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	Commenti a: Invito a cena	</title>
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		<title>
		Di: mauro baldrati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/01/22/invito-a-cena/#comment-127905</link>

		<dc:creator><![CDATA[mauro baldrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 08:14:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo con Salvatore, molto belli gli interventi. Sulla tua domanda, è un racconto a sé, al momento non credo di avere materiale sufficiente per una raccolta organica, e per ora non la sequenza - o il prototipo - di un romanzo, però un&#039;idea forse me l&#039;hai suggerita...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Salvatore, molto belli gli interventi. Sulla tua domanda, è un racconto a sé, al momento non credo di avere materiale sufficiente per una raccolta organica, e per ora non la sequenza &#8211; o il prototipo &#8211; di un romanzo, però un&#8217;idea forse me l&#8217;hai suggerita&#8230;</p>
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		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/01/22/invito-a-cena/#comment-127893</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 19:21:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bellissimo. il &quot;metatesto&quot; la dice lunga sull&#039;attuale&quot;stato dell&#039;arte&quot; circa il collante &quot;etico&quot; della comunità &quot;post-atomica&quot;.
Molto belle anche le interlocuzioni di liviobo, lucy e dello stesso baldrati, al quale chiedo &quot;E&#039; un racconto a sé, per una raccolta, o è una sequenza di un romanzo?&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo. il &#8220;metatesto&#8221; la dice lunga sull&#8217;attuale&#8221;stato dell&#8217;arte&#8221; circa il collante &#8220;etico&#8221; della comunità &#8220;post-atomica&#8221;.<br />
Molto belle anche le interlocuzioni di liviobo, lucy e dello stesso baldrati, al quale chiedo &#8220;E&#8217; un racconto a sé, per una raccolta, o è una sequenza di un romanzo?&#8221;</p>
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		<title>
		Di: lucy		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/01/22/invito-a-cena/#comment-127892</link>

		<dc:creator><![CDATA[lucy]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 19:10:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi pare di aver reso giustizia alla coerenza dei personaggi dicendo che mauro li ha lasciati agire secondo un loro codice. se dovessi scrivere alcunché di buono o cattivo &quot;moralmente&quot; punterei ad una qualche verità: anche la &quot;positività&quot; di un personaggio, che non può essere del tutto santo, può essere faticosa da costruire, se no ti viene fuori quel buonismo melenso, consolatorio e diffamatorio della bontà vera, ammesso, convengo, che esista. posso dire una cosa? la bontà vera forse non esiste, ma il male assoluto sì. se uno scrittore mi fa guardare nel male assoluto, o in un male qualunque, io sono contenta: perché esiste e io voglio sapere e ho bisogno di essere aiutata a guardare. 
ti invidio, liviobo, perché cerchi di fare un po&#039; l&#039;epicureo, un po&#039; lo stoico, in un mondo di smollaccioni. beato, per l&#039;appunto, il saggio che ci riesce.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi pare di aver reso giustizia alla coerenza dei personaggi dicendo che mauro li ha lasciati agire secondo un loro codice. se dovessi scrivere alcunché di buono o cattivo &#8220;moralmente&#8221; punterei ad una qualche verità: anche la &#8220;positività&#8221; di un personaggio, che non può essere del tutto santo, può essere faticosa da costruire, se no ti viene fuori quel buonismo melenso, consolatorio e diffamatorio della bontà vera, ammesso, convengo, che esista. posso dire una cosa? la bontà vera forse non esiste, ma il male assoluto sì. se uno scrittore mi fa guardare nel male assoluto, o in un male qualunque, io sono contenta: perché esiste e io voglio sapere e ho bisogno di essere aiutata a guardare.<br />
ti invidio, liviobo, perché cerchi di fare un po&#8217; l&#8217;epicureo, un po&#8217; lo stoico, in un mondo di smollaccioni. beato, per l&#8217;appunto, il saggio che ci riesce.</p>
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		<title>
		Di: liviobo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/01/22/invito-a-cena/#comment-127882</link>

		<dc:creator><![CDATA[liviobo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 15:09:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[lucy, mi piace quel che dici e come lo dici, e anche il coraggio di dichiararti buona... tuttavia credo che non parti da un&#039;analisi di fondo veramente radicale, e che questo ti porta a una visione abbagliata e proiettiva, a un wishful thinking... è una visione innanzitutto antropocentrica, che non discute il valore dell&#039;uomo, e del buon rapporto antropico... ma si esiste sempre a spese di qualcosa (magari l&#039;ossigeno che riduciamo a anidride carbonica, la bella mela che trasformiamo in una deprecabile melmetta marroncina), per la semplice verità radicale che ciascuno di noi è un isola fisica... violenza ed egoismo si potrebbero superare solo se fossimo tutti fisicamente inteconnessi da una rete trasfusionale di tubicini... ma ciò annullerebbe l&#039;esistere stesso, e il suo senso, che non si può ridurre alla piacevolezza delle reciproche gratificazioni (anche queste, in ogno caso, fondate in qualche bisogno o desiderio, dunque in una privazione e patologia di fondo)... io cerdo all&#039;intensità, non al piacere, alla tranquillità e all&#039;annullamento delle tensioni.
peraltro, tornando al testo, esaminiamo una qualsiasi frase: Adesso sembra presentabile, sembra un vero zio, ma non dobbiamo tirargli troppo nel collo, se no schiatta.
qui esiste una lettura corretta, che è quella divertita dall&#039;immagine (innocua ma sadica) dello zio che &quot;schiatta&quot;, leggere la frase penando per questo schiattare è certo fraintendere... non fosse così, baldrati avrebbe detto, che so: finisce... o tragicamente ci viene a mancare... dobbiamo partire innazitutto da questo tipo di ammissioni ( e da nietsche, e da ciora, e da celine che poi curava gratis i poveri...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>lucy, mi piace quel che dici e come lo dici, e anche il coraggio di dichiararti buona&#8230; tuttavia credo che non parti da un&#8217;analisi di fondo veramente radicale, e che questo ti porta a una visione abbagliata e proiettiva, a un wishful thinking&#8230; è una visione innanzitutto antropocentrica, che non discute il valore dell&#8217;uomo, e del buon rapporto antropico&#8230; ma si esiste sempre a spese di qualcosa (magari l&#8217;ossigeno che riduciamo a anidride carbonica, la bella mela che trasformiamo in una deprecabile melmetta marroncina), per la semplice verità radicale che ciascuno di noi è un isola fisica&#8230; violenza ed egoismo si potrebbero superare solo se fossimo tutti fisicamente inteconnessi da una rete trasfusionale di tubicini&#8230; ma ciò annullerebbe l&#8217;esistere stesso, e il suo senso, che non si può ridurre alla piacevolezza delle reciproche gratificazioni (anche queste, in ogno caso, fondate in qualche bisogno o desiderio, dunque in una privazione e patologia di fondo)&#8230; io cerdo all&#8217;intensità, non al piacere, alla tranquillità e all&#8217;annullamento delle tensioni.<br />
peraltro, tornando al testo, esaminiamo una qualsiasi frase: Adesso sembra presentabile, sembra un vero zio, ma non dobbiamo tirargli troppo nel collo, se no schiatta.<br />
qui esiste una lettura corretta, che è quella divertita dall&#8217;immagine (innocua ma sadica) dello zio che &#8220;schiatta&#8221;, leggere la frase penando per questo schiattare è certo fraintendere&#8230; non fosse così, baldrati avrebbe detto, che so: finisce&#8230; o tragicamente ci viene a mancare&#8230; dobbiamo partire innazitutto da questo tipo di ammissioni ( e da nietsche, e da ciora, e da celine che poi curava gratis i poveri&#8230;)</p>
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		<title>
		Di: lucy		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/01/22/invito-a-cena/#comment-127808</link>

		<dc:creator><![CDATA[lucy]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 12:17:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[è qui il punto, liviobo: io sono buona, ma veramente, ma non mite. e non cerco compensazioni, non mi perdo, diciamo, mai di vista. mi voglio bene e cerco di evitarmi sconquassi: una forma di egoismo. se questa è una macola...ebbene, non sono buona. mi voglio così bene che per il mio bene pretendo il bene degli altri. in parte a mia immagine, ovvio, se no non sarei umana, ma in buona parte a modo loro. 
quella di eco e i fucili è una cosa che disse quarant&#039;anni fa su diario minimo, e forse allora era interessante, ora ai bambini darei acqua e farina, terra, erba, galline, maiali: sono molto più sconvolgenti e ispirano una sana creatività e violenza necessaria che essi non conoscono e non praticano. poi vanno alle medie e fanno i bulli, per intenderci. poi sono all&#039;università e fanno i bulletti ancora, in modo raffinato sfruttando il compagno secchione, l&#039;amico dell&#039;amico dell&#039;amico che conosce il tale, la tale... vedo la qualità dei &quot;bravi&quot; ragazzi, per carità, che frequenta mia figlia. in realtà impegnati, lontani da guai troppo seri, sono insoddisfacenti sotto moltissimi profili. non c&#039;è umanità profonda, esposizione seria ai sentimenti, capacità di affrontare delusioni, sopportare ruoli inevitabili, accettare sul serio i limiti, egoismo compreso, degli altri. io l&#039;ho imparato presto: incazzandomi, ma l&#039;ho imparato. so che m&#039;incazzo, so che m&#039;incazzerò, ma mi osservo attentamente. credo che la bontà di una persona, almeno: quando la trovo, nasca dalla considerazione dei propri limiti, conoscendo i propri pregi. credo che la bontà nasca da un imput di fondo: mai ridurre gli altri a strumento del tuo agire, essi sono lo scopo del tuo esistere.  questo racconto, per rientrare in tema, mette in scena allegoricamente un bivio semplicissimo: continuare a usare o smettere di usare. con tutta la gamma delle sfumature che il &quot;semplice&quot; bivio comporta. buoni e cattivi, ad una prima scrematura, stanno da una o dall&#039;altra parte. manicheismo? purtroppo sì, in qualche modo ci vuole. troppi sono oggi gli esempi di superamento ideologico delle parti che ci stanno menando per il naso. mai come oggi gli &quot;avversari&quot; politici sono dei nemici. quando c&#039;erano nemici c&#039;era più cavalleria. molti morti, purtroppo, ma molta cavalleria. non voglio ripetermi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>è qui il punto, liviobo: io sono buona, ma veramente, ma non mite. e non cerco compensazioni, non mi perdo, diciamo, mai di vista. mi voglio bene e cerco di evitarmi sconquassi: una forma di egoismo. se questa è una macola&#8230;ebbene, non sono buona. mi voglio così bene che per il mio bene pretendo il bene degli altri. in parte a mia immagine, ovvio, se no non sarei umana, ma in buona parte a modo loro.<br />
quella di eco e i fucili è una cosa che disse quarant&#8217;anni fa su diario minimo, e forse allora era interessante, ora ai bambini darei acqua e farina, terra, erba, galline, maiali: sono molto più sconvolgenti e ispirano una sana creatività e violenza necessaria che essi non conoscono e non praticano. poi vanno alle medie e fanno i bulli, per intenderci. poi sono all&#8217;università e fanno i bulletti ancora, in modo raffinato sfruttando il compagno secchione, l&#8217;amico dell&#8217;amico dell&#8217;amico che conosce il tale, la tale&#8230; vedo la qualità dei &#8220;bravi&#8221; ragazzi, per carità, che frequenta mia figlia. in realtà impegnati, lontani da guai troppo seri, sono insoddisfacenti sotto moltissimi profili. non c&#8217;è umanità profonda, esposizione seria ai sentimenti, capacità di affrontare delusioni, sopportare ruoli inevitabili, accettare sul serio i limiti, egoismo compreso, degli altri. io l&#8217;ho imparato presto: incazzandomi, ma l&#8217;ho imparato. so che m&#8217;incazzo, so che m&#8217;incazzerò, ma mi osservo attentamente. credo che la bontà di una persona, almeno: quando la trovo, nasca dalla considerazione dei propri limiti, conoscendo i propri pregi. credo che la bontà nasca da un imput di fondo: mai ridurre gli altri a strumento del tuo agire, essi sono lo scopo del tuo esistere.  questo racconto, per rientrare in tema, mette in scena allegoricamente un bivio semplicissimo: continuare a usare o smettere di usare. con tutta la gamma delle sfumature che il &#8220;semplice&#8221; bivio comporta. buoni e cattivi, ad una prima scrematura, stanno da una o dall&#8217;altra parte. manicheismo? purtroppo sì, in qualche modo ci vuole. troppi sono oggi gli esempi di superamento ideologico delle parti che ci stanno menando per il naso. mai come oggi gli &#8220;avversari&#8221; politici sono dei nemici. quando c&#8217;erano nemici c&#8217;era più cavalleria. molti morti, purtroppo, ma molta cavalleria. non voglio ripetermi.</p>
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		<title>
		Di: liviobo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/01/22/invito-a-cena/#comment-127804</link>

		<dc:creator><![CDATA[liviobo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 11:41:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bella e articolata analisi di lucy... però su un punto nevralgico la trovo insoddisfacente. che tu sia &quot;totalmente&quot; buona, non lo posso mettere in dubbio, ma saresti la prima persona che incontro. in genere chi è mite caratterialmente, poi cerca l&#039;affermazione delle proprie cellule in altre forme (caso estremo, madre teresa che punta di rivalersi sugli altri andando in paradiso ). in un&#039;intervista giorni fa, u. eco ribadiva l&#039;importanza di regalare fucili ai bambini, per far sfogare la loro negatività.... zanardi e i 2 del racconto hanno circa la stessa funzione. già partendo da questo, si può arrivare a conclusioni diverse... ma non è solo questo. per me l&#039;etica onesta è il rispetto dei reciproci egoismi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bella e articolata analisi di lucy&#8230; però su un punto nevralgico la trovo insoddisfacente. che tu sia &#8220;totalmente&#8221; buona, non lo posso mettere in dubbio, ma saresti la prima persona che incontro. in genere chi è mite caratterialmente, poi cerca l&#8217;affermazione delle proprie cellule in altre forme (caso estremo, madre teresa che punta di rivalersi sugli altri andando in paradiso ). in un&#8217;intervista giorni fa, u. eco ribadiva l&#8217;importanza di regalare fucili ai bambini, per far sfogare la loro negatività&#8230;. zanardi e i 2 del racconto hanno circa la stessa funzione. già partendo da questo, si può arrivare a conclusioni diverse&#8230; ma non è solo questo. per me l&#8217;etica onesta è il rispetto dei reciproci egoismi</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: lucy		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/01/22/invito-a-cena/#comment-127796</link>

		<dc:creator><![CDATA[lucy]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 10:41:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[io credo di essermi, nelle mie impressioni, fermata alla forma, alla categoria di appartenenza del racconto. a quella cosa che faccio per deformazione, che è utilissima in prima battuta: cercare di &quot;collocare&quot; ciò che hai di fronte in un qualche settore delle tue conoscenze. quindi, benissimo per letteratura della crudeltà: categoria peraltro vastissima, ma vedo che ci siamo capiti. su di me la letteratura della crudeltà, in cui posso persino comprendere certi passi straniati dei malavoglia, o rosso malpelo, fanno l&#039;effetto di mobilitare e il gusto e la riflessione. mi piacciono i personaggi irritanti, gli argomenti irritanti, mi piace che qualcuno guardi per me nella direzione da cui io, per conto mio, distolgo lo sguardo, non per vigliaccheria, ma perché non mi regge lo stomaco. il filtro della scrittura mi permette di prendere in esame il fatto per me odioso che esistano il cinismo, la furbizia, la strumentalizzazione dell&#039;essere umano sull&#039;essere umano. la mia vita, con tutti i suoi errori e guai, è lontana anni luce da ogni forma di &quot;violenza&quot;. la cronaca mi tiene aggiornata, seguo la politica con sempre più fatica per via del cinismo e del revisionismo che la popola, ma niente mi mobilita di più del racconto e del romanzo. vorrei che fosse così con la poesia contemporanea, ma questa non ha ancora sortito effetti: troppo di pancia, troppo ripiegata su di sé, chiacchierina, compiaciuta: inutile in un&#039;epoca che avrebbe bisogno di poesia soprattutto civile.
un racconto, dunque, che metta in scena personaggi che per brevità chiamo negativi, di &quot;quel&quot; tipo di negatività, va benissimo: ha una forza d&#039;urto che mi impone di riflettere. il rischio buonista è nel fatto che possa funzionare da consolazione per chi tende a tutt&#039;altro che a fregare il prossimo. non è il mio caso, non è, per lo meno il caso di questo racconto. questo perché i personaggi di mauro sono stati concepiti liberi, si sente che si comportano a modo loro: e questo è sempre un gran pregio deella scrittura vera. poi, data la libertà di cui godono, arrivano al lettore per versanti diversi, suscitano emozioni e reazioni diversissime. 
e questa è un&#039;altra caratteristica fondamentale: scritta una cosa, lo scrittore scopre che è andata in direzioni insospettate. alcune lo possono seccare, altre sorprendere: ma questo è lo scotto. 
la violenza non è mai &quot;giusta&quot;: ciò non esclude che la si possa attuare in una qualche forma a difesa di diritti ampi, collettivi e non particolari. nel racconto, l&#039;avvocato dei poveri e il suo amico, eredi deformi di certa chiacchiera di sinistra, cocainomani, non ricordo più se entrambi o uno dei due, pensano al loro particulare sfruttando i cascami di principi rivoluzionari un tempo &quot;forse&quot; giusti, sicuramenti più seri. un particulare peraltro legato ad un qui&#038;ora basso-corporeo: una sbafata *agratis.  
in più gli estremi si toccano: questa qui mi pare tanto una di quelle scenette crudeli alla amici miei, intrisa di lontana goliardìa, che è sempre un po&#039; di destra, o sbaglio? il racconto va molto in là: ci mette di fronte al caos di oggi, al revisionismo per cui destra e sinistra non esistono più, così la destra - che è sempre quella: si sappia - può cavalcare parole - solo parole - di sinistra e la sinistra, pora crista, fa cose di destra. cose di merda, praticamente. scusatemi, ma ho l&#039;età per &quot;ricordare&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>io credo di essermi, nelle mie impressioni, fermata alla forma, alla categoria di appartenenza del racconto. a quella cosa che faccio per deformazione, che è utilissima in prima battuta: cercare di &#8220;collocare&#8221; ciò che hai di fronte in un qualche settore delle tue conoscenze. quindi, benissimo per letteratura della crudeltà: categoria peraltro vastissima, ma vedo che ci siamo capiti. su di me la letteratura della crudeltà, in cui posso persino comprendere certi passi straniati dei malavoglia, o rosso malpelo, fanno l&#8217;effetto di mobilitare e il gusto e la riflessione. mi piacciono i personaggi irritanti, gli argomenti irritanti, mi piace che qualcuno guardi per me nella direzione da cui io, per conto mio, distolgo lo sguardo, non per vigliaccheria, ma perché non mi regge lo stomaco. il filtro della scrittura mi permette di prendere in esame il fatto per me odioso che esistano il cinismo, la furbizia, la strumentalizzazione dell&#8217;essere umano sull&#8217;essere umano. la mia vita, con tutti i suoi errori e guai, è lontana anni luce da ogni forma di &#8220;violenza&#8221;. la cronaca mi tiene aggiornata, seguo la politica con sempre più fatica per via del cinismo e del revisionismo che la popola, ma niente mi mobilita di più del racconto e del romanzo. vorrei che fosse così con la poesia contemporanea, ma questa non ha ancora sortito effetti: troppo di pancia, troppo ripiegata su di sé, chiacchierina, compiaciuta: inutile in un&#8217;epoca che avrebbe bisogno di poesia soprattutto civile.<br />
un racconto, dunque, che metta in scena personaggi che per brevità chiamo negativi, di &#8220;quel&#8221; tipo di negatività, va benissimo: ha una forza d&#8217;urto che mi impone di riflettere. il rischio buonista è nel fatto che possa funzionare da consolazione per chi tende a tutt&#8217;altro che a fregare il prossimo. non è il mio caso, non è, per lo meno il caso di questo racconto. questo perché i personaggi di mauro sono stati concepiti liberi, si sente che si comportano a modo loro: e questo è sempre un gran pregio deella scrittura vera. poi, data la libertà di cui godono, arrivano al lettore per versanti diversi, suscitano emozioni e reazioni diversissime.<br />
e questa è un&#8217;altra caratteristica fondamentale: scritta una cosa, lo scrittore scopre che è andata in direzioni insospettate. alcune lo possono seccare, altre sorprendere: ma questo è lo scotto.<br />
la violenza non è mai &#8220;giusta&#8221;: ciò non esclude che la si possa attuare in una qualche forma a difesa di diritti ampi, collettivi e non particolari. nel racconto, l&#8217;avvocato dei poveri e il suo amico, eredi deformi di certa chiacchiera di sinistra, cocainomani, non ricordo più se entrambi o uno dei due, pensano al loro particulare sfruttando i cascami di principi rivoluzionari un tempo &#8220;forse&#8221; giusti, sicuramenti più seri. un particulare peraltro legato ad un qui&amp;ora basso-corporeo: una sbafata *agratis.<br />
in più gli estremi si toccano: questa qui mi pare tanto una di quelle scenette crudeli alla amici miei, intrisa di lontana goliardìa, che è sempre un po&#8217; di destra, o sbaglio? il racconto va molto in là: ci mette di fronte al caos di oggi, al revisionismo per cui destra e sinistra non esistono più, così la destra &#8211; che è sempre quella: si sappia &#8211; può cavalcare parole &#8211; solo parole &#8211; di sinistra e la sinistra, pora crista, fa cose di destra. cose di merda, praticamente. scusatemi, ma ho l&#8217;età per &#8220;ricordare&#8221;.</p>
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		<title>
		Di: liviobo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/01/22/invito-a-cena/#comment-127789</link>

		<dc:creator><![CDATA[liviobo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 07:59:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=28995#comment-127789</guid>

					<description><![CDATA[ho guardato in rete... hai collaborato a frigidaire... dunque avevo visto giusto, qui sotto comunque c&#039;è quel tipo di poetica della crudeltà... e io penso che i problemi della sinistra derivino proprio dal non avere risposto a certe domande: perchè zanardi ci è simpatico?... e salto direttamente all&#039;ultima: esiste una violenza giusta? la sx si era riappropriata del corpo col 77, lo ha perso di nuovo perchè non ha saputo situarlo. il risultato è che al posto di zanardi ci troviamo fabr. corona (rubo ai ricchi per dare a me stesso, dice...ha il codino e il naso a becco ecc.), che non sappiamo che pensare sulle guerre di obama, che la dx cavalca la demonizzazione tout court dell&#039;estremismo di sx...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ho guardato in rete&#8230; hai collaborato a frigidaire&#8230; dunque avevo visto giusto, qui sotto comunque c&#8217;è quel tipo di poetica della crudeltà&#8230; e io penso che i problemi della sinistra derivino proprio dal non avere risposto a certe domande: perchè zanardi ci è simpatico?&#8230; e salto direttamente all&#8217;ultima: esiste una violenza giusta? la sx si era riappropriata del corpo col 77, lo ha perso di nuovo perchè non ha saputo situarlo. il risultato è che al posto di zanardi ci troviamo fabr. corona (rubo ai ricchi per dare a me stesso, dice&#8230;ha il codino e il naso a becco ecc.), che non sappiamo che pensare sulle guerre di obama, che la dx cavalca la demonizzazione tout court dell&#8217;estremismo di sx&#8230;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mauro baldrati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/01/22/invito-a-cena/#comment-127784</link>

		<dc:creator><![CDATA[mauro baldrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 21:38:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=28995#comment-127784</guid>

					<description><![CDATA[Non è mia intenzione tirarmi indietro. Sull&#039;oriente, d&#039;accordo sulla dispersione, anche perché l&#039;argomento è immenso. Buddha stesso ha vissuto le passioni. Io non mi sento di aderire - per ora - totalmente alla ricerca di un nirvana libero da passioni, ma occorre riflettere su questo concetto. L&#039;aggressività verso gli altri che deriva, per esempio, da una forma di castrazione infantile non è una passione. E così via.

Alle domande dirette sul conto ecc., Livio, ci sono casi infiniti. Ci fu un tempo - ora non so se è estinto - in cui si considerava legittimo rubare ai capitalisti, perché erano dei ladri; in cui chi era povero, in quanto sfruttato sociale, aveva il diritto di rubare a chi aveva più del necessario (per esempio l&#039;occupazione delle case, le autoriduzioni nei supermercati ecc). Ma è giusto da un punto di vista morale? I già citati orientali dicono di no, nettamente. Beh, io non lo so. Io lascio moltissime cose senza risposta. Anche scriverne, raccontarle, è lasciarle senza una risposta diretta. Diciamo che mi affascina il concetto di &quot;criminale onesto&quot;, molto ben raccontato in &quot;Educazione siberiana&quot; di Lilin; cioè una forma superiore di legge, di legge non scritta, dove esiste una giustizia tra giusti ecc., mentre la cosiddetta legge del sistema esterno serve per i furbi, che la usano per essere disonesti.

Ma, ti dico sinceramente, ciò che mi interessava maggiormanete nella genesi di questo racconto era il rapporto tra il narratore e Luigi. E qui non credo di avere risposte molto esaustive, tipo chi è uno e chi è l&#039;altro, e cosa cerca uno nell&#039;altro: cosa vede uno nell&#039;altro, perché i due si attraggono; perché forse si completano. Si scrive anche di pancia, la scrittura cerebrale ha dei limiti (ma parlo per me, conosco invece lettori che la amano).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è mia intenzione tirarmi indietro. Sull&#8217;oriente, d&#8217;accordo sulla dispersione, anche perché l&#8217;argomento è immenso. Buddha stesso ha vissuto le passioni. Io non mi sento di aderire &#8211; per ora &#8211; totalmente alla ricerca di un nirvana libero da passioni, ma occorre riflettere su questo concetto. L&#8217;aggressività verso gli altri che deriva, per esempio, da una forma di castrazione infantile non è una passione. E così via.</p>
<p>Alle domande dirette sul conto ecc., Livio, ci sono casi infiniti. Ci fu un tempo &#8211; ora non so se è estinto &#8211; in cui si considerava legittimo rubare ai capitalisti, perché erano dei ladri; in cui chi era povero, in quanto sfruttato sociale, aveva il diritto di rubare a chi aveva più del necessario (per esempio l&#8217;occupazione delle case, le autoriduzioni nei supermercati ecc). Ma è giusto da un punto di vista morale? I già citati orientali dicono di no, nettamente. Beh, io non lo so. Io lascio moltissime cose senza risposta. Anche scriverne, raccontarle, è lasciarle senza una risposta diretta. Diciamo che mi affascina il concetto di &#8220;criminale onesto&#8221;, molto ben raccontato in &#8220;Educazione siberiana&#8221; di Lilin; cioè una forma superiore di legge, di legge non scritta, dove esiste una giustizia tra giusti ecc., mentre la cosiddetta legge del sistema esterno serve per i furbi, che la usano per essere disonesti.</p>
<p>Ma, ti dico sinceramente, ciò che mi interessava maggiormanete nella genesi di questo racconto era il rapporto tra il narratore e Luigi. E qui non credo di avere risposte molto esaustive, tipo chi è uno e chi è l&#8217;altro, e cosa cerca uno nell&#8217;altro: cosa vede uno nell&#8217;altro, perché i due si attraggono; perché forse si completano. Si scrive anche di pancia, la scrittura cerebrale ha dei limiti (ma parlo per me, conosco invece lettori che la amano).</p>
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		Di: liviobo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/01/22/invito-a-cena/#comment-127780</link>

		<dc:creator><![CDATA[liviobo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 20:55:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bypasso sull&#039;oriente, per non disperderci troppo (ma in sintesi io penso che le passioni vanno attraversate, non che si debba liberarcene).
sul racconto, certo, tu mi hai dato una risposta ortodossa e corretta. viene appunto da proust, nel Contro SainteBeuve. ma non sarebbe più interessante e importante per le nostre vite, andare invece a connettere più intimamente scrittura ed etica? in altri termini: intendevi dire che il conto al ristorante non si paga? sarebbe sbagliato. che si paga? sarebbe scontato. allora che intendevi? nell&#039;utlima frase, sul provocare, già ammetti qualcosa in più...già ammetti un&#039;intenzione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bypasso sull&#8217;oriente, per non disperderci troppo (ma in sintesi io penso che le passioni vanno attraversate, non che si debba liberarcene).<br />
sul racconto, certo, tu mi hai dato una risposta ortodossa e corretta. viene appunto da proust, nel Contro SainteBeuve. ma non sarebbe più interessante e importante per le nostre vite, andare invece a connettere più intimamente scrittura ed etica? in altri termini: intendevi dire che il conto al ristorante non si paga? sarebbe sbagliato. che si paga? sarebbe scontato. allora che intendevi? nell&#8217;utlima frase, sul provocare, già ammetti qualcosa in più&#8230;già ammetti un&#8217;intenzione</p>
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