Ho perduto la memoria

18 febbraio 2010
Pubblicato da

di Marco Mantello

Ho perduto la memoria

sopra un libro di storia

negli archivi di Stato,

tra le glosse, i manoscritti

e gli altri resti del passato.

L’ho perduta e me ne sono ricordato.

Però prima

di sapermi commemorato

in qualche regia università

dove pure avrò insegnato

ti volevo far vedere

quella roba che scrivevo

e che forse sapevi già.

Molto diversa, è vero,

dalle cose che adesso ti scrivo

ma volevo sentirlo, il tuo parere.

Così domenica, nel vivo

di un pomeriggio passato a dirlo

io li ho presi quei fogli diversi

e vedendoli più vuoti di una stiva

ho pensato che il tempo passato

dura il tempo di farti cambiare.

La memoria, invece, rimane uguale

e si fa collettiva. Così, adesso,

adesso inizio a ricordare:

l’ho perduta su un libro di storia

negli archivi di Stato

l’ho perduta perché è lei, a dimenticare.

Tag: ,

6 Responses to Ho perduto la memoria

  1. pasquale vitagliano il 19 febbraio 2010 alle 19:02

    Acuminata è questa poesia. Complimenti, caro Rovelli.
    Noi siamo ciò che “ricordiam”.
    Ti dedico questi mei versi per rinnovare il “vizio della memoria”.

    Memorie
    … Rieccole lente,
    Tenaci cigolanti tiranne
    che amano.
    Amano tornare resti e
    quiete desiderano rimanere
    tiepide derelitte testimonianze.
    Rimanere rette,
    rassicuranti e candide.
    Candide eppure torbide.

    Deliquio quieta!
    Ostinato torto torci!

    PVita

  2. pasquale vitagliano il 19 febbraio 2010 alle 19:03

    Acuminata è questa poesia. Complimenti, caro Rovelli.
    Noi siamo ciò che “ricordiamo”.
    Ti dedico questi mei versi per rinnovare il “vizio della memoria”.

    Memorie
    … Rieccole lente,
    Tenaci cigolanti tiranne
    che amano.
    Amano tornare resti e
    quiete desiderano rimanere
    tiepide derelitte testimonianze.
    Rimanere rette,
    rassicuranti e candide.
    Candide eppure torbide.

    Deliquio quieta!
    Ostinato torto torci!

    PVita

  3. simone consorti il 19 febbraio 2010 alle 19:38

    Adoro questa poesia di Marco montaliana, circolare e chiusa. Conoscevo la prima parte ma non immaginavo che, nel finale, tutto sarebbe tornato. E’ una specie di “Casa dei doganieri” però non intimista, ma che si fa “collettiva”, sociale e “storica”. Qui non basta archiviare per ricordare. La rimembraza non è solo una faccenda individuale; è la stessa memoria che si fa dimenticare.

  4. marco rovelli il 20 febbraio 2010 alle 00:39

    Grazie Pasquale, ma i complimenti devi farli a Marco Mantello che ha scritto la poesia :-)

  5. pasquale vitagliano il 20 febbraio 2010 alle 07:44

    Certo, è un poeta che non conoscevo. A te per la proposta. A lui, quale autore, complimenti doppi.

    “L’ho perduta perché è lei, a dimenticare”. Verso chiave. Di chiusura, appunto. Questi versi mi hanno rimandato a Borges.

    Grazie ancora.
    PVita

  6. marco mantello il 20 febbraio 2010 alle 17:20

    Ringrazio i commentatori per i complimenti, davvero. Per me uno dei temi di fondo, in questa poesia abbozzata dieci anni fa nella sua prima stesura, dimenticata, ritrovata e conclusa la settimana scorsa, resta quello dell’identità.
    Siamo anche quello che ricordiamo, concordo con il commento di Pasquale Vitagliano. Però ecco dirò una banalità ma a me pare che con il passare del tempo ‘si cambia’, eppure ‘si resta uguali’. E’ in questa sorta di ossimoro che si inserisce la ‘memoria collettiva’, il suo divenire ‘di massa’. Come in un percorso parallelo nelle propria testa, si sovrappone, questa memoria, alle esperienze individuali (e al ricordo delle esperienze individuali), le doppia e nel doppiarle si fa senso comune, ‘normalità’. Può essere distruttiva questa memoria, mangiarsi tantissime cose ‘vissute’, rinchiuderle in faldoni, archiviarle sotto forma di ‘cronaca’, o di ‘fatti storici’ il che spesso è lo stessa cosa. La ‘memoria collettiva’ può espropriarti, in qualche modo, della tua vita reale e della sua estensione nel tempo.



indiani