NO VAT – ROMA 13/02/10

12 febbraio 2010
Pubblicato da

di Facciamo Breccia – Circolo Mieli

Manifestazione Nazionale NO VAT – Partenza alle 14.30 presso la Bocca della Verità – Arrivo a Piazza Navona.

Il 13 Febbraio 2010 per il quinto anno scendiamo in piazza contro il Vaticano per denunciarne l’invadenza nella politica italiana: è infatti uno degli attori che agiscono nelle complesse dinamiche di potere sottese a un sistema autoritario e repressivo.

L’11 febbraio 1929 i Patti Lateranensi sancirono la saldatura tra Vaticano e regime fascista; oggi le destre agitano il crocefisso per legittimare un ordine morale in linea con l’integralismo delle gerarchie vaticane: strumentalizzano quel simbolo per costruire un’identità nazionale razzista e una declinazione della cittadinanza eterosessista e familista.

Da una parte le destre criminalizzano immigrate ed immigrati, li/le rappresentano come la concorrenza nell’accesso alle risorse pubbliche, mentre nessuno affronta il problema di un welfare smantellato e comunque disegnato su un modello sociale che non esiste più. D’altra parte la chiesa cattolica legittima esclusivamente un modello di società basato sulla famiglia tradizionale, sulla divisione dei ruoli sessuali, dove un genere è subordinato all’altro, e lesbiche, gay e trans non hanno alcun diritto di cittadinanza.

Riaffermiamo le diversità e le differenze sociali, sessuali, culturali, contro l’identità nazionale clericale, razzista e eterosessista.

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13 Responses to NO VAT – ROMA 13/02/10

  1. francesco pecoraro il 14 febbraio 2010 alle 11:26

    a me i due link sembrano identici e pure i testi di quel delizioso blog con sotto fondo di canti gregoriani.
    mi piace la definizione dell’omosessualità come “lebbra morale”, mi piace l’omologazione tra libertinaggio e omosessualità perché ignora l’esistenza (qualora fosse importante saperlo) di omossessuali monogami/e.

  2. jacopo galimberti il 14 febbraio 2010 alle 12:36

    Commenti come quello del sito indicato da Teti sono dopotutto i meno pericolosi. Sono riflessioni oneste in cui si dicono le cose con chiarezza, a viso aperto.

    Sono terrorizzato invece da quei servizi o programmi che presentano implicitamente la Chiesa e la religione cattolica come tollerante, super partes, moderata, “umana”, bonaria, che fa da paciere.

  3. fabio teti il 14 febbraio 2010 alle 12:50

    mi scuso del link doppio e identico, NI non aveva – apparentemente – registrato il mio commento.

    detto questo, io trovo l’intervista di Francesco Bruno raccapricciante.

  4. franco buffoni il 14 febbraio 2010 alle 15:51

    L’intervista di Francesco Bruno è raccapricciante.

  5. Alcor il 14 febbraio 2010 alle 16:12

    @galimberti

    le due cose vanno insieme, Bruno è uno che sta sempre da Vespa, e se anche non dice lì quello che dice con tanta chiarezza nell’intervista, è quello che dice con tanta chiarezza nell’intervista che nutre di sé tutto quello che dice e non dice da vespa.

  6. franco buffoni il 14 febbraio 2010 alle 17:12

    Così oggi Michele Smargiassi su Repubblica:
    Che Dio non voglia, «Deus avertat»… Gravato dalla solennità del latino, cala ancora il bastone pastorale preventivo del cardinale Carlo Caffarra sul capo dei credenti impegnati in politica che accettassero la regolarizzazione delle unioni gay. Due mesi fa l´arcivescovo fece balenare il Giudizio finale («Dio vi giudicherà») sui consiglieri regionali che avessero approvato l´estensione del welfare alle coppie di fatto. Ieri, con una «Nota dottrinale» tagliente, ha circoscritto doppiamente il bersaglio: ora il campo di battaglia è apertamente il «matrimonio omosessuale» e tutte le norme che gli somigliano, e i sorvegliati speciali sono i «credenti che hanno responsabilità pubbliche di qualsiasi genere».

    Guai se uno qualunque dei secondi dovesse non solo approvare in Parlamento, ma anche semplicemente dare «attuazione nelle varie forme» alle prime. «Se ci fosse bisogno, quod Deus avertat, al momento opportuno daremo le indicazioni necessarie». Minaccia generica, che lascia presagire un probabile appello all´obiezione di coscienza. Per i cattolici che disubbidiranno alle «indicazioni», comunque, di certo non ci sarà indulgenza: «È impossibile ritenersi cattolici se in un modo o nell´altro si riconosce il diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso».

    Ma una «nota dottrinale», si fa notare in Curia, non è una «nota pastorale»; cioè è un testo di teoria della morale prima che una disposizione per la cura delle anime. Al cardinale ora preme che il quadro sia chiaro e sintetico, più dei complessi testi nei quali finora, da esperto di morale familiare, aveva finora disseminato le sue opinioni. La «lettera» è una specie di motu proprio, nel senso che non è legato a un´occasione particolare. Perché emanarla proprio ora? Il pretesto ufficiale (oggi ricorre la festa dei patroni d´Europa e il testo di Caffarra è rivolto ai politici di tutto il continente) è così fragile da far pensare che la scelta dipenda da altro. Forse dall´approvazione recente dei “Dico all´emiliana” in Regione, o dalle aperture dell´ex sindaco Delbono che parlò della sua «scelta dolorosa» di dire no alle richieste delle coppie gay.

    In ogni caso, il testo non potrebbe essere più esplicito e cogente, almeno per i politici cattolici. «L´equiparazione in qualsiasi forma o grado dell´unione omosessuale al matrimonio» è «un atto pubblicamente e gravemente immorale». Ma è anche una «grave ferita al bene comune» che lo Stato non deve tollerare. Il nodo è la procreazione. «Mentre l´unione legittima fra uomo e donna assicura il bene – non solo biologico! – della procreazione e della sopravvivenza della specie umana, l´unione omosessuale è privata in se stessa della capacità di generare nuove vite».

    Dunque «lo Stato non deve essere neutrale», se lo fosse «significherebbe che il legame della sessualità al compito procreativo ed educativo è un fatto che non interessa lo Stato, e con ciò crollerebbe uno dei pilastri dei nostri ordinamenti giuridici: il matrimonio come bene pubblico». Anche se l´articolo 29 della Costituzione non ne fa menzione, per Caffarra base e scopo del matrimonio come istituzione civile sono la riproduzione della specie: «le coppie matrimoniali svolgono il ruolo di garantire l´ordine delle generazioni e sono quindi di eminente interesse pubblico». Se lo Stato legittimasse qualcosa di diverso, sostiene il cardinale, sarebbe obbligo dei cattolici fare resistenza anche alla pura applicazione tecnica. Caffarra propone l´obiezione di coscienza? «Al momento opportuno daremo le indicazioni necessarie».

  7. gianlucagarrapa il 15 febbraio 2010 alle 00:24

    ma secondo voi, si potrebbe fare una specie di referendum per capire cosa pensa la gente? a me piacerebbe fare delle interviste ai ragazzi e capire cosa pensano dei matrimoni gay e dell’omosessualità. un po’ come i comizi d’amore di pasolini.

  8. andrea barbieri il 15 febbraio 2010 alle 01:23

    A proposito delle parole discriminatorie di Cafarra, volevo dire che nel 2009 il Tribunale di Venezia, sull’impugnazione del diniego del Comune di pubblicazione del matrimonio da parte di una coppia omosessuale, ha ritenuto di porre alla Corte Costituzionale la questione della costituzionalità delle norme del Codice civile che limitano il diritto al matrimonio alle persone di genere diverso.

    Tra le cose che scrive il Tribunale:
    “La famiglia è infatti la formazione sociale primaria nella quale si esplica la personalità dell’individuo e nella quale vengono quindi tutelati i suoi diritti inviolabili, conferendogli uno status (quello di persona coniugata) che assurge a segno caratteristico all’interno della società e che conferisce un insieme di diritti e di doveri del tutto peculiari e non sostituibili tramite l’esercizio dell’autonomia negoziale.”

    L’argomentazione ruota insomma sulla centralità della famiglia per lo sviluppo della persona così come è configurata nella Costituzione, dunque sulla necessità che anche alle persone dello stesso genere sia data la possibilità di formare una famiglia coniugandosi.

    Qualcuno sa se è arrivato all’esito?

    Se si desidera commentare sulla questione di costituzionalità è necessario leggere prima il testo dell’ordinanza del Tribunale di Venezia, per esempio qui:
    http://www.altalex.com/index.php?idnot=45870

  9. andrea barbieri il 15 febbraio 2010 alle 01:28

    L’idea delle interviste mi sembra bella.

  10. franco buffoni il 15 febbraio 2010 alle 09:54

    Certo, ottima l’idea delle interviste: penso proprio che tra gli under 40 ci sarebbero delle sorprese. Per giungere ai più ampi strati di opinione pubblica – e in primis per informarli – occorrerebbe naturalmente che se ne occupassero sul serio anche le tv generaliste: tasto dolentissimo…
    Credo che in queste settimane sia fondamentale insistere sull’ISTAT, come ho tentato di dire nel post di un paio di settimane fa: ISTAT PRO NOBIS
    https://www.nazioneindiana.com/2010/02/03/istat-pro-nobis/#comments

  11. ciccioballo il 9 aprile 2010 alle 09:09

    “Il Vaticano rappresenta la più grande forza reazionaria esistente in Italia. Per la chiesa, sono dispotici i governi che intaccano i suoi privilegi e provvidenziali quelli che, come il fascismo, li accrescono.”
    Antonio Gramsci



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