffette dall’altra parte.
Fuori
dalla finestra la neve cade in linee rette. A mia madre,
amore
della mia vita, descrivo cos’ho mangiato a colazione. Ora le linee
cadono
più veloci. La sorte ha posto dei piccoli pesi agli estremi (per farci  più veloci)
le voglio
dire—segno della pietà divina. Non mi farò fermare da lei
dice,
non mi farò costringere. Miracoli ci scivolano alle spalle. Le
graffette
sono allineate per sempre. Pietà divina! Per quanto tempo
lo
sentirò bruciare, disse la bambina per essere
gentile.
 
 
 

NO PORT NOW

In the ancient struggle of breath against death, one more sleep given.
We took an offer on the house.
In the sum of the parts
where are the parts?< Silently (there) leaves and windows wait. Our empty clothesline cuts the sloping night. And making their lament for a lost apparel of celestial light angels and detritus call out as they flow past our still latched gate.    

ORA SENZA PORTO

Nell’antica lotta del respiro contro la morte, un altro sonno concesso.
Abbiamo accettato un’offerta per la casa
Nella somma delle parti
le parti dove sono?< Foglie e finestre attendono (lì) in silenzio. Il nostro filo da stendere vuoto taglia la notte che inclina. E lamentandosi per un perduto abito di luce celestiale angeli e detriti fanno gridi mentre passano dal nostro cancello ancora chiuso.

 
 
 
WOULD BE HER 50TH WEDDING
ANNIVERSARY TODAY

Cold orates upon a Roman wall.
Light is extreme (caught)
and shadows wait like
hoods to drop.
Brain taps
twice
for salt.
Was it Ovid who said, There is so much wind here stones go blank.
 
 
OGGI SAREBBE IL SUO 50° ANNIVERSARIO
DI MATRIMONIO

Il freddo discorre su un muro romano.
La luce è un estremo (afferrato)
e le ombre aspettano come
cappucci da abbassare.
Il cervello picchietta
due volte
per il sale.
È Ovido che ha detto, Qui c’è tanto di quel vento che le pietre si smemorano.
 
 
 

SOME AFTERNOON SHE DOES NOT
PICK UP THE PHONE

It is February. Ice is general. One notices different degrees of ice.
Its colours—blue white brown greyblack silver—vary.
Some ice has core bits of gravel or shadows inside.
Some is smooth as a flank, you cannot stand on it.
Standing on it the wind goes thin, to shreds.
All we wished for, shreds.
The little ones cannot stand on it.
Not one letter, not one stroke of a letter, can stand.
Blindingly—what came through the world there—burns.
It is February. Ice is general. One notices different degrees of ice.

 
 

CERTI POMERIGGI NON RISPONDE
AL TELEFONO

È Febbraio. Il ghiaccio è ovunque. Si notano vari livelli di ghiaccio.
I suoi colori— azzurro bianco marrone grigionero argento—variano.
C’è ghiaccio che ha al centro dei pezzetti di ghiaia o di ombre.
Ce n’è di liscio come un fianco, che non riesci a starci in piedi.
Standoci sopra il vento si assottiglia, a brandelli.
Tutto ciò che volevamo, si sbrindella.
I piccoli non riescono a starci sopra.
Non una lettera, non un colpo di lettera, può starci.
Ciecamente—ciò che dal mondo vi è giunto—s’infiamma.
È Febbraio. Il ghiaccio è ovunque. Si notano vari livelli di ghiaccio.

 
 
 
METHIMKS THE POOR TOWN HAS BEEN
TROUBLED TOO LONG

Light on brick walls and a north wind whipping the branches black.
Shadow draws the gut of the light out dry against its palm.
Eat your soup, mother, wherever you are in your mind.
Winter noon is on the rise. Weak suns yet alive
are as virtue to suns of that other day.
For the poor town dreams
of surrender, mother
never untender,
mother gallant
and gay.
 
 
MI SA CHE IL POVERO PAESE
TURBATO TROPPO A LUNGO

Luce sui muri di mattoni e un vento del nord che sferza i rami neri.
Ombra che strappa le budella della luce secche al contatto del suo palmo.
Mangia la zuppa, madre, ovunque tu sia nella tua testa.
Mezzogiorno d’inverno che avanza. Deboli soli ancora vivi
quasi danno forza ai soli dell’altro giorno.
Ché il povero paese sogna
di arrendersi, madre
mai non tenera,
madre prode
e gaia.
 
 
 

DESPITE HER PAIN, ANOTHER DAY

River fogs (7 am) stray and begin, shiver and begin
on the September mill rock
Bits of leaf mirror along. I have arrived at my sanity.
Evidence (7 pm): while she medicates I walk by the river.
Millwheel smells like wet cornhusk.
On my back (2.38 am) in the dark at Dorset Motel I listen to the radiator click
and to her, awake on the other side of town
in the hot small room
gripping a glow-in-the-dark rosary.
Whatever they say about time, life only moves in one direction,
that’s a fact, mirroring along.
River fogs (7 am) go flayed and silvery
when it dawns dark
on the day I leave.
DANGER DO NOT DROP OR DRAG ANCHOR
reads a sign just off the selvedges.
Mindingness gulps us.
Her on the bed as bent twigs.
Me, as ever, gone.

 
 

NOSTANTE IL SUO DOLORE, UN GIORNO ANCORA

Nebbie del fiume (7.00) vagano e cominciano, tremano e cominciano
con la macina di Settembre.
Pezzetti di foglia si riflettono. Ho raggiunto il mio equilibrio.
Dimostrazione (19.00): mentre la medicano cammino lungo il fiume.
Le ruote del mulino odorano di cartocci bagnati di granturco.
Supina (2.38) nel buio del Motel Dorset ascolto lei e il termo che fa
click, sveglia all’altro capo della città
nella piccola stanza bollente
aggrappata a un rosario fluorescente.
Qualsiasi cosa dicano sul tempo, la vita si muove in una direzione soltanto,
è un fatto, che si riflette.
Nebbie del fiume (7.00) s’alzano scorticate e argentee
quando albeggia scuro
sul giorno in cui me ne vado.
PERICOLO NON GETTARE O TRASCINARE L’ANCORA
dice un cartello appena superati gli orli.
La badanza ci inghiotte.
Lei sopra al letto come stecchi contorti.
Io, come sempre, partita.

 
 
 

HER BECKETT

Going to visit my mother is like starting in on a piece by Beckett.

You know that sense of sinking through crust,

the low black oh no of the little room

with walls too close, so knowable.

Clink and slow fade toys that belong in memory

but wrongly appear here, vagrant and suffocated

on a page of pain.

Worse

she says when I ask,

even as (was it April?) some high humour grazes her eyes—

“we went out rowing on Lake Como”

not quite reaching the lip.

Our love, that halfmad firebrand,

races once around the room

whipping everything

and hides again.

 
 

IL SUO BECKETT

Andare a trovare mia madre è come darsi a un’opera di Beckett.

Conosci la sensazione di sprofondare nella crosta terrestre,

il nero profondo dell’oh no della stanzetta

con pareti troppo vicine, tanto comprendibili.

Tintinnio e dissolvenza di giocattoli che appartengono alla memoria

ma che appaiono qui per errore, vagabondi e soffocati

su una pagina di dolore.

Peggio

dice quando chiedo,

mentre (era aprile?) un certo buon umore le sfiora gli occhi—

“siamo andati in barca a remi sul Lago di Como”

senza giungere al labbro.

Il nostro amore, quell’esaltato mezzo matto,

fa una corsa intorno alla stanza

e fa sbattere ogni cosa

per poi sparire di nuovo.

 

 
 
 

[Decreation, New York, Vintage, 2006]

Anne Carson (1950) è una poetessa, traduttrice e saggista canadese. Insegna Letteratura Greca e Latina e Letteratura comparata all’Università del Michigan. Tra i suoi libri di poesia Decreation: Poetry, Essays, Opera (2005); Men in the Off Hours (2001), vincitore del Griffith Poetry Prize; The Beauty of the Husband: A Fictional Essay in 29 Tangos (2001), vincitore del T.S. Eliot Prize per la poesia; Economy of the Unlost (1999); Autobiography of Red (1998), tradotto anche in italiano da Bompiani e finalista al National Book Critics Circle Award e al T.S. Eliot Prize; Plainwater: Essays and Poetry (1996); Glass, Irony and God (1995), finalist al Forward Prize, Goddesses And Wise Women (1992). Tra i riconoscimenti che le sono stati assegnati il Lannan Award, il Pushcart Prize, il Griffin Trust Award for Excellence in Poetry, una borsa del Guggenheim, e il MacArthur Award, meglio conosciuto come “il premio dei geni”.
 
 

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14 Responses to da Decreation / Decreazione

  1. natàlia castaldi il 26 ottobre 2009 alle 08:43

    Beh… un piacere immenso: poesia.

  2. natàlia castaldi il 26 ottobre 2009 alle 08:47

    per descirvere la sensazione dell’incontro con la “poesia” lascio tre piccoli versi di Strand:

    Eating Poetry, Mark Strand

    Ink runs from the corners of my mouth.
    There is no happiness like mine.
    I have been eating poetry.
    ….

    Cola inchiostro dagli angoli della mia bocca.
    Non c’è felicità pari alla mia.
    Ho mangiato poesia.

    ciao Andrea. n.

  3. viola il 26 ottobre 2009 alle 09:46

    “Autobiography of Red” è un libro estremamente potente e la Carson bravissima; qui un maternale di carne e paesaggi, V.

  4. gia il 26 ottobre 2009 alle 10:13

    copiare-incollare: stampare subito! Grazie. G

  5. andrea inglese il 26 ottobre 2009 alle 11:34

    ringrazio Gian Maria Annovi per le traduzioni e Orsola per l’impaginazione, che mi avrebbe procurato l’inevitabile crisi isterica

  6. andrea inglese il 26 ottobre 2009 alle 11:50

    e grazie all’onnisciente Sparz cui nulla sfugge (nemmeno i refusi anglofoni)

  7. véronique vergé il 26 ottobre 2009 alle 18:28

    Bellissima. C’è qualcosa che scivola, come un passo felpato nella poesia.
    Una danza del dolore, tra figlia e madre, in una nebbia di gesti quotidiani.
    L’impaginazione/immaginazione di Orsola dà un gesto poetico e di grazia alla poesia.

    Grazie per questo regalo.

  8. Antonello Cassano il 26 ottobre 2009 alle 19:32

    conoscere il mondo attraverso la sua poesia. oggi ho visto il nord-america

  9. niky lismo il 26 ottobre 2009 alle 22:47

    Di certo Anne Carson è un’autrice che non merita il silenzio. Il dolore delle brume, delle stanze ingiallite, della vecchiaia lancinante degli affetti ghiacciano il cuore e il respiro. Notevole pure l’architettura grafica del testo, che la traduzione non sempre può rendere in pieno. Resta soltanto il dubbio (irrilevante) se “comprendibili” stia per “comprensibili”.

  10. niky lismo il 26 ottobre 2009 alle 22:49

    E aggiungo che in qualche modo (nel tono, nella discorsività delle figure) ricorda la connazionale Anne Michaels di “Quel che la luce insegna”

  11. Gian Maria Annovi il 27 ottobre 2009 alle 00:45

    Sono io che ringrazio di cuore Andrea Inglese per l’ospitalità su NI e tutti voi per i commenti. Se a qualcuno interessa, potete trovare altre mie traduzioni della Carson sull’ultimo numero de il verri.

    @ niky lismo: il tuo dubbio non è irrilevante. ho un po’ forzato l’italiano per rendere il senso di “disagio linguistico” dell’originale inglese. tradurre, almeno per me, è tutta una questione di tentativi. ogni dubbio diventa importante.

  12. Gian Maria Annovi il 27 ottobre 2009 alle 01:15

    P.S.
    Buttando l’occhio: “Methimks” è ovviamente un typo per “Methinks”.

  13. Salvatore D'Angelo il 28 ottobre 2009 alle 14:37

    Belle poesie, sia in originale che in traduzione. A proposito di traduzioni poetiche, vi segnalo l’ottimo lavoro fatto da Abele Longo e da Natàlia Castaldi, ciascuno per proprio conto sui blog personali, con le poesie di Mark Strand e per Natàlia anche con quelle di Simic. Davvero brava/i.
    Comunque complimenti ad Annovi.

  14. dispatrio « Acid Juicy il 12 novembre 2009 alle 23:37

    […] lo metto qua, chissà che le parole riescano a fuggire   Lascia un […]



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