Matrimonio all’italiana

28 gennaio 2010
Pubblicato da

di Tommaso Giagni

Arrivo alla Nuova Fiera di Roma, dopo aver attraversato chilometri di campi e cantieri sulla Portuense in direzione Fiumicino, pochi minuti prima che vengano aperti i cancelli. Questo enorme Centro fiere da poco inaugurato è un gigante di quattordici padiglioni, scintillante al sole, in mezzo al niente: uno strano punto di riferimento tra la città e il mare, creato secondo lo stesso principio di edilizia selvaggia che ha tirato su il complesso residenziale e commerciale di Parco Leonardo.
Davanti all’ingresso Est, accalcata sul marciapiede intorno a me, c’è effettivamente l’Italia reale che sono venuto a cercare: l’Italia degli stivali di pelo bianco, dei tacchi di vernice, l’Italia dei colpi di sole, delle sessantenni con gli ombretti violacei fino alle sopracciglia, l’Italia delle gomme ciancicate. Una ragazza con narici spanate da cocaina, mettendo e togliendo e rimettendosi gli occhiali da sole, con l’altra mano si trascina dietro un trolley rosa.

Non è neanche il pubblico degli stra-raccontati centri commerciali, perché là può capitarci anche un esasperato che con quell’Italia non c’entra e che semplicemente cerca un negozio ormai rimasto solo in quel posto… no, è diverso: si sceglie di andare a Romasposa, da mesi si aspetta questa settimana invernale per organizzare il matrimonio.
Alle quindici in punto, il grande cancello elettrico prende a scorrere e la gente si riversa sulle scale mobili, spintonandosi neanche fosse la corsa ai saldi. Prevalentemente sono donne – prossime spose o madri che vogliono curare i preparativi per la figlia o il figlio –, ma ci sono naturalmente tante giovani coppie, e anche dei gruppetti di ragazze ventenni che approfittano dell’ingresso gratuito per sognare e provarsi l’abito bianco. L’esposizione occupa due padiglioni della Fiera, e vari cartelli segnalano un INIZIO PERCORSO. Mi accodo appresso al flusso che scivola nel padiglione 3, e poi altre scale mobili ci depositano su un tappeto bianco con fantasie nere, dove cominciano i primi stand e quindi i primi assalti dei venditori. Sono pronto a difendermi, conosco bene le dinamiche di mercati e fiere… ma qua l’offensiva arriva da donne con bocche smisurate, uomini con capelli tinti e bracciali d’argento, mostruosi corpi strizzati in tubini luccicanti di strass. Ogni metro e mezzo, c’è qualcuno che spunta dal suo stand e mi ferma e m’ammolla un volantino o un catalogo, tra i sorrisi infilando in mezzo secondo una frase di presentazione (“Taglio uomo da diciannove euro più IVA” o “Siamo l’unico casale dentro Roma”). Quando comincio a sbandare nella fatica di reggere il malloppo, finalmente capisco a cosa servisse il trolley della cocainomane. Mi fermo su una sedia all’ultima fila dalla passerella, fingo di assistere alla sfilata non-stop di abiti stile impero e velette e code; quando mi alzo, tutto quel bendiddio patinato resta là.
Gli stand non sono ordinati secondo il servizio che mettono a disposizione, ma tutto si mescola, così che magari un’agenzia ti offre la consulenza per il viaggio di nozze prima che l’autonoleggiatore ti proponga una Lamborghini per arrivare in chiesa. Cerco di camminare in mezzo al percorso e tenermi a distanza dagli stand, di guardarmi intorno senza però lasciar intendere troppa curiosità… comunque, i venditori mi stanno addosso, al gruppo Clark mi lasciano pure una loro elegante busta di cartone, un altro mi dà un dvd con Katia Pedrotti di “Uomini e donne” vestita da sposa in copertina. Sento scivolarmi dietro delle frasi assolutamente surreali (“Viaggio di nozze, già fatto?”). Per la musica del ricevimento, ci si può rivolgere alla “Elvis Musica Eventi” o chiamare la suonatrice d’arpa che si sta esibendo proprio adesso o ci si può affidare alla “Generazione Beat” – una cover band anni ’60, guidata da Mimmo e Pablo. Uno stand di foto & video espone la foto di una coppia che si bacia mentre sulla strada dietro sta passando un autobus. Poi il brusio che accompagna l’intero tragitto, all’improvviso, si spegne: ognuna mano nella mano, tre coppie che neanche si conoscono stanno inebetite a guardare la stessa Ferrari rossa, nello spazio che noleggia “anche auto d’epoca!”. Più avanti, c’è uno schermo che proietta il video di un matrimonio: lo sposo – un omone con un goliardico cappello da cuoco – sorride davanti a un grosso tacchino arrosto in cui sono infilzati dei fuochi d’artificio accesi… nei fotogrammi seguenti, aiutato dalla sposa sta tagliando le fette di una torta monumentale, in cui la panna e la sfoglia sono contorno di una gigantesca riproduzione di Fontana di Trevi in zucchero.
Ho seguito le indicazioni per il piccolo bar del padiglione, e ora posso fermarmi a riprender fiato e bere un caffè. La donna alla mia sinistra, bronzea da lampada trifacciale, spiega – in quello che per lei dev’essere sottovoce – che al secondo giorno di fiera « si può di’ che quest’edizione ha avuto un calo proprio brutto, rispetto al 2009 » e dà qualche cifra, al ragazzo in completo gessato accanto. Sfoglio i volantini che ho raccolto: scopro che si può avere un video backstage del matrimonio con interviste agli invitati, scopro del negozio di parrucchiere “L’angelo del Capello”, e nell’opuscolo del “Fotoflash Team” scopro la pagina delle Domande frequenti – ad esempio: C’è sempre bisogno di mettersi in posa? Sì, se gli sposi riescono ad essere disinvolti, altrimenti non c’è la necessità.
Attraverso pochi metri all’esterno – dove si è creata spontaneamente un’area fumatori –, quindi entro nel padiglione 4. Non è cambiato nulla: stesso pavimento bianco e nero, stesso soffitto minimale di tubi metallici, stessa concorrenza che odora di cerone. Mi avvicino ai bellissimi barattoli tintinnanti di confetti, in uno stand di bomboniere, e sto approfittando della degustazione – ne acchiappo uno ripieno alla sambuca e uno cioccolato-pera-basilico – quando uno schema sulla parete mi fa scoprire dell’esistenza delle nozze “di cotone” (1 anno di matrimonio, confetti rosa) e delle nozze “di seta” (5 anni di matrimonio, confetti fucsia). Un dubbio che avevo dall’ingresso, si scioglie di fronte al cartello VIENI A PROVARE IL TUO ABITO… la tentazione di partecipare a tutto questo, però, la scaccio via. Un ristorante propone, oltre alla degustazione di pietanze, un modello d’organizzazione dei tavoli per il ricevimento: mi avvicino per veder meglio, e in effetti ogni tavolo ha il nome di un film con Alberto Sordi. Alla curva che rivela l’ultimo segmento di fiera, un negozio di pasticceria espone il pezzo top dell’intero “Romasposa 2010”: è un contorno di zucchero per torte, a forma di stadio – anche all’interno: ci sono gli spalti, il campo, le aree di rigore tracciate… tutto di zucchero –, e incastonata fuori c’è una scritta digitale a scorrimento che dice STADIO FRANCO SENSI. Cerco altri espositori di bomboniere, ma sbatto contro una schiera di ragazzine meridionali che mi propongono viaggi a Sharm El Sheik. Il tempo di fare tre quattro passi e un fotografo m’abbraccia e mi fa torcere il collo finché non vedo l’enorme immagine stampata sulla parete del suo stand: c’è lui che sorride felice accanto a una ragazza bionda, e sotto la didascalia: “I MIGLIORI SCELGONO IL MEGLIO”, BY NATHALIE CALDONAZZO.
Sul lato destro sfilano gli ultimi espositori – l’aria stufa e frustrata di chi arriva in coda e può piazzare ben poco. A sinistra, invece, si apre uno spazio recintato, con dei ragazzi buttati su quattro cinque sedie di plastica, e in mezzo un paio di grossi cubi blu: è qui che si fanno le selezioni ufficiali per la prossima edizione del “Grande Fratello”. Sembra tutto molto desolato, in un silenzio piatto, con i candidati che se ne stanno là seduti senza scambiarsi una parola – lo sguardo abbandonato sul prato di plastica che verdeggia nel recinto. Il più triste è un ragazzone in tuta mimetica, che allunga il dito ripetitivamente verso un cellulare a terra. Sto arrivando alla scala mobile per uscire dal padiglione e dalla Fiera, quando trovo un candidato – dietro la parete di un cubo blu – alle prese con le foto del provino: ha gli occhi sbarrati, la schiena contro la parete col logo del programma, le gambe rigide, e accovacciato davanti un fotografo gli sta dicendo: « Sorridi! » , e lui spaurito: « Non riesco… » risponde.

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3 Responses to Matrimonio all’italiana

  1. véronique vergé il 28 gennaio 2010 alle 08:28

    Ho molto amato il racconto. La descrizione della torta di 2010 è magnifica.
    Leggendo, avevo l’impressione di soffocare. Immaginare che non si puo uscire di questa fiera…

  2. Al De Santis il 31 gennaio 2010 alle 00:04

    Sempre bravo Tommaso. Veramente.

  3. patrizio trecca il 7 febbraio 2010 alle 13:29

    Un Giagni impeccabile, come sempre!!!



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