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	Commenti a: Gli abusivi e le lettere	</title>
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		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/06/gli-abusivi-e-le-lettere/#comment-128873</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 21:18:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Fantasmi Vesuviani è un memoriale ASCIUTTO, NECESSARIO su uomini, artisti e intellettuali scomodi, un po&#039; messi ai margini, ma che hanno davvero detto e fatto qualcosa di nuovo per questa amata e imprescindibile città/puttana sempre pronta al conformismo e al &quot;teatro&quot;, ma comunque capace di dire l&#039;indicibile e il nuovo attraverso  persone &quot;postume&quot;, cui  il tempo  restituirà forza e statura. Ecco, Felice Piemontese, alla sua maniera scarna, antiretorica, disincantata, scrive questo libro, ripeto, necessario, per   rendere il giusto e il dovuto a persone quali il qui ricordato Luciano Caruso, Franco Cavallo, Franco Capasso, Lucio Amelio (bellissima la rievocazione  del viaggio in sua compagnia a New York ),Domenico Rea,  Giuseppe Recchia, Alberto Marotta, Fabrizia Ramondino, Nicola Pugliese, Mario Guida, Tullio Pironti,Roland Barthes, Jack Kerouac e  straneri che hanno lasciato una qualche traccia a Napoli, grazie a Lucio Amelio soprattiutto, Michele Prisco, Luigi Compagnone e Luigi Incoronato. Insomma un memoriale sulla Napoli di chi aveva vent&#039;anni agli inizi degli anni sessanta. Con uno stile leggero, delicato, che non concede nulla alla retorica, Piemontese scolpisce i tratti dei &quot;grandi&quot; (Rea, Compagnone) non mancando di rilevarne senza livore le miserie, dei grandi e misconosciuti ( Anna Maria Ortese) e di coloro che , ingiustamente, furuno un po&#039; messi ai margini come i citati Cavallo, Capasso, Luigi Incoronato, il cui tragico destino ha lasciato un segno nello stesso Piemontese. 
Sì, un libro leggero, elegante e dal bel ritmo, che si fa leggere e apprezzare per lo stile misurato, che dice le cose come stavano ( e stanno) nel campo della cultura in questa città - capitale provinciale e cialtrona, ma anche cosmopolita e capace di grandi genialità, sempre legata ai vecchi vizi -allora come ora - anche nella &quot;politica culturale&quot;. In questo libro, dove ricordo, evocazione, lettera &quot;postuma&quot;, come quella qui riportata a Luciano Caruso,  ritratto a tutto tondo,  schizzo di persone e situazioni seguono sempre un &quot;filo rosso&quot; riconoscibile: restituire il giusto onore a chi ha davvero espresso il nuovo&quot; e ne è stato espopriato dagli arrivisti e dai maneggioni svelti a smerciarlo e svilirlo nei compromessi di potere, e proporli alle   generazioni che oggi lavorano nel campo delle nuove sperimentazioni,  isolate, tlvolta con scarsa memoria storica ; una generazione senza  &quot;padri&quot; artistici e/o letterari, che invece ne è tributaria e non lo sa. Questo , credo, sia uno degli intenti di FANTASMI VESUVIANI; e per chi conosce lo stile di Piemontese, dell&#039;autore di EPIDEMIA, un gran bel romanzo scritto ventuno anni fa e ancora attualissimo, maestro di riscritture e di collagismo letterario (in Epidemia, Camus e Debord), leggendo FANTASMI VESUVIANI  andrà sul sicuro, non vi troverà nemmeno una goccia di &quot;passatismo&quot;. No,  troverà un documento  asciutto  che chi ha ventanni (e più) adesso  - e ama leggere di cultura in modo non conformista-  apprezzerà con vivo interesse, ne sono certo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fantasmi Vesuviani è un memoriale ASCIUTTO, NECESSARIO su uomini, artisti e intellettuali scomodi, un po&#8217; messi ai margini, ma che hanno davvero detto e fatto qualcosa di nuovo per questa amata e imprescindibile città/puttana sempre pronta al conformismo e al &#8220;teatro&#8221;, ma comunque capace di dire l&#8217;indicibile e il nuovo attraverso  persone &#8220;postume&#8221;, cui  il tempo  restituirà forza e statura. Ecco, Felice Piemontese, alla sua maniera scarna, antiretorica, disincantata, scrive questo libro, ripeto, necessario, per   rendere il giusto e il dovuto a persone quali il qui ricordato Luciano Caruso, Franco Cavallo, Franco Capasso, Lucio Amelio (bellissima la rievocazione  del viaggio in sua compagnia a New York ),Domenico Rea,  Giuseppe Recchia, Alberto Marotta, Fabrizia Ramondino, Nicola Pugliese, Mario Guida, Tullio Pironti,Roland Barthes, Jack Kerouac e  straneri che hanno lasciato una qualche traccia a Napoli, grazie a Lucio Amelio soprattiutto, Michele Prisco, Luigi Compagnone e Luigi Incoronato. Insomma un memoriale sulla Napoli di chi aveva vent&#8217;anni agli inizi degli anni sessanta. Con uno stile leggero, delicato, che non concede nulla alla retorica, Piemontese scolpisce i tratti dei &#8220;grandi&#8221; (Rea, Compagnone) non mancando di rilevarne senza livore le miserie, dei grandi e misconosciuti ( Anna Maria Ortese) e di coloro che , ingiustamente, furuno un po&#8217; messi ai margini come i citati Cavallo, Capasso, Luigi Incoronato, il cui tragico destino ha lasciato un segno nello stesso Piemontese.<br />
Sì, un libro leggero, elegante e dal bel ritmo, che si fa leggere e apprezzare per lo stile misurato, che dice le cose come stavano ( e stanno) nel campo della cultura in questa città &#8211; capitale provinciale e cialtrona, ma anche cosmopolita e capace di grandi genialità, sempre legata ai vecchi vizi -allora come ora &#8211; anche nella &#8220;politica culturale&#8221;. In questo libro, dove ricordo, evocazione, lettera &#8220;postuma&#8221;, come quella qui riportata a Luciano Caruso,  ritratto a tutto tondo,  schizzo di persone e situazioni seguono sempre un &#8220;filo rosso&#8221; riconoscibile: restituire il giusto onore a chi ha davvero espresso il nuovo&#8221; e ne è stato espopriato dagli arrivisti e dai maneggioni svelti a smerciarlo e svilirlo nei compromessi di potere, e proporli alle   generazioni che oggi lavorano nel campo delle nuove sperimentazioni,  isolate, tlvolta con scarsa memoria storica ; una generazione senza  &#8220;padri&#8221; artistici e/o letterari, che invece ne è tributaria e non lo sa. Questo , credo, sia uno degli intenti di FANTASMI VESUVIANI; e per chi conosce lo stile di Piemontese, dell&#8217;autore di EPIDEMIA, un gran bel romanzo scritto ventuno anni fa e ancora attualissimo, maestro di riscritture e di collagismo letterario (in Epidemia, Camus e Debord), leggendo FANTASMI VESUVIANI  andrà sul sicuro, non vi troverà nemmeno una goccia di &#8220;passatismo&#8221;. No,  troverà un documento  asciutto  che chi ha ventanni (e più) adesso  &#8211; e ama leggere di cultura in modo non conformista-  apprezzerà con vivo interesse, ne sono certo.</p>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/06/gli-abusivi-e-le-lettere/#comment-128777</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:54:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il libro che mi ha offerto Salvatore brilla sulla scaffale, tra strada per Napoli e un libro di Anna Maria Ortese. Ogni volta che torno a casa è la prima cosa che vedo, questo cuore notturno che fa danzare il fuoco.
Mi sono letto un capitolo, presa nella magia di Napoli di ieri. Non ho tutto letto ancora, è questo brano evoca il punto di partenza, l&#039;impossibilità di vivere la città, eccetto come fantasma, rimpianto, illusione.
Non si parla mai di Napoli con parole per altre città, si parla un linguaggio di sogno, di dolore, di erotismo. Napoli invita al traboccare della lingua, a un miracolo della creazione. 
Non si puo palare di Napoli senza abbandonarsi alla pulsione dell&#039;amore o dell&#039;oddio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro che mi ha offerto Salvatore brilla sulla scaffale, tra strada per Napoli e un libro di Anna Maria Ortese. Ogni volta che torno a casa è la prima cosa che vedo, questo cuore notturno che fa danzare il fuoco.<br />
Mi sono letto un capitolo, presa nella magia di Napoli di ieri. Non ho tutto letto ancora, è questo brano evoca il punto di partenza, l&#8217;impossibilità di vivere la città, eccetto come fantasma, rimpianto, illusione.<br />
Non si parla mai di Napoli con parole per altre città, si parla un linguaggio di sogno, di dolore, di erotismo. Napoli invita al traboccare della lingua, a un miracolo della creazione.<br />
Non si puo palare di Napoli senza abbandonarsi alla pulsione dell&#8217;amore o dell&#8217;oddio.</p>
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		<title>
		Di: Giorgio Di Costanzo (Ischia)		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/06/gli-abusivi-e-le-lettere/#comment-128714</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Di Costanzo (Ischia)]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 22:06:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bravo effeffe.
Ho molto gradito questo brano tratto dall&#039;ultimo libro di Felice Piemontese.
Luciano Caruso è un artista ancora tutto da scoprire. E anche Luca Castellano (Luca),  Stelio M. Martini, Enrico Bugli, Franco Cavallo, Franco Capasso (amici carissimi)...
Ricordo una mostra interessantissima, a Napoli, Villa Pignatelli, nella primavera del 1995: &quot;Alchimia della scrittura&quot;...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bravo effeffe.<br />
Ho molto gradito questo brano tratto dall&#8217;ultimo libro di Felice Piemontese.<br />
Luciano Caruso è un artista ancora tutto da scoprire. E anche Luca Castellano (Luca),  Stelio M. Martini, Enrico Bugli, Franco Cavallo, Franco Capasso (amici carissimi)&#8230;<br />
Ricordo una mostra interessantissima, a Napoli, Villa Pignatelli, nella primavera del 1995: &#8220;Alchimia della scrittura&#8221;&#8230;</p>
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