Grave

13 novembre 2009
Pubblicato da

di Alberto Cellotto

Ecco, pensiamo, per un attimo, che le parole che compongono i versi di questa raccolta poetica siano dei sassi; sassi che, ab origine, furono massi, crolli di cime a seguito di frane o erosioni; pietrame che l’acqua trascina e modella nel corso tortuoso dei torrenti, dei fiumi, e che poi, nelle anse di questi letti, o perché in quei tratti il corso si fa asciutto, scompare sotterraneo, forma greti, le grave appunto, ampie distese di ciottoli. (…)I versi di Alberto Cellotto hanno la forma semplice, pura e levigata dei ciottoli, ne hanno la durezza e, pur essendo scaglie di un qualcosa di maestoso, ne conservano la loro compattezza, creano concentrici aloni di senso, nel foglio, come lo è l’acqua trafitta dal loro peso. (Dalla prefazione di Fabio Franzin)

LA SERA DELL’ESCURSIONE

In ricordo di Eugenio Turri

La zanzara non la sento se
schiaccio un orecchio contro
il cuscino e l’altro è coperto dal lenzuolo.
Mentre è questo,
gli occhi chiusi, vedo
le creste, le cenge delle montagne.
Oggi, la piccola guida in mano,
dicevi che un tempo lontano qui
era tutto coperto da un mare tropicale.
Con la mano guido il respiro in pancia.
La zanzara si sarà appoggiata al muro.
Apro gli occhi: un viso
cerco perché non siano ancora
pietre, erba e cime.
Un viso qualsiasi perché
siamo soli, con un mare
da immaginare
milioni di anni fa.

CERD. CENTRO RACCOLTA DIFFERENZIATA*

Umido, ingombranti, oli esausti,
ramaglie, cartoni, imballaggi in plastica.
Vecchi elettrodomestici come non basti
sopportare già tutta la fatica
e il peso di questi scarti
di case, di giardini, di stagioni di una vita: unica
fuga è pensare la soffitta divisa in parti
che questi posti sanno farti immaginare
senza sosta. Rifiuto è ormai ogni cosa
che ci passa tra le mani, da questi centri
ha un odore nuovo la nostra ruota
di aspettative e desideri.
Vorrei passeggiare tra i container,
osservarli con qualcuno, fare delle foto. Ridere.
Capirei cosa mi attrae
di questi posti, perché ci torno volentieri.
Dividere tutti questi rifiuti, nella realtà,
nella testa, nella storia di tutti.
Questo spazio teniamolo buono.
Quando un sacco pesante lo gettiamo
in un vuoto container allora
calmi ascoltiamo il tonfo nel silenzio.

* In provincia di Treviso, così come in altre province, sono sorti in molti comuni i centri autorizzati e attrezzati per la raccolta differenziata dei rifiuti. Oltre alla parallela raccolta porta a porta, questi centri fungono da punto di riferimento stabile per la raccolta dei rifiuti di quasi ogni tipo. Sono collocati in zone industriali o periferiche e sono spesso dotati di container posizionati ai lati di un lungo dosso artificiale percorribile con auto o camioncini.

SENZA INDICAZIONE DI TEMPO

Poco interessano gli orologi
quando sanno di essere guardati.
Ho una collezione di cartine per orientare
gli sguardi e per contare
le prime montagne senza neve
a gennaio.
Lo spazio su tutto, sopra
tutto e sotto. Perché le carte
non mostrano cosa la terra nasconde
sotto, né tesori, né bombe,
né ossa di uomini
e animali e non indicano quello
che un fiume asciutto forse ancora
muove. E così
gli spazi sono queste mappe
inservibili, clessidre che andrebbero
capovolte di tanto in tanto
per ancorare tra loro le stelle
e la terra, i sassi agli occhi.

da: SIMITERI COME GRAVE.** POEMETTO IN DIALETTO

AMBIENTE

Chi varda e tombe. Chi no.
N’importa gnente.
Che tuti vémo morti: òmeni,
fémene. Tosatèi. Ma qua
se xe par sercar i vivi
sepeìi soto na fórbise
de storie.

SCÓNDAR

Vissin de mi
xente co ociài
da sol. L’é importante
riparar i oci, qua
come in procesion.
Vien fòra cussì na s-cianta
de pì e raìse che te
pianta sul posto
fis ‘fa un bacheto.

** CIMITERI COME GHIAIA DI UN FIUME

Posto. Chi guarda le tombe. Chi no. / Non importa. / Tanto tutti abbiamo
morti: mariti, / mogli. Bambini. Ma qui / si è per cercare i vivi / seppelliti sotto
una forbice / di storie.

Nascondere. Vicino a me / persone con occhiali / da sole. È importante /
riparare gli occhi, qui / come nei cortei. / Emergono così un po’ / di più le
radici che ti / piantano sul posto / ritto come un bastone.

POESIE TRATTE DA: Grave (Editrice Zona, 2008)

Immagine: scultura di Alfredo Gioventù

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8 Responses to Grave

  1. Luciano Mazziotta il 13 novembre 2009 alle 14:23

    “Quando un sacco pesante lo gettiamo
    in un vuoto container allora
    calmi ascoltiamo il tonfo nel silenzio”.
    Stavo cercando qualche “poesia” che si occupasse di “rifiuto”…in tutti i sensi. Questa mi fornirà nuovi stimoli.

  2. cf05103025 il 13 novembre 2009 alle 19:28

    Mi è piaciuto il ritmo il suono
    ed anche il colore di questi versi,
    ed in particolare l’attenzione ai reliquati,
    agli avanzi di questa nostra “civiltà”.

    Per quelle scritte in veneto, asciutte e belle molto, per me,
    e che ho capito bene, gradirei sentirle recitare, davvero.

    MarioB.

  3. Fabio Franzin il 13 novembre 2009 alle 20:24

    ringrazio Francesca Matteoni per aver postato Alberto Cellotto, un poeta serio, bravo, e un caro amico. Fabio F.

  4. Manuel Cohen il 14 novembre 2009 alle 09:40

    sono molto belle. In bocca al lupo per questo esordio. Anche a me colpiscono quelle in veneto. Complimenti al’autore che non conosco e a Fabi Fanzin per la nota.

  5. Manuel Cohen il 14 novembre 2009 alle 09:41

    Fabio Franzin, ovviamente!

  6. Alberto Cellotto il 16 novembre 2009 alle 08:46

    Grazie a tutti dell’attenzione.
    Volevo solamente dire che sono un pessimo lettore, delle mie cose e di quelle di altri poeti.
    Un caro saluto,
    Alberto

  7. franco arminio il 16 novembre 2009 alle 21:19

    caro alberto
    il tuo è un lavoro molto serio. sono contento di ritrovarti qui.

  8. carmine vitale il 16 novembre 2009 alle 23:22

    bello resistente forte
    grazie
    c.



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