La frontiera dei diritti e il diritto della frontiera

5 novembre 2009
Pubblicato da

a cura di Antonio Sparzani
immigrati-lampedusa
Nei giorni 11-12 set- tembre 2009 Magi- stratura Democratica ha organizzato a Lampedusa un convegno dal titolo: LA FRONTIERA DEI DIRITTI IL DIRITTO DELLA FRONTIERA, il cui documento finale può essere scaricato da qui

Riporto qui alcuni stralci, virgolettati, di dichiarazioni di partecipanti al convegno, raccolti da Chiara Avesani e pubblicati su Peace Reporter n. 10, ottobre 2009.

Armando Spataro, Procuratore aggiunto a Milano e membro dell’Anm:
«L’ipotesi che gli immigrati respinti possono richiedere in Libia l’asilo politico è una forma di ipocrisia. In Libia c’è un regime che palesemente non rispetta i diritti civili ed internazionali. Lo ha detto anche Gheddafi, accanto a Berlusconi, che quelle persone non hanno diritto d’asilo. Quell’accordo con la Libia è un gravissimo errore, del governo Berlusconi, ma anche di quello presieduto da Giuliano Amato, che firmò l’accordo».
«L’immigrazione clandestina porta terrorismo in Italia? È falso, nemmeno parzialmente vero, ma totalmente falso. I dati statistici mostrano che terroristi, cioè i condannati per associazione per finalità di terrorismo, nella quasi totalità vivevano nel nostro paese, non in clandestinità, ma regolarmente e con attività lavorative che si protraevano da parecchio tempo. È vero che i criminali e anche questo tipo di delinquenti entrano in Italia regolarmente con documenti falsi, con visti per turismo, non certo con carrette di cui si occupa la politica dei respingimenti. Il diritto alla sicurezza in Italia diventa la maschera di un vero e proprio razzismo, la giustificazione di una barbarie feroce. Il reato d’immigrazione clandestina è solo un brand, un marchio di fabbrica, perché non serve a nulla. Un marchio barbaro che si vuole ostentare e che fa si che l’Onu e l’Ue ci tengano sotto controllo».

Luigi Ferrajoli, Professore di Filosofia del diritto:
«Queste norme si trovano in contraddizione profonda con i principi della tradizione liberale. Entro questa tradizione, il diritto di emigrare è il più antico dei diritti naturali risalente a prima delle teorizzazioni di Hobbes e Locke».
«Dopo cinque secoli di colonizzazioni e rapine non sono più gli europei a emigrare nei paesi poveri del mondo, ma sono al contrario le masse affamate di questi stessi paesi che premono alle nostre frontiere. Ma con questo rovesciamento si è prodotto anche un rovesciamento del diritto.»
«La nuova normativa è indegna moralmente: chiede l’immunità delle nostre terre dall’immigrazione di altri».

Guido Neppi Modona, ex vice presidente della Corte Costituzionale:
«L’elenco dei diritti fondamentali e irrinunciabili che sarebbero assicurati anche agli immigrati irregolari diviene amara ironia se si pensa che, dopo le recenti leggi n. 38 e 94 del 2009, lo straniero illegale è destinato, quando non immediatamente espulso, a essere internato in quei gironi infernali che sono i Cie – centri di identificazione e di espulsione – per un periodo di sei mesi, rinnovabile anche più di una volta (sino a un massimo di diciotto mesi, alla stregua di una direttiva UE del 2008). In quei centri si sopravvive come bestie, privi anche di quella minima libertà di movimento che avevano i sospetti briganti, camorristi e mafiosi inviati al domicilio coatto nelle isole minori durante la seconda metà dell’800. L’unica via – aggiunge – è di capovolgere l’impianto dell’attuale disciplina giuridica dell’immigrazione, senza che questo significhi consentire libero ingresso anche a chi viene in Italia per svolgere attività criminose. I professionisti del crimine non arrivano in Italia sulle carrette del mare o nascosti nei Tir che provengono dai paesi dell’ex Unione Sovietica o del Medio Oriente: entrano in Italia muniti di “regolari” documenti falsi o con visti turistici, lungo percorsi e circuiti che nulla hanno a che vedere con quelli seguiti dalle vittime sfruttate dagli spietati trafficanti dell’immigrazione clandestina.»

Fernanda Contri, già membro della Corte Costituzionale e del Csm, ha concluso i lavori affermando:
«Il nostro impegno personale, qualunque lavoro svolgiamo, è quello di far cambiare questo modo di sentire e legiferare, senza rabbia, ma conservando tutta intera la capacità di indignazione di cui siamo capaci, con fermezza. Per non mollare bisognerà avere giudici coraggiosi, anche giudici costituzionali coraggiosi, che hanno proprio il sacro dovere di essere coraggiosi, ispirandosi all’ Art. 2, il faro di tutta la Costituzione.»

[il quale articolo 2 suona così: art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.]

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