carta st[r]amp[al]ata n.1

18 gennaio 2010
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di Fabrizio Tonello

Come non bastassero gli ossessionati dall’area 51 nel Nevada (vedi il film del 1997 Man in Black), quelli che credono che Kennedy sia stato rapito dagli alieni e i teorici del ruolo della base di Gakona, in Alaska, nello scatenare tusnami in Asia e terremoti ad Haiti, ora ci si mette anche il Daily Mirror. Poiché Nazione Indiana ha a cuore ciò che accade nelle grandi praterie, vorrei umilmente appellarmi ai direttori di Repubblica, Corriere, Sole-24 ore e altri Grandi Ciambellani del Giornalismo Moderno perché la smettano di sparare castronerie sugli Stati Uniti.

Il colpevole di oggi [Domenica 17 Gennaio 2010] è il Corriere della sera, che riprende senza fare una piega il contenuto di un articolo dell’inglese Daily Mirror (un tempo combattivo quotidiano laburista) sulle Bugie storiche diventate realtà. Tra i 14 esempi citati, il fatto che i treni sotto Mussolini arrivassero in orario, la residenza di Robin Hood nella foresta di Sherwood e il fatto che Nerone suonasse la lira mentre Roma bruciava.

Già una classifica del genere dovrebbe suscitare la diffidenza di chi non abbia l’abitudine di correggere con la grappa il cappuccino della domenica mattina, ma il redattore di Via Solferino ci mette del suo: sempre citando il Mirror, il nostro cronista scrive: “Anche la data della proclamazione dell’indipendenza americana non è esatta. Secondo gli storici i padri costituenti statunitensi firmarono la costituzione il 2 luglio. Il 4 luglio invece fu stampato il documento e questa «falsa» data passò alla storia.”

Ora, non è facile distillare 4 errori in sole 3 righedi testo ma il Corriere ci riesce benissimo. Cominciamo dalla data della proclamazione dell’indipendenza, che sarebbe “falsa”. Qualsiasi matricola di un corso universitario sugli Stati Uniti sa che il 4 luglio 1776 fu la data scelta dal Congresso come giorno da celebrare per la raggiunta indipendenza: per chi avesse dubbi la foto del documento riprodotta qui sopra dovrebbe bastare. Dice “In Congress, July 4, 1776”. Che i delegati delle tredici colonie si fossero accordati il 2 è del tutto irrilevante, tanto più che modifiche continuarono a essere effettuate il 3 e perfino il 4 mattina.

Per fortuna, il quotidiano di via Solferino non segue il Mirror su un altro punto, dove aggiunge (con una buona dose di sciovinismo britannico) che “America became legally independent only in 1783after the war with Britain”. Cioè, fino a che i plenipotenziari di re Giorgio non firmarono il trattato di Parigi, che metteva fine alla guerra, gli Stati Uniti non sarebbero stati “legalmente indipendenti”. Pigliati questa, Thomas Jefferson!

Torniamo al Corriere, e agli svarioni. Errore n. 2: Francesco Tortora scrive “i padri costituenti statunitensi…”. Peccato che i “padri costituenti” non esistessero ancora, visto che né la prima costituzione (The Articles of Confederation) né la costituzione attuale erano state ancora redatte (lo furono, rispettivamente, nel 1777, con ratifica nel 1781, e nel 1787, con ratifica nel 1788).

L’errore n. 3, ovviamente, è il fatto che si trattava della Dichiarazione d’Indipendenza e non della costituzione (“firmarono la costituzione” scrive senza vergogna il Corriere).

E, infine, lo svarione n. 4, una vera chicca finale: “Il 4 luglio invece fu stampato il documento…”. Peccato che, come si vede sempre dalla riproduzione del documento medesimo (accessibile su migliaia di siti web americani) la Dichiarazione fosse manoscritta e copiata, non stampata se non successivamente.

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2 Responses to carta st[r]amp[al]ata n.1

  1. Rolando il 18 gennaio 2010 alle 11:22

    bisognerebbe faxarlo a riotta, questo post (non so se legga la posta elettronica, che lui è un intellettuale serio), tanto per continuare il dibattito sul Vero Giornalismo.

  2. sparz il 19 gennaio 2010 alle 22:37

    io ho elaborato il seguente generale teorema: ogniqualvolta io conosca un fatto per altra via, tipicamente per interesse professionale o per casuale conoscenza diretta, il resoconto che ne leggo su un giornale mi fa, a seconda dei casi, strappare i capelli dalla testa o rotolarmi per terra dal ridere. Da cui segue il facile corollario che la mia fiducia in quel che leggo normalmente, nulla sapendone per fonte diretta, non raggiunge vertici illimitati.



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