Yes I Kea – I ragazzi di non è (più) la RAI

8 gennaio 2010
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8 Responses to Yes I Kea – I ragazzi di non è (più) la RAI

  1. francesco forlani il 8 gennaio 2010 alle 17:45

    la cosa che più mi ha sorpreso è che l’affaire è stato letto da sinistra e da destra piuttosto a favore del terribilly che non del lucido intervento critico di Aldo Grasso. Why? Mi chiedo…
    effeffe

  2. véronique vergé il 8 gennaio 2010 alle 18:09

    Mi sembra una collezione di momenti televisi , con occhiolino agli angeli biondi anche. Gioco, umorismo, e forse critica della critica televisiva: troppo visibilità.
    Come non conosco la TV italiana, qualcuno puo dirme che trasmissione è parruche e critica letteraria: mi curiosità è svegliata.

    La spirale televisiva attrae e divora.

  3. chi il 8 gennaio 2010 alle 18:23

    io sto con aldo grasso.
    e con forlani. indignamoci.
    :-)

  4. Giampa.olo il 8 gennaio 2010 alle 18:31

    bel taglio, forlani.
    ri-taglio, come dire non assuefarsi, oltre

  5. Simona Carretta il 9 gennaio 2010 alle 17:24

    Per tutta risposta, propongo di mutare il nome di Nazione Indiana in Benjamin! (senza nulla togliere alla potenza dell’invenzione di Moresco…)

    Scherzi a parte,l’episodio mi appare assai emblematico e degno di attenzione.

  6. effeffe il 9 gennaio 2010 alle 17:30

    Fantastico Benjamin , anche se fa fico di sinistra
    effeffe

  7. Simona Carretta il 9 gennaio 2010 alle 18:20

    …Continuavo a pensarci su e la differenza tra Billy e Benjamin mi appare fondamentalmente questa: da una parte l’immagine di uno scaffale,nemmeno uno qualunque ma il più economico e commerciale possibile,che sui suoi ripiani accolga tutto,qualsiasi cosa, in una prospettiva programmaticamente aselettiva e atematica -prospettiva dal conduttore definita impropriamente “democratica”, e che invece é semplicemente irresponsabile.
    Dall’altra, il critico e filosofo (“che solo in pochi conoscono”, si asserisce ancora impropriamente, come se ciò basti a delegittimarlo), il cui ricordo equivale a garantire almeno la minima presenza di orientamento critico alla base della rassegna letteraria.

    Quando l’orientamento critico lascia il posto allo spirito del grande calderone inizia il declino e la cultura (conoscere anche poco,ma quel poco conoscerlo in profondità,quel poco renderlo oggetto di una meditazione personale,da cui saper trarre nutrimento per i nostri dilemmi più segreti e personali) si trasforma in accumulazione nozionistica, un sapere aggiunto,da sfoggiare come accessorio,e che non ha nulla a che vedere con noi.

  8. pasquale vitagliano il 10 gennaio 2010 alle 17:47

    Mio Furlen,
    la forma mi interessa più del contenuto. Che quando è grande forma, fa il contenuto. E’ geniale il tuo photò, direi neo-lumière o post-televisivo.
    Un abbraccio.
    PVita



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