Da “Il commento definitivo. Poesie 1984-2008” di Jean-Jacques Viton

3 dicembre 2009
Pubblicato da

tuffo2bis

IL TUFFATORE OCRA

traduzione di Andrea Inglese

a Béatrice Gabert

su questa pagina 63 adesso

comincio a parlare

di un tuffatore

.

comincio a parlare dell’uomo raffigurato come un tuffatore

sulla lastra di copertura

di una tomba

.

la Tomba del Tuffatore di Paestum

.

adesso scrivo che parlo

del Tuffatore di Paestum

.

Una lastra di copertura

con un tuffatore come motivo

Tombe du Plongeur e Plunger’s Grave

e Tomba del Tuffatore

.

lastra omologata

Tomba di Paestum con Tuffatore

premendo Archivi appare

– TPF – 480 – PC –

immatricolazione culturale

aggiungo in Memoria: OCRA

.

il tuffatore è colorato

contorno profilo nero sottile

interno corpo ocra scuro

e lo spazio è chiaro

intorno al tuffatore che tuffa

mastice pesante un po’ diluito

pasta stesa in modo irregolare

.

lo spazio del tuffatore è reso male

.

attorno al coperchio della tomba

oscurità completa uno schermo senza scambi

strisce buie è notte fonda

uno strato di storia piuttosto

che di pitture di tinte miscelate

e di minuscoli assemblaggi di pietra

.

sulla lastra di copertura della tomba

luce certa è pieno giorno

strato di colori per un mattino

che immagino intorno alle dieci

un pomeriggio non permetterebbe

questa pacifica stesura monocroma

.

e ciò che dice la poesia

è a metà della mattinata

.

È in una pasta traslucida fredda

che scaturisce obliquamente di profilo

il tuffatore nudo

nessun segno particolare

due dettagli

capelli neri incollati all’indietro

vello sesso un po’ visibile

.

personaggio colorato

uomo che si tuffa di testa

dopo un godimento sulla riva

o allora uomo atleta

nell’esatta posizione

della figura imposta

.

qualche cosa che vive d’apparenza

come una riproduzione

il reale non lo raggiungerà mai

è un frammento di visione

.

IL TUFFATORE OCRA –––––––––––

appare sul tavolo

il fantasma dell’insetto

.

alto sulle zampe

fragile corpo inclinato all’indietro

assomiglia a un modellino

del Morane della 1° G. M.

.

interamente bianco vero fantasma

ricoperto di cenere pura

non ricoperto ma imbevuto come un pugnale

fatto di talco passato nello zucchero

le ali terminano con delle ciglia lente

parrucca di pazzo con dei ciuffi malati

che si accasciano spazzando la tavola

sotto il sole incandescente della lampada

insetto bianco tuffatore di notte

di una notte molto antica d’insetto

stasera termina qui

millenni di discese in spirali

.

lo deposito su una zattera di Kleenex

già scompare nella trasparenza

di un tomba di plastica

.

––––––––––– IL TUFFATORE OCRA

.

questo corpo anonimo di Paestum

nella postura del tuffatore braccia tese

l’asse preciso e il busto appena arcuato

puntando in direzione delle pieghe

d’un telone verde spiegazzato

che mi auguro per il tuffatore

rappresenti davvero il piano d’acqua

ma non alla maniera del teatro del Globo

perché se si trattasse

di una collina d’orizzonte

per la scarsa abilità dell’artigiano

del pittore del coperchio della tomba

allora che cosa significherebbe la curva

che il tuffatore realizza

tra due arbusti ritorti

come le mani del lutto

.

mi chiedo da dove parta questo tuffatore

.

chi ci ha raccontato che Sauri mostruosi

l’hanno trasportato nelle loro fauci

poi l’hanno deposto con precauzione

in cima a tre colonne riunite

sulla copertura della tomba?

.

nessuno ha detto questo

.

il Tuffatore Ocra ha una singolare velocità

arriva da solo e non da così in alto

il Tuffatore Ocra è sfuggito

al tratto che lo disegnava

è sospeso in aria

i denti verso il basso

come una spoglia d’agrimensore

in un cielo color latte cagliato

tutto fluttua all’interno del tuffatore

i suoi liquidi i suoi umori i suoi riflessi

ha nella testa un’impressione di pienezza

attraversa una zona d’irregolarità

i cristalli del suo orecchio sono sconvolti

le informazioni trasmesse al cervello

sono errate

.

Il Tuffatore si sbaglia ma l’eroe sta bene

.

Se volesse fare uno scarto

se volesse filare verso Marte

gli sarebbero necessari tre anni

ma lui persiste e continua la caduta

verso un vecchio mondo d’erbe

.

il vento non soffia

la foglia non cade

l’uccello non canta

senza ragione –

dice il Navajo Hosten Nakai

.

Nel medesimo istante

un gabbiano attraversa la storia

al centro di un gigantesco vuoto

è così alto

che il suo biancore abituale

è divenuto scuro

è la sua stessa ombra

che rimane attaccata alle sue ali

come un lungo aereo di linea inabbordabile

incrocia il salto ad angelo del tuffatore

.

Che nome da cartellone

si darebbe in un circo al Tuffatore?

come chiamare questo sprone

scarabocchiato acceso che stria l’arena

suppliziato libero il cui corpo

non finisce più di tendersi?

.

Baron-Sabato              Arturo-Carne-di-Cane

Voco-Atizzu                Criminale         Zacca-Cugino

Ogu-Ferraglia              Sobo-Baden    Vévé-Legba

Agamova-Tuono          Vévé-Tamburone

o Begocidi

.

lista di nomignoli supernomi soprannomi

presi agli artisti dei Maghi della Terra

piccoli ravioli fregati ad una fiera

destinati ad uno spaghetti-western

.

Conosco qualcuno che sarebbe turbato

dalla fissità instancabile del Tuffatore

.

il modello della Scuola d’Arte di Luminy

.

prende ogni mattina l’autobus ventuno

fermata Rotonda-Prado alle nove

è sottile come un acrobata

è rosso come un mattone

è muto come un tuffatore

ha il viso affilato che sporge

ha i capelli raccolti a coda di cavallo

ha gli occhi bianchi slavati

lo chiamo Modellone-l’Omologo

.

è sfuggito dal fermo immagine

e ora si muove su di un’altra superficie

non so se appartiene

a zone larghe o zone strette

.

A guardarlo bene

il Tuffatore Ocra di Paestum

ha un’aria spaventata

butta all’indietro la testa

come per ritardare uno choc

apre le mani a ventaglio

come un’aletta di frenaggio

.

il Tuffatore finisce col prendere

un leggero colorito di bara

stanco di lasciar credere

che percorre spazi immensi

come un geroglifico universale

.

se si decidesse a cadere

incontrerebbe presto un volo

di quelle cavallette rosse e verdi

che combattono in postura da samurai

delle orde di mosche nere

incrociandole indovinerebbe

il nome di quegli uccelli

il cui blu del collo pare sia

“un miracolo della natura”

.

Il Tuffatore Ocra di Paestum

non è che agli inizi

.

Non sa che il male dello spazio

provoca dei vomiti violenti

che ci sono cinque mutamenti di fuso orario

nella grande traversata transcanadiana

.

non sa che la voce è il nostro resto

non sa che un testimone della Shoa dice

“se poteste leccare il mio cuore

rimarreste avvelenati”

non sa che la presenza delle parole

è più forte della storia

.

il Tuffatore non sa

che un’Imperatrice di Cina

nutriva i suoi pesci preziosi

con i coglioni dei bambini poveri

.

il Tuffatore non sa che carnaio

è il nome dato sulle navi da guerra

a un distributore di acqua potabile

.

il Tuffatore Ocra ignora

che la vita funziona alla temperatura

della sua propria distruzione

.

Io so che una ragazza

strizzando gli occhi nel sole

giocherà ad immaginare

di fronte alla copertura della Tomba

dove il Tuffatore si fermerà

.

La ragazza non sa

che il nome indiano di Los Angeles

è “il luogo dove si sogna”

Marsiglia-Prads, maggio-agosto 1989.

.

[Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008, a cura di Andrea Inglese, Metauro, 2009.]

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24 Responses to Da “Il commento definitivo. Poesie 1984-2008” di Jean-Jacques Viton

  1. Luciano Mazziotta il 3 dicembre 2009 alle 09:36

    “qualche cosa che vive d’apparenza\come una riproduzione\il reale non lo raggiungerà mai”;
    “fragile corpo inclinato all’indietro\assomiglia a un modellino\del Morane della 1° G. M”;
    “tomba di plastica”;
    “è sfuggito dal fermo immagine”;
    “Io so che una ragazza\strizzando gli occhi nel sole\giocherà ad immaginare”.

    L’immagine commentata e l’immagine che viene prima della realtà. Il reale non raggiungerà mai la finzione (E non il contrario), il corpo che assomiglia ad un modello, il soggetto che sfugge all’immagine e la ragazza che gioca con le immagini: le immagini ci sovrastano e diventano il punto di riferimento per organizzare il reale, tutto, mi pare, figlio della logica cinematografica, anche la stessa struttura del testo, nella sintassi spezzettata e nelle immagini giustapposte mi sembra come lo scorrere di una pellicola.

  2. lambertibocconi il 3 dicembre 2009 alle 09:53

    Mica male! Secondo me però la lettura frammentaria e cinematografica è riduttiva. Io ci sento più un crescendo in senso psichiatrico – rivelatrice la parola “agrimensore”. Bravo Andrea Inglese.

  3. valerio il 3 dicembre 2009 alle 09:57

    Ho scoperto questo poeta qui (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/programma-del-morto-in-il-commento-definitivo-di-jean-jacques-viton/). E trovo la sua ricerca appassionante, difficilmente comparabile anche con quanto viene fatto in Italia. E’ un autore assolutamente da conoscere. Il libro curato da Inglese è anche interessante per il confronto tra il panorama francese e il nostro.

  4. Luciano Mazziotta il 3 dicembre 2009 alle 10:04

    La lettura frammentaria e cinematografica non è “LA LETTURA”. è quello che ho voluto mettere in evidenza IO. Io ci vedo ANCHE un crescendo in senso psichiatrico.

  5. lambertibocconi il 3 dicembre 2009 alle 11:05

    Luciano, intendevo la tua lettura, “una lettura”, non LA! :-)

  6. véronique vergé il 3 dicembre 2009 alle 11:12

    Questa poesia in frammenti mi ha incantata.

    Quando ero ragazza, ho passato tempo da contemplare nel mio libro di latino la danza del tuffatore. C’è una grazia che parte del movimento iniziato nel cielo, come caduta perfetta verso l’acqua. L’uomo fa il tratto tra il cielo e l’acqua. La linea magnifica del corpo colore ruggine ha il sapore della terra.

    E’ come un miracolo; leggo una poesia che danza in comunione sacra con il tuffatore.
    I versi sono i gesti del tuffatore, in una lingua classica, nitida.
    Brilla l’ocro della poesia. Il tuffatore si metamorfosa parlando la lingua sconosciuta della tragedia moderna.
    Brilla l’ocra del tempo.
    Era il tempo sospeso prima la tragedia.

    Ringrazio Andrea Inglese per la sublime traduzione.

  7. Salvatore D'Angelo il 3 dicembre 2009 alle 11:47

    Al volo, di prima lettura e a primo impatto:
    Viton è straordinario nel fondere cultura cinematografica, onirismo, clsassicità e racconto, in poesia (che già, in sé, racchiude tutto questo) e , sul piano dello stile, lo fa mediando tra avanguardia e tradizione, con un ritmo “diesel”, che aumenta di potenza e forza con l’incedere del “racconto”, con un registro nient’affatto complesso, molto vicino al grado zero” del poetico, di modo che, per paradosso, questo possa venire fuori dall’understatement con assoluta limpidità, come fossero le perfette linee della composizione dell’affresco. Estetizzante quantro basta per richiamarmi da zone oscure “Sopra un’ urna greca” di John Keats.
    Giusto la sensibilità di un poeta quale Andrea Inglese poteva renderlo in italiano con altrettanta bravura. Da rileggere e rimeditare.

  8. marthagraham il 3 dicembre 2009 alle 12:01

    In caso d’insonnia

  9. carmine vitale il 3 dicembre 2009 alle 15:44

    sarà che abito da queste parti
    sarà che inglese ha saputo scegliere
    sarà che queste parle mi piaccono molto

    io trovo che questa sia grande perfetta bellissima poesia
    c.

  10. andrea inglese il 3 dicembre 2009 alle 20:56

    Mi sono piaciuti i commenti, perché rivelano la ricchezza del testo di Viton e le diverse piste che esso può aprire. Viton è un talento d’eccezione e riesce a fornire la poesia di una quantità di timbri e prospettive che generalmente non ha. Ed è una poesia in cui l’immersione nel reale, che assume dimensioni a volte psichedeliche, va di pari passo con una versatilità stilistica incredibile. Credo che Viton possa fornire un punto di fuga a molta poesia italiana, un versante pochissimo esplorato da noi. L’autore italiano che più me lo ricorda è Majorino. Ma Viton lavoro ancora su percezioni più sottili, nell’infraordinario, nei resti.

    Provo a inserire il link corretto a un altro testo molto bello di Viton, che Francesco Sasso mi ha chiesto per La poesia e lo spirito:

    lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/programma-del-morto-in-il-commento-definitivo-di-jean-jacques-viton/

  11. andrea inglese il 3 dicembre 2009 alle 21:11

    Aggiungo una riflessione.

    Sull’ultimo Alias (28-11) c’è un paginone del critico Massimo Raffaeli su un saggio di Elisa Donzelli, “Come lenta cometa. Traduzione e amicizia poetica tra Sereni e Char”. Il saggio della Donzelli è senz’altro degno di interesse. L’articolo di Raffaeli si mostra però incredibilmente compiaciuto nel rievocare con solennità le alzate di sopracciglio di Char nei confronti di Sereni. Siamo all’aneddotica microscopica. Al biogramma ingigantito. E sembra che il tempo dei dialoghi tra poeti si sia fermato, sembra che tra Italia e Francia corra un cordone di reciproca ignoranza e indifferenza, sembra che nulla sia venuto dopo, che nulla avvenga oggi. Ma questo non è vero. Non sta certo a dimostrarlo solo questa antologia di Viton. Gli scambi tra poeti italiani e francesi continuano, forse più dispersi e clandestini, ma sono comunque vitali e sempre più fitti.

  12. Luciano Mazziotta il 3 dicembre 2009 alle 22:39

    Posso, forse rozzamente, chiedere se in questa versione italiana c’è il testo originale a fronte?

  13. Simona Carretta il 3 dicembre 2009 alle 23:04

    Si,dovrebbe esserci.

  14. andrea inglese il 3 dicembre 2009 alle 23:27

    Allora, Luciano, l’antologia ha il testo francese a fronte. In questo post non l’ho inserito per pura mancanza di tempo. Già l’impaginazione dell’italiano mi ha richiesto notevoli sforzi…

    Un confronto però – doveroso per altro – tra testo francese e italiano si può osservare seguendo link che ho messo a un altro bel testo di Viton apparso su “La poesia e lo spirito”.

    (Simona ne sa qualcosa, perché ha lavorato sulle impaginazioni non facili di Viton…)

  15. enrico de lea il 4 dicembre 2009 alle 09:40

    grazie per la ri/proposta di un autore di grande ricchezza (che ho scoperto su LPELS) – nel mio arbitrio di lettore oso accostarlo “anche” alla “lezione” di un Wallace Stevens…

  16. véronique vergé il 4 dicembre 2009 alle 09:57

    “Gli scambi tra poeti italiani e francesi continuano…”

    Credo che la presenza dei poeti italiani a Parigi negli ultimi anni hanno contribuito a questo scambio. Penso alla “costellazione” Andrea Raos, Francesco Forlani, Andrea Inglese. La camera verde fa anche un lavoro magnifico.

  17. valerio il 4 dicembre 2009 alle 10:37

    @ Inglese

    è abbastanza sconfortante che la cosidetta critica militante ignori quello che tanti poeti italiano stanno facendo, traducendo e diffondendo poeti statunitensi, inglesi e francesi. Forse Raffaeli ha bisogno di un piccolo aggiornamenti.

    Incollo qui un tuo brano dall’introduzione, che mi sembra molto utile per capire a che punto stanno i rapporti tra poesia francese e italiana.

    “(…) Pubblicando un’antologia di Jean-Jacques Viton il nostro intento è quindi duplice, sia documentario che militante. Non solo, infatti, si tratta di documentare l’opera di uno tra i maggiori poeti francesi viventi, ma di documentare proprio quell’opera, in quanto eccentrica rispetto alle aspettative di un pubblico italiano, ricettivo dal dopoguerra in poi soprattutto nei confronti della linea Mallarmé-Bonnefoy e di quella Rimbaud-surrealisti. Viton, infatti, s’inscrive in tutt’altro paesaggio, sollecitando in noi lettori una vera e propria ridefinizione dei confini del poetico, sopratutto in relazione alla poesia italiana attuale. L’avvicinamento alla poesia di Viton implica la rilevazione di altre genealogie, che ci conducono a figure come quella di Francis Ponge, in Francia, o come quelle di William Carlos Williams e di Louis Zukofsky negli Stati Uniti. Ma quest’antologia è anche, innanzitutto, un segno di gratitudine nei confronti di Viton, che è stato un passeur, in Francia, della poesia italiana. Non solo egli è stato traduttore di Nanni Balestrini e di Edoardo Sanguineti, ma in veste di direttore, assieme a Liliane Giraudon, della rivista «Banana Split» (1980-1990) ha permesso di far conoscere al pubblico francese poeti quali Costa, Niccolai, Spatola, Reta, ma anche i più tradizionali Quasimodo, Montale, Penna, Luzi, Pasolini, e romanzieri come Gadda e Arbasino. D’altra parte, questo lavoro di “attraversamento” dei confini linguistici e culturali proprio del traduttore è per Viton strettamente legato all’attività del poeta. Lo afferma esplicitamente in un’intervista del 2003: “Il testo straniero fa leggere diversamente la propria letteratura e permette di lavorare all’interno della propria lingua come uno straniero”. E Viton è stato anche traduttore di García Lorca e dei poeti statunitensi Michael Palmer e Jack Spicer. Ha inoltre diretto a Marsiglia, sempre in compagnia di Liliane Giraudon, i «Comptoirs de la Nouvelle B. S.», ossia una collezione di poesia dedicata alla traduzione collettiva di un poeta straniero vivente. (…)”

  18. véronique vergé il 4 dicembre 2009 alle 11:39

    L’idea di essere straneo alla sua propia lingua è magnifica,
    come sole nuovo illumina la parte non vista della parola.

  19. franz krauspenhaar il 4 dicembre 2009 alle 20:37

    dico la verità. ho goduto. viton è grande. ho goduto. quanto è avanti, quanto è oltre. questo post è una vera gemma, oh inglés.

  20. andrea inglese il 4 dicembre 2009 alle 20:55

    Grazie caro Franz. So bene che il tuo occhio non fa sconti.

    A Veronique,

    si, è stato proprio Raos a farmi conoscere Viton. Raos per la Francia è stato un vero apripista. E autonomamente pure Michele Zaffarano, ora attivo in Camera Verde, ha iniziato a fare le sue esplorazioni. E poi c’era un agitatore nostro proprio a Parigi, ossia il Franzisko Furlen.

  21. Fabio Teti il 4 dicembre 2009 alle 23:39

    questo ci voleva proprio, Andrea. questo è. (e: grazie).

  22. véronique vergé il 5 dicembre 2009 alle 11:23

    Grazie per la risposta Andrea.

  23. renatamorresi il 6 dicembre 2009 alle 02:17

    mamma mia, questo è perfetto – grazie tantissimo, r

  24. titti186 il 4 gennaio 2010 alle 12:18

    secondo me queste poesie nn sn legate bn



indiani