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	Commenti a: Radio Kapital &#8211; Sergio Bologna	</title>
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		<title>
		Di: patello		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/29/radio-kapital-sergio-bologna/#comment-132205</link>

		<dc:creator><![CDATA[patello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 19:14:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[la frase sui marxisti è scontata, la ripetono da decenni ormai ciarlatani come Attali per darsi un tono da &quot;ex&quot; potendo al contempo trastullarsi con citazioni &quot;radical&quot;, peraltro quasi sempre inesatte. E&#039; vero, molti marxisti, come molti pensatori in qualsiasi altro campo del sapere e di qualsiasi orientamento, hanno sbagliato molte cose e volgarizzato i classici etcetc. Molti altri però, alcuni dei quali probabilmente a Bologna non piaciono, hanno azzeccato ben più cose degli operaisti e hanno contribuito al rinnovamento e alla formulazione di un marxismo più moderno e meno autoreferenziale. Quello che in italia un tempo veniva a volte tradotto, magari dall&#039;inglese, e di cui oggi non si sa più nulla, perchè è più semplice un po&#039; per tutti -dai terzomondisti ai focaultiani fino agli ex sessantottini- far finta che non esista. Carina l&#039;intervista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la frase sui marxisti è scontata, la ripetono da decenni ormai ciarlatani come Attali per darsi un tono da &#8220;ex&#8221; potendo al contempo trastullarsi con citazioni &#8220;radical&#8221;, peraltro quasi sempre inesatte. E&#8217; vero, molti marxisti, come molti pensatori in qualsiasi altro campo del sapere e di qualsiasi orientamento, hanno sbagliato molte cose e volgarizzato i classici etcetc. Molti altri però, alcuni dei quali probabilmente a Bologna non piaciono, hanno azzeccato ben più cose degli operaisti e hanno contribuito al rinnovamento e alla formulazione di un marxismo più moderno e meno autoreferenziale. Quello che in italia un tempo veniva a volte tradotto, magari dall&#8217;inglese, e di cui oggi non si sa più nulla, perchè è più semplice un po&#8217; per tutti -dai terzomondisti ai focaultiani fino agli ex sessantottini- far finta che non esista. Carina l&#8217;intervista.</p>
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		Di: jan reister		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/29/radio-kapital-sergio-bologna/#comment-132128</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 15:39:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2010/03/29/radio-kapital-sergio-bologna/#comment-132087&quot;&gt;ng&lt;/a&gt;.

Molto interessante, non conoscevo le dinamiche del trasporto marittimo non-container. Interessante che si preveda una crescita di trasporti heavy lift (beni industriali, cantieristica, settore energia) verso Africa Sud America etc, un segnale interessante per l&#039;uscita dalla trappola dell&#039;importazione manifatturiera.
Ricordo che alla fine degli anni &#039;90 a Shanghai e Hong Kong le esportazioni verso USA e EU erano così forti, che i container liberi disponibili per gli spedizionieri erano difficili da reperire, ed il ritorno delle navi cariche di container prevalentemente vuoti un costo notevole per le compagnie marittime.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/03/29/radio-kapital-sergio-bologna/#comment-132087">ng</a>.</p>
<p>Molto interessante, non conoscevo le dinamiche del trasporto marittimo non-container. Interessante che si preveda una crescita di trasporti heavy lift (beni industriali, cantieristica, settore energia) verso Africa Sud America etc, un segnale interessante per l&#8217;uscita dalla trappola dell&#8217;importazione manifatturiera.<br />
Ricordo che alla fine degli anni &#8217;90 a Shanghai e Hong Kong le esportazioni verso USA e EU erano così forti, che i container liberi disponibili per gli spedizionieri erano difficili da reperire, ed il ritorno delle navi cariche di container prevalentemente vuoti un costo notevole per le compagnie marittime.</p>
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		Di: ng		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/29/radio-kapital-sergio-bologna/#comment-132087</link>

		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 09:18:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi colpisce la frase finale di Bologna:

«Marx è uno straordinario pensatore, a saperlo leggere, peccato che sia stato rovinato dai marxisti».

Mi verrebbe da chiedere: come si legge Marx?

Oppure: chi sono i marxisti che lo hanno rovinato?

Non sono domande retoriche. Trovo solo paradossale che la frase la dica uno che ha partecipato attivamente al grande abbaglio dell’operaismo, filone di pensiero famoso per avere sbagliato completamente l’analisi dei mutamenti in corso nella società italiana proponendo “dispositivi linguistici” più che concetti teoricamente fondati (a partire da quello di “operaio massa”, passando a quello di “operaio sociale” per arrivare infine a quello di “postfordismo”, con in mezzo il solito corollario di “composizione sociale”, “autonomia”, etc. senza dimenticarsi mai di citare il famoso frammento sulle macchine dei Grundrisse). Proprio per questo suo retroterra mi piacerebbe davvero entrare dentro la frase finale di Bologna, per capire se c’è una qualche forma di auto-critica …

ng]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi colpisce la frase finale di Bologna:</p>
<p>«Marx è uno straordinario pensatore, a saperlo leggere, peccato che sia stato rovinato dai marxisti».</p>
<p>Mi verrebbe da chiedere: come si legge Marx?</p>
<p>Oppure: chi sono i marxisti che lo hanno rovinato?</p>
<p>Non sono domande retoriche. Trovo solo paradossale che la frase la dica uno che ha partecipato attivamente al grande abbaglio dell’operaismo, filone di pensiero famoso per avere sbagliato completamente l’analisi dei mutamenti in corso nella società italiana proponendo “dispositivi linguistici” più che concetti teoricamente fondati (a partire da quello di “operaio massa”, passando a quello di “operaio sociale” per arrivare infine a quello di “postfordismo”, con in mezzo il solito corollario di “composizione sociale”, “autonomia”, etc. senza dimenticarsi mai di citare il famoso frammento sulle macchine dei Grundrisse). Proprio per questo suo retroterra mi piacerebbe davvero entrare dentro la frase finale di Bologna, per capire se c’è una qualche forma di auto-critica …</p>
<p>ng</p>
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