Vietato ai minori

23 marzo 2010
Pubblicato da

Lettori in crescita
di
Giulia Blasi

Confessione numero uno: leggo poco la critica letteraria italiana. Il che probabilmente suona un po’ come il “Thank you for being so not Italian” di Stanis La Rochelle, ma così è. Per una serie di motivi leggo più volentieri quella straniera; e l’anno scorso sono letteralmente impazzita per Fine Lines , la rubrica di Lizzie Skurnick su Jezebel dedicata alla narrativa per ragazzi. O più correttamente young adult, espressione che inquadra molto meglio i destinatari di questo genere di libri. Giovani adulti, che a guardarli da vicino sembrano i personaggi di Waking Life, in costante mutamento e sospesi fra tratti della personalità in parte compiuti in parte ancora infantili, a turno sfuocati e nitidissimi, in grado di attaccarsi con lo stesso tenace romanticismo a Piccole donne come a Cent’anni di solitudine, per citarne solo due fra quelli che hanno formato la mia personale young adulthood. Lizzie Skurnick fa un’operazione splendida nella sua semplicità: riapre dopo decenni i libri che ha amato, e li rilegge con la prospettiva di un adulto e l’affetto dell’adolescente che fu, decostruendone le narrative e contemporaneamente rievocando l’effetto che avevano su di lei.

Confessione numero due: ho appena consegnato all’editore un libro destinato al pubblico degli adolescenti, e lo dico adesso perché fra pochi mesi questo pezzo potrebbe sembrare un “Oste, è buono il vino?” Il fatto è semplice: in Italia esiste un pregiudizio radicatissimo nei confronti della narrativa per ragazzi, derivante in parte da un mercato drogato da uscite di scarsa qualità, e in parte dall’autocompiacimento di un certo genere di critica, che con la narrativa per ragazzi non vuole avere a che fare. Eppure la storia della letteratura è piena di romanzi scritti per un pubblico giovane che sono veri e propri capolavori, e non serve nemmeno andare troppo indietro. La saga di Harry Potter ne è un esempio: in sette libri, l’arco dei personaggi è perfettamente disegnato, il tema del bene e del male esplorato con ampio spazio per ambiguità irrisolte e orrore assoluto, la trama è un gioco a incastro di enorme respiro, e il lettore giovane ha tutto lo spazio per appassionarsi, immedesimarsi e trovare anche strumenti per decodificare il suo mondo a partire da quello di Harry e soci, così diverso eppure, nelle sue logiche, del tutto identico a quello di qualsiasi ragazzo. Chi ha cominciato a leggere Harry Potter e la Pietra Filosofale a undici anni si è ritrovato a diciotto a leggere Harry Potter e i doni della morte, è potuto crescere insieme ai personaggi e sperimentare di volta in volta situazioni sempre più inquietanti, dilemmi morali e terrori sempre nuovi. Niente gli viene risparmiato: lutti, amori non corrisposti, la perdita delle proprie guide, il timore di non essere all’altezza, la paura dell’emarginazione e dell’incomprensione.

Sono libri che si leggono con fame e si rileggono con amore, e sono tutto meno che narrativa scadente. Il pregiudizio, tuttavia, rimane. Perché sul mercato YA sono spesso le opere meno buone a vendere di più; perché operazioni commercialissime il cui selling point è l’essere totalmente nel momento delle loro lettrici funzionano senza possibilità di errore; perché la maggioranza della YA di grande visibilità è un sottogenere del rosa, inteso non come libri che raccontano storie d’amore – si può parlare di storie d’amore per parlare di tutt’altro, e l’amore, a una certa età, è la chiave attraverso cui si forma l’identità personale – ma come libri che raccontano storie d’amore attraverso cliché consolidati. Eppure i ragazzi (o meglio, le ragazze: la dominanza del rosa lascia i giovani maschi con ben poco a cui appigliarsi) li consumano come il pane. Segno che, se non altro, la lettura è sentita da moltissimi come un’esigenza vitale, qualcosa da divorare e da cui farsi divorare. Non è un caso che Twilight, né più né meno che un rosa con i canini aguzzi, sia diventato un fenomeno internazionale. O che, per tornare in patria, a ogni libro di Federico Moccia corrispondano ondate di innocenti vandalismi urbani, per quanto Moccia non sia tanto un produttore di narrativa per ragazzi quanto un romanziere rosa che ha trovato terreno fertile fra le giovanissime, ma questa è un’altra storia.

Tanto per arrivare al sodo: i ragazzi leggono. E leggono cose in cui si possono identificare rapidamente; attraverso l’identificazione con i personaggi e le situazioni, provano a decodificare la realtà intorno a loro. Criticarli, come fanno alcuni, perché leggono “spazzatura” o disprezzare tutto quello che a loro si rivolge è fare loro un pessimo servizio. Per allevare nuovi lettori bisogna incontrarli sul terreno che considerano familiare, armarli degli strumenti per giudicare quello che leggono e chiedere di più ai libri che acquistano. Anche solo per fare in modo che, come Lizzie Skurnick, possano guardarsi indietro a vent’anni di distanza e riconoscere ai libri che hanno letto da giovanissimi il valore che meritavano.

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11 Responses to Vietato ai minori

  1. gherardo bortolotti il 23 marzo 2010 alle 10:52

    l’argomento è veramente interessante e, chiaramente, complesso (lo conosco un po’ sul lato “promozione alla lettura” presso i giovani).
    mi limito a dire che quello che mi spaventa della letteratura per giovani adulti è proprio che è per giovani adulti, ovvero che è il frutto di una pianificazione basata sulla targetizzazione del pubblico. vorrei chiarire, perché su questi argomenti l’equivoco è all’ordine del giorno: non nego che la cosa possa produrre buona letteratura etc. etc. ma mi domando se non sia meglio che i giovani adulti leggano letteratura tout court (per esempio il garcia marquez citato nel post) che non letteratura per giovani adulti.

  2. Giulia il 23 marzo 2010 alle 11:27

    E’ un’obiezione valida, ma direi che le due cose non si escludono a vicenda. Quello che ricordo delle mie letture adolescenziali è la commistione fra grandi classici (che trovavo in giro per casa, va detto, essendo mia madre una lettrice forte) e libri più vicini alla mia realtà di ragazzina, che potevano aiutarmi a decodificarla.
    Il problema è forse inverso, e risiede nella targettizzazione di libri che potrebbero essere letti da chiunque: un buon romanzo per teenager è un buon romanzo tout court, ma essendo venduto ai teenager viene snobbato dal resto dei lettori. La critica, in questo, potrebbe aiutare: ma è spesso vittima dello stesso pregiudizio, e non critica i libri venduti ai ragazzi come critica quelli venduti agli adulti.

  3. gherardo bortolotti il 23 marzo 2010 alle 12:14

    sono d’accordo a metà: cioè è vero che la targetizzazione dei libri e le sue conseguenze sono un problema ma continuo a pensare che ci sia a monte una targetizzazione del pubblico (processo per altro già visto – e che si ricollega ai discorsi sull’industrializzazione dell’editoria in corso in questo periodo su ni) che la genera e la mantiene. cmq sì, direi che la commistione è sempre la scelta migliore. questo perché i lettori hanno sempre il diritto di abusare dei testi e dei loro ordinamenti.

    ps: ma sei giulia blasi di me parlare donna un giorno? molto divertente ;-)

  4. véronique vergé il 23 marzo 2010 alle 12:29

    La letteratura per la giovinezza è in fioritura. Si trattano argomenti diversi collegati alle preoccupazioni odierni. Si ritrovano l’esplorazione dell’amore ( la prima volta), dell’amicizia, dell’amore. ma nache idea molto bella di fraternità, di toleranza. Parlano dei problemi che fanno
    eco. Trovo che la letteratura fanciulla è molto coraggiosa. Condivido l’idea di Giulia: il pregiudizzio di una letteratura minore che è molto più ricca di quello che pensa la critica. Ho avuto nella mia esperienza di lettrice un’intimità precoce con la letteratura “adulta”. Un libro per la giovinezza che mi ha marcato è l’herbe bleue.
    Negli anni 8O la letteratura per adolescenti era all’inizio.
    Gaurdo con simpatia gli adolescenti che si fanno una passione per Twilight. La seduzione dell’amore vampire è classica.
    Ma quando insegno, ho molto più di piacere quando studio un’opera classica. La critica che potrei esprimere nel confronto della letteratura di giovinezza è l’assenza di scrittura originale, sperimentale. Non si sente una voce. Non voglio dire che è facile scrivere per la giovinezza, è molto delicato trovare una parola “fresca”, “semplice”, “vera” per mantenere la curiosità del lettore.

    Rimane un mistero per me che uno scrive per la giovinezza. Credo che un talento particolare è necessario. E’ finalmente il destino che sceglie:
    sapere scrivere per la giovinezza o per gli adulti.

  5. véronique vergé il 23 marzo 2010 alle 12:33

    Désolée, per gli errori: odierne/della morte ( volevo scrivere morte; invece ho scritto due volte amore)
    anche
    guardo

  6. Giulia il 23 marzo 2010 alle 13:09

    gherardo: oui, c’ést moi :)
    Come autrice posso parlare solo per me. Quello che ho scritto ha senso (credo: il tempo lo dirà) per un pubblico di giovanissimi, ma era un’idea nata da tempo nella mia testa di ultratrentenne. Una storia che ho trattato come qualsiasi altra storia io abbia mai concepito, e scritto con grande amore. Il fatto che esca in zona “teen” non è una squalifica, ma una collocazione: loro la capiranno meglio. Non significa che un adulto non possa leggerla, e trovarci del buono.
    Poi, insomma, vedremo.
    Nel frattempo, io so che con i ragazzi questa storia è nelle mani giuste.

  7. Sir Robin il 23 marzo 2010 alle 18:05

    E’ verissimo che i ragazzi sono molto ben disposti nei confronti della lettura come è altrettanto vero che le major editoriali lo sanno perfettamente. E mi ha sempre strappato un sorriso autentico il fatto che, fra le altre cose, la Rowling abbia ricevuto altisonanti riconoscimenti “per aver reso il mondo un posto migliore in cui vivere”. E la sua vita è una bella favola di per se.
    Continuo comunque a credere che in tutto questo la scuola potrebbe rivestire un ruolo importante, da “tutor”. O, almeno, attraverso una sincera presa d’atto senza snobismi inconcludenti. Altrimenti è il marketing che “tutoreggia” :)

  8. Giulia il 23 marzo 2010 alle 18:39

    Vero. E sulla scuola si apre tutta una voragine di cupa disperazione, va detto. Perché è ridotta veramente al lumicino. Gli insegnanti fanno quello che possono.

  9. Virginia il 24 marzo 2010 alle 22:41

    Ho cominciato a leggere Harry Potter con “La Pietra filosofale” a 11 anni e ho finito a 18 con l’ultimo “I doni della morte”. Ho 19 anni, Harry Potter fa parte di me come nessun altro libro. E mi sono state tolte le parole di bocca con questo articolo. Perchè io ho letto anche altri libri. Grazie a Joyce sono entrata nell’universo controverso di Dublino, sono andata a comprare i fiori insieme a Clarissa Dalloway, della Woolf. Ho sentito il lamento di Heathcliff tra le orchidee di “Cime Tempestose”, mi sono innamorata del Mark Darcy della Austen, ho sofferto con i sei personaggi di Pirandello, prenderei volentieri un bicchiere di assenzio insieme a Rimbaud e sono nel bel mezzo di Anna Karenina. Ma a “soli” 19 anni, è Harry Potter che mi resta dentro. Più di molti altri classici per ragazzi che pure ho letto. Mi ha tenuto compagnia per molti anni. E non saprei davvero dire cosa c’è di così speciale. E’ semplicemente la mia infanzia e la mia adolescenza. E’ quella nostalgia dolce e amara, quella consapevolezza…che sto crescendo. Crescerò anche a 40 anni. E so che avrò sempre Harry nel cuore.
    Ma c’è ancora troppo snobismo in giro. Che sarà mai, la letteratura per ragazzi? Che sarà mai, dopotutto? Robaccia. No? Snobsnobsnob.
    Articolo splendido.
    V.

  10. Giulia il 25 marzo 2010 alle 14:56

    Io ho letto il primo “Harry Potter”, credo, a ventisette o ventotto anni. Poi me li sono mangiati tutti. Virginia, la serie di Thursday Next di Jasper Fforde ti piacerebbe molto, penso. Ma molto molto. Se non l’hai già letta.

  11. LaProfe il 27 marzo 2010 alle 20:59

    Che un buon libro sia un buon libro per chiunque, è vero.
    Non amo Harry Potter, ma leggo ancora sempre volentieri qualunque libro classificato per ragazzi.
    Che qualsiasi buon libro possa essere letto anche dai ragazzi, è meno vero. Ma solo per questioni di capacità di cogliere storie, trama, significato delle parole.
    Faccio un esempio: leggo sempre, in seconda media, Efrem, soldato di ventura di Mino Milani (che è il più grande, punto :-)
    Ora (potenza delle rivoluzioni ministeriali) dovrei leggerlo in prima media (è un romanzo storico e mi piace insegnare storia con esso piuttosto che spiegando).
    Ma, prima o seconda media, i ragazzi fanno sempre più fatica a seguirlo, a coglierne la bellezza. Non conoscono molte parole e io, ahimè, quando leggo un libro in classe lo leggo dall’inizio alla fine, senza interruzioni, in tre o quattro giorni, come fosse un film, si ascolta e non si interrompe, così come un film si guarderebbe senza fermarlo per chiedere che cosa sta succedendo.
    E poi fanno fatica proprio, è diventato un libro difficile.
    Però, è vero, spesso ci sono libri che, nelle mani dei ragazzi, sono nelle mani giuste. E danno gran godimento anche agli adulti (ho appena scoperto Jerry Spinelli :-)



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