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	Commenti a: La (mia) risposta a Giulio Mozzi	</title>
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		<title>
		Di: giuliomozzi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/25/la-mia-risposta-a-giulio-mozzi/#comment-132720</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuliomozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 18:18:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Infatti, Gianni, mi limito a reagire a chi, avendo io scritto fischi, sostiene che io abbia detto fiaschi.

Ah, ti avevo domandato una cosa, &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2010/03/25/la-mia-risposta-a-giulio-mozzi/#comment-132408&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;, e non mi pare di aver visto risposte:

&quot;Ti chiedo una precisazione: quando scrivi che &#039;Tashtego o Alcor, Galbiati o Vergé, per fare degli esempi, sono, &lt;em&gt;in qualche modo&lt;/em&gt;, pezzi di Nazione Indiana&#039;, sapresti spiegare &lt;em&gt;in quale modo&lt;/em&gt; essi sono pezzi di Nazione indiana?&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Infatti, Gianni, mi limito a reagire a chi, avendo io scritto fischi, sostiene che io abbia detto fiaschi.</p>
<p>Ah, ti avevo domandato una cosa, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/03/25/la-mia-risposta-a-giulio-mozzi/#comment-132408" rel="nofollow">qui</a>, e non mi pare di aver visto risposte:</p>
<p>&#8220;Ti chiedo una precisazione: quando scrivi che &#8216;Tashtego o Alcor, Galbiati o Vergé, per fare degli esempi, sono, <em>in qualche modo</em>, pezzi di Nazione Indiana&#8217;, sapresti spiegare <em>in quale modo</em> essi sono pezzi di Nazione indiana?&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/25/la-mia-risposta-a-giulio-mozzi/#comment-132678</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 23:22:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=32210#comment-132678</guid>

					<description><![CDATA[Direi però, Lorenzo, che quello che doveva essere detto è stato detto. Insistere a che serve? Ognuno trarrà le conclusioni che vuole.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Direi però, Lorenzo, che quello che doveva essere detto è stato detto. Insistere a che serve? Ognuno trarrà le conclusioni che vuole.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/25/la-mia-risposta-a-giulio-mozzi/#comment-132677</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 23:13:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma il tempo potevi utilizzarlo per leggere con calma invece che per scrivere con foga.

L&#039;intelligenza può portare sia a rispondere a una domanda, sia a mettere in dubbio la correttezza della domanda.
Mettiamo che l&#039;intervistato ritenga che la domanda contenga una sola possibilità di risposta, e che quell&#039;unica risposta possibile sia una generalizzazione che non regge il confronto con la pratica, perché schiaccia la complessità delle situazioni in cui la pratica verrà esercitata.

Faccio un esempio: il testo di Helena sulla sua carriera editoriale ci fa capire, entrando nella complessità delle cose, che lavorare per Mondadori non è necessariamente immorale.

Allora, torniamo all&#039;intervistato che si trova non a dover &#039;rispondere&#039;, ma a dover &#039;corrispondere&#039; all&#039;opinione contenuta in una domanda retorica che ritiene banalizzante. Che cosa puo fare?

Può rifiutarsi di &#039;corrispondere&#039; e rispondere per ciò che lui ritiene corretto, spiegando quali presupposti della domanda non può far suoi. Che mi pare quello che ha fatto Mozzi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma il tempo potevi utilizzarlo per leggere con calma invece che per scrivere con foga.</p>
<p>L&#8217;intelligenza può portare sia a rispondere a una domanda, sia a mettere in dubbio la correttezza della domanda.<br />
Mettiamo che l&#8217;intervistato ritenga che la domanda contenga una sola possibilità di risposta, e che quell&#8217;unica risposta possibile sia una generalizzazione che non regge il confronto con la pratica, perché schiaccia la complessità delle situazioni in cui la pratica verrà esercitata.</p>
<p>Faccio un esempio: il testo di Helena sulla sua carriera editoriale ci fa capire, entrando nella complessità delle cose, che lavorare per Mondadori non è necessariamente immorale.</p>
<p>Allora, torniamo all&#8217;intervistato che si trova non a dover &#8216;rispondere&#8217;, ma a dover &#8216;corrispondere&#8217; all&#8217;opinione contenuta in una domanda retorica che ritiene banalizzante. Che cosa puo fare?</p>
<p>Può rifiutarsi di &#8216;corrispondere&#8217; e rispondere per ciò che lui ritiene corretto, spiegando quali presupposti della domanda non può far suoi. Che mi pare quello che ha fatto Mozzi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/25/la-mia-risposta-a-giulio-mozzi/#comment-132662</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 17:43:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=32210#comment-132662</guid>

					<description><![CDATA[La domanda era:
Ti sembra opportuno che uno scrittore con convincimenti democratici collabori alle pagine culturali di quotidiani quali “Libero” e il Giornale, caratterizzati da stili giornalistici non consoni a un paese democratico (marcata faziosità dell’informazione, servilismo nei confronti di chi detiene il potere, prese di posizione xenofobe, razziste e omofobe …), e che appoggiano apertamente politiche che portano a un oggettivo deterioramento della democrazia?

IN SINTESI: è OPPORTUNO CHE UNO SCRITTORE DEMOCRATICO SCRIVA PER GIORNALI ANTIDEMOCRATICI?

LA TUA RISPOSTA: 
Mi sembra opportuno non farsi ossessionare dal desiderio di purezza.

E QUINDI? DOVREI CONCLUDERE CHE E&#039; OPPORTUNO CHE CI SCRIVA O CHE NON CI SCRIVA, DA UNA RISPOSTA DEL GENERE?
SE UNA PERSONA SANA DI MENTE VUOL TRARRE UNA CONCLUSIONE, PENSA CHE CI SI POSSA SCRIVERCI, TANTO PIU&#039; CHE IL SEGUITO DELLA TUA NON-RISPOSTA: 
Non mi pare che la «marcata faziosità dell’informazione» sia uno «stile giornalistico non consono a un paese democratico». Ovvero non credo che uno Stato democratico dovrebbe far chiudere i giornali che esibiscono una «marcata faziosità dell’informazione».
Non mi pare che la «marcata faziosità dell’informazione» sia uno «stile giornalistico» tipico solo di «quotidiani quali Libero e Il Giornale», ovvero di quotidiani attualmente filogovernativi. Non mi sembra che La Repubblica, ad esempio, esibisca uno «stile giornalistico» meno marcato dalla «faziosità dell’informazione»; non mi sembra che La Repubblica, ad esempio, sia meno attenta che Il Giornale agli interessi della proprietà; non mi sembra che La Repubblica vada esente da «xenofobia, razzismo e omofobia» – benché, senza dubbio non prenda apertamente posizioni «xenofobe, razziste e omofobe». Ma nemmeno Libero e Il Giornale lo fanno («Razzista io? Ma si figuri! Che colpa ne ho se gli zingari rubano i bambini?»).

TENDE AD ALLUNGARE LA LISTA DELLE TESTATE ANTIDEMOCRATICHE.
QUINDI, UNO CHE LEGGE, E CHE VUOL CAPIRE, CAPISCE

1. CHE (COME AL SOLITO) NON HAI RISPOSTO ALLA DOMANDA 

2. CHE VISTO QUELLO CHE HAI SCRITTO (E&#039; OPPORTUNO NON FARSI OSSESSIONARE DAL DESIDERIO DI PUREZZA, E NON IL DESIDERIO DI PUREZZA E&#039; UNA COSA GIUSTA) E L&#039;ESEMPIO CHE HAI FATTO DI REPUBBLICA, SE UNO INIZIA A NON SCRIVERE PER LIBERO POI DOVREBBE FARLO PER CHISSà QUANTI ALTRI GIORNALI E QUINDI ... 

QUESTO CAPISCE UNA PERSONA CHE CERCA DI RICAVARE QUALCOSA DA QUEL CHE SCRIVI. MA E&#039; TUTTO INUTILE, PERCHè TU NON AMBISCI Nè A CAPIRE Nè A FARTI CAPIRE, COME ORMAI HO .... DECISAMENTE CAPITO. 
AMBISCI SOLO A DEPISTARE L&#039;INTERLOCUTORE, CHI TI FA LE DOMANDE E CHI LEGGE. E POI HAI PURE IL CORAGGIO DI DIRE (CORAGGIO CHE SEMPRE PIù SOMIGLIA ALLA DISONESTà INTELLETTUALE) CHE SPIEGARE QUEL CHE DICI, SEMPRE PRIVO DI ARGOMENTAZIONE E POCO INERENTE ALLA DOMANDA, SAREBBE OVVIO (PER CHI, OLTRE CHE PER TE?), E TU NON TI SPRECHI A SPIEGARE L&#039;OVVIO (PER CHI?), DIMOSTRANDO UN GRANDE DISPREZZO PER I LETTORI.

(Mi scuso per il maiuscolo, mi son dimenticato di toglierlo)

Ecc., come dici tu, perchè risponderti anche sul resto sarebbe solo tempo perso, e ne ho perso fin troppo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La domanda era:<br />
Ti sembra opportuno che uno scrittore con convincimenti democratici collabori alle pagine culturali di quotidiani quali “Libero” e il Giornale, caratterizzati da stili giornalistici non consoni a un paese democratico (marcata faziosità dell’informazione, servilismo nei confronti di chi detiene il potere, prese di posizione xenofobe, razziste e omofobe …), e che appoggiano apertamente politiche che portano a un oggettivo deterioramento della democrazia?</p>
<p>IN SINTESI: è OPPORTUNO CHE UNO SCRITTORE DEMOCRATICO SCRIVA PER GIORNALI ANTIDEMOCRATICI?</p>
<p>LA TUA RISPOSTA:<br />
Mi sembra opportuno non farsi ossessionare dal desiderio di purezza.</p>
<p>E QUINDI? DOVREI CONCLUDERE CHE E&#8217; OPPORTUNO CHE CI SCRIVA O CHE NON CI SCRIVA, DA UNA RISPOSTA DEL GENERE?<br />
SE UNA PERSONA SANA DI MENTE VUOL TRARRE UNA CONCLUSIONE, PENSA CHE CI SI POSSA SCRIVERCI, TANTO PIU&#8217; CHE IL SEGUITO DELLA TUA NON-RISPOSTA:<br />
Non mi pare che la «marcata faziosità dell’informazione» sia uno «stile giornalistico non consono a un paese democratico». Ovvero non credo che uno Stato democratico dovrebbe far chiudere i giornali che esibiscono una «marcata faziosità dell’informazione».<br />
Non mi pare che la «marcata faziosità dell’informazione» sia uno «stile giornalistico» tipico solo di «quotidiani quali Libero e Il Giornale», ovvero di quotidiani attualmente filogovernativi. Non mi sembra che La Repubblica, ad esempio, esibisca uno «stile giornalistico» meno marcato dalla «faziosità dell’informazione»; non mi sembra che La Repubblica, ad esempio, sia meno attenta che Il Giornale agli interessi della proprietà; non mi sembra che La Repubblica vada esente da «xenofobia, razzismo e omofobia» – benché, senza dubbio non prenda apertamente posizioni «xenofobe, razziste e omofobe». Ma nemmeno Libero e Il Giornale lo fanno («Razzista io? Ma si figuri! Che colpa ne ho se gli zingari rubano i bambini?»).</p>
<p>TENDE AD ALLUNGARE LA LISTA DELLE TESTATE ANTIDEMOCRATICHE.<br />
QUINDI, UNO CHE LEGGE, E CHE VUOL CAPIRE, CAPISCE</p>
<p>1. CHE (COME AL SOLITO) NON HAI RISPOSTO ALLA DOMANDA </p>
<p>2. CHE VISTO QUELLO CHE HAI SCRITTO (E&#8217; OPPORTUNO NON FARSI OSSESSIONARE DAL DESIDERIO DI PUREZZA, E NON IL DESIDERIO DI PUREZZA E&#8217; UNA COSA GIUSTA) E L&#8217;ESEMPIO CHE HAI FATTO DI REPUBBLICA, SE UNO INIZIA A NON SCRIVERE PER LIBERO POI DOVREBBE FARLO PER CHISSà QUANTI ALTRI GIORNALI E QUINDI &#8230; </p>
<p>QUESTO CAPISCE UNA PERSONA CHE CERCA DI RICAVARE QUALCOSA DA QUEL CHE SCRIVI. MA E&#8217; TUTTO INUTILE, PERCHè TU NON AMBISCI Nè A CAPIRE Nè A FARTI CAPIRE, COME ORMAI HO &#8230;. DECISAMENTE CAPITO.<br />
AMBISCI SOLO A DEPISTARE L&#8217;INTERLOCUTORE, CHI TI FA LE DOMANDE E CHI LEGGE. E POI HAI PURE IL CORAGGIO DI DIRE (CORAGGIO CHE SEMPRE PIù SOMIGLIA ALLA DISONESTà INTELLETTUALE) CHE SPIEGARE QUEL CHE DICI, SEMPRE PRIVO DI ARGOMENTAZIONE E POCO INERENTE ALLA DOMANDA, SAREBBE OVVIO (PER CHI, OLTRE CHE PER TE?), E TU NON TI SPRECHI A SPIEGARE L&#8217;OVVIO (PER CHI?), DIMOSTRANDO UN GRANDE DISPREZZO PER I LETTORI.</p>
<p>(Mi scuso per il maiuscolo, mi son dimenticato di toglierlo)</p>
<p>Ecc., come dici tu, perchè risponderti anche sul resto sarebbe solo tempo perso, e ne ho perso fin troppo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giuliomozzi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/25/la-mia-risposta-a-giulio-mozzi/#comment-132633</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuliomozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 12:20:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E quindi rispondo finalmente a questa tua domanda: &quot;e era tutto così chiaro, com’è che hai speso molte più righe nei commenti a spiegare le tue risposte che non nell’intervista stessa?&quot;.

Perché - ad esempio - se io scrivo che “Mi sembra opportuno non farsi ossessionare dal desiderio di purezza” e tu commenti: “Pare quindi di poter concludere [...] che sia normale scrivere per un giornale razzista”, dovrò pur far notare che la tua &quot;conclusione&quot; non ha nulla che fare con ciò che io ho scritto.

Ecc.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E quindi rispondo finalmente a questa tua domanda: &#8220;e era tutto così chiaro, com’è che hai speso molte più righe nei commenti a spiegare le tue risposte che non nell’intervista stessa?&#8221;.</p>
<p>Perché &#8211; ad esempio &#8211; se io scrivo che “Mi sembra opportuno non farsi ossessionare dal desiderio di purezza” e tu commenti: “Pare quindi di poter concludere [&#8230;] che sia normale scrivere per un giornale razzista”, dovrò pur far notare che la tua &#8220;conclusione&#8221; non ha nulla che fare con ciò che io ho scritto.</p>
<p>Ecc.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/25/la-mia-risposta-a-giulio-mozzi/#comment-132563</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 11:33:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=32210#comment-132563</guid>

					<description><![CDATA[Beh, grazie della risposta, Mozzi.
Avevo detto che non avrei ribattuto, quindi non ribatto sui tanti casi citati e dico solo la mia conclusione.
Io leggo e considero, e bene, quel che uno scrive (o meglio risponde a una precisa domanda, visto che parliamo di una intervista) e le tue ulteriori precisazioni peggiorano i miei giudizi (espressi sopra: l&#039;ossessività pseudo-formalista, la nonvolontà di capire e farsi capire ecc.) sul tuo modo di aver risposto all&#039;intervista e sul tuo modo di porti nel web con intervistatori e commentatori, nel senso che io ho fatto quello che Barbieri auspica:
&quot;Vorrei che i suoi colleghi e i commentatori fini intellettuali, invece di incazzarsi, leggessero con calma cercando di capire perché Mozzi resta metodicamente sul discorso, lo seziona, lo mette alla prova&quot; e sono arrivato alla conclusione che in questa operazione ci sia incoerenza, pseudo-metodicità e ambiguità sugli obiettivi cui si vuol giungere, tanto che da tutta questa discussione ne esco con il dubbio, da verificare, sulla tua onestà intellettuale (non sarei onesto a non dirlo).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, grazie della risposta, Mozzi.<br />
Avevo detto che non avrei ribattuto, quindi non ribatto sui tanti casi citati e dico solo la mia conclusione.<br />
Io leggo e considero, e bene, quel che uno scrive (o meglio risponde a una precisa domanda, visto che parliamo di una intervista) e le tue ulteriori precisazioni peggiorano i miei giudizi (espressi sopra: l&#8217;ossessività pseudo-formalista, la nonvolontà di capire e farsi capire ecc.) sul tuo modo di aver risposto all&#8217;intervista e sul tuo modo di porti nel web con intervistatori e commentatori, nel senso che io ho fatto quello che Barbieri auspica:<br />
&#8220;Vorrei che i suoi colleghi e i commentatori fini intellettuali, invece di incazzarsi, leggessero con calma cercando di capire perché Mozzi resta metodicamente sul discorso, lo seziona, lo mette alla prova&#8221; e sono arrivato alla conclusione che in questa operazione ci sia incoerenza, pseudo-metodicità e ambiguità sugli obiettivi cui si vuol giungere, tanto che da tutta questa discussione ne esco con il dubbio, da verificare, sulla tua onestà intellettuale (non sarei onesto a non dirlo).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giuliomozzi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/25/la-mia-risposta-a-giulio-mozzi/#comment-132544</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuliomozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 07:37:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=32210#comment-132544</guid>

					<description><![CDATA[Galbiati, in buon ordine. Rispondo prima a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2010/03/25/la-mia-risposta-a-giulio-mozzi/#comment-132470&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;questo&lt;/a&gt;.

1. Anche la domanda non significava nulla.

2. Le ragioni sono ovvie, e sono sotto gli occhi di tutti. E: non mi pare accettare di usare per la risposta la lingua nella quale la domanda ti viene posta sia un segno di disprezzo. 

3. Mi pare ovvio che &quot;il manifesto&quot; è un quotidiano politico, il &quot;Corriere della sera&quot; è un quotidiano generalista, la &quot;Gazzetta dello sport&quot; è un quotidiano sportivo.

4. Nessuno ha capito, dici. Be&#039;, bastava prendere alla lettera quello che ho scritto. Non ci voleva tanto.

5. Non c&#039;è nessuna argomentazione in questa risposta. Solo alcune constatazioni.

6. Dici, che ricordare la responsabilità del &lt;em&gt;pubblico&lt;/em&gt; è un modo per non rispondere?

7. E&#039; vero, ho risposto &quot;dando una definzione di scrittore secondo cui milioni e milioni di italiani lo sono&quot;. No, non è una definizione; è un criterio per distinguere chi è scrittore da chi non lo è. Attendo peraltro la descrizione del criterio in uso presso Nazione indiana.
Poi, confermo: gli scrittori hanno la possibilità di dire la loro. Questo è ancora un Paese decentemente libero.

8. La parabola dei talenti è un episodio evangelico molto noto, il cui senso mi pare piuttosto chiaro. Su che cosa sia un &quot;talento&quot;, rimando a Wikipedia, &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Talento_%28peso%29&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.
Io ho la possibilità di pubblicare libri, di pubblicare articoli, di parlare in pubblico, eccetera. Questo è il &quot;talento&quot;.

9. Ho citato un esempio piuttosto vistoso di strumentalizzazione della cultura e della letteratura.

10. Il desiderio di purezza mi pare una cosa sana. Esserne ossessionati non mi pare una cosa sana. (Così come il desiderio sessuale mi pare una cosa sana, ma esserne ossessionati non mi pare una cosa sana).

Poi:

&quot;Mozzi, secondo l’ultima versione, come ho appena scritto, aveva capito quale fosse la risposta di NI o chi per essa in relazione ai nomi dei critici.
Quindi aveva avuto la sua risposta nel merito.
Ora, dopo questa lettera di Biondillo, benché insoddisfacente, Mozzi dice che smette di insistere. Perché? Perchè arriva nella sede che Mozzi reputa adeguata, la home page. Ma cosa è più importante, Mozzi, avere una risposta a nome della redazione di NI che ha firmato l’intervista o avere una risposta in HP, una qualsiasi risposta, firmata da un qualsiasi indiano e senza nessuna spiegazione?&quot;.
Vedi, il fatto è che io sono una persona ragionevole e non ossessiva, e possiedo quel minimo di sensibilità e ragionevolezza che mi porta capire quando la persona (o il gruppo) con il quale sto parlando ha veramente fatto ciò che era nelle sue possibilità per dare una risposta.

&quot;A cosa sei interessato?&quot;. Ero interessato, come mi pare di aver detto più volte, che i lettori di Nazione indiana potessero leggere una risposta ragionevolmente attribuibile a Nazione indiana a una domanda di chiarimento che io ho posto a Nazione indiana all&#039;interno di un articolo pubblicato in Nazione indiana. Finché tale risposta era dispersa in commenti sparpagliati tra Nazione indiana e vibrisse, ivi compresi rinvii a ulteriori pubblicazioni eccetera, i lettori di Nazione indiana (che non sono certo obbligati a passare le giornate a frugare nel web) potevano pensare che Nazione indiana non avesse risposto. 

&quot;Non mi sembra un gran merito chiedere i nomi&quot;. Sono d&#039;accordo. C&#039;è forse qualcuno che ha rivendicato il merito&lt;em&gt; di aver chiesto i nomi?

&quot;Sarebbe illogico modificare le domande, perfezionandole, man mano che le interviste proseguono, perché le risposte non sarebbero più confrontabili.&quot;. Dici che è logico, vista la possibilità di migliorare una cosa, non migliorarla? Dici che è meglio avere venti risposte a cattive domande, che due risposte a buone domande e diciotto risposte a buone domande?

Infine, Galbieti, scrivi che anch&#039;io tendo &quot;a non dire quasi nulla nelle &lt;/em&gt;&lt;em&gt;mie&lt;/em&gt; risposte non rispondendo alle domande o rispondendo in modo ermetico, criptico, con oracoli, poiché &lt;em&gt;dico&lt;/em&gt; che spiegare quel che invano cerco di comunicare sarebbe spiegare l’ovvio&quot;.
Credo che il più delle volte basterebbe leggere quello che scrivo.

Ad esempio, dopo aver letta la mia frase &quot;Mi sembra opportuno non farsi ossessionare dal desiderio di purezza&quot; tu scrivi: &quot;Pare quindi di poter concludere [...] che sia normale scrivere per un giornale razzista&quot;, mi pare evidente che semplicemente &lt;em&gt;non prendi in considerazione ciò che io ho scritto&lt;/em&gt;. Ovvio, quindi che ti appaia bizzaro e/o oscuro.

Mi fermo qui. Ho altre sette domande per le quali attendo una risposta da Nazione indiana (o almeno, da qualcuno di Nazione indiana), e sono formulate &lt;a href=&quot;http://vibrisse.wordpress.com/2010/03/05/otto-domande-a-nazione-indiana/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Galbiati, in buon ordine. Rispondo prima a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/03/25/la-mia-risposta-a-giulio-mozzi/#comment-132470" rel="nofollow">questo</a>.</p>
<p>1. Anche la domanda non significava nulla.</p>
<p>2. Le ragioni sono ovvie, e sono sotto gli occhi di tutti. E: non mi pare accettare di usare per la risposta la lingua nella quale la domanda ti viene posta sia un segno di disprezzo. </p>
<p>3. Mi pare ovvio che &#8220;il manifesto&#8221; è un quotidiano politico, il &#8220;Corriere della sera&#8221; è un quotidiano generalista, la &#8220;Gazzetta dello sport&#8221; è un quotidiano sportivo.</p>
<p>4. Nessuno ha capito, dici. Be&#8217;, bastava prendere alla lettera quello che ho scritto. Non ci voleva tanto.</p>
<p>5. Non c&#8217;è nessuna argomentazione in questa risposta. Solo alcune constatazioni.</p>
<p>6. Dici, che ricordare la responsabilità del <em>pubblico</em> è un modo per non rispondere?</p>
<p>7. E&#8217; vero, ho risposto &#8220;dando una definzione di scrittore secondo cui milioni e milioni di italiani lo sono&#8221;. No, non è una definizione; è un criterio per distinguere chi è scrittore da chi non lo è. Attendo peraltro la descrizione del criterio in uso presso Nazione indiana.<br />
Poi, confermo: gli scrittori hanno la possibilità di dire la loro. Questo è ancora un Paese decentemente libero.</p>
<p>8. La parabola dei talenti è un episodio evangelico molto noto, il cui senso mi pare piuttosto chiaro. Su che cosa sia un &#8220;talento&#8221;, rimando a Wikipedia, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Talento_%28peso%29" rel="nofollow">qui</a>.<br />
Io ho la possibilità di pubblicare libri, di pubblicare articoli, di parlare in pubblico, eccetera. Questo è il &#8220;talento&#8221;.</p>
<p>9. Ho citato un esempio piuttosto vistoso di strumentalizzazione della cultura e della letteratura.</p>
<p>10. Il desiderio di purezza mi pare una cosa sana. Esserne ossessionati non mi pare una cosa sana. (Così come il desiderio sessuale mi pare una cosa sana, ma esserne ossessionati non mi pare una cosa sana).</p>
<p>Poi:</p>
<p>&#8220;Mozzi, secondo l’ultima versione, come ho appena scritto, aveva capito quale fosse la risposta di NI o chi per essa in relazione ai nomi dei critici.<br />
Quindi aveva avuto la sua risposta nel merito.<br />
Ora, dopo questa lettera di Biondillo, benché insoddisfacente, Mozzi dice che smette di insistere. Perché? Perchè arriva nella sede che Mozzi reputa adeguata, la home page. Ma cosa è più importante, Mozzi, avere una risposta a nome della redazione di NI che ha firmato l’intervista o avere una risposta in HP, una qualsiasi risposta, firmata da un qualsiasi indiano e senza nessuna spiegazione?&#8221;.<br />
Vedi, il fatto è che io sono una persona ragionevole e non ossessiva, e possiedo quel minimo di sensibilità e ragionevolezza che mi porta capire quando la persona (o il gruppo) con il quale sto parlando ha veramente fatto ciò che era nelle sue possibilità per dare una risposta.</p>
<p>&#8220;A cosa sei interessato?&#8221;. Ero interessato, come mi pare di aver detto più volte, che i lettori di Nazione indiana potessero leggere una risposta ragionevolmente attribuibile a Nazione indiana a una domanda di chiarimento che io ho posto a Nazione indiana all&#8217;interno di un articolo pubblicato in Nazione indiana. Finché tale risposta era dispersa in commenti sparpagliati tra Nazione indiana e vibrisse, ivi compresi rinvii a ulteriori pubblicazioni eccetera, i lettori di Nazione indiana (che non sono certo obbligati a passare le giornate a frugare nel web) potevano pensare che Nazione indiana non avesse risposto. </p>
<p>&#8220;Non mi sembra un gran merito chiedere i nomi&#8221;. Sono d&#8217;accordo. C&#8217;è forse qualcuno che ha rivendicato il merito<em> di aver chiesto i nomi?</p>
<p>&#8220;Sarebbe illogico modificare le domande, perfezionandole, man mano che le interviste proseguono, perché le risposte non sarebbero più confrontabili.&#8221;. Dici che è logico, vista la possibilità di migliorare una cosa, non migliorarla? Dici che è meglio avere venti risposte a cattive domande, che due risposte a buone domande e diciotto risposte a buone domande?</p>
<p>Infine, Galbieti, scrivi che anch&#8217;io tendo &#8220;a non dire quasi nulla nelle </em><em>mie</em> risposte non rispondendo alle domande o rispondendo in modo ermetico, criptico, con oracoli, poiché <em>dico</em> che spiegare quel che invano cerco di comunicare sarebbe spiegare l’ovvio&#8221;.<br />
Credo che il più delle volte basterebbe leggere quello che scrivo.</p>
<p>Ad esempio, dopo aver letta la mia frase &#8220;Mi sembra opportuno non farsi ossessionare dal desiderio di purezza&#8221; tu scrivi: &#8220;Pare quindi di poter concludere [&#8230;] che sia normale scrivere per un giornale razzista&#8221;, mi pare evidente che semplicemente <em>non prendi in considerazione ciò che io ho scritto</em>. Ovvio, quindi che ti appaia bizzaro e/o oscuro.</p>
<p>Mi fermo qui. Ho altre sette domande per le quali attendo una risposta da Nazione indiana (o almeno, da qualcuno di Nazione indiana), e sono formulate <a href="http://vibrisse.wordpress.com/2010/03/05/otto-domande-a-nazione-indiana/" rel="nofollow">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/25/la-mia-risposta-a-giulio-mozzi/#comment-132514</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 13:39:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=32210#comment-132514</guid>

					<description><![CDATA[Va beh, che sarebbe stato meglio scrivere sticazzo di nomi dei critici, lo hanno capito tutti, l&#039;ho capito pure io alla lettura della prima intervista: non mi sembra un gran merito chiedere i nomi. Però mi sembra anche logico che quando si propone un dossier intervistando più autori, si usino sempre le stesse domande: sarebbe illogico modificare le domande, perfezionandole, man mano che le interviste proseguono, perché le risposte non sarebbero più confrontabili.
Quindi appurato che alcune domande non sono state scritte in modo ineccepibile- stesso discorso per la sequenza delle stesse -una volta partito il dossier il danno non è più correggibile.
Che poi a domande non ineccepibili debbano seguire risposte di merda, scusa ma non ci sto.
Primo: se l&#039;intervista è scritta da schifo, io non rispondo.
Se si vuol polemizzare sulle domande, che lo si faccia in modo chiaro, dando un senso alle risposte e alle polemiche.
Invece, come mi sembra di aver dimostrato sopra, allo stesso Mozzi, nelle sue risposte, si possono attribuire quel che dici tu, questo (che modifico passando dalle domande alle risposte):

- c’è in molte sue risposte un presupposto che non è stato verificato e non è disponibile e che viene dato come verificato (o lo è in modo parziale);
- c’è un intervistato ch pretende di parlare mantenendo parte della comunicazione su un livello implicito, un ‘dialetto’ per coloro che già sanno, quando l’intervistato formalmente si rivolge a tutti; diciamo meglio: l&#039;intervistato tende a non dire quasi nulla nelle sue risposte non rispondendo alle domande o rispondendo in modo ermetico, criptico, con oracoli, poiché dice che spiegare quel che invano cerca di comunicare sarebbe spiegare l&#039;ovvio - con il risultato che non si capisce di cosa stia parlando.

Quindi?
Mi vuoi anche spiegare perché Mozzi è soddisfatto di questa risposta data Biondillo a titolo personale e non della redazione dopo aver fatto tutto il casino che ha fatto per avere una risposta della redazione? Dov&#039;è la coerenza, dove lo statuto di verità?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Va beh, che sarebbe stato meglio scrivere sticazzo di nomi dei critici, lo hanno capito tutti, l&#8217;ho capito pure io alla lettura della prima intervista: non mi sembra un gran merito chiedere i nomi. Però mi sembra anche logico che quando si propone un dossier intervistando più autori, si usino sempre le stesse domande: sarebbe illogico modificare le domande, perfezionandole, man mano che le interviste proseguono, perché le risposte non sarebbero più confrontabili.<br />
Quindi appurato che alcune domande non sono state scritte in modo ineccepibile- stesso discorso per la sequenza delle stesse -una volta partito il dossier il danno non è più correggibile.<br />
Che poi a domande non ineccepibili debbano seguire risposte di merda, scusa ma non ci sto.<br />
Primo: se l&#8217;intervista è scritta da schifo, io non rispondo.<br />
Se si vuol polemizzare sulle domande, che lo si faccia in modo chiaro, dando un senso alle risposte e alle polemiche.<br />
Invece, come mi sembra di aver dimostrato sopra, allo stesso Mozzi, nelle sue risposte, si possono attribuire quel che dici tu, questo (che modifico passando dalle domande alle risposte):</p>
<p>&#8211; c’è in molte sue risposte un presupposto che non è stato verificato e non è disponibile e che viene dato come verificato (o lo è in modo parziale);<br />
&#8211; c’è un intervistato ch pretende di parlare mantenendo parte della comunicazione su un livello implicito, un ‘dialetto’ per coloro che già sanno, quando l’intervistato formalmente si rivolge a tutti; diciamo meglio: l&#8217;intervistato tende a non dire quasi nulla nelle sue risposte non rispondendo alle domande o rispondendo in modo ermetico, criptico, con oracoli, poiché dice che spiegare quel che invano cerca di comunicare sarebbe spiegare l&#8217;ovvio &#8211; con il risultato che non si capisce di cosa stia parlando.</p>
<p>Quindi?<br />
Mi vuoi anche spiegare perché Mozzi è soddisfatto di questa risposta data Biondillo a titolo personale e non della redazione dopo aver fatto tutto il casino che ha fatto per avere una risposta della redazione? Dov&#8217;è la coerenza, dove lo statuto di verità?</p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/25/la-mia-risposta-a-giulio-mozzi/#comment-132511</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 13:16:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il link è semplicemente la pagina ibs al volume di Christian Salmon &quot;Storytelling. La fabbrica delle storie&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il link è semplicemente la pagina ibs al volume di Christian Salmon &#8220;Storytelling. La fabbrica delle storie&#8221;.</p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/25/la-mia-risposta-a-giulio-mozzi/#comment-132509</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 13:12:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=32210#comment-132509</guid>

					<description><![CDATA[Chiedendo di esplicitare i nomi dei critici Mozzi si aspettava un chiarimento utile non solo all&#039;intervistato, ma a tutti i possibili lettori. E fin qui è questione di semplice buon senso.

La risposta è stata laboriosa e insoddisfacente. Questo ha fatto emergere alcuni punti deboli, per esempio:
- c&#039;è una domanda che dà come verificato e disponibile un presupposto che non è stato verificato e non è disponibile (o lo è in modo parziale);
- c&#039;è una redazione che pretende di parlare mantenendo parte della comunicazione su un livello implicito, un &#039;dialetto&#039; per coloro che già sanno, quando l&#039;intervista formalmente si rivolge a tutti; 
- c&#039;è una redazione (un soggetto collettivo) per organizzare un&#039;intervista, ma la stessa redazione non è in grado di organizzare una risposta.

Insomma i punti deboli del discorso ci sono: quella rivolta a Mozzi non è una &#039;buona&#039; domanda, mentre il mondo ha bisogno di &#039;buone&#039; domande per ottenere &#039;buone&#039; risposte. Ora quello di Mozzi è un lavoro critico, la critica deve servire a migliorare le cose. Ma quando lo spunto critico viene preso non per migliorarsi, ma per incazzarsi, tutto diventa vano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiedendo di esplicitare i nomi dei critici Mozzi si aspettava un chiarimento utile non solo all&#8217;intervistato, ma a tutti i possibili lettori. E fin qui è questione di semplice buon senso.</p>
<p>La risposta è stata laboriosa e insoddisfacente. Questo ha fatto emergere alcuni punti deboli, per esempio:<br />
&#8211; c&#8217;è una domanda che dà come verificato e disponibile un presupposto che non è stato verificato e non è disponibile (o lo è in modo parziale);<br />
&#8211; c&#8217;è una redazione che pretende di parlare mantenendo parte della comunicazione su un livello implicito, un &#8216;dialetto&#8217; per coloro che già sanno, quando l&#8217;intervista formalmente si rivolge a tutti;<br />
&#8211; c&#8217;è una redazione (un soggetto collettivo) per organizzare un&#8217;intervista, ma la stessa redazione non è in grado di organizzare una risposta.</p>
<p>Insomma i punti deboli del discorso ci sono: quella rivolta a Mozzi non è una &#8216;buona&#8217; domanda, mentre il mondo ha bisogno di &#8216;buone&#8217; domande per ottenere &#8216;buone&#8217; risposte. Ora quello di Mozzi è un lavoro critico, la critica deve servire a migliorare le cose. Ma quando lo spunto critico viene preso non per migliorarsi, ma per incazzarsi, tutto diventa vano.</p>
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