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	Commenti a: Io, Marilyn Monroe, Shakespeare, Francis Bacon e la bellezza, dopo l’annuncio del grande onanista	</title>
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		<title>
		Di: Letteratura come filosofia naturale &#8211; Nazione Indiana		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letteratura come filosofia naturale &#8211; Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 07:31:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] nel 1983, qualche anno prima del crollo delle ideologie, come ha ricordato di recente Massimo Rizzante nel blog Nazione indiana, Nanni Moretti metteva in scena in Bianca la comicissima scuola “Marylin [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] nel 1983, qualche anno prima del crollo delle ideologie, come ha ricordato di recente Massimo Rizzante nel blog Nazione indiana, Nanni Moretti metteva in scena in Bianca la comicissima scuola “Marylin [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Daniele Assereto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Assereto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 11:15:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sul discorso &quot;cultura di massa&quot;, invece, mi permetto di aggiungere un piccolo link che spero possa essere base di riflessioni.

http://www.colonialunare.net/?p=229]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul discorso &#8220;cultura di massa&#8221;, invece, mi permetto di aggiungere un piccolo link che spero possa essere base di riflessioni.</p>
<p><a href="http://www.colonialunare.net/?p=229" rel="nofollow ugc">http://www.colonialunare.net/?p=229</a></p>
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		<title>
		Di: Enrico De Vivo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/01/io-marilyn-monroe-shakespeare-francis-bacon-e-la-bellezza-dopo-l%e2%80%99annuncio-del-grande-onanista/#comment-123167</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enrico De Vivo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 21:08:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La discussione si è fatta davvero ricca e interessante – meno male che avevo sostenuto che i testi di Rizzante “sono tra i meno commentati”… Volevo aggiungere solo che dice tutto molto bene Simona Carretta, in maniera limpida – condivido tutto. Ma dice bene anche Francesca Matteoni, perché lo dice per immagini e con agilità, come qui: “La questione che solleva questo articolo non è il punto di partenza dell’esperienza artistica e della sua fruizione. È la sua desolata coincidenza con il punto d’arrivo”. Riporto questa frase perché riassume la tesi di Gianni Celati contenuta in quest’articolo su Rizzante, al quale rimando chi eventualmente l’abbia perso: . Articolo che a sua volta introduce ulteriori occasioni di riflessione.
Poi, se ci fosse ancora tempo, sempre da Simona Carretta prenderei lo spunto per introdurre una seria discussione sul “saggio” e sulla sua tradizione, praticamente estranea alla stragrande maggioranza della nostra critica, e osserverei con attenzione il modo in cui Rizzante interpreta questa medesima tradizione. Secondo me (ma voglio pensarci meglio), la interpreta anche alla luce di Rabelais e di Bachtin, facendo circolare con grande abilità – e senza “scuorno” – i suoi umori tra le più ardite “categorie” e “concetti”, che diventano così qualcosa di più, ma soprattutto anche qualcosa di meno di quello che sono. Nardon adombra questo tema nel suo intervento, ed è un tema – questo del riso e del buon umore che suscita questo tipo di scrittura – da approfondire. L’esuberanza e la gioia, ma anche (altrove) la malinconia e la disperazione (altri umori), della scrittura di Rizzante sono quelle di chi ha una fiducia infinita – adolescenziale, come dice lui – nelle parole, nelle parole che possono ristabilire un equilibrio (di umori), curare. È per questo che Rizzante “sa” che ancora tutto può essere scritto, ed è lui il primo a voler farne la “prova”. Un “saggio” è una “prova”, innanzitutto: direi che è la prova decisiva per uno scrittore (come un “preludio” o un’“improvvisazione” per un musicista), che senza assumere il rischio del saggio forse non può andare molto lontano. Nel “saggio” lo scrittore si mette continuamente in gioco (o, se si preferisce, più formalmente, “in discussione” – ovvero, filosoficamente: “a nudo”). Simona ha ragione: l’Italia, purtroppo, manca di saggisti, perché non è mai troppo conveniente mettersi in gioco completamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La discussione si è fatta davvero ricca e interessante – meno male che avevo sostenuto che i testi di Rizzante “sono tra i meno commentati”… Volevo aggiungere solo che dice tutto molto bene Simona Carretta, in maniera limpida – condivido tutto. Ma dice bene anche Francesca Matteoni, perché lo dice per immagini e con agilità, come qui: “La questione che solleva questo articolo non è il punto di partenza dell’esperienza artistica e della sua fruizione. È la sua desolata coincidenza con il punto d’arrivo”. Riporto questa frase perché riassume la tesi di Gianni Celati contenuta in quest’articolo su Rizzante, al quale rimando chi eventualmente l’abbia perso: . Articolo che a sua volta introduce ulteriori occasioni di riflessione.<br />
Poi, se ci fosse ancora tempo, sempre da Simona Carretta prenderei lo spunto per introdurre una seria discussione sul “saggio” e sulla sua tradizione, praticamente estranea alla stragrande maggioranza della nostra critica, e osserverei con attenzione il modo in cui Rizzante interpreta questa medesima tradizione. Secondo me (ma voglio pensarci meglio), la interpreta anche alla luce di Rabelais e di Bachtin, facendo circolare con grande abilità – e senza “scuorno” – i suoi umori tra le più ardite “categorie” e “concetti”, che diventano così qualcosa di più, ma soprattutto anche qualcosa di meno di quello che sono. Nardon adombra questo tema nel suo intervento, ed è un tema – questo del riso e del buon umore che suscita questo tipo di scrittura – da approfondire. L’esuberanza e la gioia, ma anche (altrove) la malinconia e la disperazione (altri umori), della scrittura di Rizzante sono quelle di chi ha una fiducia infinita – adolescenziale, come dice lui – nelle parole, nelle parole che possono ristabilire un equilibrio (di umori), curare. È per questo che Rizzante “sa” che ancora tutto può essere scritto, ed è lui il primo a voler farne la “prova”. Un “saggio” è una “prova”, innanzitutto: direi che è la prova decisiva per uno scrittore (come un “preludio” o un’“improvvisazione” per un musicista), che senza assumere il rischio del saggio forse non può andare molto lontano. Nel “saggio” lo scrittore si mette continuamente in gioco (o, se si preferisce, più formalmente, “in discussione” – ovvero, filosoficamente: “a nudo”). Simona ha ragione: l’Italia, purtroppo, manca di saggisti, perché non è mai troppo conveniente mettersi in gioco completamente.</p>
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		<title>
		Di: cf05103025		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cf05103025]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 18:24:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ringrazio, davvero, Simona Carretta per il tempo speso nei chiarimenti che ha voluto darmi. 
Sei stata molto lucida e netta.

Il discorso non mi convince, tuttavia. 
Capisco. 

Perché la critica estetica, o delle arti, come arte della critica mi ha convinto sempre poco. 
Anche Achille Bonito Oliva si spese in prosopopee, assai narcise, come &quot;artista&quot; della critica. 
Alcuni addetti italiani alla critica estetica arricciano il pelo come orecchiano la parola &quot;divulgazione&quot;, quasi fosse &quot;volgarizzazione&quot;. Ritengo un chiara, approfondita, divulgazione compito e  lavoro assai difficile.

Preferisco esposizioni come quelle di Gombrich Wittkower Kris &#038; Kurtz, insomma la scuola di Warburg o anche di contemporanei italiani che qui non nomino.
Grazie ancora
Mario Bianco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio, davvero, Simona Carretta per il tempo speso nei chiarimenti che ha voluto darmi.<br />
Sei stata molto lucida e netta.</p>
<p>Il discorso non mi convince, tuttavia.<br />
Capisco. </p>
<p>Perché la critica estetica, o delle arti, come arte della critica mi ha convinto sempre poco.<br />
Anche Achille Bonito Oliva si spese in prosopopee, assai narcise, come &#8220;artista&#8221; della critica.<br />
Alcuni addetti italiani alla critica estetica arricciano il pelo come orecchiano la parola &#8220;divulgazione&#8221;, quasi fosse &#8220;volgarizzazione&#8221;. Ritengo un chiara, approfondita, divulgazione compito e  lavoro assai difficile.</p>
<p>Preferisco esposizioni come quelle di Gombrich Wittkower Kris &amp; Kurtz, insomma la scuola di Warburg o anche di contemporanei italiani che qui non nomino.<br />
Grazie ancora<br />
Mario Bianco</p>
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		<item>
		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/01/io-marilyn-monroe-shakespeare-francis-bacon-e-la-bellezza-dopo-l%e2%80%99annuncio-del-grande-onanista/#comment-123145</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 17:49:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[la pop art secondo me è molto più interessante e stimolante e &quot;bella&quot; (virgolette d&#039;obbligo, eh?) di Happy Days, ma aveva ragione bacon quando affermò, dopo una visita a una collettiva di pop artists, che alle pareti non aveva visto nulla.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la pop art secondo me è molto più interessante e stimolante e &#8220;bella&#8221; (virgolette d&#8217;obbligo, eh?) di Happy Days, ma aveva ragione bacon quando affermò, dopo una visita a una collettiva di pop artists, che alle pareti non aveva visto nulla.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Simona Carretta		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Carretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 16:37:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Provo a rispondere a cf051...(MarioBì), in merito a quanto ha scritto ieri sera.
E&#039; vero, Rizzante non presenta qui una poesia o un romanzo sperimentale...ha scritto un saggio.
Ma anche quella del saggio - o meglio, del tipo di tradizione saggistica cui evidentemente Rizzante qui si richiama, e che affonda forse le sue radici..in Montaigne- é un&#039;arte, a mio avviso non inferiore per dignità al romanzo o alla poesia, e come tale sottoponibile ad un&#039;architettura formale che risponde a criteri estetici. Questo tipo di tradizione saggistica al momento (almeno in Italia) appare un pò misconosciuta ed é un peccato, perché ha alle spalle una storia affascinante, anche se non annovera tra le sue fila molti rappresentanti.
E questo anche in riferimento a quanto dice elio_c, per il quale (se non ho frainteso il suo pensiero) solo gli autori già &quot;consacrati&quot;, magari da un romanzo, o una raccolta di poesie, potrebbero permettersi di fare saggistica d&#039;autore, a cui prestare ascolto, o meglio &quot;orecchio&quot;. E perché mai? E se uno invece nascesse direttamente saggista letterario?

Tornando a noi, MarioBì, quello che cerco di dire é che anche davanti a un saggio letterario, come davanti a un romanzo, bisogna attuare una sorta di &quot;sospensione del giudizio&quot;. In un romanzo di Kafka, ad esempio (visto che é stato menzionato), elementi inverosimili sono perfettamente amalgamati a dati verosimili, eppure &quot;tutto si tiene&quot;, a nessuno verrebbe mai in mente di chiedere spiegazioni. Davanti a un saggio di questo genere, l&#039;atteggiamento dovrebbe essere simile.
Nel momento in cui si abbandona l&#039;idea che sia un testo di tipo essenzialmente divulgativo, e lo si riconosce in primis come prodotto letterario, a nessuno verrà in mente di chiedersi: &quot;Ma chi é il Grande Onanista?...&quot; Si intuirà subito che si tratta di...una metafora, punto, come precisava giustamente Walter Nardon.
Così come non si ricercheranno passaggi logici, improntati a criteri di causa-effetto, che giustifichino il riferimento a Bacon - come invece da un testo essenzialmente divulgativo sarebbe ragionevole aspettarsi- , ma lo si ammetterà semplicemente come associazione arbitraria, scaturita dal ricordo di Shakespeare, o dalla necessità formale (di tipo contrappuntistico) di offrire al &quot;soggetto&quot; esposto all&#039;inizio del brano una &quot;risposta&quot; (per saccheggiare ancora il linguaggio musicale), in maniera che &quot;tutto si tiene&quot;.

Con questo non cerco assolutamente di convincerti, MarioBì, solo di dirti che davanti ad un saggio letterario bisogna essere disposti un pò a farsi trascinare dalla sua magia...poi, da questa magia, si può essere sedotti o non sedotti, ci mancherebbe.

E con questo chiudo. A lambertibocconi dedico una citazione del grande Claude Lévi-Strauss, purtroppo scomparso da qualche giorno :
&quot;Le Beau consiste en la perception de rapports&quot;.

Simona Carretta
giovane studiosa di romanzo al momento in esilio...&quot;difensore della forma&quot; ;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Provo a rispondere a cf051&#8230;(MarioBì), in merito a quanto ha scritto ieri sera.<br />
E&#8217; vero, Rizzante non presenta qui una poesia o un romanzo sperimentale&#8230;ha scritto un saggio.<br />
Ma anche quella del saggio &#8211; o meglio, del tipo di tradizione saggistica cui evidentemente Rizzante qui si richiama, e che affonda forse le sue radici..in Montaigne- é un&#8217;arte, a mio avviso non inferiore per dignità al romanzo o alla poesia, e come tale sottoponibile ad un&#8217;architettura formale che risponde a criteri estetici. Questo tipo di tradizione saggistica al momento (almeno in Italia) appare un pò misconosciuta ed é un peccato, perché ha alle spalle una storia affascinante, anche se non annovera tra le sue fila molti rappresentanti.<br />
E questo anche in riferimento a quanto dice elio_c, per il quale (se non ho frainteso il suo pensiero) solo gli autori già &#8220;consacrati&#8221;, magari da un romanzo, o una raccolta di poesie, potrebbero permettersi di fare saggistica d&#8217;autore, a cui prestare ascolto, o meglio &#8220;orecchio&#8221;. E perché mai? E se uno invece nascesse direttamente saggista letterario?</p>
<p>Tornando a noi, MarioBì, quello che cerco di dire é che anche davanti a un saggio letterario, come davanti a un romanzo, bisogna attuare una sorta di &#8220;sospensione del giudizio&#8221;. In un romanzo di Kafka, ad esempio (visto che é stato menzionato), elementi inverosimili sono perfettamente amalgamati a dati verosimili, eppure &#8220;tutto si tiene&#8221;, a nessuno verrebbe mai in mente di chiedere spiegazioni. Davanti a un saggio di questo genere, l&#8217;atteggiamento dovrebbe essere simile.<br />
Nel momento in cui si abbandona l&#8217;idea che sia un testo di tipo essenzialmente divulgativo, e lo si riconosce in primis come prodotto letterario, a nessuno verrà in mente di chiedersi: &#8220;Ma chi é il Grande Onanista?&#8230;&#8221; Si intuirà subito che si tratta di&#8230;una metafora, punto, come precisava giustamente Walter Nardon.<br />
Così come non si ricercheranno passaggi logici, improntati a criteri di causa-effetto, che giustifichino il riferimento a Bacon &#8211; come invece da un testo essenzialmente divulgativo sarebbe ragionevole aspettarsi- , ma lo si ammetterà semplicemente come associazione arbitraria, scaturita dal ricordo di Shakespeare, o dalla necessità formale (di tipo contrappuntistico) di offrire al &#8220;soggetto&#8221; esposto all&#8217;inizio del brano una &#8220;risposta&#8221; (per saccheggiare ancora il linguaggio musicale), in maniera che &#8220;tutto si tiene&#8221;.</p>
<p>Con questo non cerco assolutamente di convincerti, MarioBì, solo di dirti che davanti ad un saggio letterario bisogna essere disposti un pò a farsi trascinare dalla sua magia&#8230;poi, da questa magia, si può essere sedotti o non sedotti, ci mancherebbe.</p>
<p>E con questo chiudo. A lambertibocconi dedico una citazione del grande Claude Lévi-Strauss, purtroppo scomparso da qualche giorno :<br />
&#8220;Le Beau consiste en la perception de rapports&#8221;.</p>
<p>Simona Carretta<br />
giovane studiosa di romanzo al momento in esilio&#8230;&#8221;difensore della forma&#8221; ;-)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Walter Nardon		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/01/io-marilyn-monroe-shakespeare-francis-bacon-e-la-bellezza-dopo-l%e2%80%99annuncio-del-grande-onanista/#comment-123131</link>

		<dc:creator><![CDATA[Walter Nardon]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 14:46:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Entro troppo tardi nella discussione per riprenderne i vari temi. Mi sento d’accordo con le posizioni di Simona Carretta e Francesca Matteoni. La conversazione con Massimo era nata a partire dal primo intervento di Andrea Inglese su “Videocracy”. Sulle origini di quello che Massimo chiama l’annuncio del Grande onanista – personaggio, non occorre dirlo, di pura fantasia – il Moretti di “Bianca” mi sembrava avere ben colto la portata del problema. Ci siamo fatti delle gran risate, ripensando al professore di storia che si abbandona all’indietro sul juke-box mentre fa partire una canzone di Gino Paoli, o alle varie apparizioni di Edo. Eppure non è questa la storia che il film racconta: è anzi -  va detto -  una storia ancora più seria.
Durante l’infanzia, nei soggiorni presso le colonie estive, come molti ho giocato a biglie. Tuttavia, nonostante quella stagione mi abbia formato e nonostante le soddisfazioni raccolte nelle piccole competizioni di allora, non credo che questo gioco abbia inciso nella mia vita come le letture che andavo facendo. I fumetti fanno parte di quel mondo e sono parte dell’affetto che si esprimeva in quel mondo, ma per quanto mi riguarda possono servire al più come una madeleine in una tazza di tè. Diverso è il caso di chi ha fatto del fumetto la propria vita e la propria espressione. Non c’è alcun dubbio, infatti, che la pratica artistica porti con sé il riconoscimento di una tradizione artigianale. Essendo anche la letteratura una pratica, tutto sta a capire quali siano gli antecedenti che vogliamo fare entrare nel nostro immaginario, concretissimo, personale album di famiglia. In questo senso i romanzi a puntate di un tempo ed altre forme di narrazione possono fornire modelli e mostrare con evidenza la dimensione della cassetta degli attrezzi impiegati (come lo fanno i film di serie B per quei registi che ne vanno matti), ma per altri problemi (ad esempio la morte, il lutto, anche l&#039;amore) credo che i precedenti mostrati da Rizzante “diano a pensare” un po’ di più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Entro troppo tardi nella discussione per riprenderne i vari temi. Mi sento d’accordo con le posizioni di Simona Carretta e Francesca Matteoni. La conversazione con Massimo era nata a partire dal primo intervento di Andrea Inglese su “Videocracy”. Sulle origini di quello che Massimo chiama l’annuncio del Grande onanista – personaggio, non occorre dirlo, di pura fantasia – il Moretti di “Bianca” mi sembrava avere ben colto la portata del problema. Ci siamo fatti delle gran risate, ripensando al professore di storia che si abbandona all’indietro sul juke-box mentre fa partire una canzone di Gino Paoli, o alle varie apparizioni di Edo. Eppure non è questa la storia che il film racconta: è anzi &#8211;  va detto &#8211;  una storia ancora più seria.<br />
Durante l’infanzia, nei soggiorni presso le colonie estive, come molti ho giocato a biglie. Tuttavia, nonostante quella stagione mi abbia formato e nonostante le soddisfazioni raccolte nelle piccole competizioni di allora, non credo che questo gioco abbia inciso nella mia vita come le letture che andavo facendo. I fumetti fanno parte di quel mondo e sono parte dell’affetto che si esprimeva in quel mondo, ma per quanto mi riguarda possono servire al più come una madeleine in una tazza di tè. Diverso è il caso di chi ha fatto del fumetto la propria vita e la propria espressione. Non c’è alcun dubbio, infatti, che la pratica artistica porti con sé il riconoscimento di una tradizione artigianale. Essendo anche la letteratura una pratica, tutto sta a capire quali siano gli antecedenti che vogliamo fare entrare nel nostro immaginario, concretissimo, personale album di famiglia. In questo senso i romanzi a puntate di un tempo ed altre forme di narrazione possono fornire modelli e mostrare con evidenza la dimensione della cassetta degli attrezzi impiegati (come lo fanno i film di serie B per quei registi che ne vanno matti), ma per altri problemi (ad esempio la morte, il lutto, anche l&#8217;amore) credo che i precedenti mostrati da Rizzante “diano a pensare” un po’ di più.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco pecoraro		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/01/io-marilyn-monroe-shakespeare-francis-bacon-e-la-bellezza-dopo-l%e2%80%99annuncio-del-grande-onanista/#comment-123124</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco pecoraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 13:02:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=25472#comment-123124</guid>

					<description><![CDATA[@saverio
archie shepp]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@saverio<br />
archie shepp</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gertrude Casalinga Per Forza (senza Italia)		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/01/io-marilyn-monroe-shakespeare-francis-bacon-e-la-bellezza-dopo-l%e2%80%99annuncio-del-grande-onanista/#comment-123118</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gertrude Casalinga Per Forza (senza Italia)]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 11:39:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vabbè, se parlate de Vasco, posso parlà pure io. So Gertrudo, cuggino de Gertrude, me presento, so educato, e me scuso pure co er professore se me permetto de intervenì.
Comunque io l&#039;articolo, o er saggetto, come l&#039;ha chiamato qualcuno, l&#039;ho letto. Me so sforzato, perché so n&#039;ignorante, dentro ce stanno un sacco de persone che nun conosco, tipo sto Bacon, Shespire che l&#039;ho sentito dire (me pare fosse quello de Shespire in love) e vabbè... altri. Comunque, stringi stringi, alla fine me pare d&#039;avè capito questo: ce stava uno c&#039;ha fatto un film no, che se chiamava Bbianca, c&#039;era pure Marilyn Monroe, che lo so pure io che era n&#039;attrice, però nun c&#039;era lei, de persona, ce stava perché era er nome de na scuola assurda che nun poteva esiste nella realtà. Sto film, co sta scuola, per stringe ancora er concetto no, era da ride da quant&#039;era assurdo e alla fine – me pare che ce dice er professore che ha scritto sta storia – mo ce semo pe davero, ner film, e nun ce sta più niente da ride.


PS: a me me piaciono la Carretta e pure la Matteoni, davero, c&#039;ha sportato er discorso su er fatto che noi ignoranti - me ce metto io - nun ce ricordiamo gnente (forse perché nun sappiamo gnente), che poi, sto fatto, me dà pure i bbrividi: me fa venì in mente nun so bbene perché, la mafia. Poi volevo anche di&#039; che nun ho capito bbene perché oggi se usano le parentesi quadre ar posto de quelle tonde. Gertrude, mi cuggina, m&#039;ha detto che nun se dovrebbero usà quando nun se dovrebbero usà, però molti oggi le usano uguale: dice che molti le usano perché è trendi, che è na parola inglese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vabbè, se parlate de Vasco, posso parlà pure io. So Gertrudo, cuggino de Gertrude, me presento, so educato, e me scuso pure co er professore se me permetto de intervenì.<br />
Comunque io l&#8217;articolo, o er saggetto, come l&#8217;ha chiamato qualcuno, l&#8217;ho letto. Me so sforzato, perché so n&#8217;ignorante, dentro ce stanno un sacco de persone che nun conosco, tipo sto Bacon, Shespire che l&#8217;ho sentito dire (me pare fosse quello de Shespire in love) e vabbè&#8230; altri. Comunque, stringi stringi, alla fine me pare d&#8217;avè capito questo: ce stava uno c&#8217;ha fatto un film no, che se chiamava Bbianca, c&#8217;era pure Marilyn Monroe, che lo so pure io che era n&#8217;attrice, però nun c&#8217;era lei, de persona, ce stava perché era er nome de na scuola assurda che nun poteva esiste nella realtà. Sto film, co sta scuola, per stringe ancora er concetto no, era da ride da quant&#8217;era assurdo e alla fine – me pare che ce dice er professore che ha scritto sta storia – mo ce semo pe davero, ner film, e nun ce sta più niente da ride.</p>
<p>PS: a me me piaciono la Carretta e pure la Matteoni, davero, c&#8217;ha sportato er discorso su er fatto che noi ignoranti &#8211; me ce metto io &#8211; nun ce ricordiamo gnente (forse perché nun sappiamo gnente), che poi, sto fatto, me dà pure i bbrividi: me fa venì in mente nun so bbene perché, la mafia. Poi volevo anche di&#8217; che nun ho capito bbene perché oggi se usano le parentesi quadre ar posto de quelle tonde. Gertrude, mi cuggina, m&#8217;ha detto che nun se dovrebbero usà quando nun se dovrebbero usà, però molti oggi le usano uguale: dice che molti le usano perché è trendi, che è na parola inglese.</p>
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		<title>
		Di: Daniele Assereto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/01/io-marilyn-monroe-shakespeare-francis-bacon-e-la-bellezza-dopo-l%e2%80%99annuncio-del-grande-onanista/#comment-123112</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Assereto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 10:39:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Saverio, le caratteristiche elencate in quell&#039;articolo scherzoso si applicano ai fans di un qualunque &quot;mito&quot;. Provi ad andare a toccare i Beatles o un Elvis Presley, e vedrà comunque orde di fanatici con comportamenti simili a quelli descritti dalla Nonciclopedia. Trovo comunque non pertinente alla discussione il cercare di mettere in dubbio l&#039;attendibilità di certe argomentazioni, che erano ben lungi da quelle da lei ironicamente linkate: nessuno ha detto &quot;Vasco è Dio&quot; [anche perchè andrebbe in conflitto con almeno un altro Lemma], e nessuno intendeva farlo.
Se poi invece intende prendere seriamente [e usare quindi come prova] il contenuto della Nonciclopedia, potrebbe scoprire che &quot;Leopardi fu un precursore del movimento black metal&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saverio, le caratteristiche elencate in quell&#8217;articolo scherzoso si applicano ai fans di un qualunque &#8220;mito&#8221;. Provi ad andare a toccare i Beatles o un Elvis Presley, e vedrà comunque orde di fanatici con comportamenti simili a quelli descritti dalla Nonciclopedia. Trovo comunque non pertinente alla discussione il cercare di mettere in dubbio l&#8217;attendibilità di certe argomentazioni, che erano ben lungi da quelle da lei ironicamente linkate: nessuno ha detto &#8220;Vasco è Dio&#8221; [anche perchè andrebbe in conflitto con almeno un altro Lemma], e nessuno intendeva farlo.<br />
Se poi invece intende prendere seriamente [e usare quindi come prova] il contenuto della Nonciclopedia, potrebbe scoprire che &#8220;Leopardi fu un precursore del movimento black metal&#8221;.</p>
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