<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Sotto l&#8217;intercessione di Pasolini	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2010/02/25/sotto-lintercessione-di-pasolini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/25/sotto-lintercessione-di-pasolini/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 25 Mar 2010 09:15:15 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>
		Di: Untitled &#171; currenti calamo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/25/sotto-lintercessione-di-pasolini/#comment-131820</link>

		<dc:creator><![CDATA[Untitled &#171; currenti calamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 09:15:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=30813#comment-131820</guid>

					<description><![CDATA[[...] Sotto l’intercessione di Pasolini · da Nazione Indiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Sotto l’intercessione di Pasolini · da Nazione Indiana [&#8230;]</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: anonimohadetto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/25/sotto-lintercessione-di-pasolini/#comment-130350</link>

		<dc:creator><![CDATA[anonimohadetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 18:45:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=30813#comment-130350</guid>

					<description><![CDATA[brano finissimo, con 2 o 3 punte memorabili, l&#039;unico pezzo di NI che mi sia stampato e conservato, da vari anni che deludentemente lo frequento]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>brano finissimo, con 2 o 3 punte memorabili, l&#8217;unico pezzo di NI che mi sia stampato e conservato, da vari anni che deludentemente lo frequento</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/25/sotto-lintercessione-di-pasolini/#comment-130155</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 07:59:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=30813#comment-130155</guid>

					<description><![CDATA[@ salvatore

BRAVO!!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ salvatore</p>
<p>BRAVO!!!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/25/sotto-lintercessione-di-pasolini/#comment-130097</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 23:49:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=30813#comment-130097</guid>

					<description><![CDATA[..e chiedo perdono a te e a chi legge per i numerosi errori e refusi di digitazione.
Ci sarebbe poi da dire su come P. articolava tutto questo nella sua complessa metafora letteraria , poetica  e cinematografica, e come negli ultimissimi anni il suo pensiero diventava sempre più lucidamente sulfureo e pessimista, tale che andava articolando quel terribile affresco di PETROLIO, metafora per antonomasia del Capitalismo del tempo ( e attuale, per i suoi riflessi di finanziarizzazione): un autentico capolavoro, anche così com&#039;è, nel suo stato di abbozzo che si presta a una lettura &quot;interfacciata&quot;, attiva, multistrato.
Ma questo è un altrop discorso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>..e chiedo perdono a te e a chi legge per i numerosi errori e refusi di digitazione.<br />
Ci sarebbe poi da dire su come P. articolava tutto questo nella sua complessa metafora letteraria , poetica  e cinematografica, e come negli ultimissimi anni il suo pensiero diventava sempre più lucidamente sulfureo e pessimista, tale che andava articolando quel terribile affresco di PETROLIO, metafora per antonomasia del Capitalismo del tempo ( e attuale, per i suoi riflessi di finanziarizzazione): un autentico capolavoro, anche così com&#8217;è, nel suo stato di abbozzo che si presta a una lettura &#8220;interfacciata&#8221;, attiva, multistrato.<br />
Ma questo è un altrop discorso.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/25/sotto-lintercessione-di-pasolini/#comment-130096</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 23:35:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=30813#comment-130096</guid>

					<description><![CDATA[@robugliano
caro Roberto,
oggi verso le 14.30 ti avevo dato, a caldo, un&#039;ampia e articolata risposta, ma vedo che essa si è dissolta nel web; non avendo io salvato il testo, non posso reimpaginarla . Allora provo ora a risciverla, partendo dalla coda del tuo intervento. Tu dici :&quot;La contraddizione, a mio avviso, è che leggiamo Pasolini e magari condividiamo le sue posizioni “reazionarie” di rimpianto del mondo contadino o ci intristiamo per l’”orribile paesaggio” industriale, e nel contempo non ci priviamo (sarebbe assurdo farlo, del resto) delle merci che il benessere sociale conseguito con quel passaggio epocale ci induce ad avere.&quot;.
Beh, non sono  d&#039;accordo con questa generalizzazione e con quel &quot;noi&quot;. Riconosco che una certa &quot;vulgata&quot;  trende a far passare il pensiero di PPP proprio nei termni da te riportati. Ma di vulgata si tratta e , en passant, essa è proprio di uno degli effetti e dei danni dell&#039;omologzione cultuale di cui parlava Pasolini. Io non credo affatto che il pensiero di Pasolini sia &quot;oggettivamente&quot; reazionario. Peso esattamente il contrario, e provo a  spiegarmi. 
Anzitutto vanno distinti due periodi del pensiero di Pasolini: 1949-1962  e 1963-1975 ( schematizzo, perchè si potrebbe ancora sottilizzare). Inoltre credo che i testi di PASSIONE E IDEOLOGIA e di EMPIRISMO ERETICO siano fondamentali per capire procedimento e metodo di pensiero di P. sia in sede artistica che in quella di polemica politica e sociologica. P. era solito utilizzare in maniera programmatica lo shema della provocazione e dell&#039;ossimoro, agendo , da eretico, sulle contradizioni delle due grandi chiese (quella del Pci e quella cattolica), e lo faceva da posizioni correttamente di classe. Come intellettule, anzitutto &quot;fotografava&quot; la realtà delle classi subalterne come &quot;altre&quot; rispetto a quelle dominanti,  nel senso letterale dell&#039;etimo: sub-alterne a quelle che stanno &quot;sopra&quot;, che dominano; &quot;altre&quot; in termini di condizione economica, sociale, antropologica e culturale. E tali sono state fino alla metà degli anni cinquanta. Ma polemizzava contro il moralismo bacchettone dei cattolici e quello altrettanto bacchettone dei comunisti dell&#039;epoca. P. non ha mai vagheggiato  un mondo contadino  arcaico acritico e meta-storico; al contrario , vi sono montagne di suoi scritti e soprattuito i suoi primi film, che dimostrano il contrario, proprio la forza e la potenza delle sue costruzioni denunciavano la dura condizione di vita delle classi subalterne. Testi quali L&#039;ODORE DELL&#039; INDIA, APPUNTI PER UNA ORESTIADE AFRICANA, altro non sono che la lettura del &quot;genocidio&quot; operato dal modello neocapitalista a livello anche di  quello che allora si chiamava terzo mondo . Proprio in quegli anni (1962-63) P. aveva scritto TEOREMA E PORCILE, e li aveva poi rappresentati al cinema ,assieme alla MEDEA, e andva elaborando una complessa metafora letteraria densa di riferimenti alle culturae &quot;antiche&quot;. Già dalla metà degli anni cinquanta P. vedeva con spietata liucidità marxiana le linee di tendenza del neocapitalismo, che proprio per il suo sviluppo strutturale, aveva bisogno di travolgere l&#039;arcaismo del capitalismo italiano , sostanzialmente protoindustriale e innestato in una realtà arretrata e ampiamente contadina.  Esso aveva bisogno di allargare al massimo l&#039;area di partecipazione ai &quot;consumi&quot; inglobando in un modello unico anche le classi popolari . Questo passava attrraverso un&#039;operazione &quot;illusionistica&quot;: quella di far credere alle classi subalterne ,sfruttandone la legittima aspirazione al benessere e al progrsso, di essere &quot;uguali&quot; ai piccoli e medi borghesi nei consumi, nel mod di vestire, abbigliarsi, perfino di parlare ecc.ecc.;la parola chiave :OMOLOGAZIONE. Ora P la critica a questo modello la faceva in termini di &quot;classe&quot;, con metodo correttamente marxiano, denunciandone la mistificazione (lo sviluppo senza progresso): sapeva bene e vedeva bene l&#039;incapacità strutturale del pensiero marxista prevalente, nelle sue versioni ortodosse (cino-sovietiche) e socialdemocratiche (Pci e socialdemocrazia anglotedesca) che essi erano ormai da anni incapaci di proporre un modello di sviluppo alternativo al neoccapitalismo . E perciò, da eretico, e col metodo della provocazione e dell&#039;ossimoro, svolgeva nei loro confronti una feroce polemica; così come lo stesso faceva nei confronti dell&#039;altra grande chiesa (il pensiero cattolico ufficiale, utilizzando i valori radicalmente rivoluzionari delle origini &quot;l&#039;imperatore non è un dio, siamo tutti uguali davanti a dio;leggilo come un simbolo-metafora), chiesa che  anch&#039;essa di grande ascendente sulle classi subalterne, ma di fatto ipocritamente funzionale al neocapitalismo omologante, che andava distruggendo le radici vive dell&#039;uno e dell&#039;altro sistema di pensiero (marxismo e cattolicesimo). P.  non era un filosofo sociale, nè leader di partito nè di movimenti, ma era un artista lucido, di solida formazione marxiana e con un grandissimo fondo di cultura nutrita dal grande pensiero critico borghese (l decadentismo, sintetizzando in un parola, ma nel senso del grande pensiero decadente, non come movimento letterario specifico).  In tal senso il suo compito lo ha svolto in modo intrepido, da eretico, come dovrebbe essere ogni intellettuale degno di questo nome, non asservito a nessun conformismo nè tributario al pensiero dominante. Era talmente avanti nella sua spietata analisi e denuncia  che non è stato capito appieno &quot;nel &quot; suo tempo. Che deve fare l&#039;artista e l&#039;intellettuale di formazione marxista se non denunciare le linee strutturali del neocapitalismo, come espressione della strategia di nuovo dominio&quot; della Borghesia che perpetra, così, la sua egemonia? E la Storia non gli ha dato ampiamente ragione? Che fine ha fatto ( e che danni ha fatto) il pensiero inaridito del marxismo ortodosso, che allora era totalmente subalterno ai modi e alle forme del neocapitalismo? E bada,  P., agitando l&#039;alterità delle classi subalterne, non agognava affatto, lo ripeto, un mondo arcaico e incontaminato! Basta leggere i suoi magnifici repotages fatti per conto di un settimanale negli anni 1959-61,in giro per l&#039;Italia da Nord a Sud e risalendola, da costa a costa (raccolti e pubblicati qualche tempo fa da Contrasto), per rendersene conto: fu oggetto di un vero e proprio linciaggio di tipo sanfedista da parte della dc crotonese, perchè aveva &quot;osato&quot; denunciare le orribili e arcaiche condizioni di vita del proletariato agricolo calabrese, ad esempio. E che dire degli stupendi poemetti de &quot;L&#039;Umile Italia&quot; ne &quot;La Religione del mio tempo&quot;, che sono veri e propri &quot;carrelli sequenza&quot; poetici dello stato delle cose dell&#039;italia degli anni 1952-1959: se le leggi a fondo, ti rendi conto, che non c&#039;è nessun compiacimento nè vagheggiamento di una Italia arcaica, astorica e reazionaria; soprattutto se  li leggi con gli &quot;occhiali&quot; di PASSIONE E IDEOLOGIA e di EMPIRISMO ERETICO. Cosa significa il termine &quot;reazionario&quot; dal punto di vista delle categorie ideologiche del pensiero marxista? Molto banalmente, è reazionario, secondo queste categorie, chi si oppone a un processo rivoluzionario che tende a spazzare via il modo di produrre capitalista e le strutture dello stato capitalista. Bene, il NEOCAPITALISMO OMOLOGANTE era un movinmento rivoluzionario o un aggiornamento del modo di produrre e del dominio borghese? Chi si opponeva, da intelletuale, a questo modello, perchè ne vedeva con lucidità visionaria gli effetti distruttivi sulle Classi subalterne e sul Partito e il pensiero politico espresso da quelle classi, era un reazionario o un RIVOLUZIONARIO? La Storia - ora- gli a dato o no ragione? Ripeto, P. era un INTELLETTUALE, il suo compito era quello di denunciare con forza queste tendenze; agli altri sedicenti partiti della sinistra, socialdemocratici o di classe o rivoluzionari il compito di organizzare la lotta di opposzione e configurare un modello &quot;alternativo&quot;. 
Nella seconda fase , a sua volta divisa in due periodi (1963-1968 e 1969-1975), P. accentuava la polemica nei confronti delle due grandi Chiese (pci e chiesa cattolica) e nei confronti dell&#039;estremismo dei giovani &quot;rivoluzionari&quot; del Movimento Studentesco: non perchè era contro la lotta degli  studenti , ma perchè ne vedeva le fughei n avanti, ne coglieva tutto il velleitarismo nelle frange più estreme, e ne criticava l&#039;aggessività nevrotica e angosciata&quot; tipica delle tare borghesi dei loro padri&quot; . Quella famigerata poesia &quot;Il PCI ai giovani&quot;, va letta non in termini LETTERALI, ma METAFORICI, come una METAFORA, dell&#039;eterno trasformismo borghese. Nei confronti dei giovani di allora P. nutriva un sentimento di partecipazione e di addolorato dissenso, proprio perchè li invitava ad essere fino in fondo RIVILUZIONARI, nel senso di lottare coerentemente contro il modello NEOCAPITALISTA OMOLOGANTE, ma nel contempo nel vedeva, con lucidità, tutto il velleitarismo e  gli abbagli, che hanno portato poi le frange più estreme nel vicolo cieco del terrorismo e della sconfitta più bruciante. Anche qui, ora, la Storia gli ha dato o no ragione? Rileggila quella poesia, fai un attimo mente locale su quanti di quei &quot;giovani estremisti&quot; iconoclasti  sono rientrati nei ranghi di quella borghesia reazionaria e triumphans (Liguori, Brandirali, Cusani, e via elencando). Qell&#039;invito &quot;ingenuamente&quot; rivolto agli  studenti e ai giovani di &quot;riprendersi il PCI&quot;, e rilanciare la bandiera dell&#039;alternativa al pensiero borghese, si è rivelata una illusion. Ma non certo per colpa di P. o dei giovani, semplicemente pechè già dagli anni trenta il pensiero marxista ortodosso, in tutte le sue varianti, aveva fallito ed è stato duramente battuto dai modelli borghesi e dai modi di produzione borghesi; e a questi modelli anche quel pensiero è rimasto sostanzialmente subalterno vedi Cina attuale).Da intellettuale &quot;scomodo&quot; , ma da vero intellettuale critico, P. ALLORA  denunciava con grande lucidità e passione tutto ciò.  Denunciarlo nel nome provocatorio dell&#039;&quot;alterità&quot; antropolgica, culturale e politica delle classi subalterne,rispetto a un modello illusoriamente egualitario od omologante è REAZIONARIO?  No, credo che sia esattamente il contrario.
Mi spiace, caro Roberto, quell che riporti è la vulgata che ha stravolto il pensiero di P. : una vendetta &quot;postuma&quot; nei suoi confronti, una nuova notte dell&#039;idroscalo,insomma. E credimi, non è rivolto a te, ma a chi ne ha così banalizzato la complessità di pensiero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@robugliano<br />
caro Roberto,<br />
oggi verso le 14.30 ti avevo dato, a caldo, un&#8217;ampia e articolata risposta, ma vedo che essa si è dissolta nel web; non avendo io salvato il testo, non posso reimpaginarla . Allora provo ora a risciverla, partendo dalla coda del tuo intervento. Tu dici :&#8221;La contraddizione, a mio avviso, è che leggiamo Pasolini e magari condividiamo le sue posizioni “reazionarie” di rimpianto del mondo contadino o ci intristiamo per l’”orribile paesaggio” industriale, e nel contempo non ci priviamo (sarebbe assurdo farlo, del resto) delle merci che il benessere sociale conseguito con quel passaggio epocale ci induce ad avere.&#8221;.<br />
Beh, non sono  d&#8217;accordo con questa generalizzazione e con quel &#8220;noi&#8221;. Riconosco che una certa &#8220;vulgata&#8221;  trende a far passare il pensiero di PPP proprio nei termni da te riportati. Ma di vulgata si tratta e , en passant, essa è proprio di uno degli effetti e dei danni dell&#8217;omologzione cultuale di cui parlava Pasolini. Io non credo affatto che il pensiero di Pasolini sia &#8220;oggettivamente&#8221; reazionario. Peso esattamente il contrario, e provo a  spiegarmi.<br />
Anzitutto vanno distinti due periodi del pensiero di Pasolini: 1949-1962  e 1963-1975 ( schematizzo, perchè si potrebbe ancora sottilizzare). Inoltre credo che i testi di PASSIONE E IDEOLOGIA e di EMPIRISMO ERETICO siano fondamentali per capire procedimento e metodo di pensiero di P. sia in sede artistica che in quella di polemica politica e sociologica. P. era solito utilizzare in maniera programmatica lo shema della provocazione e dell&#8217;ossimoro, agendo , da eretico, sulle contradizioni delle due grandi chiese (quella del Pci e quella cattolica), e lo faceva da posizioni correttamente di classe. Come intellettule, anzitutto &#8220;fotografava&#8221; la realtà delle classi subalterne come &#8220;altre&#8221; rispetto a quelle dominanti,  nel senso letterale dell&#8217;etimo: sub-alterne a quelle che stanno &#8220;sopra&#8221;, che dominano; &#8220;altre&#8221; in termini di condizione economica, sociale, antropologica e culturale. E tali sono state fino alla metà degli anni cinquanta. Ma polemizzava contro il moralismo bacchettone dei cattolici e quello altrettanto bacchettone dei comunisti dell&#8217;epoca. P. non ha mai vagheggiato  un mondo contadino  arcaico acritico e meta-storico; al contrario , vi sono montagne di suoi scritti e soprattuito i suoi primi film, che dimostrano il contrario, proprio la forza e la potenza delle sue costruzioni denunciavano la dura condizione di vita delle classi subalterne. Testi quali L&#8217;ODORE DELL&#8217; INDIA, APPUNTI PER UNA ORESTIADE AFRICANA, altro non sono che la lettura del &#8220;genocidio&#8221; operato dal modello neocapitalista a livello anche di  quello che allora si chiamava terzo mondo . Proprio in quegli anni (1962-63) P. aveva scritto TEOREMA E PORCILE, e li aveva poi rappresentati al cinema ,assieme alla MEDEA, e andva elaborando una complessa metafora letteraria densa di riferimenti alle culturae &#8220;antiche&#8221;. Già dalla metà degli anni cinquanta P. vedeva con spietata liucidità marxiana le linee di tendenza del neocapitalismo, che proprio per il suo sviluppo strutturale, aveva bisogno di travolgere l&#8217;arcaismo del capitalismo italiano , sostanzialmente protoindustriale e innestato in una realtà arretrata e ampiamente contadina.  Esso aveva bisogno di allargare al massimo l&#8217;area di partecipazione ai &#8220;consumi&#8221; inglobando in un modello unico anche le classi popolari . Questo passava attrraverso un&#8217;operazione &#8220;illusionistica&#8221;: quella di far credere alle classi subalterne ,sfruttandone la legittima aspirazione al benessere e al progrsso, di essere &#8220;uguali&#8221; ai piccoli e medi borghesi nei consumi, nel mod di vestire, abbigliarsi, perfino di parlare ecc.ecc.;la parola chiave :OMOLOGAZIONE. Ora P la critica a questo modello la faceva in termini di &#8220;classe&#8221;, con metodo correttamente marxiano, denunciandone la mistificazione (lo sviluppo senza progresso): sapeva bene e vedeva bene l&#8217;incapacità strutturale del pensiero marxista prevalente, nelle sue versioni ortodosse (cino-sovietiche) e socialdemocratiche (Pci e socialdemocrazia anglotedesca) che essi erano ormai da anni incapaci di proporre un modello di sviluppo alternativo al neoccapitalismo . E perciò, da eretico, e col metodo della provocazione e dell&#8217;ossimoro, svolgeva nei loro confronti una feroce polemica; così come lo stesso faceva nei confronti dell&#8217;altra grande chiesa (il pensiero cattolico ufficiale, utilizzando i valori radicalmente rivoluzionari delle origini &#8220;l&#8217;imperatore non è un dio, siamo tutti uguali davanti a dio;leggilo come un simbolo-metafora), chiesa che  anch&#8217;essa di grande ascendente sulle classi subalterne, ma di fatto ipocritamente funzionale al neocapitalismo omologante, che andava distruggendo le radici vive dell&#8217;uno e dell&#8217;altro sistema di pensiero (marxismo e cattolicesimo). P.  non era un filosofo sociale, nè leader di partito nè di movimenti, ma era un artista lucido, di solida formazione marxiana e con un grandissimo fondo di cultura nutrita dal grande pensiero critico borghese (l decadentismo, sintetizzando in un parola, ma nel senso del grande pensiero decadente, non come movimento letterario specifico).  In tal senso il suo compito lo ha svolto in modo intrepido, da eretico, come dovrebbe essere ogni intellettuale degno di questo nome, non asservito a nessun conformismo nè tributario al pensiero dominante. Era talmente avanti nella sua spietata analisi e denuncia  che non è stato capito appieno &#8220;nel &#8221; suo tempo. Che deve fare l&#8217;artista e l&#8217;intellettuale di formazione marxista se non denunciare le linee strutturali del neocapitalismo, come espressione della strategia di nuovo dominio&#8221; della Borghesia che perpetra, così, la sua egemonia? E la Storia non gli ha dato ampiamente ragione? Che fine ha fatto ( e che danni ha fatto) il pensiero inaridito del marxismo ortodosso, che allora era totalmente subalterno ai modi e alle forme del neocapitalismo? E bada,  P., agitando l&#8217;alterità delle classi subalterne, non agognava affatto, lo ripeto, un mondo arcaico e incontaminato! Basta leggere i suoi magnifici repotages fatti per conto di un settimanale negli anni 1959-61,in giro per l&#8217;Italia da Nord a Sud e risalendola, da costa a costa (raccolti e pubblicati qualche tempo fa da Contrasto), per rendersene conto: fu oggetto di un vero e proprio linciaggio di tipo sanfedista da parte della dc crotonese, perchè aveva &#8220;osato&#8221; denunciare le orribili e arcaiche condizioni di vita del proletariato agricolo calabrese, ad esempio. E che dire degli stupendi poemetti de &#8220;L&#8217;Umile Italia&#8221; ne &#8220;La Religione del mio tempo&#8221;, che sono veri e propri &#8220;carrelli sequenza&#8221; poetici dello stato delle cose dell&#8217;italia degli anni 1952-1959: se le leggi a fondo, ti rendi conto, che non c&#8217;è nessun compiacimento nè vagheggiamento di una Italia arcaica, astorica e reazionaria; soprattutto se  li leggi con gli &#8220;occhiali&#8221; di PASSIONE E IDEOLOGIA e di EMPIRISMO ERETICO. Cosa significa il termine &#8220;reazionario&#8221; dal punto di vista delle categorie ideologiche del pensiero marxista? Molto banalmente, è reazionario, secondo queste categorie, chi si oppone a un processo rivoluzionario che tende a spazzare via il modo di produrre capitalista e le strutture dello stato capitalista. Bene, il NEOCAPITALISMO OMOLOGANTE era un movinmento rivoluzionario o un aggiornamento del modo di produrre e del dominio borghese? Chi si opponeva, da intelletuale, a questo modello, perchè ne vedeva con lucidità visionaria gli effetti distruttivi sulle Classi subalterne e sul Partito e il pensiero politico espresso da quelle classi, era un reazionario o un RIVOLUZIONARIO? La Storia &#8211; ora- gli a dato o no ragione? Ripeto, P. era un INTELLETTUALE, il suo compito era quello di denunciare con forza queste tendenze; agli altri sedicenti partiti della sinistra, socialdemocratici o di classe o rivoluzionari il compito di organizzare la lotta di opposzione e configurare un modello &#8220;alternativo&#8221;.<br />
Nella seconda fase , a sua volta divisa in due periodi (1963-1968 e 1969-1975), P. accentuava la polemica nei confronti delle due grandi Chiese (pci e chiesa cattolica) e nei confronti dell&#8217;estremismo dei giovani &#8220;rivoluzionari&#8221; del Movimento Studentesco: non perchè era contro la lotta degli  studenti , ma perchè ne vedeva le fughei n avanti, ne coglieva tutto il velleitarismo nelle frange più estreme, e ne criticava l&#8217;aggessività nevrotica e angosciata&#8221; tipica delle tare borghesi dei loro padri&#8221; . Quella famigerata poesia &#8220;Il PCI ai giovani&#8221;, va letta non in termini LETTERALI, ma METAFORICI, come una METAFORA, dell&#8217;eterno trasformismo borghese. Nei confronti dei giovani di allora P. nutriva un sentimento di partecipazione e di addolorato dissenso, proprio perchè li invitava ad essere fino in fondo RIVILUZIONARI, nel senso di lottare coerentemente contro il modello NEOCAPITALISTA OMOLOGANTE, ma nel contempo nel vedeva, con lucidità, tutto il velleitarismo e  gli abbagli, che hanno portato poi le frange più estreme nel vicolo cieco del terrorismo e della sconfitta più bruciante. Anche qui, ora, la Storia gli ha dato o no ragione? Rileggila quella poesia, fai un attimo mente locale su quanti di quei &#8220;giovani estremisti&#8221; iconoclasti  sono rientrati nei ranghi di quella borghesia reazionaria e triumphans (Liguori, Brandirali, Cusani, e via elencando). Qell&#8217;invito &#8220;ingenuamente&#8221; rivolto agli  studenti e ai giovani di &#8220;riprendersi il PCI&#8221;, e rilanciare la bandiera dell&#8217;alternativa al pensiero borghese, si è rivelata una illusion. Ma non certo per colpa di P. o dei giovani, semplicemente pechè già dagli anni trenta il pensiero marxista ortodosso, in tutte le sue varianti, aveva fallito ed è stato duramente battuto dai modelli borghesi e dai modi di produzione borghesi; e a questi modelli anche quel pensiero è rimasto sostanzialmente subalterno vedi Cina attuale).Da intellettuale &#8220;scomodo&#8221; , ma da vero intellettuale critico, P. ALLORA  denunciava con grande lucidità e passione tutto ciò.  Denunciarlo nel nome provocatorio dell'&#8221;alterità&#8221; antropolgica, culturale e politica delle classi subalterne,rispetto a un modello illusoriamente egualitario od omologante è REAZIONARIO?  No, credo che sia esattamente il contrario.<br />
Mi spiace, caro Roberto, quell che riporti è la vulgata che ha stravolto il pensiero di P. : una vendetta &#8220;postuma&#8221; nei suoi confronti, una nuova notte dell&#8217;idroscalo,insomma. E credimi, non è rivolto a te, ma a chi ne ha così banalizzato la complessità di pensiero.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: robugliani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/25/sotto-lintercessione-di-pasolini/#comment-130066</link>

		<dc:creator><![CDATA[robugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 13:15:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=30813#comment-130066</guid>

					<description><![CDATA[@ Salvatore,
certo, l&#039;opera artistica e la personalità di Pasolini è molto più complessa rispetto alle mie osservazioni. Volevo solo restituire al Pasolini &quot;politico&quot; quella patina di contingenza e contestualità politico-culturale che mi pare spesso dissolversi nelle sue letture contemporanee. Quanto poi al suo pensiero, credo proprio che vi sia un aspetto oggettivamente &quot;reazionario&quot;. A grandisime linee, la sua nostalgia per il passato, per una civiltà contadina italiana innocente e pura (virgolettando quanto si vuole), che lo spingeva a trovare situazioni analoghe in altre civiltà a capitalismo &quot;sottosviluppato&quot;, oggi può apparire romanticamente condivisibile, ma dato che la storia è una sola e non se ne ha una di scorta, va detto che il passaggio dalla povertà materiale della civiltà contadina che ha spinto molti italiani all&#039;emigrazione al benessere sociale (anche relativo) di molte di quelle famiglie raggiunto con gli anni del boom neocapitalistico ha segnato una nuova fase dei rapporti sociali, magari anche a prezzo della perdita di valori e di umanità. Ma ritengo che la maggior parte di coloro che vedono positiva quella nostalgia per un mondo superato dovrebbero però interrogarsi se senza quel &quot;passaggio&quot; (violento, talvolta, disumano, ecc.) avrebbero oggi lo stesso livello di benessere.  Il capitalismo italiano aveva bisogno di allargare il proprio mercato (i nuovi status simbol di allora, auto, elettrodomestici, ecc.) e per farlo era imprecindibile indurre nuove fasce sociali all&#039;acquisto di merci, &quot;creando&quot; un certo benesere volto al consumo, e in ciò fu supportato anche politicamente (il welfare introdotto da governi keynesiani). E tutto questo l&#039;arcaica società contadina non poteva assicurarlo. La contraddizione, a mio avviso, è che leggiamo Pasolini e magari condividiamo le sue posizioni &quot;reazionarie&quot; di rimpianto del mondo contadino o ci intristiamo per l&#039;&quot;orribile paesaggio&quot; industriale, e nel contempo non ci priviamo (sarebbe assurdo farlo, del resto) delle merci che il benessere sociale conseguito con quel passaggio epocale ci induce ad avere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Salvatore,<br />
certo, l&#8217;opera artistica e la personalità di Pasolini è molto più complessa rispetto alle mie osservazioni. Volevo solo restituire al Pasolini &#8220;politico&#8221; quella patina di contingenza e contestualità politico-culturale che mi pare spesso dissolversi nelle sue letture contemporanee. Quanto poi al suo pensiero, credo proprio che vi sia un aspetto oggettivamente &#8220;reazionario&#8221;. A grandisime linee, la sua nostalgia per il passato, per una civiltà contadina italiana innocente e pura (virgolettando quanto si vuole), che lo spingeva a trovare situazioni analoghe in altre civiltà a capitalismo &#8220;sottosviluppato&#8221;, oggi può apparire romanticamente condivisibile, ma dato che la storia è una sola e non se ne ha una di scorta, va detto che il passaggio dalla povertà materiale della civiltà contadina che ha spinto molti italiani all&#8217;emigrazione al benessere sociale (anche relativo) di molte di quelle famiglie raggiunto con gli anni del boom neocapitalistico ha segnato una nuova fase dei rapporti sociali, magari anche a prezzo della perdita di valori e di umanità. Ma ritengo che la maggior parte di coloro che vedono positiva quella nostalgia per un mondo superato dovrebbero però interrogarsi se senza quel &#8220;passaggio&#8221; (violento, talvolta, disumano, ecc.) avrebbero oggi lo stesso livello di benessere.  Il capitalismo italiano aveva bisogno di allargare il proprio mercato (i nuovi status simbol di allora, auto, elettrodomestici, ecc.) e per farlo era imprecindibile indurre nuove fasce sociali all&#8217;acquisto di merci, &#8220;creando&#8221; un certo benesere volto al consumo, e in ciò fu supportato anche politicamente (il welfare introdotto da governi keynesiani). E tutto questo l&#8217;arcaica società contadina non poteva assicurarlo. La contraddizione, a mio avviso, è che leggiamo Pasolini e magari condividiamo le sue posizioni &#8220;reazionarie&#8221; di rimpianto del mondo contadino o ci intristiamo per l'&#8221;orribile paesaggio&#8221; industriale, e nel contempo non ci priviamo (sarebbe assurdo farlo, del resto) delle merci che il benessere sociale conseguito con quel passaggio epocale ci induce ad avere.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/25/sotto-lintercessione-di-pasolini/#comment-130046</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 09:51:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=30813#comment-130046</guid>

					<description><![CDATA[@robugliani

caro roberto, 
io credo che sia stata proprio la programmatica &quot;ingenuità politica&quot;, la contraddittorietà sistematica, assunta a metodo  ossimorico, nel procedimento del pensiero politico di Pasolini a far sì sì che egli &quot;nel suo tempo&quot; riuscisse a vedere con lucidità gli effetti di quella realtà proiettati nel futuro: proprio quelli che &quot;ora&quot; noi viviamo in tutta la loro infernale insipienza e banalità, dove tutto è merce omologata, anche la vacuità delle idee. Il Pasolini saggista e polemista sapeva utilizzare creativamente - con libertà e autonomia intellettuale rispetto alla &quot;chiese costituite&quot; del potere (partiti, religione, potentati economici) - le categorie del pensiero marxista e quelle del &quot;sentimento cristiano&quot; della vita (con te nella ragione, contro te nelle buie viscere&quot;, parafrasando un verso de Le Ceneri di Gramsci): ed è questo &quot;metodo, procedimento&quot; che faceva la sua forza e rendeva lucido, visionario, proiettato nel futuro il suo pensiero critico. Certo,  prestava il fianco - a sguardi superficiali o interessati  (per altri livori) alla polemica distruttiva-  alla facile e farisaica accusa di &quot;contraddittorietà&quot; , &quot;ingenuità&quot; eccetera eccetera; lo faceva sembrare un &quot;reazionario&quot; sia sul piano politico che sul piano letterario, proprio per l&#039; uso sistematico della provocazione e dell&#039;ossimoro:  sono una forza del Passato, nella Tradizione è la mia forza, soleva dire in alcuni attacchi di suoi poemetti (cito male e a memoria), ma lo diceva nella forma dei poemi delle croci, o di poesia in forma di rosa (tanto per ricordare  alle correnti più bizarre ed estreme della neoavanguardia che non stavano inventando nulla di nuovo, che certe &quot;forme&quot; risalivano alla poesia greca del 650 a.c.). Sul piano politico, poi, mi sembra che la  Storia recente gli abbia dato ragione e , se hai letto Petrolio, lo aveva già tratteggiato in quel grande e terribile affresco che non ha avuto il tempo di rifinire....e chissà se questo , ex post, non abbia finito per essere un bene, cioè non abbia finito per lasciarci quella sua &quot;ingenuità  e contraddittorietà&quot; che - ora - lo rende accessibile a una lettura &quot;multistrato&quot; e &quot;multisignificante&quot;, che va al di là della contingenza temporale e lo proietta ancora in avanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@robugliani</p>
<p>caro roberto,<br />
io credo che sia stata proprio la programmatica &#8220;ingenuità politica&#8221;, la contraddittorietà sistematica, assunta a metodo  ossimorico, nel procedimento del pensiero politico di Pasolini a far sì sì che egli &#8220;nel suo tempo&#8221; riuscisse a vedere con lucidità gli effetti di quella realtà proiettati nel futuro: proprio quelli che &#8220;ora&#8221; noi viviamo in tutta la loro infernale insipienza e banalità, dove tutto è merce omologata, anche la vacuità delle idee. Il Pasolini saggista e polemista sapeva utilizzare creativamente &#8211; con libertà e autonomia intellettuale rispetto alla &#8220;chiese costituite&#8221; del potere (partiti, religione, potentati economici) &#8211; le categorie del pensiero marxista e quelle del &#8220;sentimento cristiano&#8221; della vita (con te nella ragione, contro te nelle buie viscere&#8221;, parafrasando un verso de Le Ceneri di Gramsci): ed è questo &#8220;metodo, procedimento&#8221; che faceva la sua forza e rendeva lucido, visionario, proiettato nel futuro il suo pensiero critico. Certo,  prestava il fianco &#8211; a sguardi superficiali o interessati  (per altri livori) alla polemica distruttiva-  alla facile e farisaica accusa di &#8220;contraddittorietà&#8221; , &#8220;ingenuità&#8221; eccetera eccetera; lo faceva sembrare un &#8220;reazionario&#8221; sia sul piano politico che sul piano letterario, proprio per l&#8217; uso sistematico della provocazione e dell&#8217;ossimoro:  sono una forza del Passato, nella Tradizione è la mia forza, soleva dire in alcuni attacchi di suoi poemetti (cito male e a memoria), ma lo diceva nella forma dei poemi delle croci, o di poesia in forma di rosa (tanto per ricordare  alle correnti più bizarre ed estreme della neoavanguardia che non stavano inventando nulla di nuovo, che certe &#8220;forme&#8221; risalivano alla poesia greca del 650 a.c.). Sul piano politico, poi, mi sembra che la  Storia recente gli abbia dato ragione e , se hai letto Petrolio, lo aveva già tratteggiato in quel grande e terribile affresco che non ha avuto il tempo di rifinire&#8230;.e chissà se questo , ex post, non abbia finito per essere un bene, cioè non abbia finito per lasciarci quella sua &#8220;ingenuità  e contraddittorietà&#8221; che &#8211; ora &#8211; lo rende accessibile a una lettura &#8220;multistrato&#8221; e &#8220;multisignificante&#8221;, che va al di là della contingenza temporale e lo proietta ancora in avanti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: robugliani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/25/sotto-lintercessione-di-pasolini/#comment-130037</link>

		<dc:creator><![CDATA[robugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 01:48:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=30813#comment-130037</guid>

					<description><![CDATA[La ricorrente &quot;Pasolineide&quot; di questi anni, lontani culturalmente e politicamente anni-luce da quelli in cui Pasolini visse, mi fa pensare che ormai Pasolini sia diventato uno scrittore per tutti. Perfino Morgan lo cita a piene mani (da Santoro)... E forse il destino di un&#039;opera d&#039;arte è proprio questo: di finire depurata dalla congerie socio-politica-culturale in cui è nata, e di proporsi altra-da sé, nella sua purezza artificiale, agli sguardi delle generazioni successive. Pasolini era di parte, anche visceralmente. E quella sua visceralità lo portava (anche) ad esprimere artisticamente posizioni politicamente ingenue, &quot;innocenti&quot;, per dir così.  Per questo i rapporti di Pasolini con i movimenti sociali e politici degli anni &#039;60-70 non erano idilliaci. In soldoni, in Pasolini ha sempre giocato la prevalenza del discorso morale su quello politico. Discorso morale, più che etico, perché la contraddizione, anche cocente, tra cattolicesimo e comunismo, era connaturata al suo pensiero. Ma il discorso politico non ha bisogno di correttivi o supporti etici, e tantomeno morali, perché l&#039;etica è parte consustanziale della politica, è già nel suo dna. Certo, oggi le cose non funzionano così, perché il discorso politico si è separato in modo irreversibile dall&#039;etica, ed è divenuto miserabile. Comunque, a quando una riflessione (di tipo filologico-contestuale, non teorico-astratto) sul coté politico di Pasolini?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La ricorrente &#8220;Pasolineide&#8221; di questi anni, lontani culturalmente e politicamente anni-luce da quelli in cui Pasolini visse, mi fa pensare che ormai Pasolini sia diventato uno scrittore per tutti. Perfino Morgan lo cita a piene mani (da Santoro)&#8230; E forse il destino di un&#8217;opera d&#8217;arte è proprio questo: di finire depurata dalla congerie socio-politica-culturale in cui è nata, e di proporsi altra-da sé, nella sua purezza artificiale, agli sguardi delle generazioni successive. Pasolini era di parte, anche visceralmente. E quella sua visceralità lo portava (anche) ad esprimere artisticamente posizioni politicamente ingenue, &#8220;innocenti&#8221;, per dir così.  Per questo i rapporti di Pasolini con i movimenti sociali e politici degli anni &#8217;60-70 non erano idilliaci. In soldoni, in Pasolini ha sempre giocato la prevalenza del discorso morale su quello politico. Discorso morale, più che etico, perché la contraddizione, anche cocente, tra cattolicesimo e comunismo, era connaturata al suo pensiero. Ma il discorso politico non ha bisogno di correttivi o supporti etici, e tantomeno morali, perché l&#8217;etica è parte consustanziale della politica, è già nel suo dna. Certo, oggi le cose non funzionano così, perché il discorso politico si è separato in modo irreversibile dall&#8217;etica, ed è divenuto miserabile. Comunque, a quando una riflessione (di tipo filologico-contestuale, non teorico-astratto) sul coté politico di Pasolini?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: made in caina		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/02/25/sotto-lintercessione-di-pasolini/#comment-130036</link>

		<dc:creator><![CDATA[made in caina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 01:07:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=30813#comment-130036</guid>

					<description><![CDATA[http://www.youtube.com/user/poetryanimations#p/u/338/j1IoHUsfjtM]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/user/poetryanimations#p/u/338/j1IoHUsfjtM" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/user/poetryanimations#p/u/338/j1IoHUsfjtM</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-24 18:01:31 by W3 Total Cache
-->