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	Commenti a: &#8220;Per una critica futura&#8221; n° 5/6 &#8211; editoriale	</title>
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		<title>
		Di: Marco Giovenale		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 20:52:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel merito e nel metodo, totalmente d&#039;accordo con Andrea.
Ma: peccato per i mancati feedback, anche di condivisione ed esplorazione, che portano alla scelta del &#039;last step&#039;, della chiusura dell&#039;esperimento dei &quot;Quaderni&quot;.
Che spero però si riproponga, si riavvii, in qualche modo e tempo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel merito e nel metodo, totalmente d&#8217;accordo con Andrea.<br />
Ma: peccato per i mancati feedback, anche di condivisione ed esplorazione, che portano alla scelta del &#8216;last step&#8217;, della chiusura dell&#8217;esperimento dei &#8220;Quaderni&#8221;.<br />
Che spero però si riproponga, si riavvii, in qualche modo e tempo&#8230;</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: &#8220;Per una critica futura&#8221;, 5/6 &#171; slowforward		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/10/per-una-critica-futura-n%c2%b0-56-editoriale/#comment-129706</link>

		<dc:creator><![CDATA[&#8220;Per una critica futura&#8221;, 5/6 &#171; slowforward]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 06:10:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Posted by mg on February 21, 2010  “Per una critica futura” n° 5/6 – editoriale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Posted by mg on February 21, 2010  “Per una critica futura” n° 5/6 – editoriale [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Giampaolo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/10/per-una-critica-futura-n%c2%b0-56-editoriale/#comment-129209</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giampaolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 14:35:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[penso a Antonio Porta, a ogni forma di libertà astratta - in poesia in arte in geografia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>penso a Antonio Porta, a ogni forma di libertà astratta &#8211; in poesia in arte in geografia</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Il fu GiusCo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/10/per-una-critica-futura-n%c2%b0-56-editoriale/#comment-129097</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il fu GiusCo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 16:58:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In particolare su PN Review n. 189 dell&#039;autunno 2009, Fabb suggerisce che l&#039;unita&#039; fondamentale di una poesia e&#039; la linea, che diventa il verso comunemente inteso non per scarto dalla prosa, ma per virtu&#039; di concatenazione. La linea e&#039; cioe&#039; prodotta concatenando elementi, senza riferimento ad una sintassi; la linea e&#039; fondamentalmente una lista, una sequenza di parole senza limiti metrico o ritmici, che viene testata a posteriori invece che pianificata a priori come nel linguaggio ordinario di soggetto - predicato - complemento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In particolare su PN Review n. 189 dell&#8217;autunno 2009, Fabb suggerisce che l&#8217;unita&#8217; fondamentale di una poesia e&#8217; la linea, che diventa il verso comunemente inteso non per scarto dalla prosa, ma per virtu&#8217; di concatenazione. La linea e&#8217; cioe&#8217; prodotta concatenando elementi, senza riferimento ad una sintassi; la linea e&#8217; fondamentalmente una lista, una sequenza di parole senza limiti metrico o ritmici, che viene testata a posteriori invece che pianificata a priori come nel linguaggio ordinario di soggetto &#8211; predicato &#8211; complemento.</p>
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		<title>
		Di: Il fu GiusCo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/10/per-una-critica-futura-n%c2%b0-56-editoriale/#comment-129096</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il fu GiusCo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 16:17:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aggiungo e chiudo: se un protocollo critico non ce lo diamo da noi, e&#039; probabile che ci verra&#039; prima o poi regalato meccanicisticamente dagli studi post chomskiani sugli invarianti sintattico/ritmico/metrici nella poesia di quasi tutte le tradizioni letterarie umane conosciute. E&#039; un filone portato avanti in particolar modo dal prof. &lt;a href=&quot;http://www.strath.ac.uk/english/membersofthedepartment/fabbnigelprof/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Nigel Fabb&lt;/a&gt;, all&#039;Universita&#039; dello Strathclyde, UK. Quando accoppiato a studi su come reagisce il cervello umano a determinati stimoli linguistici (del tipo di quelli recentissimamente venuti alla ribalta sui pazienti in stato vegetativo), la biologia e il solco materiale del cervello di ognuno saranno messi in relazione alla risposta agli stessi invarianti sintattici, che negli studi di Fabb appaiono precedere sia quelli ritmici che quelli metrici. Per cui probabilmente arriveremo a dire che la diversa risposta ad uno stesso testo e&#039; una pura e irriducibile diversita&#039; biologica, prima che culturale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo e chiudo: se un protocollo critico non ce lo diamo da noi, e&#8217; probabile che ci verra&#8217; prima o poi regalato meccanicisticamente dagli studi post chomskiani sugli invarianti sintattico/ritmico/metrici nella poesia di quasi tutte le tradizioni letterarie umane conosciute. E&#8217; un filone portato avanti in particolar modo dal prof. <a href="http://www.strath.ac.uk/english/membersofthedepartment/fabbnigelprof/" rel="nofollow">Nigel Fabb</a>, all&#8217;Universita&#8217; dello Strathclyde, UK. Quando accoppiato a studi su come reagisce il cervello umano a determinati stimoli linguistici (del tipo di quelli recentissimamente venuti alla ribalta sui pazienti in stato vegetativo), la biologia e il solco materiale del cervello di ognuno saranno messi in relazione alla risposta agli stessi invarianti sintattici, che negli studi di Fabb appaiono precedere sia quelli ritmici che quelli metrici. Per cui probabilmente arriveremo a dire che la diversa risposta ad uno stesso testo e&#8217; una pura e irriducibile diversita&#8217; biologica, prima che culturale.</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/10/per-una-critica-futura-n%c2%b0-56-editoriale/#comment-129050</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 18:44:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Giusco,

sono d&#039;accordo molto con l&#039;esempio che fai con il mondo della ricerca scientifica - io trovo che non ci sia così differenza con certi ambiti artistici, dove si battono zone di confine, e quindi abbastanza solitari, elaborando forme che magari troveranno in seguito dei continuatori in un&#039;ottica più divulgativa (sia detto senza un significato spregiativo).

Sul &quot;sacro&quot;, ecc., io critico solo l&#039;inflazione che si fa del termine, con riferimento ad esempio alla poesia; e anche un certo uso strumentale e ideologico; e in definitiva un uso spesso generico e superficiale. Rendo non lo conosco, ma senz&#039;altro un Sannelli ha - per quello che posso capirne - un suo modo originale, forte, di reinterpretare il nesso sacro-poesia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Giusco,</p>
<p>sono d&#8217;accordo molto con l&#8217;esempio che fai con il mondo della ricerca scientifica &#8211; io trovo che non ci sia così differenza con certi ambiti artistici, dove si battono zone di confine, e quindi abbastanza solitari, elaborando forme che magari troveranno in seguito dei continuatori in un&#8217;ottica più divulgativa (sia detto senza un significato spregiativo).</p>
<p>Sul &#8220;sacro&#8221;, ecc., io critico solo l&#8217;inflazione che si fa del termine, con riferimento ad esempio alla poesia; e anche un certo uso strumentale e ideologico; e in definitiva un uso spesso generico e superficiale. Rendo non lo conosco, ma senz&#8217;altro un Sannelli ha &#8211; per quello che posso capirne &#8211; un suo modo originale, forte, di reinterpretare il nesso sacro-poesia.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Il fu GiusCo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/10/per-una-critica-futura-n%c2%b0-56-editoriale/#comment-129035</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il fu GiusCo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 15:26:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Protocollo o vocabolario comune: volevo dire che in tanti auspichiamo una apertura comunitaria condivisa, alla quale tu ti riferisci citando Majorino. Quel tipo di slancio non mi pare sufficiente, ma e&#039; un&#039;opinione personale. Nel saggetto linkato, citavo il protocollo Isella e la stessa tua considerazione contro l&#039;eterno ricominciare. Come lo eviti, il reinventare la ruota? Solo sottoscrivendo un testo di riferimento comune, una biblioteca condivisa; o almeno qualcosa del tipo del trattato di Lisbona, fra vari stati, staterelli e comunita&#039;.

Bellezza / sacro: brutte parole, sono d&#039;accordo, ma un nocciolo duro contro il quale noi tutti di una certa area andiamo a cozzare. Che si fa? Un lavaggio del cervello preliminare a tutti i lettori? Un esempio di percorso che si e&#039; mano mano allontanato dal &quot;discorso&quot;, per tornare al &quot;sacro&quot;, e&#039; quello di Massimo Sannelli. Ha tradito? Ha capito qualcosa? Un percorso che non si e&#039; mai avvicinato al &quot;discorso&quot; e&#039; quello di Angelo Rendo. E&#039; stupido? La sensibilita&#039; precede l&#039;intelligenza? Sono domande che mi faccio, legate a modi diversi, irriducibili, di approcciare lo stesso testo.

Verticalita&#039; / orizzontalita&#039;: sopravvive un&#039;idea ideologica, commista al mercato, di valore (autorevolezza, peer review, Cento Lettori), che mal si concilia con lo strumento rete. Secondo me dobbiamo davvero rassegnarci -o meglio, aprirci- all&#039;irriducibilita&#039; e alla non mercatabilita&#039; dell&#039;incontro uno vs uno, invece che perpetuare il rapporto uno vs generico pubblico. Dici dei tuoi dieci lettori, altra analisi che sento comune. Dei miei tre, quei tre camminano con me, alla stessa maniera dei gruppi di ricerca che frequento a livello accademico nel mio campo, influenzano direttamente la mia vita. E sono molto contento, piu&#039; che se ne avessi tremila sconosciuti e lontani; a quei tremila, pero&#039;, riconosco l&#039;assoluta liberta&#039; di interpretare i miei testi senza alcuna lezione/introduzione. Il diritto all&#039;esperienza frontale. Se riuscissimo a neutralizzare la critica in rendiconto che parte da punti di vista diversi ma eguali (come anche tu auspichi), meta&#039; del cammino necessario a svelenire il clima sarebbe gia&#039; compiuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Protocollo o vocabolario comune: volevo dire che in tanti auspichiamo una apertura comunitaria condivisa, alla quale tu ti riferisci citando Majorino. Quel tipo di slancio non mi pare sufficiente, ma e&#8217; un&#8217;opinione personale. Nel saggetto linkato, citavo il protocollo Isella e la stessa tua considerazione contro l&#8217;eterno ricominciare. Come lo eviti, il reinventare la ruota? Solo sottoscrivendo un testo di riferimento comune, una biblioteca condivisa; o almeno qualcosa del tipo del trattato di Lisbona, fra vari stati, staterelli e comunita&#8217;.</p>
<p>Bellezza / sacro: brutte parole, sono d&#8217;accordo, ma un nocciolo duro contro il quale noi tutti di una certa area andiamo a cozzare. Che si fa? Un lavaggio del cervello preliminare a tutti i lettori? Un esempio di percorso che si e&#8217; mano mano allontanato dal &#8220;discorso&#8221;, per tornare al &#8220;sacro&#8221;, e&#8217; quello di Massimo Sannelli. Ha tradito? Ha capito qualcosa? Un percorso che non si e&#8217; mai avvicinato al &#8220;discorso&#8221; e&#8217; quello di Angelo Rendo. E&#8217; stupido? La sensibilita&#8217; precede l&#8217;intelligenza? Sono domande che mi faccio, legate a modi diversi, irriducibili, di approcciare lo stesso testo.</p>
<p>Verticalita&#8217; / orizzontalita&#8217;: sopravvive un&#8217;idea ideologica, commista al mercato, di valore (autorevolezza, peer review, Cento Lettori), che mal si concilia con lo strumento rete. Secondo me dobbiamo davvero rassegnarci -o meglio, aprirci- all&#8217;irriducibilita&#8217; e alla non mercatabilita&#8217; dell&#8217;incontro uno vs uno, invece che perpetuare il rapporto uno vs generico pubblico. Dici dei tuoi dieci lettori, altra analisi che sento comune. Dei miei tre, quei tre camminano con me, alla stessa maniera dei gruppi di ricerca che frequento a livello accademico nel mio campo, influenzano direttamente la mia vita. E sono molto contento, piu&#8217; che se ne avessi tremila sconosciuti e lontani; a quei tremila, pero&#8217;, riconosco l&#8217;assoluta liberta&#8217; di interpretare i miei testi senza alcuna lezione/introduzione. Il diritto all&#8217;esperienza frontale. Se riuscissimo a neutralizzare la critica in rendiconto che parte da punti di vista diversi ma eguali (come anche tu auspichi), meta&#8217; del cammino necessario a svelenire il clima sarebbe gia&#8217; compiuto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/10/per-una-critica-futura-n%c2%b0-56-editoriale/#comment-129031</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 14:26:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a giusco
&quot;Di condivisione di un protocollo per la lettura dei testi poetici&quot;; non parlo di protocollo, parlo di un certo vocabolario comune, di certe categorie comuni, che per essere tali dovrebbero essere esplicitate, discusse, confrontate. Non c&#039;è nessuna nostalgia dello strutturalismo più rigido da parte mia.

&quot;la bellezza, non e’ risolvibile con un trattato&quot;; non ho mai parlato di &quot;bellezza&quot; (è termine che uso quasi altrettanto raramente che &quot;sacro&quot;)

&quot;Il non riuscire a liberarsi della verticalita’ gerarchica, pur cercando di spalmarsi nell’orizzontalita’ della rete, ecc.&quot; non ho capito che intendi dire. Puoi chiarire meglio?

Grazie a Maria per i materiali che mi sembra entrino bene in consonanza...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a giusco<br />
&#8220;Di condivisione di un protocollo per la lettura dei testi poetici&#8221;; non parlo di protocollo, parlo di un certo vocabolario comune, di certe categorie comuni, che per essere tali dovrebbero essere esplicitate, discusse, confrontate. Non c&#8217;è nessuna nostalgia dello strutturalismo più rigido da parte mia.</p>
<p>&#8220;la bellezza, non e’ risolvibile con un trattato&#8221;; non ho mai parlato di &#8220;bellezza&#8221; (è termine che uso quasi altrettanto raramente che &#8220;sacro&#8221;)</p>
<p>&#8220;Il non riuscire a liberarsi della verticalita’ gerarchica, pur cercando di spalmarsi nell’orizzontalita’ della rete, ecc.&#8221; non ho capito che intendi dire. Puoi chiarire meglio?</p>
<p>Grazie a Maria per i materiali che mi sembra entrino bene in consonanza&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria (v)		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/10/per-una-critica-futura-n%c2%b0-56-editoriale/#comment-129019</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria (v)]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 12:11:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Estremamente denso, tantissimi i punti su cui focalizzare l&#039;attenzione  su questioni cicliche e irrisolte (per poesia e narrativa)

Correndo il rischio di tracimare, desidererei allegare qui di seguito due brani, di 2 autori diversi, non necessariamente tra i miei preferiti, che trovo calzanti per soffermarsi, l&#039;uno, sulla spinosa questione  del &quot;pubblico&quot;-scrittori elitari e non- libretto delle giustiche...
e l&#039;altro sui vari primati dell&#039;italianità, originalità di pensiero, provincialismi vari...

LETTERA DA LEUCA 
in &lt;i&gt;SCRITTI DI VIAGGIO, DI COMBATTIMENTO E DI SOGNO&lt;/i&gt;&lt;i&gt;
di
ANTONIO MORESCO


(…)&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Negli ultimi decenni del secolo è avvenuto un rovesciamento speculare, del tutto funzionale alle dimensioni e alle forme che hanno assunto le macchine culturali ed editoriali dell’intrattenimento di questa epoca e al conseguente bisogno di ridurre  anche &lt;strong&gt;la letteratura e il pensiero a qualcosa di ripetitivo, controllabile e inoffensivo.&lt;/strong&gt; […]
Un atteggiamento intriso di superficialità, inconsistenza che, in obbedienza ai bisogni delle macchine economiche e del consenso che producono libri, spettacoli e altri oggetti estetici e culturali, tende a far piazza pulita di ogni possibilità non contemplata, anomalia, diversità, radicalità. All’interno di questa logica e di questo sistema di forze, viene &lt;strong&gt;selezionato ciò che è maggiormente funzionale alla normalizzazione delle attività artistiche e umane.&lt;/strong&gt; Compito fatto proprio immediatamente e moltiplicato acriticamente anche dalle schiere asservite di intellettuali funzionari, selezionatori mediatici e propagandisti dell’esistente, indipendentemente dalla loro collocazione culturale o politico-culturale. […]

Io non disprezzo affatto la letteratura “di genere”.[…]
i cui libri sono a volte carichi di un’invenzione e di una passione – anche di conoscenza- impossibile da trovare  nei libri di tanti abatini della scrittura letteraria, per non parlare dei molti che credono di esibire il proprio status spalmando una imbarazzante marmellata bellettristica sopra le loro pagine.
Però dietro questa operazione di inclusione ed esclusione in atto in questa epoca sta passando qualcosa di enormemente più importante , che bisogna avere il coraggio di individuare e affrontare, perché stanno cercando di ingabbiare tutta la potenza del dicibile in una rete di narrazioni artefatte schematizzate. Forse non si è fatta ancora attenzione sufficiente alla natura genocida di questa operazione sul piano artistico, di conoscenza e di specie. Accettare questo stato di cose, per uno scrittore, è un gesto di resa senza condizioni.
Partiamo dal problema del “pubblico”[…]

In realtà quello che chiamano il&lt;strong&gt; “pubblico non è un’entità astratta e sempre uguale a se stessa,è il risultato di un lungo lavorìo di normalizzazione.”&lt;/strong&gt;[…]

Parlando in questo modo del pubblico si passa sotto silenzio il concorso delle enormi forze (economiche, tecnologiche, culturali e sociali) che hanno agito perché le cose andassero così, perché arrivassero al punto in cui sono infatti arrivate. Hanno castrato , lobotomizzato e rimbecillito il “pubblico” e poi ci vengono a dire: “Ecco, vedete, il pubblico è rimbecillito, noi non possiamo dargli che quello che ci chiede e si merita! Non è colpa nostra se il suo stomaco digerisce solo cibi predigeriti. Perciò voi scrittori non dovete fare tante storie, dovete stare al gioco e produrre quello che il “pubblico” vuole e magari costruirci sopra una piccola ideologia terroristica e supportata. In caso contrario vi ridicolizzeremo e criminalizzeremo all’interno del piccolo universo mediatico controllato, come degli aristocratici fuori tempo, dei romantici, dei reazionari, oppure schiacceremo tutta la massa in movimento e in invenzione e pensiero che vi ostinate  a mettere in campo su piccole categorie moralistiche spregiative e vi daremo dei buoni a nulla, dei fissati, dei paranoici, degli invidiosi, dei rancorosi, tutto quanto può servire ad evitare il confronto con quanto andate dicendo, a parlare d’altro, a stornare l’attenzione  dalle urgenze reali e gravi che cercate di evidenziare”.
Va avanti così da tempo…ma è un cerchio che bisogna spezzare! Bisogna continuare a ripetere e ricordare che sono state compiute  delle azioni concrete, da singole persone, da gruppi, che sono state portate avanti delle operazioni finalizzate  ad arrivare a questo punto. Non è un risultato astratto, una sorta di calamità naturale senza responsabilità e senza agenti, di fronte alla quale non si può far niente. […]
&lt;strong&gt; Ci viene detto che le cose stanno così, che il “grande pubblico” vuole solo merda confezionata e quindi non resta che dargliela. Strana logica. E’ stato costruito qualcosa e poi ci vien detto  che si tratta di un evento naturale immutabile che non si può cambiare. &lt;/strong&gt;
Eppure abbiamo sotto gli occhi alcuni esempi illuminanti che suggeriscono altre possibilità. Nello spazio che è stato lasciato nascono e si rafforzano editori  intelligenti e dinamici che mostrano una diversa considerazione e un maggior rispetto per i lettori e se stessi. le edicole rigurgitano di libri (anche impegnativi e di spessore e ritenuti ormai troppo pesanti per le nostre testoline e poco vendibili) pubblicati da giornali e riviste  che incontrano il favore del pubblico da aver preso in contropiede le stesse grandi case editrici e aver creato seri problemi alle loro logiche e strategie commerciali. Dopo avere tanto invocato il “pubblico” e il mercato come copertura e alibi per le loro scelte al ribasso, questi editori si trovano ad essere scavalcati proprio dal pubblico e dal mercato e devono giocare di rimessa. 
Ma riprendiamo la legge dei grandi numeri – che non è affatto una legge ma, anche quella, il risultato di  una concentrazione di forze – tende continuamente a cancellare, attraverso mille meccanismi, gli scrittori anomali e non allineati che non arrivano  o non vengono fatti arrivare al grande pubblico[…] Ora ci mettono davanti parametri e tabelle di cifre che dicono una sola cosa[…] che dal giusto rispetto per le cifre e per il ritorno economico sono passati a qualcosa di molto diverso,che non ci viene detto. Non allargate le braccia, non siete innocenti! Tutto quello che è successo non è avvenuto in un vuoto pneumatico, è stato il risultato di azioni, forze, di funzionalità, asservimenti, carriere, che hanno coinvolto nella stessa misura editori e scrittori di cui ora si vedono pienamente i frutti.

[…]
Sì, perché la diffusione pervasiva pilotata dei “generi” generizza anche la letteratura, con il mantenimento di spazi, sia pur terminali, per una scrittura evocativa della letteratura, formalmente accurata e antiquariale ma senza più nulla  dello smottamento spirituale e dell’invenzione e dell’immersione, della crudeltà e dello piazzamento che attraversano al letteratura, ma che può dare anch’essa le sue piccole soddisfazioni. E’ una falsa alternativa.[..] Non bisogna stare in queste gabbie. Né in quella del genere né in quella del “genere letteratura”…perché c’è qualcosa d’altro al di là di questa falsa alternativa bloccata, di questa tenaglia con cui si sta cercando di stritolare gli scrittori. Forse è solo un filo sottile, tagliente come una lama, ma che si può sempre inventare e su cui si può camminare. Verso dove non si sa, non si sa mai in anticipo, non lo si è mai saputo.&lt;/i&gt;&lt;i&gt;
(Fanucci Editore, 2005)



*

da &lt;/i&gt;&lt;i&gt;PAESAGGI ITALIANI CON ZOMBI&lt;/i&gt; di Alberto Arbasino


&lt;i&gt;Ma nel nostro Novecento, anche le lettere dei letterati appaiono misere: poche affettate righe di meschinità editoriali e giornalistiche pratiche, e preoccupazioni per compensi da ricevere, con grullerie da goliardi invecchiati circa i soldi; però senza esperienze o passioni di scoperte o entusiasmi o sfide culturali e qualche  coraggio nei giudizi spirituali, intellettuali, civici, politici. O qualche emozione davanti a quadri, ascoltando musiche…mentre gli autoritratti di servizio seguono piuttosto gli esempi dei sonetti dei vati nazionali davanti allo specchio: compiacimenti su nasi e denti e chiome di rappresentanza[…]
Presso di noi preferibilmente voluminose e velenose polemichette rétro sulle inesauribili pusillanimità e falsità e dissimulazioni e piaggerie e ambiguità intellettuali italiane che non finiscono mai, come i famosi esami. perché ogni giorno è un anniversario scadente;  e addossando le colpe intellettuali al solito complesso Fascio-Chiesa-Comunismo_Capitalismo tutti i vari cauti accorgimenti e compromessi intellettuali di ieri (ma poi di oggi e domani) vengono man mano sputtanati nella revisione settimanale o annuale delle code di paglia. Monotoni plotoni di code con  incartamenti pieni di tortuosità equivoche, di obliquità sopravvenute nell’arte di far voltar le frittate…anche per mascherare indirettamente una penuria abbastanza cronica di coraggio, di pensiero e di palle, nonché di senso politico, mente giuridica, formazione culturale non circoscritta[…]

qualcuno di loro scriverà un libro o una poesia interessante per più stagioni […] comporrà un pezzo musicale degno di tal nome, saprà esprimere &lt;strong&gt;idee e concetti e avventure intellettuali contemporanee che non siano meschini sottoprodotti della quotidianità televisiva e dell’effimero ideologico?
Possibilmente senza limitarsi a  rimuginare senza fine sopra un piccolo ego noioso e scadente&lt;/strong&gt; con contorno di minestrine e scopatine caserecce nostrane da buttar generalmente nel cesso esclamando il rituale e giovanile tiè?
E fra quegli immensi  ammassi di elaborazione teorica, si sarà mai sviluppato o sarebbe timidamente affiorato – tanti anni dopo Leopardi[…]- un barlume di Pensierino Italiano originale e non solo  commentino o chiesetta intorno ai Classici o agli Effimeri convenzionati e metabolizzati nel consumo retorico per il “do ut des” congressuale e il 18 di massa? Fra i rivoluzionari accademici e i segretari politici che vanno ripetendosi la presenza ispiratrice, la consueta perizia, il rilevante contributo e impegno, l’esemplare e radicale ripensamento, e il protrarsi dell’attesa[…]
Allora, i presenzialismi e i bovarismi dei maestrini e professorini delle &lt;strong&gt;Normali e delle Cattoliche (lo dicono i nomi italiani stessi!) &lt;/strong&gt;con l’ambizione di dominare le masse, cambiare il corso, dettare le condizioni, influire sugli eventi (normalizzare i pecoroni, cattolicizzare le pecorelle…) non destavano grande eccitazione intellettuale né vivace emotività politica, malgrado tutto l’incitare e ammazzare e rapire (normale e cattolico all’italiana, diceva Stendhal) in un’epoca di nanetti sulle spalle di nanerottoli…&lt;/i&gt;

(Adelphi, 1998)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Estremamente denso, tantissimi i punti su cui focalizzare l&#8217;attenzione  su questioni cicliche e irrisolte (per poesia e narrativa)</p>
<p>Correndo il rischio di tracimare, desidererei allegare qui di seguito due brani, di 2 autori diversi, non necessariamente tra i miei preferiti, che trovo calzanti per soffermarsi, l&#8217;uno, sulla spinosa questione  del &#8220;pubblico&#8221;-scrittori elitari e non- libretto delle giustiche&#8230;<br />
e l&#8217;altro sui vari primati dell&#8217;italianità, originalità di pensiero, provincialismi vari&#8230;</p>
<p>LETTERA DA LEUCA<br />
in <i>SCRITTI DI VIAGGIO, DI COMBATTIMENTO E DI SOGNO</i><i><br />
di<br />
ANTONIO MORESCO</p>
<p>(…)</i><i>Negli ultimi decenni del secolo è avvenuto un rovesciamento speculare, del tutto funzionale alle dimensioni e alle forme che hanno assunto le macchine culturali ed editoriali dell’intrattenimento di questa epoca e al conseguente bisogno di ridurre  anche <strong>la letteratura e il pensiero a qualcosa di ripetitivo, controllabile e inoffensivo.</strong> […]<br />
Un atteggiamento intriso di superficialità, inconsistenza che, in obbedienza ai bisogni delle macchine economiche e del consenso che producono libri, spettacoli e altri oggetti estetici e culturali, tende a far piazza pulita di ogni possibilità non contemplata, anomalia, diversità, radicalità. All’interno di questa logica e di questo sistema di forze, viene <strong>selezionato ciò che è maggiormente funzionale alla normalizzazione delle attività artistiche e umane.</strong> Compito fatto proprio immediatamente e moltiplicato acriticamente anche dalle schiere asservite di intellettuali funzionari, selezionatori mediatici e propagandisti dell’esistente, indipendentemente dalla loro collocazione culturale o politico-culturale. […]</p>
<p>Io non disprezzo affatto la letteratura “di genere”.[…]<br />
i cui libri sono a volte carichi di un’invenzione e di una passione – anche di conoscenza- impossibile da trovare  nei libri di tanti abatini della scrittura letteraria, per non parlare dei molti che credono di esibire il proprio status spalmando una imbarazzante marmellata bellettristica sopra le loro pagine.<br />
Però dietro questa operazione di inclusione ed esclusione in atto in questa epoca sta passando qualcosa di enormemente più importante , che bisogna avere il coraggio di individuare e affrontare, perché stanno cercando di ingabbiare tutta la potenza del dicibile in una rete di narrazioni artefatte schematizzate. Forse non si è fatta ancora attenzione sufficiente alla natura genocida di questa operazione sul piano artistico, di conoscenza e di specie. Accettare questo stato di cose, per uno scrittore, è un gesto di resa senza condizioni.<br />
Partiamo dal problema del “pubblico”[…]</p>
<p>In realtà quello che chiamano il<strong> “pubblico non è un’entità astratta e sempre uguale a se stessa,è il risultato di un lungo lavorìo di normalizzazione.”</strong>[…]</p>
<p>Parlando in questo modo del pubblico si passa sotto silenzio il concorso delle enormi forze (economiche, tecnologiche, culturali e sociali) che hanno agito perché le cose andassero così, perché arrivassero al punto in cui sono infatti arrivate. Hanno castrato , lobotomizzato e rimbecillito il “pubblico” e poi ci vengono a dire: “Ecco, vedete, il pubblico è rimbecillito, noi non possiamo dargli che quello che ci chiede e si merita! Non è colpa nostra se il suo stomaco digerisce solo cibi predigeriti. Perciò voi scrittori non dovete fare tante storie, dovete stare al gioco e produrre quello che il “pubblico” vuole e magari costruirci sopra una piccola ideologia terroristica e supportata. In caso contrario vi ridicolizzeremo e criminalizzeremo all’interno del piccolo universo mediatico controllato, come degli aristocratici fuori tempo, dei romantici, dei reazionari, oppure schiacceremo tutta la massa in movimento e in invenzione e pensiero che vi ostinate  a mettere in campo su piccole categorie moralistiche spregiative e vi daremo dei buoni a nulla, dei fissati, dei paranoici, degli invidiosi, dei rancorosi, tutto quanto può servire ad evitare il confronto con quanto andate dicendo, a parlare d’altro, a stornare l’attenzione  dalle urgenze reali e gravi che cercate di evidenziare”.<br />
Va avanti così da tempo…ma è un cerchio che bisogna spezzare! Bisogna continuare a ripetere e ricordare che sono state compiute  delle azioni concrete, da singole persone, da gruppi, che sono state portate avanti delle operazioni finalizzate  ad arrivare a questo punto. Non è un risultato astratto, una sorta di calamità naturale senza responsabilità e senza agenti, di fronte alla quale non si può far niente. […]<br />
<strong> Ci viene detto che le cose stanno così, che il “grande pubblico” vuole solo merda confezionata e quindi non resta che dargliela. Strana logica. E’ stato costruito qualcosa e poi ci vien detto  che si tratta di un evento naturale immutabile che non si può cambiare. </strong><br />
Eppure abbiamo sotto gli occhi alcuni esempi illuminanti che suggeriscono altre possibilità. Nello spazio che è stato lasciato nascono e si rafforzano editori  intelligenti e dinamici che mostrano una diversa considerazione e un maggior rispetto per i lettori e se stessi. le edicole rigurgitano di libri (anche impegnativi e di spessore e ritenuti ormai troppo pesanti per le nostre testoline e poco vendibili) pubblicati da giornali e riviste  che incontrano il favore del pubblico da aver preso in contropiede le stesse grandi case editrici e aver creato seri problemi alle loro logiche e strategie commerciali. Dopo avere tanto invocato il “pubblico” e il mercato come copertura e alibi per le loro scelte al ribasso, questi editori si trovano ad essere scavalcati proprio dal pubblico e dal mercato e devono giocare di rimessa.<br />
Ma riprendiamo la legge dei grandi numeri – che non è affatto una legge ma, anche quella, il risultato di  una concentrazione di forze – tende continuamente a cancellare, attraverso mille meccanismi, gli scrittori anomali e non allineati che non arrivano  o non vengono fatti arrivare al grande pubblico[…] Ora ci mettono davanti parametri e tabelle di cifre che dicono una sola cosa[…] che dal giusto rispetto per le cifre e per il ritorno economico sono passati a qualcosa di molto diverso,che non ci viene detto. Non allargate le braccia, non siete innocenti! Tutto quello che è successo non è avvenuto in un vuoto pneumatico, è stato il risultato di azioni, forze, di funzionalità, asservimenti, carriere, che hanno coinvolto nella stessa misura editori e scrittori di cui ora si vedono pienamente i frutti.</p>
<p>[…]<br />
Sì, perché la diffusione pervasiva pilotata dei “generi” generizza anche la letteratura, con il mantenimento di spazi, sia pur terminali, per una scrittura evocativa della letteratura, formalmente accurata e antiquariale ma senza più nulla  dello smottamento spirituale e dell’invenzione e dell’immersione, della crudeltà e dello piazzamento che attraversano al letteratura, ma che può dare anch’essa le sue piccole soddisfazioni. E’ una falsa alternativa.[..] Non bisogna stare in queste gabbie. Né in quella del genere né in quella del “genere letteratura”…perché c’è qualcosa d’altro al di là di questa falsa alternativa bloccata, di questa tenaglia con cui si sta cercando di stritolare gli scrittori. Forse è solo un filo sottile, tagliente come una lama, ma che si può sempre inventare e su cui si può camminare. Verso dove non si sa, non si sa mai in anticipo, non lo si è mai saputo.</i><i><br />
(Fanucci Editore, 2005)</p>
<p>*</p>
<p>da </i><i>PAESAGGI ITALIANI CON ZOMBI</i> di Alberto Arbasino</p>
<p><i>Ma nel nostro Novecento, anche le lettere dei letterati appaiono misere: poche affettate righe di meschinità editoriali e giornalistiche pratiche, e preoccupazioni per compensi da ricevere, con grullerie da goliardi invecchiati circa i soldi; però senza esperienze o passioni di scoperte o entusiasmi o sfide culturali e qualche  coraggio nei giudizi spirituali, intellettuali, civici, politici. O qualche emozione davanti a quadri, ascoltando musiche…mentre gli autoritratti di servizio seguono piuttosto gli esempi dei sonetti dei vati nazionali davanti allo specchio: compiacimenti su nasi e denti e chiome di rappresentanza[…]<br />
Presso di noi preferibilmente voluminose e velenose polemichette rétro sulle inesauribili pusillanimità e falsità e dissimulazioni e piaggerie e ambiguità intellettuali italiane che non finiscono mai, come i famosi esami. perché ogni giorno è un anniversario scadente;  e addossando le colpe intellettuali al solito complesso Fascio-Chiesa-Comunismo_Capitalismo tutti i vari cauti accorgimenti e compromessi intellettuali di ieri (ma poi di oggi e domani) vengono man mano sputtanati nella revisione settimanale o annuale delle code di paglia. Monotoni plotoni di code con  incartamenti pieni di tortuosità equivoche, di obliquità sopravvenute nell’arte di far voltar le frittate…anche per mascherare indirettamente una penuria abbastanza cronica di coraggio, di pensiero e di palle, nonché di senso politico, mente giuridica, formazione culturale non circoscritta[…]</p>
<p>qualcuno di loro scriverà un libro o una poesia interessante per più stagioni […] comporrà un pezzo musicale degno di tal nome, saprà esprimere <strong>idee e concetti e avventure intellettuali contemporanee che non siano meschini sottoprodotti della quotidianità televisiva e dell’effimero ideologico?<br />
Possibilmente senza limitarsi a  rimuginare senza fine sopra un piccolo ego noioso e scadente</strong> con contorno di minestrine e scopatine caserecce nostrane da buttar generalmente nel cesso esclamando il rituale e giovanile tiè?<br />
E fra quegli immensi  ammassi di elaborazione teorica, si sarà mai sviluppato o sarebbe timidamente affiorato – tanti anni dopo Leopardi[…]- un barlume di Pensierino Italiano originale e non solo  commentino o chiesetta intorno ai Classici o agli Effimeri convenzionati e metabolizzati nel consumo retorico per il “do ut des” congressuale e il 18 di massa? Fra i rivoluzionari accademici e i segretari politici che vanno ripetendosi la presenza ispiratrice, la consueta perizia, il rilevante contributo e impegno, l’esemplare e radicale ripensamento, e il protrarsi dell’attesa[…]<br />
Allora, i presenzialismi e i bovarismi dei maestrini e professorini delle <strong>Normali e delle Cattoliche (lo dicono i nomi italiani stessi!) </strong>con l’ambizione di dominare le masse, cambiare il corso, dettare le condizioni, influire sugli eventi (normalizzare i pecoroni, cattolicizzare le pecorelle…) non destavano grande eccitazione intellettuale né vivace emotività politica, malgrado tutto l’incitare e ammazzare e rapire (normale e cattolico all’italiana, diceva Stendhal) in un’epoca di nanetti sulle spalle di nanerottoli…</i></p>
<p>(Adelphi, 1998)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Il fu GiusCo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/10/per-una-critica-futura-n%c2%b0-56-editoriale/#comment-129012</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il fu GiusCo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 02:44:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=30184#comment-129012</guid>

					<description><![CDATA[Di condivisione di un protocollo per la lettura dei testi poetici si parla da almeno un secolo; nel piccolo di tutti e nel nostro presente, ognuna delle piccole comunita&#039; autoreferenziali si accorda su basi minime condivise. La &quot;delusione&quot; di Inglese, l&#039;incomunicabilita&#039; fra le piccole comunita&#039;, agisce a livello estetico prima che di prassi: la fascinazione (fascista?) del testo, la bellezza, non e&#039; risolvibile con un trattato ne&#039; esplicabile con un manuale di lettura. E&#039; un&#039;esperienza privata, forse &quot;progressiva&quot; a seguito di grandi sforzi pedagogici. Ed e&#039; la prima barriera all&#039;apertura.

L&#039; &quot;invasione matematica&quot; conduce anche all&#039;idea recente di peer review per la poesia, liddove i peer sarebbero gli attori, indistintamente (si argomenta poi su un&#039;idea di autorevolezza data dal giudizio dei peer, quantitativa); idea impraticabile, visto che la fascinazione precede la codifica razionale, cosi&#039; come l&#039;esperienza precede la parola. Ci sono Cento Lettori in ognuna delle reti del web, da quelle mainstream a quelle remote.

Il non riuscire a liberarsi della verticalita&#039; gerarchica, pur cercando di spalmarsi nell&#039;orizzontalita&#039; della rete, riflette forse la natura culturalmente ibrida della generazione oggi intorno ai quarant&#039;anni. In ogni caso e per quel che puo&#039; interessare, in tanti ad un certo punto pagano pegno al gesto ordinatorio, classificatorio, muscolare. Se questo topic racconta un commiato, e&#039; l&#039;ultimo di una lunga serie di simili commiati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di condivisione di un protocollo per la lettura dei testi poetici si parla da almeno un secolo; nel piccolo di tutti e nel nostro presente, ognuna delle piccole comunita&#8217; autoreferenziali si accorda su basi minime condivise. La &#8220;delusione&#8221; di Inglese, l&#8217;incomunicabilita&#8217; fra le piccole comunita&#8217;, agisce a livello estetico prima che di prassi: la fascinazione (fascista?) del testo, la bellezza, non e&#8217; risolvibile con un trattato ne&#8217; esplicabile con un manuale di lettura. E&#8217; un&#8217;esperienza privata, forse &#8220;progressiva&#8221; a seguito di grandi sforzi pedagogici. Ed e&#8217; la prima barriera all&#8217;apertura.</p>
<p>L&#8217; &#8220;invasione matematica&#8221; conduce anche all&#8217;idea recente di peer review per la poesia, liddove i peer sarebbero gli attori, indistintamente (si argomenta poi su un&#8217;idea di autorevolezza data dal giudizio dei peer, quantitativa); idea impraticabile, visto che la fascinazione precede la codifica razionale, cosi&#8217; come l&#8217;esperienza precede la parola. Ci sono Cento Lettori in ognuna delle reti del web, da quelle mainstream a quelle remote.</p>
<p>Il non riuscire a liberarsi della verticalita&#8217; gerarchica, pur cercando di spalmarsi nell&#8217;orizzontalita&#8217; della rete, riflette forse la natura culturalmente ibrida della generazione oggi intorno ai quarant&#8217;anni. In ogni caso e per quel che puo&#8217; interessare, in tanti ad un certo punto pagano pegno al gesto ordinatorio, classificatorio, muscolare. Se questo topic racconta un commiato, e&#8217; l&#8217;ultimo di una lunga serie di simili commiati.</p>
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