Delle Smarrite Lettere

3 febbraio 2010
Pubblicato da

Il progetto è aperto a tutti.
Romanzi in atto unico, dispersi per essere ritrovati e per far giungere altri fin qui, a raccontare ancora e far esistere sempre nuovi mondi. Inviate i vostri contributi a microcenturie@gmail.com, allegando (in formato word o compatibile) la vostra microcenturia lunga una sola pagina circa, corredata dal vostro nome o nickname, dalla url del vostro eventuale spazio web e dall’indicazione del luogo in cui smarrirete la microcenturia, in modo da poter tracciare una cartografia complessiva fatta di storie. Chiunque può stampare e smarrire racconti altrui: lo segnali, anche in modo dettagliato, nello spazio dei commenti corrispondente al testo disperso.

I racconti, pubblicati secondo l’ordine di arrivo, potranno essere stampati in formato pdf da autori e lettori utilizzando l’apposita funzione presente in calce alle singole microcenturie. Le pagine andranno quindi disperse presso cantieri edili, viali, negozi, metropolitane, reparti di fabbrica, mense scolastiche, uffici postali, parcheggi multipiano di centri commerciali e ogni altro interstizio del mondo reale. I contributi comunque disseminati dovranno contenere l’indirizzo www.microcenturie.it.

Ogni autore permette e auspica la diffusione del proprio contributo tra le fondamenta del reale.
a cura di Flaviano Fillo (effe), Zena Roncada, Lucia Saetta, Salvatore Mulliri (webmaster)

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28 Responses to Delle Smarrite Lettere

  1. fabio teti il 3 febbraio 2010 alle 11:20

    graditissima segnalazione/iniziativa

  2. maurizio il 3 febbraio 2010 alle 19:48

    Nulla in contrario, ma… cosa ci sarà alla radice dell’ansia di farsi leggere? Potreste frequentare un po’ di Cioran, non nuocerebbe. Auguri maurizio

  3. lucy il 3 febbraio 2010 alle 20:39

    maurizio: ho seguito qualche racconto e posso dire che l’iniziativa è simpatica. forse non c’è l’ansia di farsi leggere, ma di far leggere, dato che non brilliamo come popolo di lettori. e poi le indicazioni dicono di disperdere i racconti nei luoghi meno deputati a riceverli. è un atto un po’ romantico: ma abbiamo bisogno di atti misteriosi e inconsulti in mezzo a tanta ufficialità in campo letterario, che a me, ormai, fa dare un po’ di sangue dal naso. perché: per caso gli scrittori di mestiere non hanno ansia di farsi leggere?

  4. francesco forlani il 3 febbraio 2010 alle 22:33

    Maurizio, j’suis d’accord , Cioran ti farebbe un gran bene! però in lingua, m’arracumanne, quella che lui si scelse.
    effeffe

  5. daniele il 3 febbraio 2010 alle 22:55

    I would prefer not to

  6. francesco forlani il 3 febbraio 2010 alle 23:01

    pacienza!
    effeffe

  7. Lucio Angelini il 4 febbraio 2010 alle 08:55

    E’ ampiamento fallito il book-crossing (abbandono di libri su panchine di parchi pubblici o sedili di treni eccetera), non vedo grandi prospettive per questa iniziativa di abbandono di fragili foglietti in luoghi esposti alle intemperie…

  8. Lucio Angelini il 4 febbraio 2010 alle 08:55

    ampiamente

  9. lucy il 4 febbraio 2010 alle 10:45

    mille iniziative, milioni di aspetti della vita falliscono in continuazione: se il fallimento decretasse la fine di ciascun impulso o direzione dell’agire umano saremmo morti, annichiliti da tempo. appunto è romantico disperdere i foglietti, fare una cosa inutile, ingenua, puerile, da mani disinteressate.
    propongo la calle del vento, lucio.

  10. véronique vergé il 4 febbraio 2010 alle 11:29

    Condivido l’idea di Lucio, anche se ho simpatia per un gesto romantico che forse fa entrare un testo in un luogo come un nuvole poetico che passa nel cielo quotidiano colmato di segni.

    Ma chi leggerà? Ci sono ancora promeneurs e sognatori?
    Qualcuno prenderà il tempo di fermare lo sguardo?

    Il problema anche à che è aperto a tutti. Non condivido l’idea di banalizzare la scrittura.

    L’idea è poetica, ma non ci credo.

  11. véronique vergé il 4 febbraio 2010 alle 11:30

    è aperto a tutti

  12. lucy il 4 febbraio 2010 alle 11:56

    v.v. : la scrittura giace abbattuta da banalizzazioni interne: epocali, umorali, individuali, da attribuirsi agli scrittori, ai critici, agli editori. che può, in un simile contesto, un gesto insensato in più? forse a mettere un dito nell’occhio alla perdita di senso complessiva…

  13. véronique vergé il 4 febbraio 2010 alle 13:18

    Credo ancora alla letteratura pubblicata.
    Non ho mai pensato che un’opera di qualità,
    con uno stile, uno spazio, sia inosservata da una casa editrice o da una critica.

    Non sono entusiasta con un progetto aperto
    a quelli che smaniano per essere letto anche con
    una scrittura mediocre. Non voglio dire che quelli che hanno scritti sono mediocri, ma ho paura che un progetto cosi sia una calamita per “scrittori” che non sono pubblicati.

    Scrivere con talento non è alla portata di tutti.
    Scrivere non è una composizione fatta in classe.

    Non mi pare un gesto insensato, ma un gesto perso.
    Forse sono dura, ma lo penso.

  14. lucy il 4 febbraio 2010 alle 13:33

    il fatto che uno sia pubblicato non implica che sia di valore – oggi meno di ieri – ed è vero in parte anche l’inverso. non lo dico io, ma antonio pizzuto, scrittore gigantesco che fu comprato pochissimo e letto ancor meno.
    mi trova in totale disaccordo la negatività che si tende a mettere nelle intenzioni di chi scrive da perfetto sconosciuto: “smania” di essere letto è un’ attribuzione poco generosa e, a mio parere, non del tutto veritiera. scrivere è bello, indipendentemente dall’essere letto. se l’iniziativa indica di compiere oltre alla scrittura il gesto di abbandonare i foglietti in luoghi tutto meno che letterari, ci si adegua. ma credo che all’iniziativa si aderisca per il piacere di scrivere. credo che sia un po’ l’ora di smettere di pensare al mondo della letteratura come un luogo impenetrabile di iniziati mentre i filistei starebbero tutti fuori. è un’idea stantia, non corrispondente al vero in buona misura e che tiene inchiodati tutti a degli schemi poco produttivi. si stampano, véronique, delle cose che se me le dessero da vedere prima di pubblicarle non passerebbero il mio giudizio di lettrice comune, ma manco per niente. ci vincono, ahimè, anche i premi. le opere che “passano” rispondono a volte a dei requisiti tutt’altro che letterari. quindi…lasciamo che un sommesso popolo di scrittori della domenica facciano quello che credono. anche i famosi sono stati sconosciuti prima, o sono nati con il bavaglino con su scritto “auctor sum, noli me tangere”?

  15. marino il 4 febbraio 2010 alle 14:55

    sono molto d’accordo con Lucy. per quanto ne so ( e sono uno che ha scritto un pezzo su microcenturie ) non c’è proprio nessuna ansia di farsi leggere, al contrario, personalmente, ho avuto il piacere di leggere nel tempo delle cose molto belle scritte da una delle curatrici del sito che non ha mai fatto nulla pe farsi leggere.

  16. francesco forlani il 4 febbraio 2010 alle 15:17

    Premesso che condivido le note di molti nei commenti che ho letto, le riserve, le considerazioni, con l’unica eccezione dei soliti acidi drastici, che rovescerei tot court da un vicino che mi sta sul cazzo. Certo, l’ottanta per cento della società letteraria italiana è sottobosco e molte delle cose che si scrivono fanno cagare. Compitini da prima liceo in brutta e in bella, con il che e il come, quasi mai il perché – se mai esistesse una ragione profonda delle storie che si raccontano. Una macchina da scrivere assai famosa si chiamava underwood (sottobosco). meditate gente meditate! effeffe (underground)
    ps
    che uno scrittore si auguri che le cose scritte siano lette mi sembra cosa buona e giusta. Le cose e voglio dire i testi ci sono, ci stanno tutti, ma perché esse esistano chi cazzo lo può dire? I critici? Li abbiamo sentiti, anche i più titolati urlare al capolavoro per libri che un anno dopo sarebbero stati – e a ragione- dimenticati da tutti. Alle mezze tacche preferisco le scarpe basse, perché sono sincere e non pretenziose Questo progetto mi piace perché attraverso la leggerezza di una pagina stampata e lasciata da qualche parte si incrociano le dita di chi legge con quelle di chi leggerà. insomma dalla parte del lettore (ovvero quel che rende possibile l’ascolto)

  17. véronique vergé il 4 febbraio 2010 alle 16:01

    Credo che rimango con la mia opinione.
    Scrivere è un arte, non un divertimento.
    I grandi autori della nostra epoca sono conosciuti
    e pubblicati con case editrici.
    Non credo in una scrittura in margine.
    Credo in un lavoro sulla lingua, un’ esperienza quotidiana.

    Non so perché questo argomento
    mi fa male, voglio dire che provo disaggio di non essere
    d’accordo con effeffe o altri commentatori.

  18. véronique vergé il 4 febbraio 2010 alle 18:30

    Il problema è che effeffe ha parlato di scrittore. Se puo parlare di scrittura per una solo pagina? Continuo a pensare che un libro che scosse la litteratura è visibile da un editore. Ho fiducia nell’edizione. Per esempio,
    in Francia si pubblica molti libri, ma gli autori che hanno un talento riconosciuto sono di qualità. E’ un po’ facile dire che qualche successo non sia meritato e che autori di talento sono nascosti dietro autori più famosi. O forse non ho capito il commento.

    Non vedo l’interesse di abbandonare un testo sconosciuto in un luogo sconosciuto. Mi piace sapere un testo al riparo. Un momento mi sono detto che farei si vedevo una pagina abbandonata? bah… credo che non leggerei, perché nella giornata tu corri e hai mille pensieri nella mente.

    Mi rammento avere notato un giorno un libro abbandonato nel treno. Non ho osato toccare, sono passata e non ho preso il libro.

    Forse cambiero d’idea

  19. maurizio il 4 febbraio 2010 alle 19:21

    Vi dico subito la novità.
    Melisso Romano non scriverà più un rigo per piacere ai poeti di quella strada. S’allaccia le stringhe sulla grossa maglia di ferro del cancello, nel preciso punto dove anche loro poggiano abitualmente la suola, ma oggi arriveranno tardi e lui se ne sarà già andato. Finalmente i monelli mostrano soggezione, lo guardano, tacciono e non tirano le solite palline di carta. Non una parola, non una virgola scriverà più Melisso Romano per piacere ai poeti di quella strada. Smetterà di adattarsi al loro passo e al loro modo impedito di allacciare scarpe sempre sulla stessa maglia arrugginita del cancello. C’è voluto del tempo, ma è fatta: uscendo presto, la luce è migliore. Qualcuno già lo imita. E’ un del tutto improbabile nuovo tempo, ci si alza prima e si guarda in altro modo la luce del mattino. Così stanno le cose e vedremo chi lo potrà ignorare.

  20. lucy il 4 febbraio 2010 alle 20:42

    véronique, la tua posizione non esclude la mia. e, credimi, non è affatto facile sostenere che gli autori ufficiali talora lasciano a desiderare e che, forse, qualche sconosciuto meriterebbe dell’attenzione. è molto più facile riposare sugli allori di uno status quo raggiunto, di un’ufficialità che non appare sempre del tutto meritata, anche in autori già ampiamente considerati tali. sulla volatilità del gesto di scrivere e lasciare lo scritto in un luogo casuale si può non essere d’accordo, ma molti gesti in-significanti nella storia della letteratura e dell’arte hanno dato luogo a cambiamenti. ovvero un gesto vale in sé per la sua carica simbolica. la “protezione” della letteratura, il suo vivere in riserva, è ciò che periodicamente l’ha condannata a crolli. temo che ci sia poco da salvare e da sperare dato lo specifico rapporto potere-cultura nel nostro paese. sergio garufi qualche tempo fa aveva provato – lo seguii in un paio di occasioni – a far apparire in rete uno scritto suo per meno di un’ora. testo e commenti poi si dileguavano, scomparivano letteralmente. era un esperimento che poteva generare un qualche dolore, data la bontà del suo scrivere: però aveva una sua ragion d’essere.

  21. fabio teti il 4 febbraio 2010 alle 21:05

    con quest’ultimo commento di Lucy credo di essere in pieno accordo. quest’iniziativa, ha molto senso. specie nel contesto delle polemiche di questi giorni.

    qui poi non si sta parlando di infilare queste “cartoline” nella cassetta postale degli accademici di Svezia. e, tra le altre cose, sarebbe credo un bel segnale se ci fosse adesione, tra gli altri, proprio da autori ampiamente riconosciuti come tali.

  22. francesco forlani il 4 febbraio 2010 alle 23:38

    a me sembra invece che questo progetto punti più sui testi che sull’autorialità
    infatti le microcenturie mettono in evidenza, nel sommario, i titoli delle narrazioni e non i titoli degli autori. Che poi abbiano aderito anche degli autori autori come dite voi, questo mi pare assai significativo…
    effeffe

  23. fabio teti il 5 febbraio 2010 alle 09:42

    Francesco: parlavo di “bel segnale” proprio per il motivo che dici. (non per niente, hai postato qui il manifestino dell’iniziativa, non il tuo racconto: questo spirito mi è assai piaciuto)

    hail,

    f.

  24. lucy il 5 febbraio 2010 alle 10:40

    il fatto che ff posti l’annuncio forse indica una posizione di rispetto e curiosità per questo tipo di iniziative: dai commenti, però, non emerge ciò che pensa furlen per davvero. ho come la sensazione che ci sia un po’ di ironia. tutto può essere: mi piacerebbe capirci un po’ di più.

  25. véronique vergé il 5 febbraio 2010 alle 11:01

    Lucy, apprezzo molto la manera che hai di rispondere. Non sono pretenziosa, ma credo lunatica ( gli amici e intimi mi vedono cosi).
    Forse ieri ero con la luna storta, o anche come manera di camminare, quello di un granchio: due passi avanti e tre dietro, sempre di manera
    obliqua.
    Adesso capisco meglio il progetto che dà luce al testo. Ma appunto se tutti i testi arrivati sono pubblicati, che qualità puo emergere? Di più quando un autore sa che il testo sarà messo sotto gli occhi di tutti, rischia di frenare un pensiero , une stilo che sconvolge. Ho paura che questi testi abbiano somiglianza e siano molto convenzionale.

    O allora ho mal capito il progetto e credo che sia piuttosto un dono,un cenno semplice in nostro mondo.
    L’idea di infilare un testo nella tasca di qualcuno mi piace. Immagino
    la scoperta a casa, l’interpretazione. Finalmente un bell’inizio di romanzo.
    E forse si situa l’interesse del progetto: fare venire l’immaginazione, lo strano nel mondo.

  26. francesco forlani il 5 febbraio 2010 alle 11:43

    no Lucy :-) davvero
    a me il progetto piace proprio, molto diverso da tante armate brancaleone con tanto di nome stampato sugli stendardi : Antologia!
    quest’idea dello smarrimento delle pagine me gusta assaje come del resto l’anima dei microcenturioni
    effeffe

  27. véronique vergé il 5 febbraio 2010 alle 12:12

    Ho scelto venti l’enfant sorcier,
    ma non so se posso avere la copia
    ho fatto envia.
    e vorrei anche quello di Francesco.

    lascio il testo domani nel metro di Parigi visto
    che torno nella famiglia.
    Spero che non saranno rovinati.

  28. Cento di questi giorni! – Nazione Indiana il 26 febbraio 2010 alle 11:53

    […] poche ore alla fine di un esperimento in rete assai interessante e di cui abbiamo già parlato qui. Si parla spesso di nuove voci ma poi si fatica a sentirle. Spero allora che la voce di Cristina vi […]



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