Scaffali nascosti (2) – orecchio acerbo editore

26 ottobre 2009
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«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it).

di Andrea Gentile

Era il 6 dicembre del 2001 e faceva un gran freddo. Si avvicinava il Natale. C’erano già le renne. E le strenne. Fu quel giorno che nacque il primo figlio di Orecchio Acerbo. Si chiamava Il gigante Gambipiombo, era firmato da Fabian Negrin e raccontava la storia di un gigante affamato di nuvole che svuota il cielo e esplode in «ciclopiche scoregge».

Così partirono Fausta Orecchio e Simone Tonucci, fondatori della casa editrice di letteratura illustrata Orecchio Acerbo, nome scelto per dare un senso di continuità con lo «Studio grafico Fausta Orecchio» e per omaggiare, ovviamente, Gianni Rodari, che ci aveva raccontato in versi la storia di Un uomo maturo con un orecchio acerbo, l’uomo che ha un «orecchio bambino» che gli serve per sentire «le cose che i grandi non stanno mai a sentire».

Sono libri «per ragazzi che non recano danno gli adulti» e nello stesso tempo «libri per adulti che non recano danno ai ragazzi»: così leggiamo nel bugiardino allegato a ogni libro Orecchio Acerbo, alla voce «Categoria farmaceutica». Le «Indicazioni terapeutiche» poi ci dicono già moltissimo del progetto della casa editrice con sede nella capitale in viale Aurelio Saffi: «Stati di grave bulimia televisiva. Sindrome acuta di insufficienza immaginatoria. Distonia o rimbecillimento da abuso di videogiochi. Irritazioni cellulari da SMS. Coaudiuvante nel trattamento delle dipendenze da psicofamiliari (anfemammine, erononnine, coccaziine ecc.). Intolleranze alimentate razziali, politiche, religiose ecc. Elettroencefalodramma da iperattività. Squilibri emotivi connessi a stress per mancanza di mancanze. Stati apatici da eccesso di conformismo. Danni nel campo visivo. Abbassamento della soglia di solidarietà».

Quelli di Orecchio Acerbo non sono solo libri: sono libri belli. Oggetti che esporresti insieme agli Swarovski, giocattoli intelligenti per bambini che probabilmente cresceranno bene. Formati mai standard, ma quasi ognuno per ogni libro. Pensiamo su tutti al Libro sbilenco di Peter Newell che si presenta a forma di rombo di aquilone e promette: «Questo libro sale piano, ma in discesa è un aeroplano».

Le storie poi sono affascinanti per i bimbi e per gli adulti: in In bocca al lupo (2003) di Fabiano Negrin, tuttora il bestseller della casa editrice, la storia di Cappuccetto Rosso è raccontata dal punto di vista del lupo, in Rapina da 4 soldi (2007), ancora di Negrin, i soldi di colpo decidono di far soldi, nel Manuale degli oggetti ribelli (2009) di Pablo Prestifilippo ci sono letti che scrivono sogni e scale che si sgranchiscono le gambe.

Su «Progetto grafico» del luglio 2004 Fausta Orecchio riesce a ben delineare la sua politica editoriale: «In un mondo che diventa ogni giorno più complesso, ai bambini non vogliamo offrire facili semplificazioni, ma strumenti per orientarsi, per capire e affrontare i problemi, grandi e piccoli, della realtà che circonda loro come noi adulti. Proponendo, tutte le volte che ci riusciamo, un punto di vista “altro”. Fuori dai luoghi comuni e dalle mode». La Orecchio poi sottolinea la sua convinzione che «non esista una letteratura per bambini e una per i grandi» e che «i bambini più degli adulti sono disposti a capire e parlare molte lingue, fra cui quella della grafica».

Sembrano scelte di nicchia, azzardate, ma Orecchio Acerbo sfidando il mercato – non facendo scelte di mercato – quasi vince la sfida. Certo, attrae più la critica del pubblico, ma continua a produrre grandi idee e grandi libri, toccando anche temi sociali (pensiamo a No. Anna e il cibo di Marina Sagona sull’anoressia, uscito nel 2006) e storici (1989. Dieci storie per attraversare i muri, uscito il 21 ottobre, con un racconto, tra gli altri, di Camilleri). Ha poi persino il coraggio di pubblicare, a novant’anni dalla sua nascita, un omaggio al Signor Bonaventura: Bonaventura. I casi e le fortune di un eroe gentile (2007) curato da Hamelin, al prezzo di 28, 50 €.

Un primo importante riconoscimento arriva nel 2004, con il premio Andersen «per aver coraggiosamente contribuito a rinnovare il linguaggio e le forme dell’albo illustrato». Cinque anni dopo Orecchio Acerbo riceve un altro premio Andersen per i suoi booktrailers, e quindi «per aver dato vita a un nuovo e vivace linguaggio, teso a far scoprire e promuovere con intelligenza e creatività l’albo illustrato». I booktrailers, in cui le illustrazioni dei libri prendono vita, sono permeati di un’atmosfera giocosa e evitano banali slogan promozionali. Diffusi on line hanno un buon seguito: quello di Una rapina da 4 soldi per esempio è stato visto su YouTube addirittura quasi 60000 volte.

Il catalogo si divide in dieci collane, ma non tutte seguono una cadenza regolare. Buon ritmo hanno gli «Albi» (ultima uscita il mese scorso, Papà tatuato di Daniel Nesquens, con le illustrazioni di Sergio Mora) e i «Racconti e romanzi» (con autori come Maria Attanasio e Stefano Benni). È ferma al maggio del 2008 «Poesia e racconti in versi», mentre hanno cadenze annuali la collana «Peter Newell» e, ovviamente, i «Calendari».

Tra i più venduti del catalogo, oltre a In bocca al lupo troviamo La portinaia Apollonia (2005) di Lia Levi con illustrazioni di Emanuela Orciari e La riparazione del nonno (2006) di Stefano Benni, con le illustrazioni di Spider.

In uscita oltre a 1989 (che sarà tradotto per ora in cinque paesi) a novembre c’è Hansel e Gretel illustrato in bianco e nero (in maniera strepitosa) da Lorenzo Mattotti.

Pian piano Orecchio Acerbo (distribuzione Pde), casa editrice che non fa ricerche di mercato, che dà una forma diversa a ogni libro, emerge, timidamente, sugli scaffali delle librerie. A dimostrazione che con l’originalità da qualche parte si va.

Andrea Gentile (Isernia, 1985) ha lavorato con Enrico Deaglio a Patria 1978-2008 (il Saggiatore, 2009). Collabora con «Alias», supplemento settimanale del «manifesto», e con il mensile «Il Bene Comune».

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6 Responses to Scaffali nascosti (2) – orecchio acerbo editore

  1. Emanuele Kraushaar il 26 ottobre 2009 alle 11:04

    Di Orecchio Acerbo mi hanno regalato il loro libro “Emma – Dove vanno i firoi durante l’inverno?”.

    Un sogno.

  2. andrea barbieri il 27 ottobre 2009 alle 12:04

    Uh, li avevo scoperti alla sede dell’Associazione Hamelin, sono splendidi. La volpe disegnata da Negrin per “In bocca al lupo” l’avevo scannerizzata e utilizzata come sfondo nel telefonino.
    E tutti a chiedere: cos’e? cos’e?
    Tra quelli che ho, il prediletto è “Gago” (di Giovanni Zoppoli e Maja Celia), per la storia su un bambino rom e per le illustrazioni tra realismo e naif che mi si sono incistate in testa anche più delle cose bellissime di Gipi o David B. o Mattotti…

  3. andrea barbieri il 27 ottobre 2009 alle 12:08

    Anzi, vi voglio postare la bella copertina di “Gago”
    http://www.bibliotecasalaborsa.it/imgeventi/gago.jpg

  4. gianni biondillo il 27 ottobre 2009 alle 12:24

    Le cose di orecchio acerbo sono davvero belle. Me le ha fatte conoscere un libraio illuminato di Como.

  5. andrea barbieri il 27 ottobre 2009 alle 16:57

    Ti ha aperto la libreria di notte, perché di giorno i librai illuminati non hanno niente di speciale, e odiano l’ora legale.

    – L – ;) <– libraio illuminato di tre quarti prima dell'accensione

  6. Stefano Panzarasa il 28 ottobre 2009 alle 08:33

    Che sorpresa! Anche io mi occupo dell'”orechio acerbe” o meglio per me è “verde” (come anche dalla filastrocca citata nell’articolo, un bellissimo testo ecopacifista del grande Rodari).
    Conosco la casa editrice e io invece faccio attività nelle scuole del Parco dei Monti Lucretili (Roma – Rieti) e la famosa filastrocca è ormai il nostro iinno. Potete sentirla andando su http://www.myspace.com/orecchioverde.
    Un saluto,
    Stefano Panzarasa



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