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	Commenti a: A serious man	</title>
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		<title>
		Di: Antonello Matarazzo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/12/11/a-serious-man/#comment-127845</link>

		<dc:creator><![CDATA[Antonello Matarazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 03:51:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ehm, scusate il ritardo, l&#039;ho visto solo ora e, riflettendoci su, mi sono letto un po&#039; di interventi nel tentativo (larryano) di chiarirmi le idee. Anche secondo me è uno dei film più raffinati che i fratelli abbiano realizzato. Concordo con la questione che il punto cruciale del film sarebbe la frase del padre dello studente coreano, anche se di snodi cruciali, nel rispetto dello stile e del concetto del film, potrebbero essercene più d&#039;uno. Ci potrebbe stare la materia Aiuto, senza la quale la sola serietà non è sufficiente a dare senso alla vita. Credo che gli spunti di riflessione in un lavoro così apertamente misterioso siano davvero infiniti. Ad esempio il post di Andrea Cortellessa mi ha involontariamente fatto pensare a una cosa riguardo le possibili relazioni tra il prologo e il resto:
il Dybbuk è in fondo un morto che riceve un&#039;ingiustizia, con la spietatezza che un osservante ebreo riserva a ciò che è “il male”, quest’ultimo forse non esiste in quanto entità ma in quanto buco nero. Larry sembra essere il buco nero nel quale entra di tutto con la forza di un tornado. Inoltre i tornado risucchiano, come i buchi neri no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ehm, scusate il ritardo, l&#8217;ho visto solo ora e, riflettendoci su, mi sono letto un po&#8217; di interventi nel tentativo (larryano) di chiarirmi le idee. Anche secondo me è uno dei film più raffinati che i fratelli abbiano realizzato. Concordo con la questione che il punto cruciale del film sarebbe la frase del padre dello studente coreano, anche se di snodi cruciali, nel rispetto dello stile e del concetto del film, potrebbero essercene più d&#8217;uno. Ci potrebbe stare la materia Aiuto, senza la quale la sola serietà non è sufficiente a dare senso alla vita. Credo che gli spunti di riflessione in un lavoro così apertamente misterioso siano davvero infiniti. Ad esempio il post di Andrea Cortellessa mi ha involontariamente fatto pensare a una cosa riguardo le possibili relazioni tra il prologo e il resto:<br />
il Dybbuk è in fondo un morto che riceve un&#8217;ingiustizia, con la spietatezza che un osservante ebreo riserva a ciò che è “il male”, quest’ultimo forse non esiste in quanto entità ma in quanto buco nero. Larry sembra essere il buco nero nel quale entra di tutto con la forza di un tornado. Inoltre i tornado risucchiano, come i buchi neri no?</p>
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		Di: Barbara Sorrentini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/12/11/a-serious-man/#comment-126635</link>

		<dc:creator><![CDATA[Barbara Sorrentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 22:01:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho visto &quot;A serious man&quot; in anteprima, più di un mese fa. Ne ho parlato benissimo a Radio Popolare e molti, che hanno seguito il mio consiglio, poi sono venuti a dirmi di non aver capito quasi niente del film, di non averne capito il senso. Senso, che in effetti viene spiegato all&#039;inizio del film. C&#039;è chi crede nello spirito dei morti e chi no, chi ci crede agisce di conseguenza, nel bene e nel male...in questo caso decisamente nel male! Ribadisco che per me il film è perfetto, dalla ricostruzione, filtrata dai ricordi, alla devastazione interiore di chi cerca di seguire un&#039;etica e vede la tempesta arrivare se scende a patti con chi ha accettato la via dell&#039;arroganza e della disonestà. E&#039; anche un film sull&#039;ignoranza (come il precedente, sulla CIA), sulla faciloneria ela messa in discussione di una cultura e di una tradizione che evidentemente i Coen hanno ricevuto, senza capire. Di qui la difficoltà a trovare un senso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho visto &#8220;A serious man&#8221; in anteprima, più di un mese fa. Ne ho parlato benissimo a Radio Popolare e molti, che hanno seguito il mio consiglio, poi sono venuti a dirmi di non aver capito quasi niente del film, di non averne capito il senso. Senso, che in effetti viene spiegato all&#8217;inizio del film. C&#8217;è chi crede nello spirito dei morti e chi no, chi ci crede agisce di conseguenza, nel bene e nel male&#8230;in questo caso decisamente nel male! Ribadisco che per me il film è perfetto, dalla ricostruzione, filtrata dai ricordi, alla devastazione interiore di chi cerca di seguire un&#8217;etica e vede la tempesta arrivare se scende a patti con chi ha accettato la via dell&#8217;arroganza e della disonestà. E&#8217; anche un film sull&#8217;ignoranza (come il precedente, sulla CIA), sulla faciloneria ela messa in discussione di una cultura e di una tradizione che evidentemente i Coen hanno ricevuto, senza capire. Di qui la difficoltà a trovare un senso.</p>
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		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/12/11/a-serious-man/#comment-126475</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 18:14:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il film è proprio bello (l&#039;ho finalmente visto), e ha un casting impressionante, il protagonista è un attore davvero bravo. 
Il pregiudizio sui Coen prevede che facciano film divertenti, ed infatti in sala la gente rideva &quot;a prescindere&quot;. Mentre io l&#039;ho trovato profondamente drammatico e inquietante. Le (rare) battute sono più liberatorie della tensione che messe lì per far ridere. 
Con Sergio dico che sia che si cerchi una spiegazione sceintifica (il principio di indeterminazione) che mistico religiosa (Giobbe) la vita, in definitiva, è insondabile e crudele.
Tra l&#039;altro il 9 sono a un bar mitzvah... come farò ad andarci e a non pensare al film?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il film è proprio bello (l&#8217;ho finalmente visto), e ha un casting impressionante, il protagonista è un attore davvero bravo.<br />
Il pregiudizio sui Coen prevede che facciano film divertenti, ed infatti in sala la gente rideva &#8220;a prescindere&#8221;. Mentre io l&#8217;ho trovato profondamente drammatico e inquietante. Le (rare) battute sono più liberatorie della tensione che messe lì per far ridere.<br />
Con Sergio dico che sia che si cerchi una spiegazione sceintifica (il principio di indeterminazione) che mistico religiosa (Giobbe) la vita, in definitiva, è insondabile e crudele.<br />
Tra l&#8217;altro il 9 sono a un bar mitzvah&#8230; come farò ad andarci e a non pensare al film?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: A SERIOUS MAN — Joel &#38; Ethan Coe		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/12/11/a-serious-man/#comment-126125</link>

		<dc:creator><![CDATA[A SERIOUS MAN — Joel &#38; Ethan Coe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 18:03:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] vec­chi, il film più mod­erno dei fratelli Coen. La loro summa filosofica. Recen­sioni lette: Nazione Indi­ana — Nero.  Questo articolo è stato pubblicato in Minicinema e ha le etichette A serious man, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] vec­chi, il film più mod­erno dei fratelli Coen. La loro summa filosofica. Recen­sioni lette: Nazione Indi­ana — Nero.  Questo articolo è stato pubblicato in Minicinema e ha le etichette A serious man, [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Alessio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/12/11/a-serious-man/#comment-126001</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 12:48:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anch&#039;io mi iscrivo solo per rispondere e dire la mia su questo film.
Partiamo da un presupposto, i film dei coen (quasi tutti) bisogna andare a vederli sapendo che non si avranno 2 ore di relax totale, ma 2 ore più i giorni successivi a capire cosa vogliono dirci fra le righe più altri giorni a pensare ciò che si è capito, se si va a vedere un film dei Coen sperando di staccare il cervello per un relax totale l&#039;errore è totale.
Questo film rispetto ad altri mi sembra dia anche tanti indizi su quello che loro vogliono dirci.
I messaggi principali sono 2, uno basato sul paradosso del gatto di schrödinger, in sintesi ci dice solo che se una cosa può sembrare scontata, se non la si constata non si può dire sia avvenuta, tutti sanno che il film è ambientato nel 1967 a mio avviso comunicazione fatta ad hoc dai coen, ma nel film non c&#039;è nessun riferimento preciso al 67, mentre ci sono i riferimenti precisi al 1970, i 2 dischi che ordina il figlio escono tutti e 2 nel 70, quando si parla della moglie defunta del nuovo compagno della moglie del protagonista, tutti dicono e morta da 3 anni, ma dicono anche che &quot;è ancora calda&quot; proprio come tre anni prima risulta esser morto l&#039;anziano del cortometraggio iniziale.
Tutto il film si basa sul giochino dei 2 anni differenti, tutti credono che sia il 1967 ma la telefonata sui dischi è l&#039;unica che ci fa capire che siamo nel 70, i coen dicono che è ambientato nel 67, quindi noi lo diamo per scontato, ma nel film nulla c&#039;è lo conferma anzi quella scena conferma che siamo nel 70. Ecco il paradosso del gatto.
Uno specchietto per le allodole può essere la canzone ascoltata dal figlio, somebody to love dei jefferson airplane (quanti hanno capito che il rabino cita al figlio del protagonista la prima frase della canzone e la formazione del gruppo?)che è del 1967, ma una canzone del 67 può essere ascoltata benissimo nel 70, ma non il contrario, vedi ascoltare un disco del 70 (quello di santana ha un nome non messo a caso dai registi) tra anni prima.
Ovviamente anche la scena iniziale a se stante, si basa su questo, lasciando il finale aperto con l&#039;anziano che va via senza capire se sia uno spirito o meno anche se sembra che i coen indirizzino lo spettatore verso la seconda ipotesi.
La signora è convinta di una cosa che gli è stata riferita e quindi da per scontato che l&#039;anziano sia uno spirito ma non può mai e poi mai averne la certezza.
Il secondo messaggio è quello che parte dalla frase riportata all&#039;inizio del film, accogli ciò che viene con semplicità, o qualcosa del genere, il messaggio che vogliono dare i Coen è quello che nonostante ci si possa sforzare ci capire come mai ci avvengono determinate cose, neanche la religione alle volte ci aiuta a capirle (vedasi i rabini che non riescono ad far capire qualcosa al protagonista) le cose vengono così è basta, nonostante ciò i fratelli specificano che questo non vuol dire che si possa agire malvagiamente visto che questo non incide sul proseguo della vita, infatti il secondo rabino, dice ( dopo aver raccontato la storia dei denti che è l&#039;essenza del messaggio), fare del bene è sempre meglio (non ricordo la battuta precisa).
Nonostante la vita del personaggio stia andando a rotoli in ogni campo, e il figlio abbia il problema del sequestro della radio e dei 20 dollari, il personaggio si scervella per capire dove ha sbagliato, sino a quando non vede che le cose stanno cambiando, posto definitivo, riappacificazione con la moglie, il figlio trova la radio, ma la vita ricambia nuovamente per entrambi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io mi iscrivo solo per rispondere e dire la mia su questo film.<br />
Partiamo da un presupposto, i film dei coen (quasi tutti) bisogna andare a vederli sapendo che non si avranno 2 ore di relax totale, ma 2 ore più i giorni successivi a capire cosa vogliono dirci fra le righe più altri giorni a pensare ciò che si è capito, se si va a vedere un film dei Coen sperando di staccare il cervello per un relax totale l&#8217;errore è totale.<br />
Questo film rispetto ad altri mi sembra dia anche tanti indizi su quello che loro vogliono dirci.<br />
I messaggi principali sono 2, uno basato sul paradosso del gatto di schrödinger, in sintesi ci dice solo che se una cosa può sembrare scontata, se non la si constata non si può dire sia avvenuta, tutti sanno che il film è ambientato nel 1967 a mio avviso comunicazione fatta ad hoc dai coen, ma nel film non c&#8217;è nessun riferimento preciso al 67, mentre ci sono i riferimenti precisi al 1970, i 2 dischi che ordina il figlio escono tutti e 2 nel 70, quando si parla della moglie defunta del nuovo compagno della moglie del protagonista, tutti dicono e morta da 3 anni, ma dicono anche che &#8220;è ancora calda&#8221; proprio come tre anni prima risulta esser morto l&#8217;anziano del cortometraggio iniziale.<br />
Tutto il film si basa sul giochino dei 2 anni differenti, tutti credono che sia il 1967 ma la telefonata sui dischi è l&#8217;unica che ci fa capire che siamo nel 70, i coen dicono che è ambientato nel 67, quindi noi lo diamo per scontato, ma nel film nulla c&#8217;è lo conferma anzi quella scena conferma che siamo nel 70. Ecco il paradosso del gatto.<br />
Uno specchietto per le allodole può essere la canzone ascoltata dal figlio, somebody to love dei jefferson airplane (quanti hanno capito che il rabino cita al figlio del protagonista la prima frase della canzone e la formazione del gruppo?)che è del 1967, ma una canzone del 67 può essere ascoltata benissimo nel 70, ma non il contrario, vedi ascoltare un disco del 70 (quello di santana ha un nome non messo a caso dai registi) tra anni prima.<br />
Ovviamente anche la scena iniziale a se stante, si basa su questo, lasciando il finale aperto con l&#8217;anziano che va via senza capire se sia uno spirito o meno anche se sembra che i coen indirizzino lo spettatore verso la seconda ipotesi.<br />
La signora è convinta di una cosa che gli è stata riferita e quindi da per scontato che l&#8217;anziano sia uno spirito ma non può mai e poi mai averne la certezza.<br />
Il secondo messaggio è quello che parte dalla frase riportata all&#8217;inizio del film, accogli ciò che viene con semplicità, o qualcosa del genere, il messaggio che vogliono dare i Coen è quello che nonostante ci si possa sforzare ci capire come mai ci avvengono determinate cose, neanche la religione alle volte ci aiuta a capirle (vedasi i rabini che non riescono ad far capire qualcosa al protagonista) le cose vengono così è basta, nonostante ciò i fratelli specificano che questo non vuol dire che si possa agire malvagiamente visto che questo non incide sul proseguo della vita, infatti il secondo rabino, dice ( dopo aver raccontato la storia dei denti che è l&#8217;essenza del messaggio), fare del bene è sempre meglio (non ricordo la battuta precisa).<br />
Nonostante la vita del personaggio stia andando a rotoli in ogni campo, e il figlio abbia il problema del sequestro della radio e dei 20 dollari, il personaggio si scervella per capire dove ha sbagliato, sino a quando non vede che le cose stanno cambiando, posto definitivo, riappacificazione con la moglie, il figlio trova la radio, ma la vita ricambia nuovamente per entrambi.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Simone		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/12/11/a-serious-man/#comment-125720</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 21:03:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto i vostri interventi poi ho provato a scrivere un po cosa ho capito io del film. Se poi mi rispondete qualcosa mi fate un grande piacere :D

Il primo rabbino parla dei punti di vista, l&#039;ottica dalla quale guardi la tua vita può fartela sembrare insopportabile o fantastica e spesso questo dipende solo da te e da come vuoi affrontarla. Concetto poi ribadito nella scena in cui il cugino che vede la vita di larry come magnifica come uno che ha tutto e lo invidia, proprio mentre invece larry era disperato.

Il secondo rabbino parla delle cose che non sappiamo, cos&#039;è che sappiamo? nulla quindi cosa dobbiamo fare? &quot;non lo so, ma aiutare gli altri va sempre bene&quot; dice. non sai assolutamente cosa ti può capitare nella vita fin quando non ci capiti in mezzo, non sai cosa devi fare ma ci sono cose anche banali come l&#039;aiutare gli altri a cui possiamo aggrapparci perché sappiamo che appunto &quot;va sempre bene&quot;. Il fatto del &quot;non sapere&quot; è poi il concetto più ribadito nel film anche con il gatto di shredinger e il principio di indeterminatezza le due lezioni di larry e con il finale &quot;apertissimo&quot; del film.  
Aperto come l&#039;inizio che resta anch&#039;esso senza conclusione proprio perché nella vita non solo non puoi sapere prima cosa accadrà, ma non sai neanche il perché le cose accadono!

Concetto ribadito dalla scena in cui l&#039;avvocato degli immobili ha trovato la soluzione al problema di larry (notizia positiva) ma poi muore appena prima di rivelargliela e così come aveva capovolto la situazione entrando con una notizia positiva la ricapovolge morendo all&#039;improvviso, nella vita in un attimo tutto cambia e tutto si capovolge. 

Da notare poi come nella conclusione tutto da l&#039;impressione di capovolgersi più volte proprio come nella scena dell&#039;avvocato immobiliare. Tutto d&#039;improvviso migliora e sembra andare bene con il ricongiungimento con la famiglia e la promozione e i soldi del coreano (il tutto senza che larry abbia dovuto fare nulla, perché le cose a volte sono proprio indipendenti dalla nostra volontà e non ci possiamo fare niente), da una situazione di crisi completa si passa ad un nuovo equilibrio poi di nuovo arrivano la tromba d&#039;aria e la telefonata del medico facendo ripiombare tutto nell&#039;incertezza.

Infine il terzo rabbino: Somebody to love, questa è la perla di saggezza che arriva dal 3 e più saggio rabbino alla fine del film, semplicemente trovare qualcuno da amare che ti aiuterà a vivere, questa insieme ad un &quot;comportati bene&quot;, che insieme sono poi la strada per la felicità.

Ciao!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto i vostri interventi poi ho provato a scrivere un po cosa ho capito io del film. Se poi mi rispondete qualcosa mi fate un grande piacere :D</p>
<p>Il primo rabbino parla dei punti di vista, l&#8217;ottica dalla quale guardi la tua vita può fartela sembrare insopportabile o fantastica e spesso questo dipende solo da te e da come vuoi affrontarla. Concetto poi ribadito nella scena in cui il cugino che vede la vita di larry come magnifica come uno che ha tutto e lo invidia, proprio mentre invece larry era disperato.</p>
<p>Il secondo rabbino parla delle cose che non sappiamo, cos&#8217;è che sappiamo? nulla quindi cosa dobbiamo fare? &#8220;non lo so, ma aiutare gli altri va sempre bene&#8221; dice. non sai assolutamente cosa ti può capitare nella vita fin quando non ci capiti in mezzo, non sai cosa devi fare ma ci sono cose anche banali come l&#8217;aiutare gli altri a cui possiamo aggrapparci perché sappiamo che appunto &#8220;va sempre bene&#8221;. Il fatto del &#8220;non sapere&#8221; è poi il concetto più ribadito nel film anche con il gatto di shredinger e il principio di indeterminatezza le due lezioni di larry e con il finale &#8220;apertissimo&#8221; del film.<br />
Aperto come l&#8217;inizio che resta anch&#8217;esso senza conclusione proprio perché nella vita non solo non puoi sapere prima cosa accadrà, ma non sai neanche il perché le cose accadono!</p>
<p>Concetto ribadito dalla scena in cui l&#8217;avvocato degli immobili ha trovato la soluzione al problema di larry (notizia positiva) ma poi muore appena prima di rivelargliela e così come aveva capovolto la situazione entrando con una notizia positiva la ricapovolge morendo all&#8217;improvviso, nella vita in un attimo tutto cambia e tutto si capovolge. </p>
<p>Da notare poi come nella conclusione tutto da l&#8217;impressione di capovolgersi più volte proprio come nella scena dell&#8217;avvocato immobiliare. Tutto d&#8217;improvviso migliora e sembra andare bene con il ricongiungimento con la famiglia e la promozione e i soldi del coreano (il tutto senza che larry abbia dovuto fare nulla, perché le cose a volte sono proprio indipendenti dalla nostra volontà e non ci possiamo fare niente), da una situazione di crisi completa si passa ad un nuovo equilibrio poi di nuovo arrivano la tromba d&#8217;aria e la telefonata del medico facendo ripiombare tutto nell&#8217;incertezza.</p>
<p>Infine il terzo rabbino: Somebody to love, questa è la perla di saggezza che arriva dal 3 e più saggio rabbino alla fine del film, semplicemente trovare qualcuno da amare che ti aiuterà a vivere, questa insieme ad un &#8220;comportati bene&#8221;, che insieme sono poi la strada per la felicità.</p>
<p>Ciao!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/12/11/a-serious-man/#comment-125704</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 18:04:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[helena, vedrai che ti piacerà. anzi, secondo me, insieme a &quot;il nastro bianco&quot; di michael haneke, &quot;a serious man&quot; è uno tra i film più belli della stagione - anche se non ho ancora visto, e spero di recuperarlo in settimana, &quot;segreti di famiglia&quot; di francis ford coppola, di cui tutti dicono un gran bene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>helena, vedrai che ti piacerà. anzi, secondo me, insieme a &#8220;il nastro bianco&#8221; di michael haneke, &#8220;a serious man&#8221; è uno tra i film più belli della stagione &#8211; anche se non ho ancora visto, e spero di recuperarlo in settimana, &#8220;segreti di famiglia&#8221; di francis ford coppola, di cui tutti dicono un gran bene.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/12/11/a-serious-man/#comment-125688</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 16:40:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=27421#comment-125688</guid>

					<description><![CDATA[Ci mancavi solo tu, Giuseppe, in questa sfilza di commenti interessanti, a convincermi ad andarlo a vedere. Non c&#039;è ne uno degli ultimi film dei fratelli Coen che mi sia piaciuto. Anche &quot;Non è un paese per vecchi&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci mancavi solo tu, Giuseppe, in questa sfilza di commenti interessanti, a convincermi ad andarlo a vedere. Non c&#8217;è ne uno degli ultimi film dei fratelli Coen che mi sia piaciuto. Anche &#8220;Non è un paese per vecchi&#8221;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/12/11/a-serious-man/#comment-125599</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 22:53:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=27421#comment-125599</guid>

					<description><![CDATA[ciao a tutti,

dopo averci pensato un po&#039; di giorni, lasciando galleggiare le immagini nella memoria, mi sono convinto che &quot;a serious man&quot; è un piccolo gioiellino, e che finalmente i fratelli coen, dopo molte prove poco riuscite, tra cui il tanto acclamato &quot;non è un paese per vecchi&quot;, siano tornati alle altezze di quel capolavoro firmato qualche tempo fa, &quot;l&#039;uomo che non c&#039;era&quot;.

(i miei dubbi su &quot;non è un paese per vecchi&quot; sono espressi qui, la prima recensione in alto: http://www.sentireascoltare.com/recensione/1239/Joel-Coen-non-e-Un-Paese-Per-Vecchi.html)

anzi a dirla tutta, &quot;a serius man&quot;, sembra il rovescio dell&#039;ordito de &quot;l&#039;uomo che non c&#039;era&quot;. da una parte, la tragedia: un uomo fallisce la riuscita di un piano criminale e sprofonda nel nulla. dall&#039;altra, la tragicommedia: un uomo vive alla giornata, senza alcun piano, e sprofonda nel nulla. ed anche i protagonisti sono del tutto speculari. ed crane, protagonista de &quot;l&#039;uomo che non c&#039;era&quot;, è calcolatore, spietato, risoluto, sentimentale, e freddissimo. mentre larry gopnick, protagonista di &quot;a serius man&quot;, è imbranato, giusto, dispersivo, sentimentalmente frigido, e incontrollabilmente preso dai fatti della vita. comunque la si metta, per loro finisce male, senza neanche che i due personaggi - ma anche e soprattutto, gli spettatori - abbiano la possibilità di capire perchè finisce così male, dove sia il senso delle immagini, o se questo sia il senso: la vita, per quanto facciamo, è puro accadimento di fatti che noi non riusciamo a controllare, accadimenti non sempre così razionali. la razionalità, se vogliamo, anche guardando i film, è sempre ex-post, come direbbero gli economisti o gli scrittori di biografie: la si capisce, sempre se esiste, quando esiste, dopo.

anche se, mentre &quot;l&#039;uomo che non c&#039;era&quot;, si appoggiava su atmosfere, situazioni, illuminazioni, e modi di girare stile noir, &quot;a serious man&quot;, non deriva da altri immaginari cinematografici o da altri generi - sebbene le immagini di apertura con l&#039;orecchio e la cuffietta del ragazzo in primissimo piano ricordino lo stesso orecchio di &quot;blue velvet&quot; di david lynch - ma è in tutto e per tutto coeniano: è in tutto è per tutto un film che richiama tutti gli altri film dei due registi, ma elevando il tutto al quadrato e sopra le righe, come se nel tempo i coen avessero girato tutti gli altri film per preparare il terreno a quest&#039;ultimo.

ed il film è divertentissimo, popolare, colto, dall&#039;umorismo sottilissimo e pervasivo, girato benissimo, con la morte e la disperazione che si infila in tutte le risate, insieme novecentesco e postmoderno, ma altro da tutti gli stilemi del cinema postmoderno, come se l&#039;avesse girato kafka in botta da lsd. 

allora mi chiedo, come mai i coen hanno girato un film del genere? non basta solo ammettere che la morale della storia è: l&#039;unico antidoto al non senso della vita quotidiana è trovare qualcuno da amare - cioè mettere in moto la parte di te che ama, piuttosto che quella, o solo quella, che vuole essere amata, come diceva david foster wallace. 

il film, in fondo, è una riflessione sul cinema, sul sistema dei media, e sulle energie che circolano in quel sistema. alla fine del film, quando il ragazzino incontra finalmente il più saggio e il più anziano dei rabbini, quest&#039;ultimo non può far altro che restituirgli quella specie di radiolina che gli era stata sottratta all&#039;inizio, citando - sempre se non sbaglio - come ultimo consiglio, un verso della canzone &quot;somebody to love&quot; e la formazione dei jefferson airplane: come dire, questa spinta ad amare, a cercare il senso delle cose, forse risiede nelle canzoni, nel cinema, nella letteratura, insomma nei luoghi in cui la vita deflagra e si ricompone insieme, a sua volta messa in forma dall&#039;amore, verso se stesso, verso il pubblico, di chi ha ideato e composto quella musica, quel film, quel libro.

a presto

giuseppe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao a tutti,</p>
<p>dopo averci pensato un po&#8217; di giorni, lasciando galleggiare le immagini nella memoria, mi sono convinto che &#8220;a serious man&#8221; è un piccolo gioiellino, e che finalmente i fratelli coen, dopo molte prove poco riuscite, tra cui il tanto acclamato &#8220;non è un paese per vecchi&#8221;, siano tornati alle altezze di quel capolavoro firmato qualche tempo fa, &#8220;l&#8217;uomo che non c&#8217;era&#8221;.</p>
<p>(i miei dubbi su &#8220;non è un paese per vecchi&#8221; sono espressi qui, la prima recensione in alto: <a href="http://www.sentireascoltare.com/recensione/1239/Joel-Coen-non-e-Un-Paese-Per-Vecchi.html" rel="nofollow ugc">http://www.sentireascoltare.com/recensione/1239/Joel-Coen-non-e-Un-Paese-Per-Vecchi.html</a>)</p>
<p>anzi a dirla tutta, &#8220;a serius man&#8221;, sembra il rovescio dell&#8217;ordito de &#8220;l&#8217;uomo che non c&#8217;era&#8221;. da una parte, la tragedia: un uomo fallisce la riuscita di un piano criminale e sprofonda nel nulla. dall&#8217;altra, la tragicommedia: un uomo vive alla giornata, senza alcun piano, e sprofonda nel nulla. ed anche i protagonisti sono del tutto speculari. ed crane, protagonista de &#8220;l&#8217;uomo che non c&#8217;era&#8221;, è calcolatore, spietato, risoluto, sentimentale, e freddissimo. mentre larry gopnick, protagonista di &#8220;a serius man&#8221;, è imbranato, giusto, dispersivo, sentimentalmente frigido, e incontrollabilmente preso dai fatti della vita. comunque la si metta, per loro finisce male, senza neanche che i due personaggi &#8211; ma anche e soprattutto, gli spettatori &#8211; abbiano la possibilità di capire perchè finisce così male, dove sia il senso delle immagini, o se questo sia il senso: la vita, per quanto facciamo, è puro accadimento di fatti che noi non riusciamo a controllare, accadimenti non sempre così razionali. la razionalità, se vogliamo, anche guardando i film, è sempre ex-post, come direbbero gli economisti o gli scrittori di biografie: la si capisce, sempre se esiste, quando esiste, dopo.</p>
<p>anche se, mentre &#8220;l&#8217;uomo che non c&#8217;era&#8221;, si appoggiava su atmosfere, situazioni, illuminazioni, e modi di girare stile noir, &#8220;a serious man&#8221;, non deriva da altri immaginari cinematografici o da altri generi &#8211; sebbene le immagini di apertura con l&#8217;orecchio e la cuffietta del ragazzo in primissimo piano ricordino lo stesso orecchio di &#8220;blue velvet&#8221; di david lynch &#8211; ma è in tutto e per tutto coeniano: è in tutto è per tutto un film che richiama tutti gli altri film dei due registi, ma elevando il tutto al quadrato e sopra le righe, come se nel tempo i coen avessero girato tutti gli altri film per preparare il terreno a quest&#8217;ultimo.</p>
<p>ed il film è divertentissimo, popolare, colto, dall&#8217;umorismo sottilissimo e pervasivo, girato benissimo, con la morte e la disperazione che si infila in tutte le risate, insieme novecentesco e postmoderno, ma altro da tutti gli stilemi del cinema postmoderno, come se l&#8217;avesse girato kafka in botta da lsd. </p>
<p>allora mi chiedo, come mai i coen hanno girato un film del genere? non basta solo ammettere che la morale della storia è: l&#8217;unico antidoto al non senso della vita quotidiana è trovare qualcuno da amare &#8211; cioè mettere in moto la parte di te che ama, piuttosto che quella, o solo quella, che vuole essere amata, come diceva david foster wallace. </p>
<p>il film, in fondo, è una riflessione sul cinema, sul sistema dei media, e sulle energie che circolano in quel sistema. alla fine del film, quando il ragazzino incontra finalmente il più saggio e il più anziano dei rabbini, quest&#8217;ultimo non può far altro che restituirgli quella specie di radiolina che gli era stata sottratta all&#8217;inizio, citando &#8211; sempre se non sbaglio &#8211; come ultimo consiglio, un verso della canzone &#8220;somebody to love&#8221; e la formazione dei jefferson airplane: come dire, questa spinta ad amare, a cercare il senso delle cose, forse risiede nelle canzoni, nel cinema, nella letteratura, insomma nei luoghi in cui la vita deflagra e si ricompone insieme, a sua volta messa in forma dall&#8217;amore, verso se stesso, verso il pubblico, di chi ha ideato e composto quella musica, quel film, quel libro.</p>
<p>a presto</p>
<p>giuseppe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Domenico Astuti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/12/11/a-serious-man/#comment-125597</link>

		<dc:creator><![CDATA[Domenico Astuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 22:40:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=27421#comment-125597</guid>

					<description><![CDATA[I fratelli Coen li conosciamo tutti, sono dei grandissimi sceneggiatori e registi che non deludono mai. Joel, il maggiore è sempre accreditato come regista nei titoli dei film, mentre Ethan è il produttore, ma è noto che i due fanno tutto a quattro mani. Fatta eccezione per il loro penultimo film “ Non è un paese per vecchi “ che è una variante sul tema, i due brothers fanno da sempre lo stesso film almeno come tematica: i personaggi sono degli “ idioti “, quella middle class che vive ai margini non solo esistenziale delle periferie del Mondo Occidentale.
Lo erano i protagonisti del trittico splendido Mister Hula Hoop, Fargo, Il grande Lebowski, ma anche di Fratello dove sei e L’uomo che non c’era; per citare i film più recenti di questo registi cinquantenni. Lo è anche il protagonista, il serious man, Larry Gopnik e il piccolo mondo che lo circonda: l’amante della moglie, i figli, il cugino, l’avvocato, il medico, i colleghi e, soprattutto, quei rabbini che dovrebbero aiutare i loro fedeli e non si sa bene chi abbia potuto aiutare loro ad arrivare dove sono giunti. Degli ‘idioti’ che tuttavia non fanno sempre ridere e forse in alcuni punti possono irritare, mentre l’ironia del racconto si tramuta in alcuni passaggi in ansia se non in fastidio per il protagonista che sembra non reagire come nella classica tradizione ebraica.
Larry Gopnik è un uomo di circa quarant’anni, professore universitario di fisica ma non ancora di ruolo, ha poche pretese nella vita e alcune sicurezze. Vive in un piccolo centro del Mid West nel 1967. La moglie s’innamora dell’apparente e più concreto Sy Ableman e vuole un divorzio rituale per potersi risposarsi nella fede. Hanno due figli, un maschio e una femmina; il figlio, un anonimo adolescente dai capelli rossi, fuma spinelli e ascolta i Jefferson Airplane mentre attende di celebrare il suo Bar mitzvah; la figlia non si sa bene cosa faccia, sembra solo molto interessata a lavarsi i capelli e rubacchia il denaro al padre per rifarsi il naso, ma a sua volta è anche derubata dal fratello. Hanno un ospite da alcuni mesi, il cugino di Larry, ancora disperato dall’abbandono della moglie: russa sul divano, se ne sta in bagno per delle ore e scrive un diario sul calcolo delle probabilità.
A Larry capita di tutto, è cacciato dalla moglie di casa, deve riparare in un modesto motel con il cugino depresso, imbroglione, forse omosessuale e ricercato dalla polizia; uno studente coreano lo ricatta per una corruzione di cui lui non si è reso conto e lo minaccia di diffamazione; nei giorni successivi decideranno se verrà assunto definitivamente all’università, ma non presagisce nulla di buono; una ditta di dischi pretende dei soldi per delle consegne di cui lui non sa nulla; ha un incidente d’auto e la vettura si sfascia; e come se non bastasse deve attende l’esito di alcuni accertamenti sanitari. Travolto da tutti questi guai, Larry si rivolge a uno, due e tre rabbini per ascoltare la parola di Hashem e interpretare la sua volontà. Per fortuna che giunge un uragano e termina il film. Insomma, parafrasando Voltaire, questo è il più stupido dei mondi possibili, in cui solo un uomo modesto e mediocre riesce a sopravvivere, e in questo caso i protagonisti nuotano nella religione ebraica e in quel magma esistenziale. Questione di gusti, ma del mondo ebraico e delle sue contraddizioni preferiamo l’ironia spumeggiante di Woody Allen]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I fratelli Coen li conosciamo tutti, sono dei grandissimi sceneggiatori e registi che non deludono mai. Joel, il maggiore è sempre accreditato come regista nei titoli dei film, mentre Ethan è il produttore, ma è noto che i due fanno tutto a quattro mani. Fatta eccezione per il loro penultimo film “ Non è un paese per vecchi “ che è una variante sul tema, i due brothers fanno da sempre lo stesso film almeno come tematica: i personaggi sono degli “ idioti “, quella middle class che vive ai margini non solo esistenziale delle periferie del Mondo Occidentale.<br />
Lo erano i protagonisti del trittico splendido Mister Hula Hoop, Fargo, Il grande Lebowski, ma anche di Fratello dove sei e L’uomo che non c’era; per citare i film più recenti di questo registi cinquantenni. Lo è anche il protagonista, il serious man, Larry Gopnik e il piccolo mondo che lo circonda: l’amante della moglie, i figli, il cugino, l’avvocato, il medico, i colleghi e, soprattutto, quei rabbini che dovrebbero aiutare i loro fedeli e non si sa bene chi abbia potuto aiutare loro ad arrivare dove sono giunti. Degli ‘idioti’ che tuttavia non fanno sempre ridere e forse in alcuni punti possono irritare, mentre l’ironia del racconto si tramuta in alcuni passaggi in ansia se non in fastidio per il protagonista che sembra non reagire come nella classica tradizione ebraica.<br />
Larry Gopnik è un uomo di circa quarant’anni, professore universitario di fisica ma non ancora di ruolo, ha poche pretese nella vita e alcune sicurezze. Vive in un piccolo centro del Mid West nel 1967. La moglie s’innamora dell’apparente e più concreto Sy Ableman e vuole un divorzio rituale per potersi risposarsi nella fede. Hanno due figli, un maschio e una femmina; il figlio, un anonimo adolescente dai capelli rossi, fuma spinelli e ascolta i Jefferson Airplane mentre attende di celebrare il suo Bar mitzvah; la figlia non si sa bene cosa faccia, sembra solo molto interessata a lavarsi i capelli e rubacchia il denaro al padre per rifarsi il naso, ma a sua volta è anche derubata dal fratello. Hanno un ospite da alcuni mesi, il cugino di Larry, ancora disperato dall’abbandono della moglie: russa sul divano, se ne sta in bagno per delle ore e scrive un diario sul calcolo delle probabilità.<br />
A Larry capita di tutto, è cacciato dalla moglie di casa, deve riparare in un modesto motel con il cugino depresso, imbroglione, forse omosessuale e ricercato dalla polizia; uno studente coreano lo ricatta per una corruzione di cui lui non si è reso conto e lo minaccia di diffamazione; nei giorni successivi decideranno se verrà assunto definitivamente all’università, ma non presagisce nulla di buono; una ditta di dischi pretende dei soldi per delle consegne di cui lui non sa nulla; ha un incidente d’auto e la vettura si sfascia; e come se non bastasse deve attende l’esito di alcuni accertamenti sanitari. Travolto da tutti questi guai, Larry si rivolge a uno, due e tre rabbini per ascoltare la parola di Hashem e interpretare la sua volontà. Per fortuna che giunge un uragano e termina il film. Insomma, parafrasando Voltaire, questo è il più stupido dei mondi possibili, in cui solo un uomo modesto e mediocre riesce a sopravvivere, e in questo caso i protagonisti nuotano nella religione ebraica e in quel magma esistenziale. Questione di gusti, ma del mondo ebraico e delle sue contraddizioni preferiamo l’ironia spumeggiante di Woody Allen</p>
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