Tiger, tiger, burning bright

19 aprile 2010
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di Chiara Valerio

(…)per il singolo lutto, per la persona a cui è stato ucciso un figlio, un padre, un amore, un amico, ognuno di questi ritorni è un colpo al cuore, un insuperabile sconcerto, la necessità di torcere la cornea perché non metta a fuoco; di quel tanto che lo scarto nei contorni e nei lineamenti lasci irriconoscibile nel corpo violato quello che ci somiglia. Accanto alla tigre (Fandango, 2010) di Lorenzo Pavolini racconta la storia di Alessandro Pavolini, intellettuale di feroce e definitivo credo fascista, ministro della cultura, scrittore, giornalista, innamorato di una donna e di un colore, appeso a testa in giù, come ogni apostolo che si rispetti, a Dongo il 28 aprile 1945. Accanto alla tigre di Lorenzo Pavolini racconta altrettanto la storia di Lorenzo Pavolini, intellettuale, scrittore, che, prima di qualsiasi definizione del sé, in un giorno qualsiasi di scuola, legge il proprio cognome sotto il corpo di un che pencola da una forca sotto la quale si intravede una folla urlante.

Accanto ad Alessandro Pavolini, sulla forca, stanno Mussolini e la Petacci. Accanto alla tigre c’è Lorenzo Pavolini. Prima che succedano le cose minacciano di succedere, no? Per questo Accanto alla tigre è un libro scazonte, frammentario, spurio e pieno di esitazioni e tentennamenti. È una scrittura coinvolgente che lascia pieni di spaesamento, è contemporanea, irregolare e procede attraverso il montaggio successivo a un salto della fede, a un permesso accordato dall’autore a se stesso, che sposta sempre un attimo più avanti la fiducia nelle parole. Di salvare e pure di condannare. Di stare lontani e pure di riappropriarsi di quello che è nostro. Di ricordare e di essere perifrastica. Con la biografia di Alessandro Pavolini invece non pare esservi dubbio che sia la storia fuori di casa a bruciare, nel tentativo di travasare l’esistenza individuale in un pubblico dominio, eroicamente sì, con ostentata fede nel finale eroico almeno. Come se certi movimenti delle braccia e certe parole fossero la vita. Accanto alla tigre è un romanzo che potrebbe gridare La storia ci uccide, e che invece, riga per riga, racconta come la storia non uccida, ma avvolga, e che, riga per riga, smonta narrativamente l’apologo del ragazzo spartano che si nasconde il lupo sotto il mantello e che si lascia divorare senza lamentarsi. È più coraggioso, io penso, strapparsi il lupo dal corpo /e lottare con lui all’aperto,/ magari per strada,/ tra polvere e ululi di dolore./ La lingua è magari un membro indisciplinato –/ ma il silenzio avvelena l’anima./Mi biasimi chi vuole – io son contento.// (E. L. Masters, Dorcas Gustine, Antologia di Spoon River). Accanto alla tigre in questo senso è un romanzo all’aperto, deve esserlo nella misura in cui la storia di Alessandro Pavolini è un pezzo di storia d’Italia. Di Nera, nerissima storia patria. Sono della classe 1903. Il fascismo è stato a tutt’oggi, il fatto più importante della mia vita. Accanto alla tigre ha dunque il fascino ascetico degli appunti e la poderosa organicità della memoria che spunta a ogni angolo di strada. Nello stupore per un cognome negli occhi di uno sconosciuto al quale l’autore si presenta, nelle scritte enormi e contemporaneamente marginali sui muri di Roma, nella vita di oggi e di sempre che ha un altro colore, in nonna Teresa che ai giardini della filarmonica conversa a voce bassa con le signore Matteschi, Romualdi, Mezzasoma, Almirante. Con i frammenti, la paratassi della lingua e la compattezza sempre bambina, sempre entusiasta del ricordo Accanto alla tigre è un libro che fa compagnia. Ora qui si accavallano le coincidenze di cui non so ricostruire la sequenza ordinata.

L. Pavolini, Accanto alla tigre, Galleria Fandango (2010), pp. 243, 16.50 euro.

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7 Responses to Tiger, tiger, burning bright

  1. maurizio il 19 aprile 2010 alle 17:12

    Allego la presentazione dell’editore almeno si capisce di cosa si sta parlando: Lorenzo è uno scrittore alle prese con teatro, riviste, radio e crede di possedere una visione politica consolidata. Vive a Roma nel quartiere Esquilino. Lì si mescolano due idee molto diverse dell’Italia contemporanea: quella multietnica, del mercato di piazza Vittorio e dei negozi cinesi e quella nazionalista rappresentata da un centro sociale di estrema destra. In quel pezzo di Italia c’è un altro dissidio, quello che Lorenzo coltiva sin dall’adolescenza dentro di sé, un dissidio che affonda le radici nel suo cognome. Lo stesso del nonno Alessandro, raffinato intellettuale ma soprattutto fascista implacabile, fondatore delle Brigate nere e anima della Repubblica di Salò. Lorenzo scopre chi era suo nonno a scuola, quando vede su una pagina del libro di storia una foto, quella immagine di piazzale Loreto, in cui Benito Mussolini, Claretta Petacci e gli altri gerarchi sono appesi a testa in giù. Tra loro un uomo a torso nudo pende sotto una pensilina su cui è scritto in stampatello: Pavolini. Tanti anni dopo l’autore prova a capire chi sia stato veramente suo nonno, cosa lo abbia spinto a cavalcare con tanta ostinazione la sua tigre. Ricostruisce così una storia fatta di reticenze, conflitti e timori riguardo il rapporto tra lui, la sua famiglia e l’eredità di quel cognome. Un romanzo di memorie e passione che attraversa l’Italia di questi anni dove ancora la notte giovani mani scrivono sui muri la scritta “Pavolini eroe” e le sue frasi celebri sono slogan di nuovi estremismi.

  2. maurizio il 19 aprile 2010 alle 17:15

    Titolo Accanto alla tigre
    Autore Pavolini Lorenzo
    Prezzo € 16,50
    2010, 243 p., brossura
    Editore Fandango Libri (collana Galleria Fandango)

  3. viola il 19 aprile 2010 alle 20:40

    grazie Maurizio, ma si capiva ugualmente nella coincidenza “onomastica” il tema del libro e, soprattutto, l’attrazione che questa scrittura ha esercitato su Chiara..-)

  4. chi il 19 aprile 2010 alle 22:48

    menomale che c’è maurizio.

  5. nadia agustoni il 20 aprile 2010 alle 03:30

    Grazie Chiara, recensione intensa.

  6. maurizio il 20 aprile 2010 alle 20:32

    Hai ragione Viola, in effetti avevo capito persino io.

  7. josip il 7 giugno 2010 alle 16:06

    Che occasione persa! L’Italia che non sa mai fare i conti con se stessa.



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