Simpliciter & Complicatibus

15 novembre 2009
Pubblicato da


 

Giovanni CÁMPI scrisse
Nevio GÁMBULA recitò
Orsola PUÉCHER animò

 
Simpliciter: – Come contare su di me, che son nulla più di un personaggio, per altro di un dialoghetto teatrale in cui mi si imagina1 autore dello spettacolo “La burla del tempo” e suo spettatore al contempo?
 
Complicatibus: – Il tempo, al meno quel tempo, va ora interrotto, ché non c’è più tempo, se non d’altri tempi, ora.

 
Simpliciter: – Ma dire “d’altri tempi” non rimanda in qualche modo manierato, figurato, a “quel tempo”, al tempo in cui…?
 
Complicatibus: – Le risponderò una volta per tutte così: “in cui” in vece di riandare al tempo va al luogo, non di meno qui gli instà, in questo luogo ove non c’è più luogo, se non d’altri luoghi, qui.
 
Simpliciter: – “Ora, qui”, van presi alla lettera o in tutti i sensi?
 
Complicatibus: – Alla lettera! Ecco, imaginiamo
2 che qualcuno scriva una lettera in una data camera d’albergo che è questo dato luogo in un dato momento che è questo tempo.
 
Simpliciter: – Ma c’è mai da qualche parte uno che scriva ad un altro qualcosa?
 
Complicatibus: – Uno potrebbe esser Lei che conta il nulla, qual è, senza raccontare né il più né il meno, ma solo e soltanto la sostanza sua, qual si sia, così, senza far tante storie.
 
Simpliciter: – Ma “senza storie” come scrivere?
 
Complicatibus: – Non Le ho detto “senza storie”, ma “senza tante storie”, cioè ora, qui, tanto più non può darsi il caso di Lei personaggio o autore, né quanto meno dirsi il caos di Lei personaggio che scrive una lettera a Lei autore o viceversa.
 
Simpliciter: – Viceversa?
 
Complicatibus: – E si taccia ora, qui, e il dire e il dare la possibilità a Lei personaggio si scrivere ad altro autore che non sia Lei o a Lei autore ad altro personaggio che non sia sempre e comunque, solo e soltanto Lei.
 
Simpliciter: – A me che sono io che è altro, ad altro che è l’io che sono me?
 
Complicatibus: – Vede? Anche in Lei cause e concause e effetti speciali verrebbero prodotti in divisioni infinite, così come divisi in prodotti altrettali.
 
Simpliciter: – Dunque?
 
Complicatibus: – E dunque nessun capriccio né scherzo, ma solo e soltanto necessità, dolore.
 
Simpliciter: – La necessità, il dolore…
 
Complicatibus: – La necessità del dolore, il dolore della necessità: non Le pare? Non Le pare essere finalmente qualcuno così, in questa figurata maniera modale? In questa camera d’albergo, in questo momento, è necessario, però, che Lei scriva d’un dolore, come che sia. Sa, il lettore ama piangere: una storia commovente, pedagogica, che faccia pensare.
 
Simpliciter: – Il lettore ama ridere: la necessità, la gioia…
 
Complicatibus: – La necessità della gioia, la gioia della necessità: è forse lo stesso? o forse che sia lo stesso dire la stessa cosa? Come dire di fatti ride la lettera e con essa la letteratura tutta? Il riso è solitario, infernico, ma contagia.
 
Simpliciter: – Ecco, appunto: dire che ride già conta.
 
Complicatibus: – Ma non conta ora, qui, dar di conto del più né del meno, quanto in vece solo e soltanto il racconto dei fatti.
 
Simpliciter: – Il fatto è che non ci son fatti.
 
Complicatibus: – Il fatto che non ci sian fatti è comunque di per sé un fatto, anzi è l’inizio di una storia senza tante storie.
 
Simpliciter: – “In questo momento, in questa camera d’albergo, non ci son fatti, né storie”.

 
 
[ Nota a margine: La scena si svolge in un teatro sul palcoscenico del quale v’è riprodotta una camera d’albergo in cui le dramatis personae dialogano. Non è detto chi questi in vero siano: se attori o autori, se tecnici o visitatori; né conta dirlo. ]
 
 

  1. sic []
  2. ancor sic []

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22 Responses to Simpliciter & Complicatibus

  1. Robin Masters il 15 novembre 2009 alle 12:12

    inattuale, dunque necessario…

  2. giovanni cossu il 15 novembre 2009 alle 13:53

    Un’inaspettata Triplice ha invaso, con la sua comicità, la nostra buiosa domenica autunnale, portandoci a condividere il suo fine ultimo:
    la pensierosa malinconia.

    [applausi a scena aperta]

  3. natàlia castaldi il 15 novembre 2009 alle 14:15

    Semplicemente GRANDE/I !!!

  4. chi il 15 novembre 2009 alle 15:10

    va beh. senza parole. grande.

  5. viola il 15 novembre 2009 alle 15:55

    repliche all’infinito nell’absurdum..bravi tutti…davvero, V.

  6. Abele Longo il 15 novembre 2009 alle 16:00

    Il mirabile:
    color (Puecher), calor (Gambula) e vita (Campi)

  7. elio_c il 15 novembre 2009 alle 16:23

    Inquietante.

  8. Marco Palasciano il 15 novembre 2009 alle 16:24

    Mi’!!! che pazzi, mondieu, che palasciazzi :)))))
    Questi sì son momenti di… uhm… non-noia?…

  9. effeffe il 15 novembre 2009 alle 16:34

    hallucinant!! all’alluce verso
    effeffe

  10. carmine vitale il 15 novembre 2009 alle 16:47

    il grande Campi
    finalmente!
    c.

  11. Francesca E. Magni il 15 novembre 2009 alle 17:12

    “Anche in Lei cause e concause e effetti speciali verrebbero prodotti in divisioni infinite, così come divisi in prodotti altrettali.”

    il giro del mondo in 7 minuti e 24 secondi :-)

    fem

  12. véronique vergé il 15 novembre 2009 alle 17:46

    Una meraviglia, “un petit bijou” come si dice in francese con tre talenti.
    Gianni Ciampi con la sua lingua poetica, filosofica: dialogo di sé a sé,
    in una danza impeccabile della frase. In tutti i sensi la lingua si intende,
    come metafora della mente. E’ sottile, brillante, di spirito bello. Dice anche sotto il gioco della forma, il confronto dell’artista con la creazione.

    Orsola ha il dono di creare musica, bellezza, armonia. mette il suo cuore per incantare il mondo.

    Applausi! Bis

    Nevio Gambula ha una voce che dà tutta presenza al personaggio.
    Con il tono fa sentire il confronto.

  13. fernirosso il 15 novembre 2009 alle 18:04

    un altro carosello di(f)-forme in cui scappa dalla torre il tempo.Sempliciter fugit… vita mea. Ciao tec.ferni

  14. véronique vergé il 15 novembre 2009 alle 18:18

    perdonnami Giovanni ( Campi) sempre negli errori su schermo.

  15. nadia agustoni il 15 novembre 2009 alle 18:24

    Mi unisco al coro: bravi.

  16. MARLENE il 15 novembre 2009 alle 19:05

    Ap-plaudo a Tutti.
    Nulla fuori posto,
    perfetto,
    fetta di pancake con mostarda, miele d’ acacia e corbezzolo.
    Orsola, Giovanni,Nevio:-
    bocconcini di mela cotogna da gustare lentamente..
    BRAVISSIMI,COMPLIMENTI!!!!!!Marlene

  17. cf05103025 il 15 novembre 2009 alle 19:08

    Mi arrecò notevole piacere nonché diletto,
    (di letto?)

    MarioB.

  18. liviobo il 16 novembre 2009 alle 14:55

    anche per me notevolissimo quanto sottilissimo, avendo avuto anche la fortuna di averlo “ascoltato”…

  19. Antonella il 16 novembre 2009 alle 21:58

    incanto di voci, parole ed immagini … ma questo è solo l’inizio per i due personaggi …

  20. D. Q. il 20 novembre 2009 alle 23:54

    Una riflessione sottil-mente ironica sul tempo e sulla scrittura. Il testo, la declamazione e l’animazione formano un tris formidabile.

  21. cara polvere il 21 novembre 2009 alle 14:51

    non mi è piaciuta la recitazione dei due esageratamente enfatica
    enfatica al punto di infastidire e interferire con la comprensione-
    un saluto
    paola

  22. teqnofobico il 25 novembre 2009 alle 11:03

    una sorta di seguito, o forse di precedente, di questo minuto dialogo è qui:

    http://filosofipercaso.splinder.com/post/21759612/Il+limite+della+capacit%C3%A0



indiani