Credo

7 gennaio 2010
Pubblicato da

di Andrew Zawacki

traduzione di Andrea Raos

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9 Responses to Credo

  1. gianni biondillo il 7 gennaio 2010 alle 11:24

    Andrea, davvero complimenti. Non ho la minima idea di chi sia Andrew Zawacki, ma ora grazie a te so della sua esistenza e bravura.
    (vorrei capire il senso delle “&”, ma ora qui non ha importanza)

  2. Andrea Raos il 7 gennaio 2010 alle 11:54

    Ciao Gianni e grazie, sono contento che tu abbia apprezzato.
    Zawacki l’avevo conosciuto (molto brevemente) a Parigi qualche anno fa, presentatomi da Joe Ross (pure presente su NI).
    Qui qualche notizia su di lui:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Andrew_Zawacki
    Sulle & non ho risposte. Ho immaginato che abbiano una funzione antilirica in un testo che rischia di esserlo troppo, ma è solo una mia idea. Ho comunque l’impressione che facciano più “strano” in italiano che non nell’originale.
    *
    Mi viene in mente ora: dovrei scrivere qualcosa, un giorno o l’altro, sulla colonia di artisti statunitensi rifugiati a Parigi nell’era Bush. Ne ho incontrati davvero tanti, con facce, atteggiamenti e combattività da scampati al maccarthysmo. Un sacco di gente fantastica.

  3. véronique vergé il 7 gennaio 2010 alle 12:27

    Un brusio, un soffio,
    un fiume, una nuvole,
    la musica sospesa,
    l’anima di Andrea
    sposa il sentimento
    del corpo in vita
    sola prova
    della bellezza
    il fiume, il fuoco
    dice di noi che siamo.

  4. viola il 7 gennaio 2010 alle 13:21

    una presocratica metamorfosi, molto ben riuscita e il rischio del “lirismo” abilmente evitato, grazie Raos, V.

  5. Giampa.olo il 8 gennaio 2010 alle 16:58

    il testo mi traballa, ho letto dei versi che “mi luccicano” e chiamano, spero di riuscire a fissarlo, magari salvarlo e stamparlo. ciao

  6. Giampa.olo il 8 gennaio 2010 alle 17:01

    ce l’ho fatta. è una preghiera con gli occhi bassi, perché indentro o perché “non si prega”, proprio perché alla fine sa “annullare” l’io, e allora si apre a ventaglio verso l’alto. sì

  7. Fabio Teti il 8 gennaio 2010 alle 21:54

    “credo” che mi sia piaciuta molto.

    grazie, Andrea, per la scoperta.

  8. Andrea Raos il 9 gennaio 2010 alle 14:30
  9. Salvatore D'Angelo il 14 gennaio 2010 alle 17:34

    Il testo di Zawacki è davvero splendido e complimenti ad Andrea Raos per averlo tradotto così bene e per avercelo postato. Quanto alla curiosità di Gianni Biondillo, il grafema & corrisponde alla congiunzione “and” ed era molto in uso nell’inglese antico. William Blake ne fa un uso sistematico nei suoi Songs of Innocence; credo sia dovuto al fatto che, in quanto incisore , i suoi testi li imprimeva su superfici di vario materiale (legno, bronzo) e quel segno si prestava molto per ragioni di spazio e grafiche. Questo vezzo viene poi ripreso anche da Allen Ginsberg e da altri poeti della beat generation; ma Ginsberg in particolare. Non so spiegarmi l’origine filologica del grafema, ma – stando ai ricordi di scuola che ho- mi pare che esso venga utilizzato soprattutto per i poemi o canti a impostazione sacrale e/o visionaria. Per analogia, credo che Zawacki lo utilizzi per rifarsi a questa tradizione che da Blake va alla beat generation: mi pare, infatti, che il testo di Zawacki , pur non avendo nulla a che fare con la tradizione lirica, abbia però una impostazione “visionaria” a forte contenuto simbolico, molto ritmata, quasi musicale: E questo lo accosta proprio a William Blake e ad Allen Ginsberg. Quest’ultimo, nei suoi reading, cantilenava i suoi testi, accompagnandosi anche con strumenti musicali; ed era, a suo dire, un volersi rifare proprio a William Blake, il quale, a sua volta, definiva la sua poesia (siamo nel 1789) come filiazione della tradizionale poesia pastorale e popolare, che veniva recitata o detta con accompagnamento musicale.
    Il testo di Zawacki, sia nel testo originale che in traduzione, si presta a una lettura ritmica con accompagnamento musicale.
    Vada a briglia sciolta, comunque….potenza delle & !



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