Roberto Saviano. Contraddizioni o libertà.

21 aprile 2010
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Proponiamo alla riflessione e alla discussione dei lettori di NI il seguente testo di Wu Ming tratto da Wumingfoundation/Giap

Ricapitoliamo: Berlusconi attacca Gomorra. Lo aveva già fatto, ma stavolta é più esplicito.
Saviano giustamente fa notare che Berlusconié proprietario della casa editrice che pubblica il libro, e chiama in causa quest’ultima: “Si esprimano i dirigenti, i direttori, i capi-collana”.
Si esprime invece Marina Berlusconi, più in veste di figlia che di editrice.
Saviano commenta la lettera di Marina senza abbozzare, senza toni concilianti, anzi, chiamando in causa la Mondadori con maggiore perentorietà. Il messaggio é: “Voglio sentire chi in casa editrice ci sta per davvero, voglio sentire chi la Mondadori la manda avanti”.

La contraddizione si acuisce. Da autore Mondadori e autore di Gomorra, Saviano occupa una postazione strategica, e più di altri può chiamare al pettine certi nodi, nodi che riguardano anche noi.
Far venire i nodi al pettine é tanto un dovere civico e politico, quanto un compito specifico dello scrittore.

Pubblicando con Mondadori, Saviano ha generato conflitto. Conflitto non effimero, ma che opera in profondità. Comunque vada, é più di quanto abbia fatto l’opposizione.
Se Saviano fosse rimasto in una nicchia di ugual-pensanti, nel ghetto dei presunti “buoni”, non avrebbe acuito nessuna contraddizione, né generato alcun conflitto.

Stare simultaneamente “dentro” e “contro”, diceva l’operaismo degli anni Sessanta. “Dentro e contro” era la posizione, era dove piazzare il detonatore.

Sia chiaro: l’alternativa non é mai stata “fuori e contro”. L’alternativa é sempre stata “dentro senza rompere i coglioni”, oppure “dentro senza assumersene la responsabilità”. Dentro fingendo di star fuori, insomma. Come tanti, come troppi.
Un “fuori dal sistema” non esiste. Il sistema é il capitalismo, ed é ovunque, nel micro e nel macro, nei rapporti sociali e nelle coscienze, nelle giungle e in cima all’Everest. Noi abbiamo sempre detto – e ancora diciamo – che tutti quelli che combattono “il sistema” lo fanno dall’interno, dato che l’esterno non c’è. Il potere non é fuori da noi, é un reticolo di relazioni che ci avvolge, un processo a cui prendiamo parte, ma ovunque vi sia un rapporto di potere, là é anche possibile una resistenza.

Sei anni fa WM1 spiegò, per l’ennesima volta, la nostra posizione sul “pubblicare con Einaudi”. Lo fece per filo e per segno su Carmilla. Lo fece perché é sempre stato nostro costume – e ancora lo é – rendere conto pubblicamente delle nostre scelte, soprattutto se ci viene richiesto dai lettori.
Tra le altre cose WM1 scriveva:

Negli ultimi anni, le polemiche “boicottomaniache” hanno rischiato di fare il gioco degli yes men, dei leccaculo: chi chiede agli autori di sinistra di “andarsene da Mondadori” non capisce che così facendo il loro posto nella casa editrice e nell’immaginario collettivo (una posizione a dir poco strategica) sarebbe preso da autori e manager di destra (i quali non vedono l’ora), con piena libertà di spargere la loro merda incontrastati.

Queste frasi risalgono a due anni prima dell’uscita di Gomorra. Sono cose che, in seguito, lo stesso Saviano ha dichiarato in più occasioni, e diversi altri autori hanno ribadito, anche di recente.
Da anni difendiamo questa postazione avanzata e scomodissima, esposti sia agli attacchi della destra sia a continue raffiche di “fuoco amico”.

La nostra posizione sul pubblicare con Einaudi é  identica dal principio, é la stessa dichiarata in quel vecchio testo e ancora prima. Non siamo noi il corpo estraneo alla tradizione e al catalogo Einaudi, come non siamo noi ad avere corrotto Tizio o Caio, ergo non siamo noi che dobbiamo levare le tende.

Mettiamola così: se qualcuno vuole trafugarmi o usurpare qualcosa, io non rinuncio fin da subito, non gli lascio tutto in mano e tanti saluti. Io cerco di lottare, di resistere. Se poi il rapporto di forza é schiacciante, prenderò un fracco di botte, ma almeno avrò tentato. E’ meglio prenderle dimenandosi che prenderle stando fermi.

In quelle note del 2004, WM1 descriveva un berlusconismo in forte crisi. I sintomi c’erano tutti, ma quell’analisi – sei anni dopo possiamo dirlo – li sopravvalutava. Eppure…
Eppure sei anni fa la partita non era persa. Il berlusconismo arrancava, non sfondava, il logoramento era evidente. Non tutti i pozzi erano avvelenati. L’elenco di passi falsi, sconfitte e defaillances non ce l’eravamo sognato noi, erano tutte cose appena accadute. L’anno prima tre milioni di persone avevano marciato a Roma contro la guerra in Iraq. Due anni dopo, la “devolution” (la più grande scommessa del berlusco-leghismo, un’impresa storica di de-costituzionalizzazione del Paese) sarebbe stata bloccata dal voto referendario. Non sono falsi ricordi. C’era ancora un blocco sociale, una “forza storica” che si opponeva e impediva al berlusconismo di sfondare.
Quella forza storica, però, da sola non bastava. Ed é stata boicottata, sabotata, massacrata prima dalla “opposizione” che dal governo. E inoltre ha commesso degli errori, continuando ad affidarsi a certi rappresentanti.

Quel che é successo dopo lo sappiamo. Oggi tutto é più difficile, ma per noi la sfida, la sfida politica, é ancora “resistere un minuto più del padrone”. L’Einaudi é un campo di battaglia importante, e finché avremo munizioni e fiato continueremo a combatterci sopra. Ce ne andremo solo se e quando, presto o tardi, le condizioni si faranno intollerabili.

E’ la strategia sbagliata? Tutto può essere. Ma é quella che abbiamo scelto e di cui rendiamo conto da sempre. Noi possiamo fare errori, scazzare previsioni, fare passi falsi, ma agiamo sempre con coscienza, prendendoci le nostre responsabilità, sottoponendoci al pubblico scrutinio, facendo autocritica.

Dopodiché, le scelte di ciascuno verranno giudicate sul lungo periodo, commisurate ai risultati ottenuti sul campo, alla traccia lasciata, al contributo dato alla sopravvivenza di un barlume di senso nella propria e altrui vita.

****

Qualche parola su Saviano.
Al di là di alcune mosse e prese di posizione stridenti e da noi non condivise, abbiamo sempre difeso e continueremo a difendere Saviano dagli attacchi stupidi o interessati. Savianoé un collega, un amico, un compagno di strada. Per questo gli abbiamo sempre detto le cose fuori dai denti, e abbiamo segnalato quali rischi gli facesse correre la sua trasformazione in comodo simbolo, vessillo rassicurante e buono per tutti i frangenti, abito d’indignazione pr’t-à-porter. Tra le altre cose, nel 2009 scrivemmo:

…”Saviano é tutti noi”. Vada avanti lui ché ci rappresenta così bene. Soffra lui per conto nostro,é il destino che sié scelto. Bel ragazzo, tra l’altro. Savianoé l’uomo più strumentalizzato d’Italia […] La voce di Saviano é rimasta invischiata tra scelte fatte più in alto, politiche d’immagine e “stato delle cose” realpolitiko: Saviano con Shimon Peres con Donnie Brasco con Salman Rushdie con Veltroni, Saviano alla scuola di formazione del PD nel Mezzogiorno e così via.
Dev’essere ben chiaro che Saviano non può comportarsi in altra maniera: ha davvero bisogno di questa ossessionante presenza pubblica, di questo over-statement di solidarietà anche pelosa, perché gli garantisce incolumità. Il paradossoé che, dietro il cordone sanitario, lo scrittore svanisce e resta solo il testimonial […] Saviano dovrà lottare con le unghie e con i denti per ri-conquistarsi come scrittore.

Da qualche settimana, sui giornali e in rete, circola una pubblicità, un’immagine che abbiamo fin da subito trovato molto vera e perciò raggelante, perfetta rappresentazione del dispositivo che ri-produce Saviano come soggetto non libero.

Dal 2006, per continuare a vivere, Saviano ha dovuto agire perché non calasse l’attenzione: gli é toccato  essere sempre visibile, essere una presenza costante nella sfera pubblica. In ogni momento, il forte rischio era che questo sovra-apparire lo inflazionasse, gli facesse perdere potenza.

Di fronte a un calo di potenza, la tentazione é di rispondere “aumentando la dose”, per ottenere un effetto in un’opinione pubblica sempre più assuefatta e “tollerante”. Solo che, aumentando la dose, il problema si ripropone a un livello più alto e quindi più impegnativo, meno gestibile.
Questo é il dilemma, e Saviano ne é sempre stato conscio: non é un caso che abbia spesso tentato di scartare, che sia sempre tornato a insistere sulla “scrittura”, sullo scrittore. Era il suo modo di fare resistenza, di non far chiudere il dispositivo, di non farsi legare definitivamente.

Bene, può darsi che Saviano abbia trovato lo spiraglio. Può darsi che l’acuirsi della contraddizione-Mondadori gli stia fornendo un inedito spazio di espressione non pre-ordinata. Forse il dispositivoé entrato in una crisi almeno passeggera, perché sotto i nostri occhi Saviano “Ë diventato quel che é”. Mai come ora, mai in modo tanto eclatante, Saviano é stato quello che vediamo nella risposta a Marina Berlusconi: un uomo libero. Anche nella reclusione che sconta, un uomo libero. Comunque vada a finire con Mondadori, comunque vada a finire in generale, in questo momento Saviano é  libero.

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131 Responses to Roberto Saviano. Contraddizioni o libertà.

  1. laserta il 21 aprile 2010 alle 10:26

    Il caso Saviano-Mondadori è una cosa a parte. Saviano, da sempre, ha deciso che la diffusione di Gomorra doveva essere la più ampia possibile e la più svincolata possibile da collocazioni di parte. E’ stata una sua scelta, discutibile come tutte le scelte, ma che è stata mantenuta finora con coerenza.
    Tutto un altro discorso è invece quello che riguarda gli autori “di sinistra” (perdonate la semplificazione) che pubblicano per case editrici di proprietà berlusconiana. La posizione di alcuni di loro, come Wu Ming e Lagioia, è semplicemente ridicola:
    1) Contestano la politica e la cultura berlusconiane ma pubblicano presso le sue case editrici;
    2) Come giustificazione, adducono il fatto che la loro presenza è garanzia di libertà e ricchezza per il catalogo delle suddette case editrici. Se non ci fossero loro dentro, sarebbe peggio. Si tratta di un periodo ipotetico dell’irrealtà. Che sfiora l’assurdo.
    3) Non valutano la possibilità di scrivere romanzi contro il potere presso altri editori non berlusconiani. Mi chiedo se, per esempio, Feltrinelli non potrebbe offrire un’ottima piattaforma di lotta culturale. Per fare solo un esempio.
    4) Quindi, siamo anti berlusconiani ma non siamo contro i soldi ricevuti dalle case editrici di Berlusconi. Mi sembra una contraddizione palese: da qui il senso di ridicolo che gronda da questi assurdi manifesti auto-assolutori.
    Mi piacerebbe che questi personaggi, questi cosiddetti scrittori contro, facessero un’operazione di svelamento sull’esempio di Pasolini. E dicessero ai lettori: pubblichiamo da Einaudi perché pagano bene e perché siamo distribuiti in tutta Italia, nelle grandi catene e nelle piccole librerie. Forse così la contraddizione, e la falsa coscienza, sarebbero assorbite. E anche la vostra dignità ne guadagnerebbe

  2. nubar il 21 aprile 2010 alle 10:46

    “Stare simultaneamente “dentro” e “contro”, diceva l’operaismo degli anni Sessanta. “Dentro e contro” era la posizione, era dove piazzare il detonatore.”

    però per l’operaismo stare “dentro” significava fare l’operaio, non pubblicare per la più grande casa editrice italiana. non credo che il paragone sia ben posto.

    nubar ach.

  3. Evelina Santangelo il 21 aprile 2010 alle 11:14

    «Da qualche settimana, sui giornali e in rete, circola una pubblicità, un’immagine che abbiamo fin da subito trovato molto vera e perciò raggelante, perfetta rappresentazione del dispositivo che ri-produce Saviano come soggetto non libero».

    Sì. Anche io ho provato sconcerto dinanzi a quella pubblicità che, esaltando e «disseminando», apparentemente, l’immagine (la «maschera») di Saviano, ne cancella totalmente l’identità e, con essa, anche quella di tutti coloro che dovrebbero mettersi in gioco «insieme» a Saviano in una dialettica di identità, non scomparire nelle immagini che, di Saviano, moltiplicano la «maschera simbolica».
    Roberto Saviano oggi, con quella sua risposta netta e chiara, ha ribadito la propria singolarità come scrittore e uomo libero, e, in quanto tale, indipendente da qualsiasi proprietà. I pensieri, le idee, gli immaginari di uomini e donne libere non sono proprietà di nessuno, al limite patrimonio di tutti. E ribadirlo, dover ribadire un concetto così «evidente» mi preoccupa molto.
    Ora, mi sbaglierò, ma ho come l’impressione che sono in molti (non tantissimi, ma molti) a mostrare crescente insofferenza dinanzi all’idea che si possa essere anche solo percepiti come: uno, nessuno, centomila icone tutte uguali, e innocue nella loro esistenza bidimensionale e indistinta. Non parlo solo degli scrittori, parlo di tutti coloro che, in ogni ambito professionale, in ogni contesto esistenziale, non hanno alcuna voglia di rinunciare a interrogarsi su stessi e il proprio ruolo nel contesto, nelle circostanze e nei tempi in cui tutti viviamo, e compiere delle scelte che siano «le proprie scelte». Poco importa, a mio avviso, se le scelte saranno capite e condivise. Il fatto è che, oggi, quel che più si tende a negare è il valore (quasi un «valore civile», direi) della singolarità, della diversità esistenziale, intellettuale, umana. Il fatto è che oggi si tende a considerare un valore: l’«adeguarsi» alle visioni altrui, quasi sempre quelle che vanno di più nel mercato delle idee e degli immaginari e del potere. Per questo, personalmente, io dico: non sono Saviano, ma sosterrò Roberto Saviano in una battaglia che non è una battaglia «privata» e «personale», è una battaglia che riguarda tutti e, proprio perché riguarda tutti e proprio perché ne condivido fino in fondo il senso e il valore, la sosterrò, a mio modo e in base alla mia visione, ai miei valori, alla mia storia.

  4. Evelina Santangelo il 21 aprile 2010 alle 12:02

    Personalmente, vorrei ci fossero tanti scrittori dalle «posizioni ridicole» come Wu Ming e Lagioia, che si esprimessero con la loro indipendenza e intelligenza sulla contemporaneità, e questo indipendentemente dal fatto che, personalmente, condivida sempre e in tutto e per tutto le visioni di ognuno di loro (oltretutto, molto diverse, quelle di Lagioia e dei Wu Ming, intendo).

  5. Massimo il 21 aprile 2010 alle 13:17

    Un articolato, robusto, puntuale, filosofico, foucaultiano modo per raccontarsela.

  6. NeGa il 21 aprile 2010 alle 14:07

    Rilevo solo alcune contraddizioni logiche:

    • se il riferimento è l’operaismo degli anni 70, allora l’esito può essere uno solo: la sconfitta dell’entrismo e il trionfo della bestia (ma anche la storia del trotzkismo potrebbe insegnare sul “dentro e contro” molte cose).

    • è improprio mettere in gioco l’impossibilità di stare “fuori e contro” la società (curiosità: ma chi l’ha mai detto?) e lo stare “fuori e contro” una casa editrice. Il “sistema” non è l’Einaudi (mentre invece si può dire che l’Einaudi alimenta il sistema).

    • questa frase:

    “Non siamo noi il corpo estraneo alla tradizione e al catalogo Einaudi, come non siamo noi ad avere corrotto Tizio o Caio, ergo non siamo noi che dobbiamo levare le tende. Mettiamola così: se qualcuno vuole trafugarmi o usurpare qualcosa, io non rinuncio fin da subito, non gli lascio tutto in mano e tanti saluti. Io cerco di lottare, di resistere”,

    inverte completamente la realtà. Dove si è mai visto un proprietario che trafuga o usurpa in casa propria? La casa editrice Einaudi ha un proprietario. E non coincide con l’insieme degli autori che vi hanno pubblicato. Qui sfugge una considerazione semplice-semplice, da manualetto di materialismo volgare: le scelte di una casa editrice sono fatte PRIVATAMENTE, non collettivamente. E le scelte determinano certe direzioni a scapito di altre; una casa editrice, insomma, partecipa alla produzione generale di cultura. Chi decide la linea editoriale? Gli autori o la proprietà? Wu Ming o Saviano hanno partecipato alla decisione di non pubblicare Saramago? Il “corpo estraneo” non è Berlusconi.

    Poi, però, rilevando le contraddizioni, non posso che ricordare che le contraddizioni sono processi salvifici; tutto sta nell’agire proficuamente la negazione. Ognuno si sceglie il “campo di battaglia” che gli è più consono. Se gli autori decidono di “stare dentro”, non ha senso che io mi metta a fare le pulci per questa scelta. Ne misuro, al limite, l’efficacia pratica. E qui ribadisco il concetto: l’entrismo (il “dentro e contro”) è stato sconfitto dalla storia. A onor del vero, va anche detto che la storia si è presa gioco anche del suo contrario. Quindi, alla fine della fiera, è la negazione a sentirsi molto male. Forse è per questo che mi sento male anch’io …

    NeGa

  7. laserta il 21 aprile 2010 alle 14:57

    @Evelina
    Una precisazione doverosa: nel mio intervento, lo ammetto piuttosto acceso, non volevo mettere in discussione l’opera di Lagioia o di WuMing, ma intendevo rilevare quella che, a mio modestissimo modo di vedere, sembra una contraddizione gigantesca. E che questi discorsi filosofici sullo stare dentro o fuori siano un maldestro tentativo di difendersi. Tra l’altro, nessuno li ha chiamati in causa, nella vicenda Saviano. Si tratta, se non sbaglio, di excusatio non petita: dunque di un’autodifesa che puzza un po’ di bruciato…
    Nessuno dice che Einaudi e Mondadori debbano essere boicottate. Il problema viene fuori nel momento in cui questi scrittori si ergono a intellettuali critici del berlusconismo. E’ una scelta di campo legittima, ma che ritengo debba essere portata avanti con coerenza. Un po’ come fece Giorgio Bocca a suo tempo. Questi sedicenti autori contro, invece, omettono una parte importante: ovvero che pubblicare per il primo gruppo editoriale del Paese consente una visibilità e una diffusione che nessuno può mettere in discussione. Quindi, che siano liberi di vendere bene i loro libri, ma che almeno non ci facciano ogni volta la morale su quanto sia brutto e cattivo il loro editore.
    In Italia, per fortuna, non esiste soltanto il gruppo Mondadori. Si può essere anti berlusconiani e partecipare al catalogo di feltrinelli, adelphi, garzanti, guanda, minimum fax, etc.
    Fare gli anti berlusconiani in casa di Berlusconi mi pare un atteggiamento molto radical-chic. Non è elegante e nemmeno rispettoso delle loro intelligenze. Non trova?

  8. AMA il 21 aprile 2010 alle 15:43

    Ci vorrebbe maggiore dignita’. Senza infiorettamenti. Buona continuazione.

  9. Grünewald il 21 aprile 2010 alle 16:28

    Come mai scrivono é invece di è?

  10. Crusca il 21 aprile 2010 alle 16:35

    “é” invece di “è” un “infiorettamento” di NI, perché su Giap gli accenti sono a posto.

  11. Crusca il 21 aprile 2010 alle 16:37

    “se il riferimento è l’operaismo degli anni 70”

    non sembra. Riportano solo, e come metafora, una frase dell’operaismo ANNI ’60, e dicono che “era” (imperfetto indicativo) dove piazzare il detonatore.

  12. robugliani il 21 aprile 2010 alle 16:41

    Mi pare che Wu Ming scopra l’acqua calda (se non tiepida) quando dice che per lottare contro il sistema bisogna stare dentro e che un fuori del sistema non esiste. Questo lo sa chiunque sia nato per casualità geografica in un qualsiasi pase europeo o negli states. Mentre quando dice che i Wu Ming stanno dentro Einaudi perché se ne uscissero autori di destra prenderebbero il loro posto “con piena libertà di spargere la loro merda incontrastati”, mi pare che tiri sempliemente l’acqua al suo mulino (sempre calda, o tiepida). Perché dato che le case editrici più che alla politica mirano al profitto, non credo la Einaudi abbia problemi ad accogliere nel suo catalogo scrittori di destra (ma fino a che punto valgono le etichette? Céline etc. docent), accanto ai Wu Ming di sinistra. Poi, sul potere diffuso, capillare, dentro ciascuno di noi, mi pare solo una vulgata del vecchio Foucault, su cui ce ne sarebbe da dire (e da opinare). Quanto a Saviano, personalmente ritengo che la politica estera sia oggi la cartina di tornasole per testare l’essere contro di una persona o di una nazione alla volontà dell’Impero, e in tema di politica estera Saviano non mi convince con le sue posizioni filo o pan-israeliane ecc.

  13. Wu Ming 1 il 21 aprile 2010 alle 16:49

    @ Laserta

    “E che questi discorsi filosofici sullo stare dentro o fuori siano un maldestro tentativo di difendersi. Tra l’altro, nessuno li ha chiamati in causa, nella vicenda Saviano. Si tratta, se non sbaglio, di excusatio non petita: dunque di un’autodifesa che puzza un po’ di bruciato…”

    A parte che questo intervento è apparso sul nostro blog, dove ci chiamiamo in causa da soli a proposito di qualunque questione riteniamo degna di attenzione, ricordo a te e a chiunque altro che:
    – da anni siamo tra i più “chiamati in causa” ogni volta che viene fuori questo argomento, l’excusatio è stata petita eccome, solo che noi anziché excusarci (non abbiamo nulla di cui excusarci) abbiamo sempre cercato di rilanciare;
    – di questo aspetto del nostro lavoro scriviamo da molto tempo, e il nostro primo intervento in proposito risale a svariati anni prima che Saviano avesse l’idea di scrivere Gomorra;
    – Le allucinazioni olfattive altrui diventano affar nostro solo se diventano materia di romanzo;

    @ NeGa
    l’entrismo è faccenda trotskista, significava entrare nei partiti operai già esistenti anziché fondarne di nuovi (paradossale, visto che i trotskisti sono infaticabili fondatori di nuovi partiti!); l’operaismo invece parlava di stare “dentro e contro” il rapporto di produzione della fabbrica fordista, di non rimpiangere tempi pre-industriali o figure del lavoro di fasi precedenti (l’operaio professionale che con la giusta coscienza diventa l’uomo nuovo del socialismo); poi quest’impostazione ha assunto un valore più generale. Qui la ricordiamo non perché sia tempo di scimmiottarla (l’operaismo è finito da un pezzo), ma per contestare un’aspettativa di “alterità e purezza” che del resto contesti anche tu.

  14. Wu Ming 1 il 21 aprile 2010 alle 16:54

    @ robugliani, sono d’accordo, è o almeno dovrebbe essere l’acqua calda, e invece ogni volta che la “scopriamo” si inalbera un sacco di gente. Sopravvaluti la capacità di sedimentazione delle lezioni storiche. E’ un paese smemorato, e a sinistra è diffuso un analfabetismo critico di ritorno.

    Dopodiché, un conto è una casa editrice che accolga autori diversi tra loro gli uni “accanto” agli altri (è l’avverbio che hai usato tu), un conto è una casa editrice da cui se ne siano andati *tutti* gli autori che la pensano in un certo modo. In cosa questo aiuterebbe il paese o danneggerebbe Berlusconi è una cosa che nessuno è ancora riuscito a spiegarmi. Prendo in prestito le parole del mio compadre Wu Ming 2 dall’altro thread:

    —-

    Sul boicotaggio. Questa forma di lotta, per come l’ho capita, si pone quasi sempre degli obiettivi precisi. Boicotto Nike affinché il danno economico convinca l’azienda a rivedere le sue politiche sindacali nel Sud del Mondo. Benissimo. Con quale obiettivo boicotto Mondadori? Il danno economico che infliggo all’azienda come lettore o autore che obiettivo ha? Costringere B. a lasciare la casa editrice? Quello è un problema di conflitto di interessi che non andrebbe risolto “ad personam”, ma con una legge valida per tutti, anche per il futuro. Indebolire B.? Ma una casa editrice più “berlusconiana” non farebbe che rafforzarlo. Magari poco, ma di certo non lo disturberebbe. Risultato, a me pare che il boicotaggio in questione abbia solo una funzione “catartica”: punisce B. e ti fa sentire più buono, magari accasandoti con Feltrinelli, che alla richiesta di pubblicare col copyleft, risponde da sempre con una bella risata.

  15. Wu Ming 1 il 21 aprile 2010 alle 17:03

    Un’ultima cosa, NeGa, dimenticavo:

    “ove si è mai visto un proprietario che trafuga o usurpa in casa propria?”

    Il riferimento al trafugare e usurpare, *molto ovviamente*, è al modo in cui fu acquisito il gruppo Mondadori. Finora l’avevano capito tutti. La cosa che viene sgraffignata, storicamente, è la casa editrice stessa, e peggio ancora: l’anima della casa editrice. Si può accettare questa cosa senza far niente, mollando l’anima e alzando i tacchi, oppure si può fare a botte (culturalmente parlando, of course). Poi è chiaro che le prendi. Ma almeno non sei stato fermo.

  16. laserta il 21 aprile 2010 alle 17:06

    @Wu Ming1
    mi sa che nel frattempo abbiamo risolto la questione nei commenti al post su Lagioia-Ricci. Quindi non proseguo, visto che le posizioni sono state ampiamente dibattute. Se posso solo fare una piccola autocritica: prendo atto della vostra documentazione storica sull’argomento e naturalmente riconosco una sua forte valenza a questa strategia editoriale apolide e diversificata (per usare un termine mercantile, che vuol dire: stiamo ovunque e, nel caso, mandiamo a quel paese tutti). Mettiamola così, se vuoi: al netto di WuMing, gli autori “de sinistra” che pubblicano con Berlusconi potrebbero, a mio modo di vedere, fare un po’ meno le prefiche e godersi il frutto del loro onesto lavoro; altrimenti, sarebbe più di buon gusto saltare la barricata… Per esempio, a me risulta che Lagioia sia un ottimo direttore editoriale di un’ottima casa editrice di ricerca. Quindi mi domando: se Berlusconi&co gli stanno così sull’anima da sbandierare la sua superiorità intellettuale a mezzo stampa, perché non trarne le logiche conseguenze e pubblicare per la propria casa editrice? In un’altra epoca, mi risulta, così facevano Calvino e Pavese: conducevano una battaglia culturale dentro e fuori da Einaudi. Ecco, un atteggiamento del genere mi sembrerebbe più consequenziale. Ma, ripeto, non si tratta di una condanna morale.

  17. lorenzo galbiati il 21 aprile 2010 alle 17:13

    E così si è aperto un doppio fronte per parlare di Saviano, vedo solo ora.

    Io per ora ho risposto sul blog dei wu ming, che faccio copia incollo?

    ma soprattutto devo ancora finire.

    @laserta

    Nessuno dice che Mondadori debba essere boicottata?
    Lo dico io, quanto meno!
    E doveva iniziare da mo’ il boicottaggio!

  18. NeGa il 21 aprile 2010 alle 17:18

    @ WM 1
    e infatti ho tirato fuori l’entrismo trotskista perché la vostra scelta mi sembra che assomigli più a questa che non all’operaismo, almeno rispetto a Einaudi. Ma ci si può anche accordare, alla fine; sono disquisizioni poco rilevanti. Poi, come rilevi bene, stare a fare i duri-e-puri non ha senso: si tratta, ancora una volta, di stare dentro le contraddizioni e provare ad aprirne di nuove. Il problema è la misurazione delle ricadute pratiche delle proprie scelte. Qui, mi dispiace, ma non esiste scienza esatta. E non c’è nessuno che possa ragionevolmente dire che stare dentro Einaudi o Mondadori sia, dal punto di vista delle ricadute politiche, meglio o peggio che starne fuori. La contraddizione segnalata da Laserta (e altri) è reale; ma riguarda voi. Fate quindi bene a difenderla. A me interessa interfacciarmi coi vostri libri e non con il fatto che pubblichiate per Einaudi.

    Sull’acquisizione illecita della Mondadori, mi dispiace, ma che c’entra? Conosci qualcosa, all’interno del “sistema”, che non sia nato da una “espropriazione originaria”? La legalità (borghese, oserei dire) giunge sempre ex-post. Berlusconi è il proprietario del Gruppo Mondadori. Punto. Ma anche su ciò, non fatico a credere che si possa trovare un accordo di massima.

    NeGa

  19. Carlo Barba il 21 aprile 2010 alle 17:28

    Focalizzando solo l’aspetto strategico-militare della questione mi chiedo questo:

    – E se costringendo Saviano a uscire dalla Mondadori il ducetto avesse intenzione di cominciare un repulisti generale all’interno della casa editrice?

    Il ducetto non fa mai nulla per caso e quelle dichiarazioni (ribadite più di una volta) non sembrano fatte d’impulso.
    Non lo so se una Mondadori normalizzata sarebbe più o meno utile alla battaglia anti-berlusconiana. Anche perchè pure la Rizzoli subisce pressioni governative fortissime (basta leggere il Corriere) e la Feltrinelli non ha abbastanza peso.

    Insomma c’è da riflettere… e da agire

    molto bello e lucido il commento di NeGa

    Carlo

  20. Evelina Santangelo il 21 aprile 2010 alle 17:41

    Laserta,
    forse la diversità, tra l’altro, legittimissima di vedute (lo dico davvero senza alcuna ironia) sta nel fatto che nella mia visione delle cose – nelle odierne circostanze (perché non intendo ipotecare il futuro, le scelte future, almeno le mie) – «lavorare per il berlusconismo» e per tutto ciò che si identifica con «berlusconi» o comunque con un’idea profondamente mercantilistica, privatistica, mistificatoria, discriminatoria, autoritaria della vita (civile, sociale, economica, e anche culturale di questo paese), lavorare, dicevo, per il «berlusconismo» significa: legittimare, al di là di qualsiasi proprietà, quella visione, quella pratica ora con il SILENZIO ora con SCELTE «CONFORMI» sul piano intellettuale, culturale, espressivo, sul piano stesso del proprio lavoro quotidiano, Per me, come dicevo, è davvero spaventosa quella pubblicità lì pensata per pubblicizzare «Saviano racconta Saviano» su Current (canale sky di «indipendent information»). A me spaventano, soprattutto, i «replicanti», e qualsiasi visione da «replicanti», dovunque questa visione si manifesti, e mi spaventano tanto quanto stimo Roberto Saviano scrittore, tanto quanto stimo diversi scrittori di diverse case editrici (piccole, medie, grandi), e li stimo oguno per sé, per le visioni che esprimono, per come le esprimono, per il coraggio delle idee. Né personalmente riesco a utilizzare metri diversi. Ripeto, oggi credo sia profondamente sbagliato lottare «berlusconi e il berlusconismo», seppellendo il corpo vivo di Einaudi. Non dico che la mia visione sia più giusta della sua, vorrei solo che (la mia come quella di Nicola Lagioia o dei Wu Ming o della Murgia o di Fois, solo per citare anche alcuni autori «einaudi» che hanno risposto, a mio avviso, senza mezzi termini all’inchiesta sulla responsabilità dell’autore, proprio in Nazione Indiana) non venisse puntualmente liquidata come una risposta di «convenienza». Diversamente, verrebbero meno, a mio avviso, anche i presupposti per qualsiasi dialogo o, anche, per qualsiasi polemica su posizioni diverse. In realtà, so anche benissimo che la questione che ho posto, così come l’ho posta, va ben al di là delle sue obiezioni. E, di aver usato le sue obiezioni come occasione per rispondere a critiche spesso, a mio avviso, davvero ingenerose, mi scuso anticipatamente.

  21. laserta il 21 aprile 2010 alle 18:02

    @Evelina
    Dibattere con lei, come mi è già capitato, è così appassionante che mi vengono meno le buone e sacrosante motivazioni con le quali mi metto a commentare il lavoro altrui (senza aver mai prodotto nulla di significativo nella mia vita, tra l’altro: solo di aver letto un po’…).
    di conseguenza, sconto in partenza un peccato di superbia, ma vabbè, lasciamo perdere. E’ corretto tuttavia puntualizzare che questi scrittori non agiscono per convenienza: sarei un folle anche solo a pensarlo.
    Non vorrei però che si perdesse il punto di partenza. Sono minuzie, dettagli, ma credo siano importanti.
    Ebbene, io credo che se si vuole condurre una battaglia intellettuale “contro”, sia più efficace e potente sferrare gli attacchi da una piattaforma libera: ovvero, che il tuo campo d’azione e di scrittura sia il più possibile sgombro da critiche “facili”, zone d’ombra, evidenti compromessi. Come dicevo, non è molto ma può diventare un elemento decisivo. Anche perché, ribadisco, in questo Paese esiste un’ottima editoria media o piccola che fa del catalogo una scelta precisa di investimento e di ricerca culturale.
    Con WuMing1 facevo anche un altro esempio: Calvino e Pavese. Entrambi funzionari Einaudi, entrambi scrittori. Credevano in un progetto editoriale tanto da dedicarci sia il loro lavoro sia le loro creazioni artistiche (e non si facevano troppi problemi a pubblicarsi all’interno della medesima Casa da cui erano stipendiati…). Certo, direbbe lei, era un’altra epoca. Ma era anche un’altra “coerenza”. Con stima.

  22. wasteland1982 il 21 aprile 2010 alle 18:06

    Chi è Saviano? E’ giusto chiarirlo per capire di chi stiamo parlando.
    Roberto Saviano è colui che ha accusato di le Farc colombiane, l’Eta e la Sinistra Basca di essere organizzazioni paramafiose colluse col narcotraffico, per poi essere smentito dallo stesso governo spagnolo.
    E’ lo stesso che ha definito “Maroni il miglior ministro dell’interno da sempre in Italia” e “Israele il miglior esempio di stato per la legalità e la sicurezza”.
    Saviano, inoltre, è orgoglioso di essersi formato su ideologi nazifascisti come Ezra Pound, Carl Shmitt ed è anche frequentatore dei “centri” di Casa Pound.
    Quindi, anche io penso che la povera vittima del sistema Roberto Saviano faccia bene a restare alla Mondadori, ma non per combatterla dall’interno, piuttosto per esserne un degno soldato. Visto che, a quanto vedo, condivide valori e ideali che il leader della sua casa editrice propugna. Più che d’entrismo parlerei di destrismo dappertuttista.

  23. Grünewald il 21 aprile 2010 alle 18:09

    @Wu Ming 1
    per me il discorso sullo stare dentro e contro è un discorso che fila e doveroso e lecito. ho capito benissimo come si configura lo stare dentro, e la scelta di Einaudi mi pare il modo migliore e più intelligente di stare dentro. non capisco bene, però, nel caso di Wu Ming (meglio invece nel caso di Gomorra), come si configuri lo stare contro. Come si configura? In che modo Wu Ming declina il suo stare contro?

  24. Vincenzo Ostuni il 21 aprile 2010 alle 18:25

    Come alcuni di voi, sono in disaccordo diametrale con Wu Ming su questo punto, e con Nicola. Però mi sembra sintomatico, e condivisibilissimo, un aspetto, qui: che oggi Saviano sia più libero. Nel poterlo e saperlo dire, anche Wu Ming mi sembrano più liberi. E se questa libertà intorno a Saviano è un fatto reale, come credo sia, e se deriva dall’aver potuto minacciare una secessione da Segrate, forse è tempo di diventare tutti “uscisti”.

  25. robugliani il 21 aprile 2010 alle 18:31

    @ wasteland, concordo sulla prima metà del tuo post, ossia sulla discutibilissima “politica estera” di Saviano, tra l’altro molto stereotipata e superficiale, mentre dissento sulla seconda parte. Pound (il poeta, non la Casa) non mi pare assolutamente etichettabile come “ideologo nazifascista”, è ben altro e molto di più (tra l’altro, il fatto che sia stato rinchiuso in una gabbia a Pisa dagli “alleati” nordamericani va a suo merito, soprattutto pensando che ad altri, molto più collusi di lui con il regime nazifascista, gli statunitensi hanno fatto ponti d’oro), mentre il giurista Carl Schmitt è al centro di interessi e riflessioni di vari studiosi di sinistra (se l’etichetta vale), tra cui, se non erro, Agamben.

  26. Wu Ming 1 il 21 aprile 2010 alle 18:55

    @ NeGa
    “non esiste scienza esatta. E non c’è nessuno che possa ragionevolmente dire che stare dentro Einaudi o Mondadori sia, dal punto di vista delle ricadute politiche, meglio o peggio che starne fuori.”
    Guarda, io sono pienamente d’accordo, tanto da aver ribadito in più occasioni (anche nel post riportato qui sopra) che le nostre valutazioni sono – appunto – le nostre valutazioni, che le nostre scelte e strategie potrebbero essere sbagliate, e se concludessimo che sono sbagliate lo riconosceremmo come sempre abbiamo riconosciuto i nostri errori (anche gravi e drammatici, come quelli compiuti nei mesi precedenti il G8 di Genova). Infatti, devo dirlo, mi stranisce tutta la sicumera di quelli che hanno valutazioni contrarie, l’approccio fideistico di chi *è sicuro* che deprivare l’Einaudi di tutti gli editori che non la pensano come Berlusconi sia un colpo inferto a quest’ultimo etc. Io su questo lato della discussione vedo molti dubbi, a cominciare dai miei; sull’altro vedo una sicurezza di cui, onestamente, non ho affatto invidia e mi fa anche un po’ spavento.

    @ Grunewald,
    che ti devo dire? Chi ci conosce, chi ha seguito il nostro percorso, saprà valutare da solo se al nostro “dentro” corrisponde un “contro”. Io di certo non posso mettermi a ricapitolare tutte le nostre scelte, i paletti conficcati nel terreno, i contesti praticati e quelli disertati, le sperimentazioni riuscite e quelle no, i cortocircuiti ottenuti e quelli subiti. Equivarrebbe a cadere in un trabocchetto (magari non teso intenzionalmente, ma sempre trabocchetto è). Posso solo invitare a informarsi, sempre se la cosa interessa.

    @ Vincenzo
    ma guarda che la minaccia di “secessione” non è per niente una novità, rientra fin dal principio nella contraddizione e nel conflitto instaurato, e ti dirò di più: rientra nella normale dimensione di negoziato tra un autore e un editore, non dovrei certo ricordartelo dato che sei, come me, un addetto ai lavori. Sapessi quante volte al giorno Santachiara ventila l’ipotesi di una rescissione di questo o quel rapporto con Mondadori o chi altri… Certo, è vero, stavolta è la “scala” su cui questo è avvenuto, è più forte il contesto, l’eco pubblica, ma garantisco che “dietro le quinte” i rapporti di noi tutti con l’Einaudi e con altri sono costellati di tattiche “usciste”.

    @ Lorenzo
    “Io per ora ho risposto sul blog dei wu ming, che faccio copia incollo?”
    Veramente, noi in coda di moderazione non abbiamo nessun commento a tuo nome (o meglio: non abbiamo nessun commento, in queste ore li “s-moderiamo” subito). Qualcosa dev’essere andato storto, per favore riprova.

    @ Wasteland82
    Non sono pochissime le scelte e le prese di posizione di Saviano che mi trovano in disaccordo anche netto. Non mi è piaciuta l’intervista a “Panorama” (ma ne comprendo le ragioni), non mi è piaciuto l’endorsement di Lilin, non mi è piaciuta la visione acritica di un film come “300”, non mi piacciono gli occhiali rosa con cui ha guardato a uno come Shimon Peres, non mi è piaciuto il ritiro della firma dalla petizione pro-Cesare Battisti (ma so che aveva ben pochi margini di manovra).
    Tuttavia, che “l’essenza” di Saviano debba essere ridotta a queste cose, come fai tu rispondendo alla domanda “Chi è Saviano?”, beh, questa è una cruda fesseria da cui prendo le distanze. I disaccordi specifici passano in secondo, terzo e quarto piano di fronte alle contraddizioni primarie, di fronte agli attacchi camorristici e cripto-camorristici volti a delegittimarlo come scrittore, testimone ed essere umano.

  27. Vincenzo Ostuni il 21 aprile 2010 alle 18:58

    @ wm1

    sto parlando ovviamente di un uscismo per principio, un uscismo strategico, chiamalo pure un uscismo etico-politico, mica l’uscismo del robertone di pavia, dai. credo sia chiaro.

  28. Carlo Barba il 21 aprile 2010 alle 19:06

    per wasteland (con robugliani)

    il ritrattino che fai di Saviano incollando una all’altra dichiarazioni eterogenee (ma che presumo vere) dimostra come (per fortuna) gli esseri umani siano più complessi delle etichette che provano a incollargli.
    Già la presunta coesistenza di simpatie poundiane (in senso lato) e filo-israeliane è, come saprai, contraddittoria.
    Credo che Saviano faccia benissimo a prendere posizione solo sui fatti e sulle idee e a non schierarsi nelle stanche fazioni di casa nostra. Credo che ormai sia l’unico modo per fare scacco al Re

  29. Wu Ming 1 il 21 aprile 2010 alle 19:07

    Vincenzo, il punto è che tu non parli di “uscismo”, parli proprio di *uscita*, uscita tout court, a prescindere :) E su questo, lo hai detto anche tu, la pensiamo in modo diametralmente opposto. Io con qualche lacerazione (ed è normale, dato che sto dentro la contraddizione), tu invece, almeno così mi pare, con tante, tante certezze. Secondo me, il tuo approccio è consolatorio, o almeno io lo vivrei come tale. Ad ogni modo, chi vivrà vedrà.

  30. Vincenzo Ostuni il 21 aprile 2010 alle 19:10

    @wm1

    consolatorio, cioè? Ma non importa, dai. Anch’io ho parecchi dubbi, e sono un cacadubbi per natura. Vedremo. Comunque, se Einaudi cambiasse proprietà, sarebbe un bel sollievo, per me. E anche per te. Io la nazionalizzerei.

  31. Wu Ming 1 il 21 aprile 2010 alle 19:13

    Io nazionalizzerei *tutto*. E’ la nazione stessa, che non è all’altezza.

  32. wasteland1982 il 21 aprile 2010 alle 19:25

    Caro Robugliani,
    per corroborare quanto dico, aggiungo solo che Saviano elogia Julius Evola e Gabriele D’Annunzio. Mi sembra abbastanza.

    Caro Wu Ming,
    persevero nella mia fesseria sostenendo che, se Saviano lavora con le parole, allora è quel che dice. Ed è importante sapere chi è per sapere chi abbiamo di fronte, ma, soprattutto, chi abbiamo al fianco. Bisogna sapere con chi si sta combattendo, altrimenti chi ve lo dice che l’entrismo di Saviano non sia applicato dentro di noi (mi piace pensare che un noi di intelligenze continuamente sconfitte e perseveranti ci sia) piuttosto che rispetto al suo editore? Se passate sopra le parole (che Saviano ha detto) passate sopra lo scrittore. C’è poco da fare.
    A mio dire, è uno scrittore che si è delegittimato da solo. Lo dice uno che ha profondamente amato quanto il Saviano scrittore ha scritto e le parole con cui lo ha scritto. Lo ha amato perché la camorra ha ucciso la mia terra e Saviano ha usato i numeri sporchi di vita per dirlo a tutti. Ma credo che il suo ergersi a simbolo ne abbia potenziato il personaggio e depotenziato la scrittura. Questa, però, è un’opinione(o un’altra fesseria). Resta il fatto che non mi convince il: combatto con voi ma alla fine torno sempre dall’altra parte. La parte dei padroni. La stessa parte che Saviano non ha mai, e dico mai, criticato apertamente. I legami comprovati di Berlusconi con mafia e camorra dal suddetto non sono mai stati denunciati. Mai. I pochi margini di manovra sul caso Battisti e la comprensione sull’intervista a Panorama non li condivido. Certo, per me è tutto facile. E’evidente che una soluzione che recida l’oscurità non c’è. Ma permettetemi di darvi un consiglio: prima di pensare che state combattendo la stessa guerra, guardate dove mira chi avete al vostro fianco. Con stima

  33. Wu Ming 1 il 21 aprile 2010 alle 19:49

    @ Wasteland,
    per riconoscere che qualcuno ha dato e può ancora dare un contributo importante deve per forza essere un mio compagno in senso stretto? Devo essere d’accordo con tutto quel che fa e dice altrimenti è un infame? Io non sono d’accordo al 100% praticamente con nessuno, ed è normale (e salutare) che sia così.

    La critica al Saviano-simbolo l’abbiamo esercitata con nitore e senza mandarla a dire, in un momento in cui non era una posizione confortevole da prendere. Ma non vogliamo trascinare nella critica al simbolo la dignità di Saviano come persona. Saviano non è un… apostolo della rivoluzione proletaria, e allora? Un sacco di persone decenti non lo era. Dire che Saviano è tout court un soldato della destra, per giunta colluso con X e Y, è non solo una banalizzazione ma un affronto alla verità. La questione-Saviano è una delle più complesse nella storia del lavoro culturale in Italia, e non è di alcuna utilità tagliare col machete arrugginito dove servirebbe il bisturi laser.

    Per inciso, Saviano non ha fatto alcuna apologia di Evola, la frase testuale è: “Leggo spesso persino Julius Evola, che mi avrebbe considerato un inferiore.” Dire di uno che ti avrebbe ritenuto un inferiore non mi sembra proprio un panegirico. Se legge Evola, non vuol dire che ne sposa le tesi. E gli autori di destra che ha elencato li ho letti anch’io, senza sposarne le tesi. E’ grottesco che si debbano ribadire simili “banalità di base”.

  34. wasteland1982 il 21 aprile 2010 alle 20:07

    Saviano cita Evola e altri come modelli di scrittura e di ideologia, non mi pare che dica di limitarsi alla semplice lettura. Se questa è una banalità, ne prendo atto. Ma credo che il concetto sia soggettivo. Comunque sia, la difesa di Saviano la capisco(non condividendola) e non me ne importa nulla che non sia un compagno. Né il fatto che uno sia in disaccordo con me può dispiacermi. L’unica cosa che conta è che Saviano torni ad essere uno scrittore, ammesso che sia possibile, e che quando parla di camorra e mafia magari citi pure il nome e il cognome del presidente del consiglio italiano, rendendo noto che ci è dentro fino al collo. Così, giusto per affermare “una banalità di base”.

  35. Carlo Barba il 21 aprile 2010 alle 20:12

    per wasteland1982

    L’intervista a Saviano di Panorama mi era sfuggita e l’ho appena letta.
    Credo che delle tue critiche l’unica pienamente condivisibile sia la mancata denuncia esplicita di Saviano dei rapporti tra Berlusconi e la mafia.
    Ma questo non fa di lui un sonnacchioso Napolitano della letteratura ma piuttosto uno che cerca ancora di parlare ai berlusconiani ingenui (ce ne sono) da una posizione di neutralità.
    L’elogio di Maroni era il prologo a una raffica di accuse al governo.
    Mentre l’apologia di Israele continua a sfuggirmi malgrado abbia interrogato google più volte.
    Sulle sue passioni letterarie “sbagliate” non posso darti ragione. Marx amava il monarchico e conservatore Balzac e riteneva che i suoi romanzi fossero il modo migliore e più divertente per comprendere l’antropologia del capitalismo nascente (dopo i suoi studi of course).
    Leggere Evola deve essere possibile, costruirci su un progetto politico è un’altra cosa.

  36. wasteland1982 il 21 aprile 2010 alle 20:23

    Beh, passione letteraria parlando di Balzac è cosa buona e giusta, ma dirlo di Evola non saprei. Vorrei solo chiarire, però, che non intendo giudicare Saviano per quel che pensa o legge. Ho delle opinioni su questo. E’ evidente. Ma è un pensiero mio assolutamente contestabile e accusabile di banalità e idiozia. Quello a cui tengo è che di Saviano torni ad essere fondamentale la scrittura e non lo scrittore ieraticamente proteso al sacrificio. Che resti alla Mondadori, che dica di Israele quel che vuole, che legga quel che desidera, che voti chi gli pare, mi importa solo che tornino le sue parole. E abbiano la meglio sulla sua immagine.

  37. Carlo Barba il 21 aprile 2010 alle 20:39

    Sul fatto che il “marchio” Saviano stia vampirizzando il suo talento hai ragione ma credo che si sia infilato in un gioco più grande di lui che, tutto sommato, sta gestendo in maniera dignitosa e responsabile.
    Per ritrovare ispirazione, sguardo, “parole”, bisogna essere invisibili, condizione che Saviano credo abbia perso per sempre.
    E’ chiaro (non ne ha mai fatto mistero) che gli piacerebbe tornare ad essere uno sconosciuto e leggersi i fumetti di Pazienza nella sua stanzetta (come recenti prefazioni dimostrano).
    Condannato all’eroismo e all’eccellenza per colpa di un libro semplicemente scritto come deve.
    Non lo invidio

  38. Sascha il 21 aprile 2010 alle 20:55

    In effetti paragonare Balzac ed Evola in quanto letteratura è francamente imbarazzante, specie in un blog/forum che si vorrebbe letterario.
    Del resto se la linea ispiratrice del blog/forum è chiaramente quella di promuovere una letteratura che ‘serve’ mettendo in secondo piano la forma e lo stile (vedi l’assenza di una discussione sul libro recentemente tradotto di James Wood ‘Come funziona la narrativa’ che ha mosse molte acque fra gli scrittori d’oltreoceano) allora simili ‘incidenti’ si spiegano…
    E’ un po’ la vecchia teoria secondo cui il più grande scrittore americano di tutti i tempi è Harriett Beecher Stowe perchè ha fatto molto per provocare la Guerra Civile…

  39. Carlo Barba il 21 aprile 2010 alle 21:17

    @ Sascha

    Non ho paragonato Balzac ad Evola, ho più semplicemente rivendicato il diritto di leggere ciò che si vuole e di poterlo rivendicare pubblicamente senza trovarsi costretti ad indossare una casacca partitica o “culturale”.

    saluti relativisti

  40. Wu Ming 1 il 21 aprile 2010 alle 23:07

    Sentite, l’intervista a “Panorama” conteneva già passaggi criticabili senza inventarsene di sana pianta. Ecco cosa diceva Saviano testualmente:

    “Come scrittore, mi sono formato su molti autori riconosciuti della cultura tradizionale e conservatrice, Ernst Jünger, Ezra Pound, Louis Ferdinand Celine, Carl Schmitt… E non mi sogno di rinnegarlo, anzi. Leggo spesso persino Julius Evola, che mi avrebbe considerato un inferiore.”

    Evola lo ha citato a parte, dicendo solo che lo legge e aggiungendoci un giudizio che non mi sembra il massimo dell’apologetico. Per il resto ha scritto che *come scrittore* (non come filosofo, non come ideologo, non come attivista) si è formato su Jünger, Pound, Celine e Schmitt.
    Ora, si dà il caso che i suddetti *scrivessero da Dio*. Personaggi le cui vite ebbero fasi esecrabili, ma non si può dire che non sapessero scrivere, e mi sembra normale che uno che li legge desideri scrivere a sua volta.
    Tra l’altro, Wasteland, tu usi come nickname il titolo di un poema scritto da un autore reazionario (Eliot), ri-sistemato da un altro autore reazionario (Pound) e a quest’ultimo dedicato (“A Ezra Pound, il miglior fabbro”).

  41. Federico Gnech il 22 aprile 2010 alle 00:05

    Inutile dire che il dibattito sui rapporti autore-editore è vecchio quanto l’industria culturale, e oggi questo comporta che un autore debba essere fatto a fettine sui blog, di tanto in tanto. Sembra che dopo i Casalesi che lo vogliono morto e l’editore che lo attacca pubblicamente, Roberto Saviano debba anche venire sezionato sui blog. Mancava solo che qualcuno parlasse dei maglioni indossati da Roberto nelle sue prime apparizioni televisive, che una qualche conduttrice di talk televisivo (era forse Madame Bignardi-Sofri?) giudicava inguardabili. Sono le conseguenze della notorietà letteraria. Esiste anche nei lettori ‘qualificati’ una pulsione al rispecchiamento, all’identificazione perfetta con Saviano. Purtroppo càpita che le etichette politiche non si appiccichino bene e che l’immagine desiderata non collimi con la realtà. “Saviano è bravo, ma lavora per Berlusconi, è bravo ma non ce l’ha con Israele, è bravo ma legge Evola”. E Saviano diventa alla fine un prestesto: le proprie contraddizioni di autori, di intellettuali, di ‘lavoratori della cultura’ o di pubblico (perché esiste anche il rapporto editore-pubblico) vengono proiettate sul Saviano di turno. Questo diventare talvolta orso del tiro a segno è probabilmente una delle ‘funzioni accessorie’ di un autore. L’importante è non dimenticare mai che oltre alle polemiche ci sono anche i testi…

  42. wasteland1982 il 22 aprile 2010 alle 00:15

    Stabilito che quel che Saviano legge e pensa è affar suo. Affermato che da intelligenze con opinioni diverse può anche nascere qualcosa di più ricco e più bello. Dato per certo che dal punto di vista letterario Roberto Saviano è un uomo libero(di fare quel che cavolo gli pare). Si può dire lo stesso dal punto di vista politico – ideologico? Io non ne sono certo. Ma mi fa stare tranquillo venire a sapere che abbiamo il miglior ministro degli interni della storia, che Israele è una democrazia perfetta a tal punto da volerci abitare e che casa Pound è diventato un piacevole punto di incontri letterari. Questo mi rassicura e mi fa pensare che Saviano fa bene a non lasciare la Mondadori. Perché altrimenti sarebbe costretto ad abbandonare le nicchie da Fazio e TG1 e tornare a dedicarsi alla letteratura. Ma la letteratura è come un tempio. E “il tempio è sacro perché non è in vendita”.

  43. francesco forlani il 22 aprile 2010 alle 00:58

    corollario effeffe

    http://tv.repubblica.it/copertina/raid-di-camorra-il-terrore-in-un-video-shock/45912?video

    Cela n’est rien,
    Madame la Marquise
    Cela n’est rien,
    Tout va très bien.
    Pourtant il faut,
    Il faut que l’on vous dise,
    On déplore un tout petit rien.
    Si l’écurie brûla, madame
    C’est que l’château était en flamme
    Mais à part ça ,
    Madame la Marquise
    Tout va très bien, tout va très bien

  44. lorenzo galbiati il 22 aprile 2010 alle 03:41

    Wu Ming,
    sì è saltato un commento da voi e torno a scriverlo.

    Qui mi limito a dire che concordo con Vincenzo Ostuni.

  45. fabrizio il 22 aprile 2010 alle 04:46

    sono contento Ti ponga la domanda – ” è la strategia sbagliata? Tutto può essere”.

  46. Evelina Santangelo il 22 aprile 2010 alle 08:54

    Laserta,
    purtroppo da oggi avrò qualche difficoltà a stare on line, però, di buon mattino, vorrei rispondere alle sue obiezioni, quando dice che:
    1) «Ebbene, io credo che se si vuole condurre una battaglia intellettuale “contro”, sia più efficace e potente sferrare gli attacchi da una piattaforma libera: ovvero, che il tuo campo d’azione e di scrittura sia il più possibile sgombro da critiche “facili”, zone d’ombra, evidenti compromessi».
    2) «in questo Paese esiste un’ottima editoria media o piccola che fa del catalogo una scelta precisa di investimento e di ricerca culturale»,
    3) «Calvino e Pavese. Entrambi funzionari Einaudi, entrambi scrittori. Credevano in un progetto editoriale tanto da dedicarci sia il loro lavoro sia le loro creazioni artistiche».
    1) riguardo alla prima osservazione, le dico, in tutta sincerità, che io, oggi, vedo, sì, tanta gente levare voci «contro», in modo spesso molto generico, ma pochissimi provare a ragionare e operare per gettare le fondamenta di culture e pratiche «alternative» o davvero culturalmente «indipendenti». Così, mi piacerebbe essere critica, anche aspramente, per il mio lavoro, nella concretezza del mio lavoro e operato. Davvero fatico a identificarmi in quelle «piattaforme libere» e alternative, che non vedo (e lo dico con grande rammarico).
    2) È vero esiste un’ottima editoria piccola e media, ma non vorrei che le dimensioni diventassero metro di giudizio, perché, a mio avviso, oggi Einaudi proprio nell’ambito della letteratura italiana esprime uno dei panorami più ricchi e differenziati, e questa scelta mi sembra una delle risposte più significative rispetto al «modello unico» pervasivo cui si vuole condurre questo paese, e, a ben guardare, anche quella che dovrebbe essere l’«alternativa» soffre spesso di questo stesso peccato originale. Né mi sembra sia così radicalmente «alternativo» e «riconoscibile» il progetto editoriale di molte delle altre case editrici che lei cita.
    3) Calvino e Pavese… autori che amo molto, e per ragioni diverse, però, a loro tempo, spesso molto criticati, no? Calvino, in particolare. Guardi, in questi mesi sto traducendo un testo di Stoppard ambientato durante la Primavera di Praga e mi sono imbattuta in un passaggio davvero illuminante (tutto il testo è davvero illuminante, in verità) riguardo all’accusa di esser parte dell’establishment mossa ad Havel dalla cultura undeground… (un inciso: questo testo così acuto sulla natura del totalitarismo e del dissenso lo sto traducendo per l’editore cui, in base alla visione corrente negli ambienti in cui dovrei più riconoscermi, non dovrei collaborare per salvare la mia anima bella…).
    So benissimo che il mio è «un punto di vista», ma «al momento» è quello in cui più mi riconosco, nelle odierne circostanze, ripeto.

  47. Evelina Santangelo il 22 aprile 2010 alle 09:04

    Wu Ming1
    un rilievo, fatto indipendentemente dalle dichiarazioni di Roberto Saviano, che, a mio avviso, dovrebbe essere giudicato sulla base complessiva del suo lavoro e delle sue scelte, tutt’altro che facili, sotto ogni profilo. Un rilievo, dicevo, giusto perché non si faccia torto all’intelligenza, intesa come capacità di «intelligere le cose» (dote che vi riconosco, anche quando non condivido del tutto alcune sintesi): dire che ci si è formati, ad esempio, su Céline non è lo stesso che dire che Céline ha scritto un capolavoro intitolato «Viaggio al termine della notte», affermazione che personalmente farei senza alcuna remora, mentre sarei più cauta nel circostanziare, da scrittrice e in quanto scrittrice e lettrice consapevole, i termini della mia adesione alla visione di un autore come Cèline tout-court. Il che non significa che spesso ciascuno di noi non si ritrovi a esprimere giudizi in modo generico, senza valutarne le conseguenze. Per cui non crocifeggerei nessuno a nessuna croce, e meno che mai chi porta avanti un progetto civile e culturale con coerenza e senza sconti.

  48. sergio garufi il 22 aprile 2010 alle 09:15

    “Einaudi proprio nell’ambito della letteratura italiana esprime uno dei panorami più ricchi e differenziati”

    già, peccato per quel piccolo episodio della censura a raboni (fra gli italiani) e per quell’altro a saramago. e poi belpoliti, ma vabè.

  49. NeGa il 22 aprile 2010 alle 09:55

    Piccola noterella di pratica militante:

    il boicottaggio è una forma di lotta che funziona – o almeno storicamente è stato così – solo in certe fasi di scontro acuto, dove le forze in campo non sono solo di opinione ma sostanza sociale in movimento. Proporla oggi è velleitario (estremistico, direi leninianamente), e proprio perché non ci sono le forze reali per portarla avanti con successo: non esiste alcun “movimento”. In passato, ne ho promossi e ho partecipato a tanti boicottaggi, a cominciare da quello nei confronti dei prodotti sudafricani per arrivare a quello successivo al massacro di Sabra&Chatila. Nessuno di questi ha mai avuto successo, nonostante le forze in gioco fossero ben più sostanziose delle attuali. Gli unici che ho visto funzionare sono, in casi veramente eccezionali per mobilitazione (Torino, 1980), quelli dei lavoratori che impedivano l’uscita dei camion pieni d’auto dai cancelli Fiat. Anche il boicottaggio che negli ultimi anni pratico con convinzione – quello del voto – si riduce, alla fine, a scelta isolata e individuale, mancando del tutto un’opposizione reale che ne raccolga i frutti e che lo renda pratica condivisa; si riduce quindi a scelta “consolatoria”. Pensare, oggi, stante la nostra situazione, di boicottare le aziende di Berlusconi è irrealistico. E quindi una perdita di tempo e di energie intellettuali. Preferirei che Vincenzo e Lorenzo e gli altri che si donano con passione a questa proposta si dedicassero a misurare le ricadute dei comportamenti “artistici” di Saviano (o dei WM e di altri). Sono questi i comportamenti che restano indelebili, che sedimentano un certo humus culturale; abbiamo bisogno, oggi, di una critica culturale che guardi lontano, non di piccole pratiche destinate, fin dalle premesse, al fallimento. Che cosa significa, ad esempio, l’irruzione di Saviano nell’ambito del teatro? Che tipo di teatro e che idea di scena veicola? Porta novità, apre momenti di crisi, o conferma l’esistente? Quali sono le ricadute culturali (di pensiero, di comportamento organizzativo e distributivo, di orizzonti d’attesa, etc.) del suo linguaggio teatrale? Questi sono gli snodi importanti, non il fatto che proponga i suoi spettacoli per un teatro stabile o per una cantina off; ecco, entrare nel merito della sua operazione linguistica, questo conta più di ogni altra cosa.

    NeGa

  50. Wu Ming 1 il 22 aprile 2010 alle 10:27

    @ Evelina,

    giusto, però allora distinguiamo ulteriormente: dire che ci si è formati come scrittori su Cèline (che di capolavori ha scritto anche Morte a credito, non solo il Voyage) non equivale per forza a dire che si aderisce alla “visione” di Cèline.

    @ Garufi,

    Belpoliti, che si continua a descrivere come un censurato o un fuoriuscito dall’Einaudi, e implicitamente viene iscritto (non da te) al partito del boicottaggio, ha appena ripubblicato con Einaudi il suo libro Settanta in una versione arricchita e aggiornata. Ne deduco che secondo lui vale la pena continuare a lavorare con quelle persone e in quella struttura.
    E… Saramago? L’Einaudi? Mai più? Uhm… Dare un’occhiata qui, e non è un miraggio, c’è scritto proprio 2010.

  51. Wu Ming 1 il 22 aprile 2010 alle 10:52

    Nevio, ho molto apprezzato la tua “noterella” e mi sono permesso di copiarla e incollarla di là da noi.

  52. effeffe il 22 aprile 2010 alle 11:19

    @wu-ming ed Evelina
    a proposito di Mort à crédit, in italia lo si legge attraverso la trad. di Giorgio Caproni. Per i non francofoni è un capolavoro, Caproni, ma vi assicuro che Céline è n’ata cosa (beaucoup mieux)
    effeffe
    ps
    e della politica delle traduzioni in Italia vogliamo parlarne? del caporalato editoriale?

  53. Larry Massino il 22 aprile 2010 alle 12:48

    Boicottare la Mondadori del padredimarina sarebbe stupido quanto boicottare le autostrade di Benetton. Il punto è un altro, siete contenti voi, come scrittori e letterati, della letteratura prodotta da questo o quello e diffusa da Mondadori, Einaudi e ulteriori satelliti della casa Reale? Non è che si fa una censura a monte, di livello estetico letterario, con la scusa di rivolgersi alle masse dei lettori? Non è che ostinandosi a definire letteratura quella del giovane Roberto Saviano (che secondo me è appena appena un buon giornalista) si finisce a spedire nei ghetti e nelle riserve indiane, appunto, tutti gli scrittori più problematici, per scrittura e per pensiero? Che dire poi, cari Wu Ming, del copyright che compare al fondo di ogni articolo dello scrittore DE PAURA nazionale?

  54. dlombardini il 22 aprile 2010 alle 13:04

    io posso dire solo una cosa: la fama di Saviano supera di molto la sua qualità di narratore, e dovrebbe, secondo me, lasciare la mondadori domani, per non incorrere in queste contradizioni.

  55. Wu Ming 1 il 22 aprile 2010 alle 13:05

    Il copyright che compare in calce agli articoli di Saviano è lo stesso che compare nei suoi libri. Significa solo che l’autore non ha ceduto i diritti al giornale su cui l’articolo esce. Punto. Come appiglio per un attacco, mi pare deboluccio. E’ forse eticamente preferibile quello che compare sotto gli articoli degli altri, cioè “(C) riproduzione riservata”?

    Riguardo all’altra domanda:

    sulla scrittura di Saviano de gustibus, e per carità di patria non mi soffermo sull’idea alquanto povera di cosa sia e debba essere la letteratura (cioè Letteratura, ma su questo si veda la Fallacia n.1)… Vado invece al punto.

    Come dicevo di là, sono abbastanza stufo di questi riferimenti vaghi, qualunquistici e un-tanto-al-kg a un catalogo Einaudi puramente immaginato, senza mai informarsi su cosa l’Einaudi pubblichi *davvero*.
    Su Giap mi riferivo alla più volte fabulata e meta-commentata assenza di libri critici nei confronti di Berlusconi e del berlusconismo, libri che invece l’Einaudi continua a pubblicare senza che i boicottomani (troppo immersi nelle loro campagne) se ne avvedano.
    Il discorso, ovviamente, vale anche per la letteratura. Si sparano frasi a casaccio, condanne generiche, magari sull’unica base del gossip giornalistico, senza andare a vedere cosa esca effettivamente.

  56. laserta il 22 aprile 2010 alle 13:14

    @Evelina
    La ringrazio per la risposta ricchissima di riflessioni e spunti estremamente interessanti. Noto che la discussione nel suo complesso ha abbracciato temi e argomenti lontani dal punto di partenza.
    Vede, contrariamente a quanto potesse sembrare dal mio intervento, io non trovo che ci sia nulla di male a pubblicare con Mondadori. E figurarsi con Einaudi: che, a prescindere dalla proprietà azionista, è il catalogo di narrativa italiana migliore (come dice lei..).
    Ecco, la trovo una cosa buona e giusta.
    E allora mi chiedo: perché i WuMing e Lagioia devono “motivare” la loro scelta? E perché – soprattutto Lagioia sul “Fatto” – deve addurre come motivazione il fatto che: “se non ci fossi io, chissà quanta brutta gente pubblicherebbe Einaudi”. Non suona una difesa un po’ strana, un po’ fuori tiro?
    Sono ben felice che chiunque sia libero di pubblicare per queste due case editrici (e trovo assurda tutta la discussione sullo stare dentro e fuori.. l’operaismo, etc., non pensavo che nel 2010 ci fosse gente che ragionasse ancora in questo modo…). Sono contento per loro e trovo che non ci sia bisogno di manifesti-dichiarazioni-articoli. Sono bravi, scrivono romanzi che piacciono a un largo pubblico, sono al centro dell’interesse dei critici… ripeto: perché alzare la mano, se nessuno ti interroga? Boh.

  57. Wu Ming 1 il 22 aprile 2010 alle 13:24

    @ Laserta,

    il tuo errore continua a essere questo: arrivi in medias res e pensi di essere all’inizio. Il tuo presupposto “se nessuno ti interroga” suona ben strano alle orecchie di chi segue questo dibattito, iniziato nel 2002 con l’uscita di Giorgio Bocca da Mondadori.
    Noi WM sulla contraddizione-Mondadori siamo stati e veniamo interrogati (e attaccati) innumerevoli volte, in rete e sui giornali, da lettori e da scrittori, da editori concorrenti e da critici.

    La domanda conseguente: “perché devono motivare la loro scelta”?
    Perché
    1) ci hanno chiesto di farlo;
    2) la scelta ha dei motivi che non sono segreti;
    2) è una scelta pubblica, noi siamo figure pubbliche, rendiamo conto a una comunità.

    Infine:
    “non pensavo che nel 2010 ci fosse gente che ragionasse ancora in questo modo”
    Nel 2010 non esiste più il potere? Non esistono più rapporti di produzione? E’ finito il capitalismo? La risposta alle tre domande è: decisamente no. E quindi continueremo, non solo noi, a interrogarci su quale sia la nostra posizione nel potere, nei rapporti di produzione, nel capitalismo.

  58. Massimo il 22 aprile 2010 alle 13:32

    Wu Ming

    “I disaccordi specifici passano in secondo, terzo e quarto piano di fronte alle contraddizioni primarie, di fronte agli attacchi camorristici e cripto-camorristici volti a delegittimarlo come scrittore, testimone ed essere umano.”

    Con tutto il rispetto, quelle che sembrano contraddizioni secondarie, possono diventare e (mi sento di dire) diventeranno contraddizioni primarie, prima o poi. Saviano è diventato un punto fermo dell’establishment. Un embedded della società dello spettacolo.
    Con questo nessuno gli nega il valore di testimone coraggioso nella lotta contro la criminalità organizzata, come nessuno nega che debba essere protetto da possibili ritorsioni.
    Ma Saviano è libero dalla “schiavitù” mondadoriana, essenzialmente perché è diventato famoso e ha molti soldi. Che è come dire che ha solo un CERTO TIPO di libertà.

    Quanto al pubblicare con questo e quello indifferentemente, con la scusa che il potere è, foucaltianamente, pervasivo di tutte le attività umane, abbiate pazienza, ma mi sembra una scusa.
    Se si vuole cambiare la società, non bisogna avere “pietà” neanche di istiiuzioni come Einaudi o Mondadori. Il boicottaggio non ha senso unicamente perché, in fondo, non si vuole veramente vincere.
    Si preferisce che le cose continuino come sono per raccontarsi la favoletta di avere idee e proposte alternative al sistema, DENTRO AL SISTEMA STESSO. O peggio, per non volere vedere che si è diventati funzionali, a questo sistema.
    Saviano è, ovviamente, libero di pubblicare per chi vuole e avere le idee di politica estera che vuole, ci mancherebbe: dire che questo non fa differenza, non è vero.
    Ragazzi, volere una diffusione il più estesa possibile per le proprie opere e sentirsi gratificati del poco o tanto successo che si riesce ad avere, è umano. Perché non ammetterlo?
    Convincersi, o peggio, fingere di avere chissà quale rivoluzionario messaggio da dare, rimanendo all’interno della struttura esistente, ecco, non mi sembra sincero. Non parlo di Saviano, naturalmente. Parlo di voi.
    Io sono convinto che Saviano non si contraddica, ma anzi abbia le idee chiarissime, molto più chiare della maggior parte degli utenti di NI.
    Nel bene e nel male.
    E’ per questo che non c’è contraddizione nel suo pubblicare con Mondadori.
    La contraddizione, infatti, è solo vostra. Sia detto senza polemica.
    Per quanto mi riguarda, vi auguro sinceramente di continuare ad avere tutte le soddisfazioni professionali possibili.

  59. Wu Ming 1 il 22 aprile 2010 alle 13:34

    Rileggendo, forse non si capisce il mio riferimento con link ai “Quaderni di Lanzarote”. Saramago ha detto “Mai più con Einaudi”. Il prossimo libro sarà con Feltrinelli. Intanto, in pieno 2010, il suo nome esce ancora associato all’Einaudi. Ne deduco che il suo agente Jordi Roca non ha ritenuto l’episodio dell’anno scorso tanto rilevante da rompere un contratto già firmato. E’ solo perché non voleva pagare una penale? Mi sembra una motivazione banale, non stiamo parlando di pezzenti. O forse non vuole bruciarsi troppo in fretta un ponte alle spalle, e in fondo domani è un altro giorno? Ho visto tanti “mai più” passare da assoluti a relativi. Intendiamoci, le mie sono tutte ipotesi, però dovremmo abituarci a: 1) dis-eroicizzare gli attori della cultura e vederli come soggetti immersi in reti di decisioni che richiedono elasticità e pragmatismo; 2) “leggere” un’uscita editoriale in modo non superficiale.

  60. princisbecco il 22 aprile 2010 alle 13:43

    Ma per Ostuni, addetto ai lavori e cosi convintamente e baldanzosamente (e strategicamente ed etico-politicamente) uscista, non è ipotizzabile un conflitto di interessi?

  61. laserta il 22 aprile 2010 alle 13:45

    @Wu Ming
    Non intendevo riaprire la questione. Avevo già preso atto – ricordi? – della vostra posizione storica. Se i lettori vi chiedono queste cose, è giusto rispondere. Ai critici, direttori editoriali, etc. direi che potreste soprassedere: chi dell’ambiente non percepisce la differenza tra fare parte del catalogo Einaudi ed essere un fiancheggiatore del potere berlusconiano?
    Dovrò essere più chiaro: escludiamo i Wu Ming dal discorso. Resta però un elemento. La lettera di Lagioia al Fatto mi sembrava, appunto, una excusatio non petita. Saviano era l’oggetto del contendere, non i destini editoriali di Lagioia: che ha secondo me la presunzione inopportuna di credersi il salvatore del catalogo Einaudi (ma quando mai) o di essere un vietcong nella foresta contro gli attacchi al napalm dell’editoria berlusconiana… Non credi? Era in merito a ciò che scrivevo: chi vi ha chiesto niente? perché dovete giustificarvi se in questione, oggi, c’è la posizione di Saviano?
    Quanto al capitalismo e al potere, certo che esistono. Ma dobbiamo parlarne con le categorie dell’operaismo degli anni ’70? Forse no. E comunque quell’accenno era rivolto in tua difesa rispetto agli interventi precedenti.. Categorie vecchie, roba inutile che non ci fa fare un passo in più ma ci riporta indietro…

  62. Wu Ming 1 il 22 aprile 2010 alle 13:52

    @ Massimo,

    abbi pazienza, ma sono sempre, invariabilmente, le stesse obiezioni, sulle quali ci siamo già espressi. Inoltre critichi posizioni che non sono nostre ma di un avversario retorico che rispetto a noi sta altrove.

    Dove mai avremmo detto che bisogna “pubblicare con questo o con quello indifferentemente”? Se la pensassimo così saremmo usciti dall’Einaudi, una casa editrice varrebbe l’altra, e invece abbiamo sempre detto che pubblichiamo (anche) con l’Einaudi perché riteniamo che sia importante e che abbia un valore.

    Di conseguenza: la “scusa” di cui parli quale sarebbe? Sarebbe una scusa se noi ci muovessimo per *rimuovere* la contraddizione, sdilinquirla, farla passare in secondo piano, e invece non perdiamo un’occasione per sottolinearla, per dire che esiste ed è stridente, che abbiamo le mani sporche, che questa posizione non è per nulla confortevole e a un certo livello *ci lacera*, ma crediamo valga la pena. Accampa scuse chi non si assume la responsabilità delle proprie scelte, chi si rifiuta di spiegarle, e di noi tutto si può dire ma – onestamente – questo proprio no.

    La gratifica, il successo… Uff… Una cosa che ci si rifiuta ostinatamente di capire è che per noi andarcene dall’Einaudi sulla base di un imperativo morale (peraltro facile da spiegare, e che avrebbe pungolato applausi) sarebbe stato vantaggioso, tanto in termini economici quanto in termini di risonanza della scelta. Il Gran Rifiuto. Le beau geste. E si continua a ignorare volutamente il fatto che noi pubblichiamo già con altri grossi editori, e mi riferisco a Rizzoli e Bompiani, entrambi del gruppo RCS. Se abbiamo continuato a lavorare con l’Einaudi, e tu pensi sia una questione di “stazza” dell’editore che garantisce successo e gratifica, è perché hai rimosso tutto questo, condizione necessaria per reiterare critiche sempre uguali, sempre al livello più basso dell’argomentazione. Se abbiamo continuato a lavorare con l’Einaudi è proprio per il contrario di quel che tu ci attribuisci: noi pensiamo che sia differente, sotto molti punti di vista, lavorare con Einaudi o non lavorarci più, perché non è un editore qualsiasi.

    Dopodiché, tu dici che noi siamo convinti di avere chissà quale messaggio rivoluzionario da dare. Proiezione tua. Noi facciamo quel che sentiamo giusto, poi siano gli altri a decidere. Sì, ti concedo forse una decina d’anni fa eravamo più arroganti, pensavamo effettivamente di avere un ruolo di un certo tipo, ma ci siamo resi conto di avere torto e abbiamo fatto un’autocritica pubblica che per noi è stata non meno lacerante dello stare nella contraddizione.

  63. Wu Ming 1 il 22 aprile 2010 alle 13:53

    @ Laserta,

    “perché dovete giustificarvi se in questione, oggi, c’è la posizione di Saviano?”

    Forse perché il problema è più generale e trascende il caso-Saviano?

  64. Larry Massino il 22 aprile 2010 alle 13:58

    @ Wu Ming Avevo studiato a fondo la vostra poetica, fin dall’inizio, non mi sembrava che pensaste in modo così normale. Comunque, sono contento di sapere che in Einaudi va tutto bene. Però le domando, giusto per calcolare la misura: più o meno che nel paese? Per il resto io non mi riferivo ai cataloghi, ma alla rilevanza che si dà ai singoli libri, a ciò che si descrive oggi come letteratura, soprattutto nei march media.

  65. Wu Ming 1 il 22 aprile 2010 alle 14:05

    @ Larry

    “non mi sembrava che pensaste in modo così normale”

    Pensiamo. Forse è questo che non va giù. Per il resto, si è capito fin troppo bene come vorresti andare avanti, e allora vai avanti da solo. Insieme al tuo migliore amico.

  66. BALDRUS il 22 aprile 2010 alle 14:21

    Auspicio attualmente outsider: che un tempo che verrà, superati i patemi d’animo (che peraltro nessuno, e tanto meno lo scrivente outsider, vuole sminuire) sul “dove” pubblicare, si passi a un coinvolgimento intellettuale sul “cosa” pubblicare. Quindi, che da un “Super-io” editoriale legato a un gesto puramente materiale nasca un nuovo “Es” creativo di stampo ugualmente materiale, ma che esca finalmente dal corpo-senza-organi per occuparsi, finalmente, di una reale battaglia letteraria :-[]

  67. Larry Massino il 22 aprile 2010 alle 14:36

    @Wu Ming mi sembri un tantino suscettibile. Vagabondare da soli non è poi così male in questo infelice momento storico: infatti, non ho amici.

  68. Larry Massino il 22 aprile 2010 alle 14:40

    @Wu Ming mi sembrate un tantino suscettibile. Vagabondare da soli non è poi così male in questo infelice momento storico, soprattutto nella vostra Italia. Però nel finale vi sbagliate, perché io non ho amici.

  69. Evelina Santangelo il 22 aprile 2010 alle 14:56

    Wu Ming,
    perfetto. Però, la tua risposta mi sembra vada proprio nella direzione meno ambigua, diciamo. Ecco, a volte, mi sembra importante fare delle precisazione, in base alla propria visione delle cose, per non essere franitesi, se non si vuole essere fraintesi. La mia obiezione era questa. D’altro canto usare parole circostanziate è proprio parte integrante del nostro mestiere, no?

    Laserta.
    Sì, credo che noi ci si sia intesi riguardo ai termini del «contendere», no? Era questo che mi stava a cuore. Le divergenze di vedute, poi, sono fisiologiche, anzi, a mio avviso, benefiche. Personalmente anche io ho qualche perplessità sui linguaggi, ma purtroppo non posso dilungarmi su un tema così complesso adesso.

  70. Evelina Santangelo il 22 aprile 2010 alle 15:07

    Laserta,
    ah, l’intervento di Nicola Lagioia credo ponga questioni che vanno ben al di là del destino e ruolo editoriale del suo autore. Purtroppo non posso trattenermi oltre, però, io sarei cauta a liquidare una inteligenza viva come quella di Lagioia, come non lo farei, per inciso, con qualsiasi intelligenza. È di intelligenze che abbiamo bisogno… Solo questo. Il che non significa che bisogna astenersi dalla critica, anzi!

  71. lorenzo galbiati il 22 aprile 2010 alle 15:38

    NeGA

    Non capisco perchè lei dica che non c’è un movimento contro Berlusconi. C’è il popolo viola. C’è il gruppo Micromega-Il fatto, legati al Popolo viola. C’è il gruppo di Grillo – legato ai due precedenti, in qualche modo. Tutti movimenti nati per la pochezza dell’opposizione politica. E che hanno il loro punto debole nel fatto che non si sono proposti il boicottaggio, la cui forza è facilmente immaginabile anche solo pensando al successo che hanno avuto le loro manifestazioni di piazza – e parlo di successo non solo in termini di presenze, ma di coinvolgimento delle forze politiche, le quali però continuano a dialogare, collaborare con l’impero berlusconiano proprio perché anche quei movimenti fanno lo stesso, non boicottano e non propongono/impongono ai politici il boicottaggio. Si pensi anche ad Anno zero visto sul web benchè pubblicizzato solo per pochi giorni, dato che è stato preparato all’ultimo minuto; è stato il più grande evento mediatico del web finora in Italia.
    C’è quindi l’imbarazzo della scelta, se parliamo di movimenti. C’è una massa di persone di sinistra che non sa più cosa fare pur di opporsi a Berlusconi, che è passata dai girotondi a Grillo al Popolo viola e magari poi all’IDV pur di battersi contro B. Parlo per esperienza: un mio amico ha fatto così.
    Ora, qui si tratta, di capire cosa vogliono fare gli intellettuali.
    Se Flores d’Arcais oltre a fare numeri speciali sul Popolo viola e a manifestare con i grillini, capisse che il suo gruppo di amici (Travaglio, Tabucchi, Pancho Pardi ecc.) deve proporre il boicottaggio, e si rivolgesse a tutti i giornalisti e gli scrittori impegnati, vedremmo se il Popolo viola, molti grillini e soprattutto molti di sinistra che non sono impegnati in politica, tipo quelli che vedono Anno zero non farebbero la loro pur piccola parte.
    NOTA a margine: il boicottaggio di Israele non è vero che non sta facendo sentire i suoi effetti.

  72. Wu Ming 1 il 22 aprile 2010 alle 15:42

    @ Evelina,

    su questo non c’è dubbio.

    @ Tutti,

    è un po’ stancante saltabeccare tra due blog, da qui in avanti se volete farmi/farci domande e ottenere anche risposte, potete farlo su Giap, dove la discussione prosegue.

  73. michelangiolo bolognini il 22 aprile 2010 alle 15:53

    Mentre trovo che la discussione in corso sui rapporti Berlusconi-Saviano sia assai interessante e completa sui versanti letterari e genericamente culturali, noto che lo sia assai meno sul tema dei contenuti e del contesto “reale”.
    Nel mio piccolo (mi occupo di nocività sanitarie, anche professionalmente, nel campo della biopolitica e non di letteratura) avevo criticato Saviano ai primi del 2008, in piena emergenza rifiuti campana ( che ricordo essere stata utilissima alle fortune elettorali di Silvio Berlusconi) in quanto trovavo funzionale “l’evento Gomorra” all’occultamento delle reali responsabilità di quanto accaduto ( alcuni “bei nomi” del sistema finanziario, industriale, ed editoriale italiano).
    Parlare dei traffici dei rifiuti nocivi della camorra tradizionale copriva inoltre la “fascia di mercato” (siamo tutti ben dentro al Capitalismo come giustamente affermano i Wu Ming) degli indignati mediamente acculturati, più o meno “sinistri”, della “pubblica opinione-elettori”, togliendo i riflettori dalla sopra richiamata finanza, grande industria & grande editoria: operazione utilissima, come quella coeva di Stella&Rizzo della “casta”, per assicurare “l’inevitabile” di li a poco, consenso elettorale del Berlusconi Silvio, editore e non solo…
    La mia critica era nell’articolo “Camorra di stato e Stato d’emergenza”, pubblicata sul “Ponte” (modesta tiratura, ma girata abbastanza in rete), e riguardava proprio contenuto e contesto di Gomorra, testo che prendeva in considerazione solo gli stracci della camorra tradizionale, opportunamente aggiornata e “romanzata”, ignorando i pesanti abiti delle Camorre istituzionali, statali, economiche, ma anche culturali.
    Penso poi che bisognerebbe prendere coscienza del fatto che Berlusconi, nell’ambito di questo mondo “libero e capitalista”, è culturalmente, e quindi anche politicamente, assai più bravo degli antiberlusconiani, e che è uscito da un pezzo, nella sua pratica concreta imprenditoriale e politica, dalle gabbie della “destra-sinistra” (di cui mantiene solo utilissimi gli artifici propagandistici), ed anche: se non riconosciamo in noi stessi i berlusconismi, i fascismi, i destrismi ed le altre simili sgradevolezze andremo poco lontani.
    Ed in effetti…
    Ritengo infine che politica (e cultura) sia in altri “luoghi” (ad esempio laggiù dove si difende, contro le varie camorre di Stato, la propria salute e quella di ogni altro essere vivente da nocività evitabili quali gli inceneritori-“TermoCancroValorizzatori”, non a caso ignorati dal Saviano),
    salute
    michelangiolo bolognini

  74. itzik il 22 aprile 2010 alle 16:07

    Ribadendo che io sto con Saviano, che oltre a far onore all’Italia (se mi permettete, voglio dire che contribuisce a farmi sentire un po’ più leggero in tasca questo passaporto che mi tocca portarmi dietro all’estero… grazie, sig. Saviano) è anche una persona prudente, vorrei dire una cosa sul boicottaggio.

    I “gandhiani” dell’ultim’ora, radicali inclusi (e il riferimento ai radicali lo faccio con enorme tristezza) sembrano concepire tutti l’azione di Gandhi come qualcosa di intesa “contro”. E sembra anche che alcuni non vedano altro forma d’azione oltre il boicottaggio, panacea di tutti i mali. Ma non è così.

    L’impossibilità dell’autopurificazione attraverso il boicottaggio è resa esplicita dal mezzo stesso di comunicazione che usiamo tutti. La Micro$oft (da quanto tempo non lo scrivevo :-) come molte altre case informatiche – ad esempio – sfruttano il lavoro a prezzo zero fornito da un paese a governo comunista e alle sue pratiche antisindacali.

    http://punto-informatico.it/2857710/PI/News/cina-vita-sacrificata-microsoft.aspx

    Vogliamo boicottare la Cina? E la Microsoft? E Google e Yahoo? Ottimo, nell’ottica proposta da alcuni dovremmo armarci di un bel megafono. E con quello parliamo direttamente al mondo. Credo davvero che il problema sia più complesso di come lo prospetti chi fornisce situazioni semplici.

    Scrivere su questo argomento mi risulta molto faticoso, anzi più in generale mi risulta faticoso esprimermi, da molto tempo, sia online che di persona con il mio prossimo un po’ su tutto. Se non vi dispiace forse più tardi scriverò ancora un paio di paragrafi di commento sotto all’altro articolo.

  75. michelangiolo bolognini il 22 aprile 2010 alle 16:22

    Ad ulteriore chiarimento, dopo aver letto le ultime note “politiche” sull’argomento rapporti Berlusconi-Saviano: gli stessi sono parte dello stesso “universo politico”, anche se assai diversi nei loro “stili di vita”, vanno entrambi verso gli stessi radiosi orizzonti del Capitalismo onnipotente.
    Nessuna contraddizione dunque, nel banale e semplice atto di guadagnare entrambi denaro (B. ed S.) con la “stessa” mercificazione letteraria, magari c’è da riflettere sulla loro radiosa meta occidentale, tramonto, probabilmente assai diverso dalle albe capitalistiche, anche più radiose, che vengono dall’altro capo dell’Asia, assai più lontana (in tutti i sensi) della Costantinopoli del 16° secolo cristiano (dopo aver letto Altai sto’ rileggendo Q):
    la condizione del fuggiasco rende bene l’idea di contemporaneità, specie quando “fuggiaschi” diventano i territori, prede passate e contemporanee di ogni capitalismo (albe e tramonti).
    salute
    michelangiolo bolognini

  76. NeGa il 22 aprile 2010 alle 17:49

    @ Lorenzo
    ho un’idea piuttosto precisa su cosa sia un “movimento”; neanche volendo riuscirei a farci entrare dentro il popolo viola (e Grillo et ultra). Strano, poi, che in funzione anti-berlusconiana si citi un coacervo confuso di realtà che hanno mutuato le loro principali parole d’ordine dalla destra: senso dello stato, meritocrazia, esaltazione del libero mercato, legalità, giustizialismo … La confusione è grande sotto il cielo …

    @ Wu Ming 1
    “Antipatizzante” mi piace; riesce a condensare quel mix tremendo di attrazione e repulsione che provo di fronte ai vostri lavori. Col pensiero rivolto al NIE, e pensandoti parlante, ti faccio un omaggio (dal non-epico Gadda):

    «Ho avuto due mesi un po’ tribolati dalle ‘conseguenze’ del mio libro, intorno al quale simpatizzanti e antipatizzanti hanno fatto un chiasso del diavolo».

    NeGa

  77. lorenzo galbiati il 22 aprile 2010 alle 17:56

    NeGa
    sì però qui non si tratta di fare una disputa nominalistica sulla parola “movimento” né di valutare quanto siano confusi ideologicamente quelli (presunti, se vuoi) da me citati. Si tratta di capire se nella loro diversità sarebbero in grado, non solo i movimenti ma i singoli che li compongono, di partecipare a una ben precisa campagna di boicottaggio.
    E non dimentichiamoci anche delle persone che una volta erano confluite nel social forum, il movimento più numeroso, per es. gli ambienti pacifisti, di certo sensibili a questi temi.

  78. made in caina il 22 aprile 2010 alle 18:27

    Penso che leggere questo caso attraverso le categorie destra-sinistra sia un pò fuorviante. Saviano ha imposto a tutti una lotta trasversale, una lotta contro ciò che di arcaico è in noi italiani. Una lotta di liberazione da noi stessi.

    Quindi, grazie Roberto Saviano.

  79. Alcor il 22 aprile 2010 alle 19:15

    Quoto con tutte le mie [ormai poche, rispetto al dibattito] forze il NeGa delle 09:55

  80. lorenzo galbiati il 22 aprile 2010 alle 21:04

    Ecco un risultato tangibile di come le posizioni degli scrittori Wu Ming aiutino gli avversari politici di B. a continuare a chiedere agli scrittori di lavorare per B: il titolo dato dall’Unità al presente articolo

    http://www.unita.it/news/97742/saviano_deve_restare_con_mondadori_e_combattere

    Scrittori, intellettuali, giornalisti e politici uniti a collaborare con le aziende del capo del governo.
    Continuiamo così, facciamoci del male.

  81. A. Delmo il 22 aprile 2010 alle 21:48

    “aiutano gli avversari politici di B. a continuare a chiedere agli scrittori di lavorare per B”

    Questo è un complotto che mi mancava. Domando a Lorenzo Galbiati, il quale mi sembra vada perdendo lucidità: ma che gliene dovrebbe fregare agli avversari politici di B. di chiedere agli scrittori…? “Continuare” a chiedere, poi: quando mai l’Unità aveva chiesto a Saviano di restare alla Mondadori? Che gliene verrebbe in tasca all’Unità? Io questo complotto non lo vedo. Anzi, “Il fatto quotidiano” sta premendo esplicitamente perché Saviano se ne vada.

  82. Max il 22 aprile 2010 alle 22:02

    penso che il tipo di gravità politica in cui siamo oggi in Italia è rappresentato da chi ha i mezzi per vederlo e soppesarlo (visto che i media non funzionano bene)..se alcuni scrittori pensano che Berlusconi sia un problema moltograve/grave/mediamentegrave/appenagrave/pernullagrave risponderanno secondo coscienza…il problema nasce quando lo scrittore dice che è un male per il paese perché è essenzialmente antidemocratico..in questo caso dovrebbe seguire le sue idee, la sua passione per la democrazia (perché di passione si tratta come la passione per la giustizia e le sue numerose sfumature filosofiche) che lo porterebbe a fare “di tutto” pur di rappresentare la propria idea con i fatti…inutile quindi dire “dovresti…si dovrebbe…” non ci sono ideologie in Italia (come precedentemente quella marxista) per individualisti come gli scrittori..ognuno ragiona secondo coscienza quindi se io so di non poter seguire le mie parole, o non le dico, o le dico edulcorandole altrimenti faccio quello che la spara grossa e poi si nasconde dietro un dito…quello che Saviano ha spesso detto (non ho letto tutte le sue dichiarazioni) mi sembra critico ma mai definitivo, estremo quindi il suo attuale comportamento mi sembra lineare..poi, ci sono persone che lo vorrebbero più schierato come me ma questa è un’altra faccenda..per quanto mi riguarda sono solo speranze legittime ma mai persecutorie poiché una vita come la sua è immensamente più complicata della mia e gli sono grato perché la sua denuncia e il rischio che corre ogni giorno è per salvaguardare anche la mia libertà.

  83. G. P. il 22 aprile 2010 alle 22:09

    “Quali sono le ricadute culturali” si chiede NeGa: cadere humanum est…

  84. lorenzo galbiati il 23 aprile 2010 alle 00:46

    Non è un complotto, è una logica ricaduta della strategia politica e di comunicazione della sinistra: quella di non voler toccare le sue tv, le sue aziende, le sue case editrici ecc. Vivendo all’interno di questa logica, quello è il titolo più … logico per l’articolo dei Wu Ming.

  85. lorenzo galbiati il 23 aprile 2010 alle 00:50

    PS Il fatto quotidiano infatti è costituito da giornalisti che stanno mettendo in crisi quella logica, pur non arrivando all’idea del boicottaggio, credo per la loro formazione culturale in gran parte di destra.
    Massimo Fini qualche settimana fa a Radio Popolare intervistato su un suo libro (Nerone) ha tenuto a precisare che è stato pubblicato per Mondadori molti anni fa, quando Mondadori non era ancora quella di oggi (forse erano ancora in corso i processi o erano appena finiti) gestita dalla famiglia B, facendo capire che poi ne è uscito per via del nome del proprietario.

  86. Antonio il 23 aprile 2010 alle 01:09

    Einaudi, quando non era di B., non pubblicò Salamov. È strano riflettere su categorie mutuate da un tempo passato; ancor più strano è lamentarsi del “marchio” Saviano appiccicandogli addosso etichette o attribuendogli dichiarazioni mai rilasciate. È un mondo complesso ma non riesco ad accettare il tentativo di renderlo riconoscibile, piuttosto che di conoscerlo. Saviano ha scelto il suo editore con l’idea di essere letto da quanta più gente possibile, e ci è riuscito. Oggi, minoritari professionali, vorrebbero ricondurlo nel ghetto del fiero ed inutile antagonismo, dei pensieri facili e della categoria delle categorie: l’antiB. Saviano si prende gioco dei tic e delle fisime, nonché tremende fobie, di un pensiero morto da un pezzo, arroccato nei suoi tabù. Ancora si urla e strepita contro il marchio Saviano, ma poi si sezionano le sue letture, alla disperata ricerca del bandolo di una matassa che non c’è, che non può esserci più. C’era un mondo da raccontare, fatto di piccoli mondi e di storie simboliche; era sotto gli occhi di una distratta piccolo borghesia casertana, campana che credeva di conoscersi, ma intanto tollerava, e votava, la continuità gavianea di Bassolino. Saviano, da casertano quale sono, mi ha costretto a guardare i volti decomposti e putrefatti delle persone che mi erano accanto… A vedere la
    putrefazione sul mio volto inconsapevole e piccolo borghese. Non mi ha detto che B. è mafioso e che Israele è merda… Questo lo sapevo già.

  87. Larry Massino il 23 aprile 2010 alle 09:37

    Wu Ming 1
    Pubblicato 22 Aprile 2010 alle 14:05 | Permalink

    @ Larry

    “non mi sembrava che pensaste in modo così normale”

    Pensiamo. Forse è questo che non va giù. Per il resto, si è capito fin troppo bene come vorresti andare avanti, e allora vai avanti da solo. Insieme al tuo migliore amico.

    Ci ho dormito sopra, caro Wu Ming1, ma la vostra scomposta risposta a un mio educato intervento, non mi è andata giù. Senza cercare ulteriori confronti, cercherò nei prossimi decenni di farmene una ragione. Quello che mi fa incazzare di più, stamattina, è che causa vostra, numerosi anni orsono, ho praticamente perso un amico, per difendere le vostre giovanilistiche istanze poetiche, del resto assai maleducate al tempo. Parlo di Leo De Bernardinis, del principe del teatro italiano, morto qualche anno fa, da voi più volte aggredito, ingiustamente. Ricordate? L’incazzatura si attenua un minimo, perché il vostro precisare che ” pensate ” mi rassicura e mi fa capire meglio perché ero attratto dalle vostre ricerche poetico-estetiche, ma quasi per niente dalla vostra produzione narrativa, quella di cui io sono a canoscenza, che è pensante quanto pesante, intendo dire mai poeticamente attraente.

    C’è un’altra cosa che fa incazzare, rivolto ai molti che qui si indignano: se Wu Ming e Saviano dicono che le aziende editoriali del padredimarina sono un patrimonio nazionale, TROPPI a difenderli; se lo dice D’Alema è un traditore della patria. Vi torna?

    A me non torna neanche la descrizione della bontà delle singole persone che lavorano (profumatamente pagati, a quanto mi risulta) per il sultano, e, in subordine, per dall’aspetto terribile marina medesima (sarà mica lei il futuro politico da temere, il ” dopo ” di cui preoccuparsi accennato dalla signora Veronica Arendt Lario un anno fa? L’impasto di poteri editoriale bancari dei quali ella è già titolare, sommati a quelli politici che potrebbe presto ereditare mi insospettisce un pochino. Voi no?). Tornando, è chiaro che la singola persona può essere amabilissima e intelligentissima, ma fa parte di un sistema che è come minimo sporchetto, e dal quale le persone con un’anima dovrebbero stare lontane il più possibile, anche qualora ne fossero economicamente dipendenti (si facessero rappresentare dai loro agenti!). Nei corridoi di Mediaset, per esempio, mi si dice si parli parecchio siciliano…

    Il dibattito che si sta sviluppando direi riveli inoltre qualche tratto di falsa coscienza. Se imbocchiamo l’autostrada nessuno ci chiede di maledire i Benetton, ma neanche ci mettiamo a esaltare la liberalità dei dirigenti del gruppo finanziario più dubitato del momento: ci serve per fare velocemente un tragitto, la imbocchiamo, paghiamo e usciamo: punto.

    Sulla bontà dei singoli, le contraddizioni sono ovviamente tante. Quello che ritengo sia il maggior poeta italiano morente, ad esempio, mi parlò, non più di 10 anni fa, delle qualità filosofico-letterarie, umane e mecenatistiche di Marcello dell’Utri, definendolo uno degli uomini più colti che avesse mai conosciuto, e ritenendolo vittima di un complotto giudiziario. Che vi devo dire, abbaglio poetico?

    Ma ricordo, infine, di aver letto, troppi anni fa, quasi tutti i romanzi di Giampaolo Rugarli, il quale, oltre al superlativo ” La troga ” ha scritto diversi, anzi troppi, romanzi ” minori “. In ognuno di essi, comunque, si può godere oltre che del sarcasmo e della bellità di pensiero, di numerose riflessioni amarissime sul sistema editoriale-letterario, nelle quali non salvava praticamente nulla.

    Mi scuso per la lunghezza e auguro una buona giornata a quasi tutti.

    _____________________________________________________________________

  88. sergio garufi il 23 aprile 2010 alle 09:51

    WM1
    “Belpoliti, che si continua a descrivere come un censurato o un fuoriuscito dall’Einaudi, e implicitamente viene iscritto (non da te) al partito del boicottaggio, ha appena ripubblicato con Einaudi il suo libro Settanta in una versione arricchita e aggiornata. Ne deduco che secondo lui vale la pena continuare a lavorare con quelle persone e in quella struttura. E… Saramago? L’Einaudi? Mai più? Uhm… Dare un’occhiata qui, e non è un miraggio, c’è scritto proprio 2010.”

    che roba brutta, scrivere una cosa del genere ribaltando la verità, come se il problema fosse di quegli autori che non smettono di farsi pubblicare da einaudi e non, invece, dei libri (di raboni, di belpoliti, di saramago) contro il capo che sono stati censurati.
    questa è una risposta da cicchitto, questo è il berlusconismo di sinistra.

  89. lucia cossu il 23 aprile 2010 alle 10:21

    leggendovi mi chiedo spesso se c’è qualcosa di salvabile che non sia dentro il sistema, o se l’anomalia e la concentrazione di potere non sia tale da non poter essere in questo paese senza essere coinvolti in qualche modo con chi detiene questo potere concentrato. Non cruenta ma credo che si debba fare una rivoluzione, credo questo paese vada davvero fondato di nuovo. Altrimenti convivere così cercando di tenersi puliti nelle azioni, ma non ha senso dire Espresso sì, Repubblica nì, Liberpo mai, Einaudi sì, Mondadori no… cosa cambia davvero?

  90. Wu Ming 1 il 23 aprile 2010 alle 10:40

    Ho scritto che forse (forse, perché non leggo nel pensiero di Belpoliti) un autore pensa valga comunque la pena collaborare con l’Einaudi.
    Ho scritto che se Saramago non ha rotto l’ultimo contratto con Einaudi forse (forse) ci sono elementi ulteriori da prendere in considerazione. Laicamente.
    Questo secondo Garufi sarebbe “berlusconismo di sinistra”.
    Detto da uno che scriveva sul “Domenicale” fondato da Dell’Utri e che in nome del culto dell’Autore e del Genio giudica non criticabili le sviolinate pro-Pinochet di Borges, e riserva sfuriate a chi le critica.
    Questo rende più bella la mia mattinata, perché io sono molto contento di essere in disaccordo con Garufi, e mi dispiacerebbe il contrario.

  91. Wu Ming 1 il 23 aprile 2010 alle 10:52

    @ Massino,
    ritengo non vi sia nulla di più stucchevole del vittimismo di chi voleva provocare e non ci è riuscito.

  92. georgia il 23 aprile 2010 alle 11:08

    Se imbocchiamo l’autostrada nessuno ci chiede di maledire i Benetton, ma neanche ci mettiamo a esaltare la liberalità dei dirigenti del gruppo finanziario più dubitato del momento: ci serve per fare velocemente un tragitto, la imbocchiamo, paghiamo e usciamo: punto

    mio dio mi hai dato una visione futuristica da incubo :-)
    Tremo all’idea che domani lorenzo mi chieda di boicottare le autostrade, o che andrea inglese o marco rovelli mi facciano una dotta disquisizione su quanto sia differente pagare l’autostrada o comprare un libro mondadori o soprattutto comprare una copia di libero.
    Tremo mentre sono in attesa del momento in cui lorenz mi dirà che non devo usare più google, yahoo, ecc. … e motivi ce ne sarebbero (come ci ha spiegato itzik), altro che mondadori ;-).
    Ci tengo a precisare che mentre tutti stanno qui a disquisire sul contenitore … hanno tutti (ma proprio tutti) una pagina su facebook … Ho letto qui che saviano è colpevole (oltre che per la casa editrice) per aver detto che vivrebbe in israele, beh che vuol dire? che è contro i palestinesi? Io sono filo palestinese (visto che sono quelli che, innocenti, stanno pagando per gli orrori dell’infame secolo breve europeo, che si è riversato in blocco su di loro) però non me la sentirei mai di vivere a gaza e neppure a ramallah … che vuol dire che sono filo-netanyahu?
    Il bicottaggio è una pratica non violenta che io considero una grande arma (e ci tengo a precisare che considero lorenzo in totale buona fede) ma deve essere globale e soprattutto all’interno di una situazione che permetta al boicottaggio di funzionare, boicottare la mondadori lascia il tempo che crede, se non si boicottano TUTTI gli interessi di berlusconi, che sono ormai così tanti da far venire il capogiro … la mondadori berlusconi se l’è presa con l’imbroglio, ma lo stragrande potere che ha glielo abbiamo dato noi (di sinistra che più a sinistra non si può) lasciandolo andare al governo, con le nostre beghe di bottega (caduta primo governo prodi) con le nostre faziosità, con i nostri bizantinismi, con il nostro moralismo che riguarda sempre gli altri, insomma con il nostro rifiuto di qualsiasi alleanza strategica (tanto uno vale l’altro e poco importa se l’altro possiede un impero) e mentre noi (anzi gran parte di voi) ci sentivamo in pace con il nostro provincialismo moralista, berlusconi si creava un potere da paura e oggi vorremmo scalfirne una briciola boicottando saviano o costringendolo ad andaresene in un’altra casa editrice?. Non so se sapete vedere la comicità della situazione ;-)
    Grillo che è un fautore del boicottaggio perchè non incomincia a boicottare il server (o come diavolo si chiama) del suo blog?
    de magistris che finge di fare il sinistro perchè non incomincia ad usare gli aerei pubblici e si mischia alle persone normali invece di quelli privati un po’ travestiti a fini rimborsi? Perchè non rilascia interviste a soli contenitori di sinistra invece di fare il gigione su giornali gossip, ecc. ecc. Perchè non approfitta della sua carica per completare le mitiche indagini promesse in campagna elettorale, perchè non lo fa invece di essere sempre in italia in tv?
    Insomma voglio dire non concentriamoci, nel bene e nel male solo su saviano … so che farlo (pro o contro) paga in termini di visibilità letteraira, infatti i post si moltiplicano e arrivano tutti gli scrittori ingordi di visibilità, ma sarebbe più carino e onesto abbozzarla ;-)

  93. Wu Ming 1 il 23 aprile 2010 alle 11:13

    Dimenticavo: il riferimento a Leo De Berardinis. Chi legge qui, non lo avrà sicuramente capito.

    Dentro il magma del Luther Blissett Project (1994-1999) era attivo un gruppo di persone che facevano teatro-guerriglia, performances in strada, ed erano anche dediti a una forma di “teatro pop di ricerca” ispirato a varie fonti, soprattutto a Deleuze-Guattari, con rappresentazioni in centri sociali o anche in edifici occupati ad hoc.

    Questo gruppo, il “Teatro situazionautico Luther Blissett”, nel 1995 polemizzò con De Berardinis su come dirigeva il festival di Santarcangelo e su alcune dichiarazioni pubbliche che aveva fatto. I testi prodotti sono riportati qui:
    http://www.lutherblissett.net/archive/091_it.html
    Il più rilevante di questi testi è firmato da Riccardo Paccosi, che era fondatore e leader del TSLB.

    Ora, precisato che noialtri futuri Wu Ming eravamo un altro nucleo rispetto al TSLB (col quale finimmo per polemizzare noi stessi per una loro deriva un po’ “misticheggiante” negli ultimi anni del Luther Blissett Project) e che da anni non sento Riccardo Paccosi (il quale era comunque un estimatore dell’opera teatrale di De Berardinis), a me pare che quella polemica, benché dura e accesa, rientrasse nell’esercizio legittimo di una critica a un operato pubblico. E questo a prescindere dal contenuto, sul quale oggi non sarei nemmeno in gradi di esprimermi. E’ roba da zuccherini rispetto a certe controversie e faide viste nella storia delle avanguardie. E infatti rimase un episodio.

    E’ davvero scorretto fare retroagire su polemiche del 1995 la terribile sorte che colpì De Berardinis *sei anni dopo*, nel 2001, quando nessuna polemica del genere era più in corso. Nel 1995 De Berardinis era un personaggio pubblico che non rifuggiva provocazioni e dichiarazioni trancianti, che aveva molto prestigio e anche un certo potere (cosa in cui non vedo niente di male), e che poteva ben gestirsi polemiche come quelle, perché aveva spalle larghe.

    Detto questo, Wu Ming non ha mai detto nulla su De Berardinis, né contro né pro. Non conosciamo abbastanza il suo lavoro. Possiamo solo dire che, avendo comunque condiviso uno spazio importante (la Bologna non ancora pietrificata degli anni ’90) e avendolo incrociato qualche volta in giro, quel che gli è accaduto ci addolora e ci angoscia.

  94. Larry Massino il 23 aprile 2010 alle 11:22

    Io non ho nemmeno sognato di accusarvi delle sorti toccate a Leo, ma voi siete suscettibile, e, peggio ancora, pensate che tutto giri intorno a voi e al vostro modesto pensiero. Per me la polemica è chiusa.

  95. sergio garufi il 23 aprile 2010 alle 11:24

    Il Berlusconismo è tante cose, non solo il minimizzare i casi di censura ribaltando la responsabilità sui censurati che in fondo fanno i loro interessi, tant’è che stanno con un piede dentro e uno fuori. Per esempio è scendere sul personale, rispondere a un argomento affermando: “detto da uno che…” Uno pone delle questione etiche e l’altro gli dà del “noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato”. Ad ogni modo, io ho scritto di letteratura per tanti giornali molto diversi fra loro, e mentre lo facevo per il Domenicale comparivo pure sul quotidiano Liberazione, sul mensile Diario, su Stilos, per cui ero pure poligamo e non “sposavo” nessuna di quelle linee politiche. Rispondo per quello che scrivo, e fra quello che ho scritto non c’è la cazzata su Pinochet che mi attribuisci.

  96. Wu Ming 1 il 23 aprile 2010 alle 11:39

    @ Massino,

    “Leo De Bernardinis, del principe del teatro italiano, morto qualche anno fa, da voi più volte aggredito, ingiustamente.”
    Uno cosa doveva pensare? Qui l’inciso serve a rendere ancor più odioso un termine già improprio di suo, cioè “aggredito”, con l’aggravente dell’avverbio “ingiustamente”. Non fu aggredito proprio nessuno, e l’ingiustizia è tirata in ballo a sproposito.
    Dopodiché, è una vecchia tattica quella di rispondere a qualunque cosa dicendo che l’avversario è “suscettibile”, ed è una tattica da suscettibili.

    @ Garufi,
    questa è l’ultima. Eh, purtroppo il piano personale lo introduci sempre tu, come quando si parlava della “Battaglia di Maldon” e apristi una polemica parlando di una sera a cena con Wu Ming 4 e di una battuta vera o presunta e di quello che avevano detto Tizio e Caio etc. Gossip da Dagospia. Anche stavolta, io ho portato degli elementi su cui riflettere e tu mi hai risposto ad hominem paragonandomi a Cicchitto e dicendo che ribalto la verità.
    Poi scrivi: “Fra quello che ho scritto non c’è la cazzata su Pinochet che mi attribuisci.”
    Infatti non sei tu ad aver fatto sviolinate a Pinochet. Le dichiarazioni erano di Borges. L’impressione che davi era quella che ho riportato sopra. Tant’è che diversi ti risposero dicendo che il motto su estetica ed estetics non può giustificare robe del genere. Comunque non c’è da riepilogare niente, la discussione è tutta qui:
    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/03/10/raccontare-la-battaglia/

    Ragazzi, vedo che qui c’è aggressività. Lo hanno detto in tanti, dopo un certo numero di commenti una discussione su blog diventa ingestibile fiera dell’equivoco. Mi ritiro in buon ordine, a tempo indeterminato.

  97. Wu Ming 1 il 23 aprile 2010 alle 11:40

    Refuso, era: “il motto su estetica ed etica”.

  98. sergio garufi il 23 aprile 2010 alle 11:54

    Iil motto era “l’estetica è la madre dell’etica”, ed era tratto dal discorso di accettazione del premio Nobel per la letteratura pronunciato da Josif Brodskij, un autore che patì il carcere e l’esilio sotto una dittatura. Sostenere che quel motto giustifichi Pinochet è umorismo involontario.

  99. lucia cossu il 23 aprile 2010 alle 12:06

    @georgia
    credi che con la sempre e sola prevalenza dei rancori personali e sofismi di complessità ci si potrà mai alleare in questa Italia su cose semplici semplici come quelle che per esempio dici tu? Io comincio a non crederci che ora ci sia qualcosa da salvare e una parte sana sufficiente per sostenere tutto il paese, io lo trovo perduto e da rifare, da rifare proprio dal seme…. e queste sterili e aggressive discussioni in cui si è sempre e solo se stessi senza mai ma dico mai cercare di capire cosa di sè mettere da parte e cosa può essere utile a una causa comune come riportare l’Italia a livelli di democrazia reali accettabili me ne convincono sempre più. Sono ottimista ma per un futuro abbastanza lontano.

  100. Wu Ming 1 il 23 aprile 2010 alle 12:27

    Si sostenne che con quel motto di Brodskij tu non potevi giustificare Borges che giustificava Pinochet. Ciao.

  101. véronique vergé il 23 aprile 2010 alle 12:31

    Ho un punto di vista diverso. Credo che la notorietà di Roberto Saviano lo protegge. Si vede alla Rai, è una cosa magnifica. Quando sono enlla mia solitudine, e che leggo i libri dell’autore, mi trovo davanti a un vero scrittore, perché ogni parola fa commozione, illumina una parte dell’ombra in noi. Mi parla di Camorra, ma anche di resistenza, di libertà, di arte, di solitudine, di destino umano. Faccio la differenza tra l’apparizione in TV – anche se Roberto Saviano ha un talento per raccontare la sua terra o un’incontro con un giocatore di Barcelona- e lo scrittore nella sua solitudine e in una piccolissima camera d’albergo.
    Roberto Saviano ha sempre scritto anche per quelli che vivono sotto scorta. Non ha mai dimenticato la sua terra, è il segno di uno scrittore. Uno scrittore parla dalla sua terra natale.

    Per ritrovare lo scrittore, si deve leggere i suoi libri.

  102. georgia il 23 aprile 2010 alle 12:49

    beh io non ho mai creduto, in nessun campo, alla possibilità di rifare, resettando tutto (mi sa tanto di religione), anzi credo sia solo il sistema migliore per non fare niente ;-)

  103. la funambola il 23 aprile 2010 alle 13:40

    Soriamo! :)

    Esegesi del decadimento

    Ognuno di noi è nato con una dose di purezza, predestinata a essere corrotta dal commercio con gli uomini, da questo peccato contro la solitudine.

    Giacchè ognuno di noi fa l’impossibile per non essere votato a se stesso.

    Il nostro simile non è fatalità bensì tentazione di decadimento.

    Incapaci di mantenere pulite le nostre mani e inalterati i nostri cuori, noi ci sporchiamo a contatto con sudori estranei, ci avvoltoliamo, assetati di disgusto e bramosi di pestilenza, nel fango unanime.

    E quando sogniamo mari convertiti in acqua benedetta, è troppo tardi per immergervisi, e la nostra corruzione troppo profonda ci impedisce di annegarvi: il mondo ha infestato la nostra solitudine; su di noi le tracce degli altri diventano indelebili.

    Nella scala delle creature, soltanto l’uomo ispira un disgusto costante.
    La ripugnanza che provoca una bestia è passeggera, non matura in alcun modo nel pensiero, mentre i nostri simili assillano le nostre riflessioni, si infiltrano nel meccanismo del nostro distacco dal mondo per confermarci nel nostro sistema di rifiuto e di non adesione.

    Dopo ogni conversazione, la cui raffinatezza indica da sola il livello di una civiltà, perchè mai è impossibile non rimpiangere il sahara e non invidiare le piante o i monologhi infiniti della zoologia?

    Se con ogni nostra parola riportiamo una vittoria sul nulla, è solo per subirne ancor più il dominio.

    Noi moriamo in proporzione alle parole che spargiamo intorno a noi.

    Coloro che parlano non hanno segreti.
    E tutti noi parliamo.
    Ci tradiamo, esibiamo il nostro cuore;
    carnefice dell’indicibile, ognuno di noi si accanisce nella distruzione di tutti i misteri, a cominciare dai propri.

    E se ci incontriamo con gli altri, è per avvilirci insieme in una corsa verso il vuoto – che sia negli scambi di idee, nelle confessioni o negli intrighi.
    La curiosità non ha provocato soltanto la prima caduta, ma anche quelle innumerevoli di tutti i giorni.

    La vita non è altro che questa impazienza di decadere, di prostituire le solitudini verginali dell’anima mediante il dialogo, negazione immemoriale e quotidiana del Paradiso.

    L’uomo dovrebbe ascoltare se stesso nell’estasi senza fine del Verbo intrasmissibile, forgiarsi parole per i propri silenzi e accordi percettibili unicamente ai propri rimpianti.

    E invece è il chiaccherone dell’universo: parla a nome degli altri: il suo io ama il plurale.
    E chi parla a nome degli altri è sempre un impostore.
    I politici, i riformatori e tutti coloro che si appelano a un pretesto collettivo sono dei truffatori.
    L’unica menzogna che non sia totale è quella dell’artista, poichè egli non inventa che se stesso.

    Al di fuori dell’abbandono all’incomunicabile, della sospensione nel bel mezzo delle nostre emozioni sconsolate e mute, la vita non è che fragore su una distesa senza coordinate, e l’universo una geometria epilettica.

    baci
    la funambola

  104. georgia il 23 aprile 2010 alle 14:08

    da questo peccato… Incapaci di mantenere pulite le nostre mani e inalterati i nostri cuori, … tentazione di decadimento … perchè mai è impossibile non rimpiangere il sahara e non invidiare le piante o i monologhi infiniti della zoologia . ..La curiosità non ha provocato soltanto la prima caduta, ma anche quelle innumerevoli di tutti i giorni … negazione immemoriale e quotidiana del Paradiso … nell’estasi senza fine del Verbo intrasmissibile … la vita non è che fragore su una distesa senza coordinate, e l’universo una geometria epilettica

    don funambola o madre badessa funambola;-), grazie della predica mistica dal pulpito … Oh my god!!!???!!! bleah ….

  105. la funambola il 23 aprile 2010 alle 14:13

    cara la mia georgia, che dio e cioran ti perdonino, e ti benedicano!
    egoteassolvo
    smuackkkkkkkkk
    la fu

  106. lucia cossu il 23 aprile 2010 alle 14:36

    @georgia
    son ben lontana dal massimalismo puro di rifondazione totale, mi son probabilmente espressa male. Non ho tempo ora ma più tardi cerco di esprimermi meglio

  107. georgia il 23 aprile 2010 alle 14:37

    dici che dio e le guardie di ferro sono poco propensi alla perdono? me ne farò una ragione … la tua assoluzione invece (ma soprattutto lo smuack) non ti dico dove te la puoi infilare ;-)

  108. georgia il 23 aprile 2010 alle 14:40

    l’ho capito lucia non preoccuparti :-), ma leggo sempre con inquietudine l’invito a fare tabula rasa, del resto sempre più frequente in questo periodo millenaristico

  109. la funambola il 23 aprile 2010 alle 15:07

    cara georgia
    la KickBoxing non fa per me
    (potrei, involontariamente, farti troppo male) :)
    ti ribacio perchè l’effetto di ritorno è stato molto piacevole
    la fu

  110. made in caina il 23 aprile 2010 alle 15:18

    per fortuna, l’uomo possiede una parte di sé eccedente e supeflua

  111. Alessandro Ansuini il 23 aprile 2010 alle 15:23

    Bello questo slogan “Abitare la contraddizione”. Dovrebbe usarlo l’ikea nella pubblicità in cui c’è la famigliola che guarda la partita italia-svezia con la madre che prende a calcio la cucina quando l’italia prende un palo. poi musica da eurovisione, famiglia sorridente: abitare la contraddizione.
    Bello proprio. L’avessero saputo i troiani (anche dell’esistenza dell’ikea) col cazzo che scendevano dal cavallo.

  112. Alessandro Ansuini il 23 aprile 2010 alle 15:44

    p.s.
    i greci vabbé. ;)

  113. Antonello Cassano il 23 aprile 2010 alle 15:53

    io non credo che saviano sapesse o fosse consapevole del fatto che, nel momento in cui decideva di stare “dentro”, sarebbe stato anche “contro”. perché non sapeva di fare il botto con il libro.
    il problema è sempre quello: il libro è andato troppo bene!

    quanto alla questione morale sugli intellettuali che dovrebbero abbandonare le “casematte” berlusconiane io, sinceramente, non so più che pensare.
    ma forse mi piacerebbe vedere una loro grande rivolta, un grande rifiuto,
    a testimonianza dell’esistenza del ceto intellettuale italiano.
    e mi piacerebbe leggere, comodamente seduto sul divano, i titoli dei giornali sulla rivolta

  114. AMA il 23 aprile 2010 alle 23:06

    Illuminante Sergio Garufi quando scrive di berlusconismo di sinistra.
    Io trovo che certi autori di sinistra alla Mondadori non possano che trovarsi a loro agio: sono perfettamente inseriti nella dialettica del regime mediatico berlusconiano. Sono dentro, non fuori, come lo stesso Saviano del resto. Dall’interno degli organi di regime legittimano se stessi contro ogni forma di dissenso non istituzionale.
    Senza mai dimenticare che lo stesso Berlusconi e’ un uomo contro da dentro le istituzioni. Lo stesso Bossi.

    Questi intellettuali comunque saranno ricordati come quelli editati dal regime mediatico berlusconiano. Che appoggiassero o meno il dittatore.

  115. Carlo Capone il 23 aprile 2010 alle 23:25

    Roberto Saviano non pensava che quel libro avrebbe provocato lo sconquasso che ha causato alla sua vita . Se avesse soltanto potuto immaginare forse non l’avrebbe scritto.
    Averlo ammesso gli fa ancora più onore. Un uomo vero, del resto solo un uomo vero poteva testimoniare il sacrificio di don Peppino Diana.
    Che conobbi nel 92 e di cui a Pasqua 93 appresi per telefono l’assassinio.

  116. Carlo Capone il 23 aprile 2010 alle 23:32

    Chiedo scusa, era la Pasqua del 94.

  117. AMA il 23 aprile 2010 alle 23:41

    @Capone

    Saviano non e’ piu’ quel ragazzo ingenuo e coraggioso. Adesso e’ un uomo che tutti i giorni sceglie se sottarsi o meno al suo destino. Qualunque esso sia.

  118. véronique vergé il 24 aprile 2010 alle 11:43

    Carlo Capone, è per te e gli altri amici che hanno vissuto la loro infanzia su questa terra che ho immaginato un testo, e anche la lettura del libro La Parola contro la camorra ha svegliato in me il desiderio di poplare il mio testo dei volti e delle anime che ho incontrato.

    Ho vissuto in una terra del sud, vicino al reo dei mari: il Mediterraneo; nella lingua francese sentita come femminile (la reine des mers), ho sentito l’aspro della terra, il polvero delle giornate dell’estate, l’impressione di bellezza unita alla solitudine del paesaggio e del cielo, un alto desiderio di vivere il sole e il mare, ma non ero in una terra di guerra, ero in una terra solare, non in una terra in frammenti, attraversata dalla paura, crivellata di proiettili, con fiori nelle strade per rammentare quelli che sono caduti in piena giovinezza.

    Giovinezza e morte. Due elementi che fanno di tutta una terra o un paese un corpo violentato.

    La parola di Roberto Saviano non infanga il paese, come lo pretende Berlusconi, invece parla una lingua della giovinezza in pericolo, cercando la strada in un paese dove la bellezza sarebbe radiosa.

  119. georgia il 24 aprile 2010 alle 12:22

    veronique hai visto l’ultima puntata di anno zero? ad un certo punto c’era uan diretta da un paesino del nord (naturalmente sindaco lega) dove era un corso una lorra fratricida tra cittadini italiani autoctoni e cittadini italiani (o per lo meno regolarmente residenti che lavorano) per contributi mensa e affitto, quindi una lotta tra poveri Il tasso di razzismo era veramente insopportabile. Il razzismo individuale forse è endemico e non è possibile sradicarlo, la tragedia però avviene quando entra in ballo la politica, il potere, a scatenarlo e strumentalizzarlo. Allora il grado di allarme e disgusto è giustamente alto. L’italia è in pericolo, altro che bel paese.

  120. véronique vergé il 24 aprile 2010 alle 12:39

    Georgia,

    Non l’ho vista, perché non ho la TV. Vedo la TV in Italia, quando sono in albergo. Il razzismo non colpisce solo l’Italia. Le elezioni in Europe hanno svelato un incremento delle destra estrema. La scuola deve fare un lavoro importante per cambiare le cose.

  121. georgia il 24 aprile 2010 alle 12:54

    scusate gli errori nel mio commento precedente (mancano intere parole) ma vedo che veronique lo ha capito ugualmente … certo veronique hai ragione il razzismo è in tutta europa ma in italia la lega è al governo e si sta preparando a cambiare la costituzione non è una differenza da poco.
    geo

  122. Larry Massino il 24 aprile 2010 alle 13:38

    @Georgia Non ti impaurire, è fiction, una fiction DE PAURA. Eccoti la cronaca dal set della terza puntata.

    Lunedì 19, mattina, riunione di produzione nell’ufficio del regista
    DE PAURA Feltri. Solo tre parti principali: il Sindaco, la giovane
    madre atavica con gli occhi spiritati, una educata signora egiziana
    immigrata in Italia da venti anni. La trama è semplice quanto poco
    credibile, come, appunto, nelle fictions: in un comune immaginario del
    nord, il Sindaco cerca di togliere più diritti che può ai forestieri,
    di ogni età, a favore dei nativi, non razzisti, ma volitivi, i quali,
    dopo aver lottato per escludere i bambini poveri dalla mensa e dal
    servizio bus della scuola, hanno finalmente deciso di mettere una
    taglia sui luridi benefattori anonimi.

    L’attore per fare il Sindaco si è trovato facile, un qualunque Sindaco di un
    qualunque paese del nord est nella parte di sé stesso. Per il ruolo della donna è stata più dura. Ha detto in proposito il direttore di produzione, scervellandosi: ” ‘A moje de’ Sallusti s’a semo ggiocata pe’ ‘a seconda puntata! “. Sallusti stesso, che, ricordiamolo, è il protagonista stesso della fiction DE PAURA, ha confermato annuendo con la testa, ma sorprendentemente ha estratto l’intelligenza dalla fondina destra sotto l’ascella e si è ricordata una sorella, della quale, po’rello, aveva perso le tracce in una casa di cura per turbati mentali. La consanguinea è stata rintracciata subito, perfettamente in parte, capelli corvini, occhi spiritati e tutto. La musulmana è bastato dare una sbirciata all’elenco telefonico e
    comporre il numero: difficile sbagliare, la loro dignità supera di
    molto l’educazione media nazionale, soprattutto al nord est.

    M’ha detto il direttore di produzione: ” Ah Larre, quando ‘n lavoro se prepara bbene, a ggirà ‘n ce vò gnente! ‘nnamo, và, bevemose ‘na cosa! “. Infatti, la puntata si è girata in un solo giorno, perfetta, l’avete vista tutti, a parte alcune comparse nel gruppo delle mamme del nord est, che non
    riuscivano a trattenere il riso, ma che verranno certamente escluse
    dal cast delle prossime puntate.
    ______________________________________

  123. georgia il 24 aprile 2010 alle 14:05

    già ma il sindaco mica era una comparsa, era VERO
    la signora era marocchina non egiziana.
    Le signore del paesino recitavano molto bene … va detto;-), e avevano facce stravolte con la bava alla bocca che solo il razzismo riesce a provocare, difficile fingere ;-)

  124. AMA il 24 aprile 2010 alle 15:03

    Siete stati alienati dalla vostra teledipendenza. Indotta. Fra l’altro non ci sarebbe alcun bisogno di vedere Santoro per capire che L’Italia e’ un paese profondamente ignorante. Ed il volto del Nord E st e’ quello folle e malato di Bossi.

  125. G. P. il 24 aprile 2010 alle 15:14

    Nell’imminenza del 25 aprile, ricordiamo da dove veniamo:

    http://www.youtube.com/watch?v=7sclgS07-7s

  126. Larry Massino il 24 aprile 2010 alle 15:53

    @georgia il rigore con cui pari interpretare il mio modesto raccontino umoristico, mi suggerisce di sottolineare che la destra, da AN in poi, ha fatto del racconto DE PAURA il proprio successo, e, a tutt’oggi, diffondere paura nel paese è l’unica arma politica di cui dispone e che gli rende elettoralmente, oltre alla gestione di probabilissimi e ingentissimi fondi neri che servono a comprare pacchetti di voti. Un’Italia reale non c’è, in ogni caso non è quella che veniva descritta l’altra sera, ma migliaia di Italie minori delle quali è praticamente impossibile rendere conto. Quella dell’altra sera è solo un racconto, che serve alla destra a raccogliere voti, alla sinistra per tentare di demolire la destra: normale e vile lotta politica. Tocca a noi il compito di mettere in campo il racconto di altre Italie, belle, reali o immaginarie?

  127. Il fu GiusCo il 24 aprile 2010 alle 16:35

    Be’ l’uscita ultima di Fini ha provocato sconquassi anche nella sinistra barricadera che, non dimentichiamolo, ha costruito carrierine all’ombra del gran burattinaio. Che la scossa dovesse venire dal fu camerata & cofondatore dell’oramai conclamato razzista-squadrista contenitore chiamato pdl, e’ l’ennesimo colpo di coda in una faccenda tutto sommato farsesca.

    Rimane, come ha scritto Garufi, la sensazione che ai tanti berluschini di sinistra (berluschini per toni, modi e maniere di gestire la propria figura pubblica), la sortita anti caimano del nuovo Compagno Gianfranco abbia fatto piu’ male che bene. Perche’ se davvero Fini uscisse dal pdl, abbandonando l’armata brancaleone che gli apparteneva e si poi e’ venduta al caudillo Silvio, la posizione del “rimanere a dar noia dal di dentro” sara’ -per loro personaggi pubblici- intenibile.

    Uno degli aspetti beceri dell’ultimo fare politica in Italia, cioe’ il buttarla sempre sul personale, potrebbe davvero sommergere molti: capibastone, attori non protagonisti, nani, ballerine ed anche scrittori.

  128. AMA il 24 aprile 2010 alle 16:42

    Senza dimenticare che certa sinistra, oltre ad essere berlusconiana, non avrebbe alcun imbarazzo ad allearsi con la Lega Nord.

    A livello simbolico il gesto di Fini e’ stato devastante per tutti gli intellettuali di sinistra che si sono ritagliati il loro spazio antagonista dentro le logiche della dialettica di regime.

  129. Carlo Capone il 24 aprile 2010 alle 17:18

    “Ho vissuto in una terra del sud, vicino al reo dei mari: il Mediterraneo; nella lingua francese sentita come femminile (la reine des mers), ho sentito l’aspro della terra, il polvero delle giornate dell’estate, l’impressione di bellezza unita alla solitudine del paesaggio e del cielo, un alto desiderio di vivere il sole e il mare, ma non ero in una terra di guerra, ero in una terra solare, non in una terra in frammenti, attraversata dalla paura, crivellata di proiettili, con fiori nelle strade per rammentare quelli che sono caduti in piena giovinezza.”

    Veronique quando scrive del Sud si trasfigura :-)
    Ce l’ha nel sangue e nella mente, quei posti, lo si sente dalla sua anima che vibra.

  130. Massimo il 26 aprile 2010 alle 13:15

    “Un’Italia reale non c’è, in ogni caso non è quella che veniva descritta l’altra sera, ma migliaia di Italie minori delle quali è praticamente impossibile rendere conto.”

    Quoto completamente Larry Massino. Aggiungo che, in questo luogo virtuale, l’irrealtà della realtà è ancora più palese.
    E’ triste avere come alternative la tifoseria o l’indifferenza. Sarebbe ora di provare a cercare (se esiste) questo fantasma che si chiama Italia reale. E’ un’impresa che può cambiare la vita di un uomo. O perderlo per sempre.

  131. Tiziano Fratus il 28 aprile 2010 alle 03:08

    Cari Wu Ming, sono assolutamente d’accordo.
    Non è poi un problema chi ti pubblica, ma perchè ti pubblica.
    E volendo scegliere fra una Einaudi senza di voi o con voi preferisco una Einaudi che vi pubblichi. Lo stesso parallelamente per Saviano e la Mondadori.
    Non sono però certo che il problema siano d per sé il berlusconismo, tantomeno il “capitalismo”. Prima di tutto che concetti sono. Andrebbero sempre specificati, per non incorrere in fraintensimenti di senso.
    C’è anche da distiguere, a mio parere, fra la funzione istituzionale di una grande casa editrice, che comunque e dovunque presta attenzione ai poteri cosìdetti forti, e gli esempi sarebbero tanti e in diverse parti del mondo, e questa anomalia della presenza in ogni dove della famiglia Berlusconi, che di certo complica, come ben avete illustrato, la situazione. Il conflitto di interesse non sta, a mio parere, in uno scrittore che pubblica con editori come Mondadori, la RCS o Einaudi… ma altrove…
    Per quanto concerne Saviano non sono affatto sicuro che lui ci tenga così tanto a tenere alta la attenzione su di sè, non lo escludo a priori ma non lo credo così ossessionato. Semplicemnete è diventato, lui, la sua opera, la sua condizione – questa davvero scandalosa, e non smetto di ripeterlo, da anni – un emblema per tanti. Anzi un emblema di un paese che pretende di essere un paese normale e normale non lo è affatto.



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