Corpo Lettera Integrale: Casanova

4 gennaio 2010
Pubblicato da

Casanova Intégral
di
Philippe Sollers
traduzione di Francesco Forlani

Era ora! Finalmente una vera edizione delle duemila pagine delle Memoires di Casanova, l’equivalente di A la recherche du temps perdu, otto milioni di caratteri, e che caratteri! Finalmente un solo blocco spettacolare, che meritava d’essere sì sistemato, ma non di certo censurato! La vicenda è complessa, ma in fin dei conti assai semplice. Casanova (morto nel 1798) scriveva in un francese spesso maldestro. Il manoscritto viene ritrovato in Germania ed è dapprima tradotto in tedesco. Poi, nel 1826, pubblicazione “en bon français” ma con delle attenuazioni, velature, aggiunte inopportune. Il manoscritto originale, invece, dovrà aspettare il 1960 (!) per essere conosciuto. Di qui, ora, la necessità di adottare un principio unico di edizione: leggibilità dell’aggiustamento grammaticale, e intercalari tra virgolette, nel racconto, della censura. Ecco cosa è stato fatto e fatto bene: Il risultato è per l’appunto favoloso.

Jean Laforgue, il professore francese che ha “messo in bella forma” le Mémoires, o meglio L’Histoire de ma vie, è un esempio eccellente di gusto scrupoloso e di rimozione laica. È tutto il diciannovesimo secolo che si esprime attraverso di lui e che viene così, affascinato, serio a distendersi con fervore sul divano di Casanova. Laforgue conosce bene la lingua ma non dovrà succedere che nel molto svelarsi grazie a un altro, finisca col dirne troppo. Ecco il suo primo intervento: “ Quanto alle donne, ho sempre trovato soave l’odore di quelle che ho amato”. Eppure, Casanova ha scritto : ” Ho sempre trovato che colei che amavo avesse un odore buono, e più il suo sudore era forte , tanto più mi sembrava soave. ” Questa repressione del sudore è, di per sé, tutto un programma. Lo stesso, per il cibo. Casanova non nasconde quel che chiama ” gusti forti”: Selvaggina, triglie, fegato d’anguilla, granchi, ostriche, formaggi ammuffiti, il tutto annaffiato con Champagne, Bourgogne, bianchi di Bordeaux. Laforgue preferirà nella maggior parte dei casi parlare di “cenette deliziose.” Casanova si descrive in movimento, piedi scalzi, la notte per non fare rumore? Laforgue immediatamente sente freddo e infila al suo eroe “leggere pantofole”. Si assiste così, attraverso piccoli ritocchi, o talvolta per interi paragrafi, alla vestizione del corpo che ossessiona le immaginazioni colpevoli e depresse, dalla scomparsa del diciottesimo secolo. Il corpo troppo crudo, troppo presente, troppo in mostra, ecco il pericolo. L’avventura di un corpo singolare, non collettivizzabile, i suoi gesti, iniziative, le posture scatenano un’inquietudine permanente (Baudelaire e Flaubert ne sapevano qualcosa, per non parlare delle peripezie sotterranee di Sade). Certo, Laforgue è globalmente onesto: sa di partecipare a una bomba letteraria (successo garantito) , ama il suo modello, lo ammira. Eppure non può trattenersi dall’intervenire, ed è proprio questo che ci appassiona. Perché Laforgue è un benpensante sempre d’attualità. La parola “gesuita” ad esempio lo fa rabbrividire, e ci mette del suo, non senza sarcasmo, quando Casanova poi si accontenta dell’ironia. Il ricordo della monarchia è una ferita aperta. Come conciliare il fatto che Casanova sia apertamente ostile alla Terreur, e rimpianga, dopotutto l’Ancien Régime, con le sue avventure sovversive e che, dunque, dovevano andare nel buon senso, quella della storia?

Si sorvolerà sull’apologia di Louis XV (” Louis XV aveva la più bella testa che fosse possibile vedere, e la portava con così tanta grazia che maestà”) ma si sopprimerà la diatriba contro il popolo francese che ha massacrato la sua nobiltà, un popolo che, come diceva Voltaire, è “il più abominevole di tutti” e che assomiglia a “un camaleonte che assume tutti i colori ed è suscettibile di tutto quello che un capo può fargli fare nel bene o nel male”. Gli odori, il cibo, le opinioni politiche: questo va tenuto d’occhio. Se Casanova scrive “popolo basso” gli si farà dire “ il buon popolo”. Però sono le puntualizzazioni sul desiderio sessuale quelle più spinose. A proposito di una donna che è appena caduta, Laforgue scrive che Casanova “ripara con una mano casta il disordine che la caduta aveva provocato all’abito“. Sono dette in termini galanti queste cose qui. Casanova, lui, è andato “ad abbassare in fretta le gonne che avevano esposto alla vista tutte le sue segrete meraviglie”. Nessuna mano casta , si noterà, ma uno sguardo pronto. Laforgue :”teme il matrimonio come il fuoco”. È per non indignare la Signora Laforgue, che non riprende la frase di Casanova : “Temo il matrimonio più della morte“?
Più aspramente non bisognerà mostrare due delle principali eroine , M.M. e C.C. ( le due amiche di uno dei periodi più felici della vita di Casanova, nel suo casinò di Venezia), in una sequenza come questa: ” iniziarono i loro lavori con un furore simile a quello di due tigri che pareva volessero divorarsi“. Ad ogni modo, non era proprio questione di pubblicare questo: ” Ci siamo ritrovati tutti e tre dello stesso sesso in tutti i trio che eseguimmo”. Dopo un’orgia, pareva naturale a Laforgue di far provare a Casanova del “disgusto“. Niente di tale sorta.

Se Casanova scrive ” Sicuro di un pieno godimento in fine giornata, mi lasciai andare a tutta la mia gaiezza naturale” Laforgue corregge in : ” Sicuro di essere felice…” Una donna , per Laforgue, non si potrebbe rappresentare coricata sul dorso mentre si “manualizzava” . No: lei sarà “nell’atto di farsi illusione“. Ecco, effettivamente, come una mano rimane casta. Allo stesso modo si dirà “onanismo” laddove Casanova impiega questa meravigliosa parola: “manustupro”. Si eviteranno le annotazioni “sulle feroci viscere che (…) danno convulsioni a una, fanno impazzire un’altra, e diventare un’altra ancora devota“. Casanova ama le donne: le descrive come le ama. Laforgue le rispetta: è un femminista che le teme. Non è proprio il caso che Casanova parli di macchie sospette sulle sue mutandine: gli si pulisce tutto. In compenso, lo si doterà di tanto in tanto di formule morali. La correzione giunge talvolta al ravvedimento. M.M. (“ questa donna religiosa, forte d’animo, libertina e gaudente, ammirevole in ogni cosa facesse”) manda una lettera d’amore al suo Casanova. Versione Laforgue: “Lancio mille baci che si perdono nell’aria.” Casanova (ed è talmente più bello): “Bacio l’aria, credendo che tu ci sia.”

Da dove proviene, invece, l’incantamento costante nel leggere, perfino nella versione Laforgue, queste “Mille e una notte” d’Occidente?
Dal fatto che si tratti semplicemente di uno dei più bei romanzi di tutti i tempi, che racconta una performance alchemica che tutti sognano ma che pochi raggiungono: fare della propria vita un romanzo. Se i romanzi servono a immaginare le vite che non si sono avute , Casanova, lui può tranquillamente affermare: ” la mia vita è la mia materia, la mia materia è la mia vita“. E che materia? ” Ricordandomi dei piaceri che ho avuto, io li rinnovo, ne godo per una seconda volta, e rido delle pene che ho patito e che ormai non sento più. Membro dell’universo parlo all’aria e mi figuro rendere conto della mia gestione come un Maître d’Hotel lo rende al suo Maître prima di sparire.” ( Si noti che Casanova non dice che il Maître deve sparire.) Si è organizzato una festa di tutti gli istanti, niente glielo impedisce, niente lo ostacola, le stesse malattie o i fiaschi lo interessano o lo divertono; e sempre, dappertutto, all’improvviso, ci sono delle donne pronte ad entrare nel suo vortice magnetico. Guarda caso, sono spesso sorelle, amiche, sempre che non si tratti di madre e figlia. ” Non ho mai potuto concepire come un padre potesse amare teneramente la sua affascinante figlia senza esserci andato a letto almeno una volta. Questa impotenza del concepire m’ha sempre convinto e mi convince ancora di più con forza oggi, che il mio spirito e la mia materia non fanno che un’unica e sola sostanza” Formidabile dichiarazione d’incesto rivendicata ( e del resto praticata e raccontata in occasione di una notte famosa a Napoli). Bisogna insistere : ” Gli incesti, eterni soggetti delle tragedie greche, invece di farmi piangere, mi fanno ridere.” Ecco di cosa turbare o scandalizzare per sempre, tutte le società, quali che siano. Le avventure di Casanova, la magnetizzazione che liberano, vengono indubbiamente da questa “sostanza” che lo costituisce. Grazie a questa, e alla detestazione della morte che genera, le porte si aprono, i nemici scompaiono, le felici combnazioni si moltiplicano, le evasioni di prigione sono possibili, le partite al gioco finiscono bene, la pazzia usata e sconfitta, la ragione ( o almeno una certa ragione superiore) trionfa. La storia “magica” con la marchesa d’Urfé (che si aspetta da Casanova , super stregone, di essere trasformata in uomo ) è una delle più sbalorditive mai vissute. Ciarlatano, Casanova? Senza alcun dubbio, quando ci vuole ci vuole, ma un ciarlatano che si confessa tale, precisando ogni volta quale sia la vera causa di credulità (come Freud in fondo ma in maniera più comica)

Incontra delle star? Nessun problema. Voltaire? Gli si recita l’Ariosto, fino a farlo piangere. Rousseau? Nessun fascino, non sa ridere. Federico di Prussia? salta da un argomento all’altro senza ascoltare le risposte che gli si danno. Caterina di Russia? Si viaggia con lei. Il cardinale di Bernis? Un compagno di dissolutezza, a Venezia. il Papa? Vi offre la stessa decorazione data a Mozart, en passant. A proposito di papa, la metafisica di Casanova ha ancora di che sorprendere. Comincia così L’Histoire de ma vie:: “La dottrina degli stoici e di ogni altra setta sulla forza del destino è una chimera dell’immaginazione che si rifà all’ateismo. io sono, non soltanto monoteista, ma cristiano fortificato dalla filosofia, che non ha mai rovinato alcunché.” La provvidenza, dice ancora, l’ha sempre esaudito nelle sue preghiere. “La disperazione uccide: la preghiera la fa sparire e, quando l’uomo ha pregato, prova fiducia e agisce. ” Casanova che prega: che quadretto! Sorprendente professione di fede, ad ogni modo, per l’uomo che getta allo stesso tempo in faccia ai suoi simili questa frase destinata a essere compresa da coloro che ” a furia di dimorare nel fuoco sono diventati delle salamandre”. “Niente potrà fare che io non mi sia divertito“.

Casanova è presente. Siamo noi che siamo andati alla deriva lontano da lui e, con ogni evidenza, in un’ impasse fatale. Un giorno a Parigi, è all’Opera, in un palchetto vicino a quello di Madame de Pompadour. La buona società si diverte per il suo francese approssimativo, per esempio quando dice di non avere freddo a casa sua perché le finestre sono calfoutrées1 .
Casanova incuriosisce, gli si chiede da dove venga: “da Venezia“. Madame de Pompadour: “ Da Venezia? Lei è veramente di laggiù?” Casanova: “Venezia, signora, non è laggiù, ma lassù”. Una riflessione così insolente colpisce gli spettatori. La sera stessa, Parigi è a lui.

Brano tratto da Philippe Sollers, Liberté du XVIIIème, Gallimard, 2002 (Folio, n°4120)

  1. in francese si dice calfeutrées, ovvero tappate, sigillate. Nell’invenzione casanoviana, feutre/feltro diventa foutre/fottere []

Tag: , , , , , , , , ,

29 Responses to Corpo Lettera Integrale: Casanova

  1. franco buffoni il 4 gennaio 2010 alle 19:15

    bello! bravo Forlani! franco

  2. chi il 4 gennaio 2010 alle 21:24

    bravò ò ò ò ò ò a Furlen! questo pezzo di Sollers è veramente divertito e divertente. :-) :-)

  3. franz krauspenhaar il 5 gennaio 2010 alle 00:05

    bellissimo, intrigante testo. grazie francesco.

  4. jacopo galimberti il 5 gennaio 2010 alle 01:38

    La scorsa estate ho cercato di procurami l’edizione originale in Italiano ma non ci sono riuscito, e pensare che questo e’ uno dei piu’ grandi libri scritti da un italiano! Insieme all’Aretino (“I modi”, almeno) un must che ogni insegnante di letteratura dovrebbe essere obbligato a fare, altro che Manzoni e crocifissi vari.

    Fara’ piacere a molti, spero, sapere che almeno in un occasione Casanova e’ andato con un uomo, almeno cosi’ mi dicono i bigini di cui dispongo.

    Qulacuno ha consigli per acquistare le Memorie in italiano? forse rassegnarsi a leggerle in francese? ma allora in quale versione, visto il pezzo qua sopra?

  5. mar asma il 5 gennaio 2010 alle 01:46

    bravò forlanì!

    (@galimberti:o I Meridiani o Newton Compton o Garzanti)

  6. gianni biondillo il 5 gennaio 2010 alle 02:54

    Superbe!

  7. Aldo Vincent il 5 gennaio 2010 alle 06:00

    @jacopo. Le memorie di Casanova sono state pubblicate da Mondadori. La traduzione e il riordino delle carte è di Piero Chiara. Se non ricordo male sono sei volumi, credo sia costosetto…

    Aldo Vincent

  8. véronique vergé il 5 gennaio 2010 alle 09:57

    Effeffe, è une traduzione sublime! Hai fatto una meraviglia, afferrato il tono giusto, lo spirito brillante del XVIII secolo. E’ come una musica allegra.
    Invece Il XIX era un secolo terribile per la sessualità femminile: un corpo prigioniero, privato di vita. L’odore, il godimento erano elementi da nascondire: è una vista angelica della femminiltà.
    Il brano di MM CC è scritto con sapore sotto la penna di Casanova.
    Laforgue utilizza un paravento, Casanova non tiene distanza: la scrittura è godimento, piacere. Come il cibo o il vino.
    Il lettore participa alla scena, in sensi aperti.
    Leggere Casanova o Sollers dà un gusto alla vita, sveglia il rosso della vita.
    Nel film di Fellini, è la parte magica che mi incanta di più, l’onirismo.

  9. francesco forlani il 5 gennaio 2010 alle 10:42

    e soprattutto grazie a te, Veronique, per avermi spedito il libello e il vino!
    effeffe

  10. riccardo ferrazzi il 5 gennaio 2010 alle 11:04

    La traduzione ne I Meridiani è di Piero Chiara, è godibilissima e non si fa davvero scrupoli di nessun genere. Sono tre volumi e costano cari, sì. Mi pare di averli pagati, a suo tempo, 260.000 lire. Ma valeva la spesa.

  11. francesco forlani il 5 gennaio 2010 alle 11:38

    Caro Riccardo, la storia de l’histoire de ma vie è assai complicata. Il testo originale era, in francese, come ricordato da Sollers, quindi Jean Laforgue non “traduce” Casanova ma in qualche modo gli fa da editor. Quando nel 1960 si recupera il manoscritto originale la casa Brockhaus decise di pubblicare, insieme all’editore Plon di Parigi (dal 1960 al 1962), il testo originale in sei volumi curato da Angelika Hübscher. Piero Chiara tradusse allora l’histoire a partire da quella edizione . L’importanza della versione “purgata” sta nel costituire una testimonianza precisa della censura operata sul diciottesimo secolo dal diciannovesimo secolo. Ora, la questione che mi pongo è la seguente: a prescindere dall’edizione integrale dell’Histoire de ma vie, siamo sicuri che il ventesimo e il ventunesimo secolo non siano rimasti a quel tipo di censura? Secondo me sì e come Sollers credo che soprattutto la questione “corpo” (e il suo “secreto”) rimanga una questione aperta o chiusa,se si vuole
    effeffe

  12. véronique vergé il 5 gennaio 2010 alle 13:20

    E effeffe buon vino (spero) e buona lettura.

    Quello che mi colpisce nello spirito di Casanova è la gaiezza, la leggerezza.
    Oggi la censura è la tristezza, il disgusto, l’annientamento dei sensi.

    Parlare dell’inceste con questa leggerezza è révolutionnaire.
    Mi intendo, la manera da cui parla Casanova è audace.
    Parla non per scioccare, ma con la sincerità, il senso della festa come vita. Mi piacerebbe avere questa leggerezza.
    Nel film di Fellini si mostra anche il lato tenero con Henriette.

    E l’evasione de la prigione des plombs è un momento fabuloso.
    Tutto nella vita di Casanova è notevole. Era uno spirito fabuloso.
    Casanova charlatan mi è simpatico, come la marquise d’Ufé desiderando
    metamorfosi in uomo.
    E’ strano come ancora oggi Casanova attrae. Purtroppo in francese un Casonava è considerato come seduttore solo. Non si vede il lato libertin nel senso pieno.
    Ho amato (quand même) Casanova 70 .

  13. riccardo ferrazzi il 5 gennaio 2010 alle 14:28

    Caro Furlén, lungi da me l’idea di esaltare una versione piuttosto che un’altra. Del resto, ogni epoca ha i suoi tabu e la traduzione è un modo quasi obbligato per sovrapporli al testo. Forse è più difficile tradurre un testo che mettere in scena un’opera! Ho segnalato la traduzione di Chiara nei Meridiani solo come contributo a chi chiedeva ragguagli.

  14. jacopo galimberti il 5 gennaio 2010 alle 14:57

    Domanda tecnica che potrebbe farmi risparmiare 55 euro.

    ho letto e apprezzato il volume edito da garzanti ma, senza che l’editore lo dica (brutto stronzo), questo e’ solo l’inizio delle Memorie! senza fuga dai piombi senza parigi, l’europa; insomma, e’ il casanova alle prime armi anche se gia’ piuttosto simpatico.

    secondo voi il primo tomo dei meridiani corrisponde supergiu’ al volume edito da garzanti? se cosi’ fosse eviterei di riacquistarlo.

  15. jacopo galimberti il 5 gennaio 2010 alle 15:06

    sorry forse ho trovato la risposta copioincollo per altri

    l’edizione della newton compton (1999), della quale mio padre è stato curatore, ed io traduttore, è l’unica traduzione italiana della versione integrale del racconto di casanova. e’ stata tradotta dall'”histoire de ma vie”, edizioni gallimard, unica versione completa in lingua originale dell’opera. l’edizione mondadori, che si avvale della cura di piero chiara, è del 1983, e si tratta dell’opera con molte censure e mutilazioni di testo, così come è apparsa in francia fino ai primi anni ’70. l’edizione newton compton è in due volumi, ed il prezzo intero attualmente è di 21.00€ circa, ma se fate un giro su internet, o nelle librerie, la troverete facilmente al 50%… per ciò che riguarda la “storia della mia fuga dai piombi”, ed. newton compton 1993, della quale ho curato la traduzione (sebbene in incognito…) e della quale mio padre era curatore, si tratta di un racconto nel racconto, ovvero di un approfondimento di uno dei capitoli della “storia della mia vita”, particolarmente rocambolesco e divertente.

    duccio bartalini bigi

  16. francesco forlani il 5 gennaio 2010 alle 15:54

    Riccardo lungi da me anche
    la questione invece si fa più seria adesso. ovvero , siamo sicuri che la traduzione di Piero Chiara sia stata fatta sull’originale? ci sono solo due modi per sincerarcene. Bisognerebbe controllare la versione Meridiano con quella (Plon) o Laffont. Chi può dare una sbirciata?
    effeffe
    ps
    la mia edizione integrale sta in una delle scatole di libri disseminate nella capitale e il meridiano non l’abbi. Riccardo magari tu…

  17. riccardo ferrazzi il 5 gennaio 2010 alle 16:28

    Ohimé no! Io non ho l’originale. E mi giunge nuovo che la versione Chiara contenga “molte censure e mutilazioni di testo”. Non so cosa possa aver censurato, visto quel che ha lasciato, ma non ho elementi per contraddire, quindi mi taccio.

  18. massimiliano manganelli il 5 gennaio 2010 alle 16:53

    Bella traduzione. Ho un appunto, però.
    “Parigi è a lui” è un calco esatto del francese “Paris est à lui”. E in italiano non vuol dire nulla. Non era meglio “Parigi è sua”?

  19. Salvatore D'Angelo il 5 gennaio 2010 alle 17:08

    Bravò soprattuto per il contributo audiovisuale: un intelligentissimo e ironico contrappunto.
    La traduzione di Sollers mi stimola a leggere finalmente l’edizione integrale dei Memoirs di Casanova, magari per poi scoprire che, quando saranno finalmente pubblicate le edizioni complete e integrali dei Diari di Anais Nin, che quest’ultima è davvero il suo drammatico doppio al femminile, con una qualità letteraria immensamente superiore:leggerli, per credere.

  20. francesco forlani il 5 gennaio 2010 alle 17:24

    Massimiliano, ci ho pensato un po’ prima di optare per questa formula un pochettiello desueta, stile “a chi Parigi? a me ! :-)
    però usare un’espressione come Parigi era ai suoi piedi, o Parigi era tutta sua, mi sembrava meno giusta. comunque mo ci penso e faccio un appello modello open source, qualcuno avrebbe una proposta migliore per Paris est à lui?

    A Saldan
    in realtà Sollers non sarebbe contento di ‘sta cosa. durante un’intervista che gli feci per un magazine italiano Posh, gli chiesi cosa ne pensasse del Casanova di Fellini e lui mi rispose che Fellini che non amava le donne non avrebbe potuto capire, e così era stato, l’universo casanoviano.

    ps
    proprio qualche minuto fa un’amica romanziera mi ha scritto che stava lavorando alla traduzione (in francese) di Anais Nin

    effeffe

  21. massimiliano manganelli il 5 gennaio 2010 alle 17:29

    L’idea dell’appello open source non è mica male, per una traduzione!
    Io mi terrei un sano e semplice “Parigi è sua”.
    Sul “Parigi è ai suoi piedi” concordo: è brutto.

  22. francesco forlani il 5 gennaio 2010 alle 17:46

    No Massimiliano. O ci aggiungo qualcosina tipo, ormai, Parigi è sua o da solo è moscio. Lei è a me soltanto!! però è bella come espressione…
    effeffe

  23. giacomo sartori il 5 gennaio 2010 alle 19:17

    suppongo che l’edizione a cui allude Sollers (effeffe non ha messo la data del bellissimo e sollersianamente brioso pezzo) sia quella del 1993 di Laffont (collana semieconomica Bouquins), la quale in realtà riprende pari-pari quella Brockhaus-Plon del 1960 (basata sul manoscritto miracolosamente scampato al bombardamento di Dresda), che nel frattempo era esaurita; rispetto a quest’ultima solo le note sono state ampliate (e costituiscono un apparato davvero notevole), ed è stato aggiunto un indice ragionato;

    ma teniamo presente che, come dice la prefazione dell’edizione nei Bouquins, rispetto al manoscritto originale “l’ortoghaphe er la ponctuation ont été modernisées”; e quel “modernisées” fa un po’ rizzare i capelli (checchè ne dica Sollers), per quanto riguarda la punteggiatura;
    come dire, non è ancora finita, perchè non è detto che “l’ammodernamento” della punteggiaura (conoscendo i rigidi stilemi di moltissimi francesi in materia di “bella” o “giusta” punteggiatura) non sia in molti casi una violenza sul testo (“un francese spesso maldestro”, afferma lo stesso Sollers); da verificare;
    problema che naturalmente si ripercuote anche sulla traduzione italiana;

  24. Salvatore D'Angelo il 5 gennaio 2010 alle 20:50

    @effeffe

    beh, detto tra noi , – e con tutto il rispetto per sollers- ma tu, caro effeffe, non sei solo un semplice traduttore, sei un artista…e il contrappunto ironico è un tuo tratto distintivo…quella capacità di rendere leggero e leggibile tutto, anche il “ponderoso”..Va beh, basta così.
    Quanto all’appello open source sulla traduzione di “Paris est à lui”..beh, perchè no, io lo renderei con “Parigi gli appartiene”, forse è più in tono col personaggio…insomma Parigi come una donna che cede al fascino di Casanova…o no?

  25. francesco pecoraro il 6 gennaio 2010 alle 09:04

    “il mio spirito e la mia materia non fanno che un’unica e sola sostanza”.

    il casanova è probabilmente il film migliore di fellini.
    o almeno il più compatto, il meno accondiscendente.
    la visione di sollers vi è completamente rovesciata.
    lì casanova è un cupo e tronfio manichino a orologeria che vive in un secolo per niente gaio.

  26. véronique vergé il 6 gennaio 2010 alle 10:33

    Torno al commento questo pomeriggio per parlare del film il casanova e l’edizione gallimard che ho.

    Anaîs Nin in traduzione che meraviglia!

  27. effeffe il 6 gennaio 2010 alle 11:09

    Giacomo, i riferimenti all’edizione Laffont sono nel link in apertura.
    Per quanto riguarda la questione punteggiatura sono d’accordo con te, ecco perchè insisto sull’azione di editing più che di traduzione. la cosa migliore sarebbe un audiolibro che contenga la versione ultra originale. Uno sponsor? magari la leggiamo io e te con accento Sud-Nord est
    effeffe

  28. giacomo sartori il 6 gennaio 2010 alle 12:13

    nell’idea originaria l’edizione Brockhaus-Plon avrebbe dovuto essere accompagnata da una stampa in fac-simile, che però per motivi economici non è mai stata realizzata

  29. véronique vergé il 6 gennaio 2010 alle 18:45

    Ho riletto qualche brano di Histoire de ma vie ( Gallimard, ho per il momento questa versione con capitoli scelti). La censura mi sembra
    non troppo rigido).
    In Lia si trova le verbe manualizzare et non farsi illusione.
    C’è anche un brano che non oserebbe forse un autore della nostra epoca:
    La figlia di Casanova Leonilda( o Lucrezia) participa a l’atto erotico con la madre e il suo padre.
    Per la punteggiatura, e terribile la regola stretta ( il punto virgola, la virgola) E’ soprattuto la virgola che risponde a un scelto, forse un dilemma tra il movimento, il ritmo e la regola).

    Il Casanova di Fellini svela il lato strano, magico, scuro di Casanova.
    Non ho interpretato il personaggio come manichino, anche nella danza con la bambola di porcellana. L’episodio con la bambalo fa accenno forse all’incesto, la creazione di una figlia desiderate, come spechio femminile.
    Mi è colpito la forza magica dell’erotismo, legata al sangue, alla creazione.

    Invece il libro mi sembra celebrare la vita, la festa. Sollers parte del libro, e non fa allusione al film, perché Fellini nel fondo non amava Casanova.
    Non era un secolo gaio, basta conoscere il supplizio orribile di Damien,
    la giustizia dell’epoca, ma era nella letteratura, un desiderio di rovesciare la società, di giocare, di sognare la felicità, la festa dei sensi,
    l’intelligenza.



indiani