Po(pò) Polar- Raymond Queneau e Rita Pavone

22 aprile 2010
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Intervista
traduzione di effeffe
Pierre Dumayet : C’è una grande distanza tra quello che si chiama generalmente linguaggio poetico e il suo, provo a fare un timido esempio, con questo suo poemetto, Ho proprio rischiato di annegare nel Mar Mediterraneo, e che ora leggerò:

“Le ciel qui couvait des colères sanglantes
commençait à remuer ses sommets et ses pentes
je restais emmerdé1 sans pouvoir revenir”

Pierre Dumayet : Lei ha la pretesa di essere assolutamente “classico”
Raymond Queneau : Cosa c’è di non classico qui dentro?
Pierre Dumayet: Le ponevo una domanda…
Raymond Queneau : Non capisco, perché non dovrebbe esserci del classico… certo una parola così, ma ce ne sono in tutta la poesia francese, di sicuro non nei manuali di liceo…
Pierre Dumayet : Ecco, è proprio questo, come mi diceva prima della differenza che c’è tra la poesia che si conosce attraverso i manuali e quella che lei considera della vera poesia da sempre esistita…
Raymond Queneau :Ah non credo di fare della poesia che si possa insegnare a scuola, ma c’è tutto un campo della poesia che è messo un po’ ai margini e che talvolta si perde, non si trova nei manuali, come una parte della poesia greca…

Pierre Dumayet : Sono stati ritrovati recentemente dei frammenti…
Raymond Queneau : Si è ricostruito per esempio il corpo poetico di Ipponatte che era un grande poeta e manipolatore di parole e di oscenità
Pierre Dumayet : Adesso le chiederei di leggere Encore l’art Po
Raymond Queneau : Leggo male eh, comunque ci provo
Pierre Dumayet : Di norma dovrebbe essere una ragazzina a leggerlo…
Raymond Queneau : Certo, andrebbe recitato come una tabellina delle moltiplicazioni, e questo io non saprei proprio come farlo, dunque lo leggerò così:


Encore l’Art Po
C’est mon po – c’est mon po – mon poème
Que je veux – que je veux – éditer
Ah je l’ai – ah je l’ai – ah je l’aime
Mon popo – mon popo – mon pommier

Oui mon po – oui mon po – mon poème
C’est à pro – à propos – d’un pommier
Car je l’ai – car je l’ai – car je l’aime
Mon popo – mon popo – mon pommier

Il donn’ des – il donn’ des – des poèmes
Mon popo – mon popo – mon pommier
C’est pour ça – c’est pour ça – que je l’aime
La popo – la popomme – au pommier

Je la sucre – et j’y mets – de la crème
Sur la po – la popomme – au pommier
Et ça vaut – ça vaut bien – le poème
Que je vais – que je vais – éditer *

Raymond Queneau : Ed ecco che è letto alla televisione…
Pierre Dumayet : Non c’è in ognuno di questi poemi una certa tendenza alla derisione
Raymond Queneau : C’è certamente un po’ di derisione verso un poeta che si fa pubblicare, altrimenti come riuscirebbe a sbarcare nei supermercati? Si c’è della derisione, su questo sono d’accordo…
Pierre Dumayet : Su tutt’altro versante, per quanto riguarda la sua idea della poesia, in « La Chair chaude des mots » si trova il suo vero amore per le parole.

Prends ces mots dans tes mains et sens leurs pieds agiles
Et sens leur cœur qui bat comme celui d’un chien
Caresse donc leur poil pour qu’ils restent tranquilles
Mets-les sur tes genoux pour qu’ils ne disent rien

Pierre Dumayet : Pour qu’ils ne disent rien (In modo che-le parole- non dicano niente, (ndr) sta a significare perché non si lamentino o perché non hanno niente da dire…è ambiguo…
Raymond Queneau : Certo, è ambiguo
Pierre Dumayet : Et pourtant mon seul désir, mon unique but et mon voeu le plus cher est de disparaître. Questo va letto come un diario?

Raymond Queneau : Oui.

*Post in Translation
di
Francesco Forlani

Facendo una ricerca tra gli amici francofoni e librai, ho scoperto che il libro di Queneau di cui si parla in questa intervista, Le Chien à la mandoline, Editions Temps Mêlés, 1958 – Gallimard 1965, non è stato tradotto in italiano. Si parla e si scrive spesso dell’intraducibile Queneau e prova ne è questa semplice, infantile, irriverente poesia, Encore l’Art Po, che richiederebbe un lavoro “importante” per poterne avere una versione italiana decente. Certo sarebbe importante tradurre questo ed altri libri del maestro, così incredibilmente inediti in Italia! Comunque sia, a questa poesia ci sto lavorando, e più particolarmente al gioco sillabico Po-Pò, che potrebbe avere degli esiti assai interessanti nel paesaggio italiano. Tutti infatti a dare addosso al Post Moderno, in questi nostri tempi anti-moderni, ma se parlassimo di Popòst Moderno, non sarebbe meglio? E quando si discute di cultura di massa e cultura popolare non arrecherebbe un qualche sollievo proporre alla nostra classe dirigente due nuove categorie dello spirito dell’aria che tira, della Mamàssa e del Popòpolare? Raddoppiare o lasciare? Del resto non era stato il tanto ccocòntestato Louis-Ferdinand Céline a scrivere ” Beaucoup, beaucoup de patience, beaucoup, beaucoup de vaseline et éléphant encuculer moumouche…” ad inventarsi l’ingrata duplice sorte ( enculer-enculer) del piccolo insetto, mosca mosca, dodomestico?
Certo ogni apprendista traduttore di Queneau o di Céline dovrebbe rimboccarsi bene le maniche e mettere le mani dans la mer de tous ces petits néologismes! La sola, a mia conoscenza, che sia riuscita in un’operazione altrettanto devastante è stata, da interprete eccezionale della dimensione trans-gender del suo personaggio, Rita Pavone, ed è questo suo riuscito esperimento ( firmato Rota Wertmuller) che vorrei condividere con voi sperando che un editore si decida a pubblicare quel che resta di Queneau contraddicendo com’è giusto che sia, son seul désir, son unique but et son voeu le plus cher de disparaître, il solo suo desiderio,l’unico fine e augurio più caro di sparire…

  1. rutt ‘o cazz, emmerdeur infatti si dice di uno scassaminchia []

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4 Responses to Po(pò) Polar- Raymond Queneau e Rita Pavone

  1. hasan tropé il 22 aprile 2010 alle 15:30

    viva la peppa y el plomo de oro!

  2. Salvatore D'Angelo il 22 aprile 2010 alle 17:45

    Effeffe, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo! Chapeau, mon frère!

  3. georgia il 22 aprile 2010 alle 18:32

    azz … effeffe è geniale ;-)

  4. sparz il 24 aprile 2010 alle 09:54

    sì che l’a — sì che l’a — sì che l’amo
    ‘sto popo’ — ‘sto popo’ — ‘sto poema

    vai così, frafra’



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