Questo libro è un altro

4 marzo 2010
Pubblicato da

Roma, giovedì 4 marzo 2010, alle ore 20:00

al Beba do Samba
via de’ Messapi 8

http://www.bebadosamba.it/

ce livre est un autre

questo libro è un altro

:

gli autori di Prosa in prosa (Le Lettere, 2009) presentano il libro

visto attraverso letture di altri libri (francesi e inglesi: in traduzione italiana)

=

>>> Marco Giovenale, Andrea Raos, Michele Zaffarano <<<

(e, in absentia, Bortolotti, Broggi e Inglese)

leggeranno da

Marte ha bisogno di terroristi, di K. Silem Mohammad
62 unità di prosa scritte da malato, di Rodrigo Toscano
Scusi, la strada per Pondicherry?, di Jean-Michel Espitallier
Davy Crocket o Billy the Kid avranno sempre un po’ di coraggio, di Olivier Cadiot
Ma ci posso campare?, di Jeff Derksen
7 anacronismi, di Christophe Tarkos

(volumi editi dalla collana ChapBook, dell’editore milanese Arcipelago)

cfr. http://gammm.org/index.php/chap/

su facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=333730658373&ref=mf

introduce l’incontro:
Fabio Orecchini

*  *  *

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16 Responses to Questo libro è un altro

  1. elisa il 4 marzo 2010 alle 14:04

    Quattro maschi sono presenti.
    Tre maschi sono assenti.
    Sei maschi sono letti.
    I maschi non sono donne.
    Le donne non sono.

  2. gherardo bortolotti il 4 marzo 2010 alle 14:35

    Le donne non hanno bisogno dei maschi per essere.

  3. natàlia castaldi il 4 marzo 2010 alle 15:19

    e per esser-ci? :) … scherzo.

  4. gherardo bortolotti il 4 marzo 2010 alle 15:22

    ;-)

  5. ele nuar il 4 marzo 2010 alle 15:23

    ci sto :-t

  6. elisa il 4 marzo 2010 alle 16:27

    Non sono e non CI sono.
    NON avete bisogno di NOI.
    I maschi sono poco virili
    ma che non siano mai DONNE!

  7. maria (v) il 4 marzo 2010 alle 20:19

    desolata se questo vespaio l’ ho sollevato io, per errore, altrove. rettifica doverosa: i poeti su citati hanno, in altre occasioni, più volte collaborato con donne, le prime che mi tornano in mente: Jennifer Scappettone, Fiammetta Cirilli, Ryoko Sekiguchi, Francesca Vitale….
    chiarito il punto, lo sconforto che mi provocano le donne è tale che sono io la prima a detestarle e a detestarmi in quanto appartenente a questa razza sciagurata – ma è mai possibile che la prima aggressione verta sulla virilità o sulla disgraziatissima battutaccia di cosa debbano fare le donne per entrare in classifica? ma non sareste voi le prime a saltare in aria se un’antologia di sole donne venisse illustrata da commenti inappropriati sulla femminilità? cose così (e TANTE altre che vi risparmio)mi ricordano perché le donne mi sono sempre state con tanta facilità sulle p**** al punto che non capisco come mi venga in testa, alcune volte, di difenderle, proprio non capisco…

  8. véronique vergé il 5 marzo 2010 alle 10:37

    E’ vero che per esempio Andrea Raos ha tradotto poesia scritta da donne.
    Mi ha fatto leggere Danièle Collobert in un magnifico post su le macchine liriche Anne Portugal, Caroline Dubois…
    Si scrive con il suo corpo, la presenza al mondo si fa con il corpo, e il linguaggio è il territorio dell’esplorazione della parola dalla parte solare dove siamo.
    Invece non credo a una poesia etichettata femminile; la poesia è un paesaggio immenso con linee diverse dove si incontrano voci e corpi
    diversi. La poesia è viva.
    Per la mia vita intima, trovo molto dolcezza a essere con le donne. Amo parlare con amiche di tutto e della vita ( amore, maternità, solitudine), condivido risata, tenerezza. Il corpo femminile mi rassicura, mi dà un’impressione di calore e trovo le donne molte coraggiose in diversi momenti della vita. Forse è perché ho vissuto con tre sorelle. In una donna, riconosco una sorella.
    E’ raro che abbia la stessa impressione con un uomo. Ho sempre amato gli uomini per la parte femminile che sentivo in loro, la parte delicata, sensibile.

  9. maria (v) il 5 marzo 2010 alle 12:37

    giusto, Véronique, mi disgusta solo l’idea di una poesia “femminile”

    quanto al resto, ad ognuno le sue esperienze, impressioni, preferenze: io sono completamente l’opposto, e lo sono dall’infanzia, avendo anch’io una sorella (agli antipodi) e sono altrettanto sincera quando affermo che, salvo poche eccezioni, le donne mi provocano spesso l’orticaria, che l’utero mi è sempre sembrato uno strambo oggetto previcaricatore, incapace di concepire anche solo lontanamente l’idea che a qualcuno possa legittimamente risultare non gradito; che è stato di gran lunga più difficile, fin dalle elementari, sottrarsi alla dittatura del bene e bello dell’affetto-amicizia femminile-soffocante, piuttosto che scazzottarsi-azzuffarsi con i maschietti (che sicuramente picchiavano più duro), ma con i quali non ho mai avuto nessuna difficoltà a farmi capire (al contrario delle donne con le quali, invece, sì che ho dovuto, più volte, usare le maniere forti per farmi rispettare o esser lasciata in pace o altro) o a parlare di tutto; che ho sempre avuto, in tutte le età, dozzine di motivi per trovare l’amicizia maschile (pura, disinteressata, senza secondi fini….) estremamente più confortevole per me.
    (certo poi che esistono donne eccezionali, donne in gamba, degne di ammirazione…….ma l’amicizia con le donne è sempre stata per me qualcosa di molto faticoso

  10. Elisa il 5 marzo 2010 alle 12:38

    Gli uomini non amano essere donne.
    Ma l’uomo che è donna lo chiama
    Amelia Rosselli.
    Forse è Pier Paolo il lungo fratello
    nato oggi il cinque marzo.
    Da sorella di donne, Elisa ed Ebrea

  11. Il ceffo il 5 marzo 2010 alle 19:52

    bella

  12. The O.C. il 6 marzo 2010 alle 03:17

    Dove siamo arrivati. Al Beba do samba.

  13. maria (v) il 7 marzo 2010 alle 12:08

    ecco, ieri su Alias, la Bigelow dice cose simili:

    “L’obiettivo è che non esistano distinzioni tra un film diretto da una donna e uno diretto da un uomo”
    […] Non c’è niente di diverso tra quello che faccio io e quello che fa un uomo”

    prosegue l’articolo: sono [altri] i nomi che vengono invocati più spesso quando si pensa alla tipologia della donna filmmaker, non (almeno fino ad oggi) Bigelow o Kelly Reichardt […]
    Armate dell’immancabile bicchiere di vino bianco quelle di Ephron e Meyers, invece, sono quasi sempre femmine ipereccitabili, incurabilmente romantiche, troppo loquaci, esenzialmente disperate. Un’armata a caccia del maschio che fa venir voglia di darsla subito a gambe….

    ecco, quello che ripeto da anni a proposito delle donne in poesia: ma quando la smetterete (in generale alla maggior parte delle poetesse) di scrivere solo di sesso e di corpo e desiderio ….e di ghettizzarvi da sole?

  14. maria (v) il 7 marzo 2010 alle 12:09

    da ecco in poi sono io, niente corsivo

  15. lorenzo il 8 marzo 2010 alle 08:45

    mancano anche i poeti trans. come è possibile?

    lorenzo

  16. véronique vergé il 8 marzo 2010 alle 10:09

    La donna scrive. Afferra il paesaggio di manera verticale. La scrittura raggiunge il corpo dell’infanzia, senza distinzione di libertà.



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