LE OMERTA’ VATICANE

23 aprile 2010
Pubblicato da

di Franco Buffoni

Scriveva Gaetano Salvemini: “Tutti in Italia sembrano aver dimenticato che la libertà non è la mia libertà ma è la libertà di chi non la pensa come me. Un clericale non capirà mai questo punto né in Italia né in nessun altro paese del mondo. Un clericale non arriverà mai a capire la distinzione fra peccato, quello che lui crede peccato, e delitto, quello che la legge secolare ha il compito di condannare come delitto. Il clericale punisce il peccato come fosse delitto e perdona il delitto come se fosse peccato. Perciò è necessario tener lontano i clericali dai governi dei paesi civili”.
Credo che mai come oggi, per comprendere il senso profondo dello scontro in atto tra chiesa cattolica e modernità, queste parole meritino di essere meditate. Che cosa significa perdonare il delitto come se fosse peccato? Significa che sul sacramento della confessione – detto anche della “penitenza” o della “riconciliazione” – il cattolicesimo post tridentino ha costruito i fondamenti di quel potere che oggi il mondo moderno disconosce: il potere che concede l’assoluzione al delitto in presenza di “vero pentimento”.
Nel mio libro GUERRA (Mondadori, 2005) pubblicai un testo concepito come una reazione alle reiterate richieste di “perdono” per i “delitti” commessi in nome di santa romana chiesa: richieste avanzate da Giovanni Paolo II in occasione dell’anno giubilare 2000.

Non costa nulla chiedere perdono
Per archi trionfali popolati
Di allegorie screziate
Consustanziate in lame ed armature,
Tasse sul miele al papa-re per S. Michele
Spade pugnali attrezzi di tortura
Non costa nulla chiedere perdono.

Per il potere di sciogliere e legare
Convertire reprimere annientare
Non è possibile chiedere perdono.

Non ha senso – scrivevo – chiedere perdono per avere esercitato il potere di sciogliere e legare, convertire, reprimere e annientare nel momento in cui a tale potere NON SI E’ RINUNCIATO E NON SI HA ALCUNA INTENZIONE DI RINUNCIARE. Anzi, siffatte richieste di perdono suonano ad orecchie laiche e moderne come un ulteriore atto di violenza e di arroganza. Non è possibile chiedere perdono se non si rimuovono le cause che portarono ai crimini. Ma la chiesa cattolica – ovviamente – non può rinunciare al proprio potere di sciogliere, legare, convertire e concedere l’assoluzione, se non rinunciando a se stessa.

Scandali recenti come quello dei cosiddetti preti pedofili, o più circoscritto quello relativo al ritrovamento del cadavere di Elisa Claps nel sottotetto della parrocchiale di Potenza, o più indietro nel tempo quello relativo al triplice omicidio-suicidio che coinvolse a Roma il comandante delle guardie svizzere, o persino la mancata autopsia sul cadavere di papa Luciani, presentano tutti un denominatore comune: l’urgenza a non fare chiarezza, a non indagare, a non denunciare, a soffocare qualunque voce si levi (o si levasse, come quella della madre della povera guardia svizzera sulla cui memoria pesano due omicidi) a chiedere una indagine seria, circostanziata, libera da condizionamenti. Troncare, sopire, padre molto reverendo, sopire, troncare…

Perché questo denominatore comune? Perché la prima preoccupazione non è scoprire il colpevole e condannarlo o farlo condannare. Queste sono logiche illuministiche e liberali. La prima preoccupazione è che l’affaire non trapeli, o se trapela che se ne sappia il meno possibile, e soprattutto che ne parlino il meno possibile i nemici là fuori, sempre pronti a puntare il dito contro i depositari del bene assoluto e della verità rivelata. Il segreto come dimensione istituzionale. Il colpevole come il minore dei mali: se si confessa e si pente, si legherà ancora di più alla sacra istituzione, e sarà grato e servo umilissimo. Lo si può perdonare e assolvere, riammettere nei ranghi, rimettere in circolazione, magari proprio tra quei fanciulli che lo attraggono. Sarà una “prova”. E se “cadrà” di nuovo? Dovrà nuovamente pentirsi. Perché ciò che più conta non è l’adolescenza violata, ma il confratello da proteggere, salvare e conservare.

Qual è l’elemento istituzionale che favorisce e giustifica l’omertà? Nel 1996, riferisce il New York Times, il cardinale Tarcisio Bertone diede istruzioni ai vescovi del Wisconsin di avviare un processo canonico segreto che avrebbe potuto portare alla riduzione allo stato laicale di padre Murphy (stupratore di oltre duecento bambini sordomuti). Lo stesso Bertone, tuttavia, pochi mesi dopo fermò il processo, perché padre Murphy aveva scritto al cardinale Ratzinger: “Vorrei solo vivere il tempo che mi resta nella dignità del mio sacerdozio. Chiedo il vostro aiuto in questa vicenda”. Fu accontentato. Padre Murphy non ricevette alcuna punizione o sanzione e fu trasferito in segreto in altre parrocchie e scuole cattoliche. Sui motivi per i quali padre Murphy non sia mai stato punito riducendolo allo stato laicale, il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, ha risposto che “il diritto canonico non prevede punizioni automatiche”.
Fuori da ogni logica istituzionale, semplicemente inconcepibile, sarebbe in questi casi pensare ad una denuncia alle autorità civili da parte ecclesiastica. Questo compito spetta sempre e solo alle vittime, dopo qualche anno, quando sono cresciute, se riescono a vincere vergogne e timori, se qualcuno le sostiene. E quando un procuratore della repubblica italiano si azzarda a dichiarare: “Riceviamo le denunce sempre e soltanto dalle vittime, mai dalle autorità ecclesiastiche”, il ministro della giustizia italiano pensa subito ad inviargli un’ispezione ministeriale (ma di quanti ispettori dispone il ministro Alfano?).
Mentre il ministro della giustizia tedesca, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, l’8 marzo scorso, ribadendo la richiesta di una urgente tavola rotonda tra governo, istituzioni scolastiche e chiese sul problema degli abusi sessuali e delle violenze, ha accusato il Vaticano di avere a lungo coperto numerosi casi con un muro di silenzio. Un muro, ha sottolineato, che veniva da una direttiva emanata dalla Congregazione della dottrina della fede nel 2001, quando era presieduta dall’allora cardinale Joseph Ratzinger.

Il cadavere di Elisa Claps fu scoperto nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza da due addette alle pulizie, Margherita Santarsiero e sua figlia Annalisa Lo Vito, nel gennaio 2010, due mesi prima del ritrovamento ufficiale avvenuto il 17 marzo. Interrogate, le due signore hanno fatto mettere a verbale che, una volta scoperto il cadavere, avvisarono immediatamente sia il parroco, don Ambrogio Apakta, che il suo vice, Don Vagno. Entrambi sono stati ascoltati a lungo in questura e dai loro interrogatori sono emerse gravi contraddizioni. Un’ulteriore conferma del comportamento omertoso della curia potentina in merito alla tempistica del ritrovamento è giunta dal vescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo. Il quale, dopo un drammatico colloquio con il questore, ha dichiarato ai giornalisti: “Chiedo perdono al Signore per quanto non abbiamo fatto per la famiglia di Elisa e per la ricerca della verità”.
Chi scrive non pensa minimamente che Apakta, Vagno e Superbo siano in qualche modo implicati nel delitto. Ma questo fatto, se possibile, rende ai nostri occhi ancora più grave il loro comportamento omertoso. Costoro, di fronte a qualsiasi istanza, non si comportano da cittadini, ma da membri di una setta, di un privatissimo club, di un potere altro e superiore, che può ricorrere – certo – alle leggi dello stato italiano quando conviene, ma che non si ritengono affatto tenuti a farlo di norma.

Se io commetto un crimine o sono complice di altri in un grave crimine; se, accusato, respingo le accuse, mi proclamo innocente, non collaboro con la giustizia per la ricerca della verità, anzi cerco di deviare le indagini o addirittura dileggio i famigliari della vittima; se, anche dopo una condanna da parte della magistratura dello stato italiano, continuo a negare e mi proclamo innocente, anzi vittima di una macchinazione, e mi rifiuto di risarcire la vittima o la sua famiglia; se continuo a comportarmi in questo modo anche dopo le condanne in appello e in Cassazione; se, infine, passati molti anni, quando ormai la verità fosse lampante e fosse tardi per qualsiasi riparazione, io chiedessi “perdono”… tutti giudicherebbero le mie scuse tardive e inutili. Questo è il comportamento che i detentori della verità rivelata e del bene assoluto pongono in essere. Di fronte a tanta ipocrisia – avente il solo scopo di non perdere adepti, privilegi e potere – occorrono forza e fermezza.
Consigliamo vivamente, al riguardo, la lettura del volume Il peccato nascosto, a cura di Luigi Irdi, apparso nel 2010 per le edizioni Nutrimenti, che raccoglie numerose denunce presentate in varie procure italiane su violenze sessuali compiute da preti su minorenni. Vi si narra, per esempio, la vicenda di un gruppo di bambine di un paese vicino a Cento, in provincia di Ferrara, ma ricadente nella diocesi di Bologna, abusate da don Andrea Agostini, responsabile della struttura, condannato nel 2008 a sei anni e dieci mesi di reclusione e al risarcimento di ventottomila euro. Secondo le testimonianze rese in aula da maestre, bidelle e cuoche, Agostini – loro superiore – era solito palpeggiare le bambine nelle parti intime, accompagnarle in bagno per guardarle orinare, baciarle sulla bocca, infilare una caramella nelle mutandine per poi leccarla. Le vittime avevano tutte tra i tre e i sei anni. Nel novembre 2004 le educatrici informarono i genitori di quanto accadeva nell’asilo e avvisarono i superiori del prete. La direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, venne convocata a Bologna nel gennaio 2005 da monsignor Ernesto Vecchi, in nome e per conto del cardinale Carlo Caffarra. Secondo quanto riportato dalla stessa direttrice, Vecchi disse: “Quell’uomo è malato e questo incontro non è mai avvenuto”. Ma quando seppe che la denuncia contro Agostini era già stata presentata, si inalberò e urlò alla direttrice: “Non dimentichi che lei è pagata da noi!”. I giudici Caruso, Oliva e Bighetti, nella sentenza di condanna di Agostini, scrivono che “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto di Agostini equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”. E aggiungono che “il muro di gomma delle autorità ecclesiastiche influì anche sulla tempestività delle denunce e quindi direttamente sul numero di bambine che rimasero vittime di molestie sessuali”. In seguito alla sentenza, l’avvocato delle parti lese Claudia Colombo scrisse al cardinale Carlo Caffarra, chiedendo una ammissione di responsabilità da parte della curia locale. Non ebbe alcuna risposta, mentre Agostini, presto scarcerato, venne promosso da Caffarra arciprete presso il Santuario della Beata Vergine di San Luca: continua dunque ad essere a contatto con i bambini e le bambine in visita al santuario più amato dai bolognesi. Per la cronaca, Caffarra ha avuto recentemente modo di confermare il proprio alto spirito caritativo chiedendo con veemenza al presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani di NON estendere anche alle coppie di fatto – debitamente registrate in comune – i diritti e i benefici del welfare.
Porta Pia – è vero – cancellò dalla storia una delle più ottuse monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi non solo con il richiamo ad un generico diritto divino, ma con la pretesa che il sovrano fosse il vicario del figlio del dio unico degli abramitici.
Cancellando dall’Europa, come scrisse Gladstone, uno stato che “ha condannato la libertà di parola, la libertà di stampa, la tolleranza del non-conformismo, il libero studio di questioni civili e filosofiche”, quel giorno, l’Italia avrebbe dovuto cancellare per sempre anche i privilegi della chiesa cattolica. Invece diede subito inizio, con la legge delle Guarentigie e “l’assegno di congrua”, alla lunga serie di concessioni al Vaticano culminata in anni recenti nella vergognosa clausola dell’8 per mille.
I clericali, per altro, pensarono bene di mostrarsi sempre e solo offesi, proclamandosi vittime: L’unità cattolica, celebre periodico diretto da don Margotti, cominciò a uscire listato a lutto e lo fece per ben 28 anni. Come osservò Edmondo De Amicis, fogli di tal fatta ingenerarono nei cattolici di tutta Europa il timore che “gli italiani” (definiti “facinorosi” e “tigri assetate di sangue”) volessero “far man bassa sulle chiese e sui preti”.
Porta Pia, quindi, ha sì cancellato dalla storia lo stato pontificio, portando a naturale conclusione il Risorgimento, ma ha anche aperto le porte dell’Italia tutta alle ingerenze vaticane. Perduto il potere temporale in un’area ristretta del paese, i clericali lo hanno recuperato di fatto e con ben maggiore efficacia in tutto il Paese, spacciandolo per potere spirituale, grazie all’ignavia e all’opportunismo dei governanti italiani.

Ricorrendo nuovamente alla strategia del vittimismo, “prima ci sono state le battaglie del modernismo contro Pio X, poi l’offensiva contro Pio XII per il suo comportamento durante l’ultimo conflitto mondiale e infine quella contro Paolo VI per l’Humanae vitae”, ha affermato la Santa sede per bocca del cardinale Angelo Sodano, a proposito dei numerosi processi contro i preti pedofili che in molti paesi del mondo costringono la chiesa a versare cospicui risarcimenti alle vittime. In particolare il cardinale ha condannato l’“accanimento” dei media tedeschi e statunitensi.
Si dia pace, eminenza, rispondiamo, quello che lei definisce “accanimento” in realtà è solo serietà: la serietà dei paesi moderni e civili di fronte all’arretratezza, alla sessuofobia, alla menzogna e all’ipocrisia. Ma si consoli, eminenza, avrà sempre al suo fianco Augusto Minzolini con i servizi del tg1 e Bruno Vespa. Avrà al suo fianco anche il governo italiano nella difesa di un Vaticano arroccato come una monarchia medievale mentre affonda agli occhi del mondo civile.

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16 Responses to LE OMERTA’ VATICANE

  1. girolamo il 23 aprile 2010 alle 23:57

    Franco, puoi indicare la fonte del passo di Salvemini? Ti ringrazio in anticipo per l’indicazione, e ancor di più per questo testo.

  2. jan reister il 24 aprile 2010 alle 08:18

    Bello scritto Franco, stavo riflettendo in questi giorni proprio sul meccanismo peccato/delitto/confessione/magistero che permette a un sacerdote di seviziare una persona indifesa senza scrupoli di coscienza.

  3. gianni biondillo il 24 aprile 2010 alle 11:20

    Franco, pezzo praticamente perfetto.

  4. Sascha il 24 aprile 2010 alle 14:47

    Lawrence Sterne, a un certo punto del Tristram Shandy, inserisce un intero sermone anti-cattolico, attribuendolo al personaggio del buon prete Yorick. Uno dei punti forti è un attacco al sacramento della confessione, come mezzo per il quale la Chiesa Cattolica accresce il suo potere corrompendo la morale del popolo, insegnandoli che può commettere qualsiasi crimine con impunità potendo contare sull’assoluzione del prete che lo monda da ogni peccato e lo esonera dall’usare la propria coscienza.
    Ora, se questo fosse letteralmente vero i paesi cattolici, non solo l’Italia, sarebbero del tutto invivibili, anzi si sarebbero estinti da tempo: apparentemente il popolo non usa di questo potere della Chiesa come potrebbe e, nella vita comune, è più o meno onesto – insomma, non è che i cattolici medi uccidessero a piacimento contando sull’assoluzione.

    D’altro canto, specie in Italia, grazie anche alla presenza della Chiesa, che secondo Macchiavelli aveva reso gli italiani irreligiosi, cinici e vigliacchi, la morale comune, specie nei rapporti con la sfera pubblica, ne è stata irrimediabilmente compromessa. E alla fine la Chiesa stessa ne è stata compromessa, in quanto istituzione sì universale ma anche sproporzionatamente italiana per secoli e secoli. La Chiesa fa sì che gli italiani non abbiano una coscienza civica e la cosa si ripercuote sulla sua stessa organizzazione e morale…

  5. massimiliano manganelli il 24 aprile 2010 alle 16:14

    Caro Franco, ottimo pezzo. Mi permetto soltanto di aggiungere che il Vaticano è l’unica monarchia assoluta d’Europa e che nel mondo ha buona compagnia: Arabia Saudita, Oman, Qatar…

  6. marco v il 24 aprile 2010 alle 16:26

    … ma siccome i preti continueranno ad esserci (compreso per fortuna quelli buoni, che non sono pochi) e la chiesa anche, perché non provare ad essere pragmatici? Io, ad esempio, suggerisco di mettere il naso nella preparazione dei giovani sacerdoti – di cui sappiamo troppo poco – a livello di contenuti e programmi.
    Visto che sembrano estremamente deboli sull’argomento, perché non pretendere lezioni di educazione civica nei seminari? In fondo, sarebbe un parallelo congruo: rappresentanti della chiesa nelle scuole pubbliche per l’educazione religiosa? Benissimo: rappresentanti dello Stato nei seminari per l’educazione civica.

  7. franco buffoni il 24 aprile 2010 alle 23:34

    Ringrazio tutti gli amici per i loro interventi. A Girolamo: ce l’ho come un ritaglio dal Mondo (al quale Salvemini collaborò nei primi anni cinquanta) ma certamente è poi uscito anche in volume.
    A Jan: fatto davvero bene, merita grande diffusione.
    A Sascha: Sterne anche in quel passo ricorre al parodosso. Tuttavia tu stesso concludi: “La Chiesa fa sì che gli italiani non abbiano una coscienza civica e la cosa si ripercuote sulla sua stessa organizzazione e morale…” E io non posso che convenire.
    A Massimiliano: ahinoi: e non lo si sottolinea mai abbastanza. Nel mio Più luce, padre (Sossella 2006) ho cercato di insistere molto sul punto.
    A Marco, le brave persone ci sono dappertutto, dunque anche tra i preti, e nessuno lo nega. Sono brave persone malgrado l’istituzione a cui fanno capo. Quanto alla tua “modesta proposta” candida e accattivante, se mi chiamassero a insegnare educazione civica ai futuri preti, accetterei purché mi lasciassero parlare anche di storia del pensiero scientifico, antropologia, diritto positivo, relativismo giuridico e altre amenità: lo farei gratis.

  8. enrico de lea il 25 aprile 2010 alle 09:15

    concordo con Biondillo:praticamente perfetto, dico anch’io – un brano al livello della migliore letteratura sull’argomento (appunto, Salvemini, Capitini, Ernesto Rossi, Gramsci)

  9. Ares il 26 aprile 2010 alle 11:45

    Parole sante !!

    ^__°

  10. lucy il 27 aprile 2010 alle 15:08

    W paolo sarpi!
    ricordo tra le omertà vaticane il caso orlandi.

  11. franco buffoni il 27 aprile 2010 alle 18:07

    Cara Lucy, i “casi” da elencare sarebbero ben più numerosi, ovviamente. A me interessava solo illustrare il “metodo”. D’accordo su Sarpi e il suo nome vale anche per tanti, tanti altri…

  12. lucy il 27 aprile 2010 alle 20:33

    sì, scusa: non ti ho fatto i complimenti per il metodo: illuminato e illuminista.
    grazie.

  13. callettino il 27 aprile 2010 alle 21:05

    …sono d’accordissimo con questo articolo, e m’infiammo quando leggo richieste di perdono o autoassoluzioni da parte di vescovi nei confronti dell’operato della Chiesa: c’è chi non sapeva! Ciò che non è valso per Craxi (non poteva non sapere…), vale per qualcun altro. Non s’è mai visto un potere che condanni se stesso, mai lo vedremo. Anziché pensare alla condanna dei colpevoli (come giustamente sottolineato nell’articolo), ci dicono che loro, preti, sanno come devono fare per neutralizzare i pedofili: ci tranquillizzano a destra e a manca: ma lo fanno , dopo che le accuse hanno raggiunto la loro acme, dopo che l’urlo dell’innocente gli è arrivato addosso. Non si rendono conto che sono insopportabili, stonati, ridicoli nei loro tentativi di giustificazizone. E rabbia, perché non sono nemmeno padri, e non sanno che significa violenza a un figlio. Più parlano, più monta lo sdegno: e chi sta con loro, è solo un povero sproveduto che non ha capito nulla della vita. Mafia, omertà: siamo lì.

  14. franco buffoni il 27 aprile 2010 alle 23:17

    “Insopportabili, stonati, ridicoli nei loro tentativi di giustificazione”: Callettino non saprei dirlo meglio…

  15. callettino il 27 aprile 2010 alle 23:26

    grazie Franco: m’è venuto spontaneo, e penso che s’è capito (per questo amo la scrittura).
    è da tempo (troppo) che aspettavo un articolo come questo: con l’esclamativo.



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