La croce in classe

5 novembre 2009
Pubblicato da

di Andrea Inglese

Una micro-riflessione sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo riguardo all’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche.

È indubbio che in Italia i temi che dovrebbero suscitare con urgenza passione e dibattito sono altri: l’incubo di Genova 2001 (piazza Alimonda, la scuola Diaz, la caserma di Bolzaneto) pare non finire mai, perché si muore nelle mani della polizia giovani o giovanissimi, come è successo a Federico Aldrovandi o a Stefano Cucchi; la criminalità organizzata gode di ottima salute sia nel Sud, al ritmo degli ammazzamenti in pieno giorno, sia al Nord, al ritmo delle infiltrazioni nei tessuti imprenditoriali e amministrativi delle regioni immaginate più laboriose ed efficienti; la libertà d’informazione è pesantemente condizionata da un uomo solo, intorno al cui destino politico ruota ogni energia cerebrale dei giornalisti e degli opinionisti italiani, sia per leccargli il culo sia per indebolirne l’immagine onnipresente; giovanissimi, giovani, meno giovani, uomini e donne di ogni età danno di matto per tenersi stretto il lavoro che hanno, anche quando è demenziale e umiliante, o danno di matto per trovarlo un lavoro, anche se demenziale e umiliante.

Tutto questo lo viviamo quotidianamente sulla nostra pelle.

Perché allora spendere ulteriori energie su una faccenda che a confronto con quelle sunnominate pare risibile?

La storia delle sentenza della Corte europea sui crocefissi nelle scuole italiane potrebbe essere in sé poco significativa. Una decisione dal sapore astratto e burocratico, una superflua difesa di principi. Bisognerebbe subito chiedersi, però, se difendere dei principi sia superfluo.

Inoltre, per quanto mi riguarda, è la reazione alla sentenza che mi pare interessante. Interessante perché rivela ancora una volta la realtà di una paese che mai, in nessuna occasione, riesce a prendersi minimamente sul serio. Un paese che mai fa lo sforzo di uscire, anche su questioni circoscritte e alla portata di tutti, dalla confusione, dai malintesi, dall’approssimazione in cui si crogiola.

Lasciamo perdere i politici, tutti quelli che campano su ricatti e patteggiamenti continui con il Vaticano. Costoro usano il crocefisso come una clava da sbattere sul cranio di qualsiasi nemico politico, col tacito e indulgente accordo delle gerarchie ecclesiastiche.

Che il maggiore partito di sinistra abbia del tutto rinunciato alla battaglia – in Italia attualissima – sulla laicità della stato, dimostra la sua incapacità propositiva, la sua mancanza di autonomia, il suo terrore di proporre e difendere questioni che sollecitino un minimo di maturità intellettuale nei suoi elettori. Questo partito, infatti, ha concentrato la sua forza unicamente nella denuncia delle malefatte di Berlusconi, pensando che se non può appellarsi in nessun modo alla ragione degli italiani, almeno può avvalersi delle trippe di quelli che Berlusconi lo vorrebbero vedere vivo, sì, ma almeno dietro le sbarre. E ce ne sono.

La reazione su cui vorrei riflettere è sopratutto quella dei miei colleghi, insegnanti come me, alcuni cattolici praticanti alcuni neppure credenti, che con il crocifisso in aula si confrontano tutti i giorni, e anche con problemi inerenti alla libertà di culto, al dialogo tra culture, ecc., che riguardano le materie che insegnano: storia, diritto, filosofia, scienza sociali, letteratura. Ieri, lasciando un appunto sulla lavagna dell’aula professori del liceo dove insegno, ho invitato i miei colleghi alla “riflessione” intorno alla sentenza in questione. Nulla più. Dopodiché sono stato testimone di qualche battuta, di commenti abbozzati e, almeno in un caso, di una vera e propria discussione.

Dico subito che ritengo proprio gli elettori del centro-sinistra tra i maggiori responsabili della confusione che tocca la presenza dei simboli religiosi nella scuola pubblica italiana. In qualche modo, per come stanno le cose in Italia, è inevitabile che i cattolici siano artefici di questa confusione, anche quando sono dei bravi e intelligenti insegnanti. Se i cittadini di sinistra si impegnassero a fare chiarezza su questo punto, farebbero un favore anche a molti cattolici. Li spingerebbero a un confronto scomodo, ma utile a tutti quanti. Questo vale a maggior ragione all’interno della scuola, dove occasioni di dialogo vero esistono.

Riconosco i colleghi che fanno parte dell’elettorato di sinistra perché quasi ogni giorno, quando li incrocio in aula professori o nei corridoi, formulano qualche battutina sui fatti del giorno. In genere, tutte queste battute sono accomunate dall’avere un unico obiettivo satirico: Silvio Berlusconi, o qualche suo portavoce. Di tanto in tanto, il discorso si fa più specifico e serio, e si passa dal registro della satira politica a quello della denuncia. Il bersaglio cambia e si fa riferimento alla Gelmini o alla sua riforma.

Ora la maggior parte di questi docenti anti-berlusconiani hanno considerato che la sentenza della Corte europea, pur riguardando da vicino la scuola, non meritasse non dico una riflessione ad alta voce, ma neppure una battuta. Insomma, magicamente tutti si erano già sintonizzati su Bersani o Bersani su di loro.

Faccio davvero fatica a spiegarmi questo fenomeno. L’unica risposta che riesco a darmi è: conformismo. Sono convinto, che se il segretario del PD fosse saltato sulla sedia, avesse gridato alla civiltà del diritto internazionale e delle istituzioni europee, qualche audace difensore della sentenza, tra i miei colleghi, ci sarebbe stato.

Invece in questo modo nessuno è davvero costretto a riflettere sulla legittimità o meno del crocefisso in classe e quindi sull’eguale rispetto che lo stato laico deve mostrare nei confronti delle culture, delle posizioni spirituali e delle credenze religiose dei suoi allievi e delle loro famiglie.

In effetti, una battuta su Berlusconi costa molta meno fatica intellettuale di un ragionamento autonomo sul rispetto dei diritti universali nella scuola pubblica. I cattolici evidentemente ci marciano su questa rinuncia a ragionare dell’elettorato di sinistra. Ma molti di loro, non essendo persone stupide, se sottoposte ad un serio confronto, probabilmente darebbero meno per scontato ciò che oggi pare ai loro occhi un’evidenza incontrovertibile.

L’unica collega con cui ho avuto una discussione minimamente seria è una cattolica praticante. Essendo una persona sveglia e insegnando lei pure filosofia, ha scelto la linea difensiva più accorta, rifacendosi al crocefisso come simbolo di una comune identità culturale invece che simbolo religioso. E qui è abbastanza facile mostrare che, storicamente, almeno dal Seicento in poi, senza dover risalire agli antichi, esiste una corrente di pensiero che si muove in rottura con la dottrina cristiana. Insomma, il cristianesimo non può essere considerato l’orizzonte onnicomprensivo della cultura occidentale se non sacrificando il riconoscimento di minoranze culturali che sono estremamente battagliere da almeno tre secoli e che hanno contribuito all’emancipazione di tutte le componenti della società umana da diverse forme di schiavitù. Di fronte alle mie obiezioni, la collega ha poi fatto riferimento all’idea che la scuola, seppur laica, debba comunque poggiare su un quadro di valori e non può essere indifferenti ad essi. In questo ragionamento, viene ancora una volta sostenuto implicitamente che, ad esempio, un insegnante ateo non sia in grado di trasmettere valori, in quanto privo di una credenza religiosa. Ed inevitabilmente ciò che si voleva negare emerge in modo palese: il pregiudizio nei confronti di chi appartiene ad un’altra cultura, ad un’altra visione del mondo, pregiudizio che bolla una posizione atea come incapace di veicolare dei valori. La sentenza si dimostra quindi davvero necessaria. Solo escludendo ogni riferimento ad un particolare simbolo religioso, l’insegnamento verrà liberato dai pregiudizi che pesano su di esso.

Altre persone hanno fatto riferimento ad argomenti diversi, ma molto più rozzi. Qualcuno mi ha detto che il problema del crocefisso non poteva riguardare i non credenti, in quanto per loro il crocefisso non significa nulla. Stesso discorso si potrebbe fare per la croce uncinata su cerchio bianco e sfondo rosso. Quasi nessuno di noi è nazista e crede nella supremazia del Terzo Reich, perché mai dovremmo sentirci minacciati se intorno a noi sventolano, magari nei luoghi dove lavoriamo, simboli simili? Un simbolo religioso o politico, infatti, sarebbe visibile solo per chi ne è un seguace, per gli altri assumerebbe solo il valore di uno scarabocchio insensato.

Altri ancora sono ricorsi al grande argomento-buco nero, quello per cui “noi” quando andiamo da “loro” dobbiamo accettare i “loro” costumi e quindi quando “loro” vengono da noi devono farsi sbafate di crocefisso. “Loro” sono i musulmani o i loro figli. Che “noi” stia per i principi della costituzione repubblicana e dello stato laico e non della teocrazia vaticana o islamica non appare ben chiaro in questo tipo di obiezione.

Che in alcuni stati arabi le autorità religiose non si distinguano dalle autorità politiche è il “loro” problema, che appunto “noi” non vorremmo replicare. Ma è evidente che alcuni di “loro” la pensano come alcuni di “noi” e alcuni di “noi” la pensano come alcuni di “loro”. E questa confusione tra le due fazioni rigide è l’unica che gli italiani, tanto amanti della confusione, non vogliono accettare. Preferiscono pensare che la laicità sia del tutto sconosciuta o rifiutata nel mondo musulmano. E che tutti indistintamente, dal Senegal alla Turchia, siano per lo stato teocratico e l’applicazione wahabita della Sharia.

Infine. Al diritto internazionale e alla carta dei diritti dell’uomo l’italiano preferisce di gran lunga opporre il sano buon senso. Nelle piccole come nelle grandi cose. Ne risulta un paese sempre più malato, ma – per carità – che non ci si metta a risolvere questioni secondarie, che tanto quelle principali, fortunatamente, sono irrisolvibili.

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78 Responses to La croce in classe

  1. marco rovelli il 5 novembre 2009 alle 08:47

    Se fossi cattolico (e così del resto ragionano alcuni cattolici che sento “affini” per diversi “lati”), mi sentirei scandalizzato dall’uso politico della religione – che contraddice la stessa esperienza personale del cristianesimo. La singolarità dell’esperienza di fede è irriducibile, e contraria, a una sua riduzione a simbolo di tradizione. (Si potrebbe dire: Cristo non si tramanda: si riceve in dono: gratia gratum faciens…). Blasfema è dunque la Gelmini che afferma che il crocifisso è un fatto di tradizione, blasfemi e Anticristi i vescovi, blasfemo Bersani che accetta implicitamente questa visione…

  2. ng il 5 novembre 2009 alle 10:10

    La croce in classe è il simbolo di un’affermazione più viscerale (e viscida). A Verona, dove abito, e un po’ in tutte le province venete, tutto si tiene attorno alla chiesa: tutto ma veramente tutto, dai centri di aggregazione per i ragazzi, ai teatri, ai cinema d’essai, è di proprietà o legato in qualche modo alla curia. L’ho vissuto sulla mia pelle: recitando l’Hamletmaschine mimavo l’atto sessuale con Ofelia (una bambola); mi è stato chiesto, dalla direzione del teatro, di togliere la scena durante le repliche successive; al mio rifiuto mi è stato impedito di andare in scena. Non solo. Ogni iniziativa laboratoriale svolta nella scuola (pubblica!) frequentata dai miei figli è in relazione alle festività cattoliche; nulla viene proposto in tal senso per il 25 aprile, il primo maggio o il quattro giugno. Per non dire poi dell’assoluta carenza di iniziative laiche sulle attività esterne alla scuola o nel periodo estivo. Il messaggio che passa, poi, è a dir poco squallido; un esempio da un foglio portato a casa dal mio figlio maggiore: “Il consiglio è il primo dono dello Spirito Santo. Nella Bibbia indica il progetto di Dio su ogni persona. Questo regalo aiuta a conoscere ciò che Lui si aspetta da ognuno. Ci facilita la vita mettendoci accanto persone di sua fiducia (genitori, catechisti, preti …)”. Mi capita di cantare, insieme ai miei figli, motivetti anticlericali o canzoncine del tipo: “Se vedi nero spara a vista, o è un prete o è un fascista”. Ebbene, pur col sorrisino tra le labbra, diciamo bonariamente, chi mi riprende con maggior foga sono i genitori di “sinistra”, perché, dicono da buoni democratici, non è giusto ch’io inculchi la mia visione del mondo ai bambini. Certo, se lo fa la chiesa va tutto bene, se lo faccio io, eccomi diventato un plagiatore. Il crocifisso è solo il simbolo che conferma una occupazione, culturale e fisica, che in alcune zone è pressoché totale. Ora mio figlio vuole fare la comunione. Sono disarmato. Avendo scelto un’educazione libertaria, basata sulla discussione più che sull’imposizione, insegnando cioè la capacità di scelta, nel momento in cui mio figlio sceglie così, cosa posso dire? Il territorio, questo territorio così intriso di religiosità ingannevole, ha vinto; ancora una volta sono uno sconfitto. Mi resta, da qualche parte, la speranza che la realtà prima o poi faccia piazza pulita, nei miei figli e nei loro amici, di ogni illusione ultraterrena, consapevole che, in fondo, anch’io ho frequentato l’oratorio per giocare a calcio e ho partecipato a incontri di catechismo. Ma è un ottimismo che dura poco; all’epoca le strade erano colorate anche di altro e si poteva crescere rafforzando il dubbio. Oggi? Deserto coscenziale o, come scrive Andrea, conformismo. Temo per i miei figli.

    ng

  3. Giuseppe Palazzolo il 5 novembre 2009 alle 10:30

    Una controversia scuote l’Italia: la decisione di rimuovere il simbolo della religione tradizionale da un luogo pubblico suscita le proteste indignate dei senatori, che reclamano il rispetto delle tradizioni, il mantenimento al suo posto del simbolo di una religione che ha dimostrato di saper proteggere lo stato ed è il segno di quei valori che hanno contribuito a costituire un’identità culturale. Siamo nel 384 d. C., e il senatore romano Simmaco invia all’imperatore la Relatio tertia in repetenda ara Victoriae, in cui perora la restaurazione dell’altare e del culto della Vittoria presso il Senato. Contro Ambrogio e gli imperatori cristiani che avevano rimosso dal Senato l’altare e la statua della Vittoria.

  4. francesco pecoraro il 5 novembre 2009 alle 10:39

    Triste e sciocco il calcolo di Bersani, perfettamente in linea con la deriva di un PD lanciato all’inseguimento del centro cattolico & moderato (a proposito, perché votare un partito così? non sarebbe meglio che si estinguesse?).
    Triste l’argomento del «simbolo identitario», ma soprattutto stupido, falso.
    Se anche lo fosse, e non lo è (o meglio, lo è assieme a molti altri simboli, per fortuna), che bisogno c’è di avere un «simbolo identitario» esposto in tutte le classi?
    È ovvio che si mente: quello è un simbolo religioso, come sanno tutti, e serve ad influenzare il fanciullo: negarlo è una bugia palese e vigliacca.
    Perché i vescovi non dicono chiaro e tondo: il crocefisso è lì perché è il simbolo della Vera Fede, la nostra?
    Perché farfugliano queste cazzate sull’identità?
    Il politico, la cui mente è tesa ESCLUSIVAMENTE al consenso al di là di cosa in linea di principio sarebbe giusto o sbagliato, si accoda.
    Intellettuali forti capaci di avere voce autorevole non ce ne sono.
    Napolitano tace.
    I crocefissi resteranno lì chissà per quante generazioni, a simboleggiare una religione che è di Stato nei fatti.
    Condivido Inglès su tutto.

  5. Giovanni Semeraro il 5 novembre 2009 alle 10:51

    Fa un certo effetto scoprire poi che a far emergere il problema, o meglio, a denunciarlo, non sia stato nè uno di “noi”, nè uno di loro, ma una casalinga finlandese, che si professa laica.

  6. francesco pecoraro il 5 novembre 2009 alle 10:53

    già…

  7. alcor il 5 novembre 2009 alle 10:54

    @ng

    infatti, la parola magica è “territorio”
    in questa materia è assolutamente inutile fare discussioni teoriche se non si è in grado di costruire parallelamente un altro “territorio” e questo implica tempo quotidiano, piccoli passi, piccole iniziative che lentamente permettano ai bambini di non sentirsi diversi e strani, ché nessun bambino lo ha mai voluto
    Qui da noi l’aderenza formale al cattolicesimo, alle “feste” mondane del battesimo, del matrimonio in chiesa, della prima comunione che sono ancora viste come momenti sociali di aggregazione, è una forma di conformismo sociale, di “perbenismo” diffuso, se non fai come gli altri, sei strano, eccentrico, anormale, e non va bene.
    La “riflessione” alla quale Inglese ha invitato i suoi colleghi sarebbe servita a poco anche se avessero accolto l’invito, senza questo lavoro capillare e dal basso, che dovrebbe cominciare dalle famiglie laiche che dovrebbero aggregarsi
    Se non si fa vuol dire che la spinta è debole, e c’è poco da lamentarsi, si faceva, una trentina di anni fa, ma evidentemente la pratica non ha preso piede e ognuno va avanti da solo
    Fare la minoranza non è semplice, richiede energie quotidiane

  8. alcor il 5 novembre 2009 alle 11:04

    @Tash

    tu dici “Triste e sciocco il calcolo di Bersani, perfettamente in linea con la deriva di un PD lanciato all’inseguimento del centro cattolico & moderato”

    a parte il fatto che credo che Bersani sia cattolico, se facesse diversamente si metterebbe sulla buona strada per diventare il segretario di un partito di opinione

    un partito di opinione è piccolo, e non entra neppure in parlamento, perciò il calcolo di Bersani sarà anche triste, ma sciocco no, se avesse fatto diversamente avrebbe soddisfatto te, e la minoranza alla quale appartieni, e si sarebbe segato le gambe

    ovviamente non ti sto dicendo che devi votare lui e il PD, ma che così stando le cose, se vuol cercare di diventare un partito di massa in un paese in cui la massa si appiattisce sul conformismo cattolico anche quando è religiosamente tiepida, non ha altra strada
    tra l’altro queste sono ancora le posizioni del vecchio PC, che era pieno di cattolici, veri, tra l’altro

  9. véronique vergé il 5 novembre 2009 alle 11:12

    Come insegnante, mi mette al disaggio questa presenza della croce e credo che se fosse in Italia e la prima cosa che vedrei. Preferisco avere i testi illustrati dei ragazzi alla parete. Faccio la scelta del piacere della creazione e non del dolore subito come colpa umane.
    Ma forse gli insegnanti non vedono più questa croce…

  10. véronique vergé il 5 novembre 2009 alle 11:13

    è

  11. Francesca E. Magni il 5 novembre 2009 alle 11:23

    stampato e appeso in sala insegnanti. Grazie Andrea.

  12. ng il 5 novembre 2009 alle 11:44

    Vedi, Alcor, facciamo tutti, nel nostro piccolo, gesti di resistenza. Tutti i genitori non credenti lo fanno, perché dire apertamente che Dio non esiste è faticoso, non è mai una scelta di comodo. Gesti minuti, anche delicati, discreti, intervenendo, ad esempio, alle assemblee di classe sul come si fanno passare argomenti religiosi là dove non dovrebbero esserci; talvolta invece sono gesti esagerati, perché non siamo delle macchine e a volte ci scappa un “papa di merda!” ascoltando il telegiornale o “brucia prete del cazzo!” ascoltando mio figlio raccontare di ciò che dicono a catechismo. Ma sono atti esigui, che intaccano il territorio in maniera infinitamente piccola e inefficace. La cosa che però mi fa davvero perdere ogni speranza è la comprensione che esprimi rispetto all’appiattirsi sul conformismo cattolico del PD e di Bersani. A meno che tu non intenda che quel partito non è un partito di “sinistra”, perché in tal caso sarei d’accordo con te (e diventerebbe ozioso aspettarsi qualcosa di diverso da loro). Cedere al conformismo è l’insegnamento peggiore che potrei offrire ai miei figli.

    ng

  13. alcor il 5 novembre 2009 alle 12:11

    @ng

    i gesti minuti, come li chiami, sono senza dubbio una testimonianza personale, ma non credo che possano spostare molto le cose.

    quanto a al PD e a Bersani, sono sempre sorpresa quando vedo che si dimentica qual è stata la storia del PCI in Italia, storia dalla quale Bersani proviene, se poi si unisce alla sua storia personale la storia della Margherita, dalla quale provengono gli altri, mi chiedo di cosa parlate

    se si mette la laicità al primo punto del proprio personale programma politico o si fa quello che una volta si chiamava entrismo, il che comporta però molte rinuncie, all’interno di un partito, grande capacità di mediazione all’interno di quella mediazione più grande che è la politica, o si vota un partito che mette la laicità al centro del suo programma, cioè si vota per i radicali

    ma i radicali sono liberisti, perciò sono buoni per una parte e cattivi per l’altra

    e vorrei leggere con attenzione i programmi della sinistra in questo momento extra-parlamentare, per cercare di capire quale posizione abbia nei confronti della laicità

    Credere che in questo paese la sinistra maggioritaria non abbia tenuto gran conto dei cattolici, anche in passato è foderarsi gli occhi

    Forse così laici o almeno più laici del PCI erano i socialisti, dovrei dare una rispolverata alle mie conoscenze della storia del paese

    Bersani vuole un “grande” partito, in questo momento un “grande” partito non può smarcarsi dalla sensibilità comune

    Basta non votarlo, o votarlo sapendo quello che è

  14. ng il 5 novembre 2009 alle 12:39

    Forse, Alcor, parliamo lingue diverse. Certo, i gesti minuti non spostano le cose; l’ho scritto io stesso. Ma cosa sposta assecondare la deriva cattolica del PD? Non solo non sposta niente, ma anzi ha come effetto la conferma di ciò che è. Ed è quindi, alla lunga, peggio, nei risultati e nella coerenza con la storia personale e collettiva della “sinistra”, e molto peggio dei piccoli gesti di resistenza personali (che certo, pur non spostando nulla, male non fanno, a differenza, appunto, della politica del PD sul tema). Il problema non è, comunque, votare o non votare (tra l’altro, è anni che mi astengo) un partito che pone al centro dei programmi la laicità. Il problema è inventarsi un’alternativa radicale al mondo così com’è. Qui, se permetti, non serve il PD e non servono i rimasugli della “sinistra” estrema. Serve innanzitutto acquisire la consapevolezza che per i prossimi decenni saremo condannati alla marginalità; un lavoro culturale di lunga durata serve. Ti preme governare adesso? In queste condizioni di debacle culturale? Preferisco resistere nel mio cantuccio cercando di fare comunella con altri simili a me; domani, se saremo stati capaci di coltivare nel modo giusto, ne raccoglieremo i frutti. Voterai i “crediti di guerra”, io starò dall’altra parte, in strada, a gridare la mia contrarietà. Sempre, dopo il 05, arriva un 17 …

    ng

  15. alcor il 5 novembre 2009 alle 12:40

    e resisti nel tuo cantuccio, cosa ti devo dire:-)

  16. Fanto il 5 novembre 2009 alle 13:08

    Il mio gruppo di amici mediamente trentenni si inizia a popolare di bambini e ragazze incinte, quindi è capitato più volte di parlare dell’educazione dei figli.
    Come già immaginavo, ho potuto constatare direttamente che l’educazione religiosa della prole spesso non è accompagnata da una reale convinzione spirituale dei genitori. Si decide di battezzare, comunicare, cresimare e, in generale, educare il proprio figlio secondo principi cattolici solo per conformarsi alla società. Solo per non farlo sentire “diverso”.
    Conosco persone dichiaratamente atee e agnostiche che hanno scelto di non privare il figlio dell’ora di religione a scuola in nome degli eventuali danni psicologici che il figlio potrebbe avere in seguito a una presunta emarginazione.
    Spero che proibiscano presto anche il battesimo prima del raggiungimento della maggiore età. E utopisticamente mi auguro una politica italiana meno appecorata di fronte allo stato Vaticano.
    Nel frattempo credo che togliere il crocifisso sia un passo verso una maggiore libertà di scelta e di pensiero, senza imposizioni o condizionamenti. Un passo verso l’eliminazione dell’uguale e del diverso.

  17. sergio garufi il 5 novembre 2009 alle 13:21

    In Turchia indossare il velo nei luoghi pubblici è proibito, e la Turchia ebbe un premier donna già diversi anni fa, eppure continuamo a considerarlo un paese arretrato non degno di entrare a far parte dell’Europa.

  18. andrea inglese il 5 novembre 2009 alle 13:38

    a alcor

    “ovviamente non ti sto dicendo che devi votare lui e il PD, ma che così stando le cose, se vuol cercare di diventare un partito di massa in un paese in cui la massa si appiattisce sul conformismo cattolico anche quando è religiosamente tiepida, non ha altra strada”

    no, certo. infatti io bersani non lo voterò.

    Detto questo, io credo che tu esprima bene una contraddizione che io vedo. Mi spieghi perché una leadership di partito, e tutti i quadri di questo stesso partito, devono allinearsi con una massa che è “religiosamente tiepida” e che tollera l’invadenza della chiesa per puro conformismo? Alcor, va bene il realismo politico, ma ti rendi conto che ragionando come ragioni legittimi l’indolenza intellettuale non degli elettori di sinistra, ma del partito, che ha come funzione non semplicemente di rispondere meccanicamente agli stimoli bruti che gli vengono dall’elettorato, ma di fare proposte, di elaborare questi stimoli.
    Sto parlando difficile? Sto farfugliando utopie?
    Ascolta, non posso dimostrartelo. Ma tu assicuro che se Bersani avesse detto qualcosa di netto a favore della sentenza, molti di quei tiepidi lo avrebbero appoggiato, se non altro per conformismo di sinistra. E questo sarebbe stato per gli obiettivi politici di una sinistra moderata e progressista “oggettivamente” un bene.
    Spero di essermi spiegato.

  19. andrea inglese il 5 novembre 2009 alle 13:59

    a marco
    siamo già alla nuova versione del made in italy: pizza, crocefisso & mandolino

    a sergio
    grazie di ricordarlo

    a fanto
    su questa faccenda scrissi tempo fa, vedi in particolar modo il paragrafo “Credenti o no, tutti cattolici! Cattolici o no, tutti credenti!” in questo post:
    https://www.nazioneindiana.com/2007/05/23/riflessioni-di-un-ateo-post-family-day2/

  20. lucy il 5 novembre 2009 alle 14:00

    il pesce puzza dalla testa: se la percezione è quella per cui non si vede una reale differenza tra destra e sinistra, è colpa della sinistra, cioè dei vertici del partito democratico. questo sotto molti punti di vista, di cui il silenzio sulla rimozione del crocefisso è una delle tante occasioni mancate per fare chiarezza. così si tace sulla legittimità o meno di una sentenza europea un po’ “invasiva”, sull’invasione di campo continua e costante del vaticano, sulle sciocchezze della cattolicona di ferro della gelmini…tutto nel solito calderone ché, tanto, tutto fa brodo. a proposito di scuola: verrà un giorno non molto lontano abolito il collegio docenti, subentrerà il premio agli insegnanti “che lavorano” a completa discrezione del preside. queste cose realmente gravi e foriere di cambiamenti devastanti passeranno, accolte con lo stesso fatalismo (vedo tante braccia che quotidianamente si spalancano in aula insegnanti) con cui non si discute, o si dicono cose del tutto gastriche, sul crocefisso.

  21. Zoe il 5 novembre 2009 alle 14:03

    Sono molto d’accordo col commento di Marco Rovelli: declassare il crocifisso a semplice “simbolo della tradizione” mi pare quasi blasfemo, da parte di un autentico credente, e mi stupisco di come i sostenitori di questa tesi non se ne rendano conto essi stessi, a meno che non siano totalmente in malafede.
    Per quanto riguarda il discorso della salvaguardia della sensibilità spirituale degli scolari, concordo con Luca Sofri, che sul suo blog dice in sostanza che questa è una discussione che gira essenzialmente intorno alla sensibilità degli adulti, ma che i bambini, di fatto, se ne fregano.

  22. alcor il 5 novembre 2009 alle 14:14

    @inglese

    ti sei spiegato benissimo, ma non so se molti di quei tiepidi lo avrebbero appoggiato, ho dei dubbi, proprio per la loro tiepidezza

    immagino che pure lui abbia fatto un calcolo di questo genere, anzi, mi stupirei se non lo avesse fatto

    io credo che se la società civile imporrà questa svolta laica, anche i vertici si adegueranno, come è accaduto per il divorzio e l’aborto a suo tempo, vi ricorderete che non fu l’allora PCI a proporre la legge sul divorzio, eppure allora nessuno avrebbe detto che il PCI non rappresentava la sinistra

    tradizionalmente, in questo paese, la sinistra ha sempre puntato sui temi economici e istituzionali, non sui temi che chiamiamo civili, ha sempre aspettato che la spinta venisse dall’esterno, dalla società civile, appunto

    io per esempio trovo che una Concia “dentro” il PD sia meglio, al di là del modo vergognoso in cui è andata a finire, che fuori dal PD, ma certo, è solo la mia opinione

  23. alcor il 5 novembre 2009 alle 14:30

    ho l’impressione che si auspichi (penso anche al commento di marco rovelli, il primo della lista) un mondo di duri e puri, da una parte e dall’altra, certo sarebbe più semplice, ma il mondo non è fatto così e anche quando è puro rispetto a un tema, è infinitamente impuro sugli altri

  24. Giocatore d'Azzardo il 5 novembre 2009 alle 14:40

    Posso far notare un “piccolo dettaglio” che continua a sfuggire e che ora, dopo la firma di due giorni fa del presidente ceko, è diventato ufficiale? Il Trattato di Lisbona.
    Mentre qui si discute di di bazzecole marginali, quel “coso mostruoso” ha di fatto cancellato le costituzioni di tutte le nazioni europee; e nessuno sembra accorgersene.
    A me, del crocifisso nelle aule, non potrebbe fregare di meno, ma questo non è altro che un antipasto delle normative e delle sentenze, calate dall’alto e inappellabili, che ci ritroveremo a subire, da parte di politici incontrollabili e che non risponderanno a nessuno. Già stanno parlando di nuove tasse, per alimentarsi.

    Com’è possibile continuare ad ignorare questo dato di fatto mi appare, ogni giorno, sempre più strano. Eppure è così!

    Blackjack.

  25. la funambola il 5 novembre 2009 alle 14:45

    “i gesti minuti, come li chiami, sono senza dubbio una testimonianza personale, ma non credo che possano spostare molto le cose”

    mi piacerebbe capire da cosa sono spostate le cose se non da quei gesti “minuti” gli unici che ci fanno (anche) essere soggetti “politici”

    mi piacerebbe capire dove ci ha portato, e dove ci sta portando questa visione del mondo “moderata” che cerca il consenso fine a se stesso

    mi piacerebbe capire perchè si “giustifichi” l’insulto all’intelligenza delle persone

    affermare che la religione con suoi simboli attiene alla sfera del personale è “rivoluzionario”?

    mi piacerebbe capire cosa si intenda per “tradizione”

    mi piacerebbe capire perchè mi irriti, cara alcor :)))(ti sto prestando il fianco)
    ma questa è domanda ininfluente e attiene al mio personale
    baci
    la fu

  26. Zoe il 5 novembre 2009 alle 14:57

    Riferendomi a quanto dice Alcor qua sopra: auspicare un mondo più “puro” in una realtà che di fatto pura non è, credo abbia né più né meno lo stesso valore che ha l’auspicare una società più laica, in un paese che di fatto laico non è. Se smettiamo di “auspicare”, abbiamo anche finito di esercitare la nostra coscienza critica e insieme ad essa ogni volontà ed azione di cambiamento verso (quel che ad ognuno di noi sembra) il meglio.

  27. L. Tedoldi il 5 novembre 2009 alle 15:12

    L’ignoranza del tema, la facilità nel cadere nella solita guerra tra bande culturali, la confusione tra privato e pubblico producono tutte le incomprensioni relative alla sentenza di Strasburgo. La maggior parte delle persone non capisce che stiamo parlando dello spazio pubblico e non delle opinioni o dei gusti personali. Troppi continuano a difendere l’esposizione del simbolo religioso come se stessero difendendo la propria famiglia, la propria bandiera o la propria automobile. Giudicano sul merito; dicono che Gesù non ha mai fatto male a nessuno e quindi l’esposizione non può dare fastidio. Sentono in giro che “vogliono togliere il crocifisso”, la mano corre alla rivoltella e le parole sono da città assediata che risponde con i missili. Il crocifisso deve essere rimosso non solo per ragioni laiche, ma anche per ragioni cristiane. La croce non rappresenta né una cultura né una tradizione, essa, come dice Paolo, è scandalo e follia. Tappezzare i muri di questo simbolo, e usarlo come strumento di identificazione, significa smarrirne il carattere sconvolgente e teologico. Merita un maggiore rispetto. Meno croci e più vangeli !!!

    L’esposizione del crocifisso risale all’ era fascista. Il concordato con la chiesa cattolica sancì che la religione cattolica era religione di stato. Ora la Costituzione ha sì incluso il concordato, ma ha anche scritto l’immenso articolo 3, che impone la non discriminazione per ragioni religiose. Inoltre la revisione del concordato del 1984 ha deciso che la religione cattolica non è più religione di stato. E sappiamo che i cattolici praticanti in Italia sono largamente una minoranza. L’Italia deve smetterla di credere di essere un paese monoculturale. Chiaramente è difficile accettare che uno spazio pubblico ospiti solamente un segno relativo ad una cultura tra tante. Non possiamo restare in democrazia e poi accogliere i privilegi di una religione sulle altre (e leggiamo Agostino: la fede non s’impone, la verità non ha bisogno di speciali protezioni!). Infine, il rispetto di tutte le culture e di tutte le religioni non significa auspicare un ateismo di stato, perché non interviene affatto sul privato. Tra l’altro nessuna legge della Repubblica impone il crocifisso nelle scuole.

    Quanto alle pavide dichiarazioni dei nostri parlamentari. Siamo alle solite: il politico dell’oligarchia populista legittimata mediaticamente (volgarmente detta democrazia) rispecchia la massa ed il suo analfabetismo democratico. Il cittadino, in realtà spettatore della demagogia spettacolare, non ha mai condiviso e incorporato l’articolo 3. Colpa NON sua, ma della partitocrazia che, altro che radici culturali, ha sempre e solo badato alle radici elettorali, non traghettando il popolo dal fascismo e dal clientelismo democristiano alla democrazia, ma aderendo ad esso, alla sua tendenziale disabilità civica, per ragioni di potere.

    Per finire: la bagarre che si è scatenata è un’altra prova di quanto sia anticristico ridurre a bandiera ciò che è un abisso teologico. Sembra quasi che ognuno, coerentemente con la storia della tradizione religiosa, umanizzi e subordini alle proprie terrene mire questo grande profeta. Lo frammentano, lo fanno a pezzi! Questo è ciò che rimane in Italia del cristianesimo: un’ikea di crocifisso!!! Il teologo Mancuso ci ricorda che il crocifisso è amore e accoglienza per tutti; va bene, ma è l’idea cristiana di amore e accoglienza. Non la critico, ma è cristiana!!! E smettiamola di credere, come dice giustamente Inglese, che gli atei siano antievangelici per natura o a-morali. L’Italia (ma anche l’America di Obama) non sa, forse non lo saprà ancora per decenni, che esiste un’etica atea. E che perfino i principi della Carta (“cosa sarà mai questa Carta?”) sono principi morali, non necessariamente di origine cristiana.

  28. ng il 5 novembre 2009 alle 15:25

    Ah, Giocatore, ti leggo sempre con gusto, e nel caso di specie hai proprio ragione. Solo che la normalizzazione passa, come si diceva prima, dai territori locali, ed è qui che assume rilievo confermare l’influenza della chiesa sul corpo sociale. La chiesa funziona, come credo ben saprai, da collante (culturale, certo, ma anche economico). Il consenso passa dalla benedizione pretesca. Che ci sia in atto un tentativo di sostituire Berlusconi, con impegno anche di certa Europa, affinché ne traggano vantaggio certi settori confindustriali (Fiat in testa) è un fatto; che il crocifisso sia il terminale (simbolico) d’un progetto di annichilimento d’ogni ipotesi laica e realmente democratica di gestione della cosa pubblica, credo sia altrettanto vero. Le due cose non si escludono, anzi sono complementari (Fini val bene una messa, con Casini chierichetto e alle spalle mamma-Usa; e secondo me con Bersani officiante di riserva). Qui si chiacchierava a partire dal crocifisso in classe. Anch’io gradirei leggere analisi più precise sulla furibonda lotta di potere in corso in Italy; visto che altre volte sei intervenuto con sollecitazioni interessanti in tal senso, ecco, mi piacerebbe vedere in home un tuo articolo. Resto altresì convinto dell’importanza di discutere anche di crocifissi e altre santità. Non tutte le ciambelle …

    ng

    ng

  29. alcor il 5 novembre 2009 alle 15:33

    @zoe

    la coscienza critica non vive di auspici (cioè di auguri), ma di analisi e conoscenza
    dopo di che l’auspicio mi va benissimo, anch’io auspico, ma mi interessa anche molto vedere come si può arrivare a un risultato. Certo, se si “resiste nel proprio cantuccio” come dice @ng e si aspetta il ’17 , la vedo dura

    se, come dice @tedoldi “La maggior parte delle persone non capisce che stiamo parlando dello spazio pubblico e non delle opinioni o dei gusti personali.” quello che interessa me è “La maggior parte delle persone”.
    Come fare, mi chiedo, per raggiungerle? per non trovarsele contro in una guerra di religione manovrata, e arrivare invece a far accettare a queste persone l’idea che uno stato laico non deve esporre simboli religiosi negli edifici pubblici?

    @Inglese mi dice che il mio realismo politico legittimerebbe l’indolenza culturale del partito, mettiamo che abbia ragione e che il mio voto al PD cmi metta nella situazione di fare da utile idiota, lui, cosa propone?
    Di non votare?
    Di non votare il PD?
    E di chi votare allora?
    E posto che non si voti o si voti diversamente, in che modo questo non-voto o altro-voto spingerebbe il PD a cambiare?
    Finora, essendo scesi i suoi voti (cosa che potrebbe esser letta come il risultato di una protesta anti PD), il partito si è risolto a muoversi nella direzione indicata da Inglese?
    Non mi pare.

    Per ora, in questo momento, io non vedo alternative migliori, al di fuori del voto d’opinione, che ha una sua assoluta nobiltà, l’ho praticato anch’io, ma che non mi basta più. Non voglio più la destra al governo, e non voglio aspettare il ’17.

  30. magda il 5 novembre 2009 alle 16:07

    Non vi ho letto tutti ma mi riservo di farlo.
    intanto il riduzionismo di esperienze millenarie complesse, stratificate come le forme di credenza cristallizate in religioni e consensate in un simbolo, mi fanno paura.
    Mi fa paura lo scarto di senso tra il simbolo e il suo significato, una condensazione pericolosissima quando si tratta di sovradeterminazioni del reale come le fedi. Conosciamo cosa comportano le battaglie dei simboli e le asperità che conducono.
    Il crocefisso non fa male a nessuno, nemmeno a Bersani che lo tollera come gran parte degli italiani, come folclore, come soprammobile, come complemento d’arredo di tradizione.
    Ma la religione è questo? Inoltre è bene che chi non condivide questo sentimento possa essere libero sulla tabula rasa della parete scolastica di scriverci contenuti idonei al luogo, un luogo NEUTRO.

    Toglerlo non dovrebbe ne ledere alcuni ne favorire altri, semplicemente avrebbe il senso di neutralizzare gli ambienti pubblici destinati alla multiculturalità e consentire a tutti di introiettare i propri idoli in forme intime e private,le piu’ idonee alla fede.

  31. lorenzo galbiati il 5 novembre 2009 alle 16:09

    Condivido quanto espresso da andrea in questo post.
    Nelle scuole non si riesce ad affrontare seriamente questo tema, c’è poco da fare.

    Aggiungo alcune considerazioni.

    1. Sarebbe interessante sapere che cosa succederebbe se un buon numero di docenti togliessero il crocifisso durante le loro ore. Molto probabilmente quasi tutti i presidi li richiamerebbero.
    Credo che l’UAAR (ma in verità vorrei lo facessero molte altre associazioni che non hanno a che fare con l’ateismo) potrebbe concentrarsi su una campagna nazionale di questo tipo, una sorta di disobbedienza civile degli insegnanti.

    2. Per quanto riguarda la questione dei simboli, concordo con marco rovelli sul fatto che la fede non sia questione di tradizione anche se non credo che l’esposizione del simbolo della fede sia blasfemia. Tuttavia, la demolizione dei simboli la fa chi li strumentalizza: i conquistadores spagnoli che sterminavano in nome del crocifisso, i preti che benedivano le navi da guerra, e in fondo, a guardar bene, tutta la gerarchia ecclesiale che, da Costantino (o quasi) in poi, ha in qualche modo dato impronta divina o religiosa a ogni carica o ufficio pubblico. In altre parole, secondo me chi ha a cuore il crocifisso non dovrebbe aver bisogno di vederlo esposto ovunque, anzi, dovrebbe tenere a evitarne l’esposizione in luoghi pubblici. Ma quest’ultimo discorso, mi rendo conto, è una questione di sensibilità personale, riguarda come ognuno vive la spiritualità. E comunque non vuol significare che la fede è solo una questione privata che non deve lasciar traccia nell’agire sociale.

    3. Bersani credo non sappia cosa dire sulla questione. Molto semplicemente, non è sensibile a questi temi, e ciò mi sembra un limite veramente grave, vista la situazione che occupa. Gli elettori del PD vivono per lo più anche in questo caso l’appiattimento delle posizioni di sinistra su quelle del centro. L’alleanza DS popolari sfociata nel PD è stata né più né meno una resa da parte dell’ec PCI alle ragioni della DC. Infatti non c’è stata nessuna grande autocritica dentro gli ex dc, nessuna evoluzione verso un riformismo europeo laico, al contrario c’è stata una resa incondizionata e volontaria su tutta la linea ideologica, e quindi anche sulla questione laicità, da parte degli ex pci.

    4. Sulla Turchia ci sarebbero da dire molte cose. Non dimentichiamo che giusto due anni fa discuteva una legge che prevedeva il carcere per l’infedeltà coniugale (come è andata a finire?) e che proprio la possibilità di entrare in Europa era vista come impedimento per l’approvazione di tale legge. E non dimentichiamo il non ancora riconosciuto genocidio degli armeni: la Germania sarebbe uno stimato partner europeo se fosse negazionista?

  32. andrea inglese il 5 novembre 2009 alle 16:11

    alcor
    il mio discorso non è sul voto, vota quello che vuoi, non faccio campagna anti-pd
    tu hai tirato fuori il voto e ti ho risposto, per quanto mi riguarda

    le alternative ci sarebbero, su questo caso preciso; basterebbe che i dirigenti fossero meno “passivi”, specchio istantaneo dell’elettorato, e più attivi, capaci di convincere ALMENO IL LORO di elettorato!!!!

    a giocatore
    bè, mentre tu organizzi un’insurrezione contro il Trattato di Lisbona, noi qui si vuole parlare proprio della sentenza della corte europea, ma quando hai schierato le truppe in piazza facci un fischio, che qualcuno di noi ti verrà senz’altro a dar man forte…

  33. alcor il 5 novembre 2009 alle 16:25

    ho trovato questo

    http://www.edscuola.it/archivio/ped/crocifisso.pdf

    non so chi sia l’estensore, ma forse vi interessa; a legger qui sembra che la prima disposizione che contempla il crocifisso come parte dell’ “arredo” scolastico risalga al 1914.

    Certo che se è così non è una tradizione millenaria

    @inglese

    credevo di averti già risposto, quello che a te sembra un’alternativa evidentemente non sembra tale agli occhi di gran parte dei dirigenti del PD, o perché sono solo uno “specchio” passivo e strumentale del paese, o perché magari condividono – in tutto o in parte – le idee del loro elettorato, anche questo non va escluso.
    La classe politica non è necessariamente “avanguardia”.

  34. lorenzo galbiati il 5 novembre 2009 alle 16:39

    Qualche distinguo da Andrea sul mio punto 3. Ma forse più che distinguo sono considerazioni laterali.

    “Che il maggiore partito di sinistra abbia del tutto rinunciato alla battaglia – in Italia attualissima – sulla laicità della stato, dimostra la sua incapacità propositiva, la sua mancanza di autonomia, il suo terrore di proporre e difendere questioni che sollecitino un minimo di maturità intellettuale nei suoi elettori.”
    Il che si spiega, andrea, pensando al pd come il maggiore partito di CENTRO, non di sinistra.

    “Questo partito, infatti, ha concentrato la sua forza unicamente nella denuncia delle malefatte di Berlusconi, pensando che se non può appellarsi in nessun modo alla ragione degli italiani, almeno può avvalersi delle trippe di quelli che Berlusconi lo vorrebbero vedere vivo, sì, ma almeno dietro le sbarre. E ce ne sono.”
    Ecco, ma siamo sicuri andrea che questa non sia solo la facciata?
    Voglio dire, davvero il PD vuole il voto di chi Berlusconi lo vorrebbe dietro le sbarre?
    Mi pare che non sia così: l’antiberlusconi è Di Pietro.
    Il PD non fa altro che concentrarsi su Berlusconi nel senso che B. con il suo voler far notizia a tutti i costi lo tira nella sua trappola: parlare sempre di lui, fare in modo che il voto sia o con lui o contro di lui: in questo senso hai ragione, il PD è visto più in funzione anti- che come alternativa.
    Ma l’errore, secondo me, sta proprio nel considerare perdente l’antiberlusconismo di SOSTANZA, non di facciata. Vale a dire: Di Pietro ha successo perchè non si limita a lamentarsi di Berlusconi ma cerca concretamente di opporglisi, e l’opporglisi in termini reali (proposte sulla giustizia, evitare il tranello del “dialogare”, chiedere la risoluzione del conflitto di interessi ecc.) ha valore ed è già proporre una alternativa.
    Il PD invece non fa che parlare di Berlusconi, per criticarlo, certo, ma poi non è capace di opporglisi in modo netto, e quindi di essere alternativa. Il fatto che D’Alema abbia parlato di Finivest come di risorsa per l’Italia per giustificare la proroga alla concessione per Rete4, salvandola dal satellite (come voluto dalla Corte costituzionale) e impedendo di fatto a Europa 7 di poter trasmettere in tv, è solo un fatto che ricordo per dire quanto il PD si lamenti ma non faccia niente per risolvere le cose di cui si lamenta, come il conflitto di interessi.

  35. alcor il 5 novembre 2009 alle 16:43

    qui, invece:

    http://www.olir.it/areetematiche/75/documents/Cavana_questionedelcrocifisso.pdf

    viene fatta risalire allo stato sabaudo

    resta il fatto che se nell’800 c’era bisogno di una legge per indicare che i simboli di dio e del re devono essere esposti negli edifici pubblici, a me sembra che la tradizione non fosse poi così universalmente sentita, questa esposizione ha tutti i caratteri della necessità di imporre un ordine condiviso che evidentemente era poco sentito o casuale

    sto cercando di scoprire a quando risale effettivamente questa tradizione, ma non trovo molto e adesso non ho tempo di continuare

    vi sembrerò pedante, ma anche sapere se una tradizione è una tradizione spontanea, o una tradizione imposta dall’ordine costituito, non è indifferente nella discussione

  36. alcor il 5 novembre 2009 alle 17:04
  37. robugliani il 5 novembre 2009 alle 17:14

    Prendendo qualche spunto qui e là:
    “Noi” (cattolici di Stato) e “loro” (musulmani di Stato): quando si tratta di religioni monoteiste, la differenza sostanziale nei comportamenti e nelle ideologie è difficile cogliere. L’unica differenza è che “loro” vivono in una storia politico-religiosa precedente alla Rivoluzione francese (anche i “loro” calendari lo attestano, con la doppia data), anche se “noi” nei secoli successivi ci siamo impegnati a cancellarne sempre più i risultati.
    “L’uso politico della religione” esiste da quando è stato costruito S. Pietro e fondato il Vaticano.
    “Siamo un paese che non si prende sul serio”: no, direi che sul serio qualcosa prendiamo: le Banche, le multinazionali, il Presidente del Consiglio, i servizi segreti e, naturalmente, il Vaticano.
    La “deriva” del Pd: quando un partito abbandona le idee forti, si nega all’analisi del reale e si limita ad amministrare l’esistente, beh, la deriva è il minimo che gli possa accadere. Chissà perché i dirigenti della “””sinistra””” credono più ai sondaggi d’opinione e agli uffici propaganda che alla storia?

  38. franco buffoni il 5 novembre 2009 alle 17:34

    Complimenti a Andrea Inglese, che ha scritto – molto meglio di quanto avrei potuto scrivere io – precisamente quello che penso. Grazie di esistere. franco

  39. ng il 5 novembre 2009 alle 17:41

    @ Alcor

    Sei fuori strada. Resistere nel proprio cantuccio non vuol dire non fare politica. Vuol dire, molto semplicemente, farla al di là del PD e dell’incancrenimento della “sinistra” tutta. Non mi cruccio di fare attività politica per togliere il crocifisso dalle aule (se ne vedessi l’utilità, avrei avviato anch’io una causa per farlo rimuovere). Continuo a dire, pubblicamente, che Dio non esiste, e che la chiesa è un odioso centro di potere. Dopodiché preferisco agitarmi e offrire presenza e aiuto concreto alle iniziative contro l’ampliamento della base di Vicenza o contro la Riforma Gelmini … Essendo io, oltre che “militante”, anche padre, e per di più non credente, viene naturale occuparsi anche della presenza invasiva di una religiosità che è, a tutti gli effetti, ipocrita. In ciò resisto, poiché ben pochi sono i compagni di strada su questi argomenti, almeno dove abito io. Dirò di più: il problema è la pervasività dell’istituzione clericale nei territori, non l’esposizione del crocifisso. Potrebbe essere più sensato darsi da fare affinché le amministrazioni pubbliche forniscano opportunità alternative a quelle religiose, sul tipo dei centri di aggregazione giovanile che esistono nelle grandi città, gestiti laicamente. Questo è scandaloso: che i miei figli debbano frequentare luoghi legati alla chiesa per mancanza di alternative; è scandaloso che uno stato laico non offra la possibilità di crescere al di là degli spazi religiosi. Il crocifisso nelle aule è l’affermazione simbolica dell’occupazione delle coscienze. Toglierlo senza mutare nulla nel corpo sociale è illusorio. Poi, certo, in cuor mio gioisco della sentenza; chissà, magari potrebbe essere utile ad aprire spazi di consapevolezza … Ci credo poco, visto come ne stanno parlando i media, ma sperare non costa nulla. Rispetto al PD, che dire? Le alternative, che tu non vedi, bisogna costruirle. Ma è un lavoro culturale faticoso e, come dicevo, di lunga durata. Se pensi ad una società diversa, ovvio. Se invece, come scrivi, il tuo obiettivo è molto più ravvicinato, e cioè non avere più la destra al governo, perché voti il PD?

    ng

  40. Bianca Madeccia il 5 novembre 2009 alle 17:43

    E dopo i crocefissi, speriamo che finalmente si decida di sostituire l’ora di religione cattolica con la materia ‘Storia delle religioni’ o in alternativa, per chi proprio non ne sentisse l’esigenza, “Teoria e tecnica delle comunicazioni di massa” …

  41. Giocatore d'Azzardo il 5 novembre 2009 alle 17:46

    @ng: concordo con ciò che sostieni circa la “normalizzazione”, solo con una piccola differenza: a mio parere il processo di “normalizzazione” ha già completato il suo ciclo e siamo già entrati nella fai in cui, ai “normalizzati”, toccherà subire. Localmente o globalmente che sia :-)
    Tutta la simbologia, crocifisso compreso, è sempre stata collaterale al potere, alla sua “rappresentazione” presso i cittadini e alla necessità, del potere, di “normalizzare”. Non è un caso che, come rilevava alcor, l’utilizzo delle effigie monarchiche e religiose, nei luoghi pubblici, risalga al periodo sabaudo: una monarchia strettamente correlata ai movimenti massonici di quel periodo (Carboneria alias loggia Alta Vendita) che, seppur non sempre favorevoli al potere “terreno” della chiesa, sapevano molto bene come utilizzare la simbologia e come abbinarla, per i loro scopi.
    Talmente bene che, dopo più di un secolo, siamo ancora qui a discutere dell’importanza di una simbologia “tradizionale” inventata e imposta, invece di occuparci di argomenti ben più seri.
    Prima il compleanno di Noemi, poi il culo della D’Addario, poi Marrazzo, ora il crocifisso: di tutto si discute, fuorché dei temi importanti. Oh, tutte osservazioni intelligenti e analisi ineccepibili, ma inutili a cambiare alcunché :-)
    Per il resto, mi astengo: argomenti troppo complessi e fuori tema.
    Non rimane altro da fare che declamare a gran voce: Viva il trattato di Lisbona, Viva la sinistra che l’ha appoggiato (assieme alla destra) togliendo capacità critica e presentandolo come buono (e se loro dicono che è buono tutti gli credono), e affanculo la destra e la sinistra. Ne riparliamo fra qualche anno.

    Blackjack.

  42. alcor il 5 novembre 2009 alle 17:53

    @ng

    certo, se pensi che destra e sinistra parlamentari siano perfettamente coincidenti e indistinguibili, non vale la pena votare

    mi pare che qui sia la posizione prevalente

  43. Ares il 5 novembre 2009 alle 18:37

    Mi scusi Inglese, ma lei non si è sentito offeso quando la sua collega filosofa cattolica le ha implicitamente detto che lei come insegnante ateo non è in grado di trasmettere valori ?

    Guardi che la sua buona educazione in questo caso è stata un’arma che le si è rivolta contro: i suoi buoni propositi iniziali, di cercare il confronto con il corpo docente delle sue classi, sono stati letteralmente detronizzati e resi inutili dalla collega/ filosofa cattolica; Che nei corridoi della sua scuola, immagino stia, saltellando, spagendo proseliti, confortata dalla sua non reazione.

  44. robugliani il 5 novembre 2009 alle 18:41

    @ alcor (di rimbalzo):
    Sarei mooolto curioso di sapere quali siano state le differenze fondanti tra i governi Amato, Ciampi, di quello (non ricordo il nome) la cui moglie era tra le maggiori possidenti terriere del Costa Rica, e anche, se vuoi, di Prodi, e quello di Berlusconi uno e bino (a parte, certa classe e bon ton). Perché mi risulta che, a livello sostanziale, un governo abbia portato avanti i progetti e le politiche del precedente, per quanto attiene almeno al lavoro (questo schifo di lavoro precario, interinale, a tempo non lo hanno inventato gli economisti di Berluska), alle privatizzazioni, alle lottizzazioni dei media di Stato, che non sono poca cosa. Inoltre, gli inciuci del governo dalemiano non mi paiono esaltanti, ma solo emblematici (anche dell'”ingenuità” di certa “””sinistra”””). Semmai la differenza sta nel buonismo e nella relativa tolleranza dimostrata dalla “””sinistra” rispetto alla destra (anche se poi, a livello repressivo, Genova è venuta dopo altre repressioni, meno eclatanti, ma non meno gravi), e ciò non mi pare qualificante rispetto ai problemi gravi del paese.

  45. Ares il 5 novembre 2009 alle 18:43

    Non so se può essere un suggerimento.. ma io stò facendo collezione di crocifissi; e ho molti doppioni ^___-

  46. la funambola il 5 novembre 2009 alle 18:44

    per alcor

    nei fatti non c’è alcuna differenza fra questa destra e questa sinistra, nei fatti nè

    provami il contrario, un contrario sostanziale e sostanzioso

    …e ti cito: “la coscienza critica non vive di auspici (cioè di auguri), ma di analisi e conoscenza”
    baci
    la fu

  47. robugliani il 5 novembre 2009 alle 18:58

    Scusa, alcor, se nel breve elenco non ho messo la guerra, la cui politica, nei fatti, non ha cambiato di un pelo la indifferenza tra il goveno di destrosinista e quello di destrasinistro, con la differenza linguistica, questo sì, che quelli la chiamavano “umanitaria”, mentre questi “missione di pace” (benedetta, recentemente, dal migliorista Napolitano)

  48. stalker il 5 novembre 2009 alle 19:01

    io non “auspico”, termine che mi sta francamente sulle balle.
    semplicemente, condivido questa sentenza LAICA, che ci avvicina all’europa.
    quell’europa che ci sta bene solo quando dà (finanziamenti)
    meno quando toglie (icone che non rappresentano tutti)
    ho letto in giro frasi, *rigorosamente* in maiuscolo tipo questa:
    STRABURGO DECIDA A CASA SUA E NON IN QUELLA DEGLI ALTRI.
    appunto…

    che la sinistra continui ad inseguire un ipotetico elettorato è esattamente il problema di questa sinistra, un minestrone che non rappresenta più nessuno:
    i cattolici vanno altrove e gli operai votano lega!
    dispiace che tutto questo sia partito da una mamma finlandese, ma fin quando si continuerà a parlare di “auspici” e di “giusti” calcoli…la vedo dura….

  49. cf05103025 il 5 novembre 2009 alle 19:16

    Da quel che si legge su certe statistiche, un 90% di iltaliani non va a messa la domenica, quindi sarebbe in “peccato mortale”, però interrogato afferma di essere cattolico.
    Credo davvero che la maggioranza degli italiani sia per il mantenimento di quel simulacro sulle pareti delle classi,
    e credo che condividano questo atteggiamento, o decisione che sia, perché hanno paura.
    Paura del buio, dello sconosciuto, di quell’ignoto che c’è oltre la vita, dopo la morte,
    e paura degli altri, dei diversi, di quelli che parlano “forestiero”, di quelli che metterebbero, magari, un Corano sul muro.
    Grandi paure, ed i governanti di qua,
    gongolano, e vivono molto bene attizzando timori di ogni sorta per raggranellare consensi.

    A mio modo di vedere, per che quel che vedo ed ho visto,
    la maggioranza degli italiani sono poco coraggiosi, anzi e spesso, vili.

    MarioB.

  50. Barabba Marlin il 5 novembre 2009 alle 19:20

    Io nella sufficienza che Bersani ha riservato alla faccenda crocifisso non vedo calcoli correntistici, ci vedo solo il pragmatismo di un uomo che sa cosa è la Politica vera. Non so se avete visto il video in cui esprime il suo giudizio; risponde al giornalista voltandosi dall’altra parte, come se gli avesse chiesto se il rigore al derby c’era o non c’era.

  51. Ares il 5 novembre 2009 alle 19:48

    @Inglese, sempre per fare un favore alla sua collega cattolica e insegnante di filosofia, le suggerisca di dare un’occhiata a questo post che ho trovato in rete, molto interessante:

    http://mariodomina.wordpress.com/2008/01/18/fede-e-ragione-ovvero-dell%e2%80%99oxymoros-perfetto/

  52. alcor il 5 novembre 2009 alle 19:51

    @ a tutti quelli che chiedono ragione A ME delle scelte dei precedenti governi

    sono autorizzata a pensare che siate tutti astensionisti?
    o che abbiate votato tutti per Berlusconi?

    perché nel precedente governo Prodi c’erano praticamente tutti i partiti della sinistra, che sono stati penalizzati pure loro, e sono usciti dal parlamento

    Non c’è, qui, nei vostri commenti, un sentimento molto forte di anti-politica?
    sentimento che in parte condivido, ma dopo averlo provato cerco anche di vedere se può andar meglio, visto che ormai mi sono rassegnata al fatto che, se anche a ogni elezione mi dico, questa volta, no, alla fine a votare sono sempre andata e sempre andrò

    Bersani dice che si occuperà del lavoro? fino a prova contraria gli credo, è troppo pragmatico per i vostri gusti? non per i miei, mi convince più lui di altri che mi sembravano caricati a molla, poi non so, non sono lui, sono una semplice elettrice, vedrò, giudicherò

  53. lorenzo galbiati il 5 novembre 2009 alle 20:46

    I Valdesi:

    Una sentenza a tutela della laicita’ e della liberta’ di tutti

    A poche ore dalla sentenza della Corte per i diritti umani di Strasburgo, la past. Maria Bonafede, moderatore della Tavola valdese, esprime un giudizio positivo. “E’ una sentenza importante che finalmente inquadra la questione dell’esposizione dei simboli religiosi in una cornice europea di laicità e di tutela dei diritti di tutti: di chi crede, di chi crede diversamente dalla maggioranza e di chi non crede. Ancora una volta emerge la fragilità, logica prima e giuridica dopo, della tesi secondo cui il crocefisso imposto nelle aule italiane non è un simbolo religioso ma sarebbe l’espressione della cultura nazionale. La verità è che il crocefisso nei luoghi pubblici, come il privilegio dell’Insegnamento religioso cattolico, rimandano all’Italia di un tempo antico e dello stato confessionale. La sfida oggi – conclude Maria Bonafede – è invece quella del pluralismo delle culture e della convivenza tra chi crede e chi non crede nel quadro del valore costituzionale della laicità”.

  54. robugliani il 5 novembre 2009 alle 20:48

    Cara Alcor,
    parlo per me, naturaliter, e ti confesso che la politica (intendiamoci, quella non partitica, oggi si direbbe da “società civile”) ha orientato molte mie scelte e il mio modo di essere da tempo, per cui a me sta un po’ stretto il sentimento di “anti-politica” che attribuisci in genere ai tuoi interlocutori. Quanto invece all’astensionismo, ci hai azzeccato. Dopo innumeri volte che ci/mi è stato detto, pragmaticamente, di tapparmi il naso e di votare per il menopeggio, non ci sto più. Sarà utopico, scriteriato, irrealista, ma io dalla politica adesso voglio il meglio. E se non c’è ciccia!, la farò, come sempre, in altro modo.
    Per Bersani, auguri. Malgrado l’irrilevante differenza di età tra i due, io lo vedo come il delfino di D’Alema.

  55. alcor il 5 novembre 2009 alle 21:31

    @robugliani

    vedremo, non so come andrà, del resto Bersani lo voterò, non ho intenzione di adottarlo

  56. sergio garufi il 5 novembre 2009 alle 22:02

    Stimo Maria Bonafede da tempo e penso che con credenti di questo tipo ci sia la possibilità di confrontarsi e discutere liberamente senza pregiudizi.

  57. stefania m. il 5 novembre 2009 alle 22:12

    Questo pezzo riassume egregiamente tutte le considerazioni che ho orecchiato qua e là e con cui mi sono confrontata in questi due giorni. Leggendolo, ho riascoltato i commenti “rozzi”, quelli “buco-nero” (mio malgrado percentualmente più elevati), quelli “sensati”, o perlomeno “ragionati”. Mi sono rivista in un corridoio, alla macchinetta del caffè, con una fetta di colleghi, e, per i miei discorsi, riconducibile immediatamente al gruppo dell’elettorato di sinistra. Discorsi che tante volte, è vero, rasentano il ridicolo, perchè sono monotematici, anti-berlusconiani, non costruttivi quindi, patetici per la banalità che trasudano. Mi ha fatto pensare.
    Il mio punto di vista, in tutta questa vicenda, è semplice. Sono cattolica, ma voglio vivere in uno stato laico. Mi sono stancata di condizionamenti religiosi sparsi ovunque, come fossere messaggi subliminali per raccogliere più adepti.
    Ogni tanto mi chiedo se la mia fede è frutto di un percorso che ho costruito nel tempo o è semplicemente il risultato di una vita vissuta all’interno di questi condizionamenti.
    E non giriamoci intorno. Il crocifisso è un simbolo religioso, non un simbolo di identità culturale. Negli ambienti pubblici va tolto.
    Ma, a prescindere dal mio punto di vista, trovo fortemente interessante il fatto che questa “sentenza laica” abbia mosso un pò i pensieri di tutti. Dalle teste più illuminate a quelle più semplici pare che siamo stati colpiti un pò tutti. Forse è un segno positivo. Un segno che, in qualche modo, siamo in grado di pensare, schierarci, prendere una posizione. Cosa che oggigiorno, nell’Italia del menefreghismo e della superificialità, sembra quasi un’utopia.
    I miei complimenti ad Andrea Inglese, un articolo illuminante e illuminato.

  58. Gertrude Casalinga Per Forza (senza Italia) il 6 novembre 2009 alle 00:02

    Grazie alla riflessione di Inglese. E dopo Tedoldi vorrei aggiungere solo: in questo Paese (semplifico) non si discute in casi di tirannia, corruzione e mafia e si discute in casi di giustizia. In un paese civile, dopo una “sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo” (tutto è contenuto già in queste parole!), il mattino dopo, si sarebbe preso la sedia e tolto il crocifisso, senza discutere, passando ai problemi successivi (da risolvere), e a maggior ragione se il problema risolto era un problema “marginale”. Intanto, invece, devo “pregare” di non uscire dall’Europa…

    Vorrei poi aggiungere un’altra cosa sui bambini e la religione. Credo che si possa, anzi si debba, iniziare da bambini, a prendere decisioni. Un bambino ha il diritto di esprimere se pensa, sente, di credere in Dio o no (né più e né meno di come ho fatto io quando ero bambina). Con tutto il rispetto, non capisco, francamente, i timori esagerati (tipicamente italiani? Sospetto di sì), in un senso o nell’altro, di certi genitori.

    Quanto al filone della discussione sul PD e Bersani: sono d’accordo con Alcor, che mi pare in netta minoranza…
    Non ho visto il video di Bersani, ma la descrizione qui fatta mi ha reso molto bene l’idea. Mi fido, quindi, e ha fatto bene, Bersani, a “risponde[re] al giornalista voltandosi dall’altra parte, come se gli avesse[ro] chiesto se il rigore al derby c’era o non c’era”.
    Quindi concluderei con auguri non a Bersani, ma agli italiani.

  59. jacopo galimberti il 6 novembre 2009 alle 01:38

    Mi piaceva molto quando negli alberghi (dove ho lavorato) trovavo il fisso alla croce nel cassetto o il quadretto della madonna nascosto sotto il lavabo. Il non-luogo alberghiero si trasforma in ‘home’.

  60. alessandro pardi il 6 novembre 2009 alle 10:34

    Credo che l’unica considerazione da fare prima di decidere se votare o meno (ancora) PD sia pesare i pro e i contro di ciascuna opzione. Se anche non condivido il programma del PD, ma *in questo momento* è l’unica plausibile alternativa a un governo certamente peggiore, non ha senso non votarlo (a meno che si pensi che l’astensione o il voto d’opinione possano contribuire a cambiare le cose, e questo mi sembra davvero, sempre in questo momento, fuori discussione).
    Detto questo nulla impedisce nel frattempo di cercare di fare tutta la resistenza costruttiva che si vuole: non è questione di coerenza, sono due ambiti indipendenti.
    Per quanto riguarda invece l’operato di Bersani, Gaber diceva che “la politica è schifosa e fa male alla pelle”, e aveva ragione, ma qualcuno la deve pur fare, e per farla NON SI PUO’ non fare calcoli, magari schifosi, ma necessari.

  61. ng il 6 novembre 2009 alle 14:16

    @ Pardi (e tutti):

    A partire almeno dalla squallida aggressione alla ex-Jugoslavia (Governo D’Alema), il PD non ha fatto altro che reprimere, al proprio interno, ogni tensione al cambiamento, limitandosi ad una mera idea di gestione dell’esistente, per altro stando al gioco sporco della finanza e della parte peggiore dell’industria. Ma che cosa deve ancora combinare, questo partito così poco di “sinistra” (ma molto sinistro), per decidere di buttarlo una volta per tutte nel dimenticatoio? E poi: è davvero così difficile prendere atto del fatto che le elezioni “servono solo a confermare un processo politico il cui peso sostanziale risiede altrove”? A volta ho l’impressione che si stacchi la spina dell’intelligenza e che la razionalità (e la logica) vengano sostituite dalla credulità. Il PD accetta ed è perfettamente compatibile con lo stato delle cose. Punto. Ci vuole poco, veramente poco, per verificarlo. Se poi credete che basti sostituire Berlusconi (con chi, poi? con Casini? con Fini? con Bersani?) per risollevare le sorti dell’Italia, allora siamo veramente su un piano di radicale fidelizzazione, dove il crocifisso propriamente detto è sostituito dalla tessera del PD. Auguri. Mi tengo quelli che Zizek chiama “gesti minori”: gesti che mettono in discussione l’esistente aprendo crepe e preparando il cambiamento globale radicale. L’arte, oggi, scrive ancora Zizek, è nella sottrazione: Cecità di Saramago in luogo della partecipazione al gioco perverso della scheda elettorale.

    ng

  62. Elena il 7 novembre 2009 alle 14:36

    Credo che l’attacamento al crocifisso nelle scuole sia solo l’espressione del timore generato dall’indefinitezza della nostra società. Chi è l’italia? Chi sono gli Italiani? Io sinceramente non saprei rispondere e credo che molti altri come me abbiano questo problema. Ecco che in questo panorama ci si attacca alle cose più radicate come la religione cattolica che impera in Italia fin dall’anno zero e poco importa che il primo Papa abbia rinnegato per tre volte il suo Dio o che come istituzione abbia detenuto ampi poteri temporali, non abbia rispettato la castità, abbia benedetto guerre come le Crociate, abbia patrocinato le Sante Inquisizioni, abbia convissuto con il Fascismo e lo stermino degli Ebrei.
    Sono cresciuta in un piccolo paese del Veneto dove a coprire le lacune dello Stato Sociale ci pensavano le suore. L’asilo e il doposcuola l’ho frequentato da loro e non sono mancate le sacre scritture, le preghiere (due volte sul pulmino prima di andare a scuola, una volta in aula con le maestre, una volta prima di pranzare al doposcuola, una volta prima di iniziare a fare i compiti e infine una volta prima di salire in pulmino prima di tornare a casa) o i crocifissi. L’ho ritenuto normale, in fondo erano suore. Quello che però non mi tornava era perchè anche le maestre ci facevano dire le preghiere. il mio dubbio venne risolto quando in terza elementare le meastre smisero di facri pregare: nella mia testa pensasi che infatti, non essendo suore, non avevano il compito di farci pregare. il crocifisso in aula rimase, non disturbò nessuno e nessuno si rivolgeva a lui. Alle medie non ricordo se il crocifisso ci fosse ma mi accorsi che mancava perchè per far cristallizzare il solfato di rame dovevamo appendere un filo ad un chiodo e l’unico libero era proprio quello sopra la sagoma bianca lasciata dalla croce assente. In quel momento fummo felici dell’assenza di Gesù altrimenti addio esperimento. E la cosa straordinaria è che nessuno si sentì in colpa per aver preso a prestito il chiodo.
    Alle superiori il crocefisso in aula non c’è mai stato perchè era già tanto avere le aule dove fare lezione. Forse in Laboratorio di chimica ce n’era uno perchè l’aula si trovava nella zona vecchia dell’edificio scolastico.
    Questa piccola biografia vorrebbe segnalare come in realtà il crocifisso a scuola non sia così importante per la fede o per la tradizione di chi la frequenta. La maggior parte degli alunni non saprebbe dire se ce n’è uno in aula e avrà tempo tutta la vita, con i suoi accadimenti, per vedere Dio nelle persone che incontrerà.
    Il crocifisso non è simbolo di una tradizione è un simbolo religioso e come tale non deve essere imposto in un luogo pubblico.
    Nella Vita in Diretta, il signor Rocco Buttiglione ha affermato che per lui si dovrebbero esporre tutti i simboli religiosi degli alunni delle classi…lascio a voi ogni considerazione ma secondo me ne uscirebbe una bacheca come quelle delle associazioni sportive che espongono le coppe e le coccarde. Nella mia testa non si è ancora creata la sinapsi che lega i politici al crocifisso. E’ veramente difficile per me assimilare ciò: lo stato è laico e i politici devono garantire la laicità. I politici fanno interventi in televesione e sui giornali per garantire un simbolo religioso in un luogo pubblico. Se la logica booleana non è un opinione ne deriva che i politici non garantiscono la laicità dello stato. allora esiste una contraddizione: L’Italia è uno stato laico o no?
    La sinapsi non c’è ancora.

  63. andrea inglese il 7 novembre 2009 alle 15:11

    vorrei rispondere a coloro che qui hanno fatto questo ragionamento:

    il pd (bersani) si è unito al coro di condanne della sentenza perché ha paura di perdere consensi…

    questa frase può essere interpretata così:

    1) Bersani cerca di allargare i consensi, e prendersi quelli dei cattolici di centro

    se così è, la sua scelta non è realista, ma sciocca: nel caso migliore, i quattro voti in più che Bersani strapperebbe a Casini o a qualche altro gonfalone cattolico se li perderebbe nell’elettorato di sinistra di quelli come me e altri, che non lo voteranno

    dubito che bersani possa conquistare nuovo elettorato cattolico tout-court
    il meglio che potrebbe fare è NON perdere il suo elettorato

    2) Bersani cerca di mantenere il suo elettorato, in quanto difendendo la sentenza lo avrebbe perso

    anche qui, il calcolo è miope: i cattolici che hanno ormai scelto il pd sono anche quelli più disposti a seguire una dirigenza che, pur rispettando il cattolicesimo, difenda la scuola laica; ne ho avuto più volte la prova; essi sono spesso incerti, su questioni come questa, e avrebbero solo bisogno di una presa di posizione chiara da parte del loro partito

    il pd non è innanzitutto un partito cattolico, che deve tremare di fronte a qualsiasi controversia che tiri in ballo la chiesa; il pd bene o male è l’erede in versione rivista, annacquata, moderata, democratica, di una fetta del vecchio PCI, non di una fetta della vecchia DC

    Difendere la dichiarazione dei diritti dell’uomo su cui si basa la sentenza della corte non è un’audace mossa utopica

    Fini, rispetto al suo elettorato di partenza, è stato molto più audace nell’introdurre nuovi temi e nuove soluzioni nel seno di quella che era la vecchia destra sociale di matrice fascista

  64. magda il 7 novembre 2009 alle 16:53

    dobbiamo decidere dove collocarci nello spettro che va dall’anarchia alla teocrazia.

    Lo spazio sembra immenso ma in realtà corre sul medium della laicità degli integralismi e dei dogmatismi.

  65. alcor il 7 novembre 2009 alle 16:54

    @inglese

    sarei d’accordo se Bersani ipotizzasse un rapporto diretto tra le sue parole (in un senso o nell’altro) e la decisione dell’elettore, non lo faccio così ingenuo

    credo che tutto sia più mediato, se Bersani glissa (dico glissa perché a quel che mi risulta non si è unito al coro di condanne, ha cercato di immergersi con una frase banale) evita semplicemente di aprire vistosamente una pratica interna che porterebbe la dirigenza di parte cattolica ad alzare i toni e a radicalizzare a sua volta, spostando così una parte di elettorato che, pur dentro, è ancora legato a una identità non laica

    La maggior audacia di Fini, anche se la credo autentica, la attribuisco anche al fatto che in questo momento non hanno problemi di debolezza, sono la parte vincente, non so se sotto le elezioni e con i famosi sondaggi incerti, Fini sarebbe così radicale

    il pd non è una versione modernizzata del vecchio PCI, c’è dentro una grandissima fetta della vecchia DC, il pensiero che sta alla base di queste alleanze e di questo tentativo di costruire un nuovo partito, per ora molto pasticciato, è la banale convinzione che l’Italia non sia mai stato un paese di sinistra e che perciò o si decide di fare l’opposizione a vita, com’è stato in passato, o si allarga o si media

  66. alcor il 7 novembre 2009 alle 16:54

    che poi tutto questo non piaccia, è un’altra questione

  67. no/made il 7 novembre 2009 alle 18:28

    ancora sul trattato di lisbona
    http://www.youtube.com/watch?v=8m-wiFKzb4I&NR=1

  68. Baldrus il 8 novembre 2009 alle 12:17

    Leggendo molti commenti mi stupisco, per come ormai la politica sia diventata un fenomeno unicamente tattico/mediatico. Si discute di come Bersani/PD deve rispondere al proprio elettorato, di quali alleanze, di quali componenti ecc. Di come sia costretto a mediare ma in fondo di come sia un tipo serio, oppure no, è un prolungamento di D’Alema, e così via.

    Solo via, via dalla realtà. Si parla di questioni superficiali, emotive e autoreferenziali.

    Io sono d’accordo con Rossana Rossanda, che all’età di 85 anni, recentemente intervistata dalla gossipara del PD Lilli Gruber ha detto: i dirigenti del PD? Ma ce n’è uno, uno solo che dica cose sostanziali? Uno che vada oltre alle dichiarazioni di merito, tipo che “dobbiamo preoccuparci del lavoro”? Ne esiste uno che tenti di analizzare in profondità la crisi attuale? Per capirne le ragioni, e quale alternativa sia possibile?

    Un tempo il PCI aveva le Frattocchie, dove economisti e studiosi facevano ricerca, facevano analisi e studiavano proposte. Oggi sembra che nessuno abbia la più pallida idea di cosa fare, a parte sbattere la testa contro Berlusconi, o studiare alleanze con Casini per inseguire il centro o dichiarare che “dobbiamo occuparci del lavoro” o balbettare, imitando le destre liberali, che bisogna essere meritocratici ecc.

    Pertanto l’eroismo di alcor è per un verso ammirevole, per l’altro mi sembra il canto di Spoon River della fine…

    Questo sistema economico è responsabile della devastazione sociale-ambientale del pianeta. Il PD c’è dentro fino al collo, fin dai tempi di Amendola e di Napolitano, e non spende una parola per analizzarlo fino in fondo. Sembra incapace, o terrorizzato. Pensa alle alleanze con Casini, all’elettorato di centro, spera in un’alternanza dove lo gestirà in posizione sempre più subalterna, fino all’estinzione, o alla definitiva trasformazione in un partito liberale di centro

  69. Gertrude Casalinga Per Forza (senza Italia) il 8 novembre 2009 alle 14:09

    Va be’, allora mi raccomando, ‘sto crocifisso puntiamocelo bene alla tempia, eh.

  70. Baldrus il 8 novembre 2009 alle 14:48

    Cara Casalinga Gertrude, molti hanno già la pistola (non il crocifisso, via) puntata alla tempia, col colpo in canna, ma se qualcuno glielo fa notare dicono: “Insomma, allora puntiamoci una pistola alla tempia!”

    Ma ce l’hanno già!

  71. Marco P. il 8 novembre 2009 alle 15:46

    Ho molto apprezzato l’articolo, che raccoglie impressioni che condivido. Anch’io ho tentato sondaggi simili e sono rimasto molto colpito dall’apatia di molti di fronte alle mie sollecitazioni, salvo che presso alcuni laici convinti e coerenti. Per il resto prevalgono le opzioni/reazioni indicate da Inglese. La sua diagnosi è realistica. Non riusciamo a fare cultura e i politici della sinistra buttano via occasioni preziose come questa. Come facciamo a fare intercultura se abbiamo una gran confusione sui principi fondamentali del nostro Stato (che valore hanno regi decreti, concordati, costituzione ecc.? Che Stato vogliamo?) e non di diamo da fare a far chiarezza?

  72. Gertrude Casalinga Per Forza (senza Italia) il 8 novembre 2009 alle 18:29

    Caro Baldrus, il fatto che “molti abbiano già la pistola puntata alla testa” e non lo vogliano ammettere (appunto dicendo la frase che a te – mi pare – sembra un controsenso) in maniera spudorata, ossia volendo almeno evitare di essere completamente tragici, può significare che uno non abbia voglia né di farsi ammazzare, né di ammazzarsi, ma abbia voglia, giust’appunto, di aiutarsi ad avere fiducia e vedere un’alternativa a entrambe queste due cose che, come si sa, portano alla stessa cosa: la fine.

    Senza fiducia nulla di buono nascerà mai. E la fiducia non può sempre cadere dall’alto e dall’altro, bisogna costruirsela da soli e poi mostrarla agli altri: se uno deve aspettare “che le cose cambino” o di vedere “segnali di ripresa” o “messaggi che o finalmente aderiscono perfettamente alla mia particolarissima visione ideale o nulla”, sta fresco. Non a caso, infatti…

  73. AMA il 9 novembre 2009 alle 00:07

    Tanto il crocifisso prima o poi dovranno toglierlo dalle scuole a dagli uffici pubblici. Ricorsi o non ricorsi.

    Nonostante creda di non essere multietnico, l’Italia resta il paese col tasso piu’ alto di immigrazione in Europa. Andate a consultare i dati annuali. E negli anni il fenomeno non si arrestera’.

    In ogni caso… Bersani sul crocifisso ha risposto cautamente a quella che sembrava una imposizione dall’Europa. Senza contare che io NON lo voterei comunque. Non mi paiono trasperaenti neanche le dinamiche con cui lo hanno eletto alle primarie.

  74. Gertrude Casalinga Per Forza (senza Italia) il 9 novembre 2009 alle 12:19

    Secondo me, chi è consapevole della propria completa sfiducia, al momento, in questo disfacimento del Paese, dovrebbe responsabilmente farsi da parte, nel senso che dovrebbe credo astenersi dal fare continui estenuanti appunti al centro-sinistra che c’è (dimenticandosi, stranamente, di farlo anche e soprattutto agli altri che – ricordo – sono al governo), essendo perfettamente consapevole di fare altrimenti il gioco del peggio che intanto (con suo sadico, malato, godimento) regna e avanza.

    *

    Non avevo ancora letto l’ultimo articolo di Eugenio Scalfari:

    “[…] Ha scritto ieri Gustavo Zagrebelsky che la difficoltà va ricercata nella società civile perché sia il potere sia il contropotere emanano dal fondo del paese; non sono fenomeni che galleggiano nel vuoto, effetti privi di cause. Non si manterrebbero neppure un mese se la società esprimesse il proprio dissenso e il proprio malcontento. Se ciò non avviene, è dunque nella società civile che bisogna fissare lo sguardo.
    […] Perciò è l’ora di serrare i ranghi e non sparpagliarsi. Ed è ora che la società civile prenda coscienza di quanto accade e assuma su di sé la responsabilità di metter fine a questa sciagurata avventura”.

    Fonte: la Repubblica.it

  75. gabriele il 11 novembre 2009 alle 00:37

    singolare che un blog di nome “nazione indiana” reclami la laicità dello stato. nella nazione indiana, per esempio, esiste la laicità? eppure l’india è un mito (forse anche il vostro). il posto dove ritrovare se stessi dopo essere stati schiavi del consumismo. un posto dove chi ci va, porta un rispetto sacro per tutto, anche per quegli animali che qui, in occidente, finiscono su un vassoio al costo di 2 euro e 50. un posto dove, credo, nessuno ha da ridire sulla presenza di simboli religiosi ovunque. ma l’italia è altro. of course.

  76. mar asma il 12 novembre 2009 alle 16:51

    secondo l’europa (in italia) sarebbero più rappresentativi i due ladroni…

  77. alenka il 17 dicembre 2009 alle 09:48

    Andrea, un ottimo articolo! Anche in Slovenia abbiamo una disputa simile: il clero vuole introdurre le lezioni OBBLIGATORIE della religione catolica nelle scuole primarie e secondarie – con l’argomento che questo sia un uso in TUTTI i paesi sviluppati culturali europei. (??????? e Slovenia cosí, secondo la “logica” del clero riesce il paese barbaro, rosso, anticrista)

    Per adesso, per fortuna, non ci sono riusciti.

    Ma che cosa si puo’ fare al livello pratico? E’ possibile togliere il crocefisso in una classe sola? E’ possibile farli togliere in una scuola sola? E poi vedere che cosa accade? (Una domanda brutta, lo so, perché ci vuole coraggio per farlo. E io, tra l’altro, non sono una persona molto coraggiosa.) E’ possibile che tutta la gente pensa allo stesso modo – o abbia soltanto paura di agire in maniera anticonformista? Che cosa succede se si agisce in maniera anticonformista? Crolla un mondo, crolla l’identita’, l’azione puo’ venir condannata, l’azione puo’ non avere alcun effetto… Eppure, eppure: l’azione viene inscritta nella mente umana (mia, tua, della tua vicina, di quel uomo che passa per la strada con lo sguardo assorto), come in uno programma di computer, un bel eserzicio di muscoli spirituali atroffizzati o quasi, per farli lavorare meglio per la prossima occasione…



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