La responsabilità dell’autore: Marcello Fois

13 aprile 2010
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[Dopo gli interventi di Helena Janeczek e Andrea Inglese, abbiamo pensato di mettere a punto un questionario composto di 10 domande, e di mandarlo a un certo numero di autori, critici e addetti al mestiere. Dopo Erri De Luca, Luigi Bernardi, Michela Murgia, Giulio Mozzi, Emanule Trevi, Ferruccio Parazzoli, Claudio Piersanti, Franco Cordelli, Gherardo Bortolotti, Dario Voltolini, Tommaso Pincio, Alberto Abruzzese, Nicola Lagioia, Christian Raimo, Gianni Celati, ecco le risposte di Marcello Fois]

Come giudichi in generale, come speditivo apprezzamento di massima, lo stato della nostra letteratura contemporanea (narrativa e/o poesia)? Concordi con quei critici che denunciano la totale mancanza di vitalità del romanzo e della poesia nell’Italia contemporanea?

In generale chi giudica lo stato di salute della letteratura italiana attuale non legge abbastanza o legge solo quello che arriva sulla sua scrivania. Sono esploratori che visitano la Papuasia o la Nuova Guinea solo attraverso i documentari del National Geographic e poi si lamentano che non esiste più il selvaggio autentico. Ecco, attraverso questa esplorazione pigra, questa visione addomesticata, della letteratura italiana contemporanea risulta evidente che siamo disperatamente immersi in una condizione spiraloide di letteratura “attuale” che ha poco a che fare col presente… E’ passeggera, spesso labile in maniera deprimente inserita in una contingenza costante… Oggi c’è, domani è definitivamente scomparsa. Siamo circondati da scrittori tristemente più famosi dei propri libri… Di teorici al rovescio che prima scrivono e poi elaborano, prima promuovono e poi scrivono… di quantità che disattendono qualunque qualità. Ma i pochi che si spingono oltre le colonne d’Ercole degli uffici stampa possono avere grandi sorprese, il sottobosco, la giungla vera, nasconde molte meraviglie… In ogni caso se la letteratura piange la Critica nel nostro Paese non ride di certo.

Ti sembra che la tendenza verso un’industrializzazione crescente dell’editoria freni in qualche modo l’apparizione di opere di qualità?

Non c’è niente che possa frenare l’apparizione di opere di qualità se non l’assenza di artisti di qualità.

Ti sembra che le pagine culturali dei quotidiani e dei settimanali rispecchino in modo soddisfacente lo stato della nostra letteratura (prosa e poesia), e quali critiche faresti?

La tendenza è quella di far piovere sul bagnato, paradossalmente ha spazio solo chi avrebbe comunque spazio. O chi è morto almeno da una decina d’anni. Senza contare che quando appare sui quotidiani una recensione è stata abbondantemente concordata.

Ti sembra che la maggior parte delle case editrici italiane facciano un buon lavoro in rapporto alla ricerca di nuovi autori di buon livello e alla promozione a lungo termine di autori e testi di qualità (prosa e/o poesia)?

La mia indubbiamente. Ma non mi preoccuperei più di tanto di questo. L’assenza di selezione produce una selezione a posteriori, il novanta per cento di quello che si pubblica sparisce “dans l’éspace d’un matin”, la gara è quella di rimanere. Paradossalmente direi che preferisco vivere nel Paese in cui si pubblica qualcuno di più piuttosto che qualcuno di meno.

Credi che il web abbia mutato le modalità di diffusione e di fruizione della nostra letteratura (narrativa e/o poesia) contemporanea? E se sì, in che modo?

Non sempre positivamente. Da un lato il web ha funzionato come straordinaria cassa di risonanza, dall’altro però ha trasmesso l’illusione che chiunque abbia titoli per parlare di letteratura. Ha reso il lettore, anche quello saltuario o mediocre, protagonista. Ha fatto protagonista persino il non lettore, che in un sito di scrittura può affermare il suo inalienabile diritto di giudicare quanto non ha mai letto. E’ un paradosso che ha evidenziato la necessità assoluta di una critica che non abdichi al suo compito di custodire, interpretare, e mettere in campo, un patrimonio inestimabile. Il confronto diretto è solo apparentemente democratico, non vedo scrittori che discutono di operazioni a cuore aperto in siti di cardiologia, ammesso che non siano medici. Ci sono spazi in cui si va per curiosità e per apprendere e altri in cui oltre a questo, si ha titolo per intervenire. Vorrei più lettori con più argomentazioni, ma vedo solo scrittori che parlano tra loro o non lettori che farneticano. La democrazia è costosissima, e diventa sempre più rara, non dovremmo sprecarla, confondendo il sacrosanto diritto di parola con la fisiologia fonetica.

Pensi che la letteratura, o alcune sue componenti, andrebbero sostenute in qualche modo, e in caso affermativo, in quali forme?

Basterebbe il rispetto non solo formale, o non solo servile, nei confronti del mestiere dello scrittore.

Nella oggettiva e evidente crisi della nostra democrazia (pervasivo controllo politico sui media e sostanziale impunità giuridica di chi detiene il potere, crescenti xenofobia e razzismo …), che ha una risonanza sempre maggiore all’estero, ti sembra che gli scrittori italiani abbiano modo di dire la loro, o abbiano comunque un qualche peso?

Siamo un Paese in libertà condizionata. Siamo governati da pagliacci e la prospettiva è quella di essere governati da clowns. Il peso di uno scrittore tuttavia non dipende da queste contingenze. Il nostro compito è quello di essere animali naturalmente politici. La letteratura politica nell’intenzione non è mai veramente politica, come sempre l’unico modo di incidere per un romanzo è la buona scrittura. Le parole, i concetti espressi perfettamente sono la politica dello scrittore. Credo che in letteratura quanto più ci si impegna ad essere politici, tanto più si evita di esserlo: Aristofane e Pasolini, per esempio, non erano autori programmaticamente politici, erano uomini ricchi di senso critico, con uno sguardo profondo, con un pensiero autonomo, con una scrittura magnifica. E differenziavano, senza ambiguità, i sistemi di comunicazione il cittadino e lo scrittore coincidevano certo nella buona scrittura, ma tra “Le Ceneri di Gramsci” e l’editoriale “Io so” io vedo una differenza sostanziale: il primo è uno scrittore civile, il secondo è un civile scrittore.

Nella suddetta evidente crisi della nostra democrazia, ti sembra che gli scrittori abbiano delle responsabilità, vale a dire che avrebbero potuto o potrebbero esporsi maggiormente e in quali forme?

La forma è una sola: la Scrittura. Per molti un ostacolo insormontabile è la sintassi, per altri il coraggio. Il lavoro dello scrittore dal mio punto di vista consiste nel mettere al servizio il proprio talento anche in settori apparentemente estranei. Lo dicevo prima, un buon editoriale su un quotidiano  smuove altrettanti cervelli che un buon romanzo, con la differenza che non è mediato, quindi scopre maggiormente chi lo scrive. Questo è il motivo per cui pochissimi scrittori intervengono nei mezzi di massa. Pasolini, come detto, resta in questo senso il paradigma italiano contemporaneo. Ma anche Antonio Tabucchi, Antonio Moresco. Camilleri anche. Lucarelli anche. Michela Murgia. Scurati. Io ci provo.

Reputi che ci sia una separazione tra mondo della cultura e mondo politico e, in caso affermativo, pensi che abbia dei precisi effetti?

Credo che una differenza debba assolutamente esserci. In quanto scrittore, intellettuale, cittadino, il compito che mi sono dato è di far dormire malissimo il politico di turno. Se riesco a farlo incavolare almeno due volte al giorno sono soddisfatto.

Ti sembra opportuno che uno scrittore con convincimenti democratici collabori alle pagine culturali di quotidiani quali «Libero» e «il Giornale», caratterizzati da stili giornalistici non consoni a un paese democratico (marcata faziosità dell’informazione, servilismo nei confronti di chi detiene il potere, prese di posizione xenofobe, razziste e omofobe…), e che appoggiano apertamente politiche che portano a un oggettivo deterioramento della democrazia?

Me lo sono chiesto e mi sono risposto che non è opportuno per me. Qualcuno mi ha detto che, per lo stesso motivo, non dovrei pubblicare per Einaudi. Mi pare un alibi o un “excusatio non petita”. La mia casa editrice fa parte di un gruppo di grandi e nobili case editrici Italiane preesistenti a Berlusconi, la storia del nostro martoriato Paese non è iniziata e non finirà con lui. La letteratura resta, i Cavalieri passano. Altra cosa sono i quotidiani a cui lei accenna. Quei giornali sono strumenti, armi, messi a punto esattamente per fungere da organi di partito. Quindi, non essendo gli organi del mio partito, non ho intenzione di scriverci o di concedergli interviste. Sono fazioso, partigiano.

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105 Responses to La responsabilità dell’autore: Marcello Fois

  1. Giacomo Di Girolamo il 13 aprile 2010 alle 13:37

    grande fois!

  2. effettolarsen il 13 aprile 2010 alle 14:09

    La mia casa editrice (sigh!) è differente
    http://www.youtube.com/watch?v=_FLWpnKTfKo

  3. marcovaldo il 13 aprile 2010 alle 14:52

    Di quale democrazia si parla?

  4. […] pagine di Nazione Indiana l’intervento sulla responsabilità dell’autore è toccato questa volta a Marcello Fois. La domanda interessante rivolta all’interlocutore è sempre quella (Credi che il web abbia […]

  5. lorenzo galbiati il 13 aprile 2010 alle 16:47

    Grande notizia.
    Nuovi scrittori: chi ha opere di qualità nel cassetto non sia timido.
    Non c’è niente che possa frenare l’apparizione di opere di qualità e l’Einaudi fa indubbiamente un ottimo lavoro per promuovere nuovi autori.
    Parola di Fois.
    Nuovi scrittori con opere di qualità nel cassetto, cosa aspettate?

  6. Sascha il 13 aprile 2010 alle 17:10

    Personalmente conto di pubblicare il mio primo romanzo l’anno prossimo, ovviamente non a mie spese.
    Come molti hanno notato in Italia è relativamente facile pubblicare un primo romanzo, forse più facile che in altri paesi – i problemi vengono col secondo se il primo non è stato un immediato bestseller.

  7. Enrico Macioci il 13 aprile 2010 alle 21:24

    La risposta alla prima domanda pone a propria volta interrogativi importanti: esiste oggi in Italia una qualche autorità critica che ci faccia ragionevolmente pensare di leggere e approfondire l’enorme mole narrativa e poetica in circolo? E oggi è o non è più difficile d’un tempo tenersi al passo, a causa della suddetta mole? La mia impressione è che leggano molto più gli scrittori dei critici. Un’altra mia impressione è che i critici anziani non si tengano abbastanza aggiornati, benché continuino a tuonare sentenze quasi sempre scoraggiate e scoraggianti. Un’altra ancora è che i critici si vadano trasformando (per necessità?) in recensori/giornalisti. Un critico-critico (oramai va di moda chiamarli così) che mi pare davvero onnivoro e vorace è Cortellessa. Un altro è Carla Benedetti. Poi?

  8. AMA il 13 aprile 2010 alle 21:35

    Suppongo che le grandi sorprese, il sottobosco, la giungla vera ce li diano l’Einaudi.
    Senza dimenticare che la celebre casa editrice restera’ dei Berlusconi anche dopo la morte del Cavaliere.

    Anche se non mi considero un non lettore , credo che si possa giudicare benissimo cio’ che non si legge. Sta a cio’ che non si legge farsi giudicare bene. O no?

  9. AMA il 13 aprile 2010 alle 21:41

    Io so gia’ perche’ non comprero’ un determinato libro. Per quale strana ragione dovrei leggerlo per non comprarlo? Adesso e’ piu’ chiaro? Sapete, sono una persona tanta confusa e con problemi logici e sintattici. Buona continuazione.

  10. marco il 14 aprile 2010 alle 06:32

    Una bella sorpresa.
    Forse le risposte più lucide tra quelle lette fino ad ora.

  11. rené il 14 aprile 2010 alle 06:56

    perfetto dalla prima all’ultima parola (con esclusione della questione Einaudi: si fa ancora fatica a “capire” e ad accettare che non si fa i servi di quel padrone)

  12. dinosauro il 14 aprile 2010 alle 09:36

    Comprendo benissimo che in questo blog il riemergere ogni due lemmi del frasario marxista, classista, rivoluzionario, dell’odio di classe, del paradiso in terra, del finalismo storico, della pedagogia salvifica, del nemico, del sovrastrutturalismo, del sentirsi giusti, è inevitabile. E’ un blog “partigiano” e quindi il grosso delle opinioni, le impostazioni sono facilmente classificabili, senza forzature. Un enorme vizio di chi qui scrive è l’esercizio della “schifomania” nel trattare argomenti riconducibili ad aree culturali e politiche diverse. Questa insana inclinazione ha una fondamentale caratteristica e cioè la conoscenza approssimativa, perché pigramente trattata, dell’esperienza e della produzione dello scrittore, del critico letterario, del giornale, della rivista non ascrivibili all’area della sinistra. Anche fois da buon “partigiano” si limita ad abbassare lo sguardo per rimirar il suo angusto angolo. Certo, è un suo diritto scegliere di scrivere o no in un giornale, dovrebbe, però, essere un suo dovere conoscere ciò che critica. Per la cultura credo che possa applicarsi ciò che scriveva Platone a proposito della filosofia. “la filosofia è un esercizio di comprensione, un atteggiamento della mente e dell’anima, non un patrimonio di conoscenze che si possa dare per acquisito una volta per tutte. Filosofia non è leggere un libro, ma soprattutto conversazione, dialogo, contraddittorio, confronto, negazione e affermazione”.

  13. Marcello Fois il 14 aprile 2010 alle 09:56

    Peccato Dinosauro Lei dice cose interessanti e giuste che il suo anonimato rende sciocche e sbagliate…

  14. Sascha il 14 aprile 2010 alle 10:21

    L’Esercito dei 50 Centesimi colpisce ancora…
    Interessante la finta citazione di Platone presa da qualche libro di testo o articolo di giornale.

  15. lorenzo galbiati il 14 aprile 2010 alle 10:40

    @Fois
    Lei scrive: La mia casa editrice fa parte di un gruppo di grandi e nobili case editrici Italiane preesistenti a Berlusconi, la storia del nostro martoriato Paese non è iniziata e non finirà con lui. La letteratura resta, i Cavalieri passano.

    Einaudi era proprietà di un gentiluomo ed era gestita da scrittori di prestigio – e di sinistra. Ora ha ancora una linea editoriale di tutto rispetto con pubblicazioni di molti autori di sinistra, anche se nessuno potrà scrivere chiaramente sulla situazione giudiziaria del suo proprietario o dar giudizi negativi su di lui – vedi Saramago.
    Ora, vorrei capire una cosa: poiché la letteratura resta, come dice lei, e non è prerogativa solo di Einaudi, perchè lei vuole proprio stare nella casa editrice gloriosa dell’Einaudi quando questa è stata comprata corrompendo giudici da un losco personaggio (che per inciso è capo del governo e quindi principale responsabile della deriva autoritaria italiana)?
    Io trovo del tutto illogico il suo ragionamento: proprio perchè una casa editrice con una tradizione prestigiosa è passata in mano, in modo illegale, a un tal personaggio, occorre far risaltare questo fatto facendo scelte che evidenzino una discontinuità tra questa Einaudi e l’Einaudi del passato. Proprio perchè la letteratura non è esclusiva di chi detiene un marchio.

  16. Guglielmo il 14 aprile 2010 alle 10:55

    questi autori che vorrebbero schierarsi, dire la loro, essere responsabili, dimostrarsi saggi, questi scrittori che fin qui hanno risposto alle domande (forse ad eccezione di Celati – che se non altro, a ragione, pare strafregarsene alla grande di questa italietta) mi danno l’idea di tante bandierine al vento, tutte lì, messe in fila che sbarellano di quà e di là in balìa degli eventi, incapaci di smuoversi dal loro posto, un bel posticino ben radicato a terra.

  17. Marcello Fois il 14 aprile 2010 alle 11:19

    Al signor Galbiati posso solo rispondere che non esco da Einaudi per lo stesso motivo per cui Lui stesso non si trasferisce in un altro Paese: trovo illogico da parte Sua che tutta questa lucidità e rigore non gli abbiano ancora reso palese che ci sono altre Nazioni nel mondo e tutte non governate da Berlusconi.
    Al Signor Guglielmo dico di ritentare. Se si impegnerà e scriverà bene almeno la metà di quanto scrive bene ognuna delle banderuole che qui sono intervenute finora, è possibile che qualche pia Casa Editrice, magari non gestita da Berlusconi, possa accettare i suoi dattiloscritti. Lei ha un livore di cui nessuno di noi è responsabile, indirizzi la sua rabbia nella direzione giusta e vedrà che “un bel posticino ben radicato a terra” lo troverà anche lei.

  18. Alcor il 14 aprile 2010 alle 11:29

    mi spiace, @Galbiati, ma Fois ha ragione, se non ricordo male tu insegni in una scuola governata da un ministro berlusconiano, dove immagino tu cerchi di continuare a fare un buon lavoro, e che resterà una scuola italiana anche dopo berlusconi, e non te ne vai, non vedo il vantaggio, per nessuno, prima di tutto per i lettori, di impoverire il catalogo di Einaudi con un’uscita in massa degli autori, e questo vale per ogni “luogo di lavoro”.

    per me è un mistero che si continui a confondere un organo di propaganda come Libero con una casa editrice storica, o meglio, non è un mistero se lo leggo come espressione di un malinteso e astratto radicalismo, che nel tuo caso mi pare in buona fede, ma che spesso è di maniera e poco ragionato

  19. Alcor il 14 aprile 2010 alle 11:42

    preciso, ché non si sa mai, come “luogo di lavoro” vedo anche Libero, non so se ci sono più i vecchi tipografi, ma immagino che ci siano figure assimilabili, tecnici, ecc. ma lì dove si contribuisce a creare il linguaggio del giornale, e a sostenerlo con la propria presenza e il proprio appeal culturale, secondo me le cose cambiano e ci si dovrebbe pensare più che bene

  20. Guglielmo il 14 aprile 2010 alle 12:19

    in una cosa concordo con Lei Signor Marcello Fois: il mio livore non è indirizzato a Voi (uso la maiuscola, non vorrei mai…) ma a quest’italietta (mi permetta di usare la i minuscola) e al suo caro Cavaliere… a lui devo questo livore ormai quotidiano per ogni nefandezza di decreti che si approvano in questa (ripeto) italietta. In più mi pregio di dirLe che è proprio questa Sua sicumera nel rispondere ai commenti dei che la rende bandierina, e noti bene non banderuola, o banderola che dir si voglia. Bandierina da più l’idea di una bandiera piccola piccola che puo’ essere usata, talvolta, anche per pulirsi certi orifizi (e non solo sotto la cintola)…
    In più: se Lei accetta di rispondere a certe domande e risponde (a mio avviso, con una certa Spocchia), oltre agli applausi deve anche aspettarsi qualche pomidoro o pomodoro… fa parte del gioco, non se ne abbia…

    • jan reister il 14 aprile 2010 alle 16:39

      Guglielmo, come ti ha fatto notare elegantemente Fois, tieni allacciata la cintura. Mi aspetto che nei confronti degli intervistati, per di più partecipanti alla discussione nei commenti, ci sia prima di tutto civiltà, rispetto ed impegno intellettuale (che è cosa diversa dalla ricerca di sinonimi e circonlocuzioni).

  21. Sascha il 14 aprile 2010 alle 12:41

    Comunque c’è almeno una frase che andrebbe scolpita da qualche parte in un materiale durevole, magari il marmo:

    “Non c’è niente che possa frenare l’apparizione di opere di qualità se non l’assenza di artisti di qualità.”

  22. lorenzo galbiati il 14 aprile 2010 alle 13:33

    Cari Fois e Alcor,
    io non vado all’estero perché non ne ho la possibilità e perché le mie tasse le prende lo stato, non Berlusconi.
    Ci sono tanti modi per evitare di vedere le contraddizioni, uno è quello di giocare al rialzo e di non fare distinguo.
    Io i distinguo cerco di farli.
    Distinguo Giornale da Mondadori, così come linea editoriale da proprietà.
    E distinguo chi amministra lo stato dallo stato.
    E allora: ho sempre detto che la dissociazione dal regime berlusconiano inizia boicottando i suoi principali mezzi di propaganda o comunque di rafforzamento del suo impero economico: tv, giornali e editoria (riviste, libri) – indicati in ordine di importanza.
    Non ho mai chiesto a un redattore di Mondadori di perdere il lavoro.
    Chiedo agli scrittori che possono scegliere per chi pubblicare perchè vogliono pubblicare per Mondadori. E lo chiedo in particolar modo a quelli che si espongono pubblicamente per esprimere la loro distanza dall’impero berlusconiano e dall’agire politico e privato di quel figuro.
    E trovo sempre giustificazioni sentimentali come quella di Fois, che vuol restare in Einaudi perchè il nome Einaudi sopravviverà a Berlusconi, ha un passato prestigioso ecc. Oppure giustificazioni ancora meno sostenibili come quella di chi dice – forse pure in buonafede, ma dubito – che vuol combattere il sistema dall’interno.

    Quando si sa bene che si pubblica per Einaudi perché Einaudi o Mondadori hanno molti mezzi di qualità che mettono a disposizione dell’autore, dall’editing alla pubblicazione, alla distribuzione, alla pubblicità.
    Insomma, è una questione di visibilità – e di vendite – il motivo per cui si pubblica per Mondadori o Einaudi.

    Sarebbe onesto ammetterlo. Nessuno pretende sacrifici dagli altri, e ognuno decide fin dove arrivare nei propri, quale compromesso fare tra i principi e i condizionamenti della vita reale.
    Io mi limito a fare ragionamenti e a discutere motivazioni che a me sembrano delle razionalizzazioni volte a giustificare le contraddizioni di un certo agire. Credo ognuno si debba assumere pubblicamente le proprie.

    Sinomatico poi il discorso di Alcor: chi esce da Einaudi impoverisce il suo catalogo – e quindi la letteratura. Un po’ come Fede che si oppone a Rete4 sul satellite perché molti impiegati perderebbero il posto. Peccato che Fede dimentichi di dire che al posto di Rete4 ci dovrebbe essere Italia7, così come Alcor dimentichi di dire che se uno scrittore passa da una casa editrice a un’altra impoverisce un catalogo e ne arricchisce un altro.

    Per quanto riguarda lo sgradevole discorso personale tirato in ballo da Alcor, io lavoro per lo stato, non per Berlusconi. Mi paga lo stato, e io con il mio lavoro faccio un servizio, non produco un bene di consumo che porta soldi nelle tasche di Berlusconi o del ministro attuale. E’ davvero triste che Alcor non veda questa differenza.
    Aggiungo inoltre che io lavorerei volentieri per una scuola privata (paritaria si dice oggi) di mio gradimento, se ne avessi la possibilità, pur non invocando soldi per le private, e pur guadagnando di meno (nelle private prenderei circa 1150 euro netti al mese, al massimo 1200, rispetto ai 1300 del pubblico). Per la cronaca, l’ho già fatto.
    Che poi anch’io nel mio piccolo alimenti in qualche modo l’impero berlusconiano perchè non riesco a boicottarlo integralmente, è certo.
    Ma non per questo rinuncio a farlo finché posso, secondo il mio limite.
    Se ognuno ci provasse, si otterebbero dei risultati rilevanti a livello politico, e senza dei sacrifici enormi a livello personale.

  23. dinosauro il 14 aprile 2010 alle 13:45

    Sascha continui masochisticamente a dimostrare la tua profonda ignoranza. Leggi, impegnati a capire, volta pagina esci dal sonno della mente.
    Fois, confermo pienamente quanto scritto che non ha tesi valide in contraddizione, poi l’anonimato che vanifica i contenuti è ridicolo.

  24. Marcello Fois il 14 aprile 2010 alle 14:03

    Gentile Signor Guglielmo, io sotto la cintola non la seguo proprio. Buona fortuna.
    Per il resto questo è un dibattito strabico (fidatevi che di strabismo me ne intendo) ciò che vale per gli uni non vale per gli altri. Il fallimento di Einaudi non sposterebbe di un millesimo la situazione economica dell’On. Berlusconi, il quale resta per me un avversario politico democraticamente eletto. Quando l’attuale colpo di stato strisciante sarà palese allora credo che ognuno farà la sua parte senza tirarsi indietro. Al momento ancora la maggioranza degli Italiani ha votato per lui senza che nessuno sia andato a prelevarli col mitra. E’ la democrazia bellezza… Le regole valgono anche quando il gioco non ci piace affatto. Se, per esempio, Berlusconi si libera di Mondadori Buttafuoco dovrebbe cambiare editore? Non credo proprio.La letteratura in una società è determinante solo se fatta al meglio. Perciò continuo a fare quello che so fare, scrivere. E mi sforzo di farlo al massimo. E continuo a farlo dove posso farlo al meglio, senza censure, senza imposizioni, con professionalità: per quanto mi riguarda in Einaudi, domani potrebbe essere altrove. Il resto ce lo diremo quando saremo nascosti in collina, o in montagna, a combattere.

  25. cristiano prakash il 14 aprile 2010 alle 14:22

    finora non ero intervenuto in questi dibattiti in quanto quello che volevo dire l’avevano già detto altri, probabilmente meglio di quanto avrei potuto fare io.
    vorrei però aggiungere qualche parola sul pubblicare per Einaudi, partendo da un’esperienza personale diretta.
    mi è capitato di pubblicare dei racconti in libri collettivi. per farlo ho dichiarato che non avrei percepito alcun compenso.
    poi ho pubblicato come co-autore un libro di racconti con regolare contratto, per una piccola casa editrice veneziana. il libro ha venduto qualche centinaio di copie ( credo attorno alle trecento). questo nonostante abbiamo partecipato ad almeno una ventina ( anzi: sicuramente di più) di presentazioni, reading, programmi radio, ecc.
    ovviamente si può dire che è perché il libro, è un brutto libro. e su questo non discuto. tuttavia abbiamo avuto anche dei buoni feed-back, anche da persone che reputo persone capaci di distinguere un brutto libro da uno bello ( e mi si passi anche la questione qualità, in quanto mi interessava focalizzare un’altra questione). insomma: il mio libro può piacere, può non piacere; è molto più probabile però che il mio libro sia sconosciuto ai più.
    se Einaudi mi offrisse un contratto ( evento che ritengo non probabile, ma facciamo finta che) che mi consentisse di scrivere un libro che, bello o no, venisse almeno letto, io sarei un autore che finalmente scrive, e così facendo incontra i lettori. non riesco a immaginare altra maggior soddisfazione, per un autore, che essere letto. Einaudi è una casa editrice che consente, promuove, garantisce, in questo senso, buoni incontri.
    detto questo, a scanso di equivoci, penso che Berlusconi, il suo governo, il suo agire politico e culturale, faccia disastri anzichenò

  26. Alcor il 14 aprile 2010 alle 14:38

    @ Galbiati

    a fede nessuno mi aveva ancora paragonata, ma c’è un giorno per ogni cosa

    Perché è uno “sgradevole discorso personale” solo quello che ho fatto io a te? anche il tuo a Fois potrebbe essere letto come uno sgradevole discorso personale, perché è vero che ti paga lo stato, e che Berlusconi non si prende direttamente i soldi delle tasse, ma fa con quelle tasse una politica di un certo tipo, ed è anche vero che questa scuola passa e cercherà sempre più di passare un certo tipo di modello formativo.

    Se vogliamo continuare nel discorso della coerenza astratta (e che io non condivido) tu dovresti, per boicottare Berlusconi, non comprare nessun libro pubblicato dalla galassia berlusconiana, e per essere sicuro di farlo in modo impeccabile dovresti avere sempre sotto mano il catalogo della galassia, non solo, dovresti essere anche al corrente di quelle che sono le partecipazioni di Berlusconi nel sistema industriale italiano.
    Questo tipo di coerenza è difficile da praticare. E infatti tu stesso dici:
    «Che poi anch’io nel mio piccolo alimenti in qualche modo l’impero berlusconiano perchè non riesco a boicottarlo integralmente, è certo.»

    L’Einaudi è attualmente una casa editrice di proprietà di Berlusconi, che domani potrebbe venderla a un altro magnate dell’editoria, le industrie si comprano e si vendono, persino in Italia.
    Quello che conta è la politica delle case editrici e la loro politica sta anche nel catalogo.
    Qui sì avrei delle cose da dire, non perché l’Einaudi è berlusconiana, ma perché è sempre più mondadoriana, cioè generalista e commerciale.
    Io non la condivido per esempio, dal mio punto di vista, quando pubblica libri come quello di Lilin che (sempre io e probabilmente solo io) considero un libraccio che mai sarebbe stato pubblicato in passato.
    Ma sarebbe così anche se la proprietà fosse quella di RCS.
    Quindi il discorso da fare è semmai un discorso sulla grande editoria tutta.
    Ma ci sono ancora, nel catalogo Einaudi, libri ai quali non rinuncerei mai.

    Però voglio seguirti nel tuo discorso, poniamo che tutti gli autori einaudiani “non berlusconiani” escano da Einaudi, la casa editrice continuerebbe ad esistere con un altro catalogo, Berlusconi a guadagnare come prima, alcuni autori passerebbero ad altri grandi gruppi, pochi alle piccole case editrici.
    E sono certa che a Berlusconi di avere Michele Mari o Scabia nel catalogo proprio non interessi, magari gli fa persino piacere che se ne vadano, visto che non guadagnano centinaia di migliaia di copie.
    Mettiamo anche che gli autori “non berlusconiani” o anche “antiberlusconiani” escano tutti nello stesso momento con una lettera pubblica, quale sarebbe il risultato?
    Berlusconi perderebbe le elezioni?
    Berlusconi diventerebbe più povero?
    Non troverebbe più autori?
    L’Italia cambierebbe?
    O semplicemente il catalogo storico inaridirebbe e morirebbe per mancanza di continuità con il nuovo plateau di autori e di pubblico?
    Ma anche, se il tuo obiettivo venisse raggiunto e la casa editrice si atrofizzasse e morisse, tu pensi davvero che Berlusconi starebbe a guardare? Potrebbe venderla prima del tracollo e guadagnarci comunque, potrebbe comprarsi Minimum fax, o Bollati Borighieri, potrebbe vendere e comprare qualsiasi casa editrice volesse, direttamente o indirettamente, con società palesemente riconducibili a suo nome e società di comodo, e la smetto con le ipotesi futuribili.
    Non si può trattare Berlusconi come il commerciante sotto casa, è un magnate.
    Diverso per me è il discorso sui suoi organi di propaganda, finché Einaudi non sarà diventata un organo di propaganda di Berlusconi, resta quello che è sempre stata, una delle case editrici più importanti del paese, che fa però – ed è questo il vero problema, come ho accennato sopra, suo e delle altre case editrici maggiori – una politica editoriale sempre più orientata al risultato economico.

  27. Alcor il 14 aprile 2010 alle 14:40

    lungo da morirne, mi scuso

  28. Enrico Macioci il 14 aprile 2010 alle 15:01

    Ancora e sempre Berlusconi. Bah. Eppure credevo d’aver buttato là un argomento non proprio indifferente – ovvero: a quanti e quali critici italiani oggi possiamo riconoscere autorità, ove per autorità s’intende la capacità di tenersi al passo con l’enorme produzione narrativa e poetica che li (ci) inonda? Nella prima domanda mi pare che il concetto di critica e critici sia fondamentale…Nemo respondit. Forse hanno inventato l’inchiostro simpatico on-line.

  29. Alessandro Ansuini il 14 aprile 2010 alle 15:23

    Mi scusi Fois, quando prende di percentuale sulle sue opere d’ingegno? il dieci per cento? il resto chi lo prende?

    Ora cominci pure ad incolpare i fornai che hanno un conto in banca in mediolanum perché hanno visto una pubblicità su canale 5 per giustificarsi.

    Lei fa guadagnare direttamente berlusconi.

    E si permette di criticare Nori che, speriamo, invece si fa anche pagare?

    Ci faccia il piacere.

    Oppure nella sua gloriosa casa editrice provi a scrivere qualcosa contro berlusconi, e si renderà immediatamente conto della sua posizione di vassallaggio.

    Ma state scherzando?

    Fate outing, dite “ci sto perché mi conviene” e buonanotte.

    Ora non mi faccia come wu ming 1 che mi ha riposto “ecco un altro che vuole che facciamo la rivoluzione al posto suo” perché se aspettiamo voi stiamo freschi.

    Si cerca solo di farvi vedere l’evidenza.

    Ora smanetti pure per vedere cosa faccio su internet.

    Arriva secondo, indovini dopo chi.

    • jan reister il 14 aprile 2010 alle 16:36

      Alessandro Ansuini, fammi tu il piacere ed evita argomenti così rozzi e semplificati.

  30. Guglielmo il 14 aprile 2010 alle 17:07

    @jan
    hai ragione tu, meglio tenere allacciata la cintura, perchè in effetti qui a partire dagli intervistati mi sembra che si sbandi parecchio e si prendano le curve larghe, molto larghe…

    • jan reister il 14 aprile 2010 alle 17:16

      Guglielmo, quel che dicono gli intervistati si critica, si confuta, si discute senza problemi. I discorsi da bar invece si fanno, appunto, al bar: lì tutti sono allenatori, calciatori abilissimi e piloti di F1.

  31. Lello Voce il 14 aprile 2010 alle 17:45

    Enrico, lascia perdere, è inutile… E’ come un disco rotto…

    Aspettiamo pure che terminino di aspettare il colpo di stato strisciante (nel frattempo chi si fa un tresette?), o che continuino a paventarlo e a darne la colpa a Saviano che pubblica Mondadori, o a Nori, o a Scarpa o a me (si parva poeta licet, o a chicchessia). Io faccio un festival sovvenzionato da Giunta destrosissima… Venduto che sono. Meglio chiuderlo, mi sa…

    Lascia stare, altrimenti viene fuori di nuovo la storia che il Corriere ai tempi di Pasolini era un giornale democratico e d’opposizione, che Wu Ming pubblica da Einaudi e che i generi… dio mio! i generi…. i generi sono decisivi, come le storie, le belle storie, lascia perdere la lingua, che quella oggidì serve ad altro….

    e poi vuoi mettere, me, che scrivo per l’Unità, io sì che sono a sinistra…. (per dire, e chi ha dubbi si legga le cronache genovesi del quotidiano a cui collaboro).

    Io sono 30 anni che mi domando come mettere insieme le Bagatelle per un massacro e Morte a credito…, da un po’ mi preparo a confrontarmi con la triste realtà del voto ‘immigrato’, che per la maggior parte (dicono i sondaggi) andrà a destra…
    Paradossi del reale, pieghe… materiale poetico per eccellenza…
    Siamo tutti, nostro malgrado, Ospiti Ingrati….
    lv

  32. Guglielmo il 14 aprile 2010 alle 17:55

    @jan:
    come faccio ad argomentare, discutere, confutare quando l’intervistato interviene nei commenti e metti lì una frase del genere:
    “Quando l’attuale colpo di stato strisciante sarà palese allora credo che ognuno farà la sua parte senza tirarsi indietro.”
    Poi non venirmi a dire che non siamo al bar. suvvia, perfavore…

  33. AMA il 14 aprile 2010 alle 18:00

    Bene, signor Fois, innanzitutto la saluto da Londra. Sono un italiano residente all’estero. Se vuole, puo’ farsi dare la mia e-mail da uno dei radattori di NI, non vorrei che mi si desse dell’anonimo, anche se in fondo lo resterei comunque, non trova? Sono andato via dall’Italia non solo per Berlusconi, ma anche e soprattutto perche’ trovo tendenzialmente reazionaria e miserabile la proposta culturale del mio paese d’origine. A tratti meschina.

    Vorrei solo dirle che si puo’ tranquillamente decidere di ignorare la letteratura italiana contemporanea. E senza piu’ leggerla si puo’ tranquillamente affermare che sia poco interessante. In fondo, se ci assumiamo la responsabilita’ di questa affemazione, potremmo non necessariamente essere deliranti. Soprattutto sappiamo gia’ cosa ci piace e cosa non ci piacerebbe. Perfino cosa non ci piacerebbe piu’.

    Siamo in tanti a non leggere piu’ letteratura italiana contemporanea. Bisognerebbe fare delle indagini statistiche. Quali sono le ragioni di questa disaffezione? Tante! Io conosco le mie, esposte piu’volte ed in malo modo.

    Una sola cosa non sopporto, che mi si venga a dire che io non abbia nessun titolo per dichiarare questo mio disinteresse. Non so con quale diritto lei possa affermare una cosa del genere.

    Si lasci poi dire che la Einaudi della Famiglia Berlusconi e’ diversa da quella che sarebbe se fosse della famiglia Rossetti. Ci ha preso per fessi?

    Buona continuazione.

  34. Esule anch'io ma davvero il 14 aprile 2010 alle 18:30

    AMA sta fuori dall’Italia soltanto fisicamente. Con la mente sguazza qui nella pozzanghera tutti i giorni tutto il giorno. Ogni volta che vengo a gettare uno sguardo, ecco decine di suoi commenti, lasciati da mane a sera. Ma a Londra non c’hai proprio di meglio da fare?

  35. max il 14 aprile 2010 alle 18:30

    Vi sembrerò qualunquistico ma per fare opposizione culturaleconomica a berlusconi ci vorrebbero manager, scrittori, imprenditori che si coalizzassero per un fine culturale alternativo e non solo di opposizione…quello che dice fois è in parte giusto (perché devo mollare Einaudi? per lottare solipstisticamente?) ..chi decide la soglia di emergenza che permette a Fois di essere partigiano sui monti col fucile? o più semplicemente che riunisce Fois, Eco,Augias, Odifreddi, Cairo, Debenedetti (insomma i nomi più cazzuti metteteceli voi) per un fine culturalmente politico?..non so.

  36. georgia il 14 aprile 2010 alle 18:59

    Premesso che io per ora sono perchè ognuno scriva e pubblichi dove vuole e dove può (diciamo che è appropriazione di spazi che, almeno teoricamente, sono di tutti, se chi li apre rispetta formalmente le regole, giuste o sbagliate che siano, emesse dal parlamento italiano), detto questo poi ognuno si comporta come crede meglio io su Libero e Giornale non ci scriverei, perchè avrei bisogno di identificarmi in tutto il giornale e non solo nel mio articolo, ma sono aperta a leggere (e non giudicare) chi ci scrive, basando il mio giudizio sul solo contenuto. Invece una frase come questa “Quando l’attuale colpo di stato strisciante sarà palese allora credo che ognuno farà la sua parte senza tirarsi indietro” … beh anche ad essere ciechi il colpo di stato strisciante è sicuramente già in atto (e anche palese) anche se non compiuto, in fondo per rendersene conto basta guardare la tv. Per ora è strisciante, domani chissà.
    Il boicottaggio proposto da galbiati in piena buona fede, non è una cavolata, però non è attuabile al momento, perchè anche se tre o quattro gatti lo facesse non se ne accorgerebbe nessuno, il boicottaggio ha valore solo quando è di massa. Che il bicottaggio sia un’arma che da fastidio è stato dimostrato quando Mascia dette vita al boicottagio della standa e fu aggredito (nel vero senso della parola) violentemente mandandolo all’ospedale. Ma servì a poco perchè eravamo appunto quattro gatti. In seguito Berlusconi vendette la standa e si pappò l’Italia. Verrà il momento anche per un vero boicottaggio ….
    La cosa però per me più stupida è fare questa distinzione capziosa fra case editrici e giornali di proprietà (o fiancheggiatori) di Berlusconi. L’interdizione dall’alto o vale per tutto o non vale per niente, il resto sono solo distinguo bizantini, interessanti quanto volete, ma pur sempre del tutto superficiali.

  37. Simone Ghelli il 14 aprile 2010 alle 19:28

    @AMA:

    scusa, ma se non sbaglio nell’intervista precedente appoggiavi l’idea di Citati sulla letteratura contemporanea… adesso viene fuori che questa letteratura non la leggi… allora non capisco come fai poi a fartene un’idea precisa… liberissimo di non leggerla, ma a giudicarla senza conoscerla non si fa un bel servizio a nessuno…

  38. Alcor il 14 aprile 2010 alle 19:53

    ma chi è Enrico?

  39. georgia il 14 aprile 2010 alle 19:56

    va beh ghelli, ma questo è quasi uno spot per la categoria (se non un ricatto) :-) … con il numero di cose che pubblicano a turbo oggi, mica ti puoi leggere tutto ma proprio tutto, ne leggi un tot e se in quel tot nulla vale la pena, deduci che sia un brutto momento e ti dai all’ippica … poi certo il capolavoro magari sfugge …sculo … però se è un capolavoro prima o poi lo si re-incontra anche ad essere cinici come me e Ama ;-).
    Mai sentito prlare di metodo induttivo? mica necessita di osservare (leggere) tutto per arrivare ad una conclusione … ne basta un tot.
    geo

  40. Alcor il 14 aprile 2010 alle 19:58

    ah, macioci, scusate.

  41. georgia il 14 aprile 2010 alle 19:59

    ma chi è Enrico?

    Macioci, c’è solo lui di Enrico
    geo

  42. Alcor il 14 aprile 2010 alle 20:08

    ero stata abbagliata da tutti questi esuli in patria e fuori pronti eroicamente a non pubblicare per Einaudi

  43. Enrico Macioci il 14 aprile 2010 alle 20:21

    Io è un Altro -:)
    Comunque almeno Lello Voce ha dimostrato che il mio inchiostro on-line non è simpatico, è…antipatico!

  44. georgia il 14 aprile 2010 alle 20:31

    veramente o mi sono distratta oppure ama non ha mai detto che non pubblicherebbe per mondadori o einaudi… ha solo detto che non è la stessa cosa se la proprietà è di berlusconi o di un altro …il che direi sia lapalassiano e poi ha detto che NON compra più libri, ma … non ha mica fatto dei distinguo di schieramento politico o editoriale …

  45. Lello Voce il 14 aprile 2010 alle 20:34

    Ohi Enrico, bada che forse non era chiaro, ma a me il tuo intervento era stato simpaticissimo…

  46. Lucio Angelini il 14 aprile 2010 alle 20:42

    “Non c’è niente che possa frenare l’apparizione di opere di qualità se non l’assenza di artisti di qualità.”

    Eh no. Questa è la tipica affermazione di chi, un po’ per merito, un po’ per fortunate circostanze, è riuscito a scavalcare il muro. Ma il muro c’è, eccome! A molti artisti di qualità non è assolutamente data l’opportunità di farsi conoscere attraverso un solido editore e una buona distribuzione, magari solo perché certa “qualità” non viene ritenuta sufficientemente vendibile…

  47. G. P. il 14 aprile 2010 alle 20:45

    Mi sembra che allo stato attuale del dibattito qui, nell’impero Berlusconi Einaudi abbia lo stesso statuto del Milan: il padrone passa, entrambi restano.

  48. Enrico Macioci il 14 aprile 2010 alle 20:53

    Lo so Lello,
    intendevo dire che la tua risposta ha dimostrato che il mio inchiostro on-line è leggibile, dunque non simpatico, ma che se nessuno se lo fila dev’essere proprio antipatico -:)
    Mi sembra che Angelini, per come la vedo io, abbia tentato di riportare la discussione su binari più interessanti. Ma gli chiedo: la qualità, prima o poi, non paga? Io ho un po’ di dimestichezza ormai col mondo editoriale e posso affermare con una certa sicurezza che se uno ha stoffa in qualche modo ce la fa, magari in maniera molto meno clamorosa ed economicamente appagante di chi la stoffa ce l’ha più grezza, ma ce la fa.
    ps: la mia domanda sullo stato della critica e sull’esistenza di critici attendibili, che diano la sensazione di conoscere davvero la letteratura italiana attuale e dunque dotati di autorità, resta sempre sul tappeto per chi abbia voglia. Io avevo fatto nel mio post oramai antidiluviano due nomi: Cortellessa e Benedetti.

  49. AMA il 14 aprile 2010 alle 21:12

    @ georgia

    Resisti.
    Ogni tanto a fare un po’ di ordine, o no?

    Un caro saluto.
    Davvero.

  50. Simone Ghelli il 14 aprile 2010 alle 22:04

    @Georgia:

    giustissima affermazione la tua. Però bisognerebbe almeno precisare su quali campioni si basa il metodo induttivo :)

  51. maria il 14 aprile 2010 alle 22:27

    @dinosauro

    L’odio di classe non esiste, è una fortunata, purtroppo, invenzione di Berlusconi; nella storia del pensiero politico esiste la lotta di classe, concetto ben più complesso!

    maria

  52. Antonio Carollo il 14 aprile 2010 alle 23:33

    Non mi sento di condannare lo scrittore che pubblica con una casa editrice di proprietà di un personaggio che politicamente sta sulla sponda opposta. Le ragioni sono state qui efficacemente espresse. Però mi sembra difficilmente eludibile l’obiezione fatta da un precedente commentatore: gode di assoluta libertà lo scrittore di sinistra che pubblica, ad esempio, con Einaudi? Marcello Fois dice: “In quanto scrittore, intellettuale, cittadino, il compito che mi sono dato è di far dormire malissimo il politico di turno. Se riesco a farlo incavolare almeno due volte al giorno sono soddisfatto”. Sottoscrivo in toto. Però scrivendo per la Einaudi come fa a fare incavolare il suo proprietario dal momento che il medesimo adotta metodi piuttosto spicciativi per gli autori che si azzardano a mancargli di rispetto? Scrivere è libertà, come fa a sentirsi totalmente libero in queste condizioni?

  53. georgia il 15 aprile 2010 alle 00:55

    @ enrico non è che il tuo inchiostro sia antipatico e che nessuno ti fili, è che hai fatto una domanda tosta :-).
    Concordo che se uno ha stoffa ce la faccia, anzi io penso che in passato i muri fossero più invalicabili, oggi, almeno inizialmente, è più facile, i muri sono liquidi, e il critico in questo passaggio forse è diventato quasi ininfluente … dopo è più dura e qui dovrebbe entrare in ballo il critico a traghettare quello che vale (decifrarlo e appoggiarlo), sempre a patto però che i critici esistano ancora e soprattutto siano disposti ai tempi lunghi della riflessione (che rende poco) … credo che il problema di oggi sia proprio la velocità tutto avviene (deve avvenire) così veloce che manco fai a tempo a rendertene conto :-) … infatti la più penalizzata è la poesia che avrebbe bisogno di tempi molto lunghi, sia per scriverla, che per leggerla, che per comprarla …
    Ad ogni modo siamo sommersi di pubblicazioni che ti vorrebbero far passare per il capolavoro del secolo, e siamo così sommersi che ormai la maggior parte del tempo è impiegata a schivarli più che a leggerli.

  54. Lucio Angelini il 15 aprile 2010 alle 09:03

    Faccio un paio di esempi. Ai tempi in cui ero coordinatore del comitato di lettura di Vibrisselibri, fondato da Giulio Mozzi proprio per dare visibilità ai talenti “trascurati” dall’editoria tradizionale, mi battei insieme ad altri vibrisselibrai affinché fosse data attenzione a due romanzi che, secondo il nostro modesto parere, la meritavano: “Nenio”, di Eugenio De Medio, e “Tutto deve crollare”, di Carlo Cannella. I due libri sono ancora on line nel sito di Vibrisselibri (cliccare su Catalogo), ma nessun editore si è ancora degnato di “sussumerli” per il cartaceo, malgrado i nostri sforzi. E sì che Giulio è abbastanza intrdodotto nell’ambiente… La realtà è che tutto deve ancora crollare… prima che per certi autori si possa spalancare qualche porta:-/

  55. andrea inglese il 15 aprile 2010 alle 09:05

    a georgia
    “La cosa però per me più stupida è fare questa distinzione capziosa fra case editrici e giornali di proprietà (o fiancheggiatori) di Berlusconi. L’interdizione dall’alto o vale per tutto o non vale per niente, il resto sono solo distinguo bizantini, interessanti quanto volete, ma pur sempre del tutto superficiali.””

    quello che a te sembrano bizzantinismi ad altri sembrano significative distinzioni: tre situazioni differenti: pubblicare per un editore il cui proprietario è un nemico politico; collaborare ad un quotidiano politico del tuo nemico politico; lavorare per un’azienda di proprietà del tuo nemico politico…

  56. andrea inglese il 15 aprile 2010 alle 09:06

    e non è una questione di “interdizione dall’alto”, è una questione di scelta etica e/o politica individuale

  57. marco rovelli il 15 aprile 2010 alle 09:18

    Una precisazione: non è vero che gli immigrati voterebbero a destra. Il rapporto dell’Ismu (l’unico in merito, a quanto mi risulta) dice che gli immigrati dell’est Europa darebbero la maggioranza al centrodestra (così come i cinesi), mentre africani e sudamericani voterebbero in maggioranza centrosinistra. Complessivamente, c’è una leggera maggioranza a sinistra, ma il dato reale è che il voto agli immigrati non sposterebbe di fatto gli equilibri della politca italiana.

  58. lorenzo galbiati il 15 aprile 2010 alle 16:49

    Alcor,
    il tuo discorso è sgradevole perché disonesto fino ad arrivare all’assurdo: prima dici che dovrei cambiare lavoro perchè lavoro per il ministero dell’istruzione, ora perché pago le tasse che gestisce il governo Berlusconi. Ma poiché le tasse dovrebbero pagarle tutti, seguendo il tuo ragionamento ogni cittadino del mondo dovrebbe cambiare paese quando al governo sale un politico da cui dissente.
    O fa questo, dici grossolanamente tu, o non fa alcuna differenza se lavora anche per una qualsiasi azienda del politico a cui si oppone – a meno che siano organi di propaganda.
    Se non riesci a notare la particolarità tutta italiana del caso Berlusconi, non ha senso dir nulla.
    Per esempio, ogni azienda che ha a che fare con il potere mediatico è anche organo di propaganda. Lo sono in modo diretto i quotidiani, ma anche le riviste, e anche l’editoria lo sono a loro modo. Non pubblicare certi libri contro Berlusconi da parte di Mondadori o Einaudi è già fare propaganda. Se infatti tutto il mercato dell’editoria fosse in mano e Mondadori-Einaudi non vedremmo nessun libro sui processi a Berlusconi. Tutto ciò che fa parte del mondo della cultura e della comunicazione è propaganda. Il berlusconismo non è solo Fede ma anche le trasmissioni spazzatura che Fininvest e Mediaset hanno messo in onda da 20 anni e che ora sono passate alla Rai. Il degrado dei titoli Einaudi che hai osservato tu è una parte piccola quanto vuoi ma importante nella diffusione capillare del berlusconismo in tutti i campi della società civile.
    Quindi, quando chiedi:
    -Mettiamo anche che gli autori “non berlusconiani” o anche “antiberlusconiani” escano tutti nello stesso momento con una lettera pubblica, quale sarebbe il risultato?
    Berlusconi perderebbe le elezioni?
    Sì, sarebbe un inizio per sconfiggere Berlusconi.
    -Berlusconi diventerebbe più povero?
    Sì, diventerebbe un poco più povero.
    -Non troverebbe più autori?
    Ne troverebbe di minor qualità.
    -L’Italia cambierebbe?
    Certo.
    -O semplicemente il catalogo storico inaridirebbe e morirebbe per mancanza di continuità con il nuovo plateau di autori e di pubblico?
    Potrebbe.
    -Ma anche, se il tuo obiettivo venisse raggiunto e la casa editrice si atrofizzasse e morisse, tu pensi davvero che Berlusconi starebbe a guardare? Potrebbe venderla prima del tracollo e guadagnarci comunque, potrebbe comprarsi Minimum fax, o Bollati Borighieri, potrebbe vendere e comprare qualsiasi casa editrice volesse, direttamente o indirettamente, con società palesemente riconducibili a suo nome e società di comodo, e la smetto con le ipotesi futuribili.
    Questo non lo sappiamo. In ogni caso, si creerebbe una forte attenzione su quello che farebbe, si sarebbe creato un movimento di scrittori e intellettuali che seguirebbe le mosse di Berlusconi e ne prenderebbe le contromisure.
    -Non si può trattare Berlusconi come il commerciante sotto casa, è un magnate.
    Infatti io non lo tratto così.
    Non dico che uscendo da Einaudi o Mondadori Berlusconi di colpo diventerebbe povero o perderebbe le elezioni.
    Dico che sarebbe un evento di rilevanza politica più che economica.
    Dico che finalmente intellettuali di sinistra si mostrerebbero alla società come soggetto capace di opporsi al regime, interrogando in questo modo la politica dei partiti di sinistra.
    Come potrebbero poi giornalisti e politici di sinistra continuare a pubblicare per Mondadori o scrivere su giornali e riviste di Berlusconi? O, meglio ancora, lavorare per canali tv Mediaset?
    Sarebbero condizionati anche i comici e vari artisti che lavorano per Mediaset.
    Viviamo in un mondo complesso dove nulla è risolutivo in prima istanza, ma tutto influenza tutto. Ed è in questo senso che Georgia dice che non andrebbero fatti distinguo, che l’operazione per funzionare deve essere fatta a 360 gradi. Ma Georgia trascura di dire che non tutto ha la stessa importanza. Il potere berlusconiano si sconfigge se si agisce primariamente (piuttosto che sulla Standa di allora) sui media che più di altri contribuiscono alla sua perpetuazione: le tv, in primo luogo. Ed è chiaro che se noi continuiamo a votare una pseudosinistra che in 20 anni non è stata capace di porre una incompatibilità tra proprietà televisiva e candidatura politica, non possiamo aspettarci granché. Ma se i politici non fanno il loro dovere, non vuol dire che non dobbiamo farlo nemmeno noi, e limitarci solo ai lamenti. Sta a noi criticarli e metterli alle strette, sta a noi porre in atto comportamenti verso l’impero prima mediatico e poi economico di Berlusconi in modo tale che l’insufficienza dell’agire politico in tal senso sia sempre meno giustificabile. E se mai iniziamo da qualche parte, mai vedremo degli effetti globali.

  59. andrea inglese il 15 aprile 2010 alle 17:25

    a lorenzo
    “Mettiamo anche che gli autori “non berlusconiani” o anche “antiberlusconiani” escano tutti nello stesso momento con una lettera pubblica, quale sarebbe il risultato?
    Berlusconi perderebbe le elezioni?
    Sì, sarebbe un inizio per sconfiggere Berlusconi.”

    L’efficacia politica di codesta lettera pubblica è la stessa dei vari appelli già lanciati da repubblica. Poca. E minore delle manifestazioni viola e dei girotondi. Gli italiani vogliono Berlusconi, anche se un gruppetto di autori a loro in gran parti sconosciuti – visto che pochi sono gli italiani che leggono – proclamano pubblicamente che passeranno in massa a pubblicare per le edizioni Pulcino Elefante.

  60. enpi il 15 aprile 2010 alle 18:10

    non per fare l’esegeta del piffero e dei commenti, ma qui:

    – si confonde lo Stato con il Gorverno [lo Stato per dio! ora chi insegna è dipendente del Governo? ma dài…]

    – Fois ci prende in giro [magistralmente] con quella chiusa, che diceva, grossomodo: “del resto ne parleremo in collina, stretti stretti”. magistrale.

    – la discussione “è giusto pubblicare per Einaudi” ha onestamente stancato. qualcuno mi dica per chi è giusto pubblicare, per quale c.e., e poi vediamo *chi è* quell’editore [non paga i diritti, e/oppure non paga i collaboratori, e/op. organizza corsi farlocchi, e/op. è parte di una elite compromessa, tale e pari al B., e/op. è in politica dalla stessa parte di B., e/op. è un vero e proprio truffatore ecc.]

    qualcuno, insomma, ci spieghi perché il gruppo L’espresso, o il gruppo RCS-Rizzoli, o chi per loro, son meglio di Mondadori.

    e-

  61. véronique vergé il 15 aprile 2010 alle 18:13

    La libertà è nell’atto di scrivere, nello spazio della nostra mente. La realtà ha un confine che circonda il corpo. Scrivere è partire in pieno mare,
    i muri di una casa editrice non ferma lo scrittore viaggiatore.
    La responsibilità dell’autore è di conservare vivo questo desiderio di libertà e di cielo aperto.
    Quando leggo un libro, dimentico la stanza piccola, i compiti, il colore rosso dei mattoni, il cielo inglese del norte della Francia, sono altrove
    e respiro la libertà. L’immagine mentale ha il potere di creare nel corpo
    l’illusione di questa libertà. Soffro di claustrophobia e potrei dire che la lettura mi toglie l’angoscia.
    Puo immaginare che uno scrittore vince con una parola vera- lottando con la parola falsa politica- come la vibrazione della lettura -silenziosa-
    commuove il corpo del lettore, la vibrazione di una parola impegnata- muove il corpo di un paese.

    La letteratura italiana sta bene in Francia. Oggi ho scovato il libro di Valeria Parella le temps supendu e il libro di Roberto Saviano la beauté et l’enfer, libro che offriro alla mia sorella. E’ vero anche che bellissimi libri non sono ancora tradotti.

  62. gianni biondillo il 15 aprile 2010 alle 18:15

    capisco lo slancio di Lorenzo, ma capisco anche la praticità di Andrea. Persino Baricco è sostanzialmente uno sconosciuto per il 95% della popolazione italiana.

  63. max il 15 aprile 2010 alle 18:15

    non capisco perché le ramificazioni logiche e mediatiche presupposte da Galbiati sempre se una massa di artisti, scrittori, musicisti boicottassero la Mondadori, Einaudi ecc.. debbano essere così ridicole e con un effetto minimo e inutile..almeno se sono così ridicole ce lo spiegate il perché? molti continuano a osteggiarlo ma la sua visione di cosa comporterebbe un’opposizione a Berlusconi così radicale nessuno riesce a criticarla seriamente, ma lo prendete in giro sostanzialmente dicendo “sì sì è così facile..sveglia ingenuo”…ma che cazzo vi ridete? è inutile farla? come lo provate che è inutile?..mi sembra che ognuno stia osservando accuratamente il proprio orticello e quindi che problema c’è a dire “tu non c’hai niente da perdere e io invece sì” mah!!! siamo i soliti italiani che circumnavigano il problema perché non ci vogliono vedere bene!

  64. véronique vergé il 15 aprile 2010 alle 18:17

    Aggiungo che le immagini create da Effeffe sono di una grande bellezza.
    Questa immagine mi ha toccata. Mi ha fatto pensare a un dono o al gesto semplice di cogliere l’acqua nelle mani e scoprire tesoro.

  65. lorenzo galbiati il 15 aprile 2010 alle 18:27

    Andrea,
    secondo me gli appelli di Repubblica, se ti riferisci a quelli in difesa della libertà di stampa, non servono assolutamente a niente. Mentre quelli di Saviano ai giornalisti di destra sono controproducenti.

    Le manifestazioni del popolo viola sono utili ma non concretizzano il loro risultato perché non propongono il boicottaggio dell’impero berlusconiano e non vogliono agire direttamente contro i partiti della sinistra, mettendoli alle strette su certi temi. Quest’ultimo è lo stesso errore fatto da Micromega dopo i girotondi, quando alla fine ha sostenuto Cofferati, che subito ha detto di non voler spaccare il partito. Non a caso Flores d’Arcais nel numero di Micromega dedicato al popolo viola, intervistando alcuni suoi principali rappresentanti ha insistito sul rapporto movimenti-politica cercando di convincere quelli del popolo viola a non fare lo stesso errore di Micromega (e del Social forum) ossia a restare fuori dalla politica. (E infatti Micromega, dopo l’ennesima delusione per la non presentazione delle liste civiche associate al PD quando è stato eletto Prodi (che forse avrebbero garantito all’Unione una netta maggioranza al Senato) si è spostata sull’IDV, cercando di influenzarne direttamente l’operato sia candidando alcuni dei suoi, sia mediaticamente, criticando Di Pietro per non aver rifondato il partito e per il suo sostegno al candidato del PD in Campania. E ora staremo a vedere).
    Quello che manca a tutte queste iniziative sono due cose: l’azione in prima persona sull’impero mediatico ed economico berlusconiano da una parte, e l’agire sul Pd e gli altri partiti antigovernativi dall’altra.
    Gli italiani (meno della metà a esser precisi) vogliono Berlusconi perché conviene, o perchè non vedono una reale alternativa.
    L’azione di boicottaggio non convincerebbe gli italiani che votano Berlusconi perché a loro conviene, ma l’altra parte, agendo sui partiti di alternativa.
    Il target dell’appello che secondo te servirebbe a poco, non è sugli elettori, ma sui politici.
    Qui non si tratta di fare appelli, raccogliere firme, cosa che non dà risultati concreti. Si tratta di agire. Uscire da Mondadori-Einaudi è un’azione precisa, che dovrebbe essere fatta con una lettera pubblica indirizzata a intellettuali, giornalisti e soprattutto politici che continuano ad alimentare l’impero mediatico ed economico di Berlusconi, principale sostegno al suo consenso politico. Con il loro gesto, sarebbero nella posizione morale di chiedere ai suddetti di bloccare ogni collaborazione con gli organi di propaganda berlusconiana (Mediaset e Rai in prima linea), e di fronte al loro rifiuto o indifferenza dovrebbero porre in essere una serie di comportamenti, a partire dal rifiuto pubblico di votarli, per costringere la classe politica a un ricambio generazionale e all’assunzione di una nuova forma di opposizione.
    Altrimenti, non vedo che altra scelta abbiamo al continuare a lamentarci dicendo come Moretti Con questi dirigenti non vinceremo mai salvo continuare a votarli e a comportarci, nel nostro piccolo, esattamente come loro nei confronti del potere berlusconiano.

  66. lorenzo galbiati il 15 aprile 2010 alle 18:46

    @Fois
    vorrei chiederle espressamente, visto che non ha risposto alle allusioni mie e di Sascha, e ai casi precisi forniti da Angelini, come può dire:
    “Non c’è niente che possa frenare l’apparizione di opere di qualità se non l’assenza di artisti di qualità.”
    Mi spiega perché un’opera di qualità, di qualsiasi autore, conosciuto o sconosciuto, non troverebbe freni alla sua apparizione?
    Mi vuol forse dire che una casa editrice legge tutti i manoscritti che gli arrivano e non ha limiti al pubblicare queli che ritiene degni?

    Prendiamo il caso dell’Einaudi, lei alla domanda:
    Ti sembra che la maggior parte delle case editrici italiane facciano un buon lavoro in rapporto alla ricerca di nuovi autori di buon livello e alla promozione a lungo termine di autori e testi di qualità (prosa e/o poesia)?
    Risponde
    “La mia indubbiamente. Ma non mi preoccuperei più di tanto di questo. L’assenza di selezione produce una selezione a posteriori, il novanta per cento di quello che si pubblica sparisce “dans l’éspace d’un matin”, la gara è quella di rimanere. ”
    In un anno, quanti manoscritti di nuovi autori arrivano senza l’approvazione di un consulente a Einaudi? E caldeggiati da un consulente?
    Quanti libri di nuovi autori italiani pubblica Einaudi in un anno?

  67. Giorgio il 15 aprile 2010 alle 19:02

    Non capirò mai: se mi disgusta il mio datore di lavoro, e ho la possibilità di andare a lavorare da un’altra parte, perché non cambiare azienda?

    Non capirò mai: se sono uno scrittorone che può sceglersi la casa editrice con cui pubblicare, perché andare a bussare alla porta di Berlusconi?

    Mah!

  68. georgia il 15 aprile 2010 alle 20:25

    Gli italiani (meno della metà a esser precisi) vogliono Berlusconi perché conviene, o perchè non vedono una reale alternativa

    caro lorenzo se l’altra più della metà non si unisce e fa muro, conta meno di niente e berlusconi rimane e governa con i suoi alleati e fincheggiatori, questa è la triste verità il resto è bellissimo, ma, se anche ce la potesse fare, nessuno di noi sarà in grado di vederlo.
    geo

  69. AMA il 15 aprile 2010 alle 21:07

    Io qui ho letto che gli scrittori tendenzialmente non leggono poesia perche’ non ha mercato. Adesso qualcuno sa spiegarmi per quale strana ragione i potenziali lettori dovrebbero interessarsi a quegli scrittori che quando hanno grande riscontro riescono a piazzare 4.000 copie? Chi pubblica, chi promuove questi scrittori e soprattutto perche’? I criteri di selezione risultano poi sempre autorevoli e cristallini? Probabilmente alcuni di questi autori sono straordinari, ma fino a quando non riusciranno ad incidere minimamente sul dibattito pubblico, dovrebbero continuare a condividere questa loro straordinarieta’ con chi li supporta, soprattutto se sono i direttori editoriali di Einaudi o Mondadori.

    Non si capisce poi perche’ Galbiati dovrebbe lasciare un posto ministeriale che come tale non e’ di proprieta’ della famiglia Berlusconi.

    Ho anche letto che Silvio Berlusconi sarebbe solo un avversario politico. E qui credo che vi siate bevuti il cervello.

  70. AMA il 15 aprile 2010 alle 21:18

    Senza dimenticare che Silvio Berlusconi senza la Lega Nord sarebbe solo
    una maschera grottesca con un suo pubblico non maggioritario. Il Cavaliere Botulinato avra’ anche comprato l’Italia, ma il dissenso, il disagio lo raccoglie la faccia deforme ed animalesca di Bossi. Oggi di qua. Domani di la’. Se ci sara’ un domani. Di la’.

    Inutile sottolineare che la sinistra non e’ affatto antagonista al Cavaliere Botulinato, neanche nelle sue proposte editoriali.

  71. Alcor il 16 aprile 2010 alle 01:30

    @Galbiati

    il mio discorso era paradossale, mi pareva evidente, facevo un parallelo tra l’insensatezza e inutilità di un tuo abbandono della scuola pubblica e l’insensatezza e l’inutilità, sia dimostrativa che concreta, dell’abbandono di una casa editrice come Einaudi da parte di un suo autore, e se ho percorso quella strada era per seguire, sempre paradossalmente un discorso, il tuo, che può avere un senso solo come esercitazione accademica

    poi ti inviterei a stare attento alle parole che usi, accusare il mio discorso di disonestà equivale ad accusare me di disonestà, al che io potrei seguirti – di nuovo – questa volta nell’eleganza, e dirti che se non capisci sei un cretino, vogliamo arrivare a questo? spero di no.

    Aggiungo anche che mi sono fermata a quelle righe che mi hanno spinto alla breve risposta di cui sopra, e a poco altro, né ho intenzione di leggere il tuo lungo commento, perché l’impostazione che dai al discorso, l’astrattezza e inutilità e completa virtualità delle misure che proponi non mi stimolano.

    Tu mi scuserai.

  72. effettolarsen il 16 aprile 2010 alle 07:53

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    MONDADORI INFORMATICA EDITORIA
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    MONDOLIBRI S.P.A. EDITORIA
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    OLIMPYA SPA – SEGRATE (MI) CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    PAGINE ITALIA ANNUARISTICA
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    PALLAVOLO MEDIOLANUM GONZAGA MILANO SRL – MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
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    PANORAMA EDITORIA
    PANORAMA NEXT EDITORIA
    PANORAMA TRAVEL EDITORIA
    PANORAMA WEB EDITORIA
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    PAPERINIK EDITORIA
    PAPERINO EDITORIA
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    PARTNER TIME ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
    PC PROFESSIONALE EDITORIA
    PENTA (UK) INTERNATIONAL LTD – LONDRA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    PENTA AMERICA COMMUNICATIONS INC – LOS ANGELES CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    PENTA AMERICA PICTURES LTD – LOS ANGELES CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    PENTA ENTERTAINMENT LTD – ANTILLE OLANDESI CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    PENTADISTRIBUZIONE SRL – ROMA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    PENTAFILM MUSIC SRL – ROMA TELEVISIONE
    PENTAFILM SPA – ROMA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    PENTAVIDEO SRL – MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    PK EDITORIA
    PK2 EDITORIA
    PRINCIPAL COMMUNICATIONS LTD – BRITISH VIRGIN ISLANDS CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    PRINCIPAL FINANCE LTD – BRITISH VIRGIN ISLANDS SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
    PRINCIPAL NETWORK LTD – LONDRA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    PROGETTO TRADE SRL – MILANO GRANDE DISTRIBUZIONE
    PROGRAMMA ITALIA INVESTIMENTI SIM P. A. – SEGRATE (MI) ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
    PROGRAMMA ITALIA SPA – SEGRATE (MI) ASSICURAZIONI E SERVIZI FINANZIARI
    PROMETEO EDITORIA
    PROMOSERVICE ITALIA SRL – SEGRATE (MI) PUBBLICITA’
    PUBLIESPAÑA (RACCOLTA PUBBLICITARIA TELECINCO) PUBBLICITA’
    PUBLIEUROPE INTERNATIONAL LTD – LONDRA PUBBLICITA’
    PUBLITALIA 80 SPA – MILANO (RACCOLTA PUBBLICITARIA RETI MEDIASET) PUBBLICITA’
    QUADRATUM EDITORIA
    QUINTA COMMUNICATIONS S.A. – NEVILLY SUR SEINE CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    R. T. I. SPA – ROMA (RETI TELEVISIVE ITALIANE: CANALE 5, ITALIA 1, RETE 4) TELEVISIONE
    R. T.I. U.S.A. INC – DELAWARE (USA) TELEVISIONE
    R.T.I. EDITORIA
    R.T.I. MUSIC SRL – MILANO TELEVISIONE
    RADIO E RETI SRL – MILANO TELEVISIONE
    RADIO FIVE SRL – SEGRATE (MI) TELEVISIONE
    RENONCINO SRL – SEGRATE (MI) SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
    RESID. IMMOBILIARI SRL – MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
    RETE 10 SRL – MILANO TELEVISIONE
    RETE 2000 SPA – MILANO PUBBLICITA’
    RETEINVEST HOLDING S. A. – LUSSEMBURGO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    RETEITALIA LTD – LONDRA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    RETEITALIA PRODUCTION SPA – ROMA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    RETEITALIA SPA – MILANO CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    RETEUROPA B. V. – AMSTERDAM CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    RETEUROPA N. V. – ANTILLE OLANDESI CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    RICCARDO RICCIARDI EDITORE S.P.A. EDITORIA
    ROM PK EDITORIA
    S.A.G.E. – SEREGNI AZ. GRAFICA ED EDITORIALE SPA – MILANO EDITORIA
    S.E.L. – SOCIETA’ EDITRICE LOMBARDA SPA – MILANO EDITORIA
    S.E.L. SRL – SESTO SAN GIOVANNI (MI) SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
    S.G.N. – SOCIETA’ GRAFICA NOVARESE SPA – MILANO EDITORIA
    S.I.E.S. – SOCIETA’ ITALIANA EDITRICE STAMPATRICE SPA – MILANO EDITORIA
    S.T.S. – SOCIETA’ TIPOGRAFICA SICILIANA SPA – CATANIA EDITORIA
    SAFIN COMMUNICATIONS SPA – ROMA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    SAIRE SRL – MILANO EDITORIA
    SALE E PEPE EDITORIA
    SAVOY PICTURES ENTERTAINMENT INC – NEW YORK CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    SCANEMORE LTD – MALTA CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    SEGRETISSIMO EDITORIA
    SILBERCO ESPANA S. A. – MADRID CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    SILVIO BERLUSCONI EDITORE SPA – MILANO EDITORIA
    SILVIO BERLUSCONI ENTERTAINMENT LTD – LONDRA TELEVISIONE
    SILVIO BERLUSCONI FINANZIARIA S. A. – LUSSEMBURGO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
    SILVIO BERLUSCONI HOLDING EDITORIALE SPA – MILANO EDITORIA
    SIMAC S. A. IN LIQUIDAZIONE – PARIGI CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    SOCIETA’ EDITRICE IL MULINO S.P.A. EDITORIA
    SOCIETA’ EUROPEA DI EDIZIONI S.P.A. EDITORIA
    SOCIETA’ EUROPEA DI EDIZIONI SPA – MILANO EDITORIA
    SORIT SPA – SOC. ROTOCALCOGRAFIA ITALIANA SPA – MELZO (MI) EDITORIA
    SORRISI E CANZONI TV EDITORIA
    SORRISI GIOCHI EDITORIA
    SORRISI SALUTE EDITORIA
    SPECIALE SCOOTER AUTO OGGI EDITORIA
    SPECIALI AUTO OGGI EDITORIA
    SPERLING & KUPFER EDITORIA
    SPERLING & KUPFER EDITORIA
    SPERLING & KUPFER EDITORI S.P.A. EDITORIA
    SPORT IMAGE INTERNATIONAL LTD – BRITISH VIRGIN ISLANDS CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    STARBENE EDITORIA
    STOP EDITORIA
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    TELE TORINO SPA – TORINO TELEVISIONE
    TELECINCO – SPAGNA TELEVISIONE
    TELEUROPA SPA – NAPOLI TELEVISIONE
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    TOPOCOLOR EDITORIA
    TOPOLINO EDITORIA
    TRAVELLER EDITORIA
    TRICORN S. A. – PARIGI CINEMA, SPETTACOLO, SPORT
    TUTTO EDITORIA
    TV SORRISI E CANZONI EDITORIA
    UNITEL SPA – MILANO SERVIZI DI GRUPPO E DIVERSIFICATE
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    VELENO S.P.A. EDITORIA
    VERA EDITORIA
    VIAGGI E SAPORI EDITORIA
    VIDEOTECNICA SRL – MILANO TELEVISIONE
    VIDEOTIME SPA – MILANO (PRODUZIONE PROGRAMMI TELEVISIVI) TELEVISIONE
    VILLE GIARDINI EDITORIA
    VOGUE BAMBINI EDITORIA
    VOGUE GIOIELLO EDITORIa
    VOGUE ITALIA EDITORIA
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    (buona fortuna)

    adieu

  73. G. P. il 16 aprile 2010 alle 08:43

    Secondo me le cose dette qui sopra da Alcor, lo stile di esse, sono un concentrato dello stile di Nazione Indiana, ossia di ciò che fa di questo blog un concentrato di antipatie.

  74. Guglielmo il 16 aprile 2010 alle 10:22

    @Biondillo
    “capisco lo slancio di Lorenzo,”
    almeno lui lo slancio ce l’ha… tu ti limiti a chiosare qua e là…
    “ma capisco anche la praticità di Andrea.”
    come dice poco sopra Max, stai osservando accuratamente il tuo orticello.
    “Persino Baricco è sostanzialmente uno sconosciuto per il 95% della popolazione italiana”
    e meno male dico io, perchè Baricco è proprio quello che non serve alle Letteratura, scegli un altro esempio, fai uno sforzo dai.

  75. gianni biondillo il 16 aprile 2010 alle 11:23

    Guglielmo con me la storia dell’orticello non attacca. Ho rifiutato di pubblicare con Mondadori 5 anni fa. E loro ogni 6 mesi mi rifanno la proposta. (odio dirla questa cosa. E’ la prima volta che la “rendo pubblica”, ma mi sono rotto i coglioni di chi fa il ricchione col culo degli altri).
    Ognuno risponde di quello che fa, io non giudico i miei colleghi perché comprendo le loro posizioni. E nulla mi vieta domani di cambiare idea, laddove il rapporto personale e di fiducia che ho col mio editore (ché per me tutto si risolve lì) dovesse mutare.

  76. georgia il 16 aprile 2010 alle 11:38

    accusare il mio discorso di disonestà equivale ad accusare me di disonestà,

    Mi sembra un po’ forte come affermazione.
    Qui si discute, si analizza, si critica si accusa solo le parole messe nei commenti, il che non vuol dire coinvolgere tutta la persona che commenta che per la maggior parte NON conosciamo.
    Sarebbe come se giudicare un libro brutto e fallito come letteratura coinvolgesse anche l’estetica e il fallimento dell’autore come persona, ma siamo pazzi o cosa?
    Tu alcor mi hai accusato spesso di insensatezza e altre delizie, ma io non mi sono mai sentita coinvolta come persona, NON ho mai pensato che tu accusassi me, in toto, di insensatezza, quindi ti pregherei di accettare critiche anche dure senza portare nel colonnino la tua permalosità di persona in carne ed ossa. Tu puoi essere l’onestà fatta persona (e credo tu lo sia) questo non toglie che tu possa fare un commento disonesto intellettualmente, o che almeno a qualcuno appaia tale.
    geo

  77. Alcor il 16 aprile 2010 alle 11:47

    G.P.

    non faccio il comico o il bravo presentatore, perciò attirarmi le simpatie del pubblico non è una delle mie priorità

    forse non te ne accorgi, ma quando un commentatore entra per dire quanto un altro commentatore gli sta sulle scatole, fa la stessa cosa che rimprovera a quello censura, proprio come quando un commentatore entra per dire agli altri commentatori, state tutti qui a perdere tempo, o quando un commentatore entra dicendo “NI – e intende i commentatori – fa questo e quell’altro- tu qui sei NI, mio caro/a, nella tua ottica.

    La vera eleganza dei veramente simpatici come te e la vera coerenza di quelli che loro sì … dovrebbe essere custodita nel silenzio perfetto, ma capisco, essendo una commentatrice, che è una dura rinuncia

  78. Alcor il 16 aprile 2010 alle 12:00

    cara @georgia

    non ho mai visto una persona intellettualmente onesta fare discorsi disonesti, li farà magari sbagliati, mal motivati, incomprensibili

    non ti ho accusato spesso di insensatezza, e tanto meno “in toto” l’ho fatto un paio di giorni fa perché avevi scritto un commento incomprensibile, galbiati mi conosce da un pezzo, poteva dirmi che trovava il mio discorso insostenibile, avrei cercato di sostenerlo meglio

    comunque c’è un post qui su NI, che tra un attimo vado a cercare e lo linko, che potrebbe aiutare certa sinistra prevalentemente antiberlusconiana a non comportarsi nei confronti dell’ oggetto della sua ossessione come quel medico che di fronte a un malato che ha la febbre a 40 si incaponisce a fargli passare la febbre senza cercar di capire qual è la malattia che gliela fa venire, gliela può abbassare per due giorni, ma se non capisce di che malattia di tratta, gli tornerà. Berlusconi è la febbre, non la malattia. E persino i metodi proposti qui per fargliela abbassare non servono a niente.

  79. georgia il 16 aprile 2010 alle 12:22

    non ho mai visto una persona intellettualmente onesta fare discorsi disonesti, li farà magari sbagliati, mal motivati, incomprensibili

    che sono appunto discorsi intellettualmente disonesti :-), come una persona assennata (che però non sono io) può fare discorsi (o commenti) insensati, e che perlomeno a qualcuno appaiano tali.
    Mi sembra sia il rischio che tutti, nessuno escluso, corriamo in rete … se giriamo in rete lo dobbiamo mettere in conto senza inalberarci, per eventuali incomprensioni:-), spalmando sulla pagina (sul colonnino) tutta la nostra persona con passato e presente a carico o discarico.

    L’ossessione a volte è patologica, a volte è solo l’espressione di qualcuno che magari si trova in una posizione spaziale diversa e vede un po’ più avanti … chissà.
    Io non amo l’assennatezza perchè di solito è sinonimo di conformismo, il che magari non guasta, ma a me non piace, per lo meno non sempre.

  80. Alcor il 16 aprile 2010 alle 12:40

    no @georgia, tu mi tiri per i capelli, ma mi trattengo e mi limito a copiarti la definizione del Devoto Oli:

    disonesto: privo della rettitudine necessaria nei rapporti sociali, fondati sulla reciproca fiducia

    perciò intellettualmente disonesto vuol dire che è intellettualmente privo di rettitudine, non che è una persona retta che sbaglia, una persona retta che motiva male, una persona onesta che non si fa capire

    comunque in rete non mi inalbero mai, al massimo mi irrito, l’antipatia che alcuni provano per me dipende dal fatto che le mie reazioni sono fredde, un passionale che insulta viene sempre perdonato
    qualche decennio fa avrei potuto accoltellare il mio coniuge e contare sul perdono, adesso purtroppo no, il paese si sta raffreddando, considerami un’avanguardia

  81. georgia il 16 aprile 2010 alle 13:08

    si, ma noi parlavamo di commenti in un blog … ai tempi di devoto i blog non c’erano ;-). Un commento NON è propriamente rappresentativo di una persona (un post invece forse lo è) altrimenti forse saresti davvero antipatica, cosa che non credo assolutamente tu sia.

    paese si sta raffreddando

    trovi? vuoi dire che dopo il postmodernismo ci daranno un virtuale neoilluminismo? a me non sembra proprio. Il paese si sta incanagliendo, questo sì, ma certo non raffreddando.
    Alcor, un tempo davvero avevi reazioni temperate … ma mi sembra che, col tempo, la rete non abbia fatto bene neppure a te ;-)

  82. Alcor il 16 aprile 2010 alle 13:20

    ultimo OT

    “Alcor, un tempo davvero avevi reazioni temperate”

    errore!

    se tu potessi leggermi nel pensiero ti renderesti conto che le mie reazioni sono più che temperate, sono praticamente annegate nel valium, paragonate alla loro matrice

  83. maria il 16 aprile 2010 alle 14:34

    Inutile sottolineare che la sinistra non e’ affatto antagonista al Cavaliere Botulinato, neanche nelle sue proposte editoriali. Ama

    maria
    per adesso penso sia molto difficile sapere realmente a che punto sia la sinistra, solo dopo la scomparsa, politica s’intende, di berlusconi potremo davvero conoscerne la qualità rimasta dopo il terremoto iniziato nel secolo scorso.

    Non resta che aspettare e intanto cercare di essere ,per quanto si può , fedeli se non altro all’idea di sinistra che una volta significava in primo luogo giustizia sociale, idea che intacca i rapporti materiali concreti e non soltanto le opinioni.

    Concetto però del tutto tramontato, vediamo se prima o poi rinasce . Io sono pessimista e penso di no, perlomeno nel breve periodo.
    maria

  84. lorenzo galbiati il 16 aprile 2010 alle 15:06

    Alcor,
    le tue reazioni sono a mio parere piuttosto offensive, così come le tue argomentazioni sono piuttosto disoneste.
    Se non ti piace la parola cambiala in una che ritieni più adeguata.
    Da parte mia considero disonesto chiedere a me di non lavorare più per lo stato, rischiando di restare disoccupato; e ancora più disonesto chiedere a a me – e, va da sè a ogni cittadino che si oppone a Berlusconi – di espatriare perchè io chiedo a chi pubblica per Mondadori e si espone pubblicamente contro il pericolo per la democrazia che rappresenta il suo impero mediatico-economico perché, per coerenza, non pubblica per un altro editore, se ne ha la possibilità.

    Credo anche che sia disonesto voler far passare i miei ragionamenti come puramenti accademici, astratti, cercando di portare il discorso – disonestamente, appunto – su un registro paradossale. Lo credo perchè io chiedo una cosa che non ha niente di astratto, perché non c’è nulla di astratto, impossibile nel cambiare editore per un autore affermato.

    Potrai dire che è altamente improbabile che molti autori lo vogliano fare, ma non puoi dire che sto parlando di cose astratte. E non vedo perché si debba evitare di fare domande, porre questioni. Per spostarci sulla politica, per es. credo sia altamente improbabile che il centrosinistra si decida a porre come nodo del suo programma quello che un conservatore come Sartori chiede da molti anni, ossia l’incompatibilità tra la proprietà di canali tv nazionali e la candidatura in politica, ma ciò non toglie che Sartori chiede una cosa concreta, del tutto fattibile (come dimostrano altri stati), non astratta né tanto meno paradossale.

  85. un temperino devòto il 16 aprile 2010 alle 15:28

    se la metà dei potenziali lettori (o acquirenti) di fois (o chi per lui) inizia a non leggere (o acquistare) i romanzi di fois (o chi per lui) perché pubblicati dalla casa editrice einaudi di proprietà del sibilante golpista, fois cambia idea.

    schei

  86. paperinoramone il 16 aprile 2010 alle 15:50

    @ Lorenzo Galbiati

    secondo me, i tuoi ragionamenti parlano di atti concreti ( il non pubblicare per ) ma partono da una pretesa fondata, questa si, su di un’astrazione: la coerenza.

  87. lorenzo galbiati il 16 aprile 2010 alle 16:08

    Gianni,
    il mio non è uno slancio. Cerco di esprimere quel che vedo, e la mia analisi sostanzialmente è che Berlusconi (politico e imprenditore) conviene, non è facile non lavorare per lui o non dargli la nostra offerta, figuriamoci opporglisi. Secondo me, noi cittadini di sinistra siamo bravi a stigmatizzare i comportamenti dei politici che non sanno come opporglisi (o non vogliono?) ma non ci rendiamo conto che il discorso vale in ugual modo per giornalisti, intellettuali, scrittori e altre categorie – fermo restando il fatto che i politici hanno un maggior grado di responsabilità nel non opporsi al regime berlusconiano.

  88. AMA il 16 aprile 2010 alle 21:53

    @ Lorenzo Galbiati

    Certi scrittori hanno un fottuto bisogno di essere pubblicati da Einaudi o da Mondadori, per ragioni molteplici, lo vuoi capire si’ o no? La coerenza va a farsi fottere allora!
    Inoltre quasi tutte le case editrici medie aspirano ad essere come la Einaudi o la Mondadori di oggi, di proprieta’ della famiglia Berlusconi. La linea editoriale guida quella e’. Un ammasso indistinto di merce che non supera le migliaia di copie. Alle persone con poco tempo da perdere non resta che leggere il caso editoriale, se crede, quando c’e’.

  89. AMA il 16 aprile 2010 alle 22:08

    @ maria

    Il precariato esistenziale della mia generazione e’ opera della sinistra al governo. Oscena. Su tutto. Gli opposti schieramenti hanno una visione assai simile del paese. La sola forse percorribile. Bossi fa la differenza. Berlusconi da solo non vale un cazzo.

  90. AMA il 16 aprile 2010 alle 22:12

    Sia chiaro, trovo Bossi un essere immondo. Su Berlusconi invece la penso esattamente come Brigitte Bardot…

    Buona continuazione.

  91. georgia il 17 aprile 2010 alle 10:26

    L.O.R.E.N.Z.O ….. Hai letto Saviano? ;-)
    Non so se Mondadori è ancora adatta a me

  92. AMA il 17 aprile 2010 alle 11:49

    Roberto Saviano scrive:
    La cosa che farò sarà incontrare le persone nella casa editrice che in questi anni hanno lavorato con me, donne e uomini che hanno creduto nelle mie parole e sono riuscite a far arrivare le mie storie al grande pubblico. Persone che hanno spesso dovuto difendersi dall’accusa di essere editor, uffici stampa, dirigenti, “comprati”. E che invece fino ad ora hanno svolto un grande lavoro. E’ da loro che voglio risposte.

    Credo che Roberto abbia una paura fottuta di lasciare la sua squadra di lavoro. Perche’ non dovrebbe! Bene ha fatto a rispondere con una lettera alle accuse di Berlusconi. Fra l’altro lo stesso Saviano piu’ volte ha denunciato il fascino cinematografico e letterario della mafia, per andare oltre la sua patina di brillantina. O no?

  93. lorenzo galbiati il 17 aprile 2010 alle 12:17

    Perché, Geo, prima era adatta a lui? ;-)

    Il fatto delirante è Berlusconi che reclama per il fatto che bestseller come Gomorra danno un’immagine negativa dell’Italia. E chi cazzo li pubblica questi libri???

    Sono in pausa breve, mi leggerò Saviano, chissà se l’ha capita davvero o se sta facendo una finta.

  94. lorenzo galbiati il 17 aprile 2010 alle 12:22

    E’ una finta.
    Non ho tempo e rileggerò ma vedo che si rivolge direttamente a Berlusconi e parla solo di non voler esser zittito. Evita accuratamente di parlare delle relazioni tra Berlusconi e Dell’Utri e la mafia. E dice che vuol sapere che ne pensano gli editor suoi accusati di esser comprati. Mi sembra una domanda retorica, volta solo a distinguere la proprietà da chi ci lavora.
    Niente di nuovo, il solito Saviano che si fa cooptare da Berlusconi (rispondere con lettera indirizzata chiedendo conferma è come dar le dimissioni per essere riconfermato).
    Rileggerò ma mi sembra così.

  95. ross il 25 aprile 2010 alle 01:35

    ahimè Fois, il solito arrogante! Chi è che decide chi ha titoli per parlare di letteratura? Lei? Lei vive in-felicemente arroccato dietro la sua superbia, lei coltiva il suo orticello e fartenica insultanto i suoi vicini in punta di penna! Si è mai chiesto cosa è realmente la responsabilità dell’autore? La verità è che lei non accetta di assumersene alcuna. E fa danni. Ecco perché il nostro paese è martoriato. Per nostra somma fortuna alcuni scrittori, come lei, celati dal sottobosco sono destinati all’oblio e di certo non se ne sentirà la mancanza!

    • jan reister il 25 aprile 2010 alle 08:50

      @ross, che razza di argomentazioni raffazzonate e personali, tra un po’ verrà qui ad accusare Fois anche del cambiamento climatico – mi faccia il piacere!

  96. Marcello Fois il 1 maggio 2010 alle 10:57

    @ ross
    Chiunque egli sia: se occorresse una prova provata di quanto poco selettivo sia il WEB, basta pensare alla sua stessa presenza qua dentro. Celato nel suo vigliacchetto pseudonimo spara dal muretto a secco insinuando di conoscermi. Va bene è un segno di vitalità:vuol dire che lascio più tracce di quanto lei voglia ammettere. In ogni caso ognuno, in questo territorio, ha il suo stalker, a me è toccato lei, pensavo di meritare di meglio…
    firmato, Marcello Fois

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