SCHEMINO ILLUMINISTICO

23 novembre 2009
Pubblicato da

di Franco Buffoni

Il suddito pontificio Giacomo Leopardi – che per terrore del freddo rinunciò alla cattedra universitaria in Germania (filologia classica e studi danteschi) – a Roma non potè lavorare nemmeno come bibliotecario per il rifiuto ad indossare l’abito talare.
A Leopardi – suddito pontificio dissidente – ho spesso pensato nelle scorse settimane di apparente resa “ai preti”, che “possono ancora e potranno eternamente tutto”. (Dalla Lettera a Luigi De Sinner del 22 dicembre 1836: “La mia filosofia è dispiaciuta ai preti, i quali e qui e in tutto il mondo, sotto un nome o sotto un altro, possono ancora e potranno eternamente tutto”).

DIRIGENTI POLITICI E RELIGIOSI
Violenza fisica e violenza morale sono strettamente connesse: non si può pensare di condannare l’una giustificando allo stesso tempo l’altra. Ricordo la direttiva approvata dal Parlamento europeo il 26 aprile 2007 che – riprendendo l’art. 13 del trattato di Amsterdam, disatteso dall’Italia – ribadisce l’invito agli stati membri “a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso” e condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”.
E i nostri deputati, nel bocciare la proposta di legge Concia, hanno fatto riferimento a “privilegi” che si sarebbero “concessi” agli omosessuali e di “attentato alla libertà di pensiero” (ovviamente di cattolici, fascisti e leghisti). Spingendo sempre più ai margini della cittadinanza il 10% dei cittadini.
Perché cito Leopardi e leopardianamente “i preti”, e non me la prendo direttamente con i parlamentari italiani? Perché il vero scontro in atto non è tra il Parlamento italiano e gli omosessuali, ma tra il Vaticano e il Parlamento europeo, alias tra il Vaticano e la modernità.
Prendersela con questo Parlamento italiano di nominati sarebbe fin troppo facile e riduttivo. Più interessante cercare di capire le ragioni profonde dello scontro.

Le bestie nere del Vaticano nell’ultimo decennio si chiamano Gender Theory e Relativismo.

GENDER THEORY
“Donne non si nasce, si diventa”, diceva Simone de Beauvoir. Chi nasce di sesso femminile è indotto a crescere come la sua società ritiene che debba essere una donna. Lo stesso potrebbe dirsi per l’omosessuale, almeno per quanto attiene alla sfera della cosiddetta “omofobia interiorizzata”, cioè a quelle istanze antiomosessuali prevalenti nel mondo sociale che il bambino inconsapevolmente assorbe e poi volge in primis contro se stesso.
In sostanza, l’identità sessuale di ogni persona è stabilita dal sesso biologico, dall’identità di genere (il sentirsi maschio o femmina), dal ruolo di genere (i comportamenti che ogni cultura definisce appropriati per un maschio e per una femmina) e dall’orientamento sessuale. L’orientamento sessuale nulla ha a che fare con l’identità di genere.
Genere maschile, specie omosessuale/eterosessuale; genere femminile, specie omosessuale/eterosessuale. Desiderare la donna non è una prerogativa solo del genere maschile, e desiderare l’uomo non è una prerogativa solo del genere femminile.
La conseguenza più drammatica della sovrapposizione del genere alla sessualità consiste nel dare per scontato il secondo in base al primo, dalla nascita. Questo è il fondamentale luogo comune da sfatare. Il sesso biologico si riconosce subito (salvo in alcuni particolari casi); per l’orientamento sessuale occorre attendere almeno un decennio. Ed è proprio questa sovrapposizione, questo luogo comune, la causa di inenarrabili sofferenze, ambiguità, menzogne, isolamenti, crisi esistenziali e quant’altro.
In sintesi: conta non il sesso biologico ma l’orientamento sessuale. Da qui la necessità di codificare nuovi diritti umani, sessuali e riproduttivi.
Judith Butler è la studiosa statunitense che maggiormente ha contribuito alla codificazione di una Gender Theory. In base alla quale, nel mondo moderno, la differenza tra uomo e donna finisce inevitabilmente con l’essere più un fatto sociale che biologico e l’omossessualita’ diviene un destino culturalmente accettabile.
Da qui il conflitto con il Vaticano. L’ultimo proclama l’ha lanciato l’8 ottobre scorso il segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, mons. Robert Sarah. Che ha definito la Gender Theory “una ideologia omicida”. 

Per mons. Sarah, la Gender Theory ”destabilizza il senso della vita coniugale e familiare, si oppone all’identità sponsale della persona umana, alla complementarietà antropologica tra l’uomo e la donna, al matrimonio, alla maternità e alla paternità, alla famiglia e alla procreazione”. Si tratta, per Sarah, di una ”ideologia irrealistica e disincarnata”, ”che nega il disegno di Dio”, e che spinge la società a ”forgiare il genere maschile e femminile a seconda delle scelte mutevoli dell’individuo”.

 ”Essendo il diritto di scelta il valore supremo di questa nuova etica, l’omosessualità diventa una scelta culturalmente accettabile, e la possibilità di questa scelta viene in tal modo promossa”.

L’ORDINE DEL CREATO
Il mio obiettivo è di coniugare la riflessione sull’omosessualità a quelle sull’ateismo e sulla diffusione della cultura scientifica perché sono convinto che una vera e profonda accettazione dell’omosessualità nelle nostre società non possa che conseguire all’affrancamento dal retaggio abramitico. Quel retaggio in virtù del quale si ritiene che un “creatore” abbia voluto generi e specie così come sono, immutabilmente: l’ordine del “creato”.
Da tale retaggio viene l’ottuso trincerarsi di molti dietro al cosiddetto “diritto naturale”. Da qui i feroci attacchi da parte dei vari fondamentalismi abramitici – in primis quello vaticano – contro il movimento gay e la Gender Theory.
Costoro non hanno digerito Darwin; costoro – se messi alle strette – giungono a inventarsi la teoria dell’Intelligent Design. Per costoro le rivendicazioni femministe e gay vanno contro l’ordine naturale e dunque contro la creazione. (Lo dicevano anche delle suffragette di un secolo fa). Con costoro non si può discutere: costoro devono solo essere sconfitti politicamente. Come è avvenuto in Spagna e come purtroppo non sta avvenendo in Italia.

DIRITTI RIPRODUTTIVI
Procrea chi vuole, chi se la sente di prendersi la responsabilità di crescere una giovane vita. Questo è stato definitivamente sancito dalla Conferenza del Cairo su Popolazione e sviluppo del 1994: “I diritti riproduttivi fanno parte dei diritti umani. Ogni SINGOLO individuo ha il diritto di decidere quanti figli avere e quando; e ad essere scientificamente informato onde ottenere il massimo possibile di salute sessuale e riproduttiva, libero da ogni discriminazione, coercizione e violenza”.
In Italia ai single non è consentito accedere all’istituto dell’adozione. In Francia è possibile dal 1966; in Inghilterra dal 1976. E perché in Italia, dove fino al terzo mese è consentito l’aborto, è invece illegale la selezione degli embrioni basata sulla diagnosi pre-impianto? Qui siamo davvero al paradosso e al ridicolo. Qui la deriva biologistica e antiscientifica della Chiesa cattolica e del Parlamento italiano tocca il fondo, riducendo il giudizio sull’”idoneità” di una coppia a crescere un minore alla “natura” del loro sesso; e riducendo la nascita di una persona alle avventure e disavventure di un embrione. Per non parlare di morte e testamento biologico. Finché queste ossessioni ricadono all’interno della stessa Chiesa cattolica sono fatti loro, ma quando per via dei parlamentari cattolici, fascisti e leghisti è l’intera società a subirle…

È NATURALE… ?
È naturale produrre il fuoco, mungere e addomesticare gli animali, arare il suolo, produrre frutti attraverso innesti, far fermentare l’uva? È naturale produrre energia, fabbricare plastica, telefonare, accendere la luce? A cattolici, leghisti e fascisti questo non interessa. Cattolici e assimilati il problema se lo pongono solo per l’omosessualità e per la procreazione assistita.
Siamo ormai una specie troppo poco “naturale” per parlare di che cosa è naturale. Per gli appartenenti alla sapiens-sapiens, oggi, “naturale” dovrebbe essere l’accentuazione di educazione, gentilezza, civiltà: umanizzare il mondo, diceva Rilke. La sapiens-sapiens è diventata tale proprio perché si è distanziata dalla natura, dalla animalità. Infine, la natura non disdegna affatto l’omosessualità. In molte specie l’accoppiamento omosessuale è un dato di consuetudine anche in presenza di individui del sesso opposto. E non solo in cattività. Inoltre, in molte specie vicine all’homo sapiens il sesso è slegato dal ciclo riproduttivo. E questo è fondamentale: la separazione tra sessualità e procreazione.

IL DIRITTO NATURALE
La teoria del diritto naturale, o giusnaturalismo – alla quale cattolici, leghisti e fascisti ancora oggi si rifanno – postula l’esistenza di una serie di princìpi eterni e immutabili, inscritti nella natura umana, cui si dà il nome di diritto naturale. Il diritto positivo (cioè il diritto effettivamente vigente) non sarebbe altro che la traduzione in norme di quei principi. Per le Chiese ovviamente si tratta dei princìpi dettati dai loro testi sacri: la Bibbia, il Corano… Per gli studiosi laici ottocenteschi i princìpi furono quelli di giustizia e di equità, oppure concezioni quali il popolo, lo stato. Non essendoci accordo sui princìpi (a meno che essi non siano imposti da un potere autoritario, alias da uno stato etico), il fondamento stesso della teoria del diritto naturale cominciò ad essere considerato obsoleto già alla fine dell’Ottocento.

IL GIUSPOSITIVISMO
Verso la fine dell’Ottocento si afferma il positivismo giuridico o giuspositivismo che, contrapponendosi al giusnaturalismo, asserisce che il diritto è solo ed esclusivamente diritto positivo, e non c’è alcuno spazio per alcun diritto naturale trascendente il diritto positivo. Il diritto si sposta così dal campo del trascendente a quello dell’immanente, dal dominio della natura a quello della cultura.

IL RELATIVISMO
Nel secondo Novecento con il relativismo si comprende che un’osservazione “oggettiva” e “distaccata” della realtà non è possibile, e che l’osservatore, interpretando la realtà, la influenza necessariamente. Giuristi e giudici non sono “indagatori” o “applicatori” di una realtà già data ma, nel momento in cui la interpretano, ne diventano veri e propri “creatori”.
Con il costruttivismo relativistico giuridico di fine Novecento (l’ambito è quello dei filosofi analitici vs i filosofi continentali), l’uomo contemporaneamente osserva e modifica, influenza e viene influenzato, interpreta e crea. Non è completamente libero, ma nemmeno completamente vincolato; subisce pesanti interferenze da parte della realtà, ma interviene a modificarla.
Per il relativismo, dunque, da una parte l’interprete (giurista o giudice) è ancorato alle norme esistenti, in quanto non può prescindere da esse; ma, interpretando le norme giuridiche per applicarle al caso concreto, vi immette sempre qualcosa di suo: influisce su di esse in quanto influisce sulla loro futura interpretazione ed applicazione, crea mentre interpreta. E fa entrambe le cose non in maniera arbitraria, ma sempre fortemente vincolato dall’ambiente storico, culturale e giuridico in cui si pone.
Il diritto, secondo il costruttivismo relativistico, è in conclusione un fatto dinamico, un processo, una pratica sociale di carattere interpretativo, in cui norma giuridica e sua interpretazione interagiscono costantemente.

CONCLUSIONE PRIMA
Credo che queste poche nozioni siano sufficienti almeno a mostrare il ritardo culturale della posizione cattolica, leghista e fascista. Sull’omosessualità, non si dimentichi, così recita il Catechismo della Chiesa cattolica:

2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

GENESI PSICHICA INSPIEGABILE? ALLORA È UNA MALATTIA

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

INGIUSTA DISCRIMINAZIONE? ALLORA ESISTE QUELLA GIUSTA (e siamo di nuovo a confrontarci con la direttiva del 26 aprile 2007 del Parlamento europeo e con l’art. 13 del trattato di Amsterdam).

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

CONCLUSIONE SECONDA
In queste poche ultime righe si nasconde la storia dell’Occidente cristiano, dalle torture, i supplizi e i roghi dell’Inquisizione fino al triangolo rosa.
Questo antico Occidente cristiano è stato sconfitto dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese. Il suo spirito sopravviverà ancora per qualche tempo in Sud America, nell’Africa subsahariana, a “Porta a porta” e nei telegiornali italiani.

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18 Responses to SCHEMINO ILLUMINISTICO

  1. francesco pecoraro il 23 novembre 2009 alle 23:48

    concordo sulla discendenza di tutto questo dall’idea di dio.
    idea di dio che esiste ed è forte anche altrove.
    ma che altrove co-esiste con la sua negazione e lo fa su un terreno di con-divisione di alcuni principi che da noi sono calpestati nel momento in cui la dottrina cattolica passa attraverso i suoi adepti in parlamento e si fa politica.
    il problema è che queste persone sono delegate dalla maggioranza degli elettori (anche di sinistra, naturalmente) ed è una maggioranza che non riconosce alle minoranze che un diritto di esistenza non ufficiale, interstiziale.
    in questo la secolare doppiezza della chiesa fornisce un imprinting indelebile a tutta la cultura italica: così può esistere una società ufficiale e una società ufficiosa.
    può esistere un berlusconi che organizza festini a casa sua e il giorno dopo brandisce il crocifisso per strada.
    non se ne vede la fine, per ora.
    vorrei ricordare infine una cosa: senza gli “ideologici” e vituperati anni settanta oggi non evremmo nemmeno divorzio e aborto.
    se queste leggi fossero proposte oggi il PD di bersani non le sosterrebbe.
    ne sono quasi sicuro.
    è dura, franco.

  2. Marco Palasciano il 24 novembre 2009 alle 07:22

    Nulla è più sporco che la religione.

  3. vito il 24 novembre 2009 alle 22:13

    Leopardi “a Roma non potè lavorare nemmeno come bibliotecario per il rifiuto ad indossare l’abito talare”… ma uno che per una vita professa una incrollabile fede nel materialismo era un po’ ingenuo, mi pare, quando chiedeva di poter entrare nei ranghi ufficiali della cultura pontificia… o no?

  4. franco buffoni il 24 novembre 2009 alle 23:50

    Lo stato in cui era nato, di cui aveva il passaporto, uno stato che aveva sudditi da Pesaro al Garigliano, gli chiedeva solo di essere ipocrita. Come ogni stato etico.

  5. claudio finelli il 25 novembre 2009 alle 01:07

    Dacché condivido ogni singolo segmento del ragionamento di Franco, mi piace sottolineare una bizzarra contraddizione del sistema clerico fascista, mi sembra infatti evidente che la discussione relativa alla riconquista della nostra dignità, della nostra legittima e verificabile vocazione alla sana laicità, si svolge tutta sul impervio terreno della libera e – questa sì – naturale e autonoma gestione del sé corporeo e dovrebbe suscitare più di una riflessione e più di una perplessità il fatto che la Chiesa, coi santi lumi fissi verso gli eterei candori dell’eterna beatitudine, palesi poi tanta morbosa e sinistra pervicacia nel sentenziare circa la sorte delle nostre spoglie mortali, insomma il corpo, da quello di Eluana a quello di Welby, da quello della mia amica transgender al mio stesso corpo che si unisce a quello del compagno amato, rappresenta davvero l’ultima frontiera su cui il Sistema impone la sua tirannide sociale, perché acquisire una risolta consapevolezza della propria libertà corporea ed esercitare sul proprio sé corporeo la conseguente libertà di autodeterminarsi, significa sottrarsi a qualsiasi subdolo ricatto della colpa, a qualsiasi nevrotica scissione tra anima e corpo, spirito e materia.
    La diffrazione dell’io soggettivo nel corpo sociale è il sistema di controllo più elementare di qualsiasi oscurantismo cattolico, di qualsiasi imperialismo occidentale.
    Besos, Cla.

  6. Marco Simonelli il 25 novembre 2009 alle 09:21

    Caro Franco, mi sento di sottoscrivere in pieno.
    Non ho mai amato Leopardi (anzi, credo fermamente che la lettura di Leopardi andrebbe impedita ai minori di sedici anni o almeno a coloro che ancora non hanno sviluppato qualche principio di identità). Solo attraverso le tue contestualizzazioni riesco a rivalutarne pensiero e figura.
    Al momento, l’unica aggiunta che potrei fare, del tutto dettata da accidenti personali è che un sano laicismo potrebbe sottrarci a quella barbarie d’ipocrisia logorante che a tutt’oggi passa sotto la denominazione “feste natalizie”. Oggi in Italia abbiamo chi vuole abolire la pausa pranzo (come se nutrire il corpo non fosse necessario) e nessuno che pensi ad arginare non tanto l’orda consumistica (che in tempo di crisi verrà comunque ridotta) quanto l’imperante costrizione sociale al buonismo a cui siamo continuamente indotti per i primi venticinque giorni di dicembre: la matrice non è neanche cristiana bensì “cristianistica”, se mi passi il termine: la messa per quel giorno dell’anno e dopo il pranzo a denunciar clandestini.
    Chiedo scusa per lo sfogo.
    M.

  7. Salvatore Talia il 25 novembre 2009 alle 11:32

    Concordo nella sostanza. Gli estratti dal catechismo citati da Buffoni sono spaventevoli. Aggiungo solo una considerazione, un po’ off topic: il “diritto naturale”, che come osserva Buffoni è oggi una bandiera della reazione, fu per secoli (almeno fino alla Rivoluzione francese) un’arma in mano alle classi subalterne. Vedi gli studi di Ernst Bloch sul giusnaturalismo rivoluzionario dagli stoici a Th. Müntzer, fino al giovane Marx de “La legge contro i furti di legna”. Questo per dire che i concetti di “natura” e di “naturale” potrebbero anche essere declinati in senso progressista (specie in considerazione della crisi ecologica cui ci ha condotti il neocapitalismo), e che forse non è il caso di lasciarli in mano al Vaticano.

  8. Guido Tedoldi il 25 novembre 2009 alle 13:11

    Ma in generale le Chiese sono concentrazioni di potere terreno – hanno poco a che fare con i sistemi spirituali cui dicono di ispirarsi.
    Ciò è vero non soltanto per quanto riguarda la Chiesa cattolica (di cui qui in Italia abbiamo la più diretta esperienza) ma anche per le altre Chiese più o meno ortodosse o protestanti che dicono di ispirarsi ai vangeli, o alla bibbia – e lo dimostra il fatto che i libri sono quelli, ma le Chiese sono tante.
    Lo stesso fenomeno avviene anche fuori dall’area culturale occidentale, come si vede nei Paesi islamici (un solo corano, svariate interpretazioni) o dove è passato il buddhismo (che in parte è giustificato: il fondatore di quella religione sosteneva che non si dovessero scrivere libri di riferimento, anche se poi il fenomeno religioso è stato anche un fenomeno editoriale).

    I poteri terreni hanno modi terreni per essere affrontati.

  9. vito il 25 novembre 2009 alle 15:02

    Non ho chiaro il ragionamento e una certa dose di qualunquismo… nella Roma di Leopardi lavoravano in tanti senza che nessuno pretendesse che indossassero l’abito talare… vedi Canova, ad esempio… quello sbagliato era Leopardi… talmente sbagliato da essere sublime… talmente sbagliato che nessuno ha il talento e le carte in regola per ambire al quel livello di esclusione che è una conquista, forse prima ancora di essere una condanna

  10. vito il 25 novembre 2009 alle 15:03

    leopardi e la chiesa di allora non hanno niente a che fare con il presente

  11. franco buffoni il 25 novembre 2009 alle 17:39

    Leopardi e la chiesa di allora hanno molto a che fare con il presente: se ne hai il tempo leggi il mio ROMA, appena uscito da Guanda. Caramente franco Buffoni

  12. vito il 25 novembre 2009 alle 19:31

    @Franco Buffoni… leggerò il libro… l’impressione che io ho, adesso, è che sempre più spesso si prenda con una certa disinvoltura una situazione storica e si pretenda che riesca a spiegare il presente… con il risultato di aver fatto il processo al passato avendo contemporaneamente tradito le aspettative del presente… sono convinto, ad esempio, che il tema enorme del diritto naturale possa essere affrontato storicamente, come ci ha insegnato Bobbio, nella consapevolezza che le ferite del presente determinano la nostra percezione del passato… perfino il nostro rispecchiamento in Leopardi… questa idea che il passato si riveli nell’urganza del presente è legittima… però ne dobbiamo essere consapevoli, non per limitarla (che è impresa impossibile) ma per mettere alla prova la nostra maniera di leggere il presente… sarei felice di conoscere il tuo parere su questa riflessione…
    vito

  13. vito il 25 novembre 2009 alle 19:33

    resta problematico Canova

  14. franco buffoni il 25 novembre 2009 alle 22:53

    “però ne dobbiamo essere consapevoli, non per limitarla (che è impresa impossibile) ma per mettere alla prova la nostra maniera di leggere il presente”: sono completamente d’accordo.
    Quanto a Canova, credo che godesse dei privilegi dell’uomo di successo. Proprio ciò che Leopardi non era.

  15. andrea barbieri il 25 novembre 2009 alle 23:45

    Una cosa assolutamente buffa è che nella Feltrinelli di Bologna (quella grande, delle due torri) i libri di Judith Butler, anche i più importanti, non sono nello scaffale di filosofia, ma in un angolo seminascosto dove hanno confinato i libri etichettati ‘femministi’, probabilmente scritti da e destinati a gente supposta eccentrica, rompicoglioni.

    Forse non si sono resi conto di aver creato, per così dire, una succursale del pensiero. Quindi sono i libri degli eccentrici e rompicoglioni a dover supplire alle insufficienze dei pensatori della sala principale. Infatti ‘succursale’ viene da ‘soccorso’.

  16. Andrea Breda Minello il 26 novembre 2009 alle 00:42

    Comprendere la realtà con strumenti critici, essere puntuali, citare per disvelare. Ecco che Leopardi diventa la chiave di lettura lucida di questo contesto sociale molto di più di movimenti, fatti e pensieri a noi coevi.
    Leopardi è l’anima di un tempo universale (davvero Marco Leopardi non ti piace? scherzi vero? :))
    Forse diventerò noioso a dirlo sempre, ma davvero Franco è il poeta oggi in Italia più civile, lucido colui che resiste. Grazie davvero!

  17. sergio garufi il 26 novembre 2009 alle 00:52

    è bella questa cosa della succursale del pensiero.

  18. Paolo S il 26 novembre 2009 alle 16:09

    Concordo molto con l’osservazione di Salvatore Talia. E nel mio piccolo trovo un sacco di argomenti interessanti nell’etologia e nella zoologia per mettere in dubbio le facili moraline basate su nature artificalmente naturate.



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