I 60 anni di Filmcritica (I)

1 marzo 2010
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[Ricorrono i 6o anni della rivista «Filmcritica», per chi voglia abbonarsi il modulo si trova qui. DP]

Esce per Le Mani di Genova un’antologia sui sessantanni della rivista Filmcritica, dal titolo Senso come rischio (a cura di A. Cappabianca, L. Esposito, B. Roberti, D. Turco, prefazione di E. Bruno). Nata nel 1950, fondata e diretta fino a oggi da Edoardo Bruno, Filmcritica ha sempre costituito un unicum all’interno della storia culturale d’Italia. Ancor prima e forse più dei Cahiers du cinéma, poi ampiamente appoggiati dalla rivista, si è posta la questione filosofica del rapporto fra immagine e parola, fra l’occasione del film e l’onda anomala del cinema. Quasi mai interessata a informare (e completamente disinteressata a stroncare), si è occupata e si occupa delle sole opere che – tendenziosamente (spesso in contro-tendenza) – rientrassero, cortocircuitandolo, nel rapporto poetico e politico prescelto (e non solo i  film).
Per tutti questi motivi, fin dall’inizio, idealmente tra i fondatori, e poi via via autentico nume tutelare, fu Roberto Rossellini, la cui opera, che a un certo punto rivendica il superamento del cinema in quanto tale, si organizza attorno a un progetto didattico obliquo e ubiquo, capace di occuparsi in un solo colpo di tutta la Storia e di tutta la storia delle immagini. La rivista, molto vicina a questo tentativo, non ha mai smesso di darne conto e di discuterlo. Il testo antologizzato mostra bene il metodo di lavoro rosselliniano, attraverso la sua introduzione per un film, rimasto inedito, sulla vita di Karl Marx e un estratto dalla sceneggiatura, con la famosa scena del bricco di caffè, pensata da Rossellini per spiegare il rapporto fra Marx e Engels.
Il pezzo è tratto dalla prima sezione dell’antologia: Rossellini/Ancora (a cura di D. Turco), pp. 12-15.
(Lorenzo Esposito)

Introduzione al Marx
Roberto Rossellini
n. 289/290, dicembre 1978

Il marxismo ha diviso il mondo in due.
Una parte di esso considera Karl Marx la guida che condurrà l’umanità verso un avvenire migliore; l’altra parte, un demone, il nemico della civiltà. Gli uni lo considerano il genio ed il campione del riscatto e della libertà; gli altri uno schiavista, un tiranno liberticida.
Il mondo così si è diviso in due. Questa divisione fa proliferare odi e violenze. Perché questa disgregazione? Marx è considerato dai suoi avversari un eretico perché ha introdotto e sviluppato una nuova visione del mondo; una differente immagine d’assieme della natura e dell’uomo con tutte le sue conseguenze.
Questa nuova idea del mondo è una “teoria” che implica un’azione. Nella concezione, marxista, del mondo l’azione si deve definire “razionalmente” e deve far nascere un nuovo programma politico. Marx ha suscitato scandalo ed ira così come alcuni secoli fa ha suscitato dissidio e sdegno Galileo sostenendo e dimostrando esatte le teorie copernicane che piazzavano il sole al centro di un gruppo di pianeti, uno dei quali, il nostro, la terra, non si trovava più così al centro dell’universo. Queste collere non sono nuove nella storia degli uomini: ci siamo indignati e scandalizzati quando si è detto che la Terra non era piatta ma rotonda; quando il fisiologo Harvey ha rivoluzionato le leggi della circolazione del sangue; quando abbiamo spostato la sede dei sentimenti dal cuore al cervello; e via dicendo. Le concezioni marxiste hanno esasperato moltissimi ma quel ch’è peggio hanno fatto precipitare moltissimi altri in speranze fantastiche. Ma queste intemperanze, come dice chiaramente Marx, non portano alla salvezza ma possono determinare la perdita di tutti quelli che soffrono.
Questo concetto Marx lo ha chiaramente esposto anche nella seduta dei 30 marzo 1846 dei «Comitati di corrispondenza» a Bruxelles: «Sollevare il popolo senza fondarne in pari tempo l’attività su solide basi è un inganno», disse in quell’occasione: «Rivolgersi agli operai senza avere idee strettamente scientifiche ed una dottrina concreta, significa trasformare la propaganda in un giuoco privo di senso, peggio; senza scrupoli, che suppone da un lato un apostolo ardente di entusiasmo e dall’altro degli asini che stanno a sentir a bocca aperta… In un paese civile non si può ottenere alcun risultato politico senza un insegnamento sicuro e concreto ed infatti, in mancanza di ciò, fin’ora, non si è ottenuto altro che chiasso, un’eccitazione nefasta, e la rovina stessa dalla causa che si vuole difendere». E in questa stessa occasione aggiunse: «Finora l’ignoranza non ha mai servito a nessuno».
Due anni dopo, il 15 settembre 1850, nella seduta della «Lega dei comunisti”, che sancì la scissione di Willich, ribadì: « …alla concezione critica la minoranza sostituisce una concezione dogmatica, alla concezione materialistica una concezione idealistica… Mentre diciamo agli operai dovete attraversare 15, 20, 50 anni di guerre civili e di guerre internazionali non solo per trasformare la situazione ma per trasformarvi voi stessi e per rendervi atti al potere politico voi dite loro: dobbiamo arrivare subito al potere altrimenti possiamo metterci a dormire… Come i “democratici” fanno della parola popolo una entità sacrosanta, così voi santificate la parola proletariato!».
Nel 1857, nell’Introduzione alla critica dell’economia politica Marx ha detto: «il concreto è concreto perché è la sintesi di molte determinazioni, cioè unità del molteplice». Per lui, insomma, la storia è la storia dell’uomo, della sua crescita nella conoscenza e nello sviluppo.
Marx ha anche identificato la realtà storica e logica delle contraddizioni: «il mondo precipiterebbe nell’assurdo se non si ponesse al centro della nostra preoccupazione», – egli dice, «lo studio delle contraddizioni e delle loro soluzioni». Il marxismo suggerisce, indica un metodo perché noi uomini si possa diventare autenticamente noi stessi uscendo dall’assurdo. I metafisici cercano di determinare l’umano con la ragione e rifiutano di prendere in considerazione i vizi: li relegano nel demoniaco. Marx dice invece che l’inumano è un fatto reale come l’umano. L’umano è elemento positivo, la storia è la storia dell’uomo, della sua crescita, del suo sviluppo. L’inumano è l’elemento negativo: è l’alienazione dall’umano.
Il capitalismo ha dato l’avvio alla rivoluzione industriale: è una vera rivoluzione perché ha provocato, con il rivolgimento dei modi tradizionali di produzione, delle enormi conseguenze. Essa ha provocato uno straordinario sviluppo delle tecniche. Ma ciò non ha condotto finora alla soddisfazione del bisogni materiali dalla vita degli uomini come avrebbe potuto, al contrario ha creato un aumento di tanti bisogni artificiali facendo diventare imperante in tal modo il “feticcio denaro” che ha cessato di essere un mezzo per diventare un fine.
Il rapporto dell’essere umano con i suoi “feticci” allontana l’uomo da se stesso e quindi gli fa perdere la sua vera identità: questa è l’alienazione.
Il mondo dei “feticci” è falsamente umano ma, la storia umana mostra chiaramente inter-penetrazione e l’inter-azione di tre elementi:
– l’elemento spontaneo (biologico, fisiologico, naturale);
– l’elemento riflettuto (la coscienza nascente);
– l’elemento illusorio (l’inumano dell’alienazione, dei feticci).
Solo l’analisi dialettica può permettere di discernere questi elementi perpetuamente in conflitto nel movimento reale della storia
Per Karl Marx quel che conta è tentare di esprimere un pensiero che sintetizzi, connetta ed unisca tutti i dati possibili: così facendo le deduzioni non potranno mai né arrestarsi né coagularsi.
Il materialismo dialettico compie lo sforzo di sviluppare una conoscenza razionale del mondo, tutto, che senza soste si deve approfondire e superare.
Marx non è mai un dogmatico.
Nel mondo esistono leghe, associazioni, coalizioni politiche, statali, economiche che dogmaticamente sono svolte ad affermare oppure a distruggere il marxismo. Marx è poco, e spesso niente affatto, conosciuto dalle masse che si agitano per le sue idee o da quelle che si muovono contro di esse. Inoltre egli è anche strumentalizzato in molti sensi da certi gruppi che «fanno politica».
Marx nel suo procedere intellettuale ha sviluppato un metodo atto ad approfondire una analisi minuziosa della società umana: un vero e proprio metodo “anatomico”. Egli ha voluto dare all’uomo, sia esso tiranno o schiavo, il mezzo per far emergere la sua autentica qualità d’uomo e per fondare una società umana di uomini eguali e liberi.
La confusione sulle idee di Marx trova anche alimento negli eventi politici già realizzati nel mondo da forze politiche con etichetta marxista.
Certamente lo erano, ma come dice Marx stesso «i metodi attraverso i quali si operano i cambiamenti saranno profondamente differenti nei differenti paesi».
(Discorso di Amsterdam, 8 settembre 1872): «Noi, non abbiamo affatto preteso che per arrivare à questo scopo (la rivoluzione proletaria) i mezzi fossero dappertutto identici. Sappiamo quale importanza abbiano le istituzioni, i costumi e le tradizioni dei vari paesi, come l’America, l’Inghilterra e, se io conoscessi meglio le vostre istituzioni, aggiungerei l’Olanda, in cui i lavoratori possono raggiungere il loro scopo con mezzi pacifici».
Ma nella pratica quotidiana sappiamo, che la maggiore confusione sul marxismo deriva dal significato che si dà a certe parole. Una di queste è “la rivoluzione”. Comunemente le si dà il significato stereotipato di colpo che frantuma tutto in una gigantesca esposizione di violenza. Ma chi potrà o vorrà conoscere Marx si renderà conto se egli dice di fare la rivoluzione per fare degli uomini oppure fare degli uomini per rivoluzionare tutto.
Egli comunque sostiene che la lotta rivoluzionaria presuppone che il proletariato cosciente di sé diventi una classe costituendo il suo proprio pensiero, i suoi gruppi di intellettuali, i suoi propri “valori”, i suoi propri “modelli culturali” per opporli a quelli della borghesia. Il comunismo, per Marx, non deve essere una generalizzazione ed una glorificazione della condizione, proletaria, ma l’abolizione di questa condizione perché la sua meta è appunto l’abolizione delle classi: «un’associazione in cui il libero sviluppo di ciascuno è condizione del libero sviluppo di tutti». (dal Manifesto del Partito Comunista).
Altra espressione che terrorizza è “dittatura del proletariato”.
Marx dice che la borghesia con i suoi rapporti di produzione e commercio fa nascere una superstruttura giuridica e politica: uno Stato. Ma ogni Stato, qualunque siano le sue apparenze d’“indipendenza”, di fronte alla “società” è sempre lo, “Stato” della classe dominante.
Non c’è bisogno di arrivare alle esecuzioni capitali, ai campi di concentramento, alle deportazioni; in realtà la dittatura di una classe si può anche realizzare con altra forme politiche: la repubblica, la democrazia borghese sono probabilmente anche le forme migliori di “dittatura della borghesia”.
Allora per contrapporsi a questa dittatura, come mezzo di transizione si può anche stabilire la dittatura dei proletariato – che Marx ha inteso come si vede nei suo scritti sulla Comune di Parigi – come la massima espansione della democrazia. È importante comunque, per arrivare alla meta dell’abolizione delle classi, che il proletariato, quando avrà costituito il suo proprio pensiero, diventi egemone.
Nell’ambito delle operazioni di informazione, e di educazione (di promozione a pensare) che perseguo da 15 anni, avvalendomi del cinema e la televisione, penso sia giunto il tempo di occuparmi di Karl Marx. Non per propagandarlo ma per farlo conoscere (così com’è obbiettivamente) alle masse che si fronteggiano perché sono pro o contro di lui.
Le prima operazione che compio su questo argomento è la produzione di un film il cui trattamento è qui allegato.
Il titolo è Lavorare per l’umanità: questo era l’ideale di Karl Marx da quando era ragazzo. È un film che racconta dell’uomo, del suo ambiente, dei suoi amori, della sua vita (tra gli anni 1835 e 1848), ma racconta anche come “si diventa Karl Marx”.
A questo film faranno seguito dei programmi televisivi che copriranno tutto il resto della sua vita e del suo pensiero.

Da Lavorare per l’umanità. Scena 75
n. 289/290, dicembre 1978

75. Cucina in casa Marx a Parigi – interno notte illuminata

Con un grembiulone legato intorno alla cintola e il sigaro nero e puzzolente tra le labbra, Marx è davanti al fornelli e spia la “napoletana” messa a bollire per il caffè.

KARL (parlando ad alta voce per farsi sentire nell’altra stanza)
…poco importa se siamo partiti da analisi di diverso tipo: economica la tua, filosofica la mia. Quello che importa è che siamo arrivati a conclusioni identiche. E queste conclusioni dovremmo poterle esprimere insieme. Un lavoro in collaborazione… a quattro mani. Che ne dici?

Friedrich, il sigaretto lungo e sottile stretto tra i denti, entra in cucina e si avvicina ai fornelli.

FRIEDRICH
Magari incominciando a far piazza pulita dei giovani hegeliani di Berlino.
(quasi ridendo):
Una “critica” della “critica critica”…

Friedrich si interrompe per fissare il bricco del caffè.

FRIEDRICH
Sei sicuro che lo sai fare? Mi sembra che bolle.
KARL
Lo so fare, lo so fare. Faccio tutto da me in questi giorni che non c’è mia moglie.

Friedrich gira intorno lo sguardo sul disordine quasi comico della cucina.

FRIEDRICH
Si vede. Le lenzuola non le ho trovate, ma non fa niente. Non servono. Mi stendo sul divano.
KARL
Ma no. Ora ci penso io. Prendi intanto le tazze. Non so dove siano… ma se cerchi…

Friedrich trova due tazze scompagnate che sciacqua e mette su un piatto

KARL
Se noi riuscissimo a mettere insieme un libretto dove, nel modo più chiaro, partendo dall’astrazione hegeliana per cui l’essenziale di una pera, di una mela o di una mandorla non è di essere un oggetto reale che cade sotto i sensi, che vedo o mangio, ma il fatto di essere una rappresentazione del frutto astratto…

Mentre parla Karl ritira la macchinetta dal fuoco, e la capovolge.

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10 Responses to I 60 anni di Filmcritica (I)

  1. Salvatore D'Angelo il 1 marzo 2010 alle 10:59

    Ahò, ci fosse un produttore e un regista che riprendesse l’idea di Rossellini!….Di questi tempi, sarebbe più che mai necessario e appropriato, nel trionfo delle merci e dei…feticci!

  2. francesco pecoraro il 1 marzo 2010 alle 19:41

    il fatto che marx usasse la caffettiera napoletana risulta da qualche documento storico, oppure è una licenza, diciamo così, “autoriale”?

  3. Salvatore D'Angelo il 1 marzo 2010 alle 20:10

    Bisognerebbe consultare le carte del fondo Rossellini, per saperlo. Io non so , forse Lorenzo Esposito ne sa qualcosa in più. Ma poi, Marx è stato imbragato nei Jeans Levi’s e in non so quanti altri collage citazionisti e postavanguardisti….Che Rossellini gli faccia preparare un po’ di caffè con la famosa “napoletana”, cambia qualcosa? Per me, gli dà un tocco “fetish” (non in senso sessuale) che non guasta….o no?

  4. Salvatore D'Angelo il 1 marzo 2010 alle 20:12

    —e poi, a proposito di Marx, vuoi mettere i bellissimi frottages di effeffe di qualche giorno fa? Beh, sono certro che a Rossellini non sarebbero dispiaciuti…

  5. francesco pecoraro il 2 marzo 2010 alle 00:21

    beh, se ne sei certo allora cambia tutto.

  6. Lorenzo Esposito il 2 marzo 2010 alle 13:48

    Generalmente, soprattutto nei suoi lavori cine-tv e al contrario di quanto di solito gli si addebiti o (non) gli si riconosca, Rossellini era molto pignolo e iper-documentato. Le lunghe leggendarie ore passate a letto a leggere, oltrechè per gli altrettanto leggendari mal di testa, erano perchè ai suoi Pascal, Socrate, S. Agostino, Cartesio, Marx ecc., intendeva far pronunciare solo parole che effettivamente avevano loro stessi detto o scritto (non sto parlando dei dialoghi di raccordo, ma del momento essenziale della disputa filosofica o semplicemente teorica). Ciò non toglie che la “napoletana” mi sembra piuttosto un’indicazione di scena, cioè che Rossellini immaginasse ‘quella’ scena del caffè proprio così, con la caffettiera napoletana (chissà, forse perchè la durata maggiore nella preparazione, gli avrebbe permesso di prolungare il dialogo con Engels), convinto com’era che le immagini fossero una ri-documentazione del documento di nome realtà (cioè nulla a che fare con la verosimiglianza). Al tempo stesso, ho detto “mi sembra”, perchè, indipendentemente dalla rilevanza che si ritenga necessario attribuire alla questione, la mia risposta può anche essere solo: non lo so.

  7. francesco pecoraro il 3 marzo 2010 alle 08:29

    scusate, ma a me questa scena sembra essenzialmente comica.
    voglio dire che sui due personaggi si è sedimentato tanto di quel mito e dai due è emanata tanta di quella storia, che ritrarli in una quotidianità dimessa, tipo natale in casa cupiello, produce un effetto comico.

  8. Salvatore D'Angelo il 3 marzo 2010 alle 09:52

    beh, allora guardati cartesius (ne trovi brani anche su you tube) , gesù, il socrate, la presa di potere di luigi XIV , insomma il rossellini televisivo, per intenderne il procedimento narrativo. Poi, che dire, siamo in piena era “bricolage”, dove anche il “big brother” di Animal Farm viene letto al contrario e se ne fa addirittura uno spettacolo per voyeurs in crisi d’astinenza da visibilità, dunque si può leggere questa scena anche come un remake di Natale in casa Cupiello o di QUESTI FANTASMI (con tutto il rispetto per De Filippo, si capisce). E poi, in una battuta “Tu quoque, Pecorarius!…” conquistato all’intangibilità e sacralità dei Miti…..

  9. francesco pecoraro il 3 marzo 2010 alle 21:44

    cartesio e la presa del potere e socrate e cetera, li ho visti tutti a suo tempo e mi piacevano, anche se alcuni li ritengo riusciti, altri meno.
    tuttavia estrapolata dal con-testo questa scena seguita a sembrarmi buffa, stile monty python, per dire.
    in animal farm c’è un big brother?

  10. Salvatore D'Angelo il 4 marzo 2010 alle 10:27

    @pecoraro
    Scusa la mia labilità. E’ chiaro che il Big Brother sta in 1984 e non in Animal Farm…ma sai, l’affinità dei temi tra i due romanzi e poi…quando si passano i cinquanta le cose cominciano a confondersi, i personaggi scappano da un romanzo all’altro, sembrano prendersi gioco di te…proprio come in un film dei Monty Python..realtà e fantasia si confondono e tu stai lì, come il buon Pasquale Lojacono di QUESTI FANTASMI che , sul balcone di casa sua, si prepara il caffè con meticolosa gestualità napoletana e discetta con il Professore dirimpettaio..toh, proprio come fa qui il buon vecchio Marx col suo amico Engels… e lui (Lojacono) non s’accorge ( ma fa finta) di tutti i traffici e le storie losche che avvengono nel suo vecchio appartamento, comprese le infedeltà della moglie, tanto che alla fine preferisce sbottare – sempre sul balcone- rivolto al misterioso Professore “Avìte raggione Prufesso’, i fantasmi esistono!”… Eh già, proprio come Marx e …Rossellini.
    (Comunque, a pensarci bene, non sarebbe male una versione “Monty Python” di questa sceneggiatura).



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